ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 29 giugno 2017

«Eretico per eccellenza»

1517-2017:500 anni di sovversione protestante
                    


L’infiltrazione del protestantesimo nella Chiesa conciliare


di Fra’ Pierre Marie, O. P.

Alla vigilia del Vaticano II, il protestantesimo era in declino.
Dei feudi importanti della setta, come Ginevra e l’Olanda, erano diventati a maggioranza cattolica. In Inghilterra, da più di un secolo era in atto un importante movimento di conversione (1), specialmente tra i pastori: un gruppo di duemila pastori si apprestavano a farsi cattolici. Il cattolicesimo progrediva anche negli Stati Uniti d’America.

Mons. Lefebvre amava dire che se il Concilio fosse stato quello che avrebbe dovuto essere, avrebbe comportato la morte del protestantesimo.
Ahimè! Non fu così. Il Concilio venne distolto dal suo fine, e il protestantesimo, soprattutto nella sua branca fondamentalista (che si autodefinisce «evangelica»), conosce oggi un impressionante sviluppo mondiale.

Nel 2015 si contavano nel mondo 610 milioni di protestanti detti «evangelici», di cui più di 200 milioni pentecostali. Si valuta che questo movimento goda di più di 50 mila conversioni al giorno.
In Francia, dal 1950 al 2013, il loro numero si è decuplicato. A credere a quanto dicono, essi fonderebbero nel paese una chiesa ogni dieci giorni.

I protestanti «tradizionali» (Luterani, Calvinisti, Anglicani, Metodisti) sarebbero 317 milioni nel mondo. Meno numerosi e con meno proseliti, essi sono pericolosi per la loro influenza sulla società e soprattutto sulle autorità della Chiesa conciliare.

L’influenza protestante sulla liturgia conciliare è ben nota. Ma anche l’influenza teologica attraverso il dialogo ecumenico non è meno importante, e i papi conciliari non hanno fatto che accentuare il movimento.



Il dialogo ecumenico

La Commissione mista cattolico-luterana è stata fondata dopo il concilio Vaticano II, nel 1967, per fornire un quadro al dialogo ecumenico. Essa ha già pubblicato una dozzina di rapporti (2). Ha anche pubblicato una presa di posizione sulla Confessione di Augusta, nel 1980, in occasione del 450° anniversario di questo testo fondativo del luteranesimo. Vi si legge in particolare:
Insieme noi confessiamo la fede che lega tutti i cristiani in un Dio trino e nell’azione salvifica di Dio per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo (Confessione di Augusta, §§ 1 e 3). Attraverso tutte le dispute e divergenze del XVI secolo, cristiani luterani e cattolici sono rimasti uniti su questa verità centrale ed essenziale della fede cristiana.

In questo testo vi è una grande ambiguità. Vero è che luterani e cattolici dicono di credere in un Dio trino, tuttavia i cattolici vi credono per fede divina, mentre i luterani per fede umana, poiché a questi ultimi manca il motivo formale della fede. I luterani, in quanto tali, non hanno la fede divina, come avremo modo di spiegare.

E’ ugualmente improprio parlare di «cristiani luterani e cattolici» come se il luteranesimo e il cattolicesimo fossero due forme del cristianesimo. La Chiesa di Cristo si identifica con la Chiesa cattolica.
Di seguito analizzeremo i rapporti del 1983 e del 2013 e la dichiarazione pubblicata dalla Commissione speciale sulla dottrina della giustificazione nel 1997.

1983 – «Martin Lutero, testimone di Gesù Cristo»

Martin Lutero, testimone di Gesù Cristo: è il titolo del rapporto della Commissione mista cattolico-luterana pubblicato nel 1983, in occasione del 500° anniversario della nascita di Lutero.
Il testo afferma che «per lungo tempo» Lutero fu «per i cattolici l’eretico per eccellenza», ma «poco dopo l’inizio del XX secolo», nuovi lavori hanno apportato un notevole contributo scientifico alla ricerca sulla Riforma e su Lutero e, in relazione col progresso dell’intento ecumenico, hanno preparato la strada ad una visione cattolica più positiva di Lutero. E’ così che sono venute meno da entrambe le parti certe immagini tradizionali di Lutero, contrassegnate dalla polemica. Insieme, si comincia a riconoscerlo come un testimone del Vangelo, come un maestro nella fede, come un araldo del rinnovamento spirituale […]
La presa in considerazione del condizionamento storico dei nostri modi di espressione e di pensiero, ha ugualmente contribuito a far riconoscere largamente negli ambienti cattolici il pensiero di Lutero come una forma legittima della teologia cristiana, precisamente in ciò che riguarda il suo insegnamento sulla giustificazione (3).

Questo testo riconosce implicitamente che la visione «più positiva di Lutero» è sopraggiunta «poco dopo l’inizio del XX secolo», nello stesso periodo nel quale San Pio X condannava il modernismo nella Pascendi Dominici gregis (4), e che questo si sviluppava col falso ecumenismo denunciato da Pio XI nella Mortalium animos (5).

E’ così che Lutero, un tempo «eretico per eccellenza», in seguito al Vaticano II è diventato «un testimone del Vangelo… un maestro nella fede … un araldo del rinnovamento spirituale», e il suo pensiero «una forma legittima della teologia cristiana».

Il rapporto sottolinea anche l’influenza delle idee di Lutero sul Vaticano II:
«Nel corso del nuovo secolo, e innanzi tutto negli ambienti cattolici di lingua tedesca, si è sviluppato un intenso lavoro di revisione delle idee sulla persona di Lutero e sul suo ideale riformatore. Si è riconosciuta la fondatezza del suo sforzo di riforma, tenuto conto dello stato della teologia e degli abusi nella Chiesa dell’epoca, e si è visto che proprio la sua scoperta riformatrice fondamentale (la giustizia accordata in Cristo, senza il nostro merito) non è affatto in contraddizione con la vera tradizione cattolica, come la si ritrova, per esempio, in Agostino e San Tommaso d’Aquino […]
«Chi potrebbe negare oggi che Martin Lutero era una personalità profondamente religiosa che ha cercato onestamente e con abnegazione il messaggio del Vangelo? […] Lo stesso concilio Vaticano II non ha accolto le esigenze che, tra gli altri, erano state espresse da Martin Lutero, e con le quali molti aspetti della fede cristiana e della vita cristiana vengono oggi espressi meglio di prima? Poter dire questo, malgrado tutte le differenze, è motivo di grande gioia e di grande speranza» (6).

Fra le idee del concilio Vaticano II in cui si possono vedere accolte delle richieste di Lutero, si trovano per esempio:
- La messa in evidenza dell’importanza decisiva della Sacra Scrittura per la vita e l’insegnamento della Chiesa (Costituzione dogmatica sulla Rivelazione);
- La descrizione della Chiesa come «popolo di Dio» (Costituzione dogmatica sulla Chiesa, cap. 2);
- L’affermazione della necessità di una riforma permanente della Chiesa nella sua esistenza storica (Costituzione dogmatica sulla Chiesa, n. 8; decreto sull’ecumenismo, n. 6);
- L’insistenza sulla confessione di Gesù crocifisso e sul significato della croce per la vita di ogni cristiano come per la vita della Chiesa nel suo insieme (Costituzione dogmatica sulla Chiesa, n. 8; decreto sull’ecumenismo, n. 4; Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo di oggi, n. 37);
- La comprensione dei ministeri ecclesiastici come servizi (Decreto sulla cura pastorale dei vescovi, n. 16; Decreto sul ministero e la vita dei sacerdoti);
- La messa in rilievo sul sacerdozio di tutti i battezzati (Costituzione dogmatica sulla Chiesa, nn. 10 e 11; Decreto sull’apostolato dei laici, nn. 2-4);
-L’impegno a favore del diritto delle persone alla libertà in materia di religione (Dichiarazione sulla libertà religiosa).

Altre esigenze formulate a suo tempo da Lutero possono essere considerate come soddisfatte nella teologia e nella pratica della Chiesa cattolica odierna: l’uso della lingua volgare nella liturgia; la possibilità della comunione sotto le due specie; e il rinnovamento della teologia e della celebrazione dell’Eucarestia.

Oggi ci è possibile apprendere di Lutero che «Egli può essere il nostro comune maestro nell’affermazione che Dio deve rimanere costantemente Dio e che la nostra risposta umana più essenziale dev’essere la fiducia assoluta e l’adorazione di Dio» (Cardinale Jean Willebrands) (7).

L’influenza di Lutero sul Concilio è così esplicitamente affermata.


1997: «Dichiarazione congiunta» sulla giustificazione

Nel 1997, un gruppo di «teologi» cattolici e luterani elaborarono una «Dichiarazione congiunta» sulla giustificazione (8). Essa venne firmata ad Augusta il 31 ottobre 1999 dal cardinale Edward Cassidy, rappresentante della Chiesa cattolica, e dal «vescovo» Christian Krause, presidente della Federazione Luterana Mondiale. La scelta di Augusta per questa firma è particolarmente simbolica: la si è intesa come un’eco della Confessione di Augusta, considerata come il testo fondamentale del luteranesimo (9).

Il 18 luglio 2006, la dichiarazione è stata sottoscritta dal Consiglio Metodista Mondiale, a Seul, alla presenza del cardinale Walter Kasper.

Questa Dichiarazione propone un consenso differenziato costituito da affermazioni comuni seguite da accentuazioni differenti da una parte e dall’altra, col presupposto che tali differenze non invalidano ciò che è detto in comune. Si tratta pertanto di un consenso che non elimina le differenze, ma piuttosto le include in maniera esplicita (10).

La Chiesa conciliare è riuscita in ciò che gli gnostici chiamano «coincidenza dei contrari» (coincidentia oppositorum). Ciò che la Dichiarazione chiama pudicamente «differenze» sono in realtà delle vere contraddizioni, poiché un buon numero delle proposizioni luterane sono state condannate dal magistero infallibile della Chiesa (11).

Nel febbraio 2000, Mons. Fellay affermava:
Questo testo pone dunque un problema maggiore. Questa firma del 31 ottobre 1999 è di una gravità simile a quella dell’avvenimento di Assisi. Certo, è meno spettacolare, ma la gravità è almeno altrettanto grande, poiché qui viene attaccato lo stesso magistero, l’autorità della Chiesa docente (12).

Questo testo è stato analizzato in dettaglio ne Le Sel de la terre (13). Qui Mons. Fellay notava:
In questa Dichiarazione congiunta è interessante rilevare i gravi errori che continuano ad essere sostenuti dai protestanti:
- la giustificazione intesa come una semplice dichiarazione esteriore di perdono (n. 23);
- la giustificazione che non può mai crescere (n. 39);
- la giustizia di Cristo ritenuta nostra giustizia, come se essa non fosse inerente alla nostra anima (n. 23);
- il rigetto di ogni cooperazione umana (la questione del merito passivo, n. 21);
- la giustificazione per la sola fede (n. 26);
- la fede considerata come fiducia (nn. 25 e 26);
- il credente che è contemporaneamente giusto e peccatore, simul just et peccator (n. 29);
- il giustificato che ha la certezza della sua salvezza (nn. 34 36);
ecc.

