ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 8 giugno 2017

“Quanto male fa alla Chiesa l’ipocrisia”,


IL PAPA, L’IPOCRISIA, IL SÌ SÌ NO NO, AMORIS LAETITIA, I DUBIA, E IL SINODO DEI VESCOVI A FINALE PRECOTTO.


Il Pontefice due giorni fa a Santa Marta ha trattato il tema dell’ipocrisia. Radio Vaticana ha riportato tutte le sue parole, di cui offriamo qui alcuni stralci. Sappiamo quanto l’ipocrisia possa essere un difetto degli ambienti ecclesiastici, di coloro che “parlano, giudicano”, ma pensano un’altra cosa. Questa è l’ipocrisia. “E l’ipocrisia non è il linguaggio di Gesù. L’ipocrisia non è il linguaggio dei cristiani. Un cristiano non può essere ipocrita e un ipocrita non è cristiano. Questo è così chiaro. Questo è l’aggettivo che Gesù usa di più con questa gente: ipocrita. Vediamo come procedono questi. L’ipocrita sempre è un adulatore o in tono maggiore o in tono minore ma è un adulatore”….Un altro aspetto sottolineato è quello dell’inganno: “Il linguaggio dell’ipocrisia è il linguaggio dell’inganno, è lo stesso linguaggio del serpente a Eva, è lo stesso”. Comincia con l’adulazione per poi distruggere le persone, persino “strappa la personalità e l’anima di una persona. Uccide le comunità”. “Quando ci sono ipocriti in una comunità – ha ammonito – c’è un pericolo grande lì, c’è un pericolo molto brutto”. Il Signore Gesù ci ha detto: “’ia il vostro parlare: sì, sì, no, no. Il superfluo procede dal maligno’”.
“Quanto male fa alla Chiesa l’ipocrisia”, ha detto con amarezza il Pontefice. E ha messo in guardia da “quei cristiani che cadono in questo atteggiamento peccaminoso che uccide”. Ha concluso con una preghiera: “Chiediamo al Signore che ci custodisca per non cadere in questo vizio dell’ipocrisia, del truccarci l’atteggiamento ma con cattive intenzioni. Che il Signore ci dia questa grazia: ‘Signore, che io mai sia ipocrita, che sappia dire la verità e se non posso dirla, stare zitto, ma mai, mai, un’ipocrisia’”.
Leggendo queste parole mi sono tornate alla mente alcune cose scritte in occasione del duplice Sinodo sulla Famiglia, che ha partorito Amoris Laetitia, e i “Dubia”, a cui era richiesta una risposta semplice, Sì o No (vedi sopra…) che non è mai arrivata e forse non arriverà mai.
Comincio dall’episodio più recente. Su San Pietro e Dintorni il 9 maggio del 2016 riportavo una notizia – dichiarazione mai smentita dall’interessato. Scrivevo:
“In una recente conferenza, di cui potete leggere qui il resoconto su Zonalocale, l’arcivescovo di Vasto, mons. Bruno Forte ha rivelato un retroscena dei suoi rapporti con papa Francesco, in relazione al Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Il Papa gli avrebbe confidato: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”.  
Mons. Forte è stato Segretario speciale del Sinodo dei Vescovi, autore della discussa “Relazione intermedia” sconfessata dal Presidente dell’Assemblea, il card. Ërdo, e sostanzialmente non accolta dai gruppi di lavoro del Sinodo.  
E mons. Forte ha commentato: “Tipico di un gesuita”. Aggiungendo che l’esortazione apostolica “non rappresenta una nuova dottrina, ma l’applicazione misericordiosa di quella di sempre”.  
Se l’aneddoto raccontato da mons. Forte è vero, e non c’è motivo di dubitarne, si capisce meglio il grado di confusione e di ambiguità, oltre che di diversità di interpretazioni, suscitato dall’esortazione apostolica. Cioè una voluta mancanza di chiarezza che riporta alla mente le polemiche e le accuse laiciste che da secoli hanno per bersaglio la Compagnia di Gesù. Frutto di una strategia impostata sin da prima che i lavori del Sinodo del 2014 avessero inizio.  