I principali errori protestanti sono chiaramente riaffermati (14).

Nella misura in cui i cattolici dicono, come abbiamo visto prima, che il consenso include esplicitamente le differenze, si deve concludere che la Chiesa conciliare accetta questi errori protestanti.

2013: - Dal conflitto alla comunione

Più recentemente, la Commissione Luterana Cattolica Romana sull’Unità ha pubblicato, il 17 giugno 2013, un rapporto intitolato: «Dal conflitto alla comunione», per preparare la «Commemorazione comune luterana cattolica della Riforma, nel 2017» (15).

Tra i membri cattolici di questa Commissione c’è da notare il cardinale Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Mons. Karlheinz Diez, vescovo ausiliare di Fulda, e Padre Michel Fédou, S.J. (16).

«Ciò che ci unisce, più grande di ciò che ci divide»?

Questo rapporto, fin dal preambolo annuncia:
Nel 2017 dobbiamo confessare apertamente che siamo colpevoli dinanzi a Cristo (17) di avere infranto l’unità della Chiesa […] la Commissione luterano-cattolica per l’unità ha preso sul serio le parole di papa Giovanni XXIII: «Ciò che ci unisce è molto più di ciò che ci divide».

Lanciata come uno slogan al debutto del concilio Vaticano II, questa affermazione di Giovani Paolo II non è altro che un pericoloso sofisma (18). Sfortunatamente essa ha influenzato tutto il Concilio ed è stata spesso ripetuta dai papi conciliari.
In realtà, ciò che ci divide con i protestanti è ben più grande di ciò che ci unisce, perché ciò che ci divide non è altro che la fede.

I veri protestanti, essendo incorsi nel peccato di eresia, non hanno la fede divina. Essi credono in Lutero, ma non credono in Dio (19). Su questo punto, citiamo il Catechismo cattolico della Crisi nella Chiesa:
-    Colui che nega anche un solo dogma, ha perduto la fede, poiché non accoglie la Rivelazione di Dio, ma si fa lui stesso giudice di ciò che si deve credere.

Si può negare un dogma e continuare a credere agli altri, e dunque conservare, almeno parzialmente, la fede?
- «Colui che, anche su un solo punto, nega una delle verità di fede, in realtà perde l’intera fede, perché si rifiuta di rispettare Dio come verità suprema e motivo formale della fede [Leone XIII, enciclica Satis cognitum, 29 giugno 1896]». E il Papa cita Sant’Agostino che, a proposito degli eretici, diceva: «Essi sono d’accordo con me in tante cose, e in poche cose in disaccordo. Ma a causa di queste poche cose sulle quali sono in disaccordo con me, i numerosi punti d’accordo non servono loro a niente» [P L 36, 641].

Che bisogna pensare dello slogan correntemente diffuso secondo il quale, nei nostri rapporti con i «cristiani separati», dobbiamo considerare ciò che ci unisce piuttosto che ciò che ci divide?
- Quando si tratta della fede, è assolutamente falso e contrario all’insegnamento tradizionale della Chiesa dire che bisogna considerare ciò che ci è comune piuttosto che ciò che ci divide. Così infatti si dà l’impressione che le differenze sarebbero relative solo a dei dettagli senza importanza, mentre in realtà si tratta della pienezza della verità rivelata (20).

Noi abbiamo in comune con i protestanti: la natura umana e forse alcune virtù naturali, ma i veri protestanti non hanno né la vera fede, né la speranza soprannaturale, né la carità teologale. Questo costituisce una separazione immensa. In Cielo ci sono solo cattolici, non ci sono dei protestanti, perché per essere salvati bisogna avere la vera fede: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.» (Mc. 16, 16); tra i due, dice Nostro Signore nel Vangelo: «…tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono» (Lc. 16, 26).
Ecco la verità del Vangelo: tra i cattolici e i protestanti vi è un grande abisso. Lo si può attraversare in questa vita: quando un protestante ritorna nella Chiesa, ma dopo la morte è troppo tardi.

Dopo il preambolo, il documento incomincia così:
§ 1 - Nel 2017 i cristiani luterani e cattolici commemoreranno congiuntamente il quinto centenario dell’inizio della Riforma. Oggi tra luterani e cattolici […] Gli uni e gli altri sono giunti a riconoscere che ciò che li unisce è più di ciò che li divide: innanzitutto la fede comune nel Dio uno e trino e la rivelazione in Gesù Cristo, come pure il riconoscimento delle verità fondamentali della dottrina della giustificazione.

Qui è ripetuto lo stesso sofisma (ciò che li unisce è più di ciò che li divide), ma aggravato dall’affermazione che condividiamo la stessa fede con i luterani, mentre abbiamo appena visto che non è così.
L’Atto di fede è chiaro: «Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che Tu hai rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere
Ora, quello che i protestanti si rifiutano di credere sono precisamente le verità insegnate dalla Chiesa, e per questo perdono la virtù teologale della fede. Essi non possono recitare l’Atto di fede, quindi non hanno la virtù teologale della fede, ma solo una fede umana, per la quale aderiscono alle verità che insegnano loro i loro pastori o che essi stessi credono di scoprire nella Sacra Scrittura; questa fede umana non può salvarli.

Avvocati di Lutero

Il rapporto sembra essere una sorta di perorazione a favore di Lutero. Esso ricorda con compiacimento il titolo che gli fu dato nel 1983:
§ 29  - L’implicita condivisione delle preoccupazioni di Lutero ha portato a una valutazione nuova della sua cattolicità, che si è concretizzata nel contesto del riconoscimento che la sua intenzione era quella di riformare, e non di dividere, la Chiesa. […] ha portato a una nuova comprensione ecumenica di Lutero come «testimone del Vangelo».  

Il rapporto cerca di relativizzare la sua condanna:
§ 50 - il papa pubblicò la bolla Exsurge Domine (15 giugno 1520), che condannava 41 proposizioni tratte da varie pubblicazioni di Lutero. Anche se si possono trovare tutte negli scritti di Lutero e sono citate correttamente, sono estrapolate dai loro rispettivi contesti.

Una citazione è sempre, inevitabilmente e per definizione, estrapolata dal suo contesto. Se essa è scelta bene, il procedimento non comporta alcuna riserva. Ora, le proposizioni condannate dalla bolla Exsurge Domine sono chiare ed esprimono realmente il pensiero di Lutero (le abbiamo elencate alla fine di questo articolo). Il richiamo ai contesti è solo una misera scappatoia.
§ 55 - Lutero rispose con le celebri parole: «… non posso né voglio ritrattare, poiché non è sicuro né giusto agire contro coscienza. …»

La coscienza deve sottomettersi alla legge, in questo caso alla legge divina che ci obbliga a credere ciò che Dio ci insegna. Ricordiamo che Lutero è stato cattolico e anche sacerdote e insegnante nella Chiesa cattolica. Egli aveva la fede e l’ha perduta. Non può reclamare l’innocenza, né la «coscienza invincibile», cioè non colpevole.
§ 90 - Mentre il concilio di Trento ha ampiamente determinato per diversi secoli i rapporti dei cattolici con i luterani, il suo lascito oggi deve essere esaminato alla luce delle decisioni del concilio Vaticano II (1962- 1965). Quest’ultimo ha permesso alla Chiesa cattolica di entrare nel movimento ecumenico e di lasciarsi alle spalle l’atmosfera fortemente polemica dell’epoca post- Riforma. La costituzione dogmatica sulla Chiesa (Lumen gentium), il decreto sull’ecumenismo (Unitatis redintegratio), la dichiarazione sulla libertà religiosa (Dignitatis humanae) e la costituzione dogmatica sulla divina rivelazione (Dei verbum) sono i documenti che pongono le basi dell’ecumenismo cattolico. 

Affermazione tipicamente modernista: ciò che era vero un tempo (quello del Concilio di Trento) non è più vero in un tempo diverso (quello del concilio Vaticano II), così che si manifesta il carattere nefasto di questo concilio che permette un ecumenismo dalla natura così malvagia.
§ 151 - Come conseguenza della perdita di un concetto integrativo di commemorazione, i cattolici si trovarono di fronte alla difficoltà della mancanza di categorie adeguate con le quali esprimere il carattere sacrificale dell’eucaristia. Sentendosi vincolati a una tradizione risalente all’epoca patristica, i cattolici non vollero abbandonare l’identificazione dell’eucaristia come un sacrificio reale pur tentando, nello stesso tempo, di affermare l’identità di questo sacrificio eucaristico con l’unico sacrificio di Cristo. Fu necessario il rinnovamento della teologia sacramentale e liturgica, come fu formulata dal concilio Vaticano II, per rivitalizzare il concetto di commemorazione (anamnesis) (Sacrosanctum concilium, n.47; Lumen gentium, n.3).

Questo paragrafo è un intreccio di contro verità. In realtà, i teologi cattolici non difettano di «categorie adeguate con le quali esprimere il carattere sacrificale dell’eucarestia» e conoscono perfettamente il concetto di «commemorazione» (21). E’ la “Nouvelle théologie” che ha falsato questo concetto e tentato di avvicinare la Messa cattolica alla cena protestante per mezzo del «mistero pasquale». Noi qui rinviamo all’articolo «La Santa Messa: San Tommaso d’Aquino al cospetto del mistero pasquale» (22).

Facciamo parte dello stesso Corpo mistico?
§ 238 - Cattolici e luterani si rendono conto che loro e le comunità nelle quali vivono la loro fede appartengono allo stesso corpo di Cristo. In essi sta germogliando la consapevolezza che il conflitto del XVI secolo è finito. Le ragioni per condannare reciprocamente la fede gli uni degli altri sono tramontate. Luterani e cattolici, dunque, commemorando insieme il 2017 individuano cinque imperativi.  

Nuovo errore, sull’unità del Corpo mistico (23).
Qui sulla terra vi è identità tra il Corpo mistico di Cristo e la Chiesa che Egli ha fondato: la Chiesa cattolica romana. Identità affermata spesso dal magistero. Per limitarci al XX secolo, citiamo San Pio X, Pio XI e Pio XII:
La Sacra Scrittura ci insegna, e la tradizione dei Padri ci conferma, che la Chiesa è il Corpo mistico di Gesù Cristo (San Pio X (24)).

Essendo il corpo mistico di Cristo, cioè la Chiesa uno, ben connesso; e solidamente collegato, come il suo corpo fisico, sarebbe grande stoltezza dire che il corpo mistico possa essere il risultato di componenti disgiunti e separati. Chiunque perciò non è con esso unito, non è suo membro né comunica con il capo che è Cristo. Orbene, in quest’unica Chiesa di Cristo nessuno si trova, nessuno vi resta senza riconoscere e accettare, con l’ubbidienza, la suprema autorità di Pietro e dei suoi legittimi successori. (Pio XI (25).

La dottrina sul Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa (cfr. Col. 1, 24), dottrina attinta originariamente al labbro stesso del Redentore e che pone nella vera luce il gran bene (mai abbastanza esaltato) della nostra strettissima unione con sì eccelso Capo, è tale senza dubbio che, per la sua eccellenza e dignità, invita tutti gli uomini mossi dal divino Spirito a studiarla e, illuminando la loro mente, fortemente li spinge a quelle opere salutari che corrispondono ai suoi precetti. […] Pertanto, a definire e descrivere questa verace Chiesa di Cristo (che è la Chiesa Santa, Cattolica, Apostolica Romana) nulla si trova di più nobile, di più grande, di più divino di quell' espressione con la quale essa vien chiamata "il Corpo mistico di Gesù Cristo"; espressione che scaturisce e quasi germoglia da ciò che viene frequentemente esposto nella Sacra Scrittura e nei Santi Padri. (Pio XII (26)).

Certuni non si ritengono legati alla dottrina che Noi abbiamo esposta in una Nostra Enciclica e che è fondata sulle fonti della Rivelazione, secondo cui il Corpo mistico di Cristo e la Chiesa cattolica romana sono una sola identica cosa. Alcuni riducono ad una vana formula la necessità di appartenere alla vera Chiesa per ottenere l'eterna salute. […] È noto che questi errori, ed altri del genere, serpeggiano in mezzo ad alcuni Nostri figli, tratti in inganno da uno zelo imprudente o da una scienza di falso conio; e a questi figli sono costretti a ripetere, con animo addolorato, verità notissime ed errori manifesti, indicando loro con ansietà i pericoli dell'errore. (Pio XII (27)).

D’altronde, l’identità della Chiesa di Cristo con la Chiesa cattolica romana è una verità provata dall’apologetica:
La Chiesa cattolica è la sola Chiesa gerarchica e monarchica: carattere dato da Cristo alla Sua Chiesa.
Essa è governata dal Romano Pontefice, successore di Pietro nel primato della Chiesa universale.
Essa sola possiede le quattro note della Chiesa di Cristo.

I cinque imperativi della commemorazione comune

Il rapporto indica infine «cinque imperativi»
Primo imperativo: cattolici e luterani dovrebbero sempre partire dalla prospettiva dell’unità e non dal punto di vista della divisione, al fine di rafforzare ciò che hanno in comune, anche se è più facile scorgere e sperimentare le differenze.

Questo è sempre lo stesso sofisma: immaginare che ciò che ci unisce è più importante di ciò che ci divide e che basti rafforzare ciò che abbiamo in comune per lavorare all’unità. Al contrario, se si vuole veramente porsi dal punto di vista dell’unità, bisogna far ritornare i luterani all’unità della Chiesa, riportandoli alla vera fede. E’ questo che spiega Pio XI nella Mortalium animos (28).

Secondo imperativo: luterani e cattolici devono lasciarsi continuamente trasformare dall’incontro con l’altro e dalla reciproca testimonianza di fede.

Questo significa incoraggiare i cattolici a farsi insegnare l’eresia luterana dai luterani, mettendosi così nelle condizioni prossime a perdere la fede. Il che è ben lungi dai consigli dell’Apostolo della carità: «Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse.» (II Gv. 1, 9-11).
Terzo imperativo: cattolici e luterani dovrebbero di nuovo impegnarsi a ricercare l’unità visibile, a elaborare e sviluppare insieme ciò che questo comporta come passi concreti, e a tendere costantemente verso questo obiettivo.

Qui è il caso di ricordare l’insegnamento di Pio XI nella Mortalium animos: «Quindi, appoggiandosi la carità, come su fondamento, sulla fede integra e sincera, è necessario che i discepoli di Cristo siano principalmente uniti dal vincolo dell’unità della fede. […] Da così grande diversità d’opinioni non sappiamo come si prepari la via per formare l’unità della Chiesa, mentre questa non può sorgere che da un solo magistero, da una sola legge del credere e da una sola fede nei cristiani; […] oh! se il nostro divin Salvatore « il quale vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità » (I Timoteo 2, 4), ascoltando le Nostre ardenti preghiere si degnasse richiamare all’unità della Chiesa tutti gli erranti!».
Quarto imperativo: luterani e cattolici dovrebbero riscoprire congiuntamente la potenza del Vangelo di Gesù Cristo per il nostro tempo.  

Ma il Vangelo di Gesù Cristo non è contenuto solo nella Sacra Scrittura: vi è anche la Tradizione. Piaccia a Dio che i luterani ritrovino questa potenza della Tradizione che Lutero ha imprudentemente rigettata per conservare solo la Scrittura.
Quinto imperativo: cattolici e luterani dovrebbero rendere insieme testimonianza della misericordia di Dio nell’annuncio del Vangelo e nel servizio al mondo.

E qui si scorge subito la coda del diavolo. Volersi mettere al servizio del mondo, non significa volgere le spalle a Nostro Signore Gesù Cristo che ha rifiutato di pregare per il mondo (Gv. 17, 9) e di mettersi al servizio del Principe di questo mondo (Gv. 12, 31)?
Cercando di mettersi, come si dice qui, al servizio del mondo, a farselo amico, non ci si fa nemici di Dio? San Giacomo è molto chiaro: «Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.» (29).

I papi conciliari riabilitano Lutero

Le idee espresse in questo dialogo ecumenico, disgraziatamente sono riprese e diffuse dai papi conciliari.


Paolo VI con i protestanti che lo hanno aiutato a confezionare la nuova Messa

Paolo VI lancia il movimento

L’avvicinamento con i luterani è stato lanciato da Paolo VI:
- Nel 1967 ha creato la Commissione internazionale cattolico-luterana.
- Nel 1969 ha fabbricato un nuovo rito della Messa facendosi aiutare da sei pastori protestanti, di cui tre luterani (30).
- Nel 1970 ha inviato, come «legato», il cardinale Willebrands, Presidente del Segretariato per l’Unità dei Cristiani, alla 5° assemblea della Federazione Luterana Mondiale, tenutasi a Évian-les Bains dal 14 al 24 luglio 1970. Il 15 luglio, il cardinale  pronunciò un discorso in cui fece l’elogio di Lutero:
Nel corso dei secoli, da parte cattolica la persona di Lutero non è sempre stata stimata nel suo giusto valore. […] Chi oserebbe negare oggi che Martin Lutero è stata una personalità profondamente religiosa che ha cercato onestamente e con abnegazione il messaggio del Vangelo? Chi potrebbe negare che, malgrado i tormenti che egli ha afflitto alla Chiesa e alla Santa Sede – cosa che per la verità non va taciuta – abbia conservato una somma considerevole di ricchezze dell’antica fede cattolica? (31).

Giovanni Paolo II accelera

Nel corso del suo lungo pontificato, Giovanni Paolo II ha avuto il tempo per fare avanzare di molto le cose.

Nel corso del suo viaggio in Germania nel 1980, in occasione di una concelebrazione eucaristica nello stadio di Osnabrück, il 16 novembre, si rivolse ai cattolici dicendo: 
«Incoraggiate in maniera opportuna e amichevole i vostri fratelli evangelici [luterani] a testimoniare la loro fede e ad approfondire in Cristo la loro forma di vita religiosa.» (32).

L’indomani, il 17 novembre, a Magonza, rivolgendosi al Consiglio della Chiesa evangelica luterana, ha detto: 
«Oggi vengo a voi verso l’eredità spirituale di Martin Lutero, vengo come pellegrino» (33).

Parole, queste, che contrastano con quelle del suo predecessore, il Papa Adriano VII, che nella sua bolla Satis et plus definì Lutero: «l’apostolo dell’Anticristo».


Giovanni Paolo II sull'ambone del tempio luterano

In occasione del 500° anniversario della nascita del riformatore, il 10 novembre 1983 il Papa inviò un messaggio al cardinale Willebrands, Presidente del Segretariato per l’Unità dei Cristiani, In esso egli non fa allusione né alla scomunica pronunciata contro il riformatore, né al conseguente scisma protestante; invece afferma:
«In realtà, gli sforzi scientifici degli specialisti evangelici e cattolici, che peraltro coincidono largamente nei risultati dei loro lavori, hanno condotto ad un’immagine più completa e più differenziata della personalità di Lutero […] Così, è stato messo in luce, in maniera avvincente, il profondo spirito religioso di Lutero, animato da una passione rovente per la questione della salvezza eterna. Si è pure dimostrato che la rottura dell’unità ecclesiale non può essere attribuita unicamente né ad una incomprensione da parte dei pastori della Chiesa cattolica, né ha una insufficiente intelligenza del vero cattolicesimo da parte di Lutero, anche se questi fattori vi hanno svolto un ruolo. Le decisioni di cui si è trattato erano più profonde […]
«Si tratta di acquisire, con una ricerca senza pregiudizio, unicamente guidata dalla ricerca della verità, un’immagine esatta del riformatore, come anche dell’intera epoca della Riforma e delle persone che vi sono state coinvolte. Da qualunque parte si trovi, la mancanza dev’essere riconosciuta laddove esiste: laddove la polemica ha deformato la visione, dev’essere corretta, ancora una volta indipendentemente dal lato ove essa si è prodotta. A questo proposito, noi non possiamo lasciarci guidare dall’intenzione di erigerci a giudici della storia, ma il solo scopo che dobbiamo proporci è di conoscerla meglio e così divenire dei portatori di verità.» (34).

Questa lettera segna un passo importante nella revisione del giudizio che la Chiesa romana ha assunto sulla riforma protestante e su Lutero. Anche se il Papa espone in seguito la necessità di considerare le questioni di fede, il riformatore non è più condannato e i suoi errori dottrinali sono passati sotto silenzio. Cosa ancora più grave, il Papa lo presenta come uno spirito profondamente religioso e chiede di riconoscere la mancanza dov’essa esiste, «senza pregiudizio». Questo vuole dire che la Chiesa cattolica sarebbe responsabile della rottura?

Nel corso delle cerimonie in occasione dell’anniversario della nascita del presunto riformatore, il Papa, l’11 dicembre 1983, si recò nel tempio protestante di Roma. La cerimonia ebbe inizio con la lettura di una preghiera che Lutero compose alla fine della sua vita. In questa occasione, alcuni osservatori come Padre Sorge, Direttore della rivista dei Gesuiti La Civiltà Cattolica, non esitarono ad affermare che 
«il risultato più importante ottenuto fino ad oggi è la revisione del giudizio della Chiesa sulla persona di Lutero» (35).

Benedetto XVI continua sulla stessa linea

Benedetto XVI non è stato da meno dei suoi predecessori.


Benedetto XVI nel tempio luterano

Domenica 14 marzo 2010 si è recato nel tempio luterano di Roma – che era già stato visitato dal Giovanni Paolo II – per commemorarvi il 10° anniversario della Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, firmata il 31 ottobre 1999 ad Augusta.
Il Papa ha partecipato attivamente alla celebrazione luterana della parola: rivestito di una cotta bianca, di una mozzetta rossa e di una stola pastorale ha pregato e cantato con i membri della comunità, con essi ha recitato il Credo di Nicea-Costantinopoli e il Padre Nostro. In seguito ha sostituito all’ambone del tempio il pastore Kruse.
Questa partecipazione attiva, secondo la morale cattolica tradizionale, è peccaminosa.
La comunicazione attiva materiale e pubblica è, in sé, proibita dalla legge ecclesiastica e dalla legge naturale, sotto pena di peccato grave, e questo per diversi motivi: pericolo di perversione nella fede, scandalo dei fedeli, apparente approvazione di una falsa religione o di negazione della vera religione (36).