A margine, e a illustrare la complessità, per chiamarla almeno così, di una situazione di Chiesa, riportiamo quello che diceva il responsabile della comunità lefebvriana, mons. Bernard Fellay il 1° maggio: “…chiediamo al Buon Dio di capire un po’ meglio questo mistero, di capire che malgrado tutte le miserie umane, malgrado che ci sia persino un papa che ci fa ora dei discorsi inverosimili sulla morale, che ci sta dicendo che il peccato è lo stato di grazia – è inverosimile, inaudito quello che si può ascoltare oggi! -; ebbene, malgrado ciò, questo papa può ancora compiere atti che santificano, che salvano…può fare del bene e ne fa ancora”.  
 Se anche loro, sempre così certi sicuri, avvertono perplessità, che dire dei poveri cristiani delle parrocchie?”.
Il secondo riferimento è più lontano. Risale addirittura al settembre 2014, cioè a PRIMA che il primo dei due Sinodi sulla Famiglia cominciasse. Parlavo della vexata quaestio dell’eucarestia ai divorziati risposati, e scrivevo:
“Ma tant’è! Il cardinale Kasper, che già vent’anni fa aveva una sua idea in proposito, non accettata in quei due regni, ha visto con l’avvento di Bergoglio l’opportunità di riproporla. A dispetto del fatto che da Manila a Berlino, da New York all’Africa la grande maggioranza dei suoi colleghi abbiano, ancora una volta, riaffermato la Dottrina della Chiesa, basata, ahimè, sulle parole di Gesù; uno dei pochi casi in cui l’enunciazione appare netta, chiara, definitiva, e neanche messa in dubbio dai tagliuzzatori professionisti di pericopi…  
 Insomma, le cose per Kasper & C. non hanno l’aria di mettersi molto bene. Ma forse c’è un modo, per aiutarlo. E per cercare di impedire che le voci fastidiose lo siano troppo rumorose. 
Il primo punto consiste nel chiedere che gli interventi scritti siano consegnati con largo anticipo. Il che è stato fatto. Entro l’8 settembre chi voleva intervenire al Sinodo dove far pervenire il suo temino.  
Secondo: leggere attentamente tutti gli interventi, e nel caso che alcuni di essi fossero particolarmente pepati, dare la parola a un oratore che prima dell’intervento spinoso, cercasse già di rispondere, in tutto o in parte, ai problemi sollevati dall’intervento stesso. 
Terzo: se qualche intervento appare proprio problematico, dire che purtroppo non c’è il tempo necessario per dare la parola a tutti, ma comunque il testo è stato acquisito, e resta agli atti e di sicuro se ne terrà conto nell’elaborazione finale.  
E in effetti non tanto il Sinodo, sarà importante, ma la sintesi che n verrà preparata, e che porterà la firma del Papa come “Esortazione post-sinodale”. E’ molto probabile che non sarà un testo chiaro e definitivo, ma basato su un’interpretazione “fluttuante”. In modo che ciascuno leggendolo, possa tirarselo dalla parte che più gli fa comodo.  
Umile osservazione di un povero cronista: ma se uno ha un piano così elaborato e astuto, perché parlarne di fronte a perfetti estranei durante una cena sontuosa?”  
Il prelato che faceva tutte queste interessanti rivelazioni, che la storia ha poi dimostrato fondate, era uno dei responsabili, forse il principale, del Sinodo, e lavorava in sintonia con il Pontefice. Leggendo le parole del Pontefice sull’ipocrisia mi sono tornati alla mente questi episodi, e la situazione di sofferente ambiguità in cui vive la Chiesa per la mancanza di una risposta chiara –Sì sì, No, no – da parte di chi la dovrebbe dare.