Benedetto XVI nell'ex convento di Erfurt

Il 23 settembre 2011, nella chiesa dell’ex convento agostiniano di Erfurt, in cui Lutero passò sei anni della sua vita, il Papa partecipò ad una cerimonia liturgica ecumenica nel corso della quale intervenne una «vescova», pronunciando l’intenzione di preghiera e quindi intonando il Padre Nostro a fianco del Papa (37).

Lo stesso giorno e nello stesso convento, nella sala del Capitolo, egli ha affermato:
Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica […] 
la cosa più necessaria per l’ecumenismo è innanzitutto che, sotto la pressione della secolarizzazione, non perdiamo quasi inavvertitamente le grandi cose che abbiamo in comune, che di per sé ci rendono cristiani […] È stato l’errore dell’età confessionale aver visto per lo più soltanto ciò che separa, e non aver percepito in modo esistenziale ciò che abbiamo in comune nelle grandi direttive della Sacra Scrittura e nelle professioni di fede del cristianesimo antico. È questo per me il grande progresso ecumenico degli ultimi decenni: che ci siamo resi conto di questa comunione e, nel pregare e cantare insieme, nell’impegno comune per l’ethos cristiano di fronte al mondo, nella comune testimonianza del Dio di Gesù Cristo in questo mondo, riconosciamo tale comunione come il nostro comune fondamento imperituro. (38).

Papa Francesco sempre più avanti!

Papa Francesco prosegue nella «tradizione» conciliare.


Francesco dona un calice al pastore luterano

Domenica 15 novembre 2015, egli ha compiuto la ormai «tradizionale» visita al tempio luterano di Roma (39). In questa occasione ha offerto un calice al pastore protestane, come se lo riconoscesse capace di offrire il Santo Sacrificio, mentre invece i pastori non hanno il sacramento dell’Ordine e non credono neanche che Messa sia un Sacrificio.
Nel sermone qui pronunciato, egli è ritornato sull’unità nella diversità:
Ma un grande vostro [esponente] ha detto una volta che c’è l’ora della diversità riconciliata. Chiediamo oggi questa grazia, la grazia di questa diversità riconciliata nel Signore…

In altre parole: ci si riconcilia tutti conservando le proprie differenze.

Nel corso della cerimonia, una donna protestante sposata con un cattolico ha detto che le «doleva» non poter condividere con suo marito «la cena del Signore» e ha chiesto cosa si potesse fare per raggiungere, finalmente, la comunione su questo punto.
Il Papa ha dato una risposta molto imbarazzante, ben analizzata da Matteo D’amico.
Francesco ha incominciato con l’affermare che questa comunione ci sarà nel «banchetto finale della Nuova Gerusalemme», dando così per acquisita la salvezza di questa luterana.
Ma in attesa di questo banchetto finale «mi domando - e non so come rispondere, ma la sua domanda la faccio mia - io mi domando: condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme?»

E’ inverosimile che un papa non sappia rispondere ad una domanda così semplice.
Il seguito della risposta indica che il Papa considera l’intercomunione come un mezzo per arrivare all’unità, mentre la comunione dev’essere un segno, e anche il segno più forte, dell’unione dei cristiani fra loro e con Cristo. Ecco perché non è permesso comunicarsi ad una messa di uno scismatico, anche se essa fosse certamente valida.

Ma leggiamo la conclusione:
Ma mi diceva un pastore amico: “Noi crediamo che il Signore è presente lì. E’ presente. Voi credete che il Signore è presente. E qual è la differenza?” – “Eh, sono le spiegazioni, le interpretazioni…”. La vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni. Sempre fate riferimento al Battesimo: “Una fede, un battesimo, un Signore”, così ci dice Paolo, e di là prendete le conseguenze. Io non oserò mai dare permesso di fare questo perché non è mia competenza. Un Battesimo, un Signore, una fede. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso dire di più.

Il Papa non osa dare ufficialmente il permesso, ma sembra che inviti la «base» a prendere l’iniziativa.
Le conseguenze che egli invita a trarre sono evidenti: iniziare senza esitazione, a partire dalla base, in maniera democratica, la prassi della comunione eucaristica fra cattolici e luterani. Il contesto nel quale la frase è pronunciata fa chiaramente comprendere che egli invita ad andare in questa direzione (40).

Il 26 giugno 2016, sull’aereo che lo riportava dall’Armenia, il Papa ha risposto ad una domanda di un giornalista:
Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore. Forse alcuni metodi non erano giusti, ma in quel tempo, se leggiamo la storia del Pastor, per esempio – un tedesco luterano che poi si è convertito quando ha visto la realtà di quel tempo, e si è fatto cattolico – vediamo che la Chiesa non era proprio un modello da imitare: c’era corruzione nella Chiesa, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al potere. E per questo lui ha protestato. Poi era intelligente, e ha fatto un passo avanti giustificando il perché faceva questo. E oggi luterani e cattolici, con tutti i protestanti, siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione: su questo punto tanto importante lui non aveva sbagliato. Lui ha fatto una “medicina” per la Chiesa, poi questa medicina si è consolidata in uno stato di cose, in una disciplina, in un modo di credere, in un modo di fare, in modo liturgico. (41)

Non è necessario commentare. Se Lutero non s’è sbagliato sulla dottrina della giustificazione, allora s’è sbagliato il Concilio di Trento condannandolo e quindi questo Concilio oggi non sarebbe più valido.
Nessuna di queste due spiegazioni è cattolica.


Francesco intronizza la statua di Lutero in Vaticano

Il 23 ottobre 2016, Papa Francesco ha ricevuto un gruppo di luterani e in questa occasione ha fatto collocare in un posto d’onore in Vaticano la statua di Lutero (42).

Il 31 ottobre 2016, il Papa si è invitato in Svezia - è stato lui infatti che ha preso l’iniziativa di questo viaggio -, per andare a festeggiare con i protestanti l’inizio dell’«anno di Lutero» (il 31 ottobre 2017 ricorrerà il 500° anniversario della rivolta luterana). Il cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità dei Cristiani, e il pastore Martin Junge, segretario generale della Federazione Luterana Mondiale, hanno presentato così l’avvenimento in un documento congiunto: 
il 31 ottobre 2016, Papa Francesco per la Chiesa cattolica, il vescovo Munib Younan e il pastore Martin Junge, rappresentante della comunione mondiale delle 145 Chiese della Federazione Luterana Mondiale, daranno insieme l’avvio della commemorazione comune della Riforma, in occasione del suo 500° anniversario.
Per la prima volta, dei cattolici e dei luterani commemoreranno insieme, su scala mondiale, l’anniversario della Riforma. Questo avvenimento, che è destinato a fare epoca, riflette i progressi realizzati in cinquant’anni dal dialogo internazionale cottolico-luterano.
Iniziato dopo le importanti decisioni prese dal concilio Vaticano II, il dialogo ha permesso alle due tradizioni di comprendersi meglio reciprocamente. Esso ha permesso di venire a capo di un buon numero di antagonismi e, soprattutto, ha instaurato la fiducia. Esso ha affermato la convinzione comune che ciò che unisce i cattolici e i luterani conta di più di ciò che li divide. Esso ha dato espressione alla profonda convinzione di fede secondo la quale cattolici e luterani sono, per il battesimo, chiamati a far parte di un solo e stesso corpo.



Martin Junge e il cardinale Koch presentano il documento

In quel giorno il Papa ha firmato con il Presidente della Federazione Luterana Mondiale, Mounib Younan, una nuova dichiarazione comune nella quale egli ha ripetuto il sofisma che abbiamo esaminato all’inizio di questo articolo: «Ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide».
Là, nella cattedrale di Lund, egli avuto anche occasione di salutare una «vescova» luterana: Antje Jackelen.


Francesco abbraccia la «vescova» Antje Jacklen

Il 6 dicembre 2016, il sito ufficiale di Radio Vaticana di lingua tedesca ha pubblicato una foto del Papa camuffato da Lutero, accompagnata da questo commento: una «bella variante» e da un augurio di una buona Domenica.
Evidentemente gli uffici vaticani ritengono che questo accostamento tra Francesco e Lutero sia evidente.


La pagina facebook della Radio Vaticana di lingua tedesca


Breve conclusione
Per finire, lasciamo la parola al Presidente della Conferenza Episcopale tedesca, Mons. Kerl Lehmann, che nel corso di una conferenza a Berlino, il 6 novembre 1997, ha definito Lutero il «dottore comune» (der gemeinsame Lehrer), titolo abitualmente dato dalla Chiesa a San Tommaso d’Aquino.

Sfortunatamente, è questa la triste realtà: oggi la Chiesa conciliare accorda al più grande eretico della storia un posto più importante di quello del suo più grande Dottore.


Frontespizio dell'opuscolo di Lutero del 1545: Contro il papato di Roma, ispirato dal diavolo
La caricatura, confezionata da Lutero,
rappresenta il papato che esce dall'inferno e venera il diavolo


NOTE

1 – Alcuni dei nostri lettori hanno avuto modo di conoscere Don Quentin Montgomery Wright (1914-1996, parroco di Chamblac a partire dal 1956) e Don Brian Houghton (1911-1992, ritiratosi nell’Ardèche nel 1969): entrambi convertitisi dall’anglicanesimo e rimasti fedeli alla Messa tradizionale.
2 – Ecco i rapporti pubblicati fino ad oggi: «Il Vangelo e la Chiesa» (Rapporto di Malta), 1972, (DC 1621 del 3 dicembre 1972); «I pasti del Signore», 1978 (DC 1755 del 7 gennaio 1979); «Tutti sotto un solo Cristo», 1980 (DC 1785 del 4 maggio 1980); «Vie verso la comunione», 1980 (DC 1880 dell’8 gennaio 1981); «Il ministero nella Chiesa», 1981; «Martin Lutero, testimone di Gesù», 1983 (DC 1855 del 3 luglio 1983); «Di fronte all’unità: modelli, forme e tappe della comunione ecclesiale lutero-cattolica», 1985 (DC 1936 del 15 marzo 1987); «Chiesa e giustificazione. La comprensione della Chiesa alla luce della dottrina della giustificazione», Würzburg, 1993 (DC 2101 del 2 ottobre 1994); «L’apostolicità della Chiesa», 2005; «Dal conflitto alla comunione. Celebrazione comune della Riforma nel 2017», 2013. [Questi documenti sono reperibili in parte sul sito del Vaticano, in parte sono raccolti nell’Enchiridion Oecumenicum, ed. Dehoniane Bologna.]
3 – DC 1855 del 3 luglio 1983, pp. 694-695. [in italiano si veda la rivista IlRegno, Documenti, 15/1983, 01/08/1983]
4 – Enciclica sugli errori del modernismo dell’8 settembre 1907: Pascendi Dominici gregis.
5 - Enciclica sull’unità della vera Chiesa, del 6 gennaio 1927 [Mortalium animos]. Citiamo solo due frasi che danno il tenore dell’enciclica: «Ma dove, sotto l’apparenza di bene, si cela più facilmente l’inganno, è quando si tratta di promuovere l’unità fra tutti i cristiani. Non è forse giusto — si va ripetendo — anzi non è forse conforme al dovere che quanti invocano il nome di Cristo si astengano dalle reciproche recriminazioni e si stringano una buona volta con i vincoli della vicendevole carità? […] Essi sostengono infatti che l’unità della fede e del governo — nota distintiva della vera e unica Chiesa di Cristo — non sia quasi mai esistita prima d’ora, e neppure oggi esista; essa può essere sì desiderata e forse in futuro potrebbe anche essere raggiunta mediante la buona volontà dei fedeli, ma rimarrebbe, intanto, un puro ideale».
6 – Cardinale Willebrands, nel corso della V Assemblea plenaria della Federazione Luterana Mondiale, DC 1970, n. 1569, p. 766.
7 – DC 1855 del 3 luglio 1983, pp. 696-697.
8 – DC 2168, 19 ottobre 1997, pp. 875-885.
9 – Questa confessione si basa su un triplice fondamento: la giustificazione per la fede de fedele, il sacerdozio universale (tutti i cristiani sono uguali in forza del battesimo e quindi sono tutti preti) e l’esclusione di ogni altra autorità dottrinale che non sia la Bibbia.
10 - «Dal conflitto alla comunione», documento della Commissione Luterana Cattolica Romana sull’Unità, pubblicato il 17 giugno 2013; disponibile sul sito del Vaticano.
11 – Si veda in particolare la bolla Exsurge Domine del 15 giugno 1520 di Leone X (DS 1451-1492] [si veda].
12 – Mons. Bernard Fellay, L’Hérésie justifiée, Édition di Sel, 2006, p. 69. Pubblicato anche per articoli, vedi la nota sotto.
13 – Le Sel de la terre, n. 38 – autunno 2001, pp.21-37; e n. 39 – inverno 2001.2002, pp. 39-73.
14 - Mons. Bernard Fellay, L’Hérésie justifiée, Édition di Sel, 2006, p. 69.
15 – http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/lutheran-fed-docs/rc_pc_chrstuni_
doc_2013_dal-conflitto-alla-comunione_it.html

16 – Nato nel 1952, Michel Fédou, gesuita francese, è professore di teologia dogmatica, ex presidente del Centro Sèvres, membro del «Groupe des Dombes», ex membro del Consiglio Episcopale francese per le relazioni interreligiose e le nuove correnti religiose. E’ specializzato in Patristica (Origene, e più in generale la Patristica greca), in Cristologia, teologia trinitaria, in ecumenismo e in teologia della religioni.
17 – A proposito di questa maniera protestante di nominare «Cristo» nell’articolo, rinviamo all’“annesso 2” dello studio di Mons. Bernard Fellay, L’Hèresie justifiée, pp. 73-74. Dove si legge in particolare: «Non si vede alcuna ragione particolare per sopprimere l’articolo “il” davanti a “Cristo”: si dice forse “Messia” da solo? Si tratta infatti di un titolo e non di un nome di persona, e l’uso francese non è qui quello greco. Quindi, è essenzialmente per distinguersi dai cattolici che i protestanti si esprimono così. E’ possibile anche che quest’uso protestante venga dal fatto che in tedesco Christus si usa senza articolo. Dato il ruolo svolto dai paesi di lingua tedesca nella gestazione e nella diffusione del protestantesimo, non è inverosimile supporre anche una loro qualche influenza in questo modo di esprimersi dei protestanti francesi. Questa ipotesi non esclude la precedente, quella di un archeologismo male inteso, e non è parimente giustificabile. La lingua francese non è la lingua tedesca.
18 – Si tratta del secondo dei quattro sofismi di Giovani Paolo II analizzati da Don Michel St-Moulin nel 2000: Le Sel de la terre n. 36, pp. 80-100.
19 – Coloro che sono nell’ignoranza invincibile ed aderiscono all’eresia solo materialmente, senza colpa da parte loro, dopo aver ricevuto un battesimo valido hanno la fede divina. Ma essi sono protestanti solo di nome e, in realtà, sono cattolici nello spirito, anche se non ne hanno coscienza.
20 – Don Matthias Gaudron, Catéchisme catholique de la crise dans l’Église, Éditions du Sel, 5° ed., pp.21-22. Questo testo è stato pubblicato ne Le Sel de la terre n. 48 – primavera 2004, pp.57-58. In italiano è reperibile col titolo: Catechismo della crisi nella Chiesa, Editrice Ichthys,  Albano Laziale (albano@sanpiox.it).
21 – Si veda, per esempio, Adolf Hoffmann, O. P., «Il sacrificio della Messa secondo San Tommaso», in Le Sel de la terre n. 45, estate 2003, p. 83.
22 Le Sel de la terre n. 45, estate 2003, p. 54.
23 – Errore fondamentale ripetuto da Papa Francesco. Per esempio, in un messaggio al cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e ai partecipanti al Forum cristiano mondiale – Global Christian Forum – svoltosi a Tirana dal 2 al 4 novembre 2015, sul tema: «Discriminazione, persecuzione, martirio: seguendo Cristo insieme», egli ha scritto: «tutti i battezzati sono membri del medesimo Corpo di Cristo, la Sua Chiesa».
24 – San Pio X, Vehementer, 11 febbraio 1906, AAS 39, p. 8.
25 – Pio XI, Mortalium animos, 6 gennaio 1928, AAS 20, pp. 14-15.
26 – Pio XII, Mystici Corporis, 29 giugno 1943, AAS 35, p. 193 e 199.
27 – Pio XII, Humani generis, 12 agosto 1950, AAS 42, p- 571.
28 – Lettera enciclica sull’unità della vera Chiesa, 6 gennaio 1927.
29 – Gc. 4, 4. Lutero ha rigettata questa lettera come «una lettera di paglia».
30 – Ecco i nomi dei protestanti che hanno collaborato all’elaborazione del Novus Ordo Missae: Dott. George, Canonico Jasper, Dott. Shephard, Dott. Konneth, Dott. Smith e frate Max Thurian
31- DC [La Documentation Catholique] 1569, del 6 settembre 1970, pp. 765-766. Walter Kasper era uno dei quattro osservatori cattolici inviati in quella assemblea.
32 – DC 1798, 21 dicembre 1980, p. 1142.
33 - DC 1798, 21 dicembre 1980, p. 1146.
34 - DC 1863, 4 dicembre 1983, p. 1071.
35 – Le Monde, 13 dicembre 1983.
36 – DTC, voce «hérésie», coll 2231- 2233, articolo di A. Nichel. Si possono rileggere le pesanti parole di Mons. Lefebvre sulla «communicatio in sacris» in Le Sel de la terre n. 30, pp. 190-191; come anche lo schema preparato per il concilio Vaticano II dalla Commissione Teologica, pubblicato su Le Sel de la terre n. 40, pp. 71.87.
37 – La signora Ilse Junkermann è «vescova» della Chiesa evangelica di Thuringe (Germania centrale).
38 – Incontro con i rappresentanti del Consiglio della Chiesa evangelica, discorso nella sala del Capitolo dell’ex convento agostiniano di Erfurt, 23 settembre 2011 [sul sito del Vaticano].
39 – Questa visita è stata analizzata nei particolari in un lungo articolo di Matteo d’Amico su Le Courrier de Rome del settembre 2016.
40 - Matteo d’Amico su Le Courrier de Rome del settembre 2016, p. 7.
41 - https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/june/
documents/papa-francesco_20160626_armenia-conferenza-stampa.html

42 - Per la cronaca, lo stesso giorno il Papa ha ricevuto brevemente Mons. Fellay, Superiore della Fraternità San Pio X.

Il Luteranesimo Cinquecento Anni Dopo

La Chiesa di Cristo è romana
S. Pietro è venuto a Roma per ispirazione divina1 e vi è stato martirizzato nel 64. La sua tomba e le sue ossa si trovano sotto la basilica di S. Pietro2. Cristo lo ha scelto quale Suo Vicario in terra e i suoi successori – i Vescovi di Roma, ossia i Papi – dovranno continuare la sua missione sino alla fine del mondo. Quindi la Chiesa di Cristo è romana per volontà di Gesù medesimo.
In Matteo (XVI, 18-19) viene rivelata la natura della Chiesa che Gesù ha fondato e rifulge la prerogativa singolare che avrà Pietro su tutta la Chiesa. Infatti, quando Pietro (Mt., XVI, 18) confessa, divinamente ispirato, che Gesù è il Messia, a sua volta Gesù Cristo dice solo a Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra Io fonderò la mia Chiesa”. San Leone Magno commenta: “Essendo Io (Cristo) la Pietra inviolabile, anche tu (Simon Pietro) sei Pietra, poiché sei rafforzato dalla mia potenza”3. Giuridicamente questa costituzione di governo viene definita in maniera propria applicando al Papa il termine “Vicario di Cristo”. In Matteo (XVI, 19) Gesù dice a Pietro: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli”. Con ciò Gesù vuol farci capire che nella Chiesa Pietro assumerà per partecipazione il posto di padrone di casa, il quale per essenza è di Cristo, l’originario e principale Possessore delle chiavi, che rappresentano il possesso e la piena proprietà dell’edificio. Pietro e solo lui avrà per partecipazione il possesso delle chiavi che gli danno il supremo potere nella Chiesa. Nel Vangelo di Giovanni(XXI, 15) Gesù rende Pietro Pastore supremo delle pecore (Apostoli/Vescovi) e degli agnelli (sacerdoti/fedeli). Alla fine della sua missione in terra Cristo, dopo aver insegnato agli Apostoli che Egli è per essenza il Pastore delle anime per condurle in Cielo, dichiara solennemente davanti ai Dodici che solo Pietro è per partecipazione il Pastore supremo della Chiesa. Agnelli, pecorelle e pecore indistintamente sono sottoposti alla giurisdizione di Pietro, ma agnelli, pecorelle e pecore non cessano di essere di Cristo. Infatti Gesù di essi ripete per tre volte “meos/meas”. Quindi Gesù mantiene il suo potere di Pastore, ma costituisce Pietro suo Vicario in terra. Sant’Ambrogio, commentando il versetto di San Giovanni, usa per la prima volta il termine “Vicario di Cristo” riferito a Pietro4.
Roma è la Città Santa della Nuova Alleanza
Perciò Roma è la Città Santa della Nuova ed Eterna Alleanza, che ha rimpiazzato Gerusalemme, la Città Santa della Vecchia Alleanza, la quale purtroppo ha rinnegato e ha fatto crocifiggere il Messia.
Roma oramai è la città eterna, caput mundi. Ella ha assunto l’eredità greco/romana antica, l’ha conservata, l’ha epurata dai suoi elementi di religiosità politeistica pagana, l’ha perfezionata naturalmente con la filosofia patristico/scolastica e poi l’ha innalzata all’ordine soprannaturale convertendola a Cristo, come la “grazia che presuppone la natura, non la distrugge, ma la perfeziona” (S. Tommaso d’AquinoS. Th., I, q. 1, a. 8, ad 2).
S. Benedetto ci ha tramandato la classicità
Grazie a S. Benedetto da Norcia e all’Ordine benedettino Roma ha civilizzato e cristianizzato i barbari, ha conservato e ci ha trasmesso i tesori della letteratura greco/romana, che altrimenti sarebbero andati persi. L’Europa e la Cristianità europea sono il frutto dell’opera civilizzatrice della Roma dei Papi.
Il Papa, come Vicario di Cristo, è il garante dell’unità della Chiesa e con il sostegno dell’Imperatore lo è stato anche dell’unità della Cristianità europea, in cui fino al Trecento si parlava la stessa lingua latina, si conservava una cultura filosofica perenne sostanzialmente comune e la stessa fede cattolica, sino a quando Martin Lutero (erede di Arminio contro Varo) non è venuto a spaccarla in due parti: l’Europa cattolico/romana e l’Europa germanico/protestantica (“Los von Rom / Lontani da Roma”)5.
L’abile propaganda luterana contro il Papa
Lutero ha attaccato violentemente e volgarmente il Papato in varie sue opere accompagnate da xilografie, che ne hanno assicurato un’ampia recezione anche da parte delle masse incolte (Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca del 1520; La cattività babilonese della Chiesa del 1520; La libertà del cristiano del 1520; Anticristo del 1520; Antitesi illustrata della vita di Cristo e dell’Anticristo del 1521; Significato delle due orribili figure, del Papa-asino e del vitelmònaco del 1523; Il Papato coi suoi messo in figura e in scrittura del 1526; Piccolo catechismo e Grande catechismo del 1529; Ritratto del Papato del 1545; Discorsi a tavola del 1546; Contro il Papato di Roma fondato dal diavolo del 1546). Lutero da abile propagandista ha capito l’importanza delle immagini caricaturali, raffiguranti il Papa e la Chiesa di Roma, ognuna delle quali vale un libro intero. Il suo metodo propagandistico è stato ripreso dall’Illuminismo, dal Liberalismo, dalla Massoneria, dal Bolscevismo, dal Modernismo e dalla Rivoluzione culturale sessantottina.
Papato e Impero
Il Papa è stato aiutato dai Re e soprattutto dal Sacro Romano Impero a mantenere l’Europa unita. Si può dire che sin dal 380 con l’Editto di Tessalonica dell’imperatore Teodosio, il quale ha dichiarato il Cattolicesimo l’unica religione di Stato o dell’Impero Romano, è spettato all’Imperatore il dovere di difendere la Chiesa disarmata dai nemici esterni (barbari, musulmani) ed interni (eretici). Certamente vi sono stati dei conflitti tra Papato e Impero che però sono stati risolti. Infine, quale precursore di Lutero, vi è stato il Grande Scisma d’Occidente, che dopo circa 70 anni si è risolto col ritorno del Papa a Roma, poiché solo la romanità garantisce l’universalità e l’imparzialità della Chiesa, impedendole di diventare una “religione nazionale” come il Gallicanismo (antefatto e padre del Luteranesimo6) o l’Anglicanesimo (conseguenza e figlio del Luteranesimo). La dottrina e la storia ci insegnano che separare il Cristianesimo da Roma equivale a togliergli l’universalità o la cattolicità, ossia il suo essere super partes la religione di tutti e per tutti. Invece lo scisma luterano non si è mai più ricomposto proprio perché si è separato definitivamente da Roma ed ha dato vita a “chiese” particolari e nazionali.
Il Nominalismo di Lutero
Dal punto di vista filosofico Occam col suo Nominalismo ha influito sulla genesi del pensiero protestantico di Lutero. L’odio per la metafisica di Platone, di Aristotele e di San Tommaso ha portato il francescano inglese già nei primi anni del Trecento a negare che si possa conoscere la realtà e la verità, a negare che esistano non solo concetti universali capaci di esprimere la realtà, ma anche le essenze o le nature universali a solo vantaggio dell’individuo, il che ha dato luogo all’Individualismo religioso (Luteranesimo), filosofico (Cartesianismo), politico (Machiavellismo/Liberalismo), che aprono la porta al soggettivismo relativista, scettico ed agnostico: nulla è certo, al massimo ognuno ha la sua opinione personale. La Modernità idealistica è contenuta in germe nell’Occamismo e nel Luteranesimo. Essa segna la rottura con la classicità greco/romana, con la Patristica e con la Scolastica, in breve con laRes Publica Christiana, ossia con la Cristianità medievale retta e diretta dal Papa come Vicario di Cristo assieme all’Impero quale antemurale della Chiesa, ossia braccio armato della Chiesa disarmata.
La Modernità nasce anche con Lutero
Con Lutero finisce un’era tradizionale e classica ed inizia formalmente ed esplicitamente, in maniera irreversibile, un’altra era progressista e moderna, antesignana del Modernismo, il “Collettore di tutte le eresie” (S. Pio X).
La nascita delle religioni nazionali e degli Stati nazionali apre la via alla nascita dell’Assolutismo e alla morte del Sacro Romano Impero, che avverrà formalmente con la fine della Prima Guerra Mondiale. Oggi le Nazioni sono state rimpiazzate dal Mondialismo, dal Tempio Universale e dalla Repubblica Universale – progettati dal Cabalismo italiano del Quattro/Cinquecento, dalla Massoneria, dall’Alleanza Israelitica Universale – quale autostrada al Regno dell’Anticristo.
Purtroppo lo spirito paganeggiante, ma ancor più quello giudaizzante, talmudico e cabalistico dell’Umanesimo è penetrato nelle menti degli uomini di Chiesa ed anche di alcuni Papi rinascimentali “gran signori, […] dotti mecenati, che vivono nel lusso e colgono ogni possibile occasione per far festa. I carnevali romani sono famosi in tutto il mondo così come le feste mitologiche per la glorificazione dei Papi. […]. Nepotismo, mondanità, sete di potere, vita spesso dissipata: queste le caratteristiche non proprio esemplari del Papato. […]. Come la Chiesa abbia potuto sopravvivere alle persecuzioni e alla vita scandalosa di numerosi suoi prelati è un vero miracolo” (A. PellicciariMartin Lutero, Siena, Cantagalli, 2012, pp. 27-28). Perciò non dobbiamo disperare oggi che Essa sopravviverà anche alla crisi neo-modernistica, che l’avvolge da oltre mezzo secolo.
La personalità di Lutero
Martin Lutero è nato a Eisleben (in Sassonia) il 10 novembre 1483. Ha studiato la dottrina nominalista di Occam e se ne è innamorato, poi è entrato in un convento agostiniano in séguito ad un evento tragico che è stato letto dal giovane Martino, tormentato dagli scrupoli, in maniera fosca: un fulmine lo ha colpito assieme ad un suo amico che ne è morto mentre Martino è restato illeso. Il tema della duplice predestinazione al bene e al male nasce allora in lui e si trova già in nuce nell’animo del futuro eresiarca. Tutta la sua vocazione tra gli Agostiniani sarà vissuta in maniera cupa, sotto lo sguardo di un Dio terribile pronto a fulminare qualsiasi persona anche senza sua colpa. Lui stesso ha scritto una lettera a suo padre e gli ha confessato che la sua entrata in religione non era stata libera, ma coatta perché dettata dal terrore del fulmine e della morte scampata. Lutero è stato inizialmente un frate molto rigido e rigoroso, tendenzialmente rigorista, ma tormentato da una forte sensualità, che lo ha portato pian piano alle soglie della disperazione. Questo stato d’animo influirà molto sulle sue future scelte e la sua futura dottrina sulla giustificazione grazie alla sola fede senza le buone opere.
Sunto della dottrina luterana
Lutero ha creduto di aver trovato in San Paolo (Commento alla Lettera ai Romani, 1515-1516) il principio e il fondamento del suo sistema teologico, che può essere sintetizzato così: 1°) la sola fede senza le buone opere basta a santificare o giustificare l’uomo; 2°) la giustizia originale è connaturale all’uomo, è dovuta alla natura e non è un dono gratuito di Dio; 3°) il peccato originale ha distrutto la ragione rendendola incapace di conoscere la verità ed ha distrutto anche il libero arbitrio, che è totalmente assente; 4°) perciò l’uomo non è responsabile dei suoi atti e non è risanabile neppure da Dio; 5°) la Redenzione e la santificazione della natura umana sono puramente estrinseche all’uomo: sono come un manto che copre il peccato, ma non lo cancella; 6°) la santificazione è solo opera di Cristo che si sostituisce all’uomo, il quale non deve cooperare all’opera della Redenzione; 7°) la grazia santificante non è presente nell’anima dell’uomo giustificato; 8°) l’unico atto buono che può compiere l’uomo è la fede fiduciale, ossia abbandonarsi a Dio confidando solo nella Sua misericordia e nel perdono dei propri peccati, senza lottare contro di essi, pentendosene e riparandoli; 9°) i Sacramenti sono inutili e non conferiscono la grazia; 10°) la Chiesa gerarchica è un’invenzione umana e non un’Istituzione divina, tra l’individuo e Dio non vi è nessun intermediario; 11°) la vera Chiesa di Cristo è invisibile ed è la comunità dei predestinati.
Fede e Opere
Siccome San Giacomo nella sua Epistola (II, 14-21) ha scritto, divinamente ispirato, che “la fede senza le opere è morta”, Lutero ha definito questo scritto canonico “un’epistola di paglia, che non ha nessun carattere evangelico”. La sua interpretazione della S. Scrittura è soggettiva ed arbitraria non solo quanto al significato di essa, ma anche quanto alla canonicità dei Libri ispirati.
Odio contro Dio
Purtroppo tutto ciò ha portato Lutero quasi all’odio verso la giustizia di Dio, non avendo ben formato in sé il concetto della Sua misericordia. Un anno prima di morire, nel 1545, egli ha scritto nella Prefazione alla sua Opera omnia: “nonostante l’irreprensibilità della mia vita monastica, mi sentivo peccatore davanti a Dio; la mia coscienza era molto inquieta. Perciò non amavo quel Dio vendicatore, anzi lo odiavo e mormoravo in segreto contro di lui”.
Da qui è nata la sua eresia della giustificazione solo mediante la fede fiduciale in Dio, senza le buone opere, per cui basta avere fiducia di salvarsi e ci si salverà anche se non si osservano i 10 Comandamenti di Dio: “pecca fortiter, sed fortius crede / pecca fortemente, ma spera ancor più fortemente di salvarti”. Come si vede la dottrina luterana è la distruzione della vita morale e della religione poiché spinge al peccato contro lo Spirito Santo, ossia alla presunzione di salvarsi senza merito e all’impenitenza finale.
Rivolta contro la Chiesa di Dio
La sua rivolta contro Dio ha comportato anche quella contro la Chiesa fondata da Lui su Pietro. La fonte di ogni Rivoluzione (religiosa, filosofica, politica e sociale) è da ricercarsi nelle tre Concupiscenze (Orgoglio, Avarizia e Lussuria). Lutero era ripieno di orgoglio, che lo portava ad ergersi contro Dio e conseguentemente contro la Sua Chiesa. Il suo temperamento scrupoloso e fortemente sensuale, senza il ricorso alla misericordia di Dio e vissuto sotto la luce di una giustizia divina ritenuta erroneamente implacabile e crudele ha fatto scivolare Lutero dal suo iniziale rigorismo ad un estremo lassismo.
Anche l’avarizia avrà un grande ruolo nella pseudo-riforma luterana. Basta visitare l’ex convento agostiniano in Wittenberg dove Lutero alloggiava con sua moglie e si vede chiaramente la vita agiata e lussuosa che l’ex frate vi conduceva, avendo rinnegato diametralmente il voto di povertà emesso in passato.
Divenuto sacerdote nel 1507 a 24 anni Lutero ben presto iniziò una carriera accademica ed ecclesiastica brillante. Nel 1510 si recò a Roma dove restò scandalizzato dai costumi paganeggianti che il Rinascimento aveva fatto rivivere anche tra gli ecclesiastici.
Si rivoltò, o meglio volle rivoltarsi cogliendo questa occasione contro la Chiesa come già si era rivoltato contro Dio e il 31 ottobre del 1517 affisse sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg le 95 Tesi della sua nuova dottrina. In esse (specialmente nella 84, 85 e 86) si trova una forte tendenza all’avarizia e all’attaccamento al denaro, che lo porterà al sequestro dei beni della Chiesa e alla loro incamerazione. “I soldi hanno un ruolo di primo piano nello scoppio e nella diffusione della riforma” (A. Pellicciari, cit., p. 30). Tuttavia l’essenziale della dottrina luterana riguarda la giustificazione dell’uomo, che secondo Lutero è stato totalmente distrutto dal peccato originale e quindi non può fare che il male, senza sua colpa, la quale finalmente ricade su Dio. L’odio contro Dio è connaturale al Protestantesimo e porta con sé la rivolta contro la Chiesa romana fondata da Gesù su Pietro. Non si può capire lo scisma luterano da Roma se non si ha presente la rivolta di Lutero contro la giustizia divina a causa dell’eresia sulla corruzione sostanziale della libera volontà umana. Per esempio nella terza Tesi di Wittenberg si legge: “l’uomo diventa simile ad un albero marcio e può volere e fare solo il male” e nella quinta Tesi: “la volontà umana non è libera di scegliere il bene o il male, ma è schiava [del male]”.
Lo scatenamento dei sentimenti
Lutero ha saputo spargere il veleno della sua dottrina ereticale con molta sagacia, utilizzando un linguaggio semplice, chiaro, caricaturale, ironicamente volteriano e accessibile a tutti. Egli è stato un vero maestro della “propaganda popolare”, aiutata dalla recente invenzione della stampa abilissimamente impiegata da lui tramite messaggi brevi, lapidari, slogan, facili da capire, imparare a memoria e poi ripetere. L’odio contro l’ordine divino viene scatenato da Lutero tramite quest’abile propaganda, la quale mira a parlare al cuore e al sentimento più che alla ragione, odiata da Lutero al pari di Dio e della Chiesa. Come si vede in Lutero si trovano in potenza gli elemento basilari del Nichilismo filosofico del XXI secolo, che odia e vuol distruggere la logica, la morale e l’essere creato e Increato. Nietzsche, Marx, Freud e il Sessantotto non hanno inventato nulla di nuovo, lo hanno ripescato e riproposto con tutta la forza delle passioni scatenate dalla musica pop, dall’alcol e dalle droghe ed hanno sfondato le ultime barriere che ancora difendevano lo Stato, la famiglia e perfino l’individuo nell’interiorità della sua anima, la quale è stata violata attraverso l’influsso nefasto esercitato dallo scatenamento delle passioni sulla sensibilità (“nihil in intellectu quod prius non fuerit in sensu/ niente entra nell’intelletto se prima non è passato attraverso i sensi”). Solo Dio, infatti, può agire direttamente sull’essenza dell’anima, ma il diavolo e i suoi suppositi (tra cui spicca Lutero) possono, mediante i sensi esterni e interni dell’uomo, cercare di influire sul suo intelletto e sulla sua volontà. Il subconscio, il sentimentalismo e l’esperienza religiosa del sistema modernistico affondano le loro radici nel Luteranesimo, che ha raggiunto il suo zenit con il Modernismo e il Sessantotto.
L’uomo non è libero
Dopo aver snaturato Dio anche l’uomo è stravolto e quasi distrutto da Lutero, secondo il quale la volontà umana è “schiava”, non è per nulla libera e non è quindi responsabile delle sue azioni. Nella sua opera De servo arbitrio del 1525 Lutero scrive che l’uomo è come un cavallo sul quale possono salire due cavalieri senza che lui possa far nulla per volerlo o impedirlo: “se sale Dio, l’uomo va e vuole dove va e vuole Dio. Se vi sale il diavolo, l’uomo va dove il diavolo lo conduce. Non dipende da lui dove andare, sono i cavalieri che decidono”.
Inoltre Dio non vuole che tutti si salvino, ma alcuni li predestina alla dannazione senza alcuna loro colpa. Si capisce come un “Dio” simile, se per assurdo esistesse, sarebbe malvagio e degno di odio. Lutero ha distrutto la natura stessa di Dio, che non è il Dio Padre, Onnipotente, Provvido e Misericordioso dell’Antico e Nuovo Testamento e non ha nulla a che fare con Gesù Cristo; sembra piuttosto il “Dio cattivo”, che appartiene alla visione dualistica dello Gnosticismo manicheo e si contrappone a quella del Cristianesimo. Un “Dio” che crea degli uomini per mandarli eternamente all’inferno sarebbe un mostro, anzi un diavolo. Alla luce del Luteranesimo si capisce come Bergoglio, il quale ha rivalutato la figura dello pseudo-riformatore tedesco sino ad intronizzare una sua statua in Vaticano, abbia potuto dire in un’omelia a S. Marta che “Gesù si è fatto peccato, serpente e diavolo” (cfr. L’Osservatore Romano, Anno CLVII, n.79, 05/04/2017).
L’odio di Lutero contro Dio e la Chiesa romana traspare dal linguaggio dell’ex frate tedesco, che è violento, passionale, volgare, retorico, demagogico. Il linguaggio tipico del rivoluzionario è impregnato di odio e di violenza e trova facile accoglienza nell’animo umano ferito dal peccato originale, il quale lo inclina più facilmente al male che al bene, all’odio che all’amore, alla violenza che all’equilibrio. Si ritrova qui nitidamente tratteggiato il quadro delle “Due Città”, dipinto da S. Agostino nella Città di Dio: da una parte l’amore di Dio, che porta l’uomo a sentire umilmente di sé (Città di Dio) e dall’altra parte l’amore di sé, che lo spinge all’odio di Dio (Città di Satana). La storia umana è fatta dallo scontro continuo di queste due Città e di queste due filosofie, che si attaccheranno tutti i giorni sino alla fine del mondo, con alterne vicende, ma con il trionfo finale della Città di Dio.
Lutero non voleva cercare la verità e dibattere, ma voleva solo insultare, ridicolizzare, aizzare odi e rancori, essendo ripieno di odio contro Dio e quindi contro le sue creature. Il “principio e fondamento” del Luteranesimo è l’odio metafisico e demoniaco contro Dio, la sua Chiesa e le sue creature umane. Egli prima ha scatenato metà Germania contro Roma e poi i Prìncipi tedeschi contro i contadini.
La guerra contro i contadini
Per “contadini” qui si intende non solo coloro che lavoravano la terra, ma il popolo in generale che viveva nella povertà. Questo popolo prima è stato carezzato e adulato da Lutero, ma poi gli si è rivoltato contro come lui si era rivoltato contro il Papa. Il popolo ha iniziato a non obbedirgli più, allora Lutero si è schierato con i Prìncipi e li ha aizzati contro il popolo che avrebbe dovuto obbedire all’autorità sua e dei Prìncipi e non contestarla. Lutero ha incitato violentemente i Prìncipi a combattere i contadini, a “strangolarli, impiccarli, bruciarli, decapitarli” (Contro le bande brigantesche e assassine dei contadini, 1525). In una predica del 1526 Lutero ha sostenuto che “il popolo e la massa sono e restano non-cristiani” perché hanno avuto il torto di non averlo seguìto. Tutto ciò Lutero lo ha affermato mentre si era già rivoltato contro il Papa e l’Imperatore, appoggiandosi ai Prìncipi tedeschi, senza i quali il Luteranesimo non avrebbe attecchito. Circa 100 mila contadini saranno uccisi nella sanguinosa guerra mossa loro dai Prìncipi tedeschi e durata circa 8 anni. Lutero nella sua opera Se le soldatesche possano andare in Paradiso, conformemente alla sua ideologia, ha sostenuto che l’autore di tali massacri era Dio.
L’unità religiosa dell’Europa ha iniziato a morire con la Pace di Augusta (1555), la quale riconobbe ai Prìncipi protestanti il diritto di imporre ai propri sudditi il culto riformato nei loro territori (“cujus regio ejus et religio / la religione di ognuno è quella del suo re”); le ultime vestigia del Sacro Romano Impero sono state abbattute dalla Prima Guerra Mondiale, che ha rimpiazzato l’Impero o il Regno sociale di Cristo col Nuovo Ordine Mondiale o il Regno sociale di Satana. Certamente il Luteranesimo è una pietra miliare di questo Nuovo Ordine Mondiale, che è l’anticamera del Regno dell’Anticristo.
Lutero più che un’innovazione nella storia della Chiesa e dell’umanità ha segnato un’involuzione. Infatti il suo nazionalismo esasperato gli ha fatto fondare una “chiesa” nazionale, lo ha fatto rivolgere ad un solo popolo, come succedeva nel Vecchio Testamento, che è stato rimpiazzato dal Nuovo ed Eterno Testamento, in cui Gesù chiama tutti gli uomini di tutte le Nazioni ad entrare nella sua Chiesa fondata su Pietro. Lutero ha chiamato l’uomo germanico a rivoltarsi contro l’universalismo o il cattolicesimo romano. Egli ha rotto radicalmente con 1. 500 anni di Cristianesimo per ritornare al particolarismo rabbinico e giudaico, che riservava la salvezza solo a Israele.
Odio contro la Chiesa di Cristo
Lutero ha distrutto anche la struttura della Chiesa come Cristo l’ha voluta. Infatti ha rimpiazzato il Sacerdozio col laicato, ha abolito il Sacramento dell’Ordine sacro e gli altri Sacramenti, tranne il Battesimo, che però – secondo lui – non cancella il peccato originale, ma attribuisce una santità esteriore all’anima del battezzato, ossia copre il peccato originale come un tappeto copre la sporcizia che sta sotto di esso. Certamente molti ecclesiastici rinascimentali erano poco edificanti, ma Lutero ha assolutizzato ed estremizzato questo triste stato di cose e ne ha visto un’occasione per sentenziare che Dio avrebbe salvato la sua Chiesa per mezzo dei laici, perché gli ecclesiastici erano diventati del tutto indegni. Egli si è messo al posto di Cristo ed ha fondato un’altra “chiesa” essenzialmente diversa da quella del Verbo Incarnato, in cui lui ed i Prìncipi tedeschi hanno preso il posto di Pietro, degli Apostoli, dei Sacerdoti e dell’Impero.
Per volontà di Cristo i fedeli laici possono essere uniti a Dio, offrire a Lui i loro doni e ricevere da Lui le Sue grazie tramite la mediazione ascendente e discendente del Sacerdozio esercitato solo da chi ha ricevuto il Sacramento dell’Ordine sacro. Lutero ha parlato, in senso stretto, di Sacerdozio universale di tutti i fedeli, che possono confezionare e amministrare i Sacramenti senza la mediazione del Ministro che ha ricevuto l’Ordine sacro. Invece si legge nel Vangelo che Gesù ha scelto i suoi Apostoli ed ha detto: “non siete voi che avete scelto Me, ma sono Io che ho scelto voi” (Gv., XV, 16).
L’eresiarca tedesco ha contraddetto Gesù Cristo. Infatti mentre Gesù ha detto: “Tu sei Pietro e su questa pietra Io edificherò la Mia Chiesa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli. Tutto ciò chetu scioglierai sulla terra sarà sciolto nel Cielo…” (Mt,. XVI, 18-19), Lutero ha detto che le Chiavi del Regno sono state consegnate non al solo Pietro, ma a tutta la comunità dei fedeli. Da questa democrazia religiosa, che ha cercato di rimpiazzare l’istituzione del Primato monarchico del Papa, Lutero è giunto a rendere dispotico il potere del Principe. Poiché ogni Società richiede necessariamente un’Autorità, per non far cadere la Germania nell’anarchia, Lutero ha chiamato i Prìncipi a debellare i contadini che iniziavano a ribellarsi e a protestare contro di lui, proprio come lui aveva protestato contro il Papa. Il potere dei Prìncipi tedeschi divenne dispotico e tirannico, come ogni falso potere, il quale per farsi obbedire deve ricorrere all’uso smodato della forza.
Il Papato è l’Anticristo
Se per Lutero Dio è talmente malvagio da predestinare alcuni uomini all’inferno senza alcuna loro colpa è naturale che il Vicario di Dio in terra, il Papa, sia l’Anticristo e con lui i “romani”, ossia i cattolici, come egli li chiamava con disprezzo. Lutero ha negato che il Papa e la Chiesa sono superiori al Re a allo Stato come lo spirito è superiore alla materia; ha negato che il Papa ha il potere del sommo Magistero nell’interpretare la Rivelazione divina ed infine ha negato che il Papa è superiore al Concilio ecumenico (e qui si vede chiaramente la filiazione luterana del Conciliarismo gallicano, che ha imperversato durante il Grande Scisma d’Occidente ed ha dato nascita al fenomeno delle “chiese nazionali” contro la Chiesa universale o cattolica).
La sola Scrittura
San Pietro nella sua II Epistola (I, 20-21) ha insegnato che “nessuna Scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione”. Allora, ci si chiede, ha ragione Pietro o Lutero, che negando il Magistero, ha rivendicato per ogni singolo uomo la libera e soggettiva interpretazione della S. Scrittura da parte dei privati fedeli? Lutero qui non ha usato l’escamotage che ha impiegato per l’Epistola di San Giacomo definita “paglia non evangelica” negandone la canonicità, ma ha esaltato la libertà individuale solo per l’interpretazione della S. Scrittura, mentre l’ha negata (De servo arbitrio, 1525) per le opere di salvezza, nella scelta del bene o del male. Questa è una della innumerevoli contraddizioni di Lutero, fondate sul suo soggettivismo relativista che lo ha portato a dire tutto e il contrario di tutto e a lasciar libero ognuno di regolarsi come meglio crede. Tuttavia se ognuno legge e interpreta la Bibbia come meglio crede, ne segue che il significato della Scrittura è indefinito, non è preciso e non è quello datoci dal consenso, moralmente unanime, dei Padri ecclesiastici. In questo caso Dio avrebbe parlato a vuoto, avrebbe detto cose che non hanno un significato preciso, ma ciò è assurdo ed è una bestemmia contro l’Onniscienza divina.
Anche qui si nota come Lutero ha cancellato con un colpo di spugna 1. 500 anni di storia del Cristianesimo. Egli ha mantenuto la “Sola Scrittura”, ha elimina la Tradizione, i Commenti dei Padri ecclesiastici, l’interpretazione del Magistero, l’Autorità del Papa come Vicario di Cristo e successore di San Pietro. Ha ricominciato tutto da zero, come se nulla fosse esistito, tranne la Scrittura che ognuno interpreta a modo suo e le fa dire ciò che più gli aggrada. Giustamente Angela Pellicciari nota che “un solo frate che va contro tutta la Cristianità di un migliaio di anni deve essere nell’errore” (cit., p. 77).
La personalità di Lutero e dei protestanti è la medesima del rivoluzionario e dello gnostico: la presunzione di essere gli unici, i primi a capire qualcosa sull’uomo e su Dio e conseguentemente il desiderio di voler rifare tutto sin dalle fondamenta. Tutto riparte da zero, tutto è nuovo dopo aver distrutto l’ordine antico, anche lui ha posto una pietra per la costruzione del Nuovo Ordine Mondiale, che dovrebbe ergersi sulle rovine della Chiesa romana e “appianare le vie” all’Anticristo.
Lutero e l’ebraismo
All’inizio della rivolta contro Roma (1517) Lutero è stato ben disposto verso l’ebraismo post-biblico, nemico giurato del Papato, ma a partire dal 1543 ne è divenuto avversario acerrimo.
La prima fase filo-giudaica è vissuta da Lutero nell’ottica della futura conversione d’Israele grazie alla restaurazione luterana del vero Cristianesimo, che sarebbe stato corrotto dal Papato, il quale aveva impedito così l’adesione degli ebrei al Cristianesimo.
Ma quando gli ebrei, nonostante la presunta pura predicazione di Lutero del vero Cristianesimo anti-romano, attorno al 1543 hanno rifiutato di convertirsi allora Lutero ha scritto due libretti (Contro gli Ebrei; Degli Ebrei e delle loro menzogne) in cui li ha condannati spietatamente e senza speranza di una futura conversione, che pure è divinamente rivelata in San Paolo (Rom., XI, 26).
La dottrina luterana sull’ebraismo non è quella dell’anti-giudaismo teologico (fondato sulla divinità di Cristo e sulla SS. Trinità), che la Chiesa ha insegnato sin dalla sua nascita, ma è quella di un violento antisemitismo biologico e razziale. Lutero ha scritto che gli ebrei sono “cani sanguinari”. Quindi in pratica “è utile bruciare tutte le loro sinagoghe, tutte le loro case private” (Degli Ebrei e delle loro menzogne). Infine tre giorni prima di morire, il 15 febbraio del 1546, Lutero ha scritto la sua ultima opera titolata Ammonimento ai Giudei, in cui ha asserito che, se gli ebrei si ostinano a non convertirsi al vero Vangelo luterano, “non debbono essere tollerati”.
Conclusione: “Alla fine il Mio Cuore Immacolato trionferà!”
La dottrina luterana può essere definita come un errore intriso di odio verso Dio giusto Giudice. La Madonna a Fatima, nel maggio del 1917 esattamente 400 anni dopo la rivolta luterana, aveva predetto che se gli uomini non si fossero convertiti dal peccato l’errore sarebbe stato sparso in tutto il mondo (v. Rivoluzione bolscevica, ottobre del 1917), la Chiesa sarebbe stata perseguitata e sarebbe passata attraverso una “notte” paragonabile a quella dei sensi e dello spirito; però aveva anche promesso che Ella avrebbe trionfato sopra le forze del male, le quali 400 anni prima – nel 1517 – in Lutero hanno avuto uno dei più grandi rappresentanti.
L’uomo avrebbe potuto evitare un castigo divino imminente (Guerra civile spagnola, Seconda Guerra Mondiale) se si fosse convertito dai propri peccati e se la Russia fosse stata consacrata al Cuore Immacolato di Maria, ma dobbiamo constatare che la consacrazione non è stata fatta come la Madonna aveva chiesto ed inoltre che 100 anni dopo (2017) la situazione morale dell’umanità lungi dalla conversione è peggiorata in maniera impressionante.
Quindi il castigo è invitabile come lo fu ai tempi di Noè, della Torre di Babele e di Sodoma, ma dopo vi sarà il trionfo di Gesù per Maria. Questo trionfo non riguarda la fine del mondo, in cui Gesù “verrà a giudicare i vivi e i morti”, ma la fine del “mondo moderno” (di cui Lutero è il massimo rappresentante nell’ordine religioso). Il trionfo sarà un periodo in cui Cristo, tramite la Sua Chiesa, tornerà a regnare socialmente sugli Stati che avevano iniziato ad abbandonarlo già alla fine del medioevo.
La Modernità è una prefigurazione del Regno dell’Anticristo finale e della grande apostasia, che porteranno l’umanità alle soglie del Giudizio universale e della fine del mondo. Siccome la Modernità ha distrutto pian piano il Regno sociale di Cristo, la sua fine dovrà conoscere un ritorno della Regalità non solo individuale e privata ma anche sociale di Cristo e della Sua Chiesa. Quindi il “Trionfo” di Maria consiste in una ricristianizzazione degli Stati e delle Nazioni che avevano voltato le spalle a Cristo Re dell’Universo.
L’attuale protestantizzazione dell’ambiente ecclesiale cattolico, che è iniziata col pan-ecumenismo del Vaticano II ed ha toccato il suo zenit con Bergoglio, ha eclissato l’elemento divino della Chiesa e ha lasciato scoperto solo il lato umano nelle sue parti meno belle. Il Regno di Cristo tramite Maria sarà una eccellente contro-riforma, che risanerà le ferite inflitte alla Chiesa e alla Cristianità da oltre 700 anni di Rivoluzione filosofica, religiosa e politica.
Tutto ciò non può produrlo la sola mano dell’uomo, ma soltanto un miracolo dell’Onnipotenza divina, la quale vuole servirsi della nostra cooperazione di “servi inutili e peccatori”, miracolo predetto da Maria nel suo “Trionfo”, che segna la fine della Modernità.
d. Curzio Nitoglia

1 È disputato se Roma sia sede di Pietro per diritto divino o ecclesiastico: vale a dire se Gesù abbia scelto Roma come Sede della sua Chiesa, oppure la scelta l’abbia fatta Pietro. La prima tesi è sostenuta da S. Roberto Bellarmino, che si fonda su S. Marcello I e S. Ambrogio. Monsignor Antonio Piolanti scrive così: «Ci si chiede quale legame esista tra la Sede di Roma e il primato di governo nella Chiesa. È insostenibile che tale legame sia dovuto ad un semplice fatto storico e dipenda dall’arbitrio della Chiesa, che potrebbe scioglierlo, riconoscendo il primato ad un altro Vescovo, anche contro la volontà del Romano Pontefice. […] Sembra esagerata l’affermazione di Melchior Cano, Gregorio di Valenza e soprattutto di S. Roberto Bellarmino, secondo cui la scelta della Sede di Roma sia stata indicata esplicitamente da Cristo. Con minore probabilità […] si è pensato (Paludano, Soto, Bañez) che S. Pietro abbia scelto Roma come Sede definitiva per pura deliberazione personale, onde, con la stessa libertà, il suo successore potrebbe trasferirsi ad altra Sede. Comunemente si ritiene che la scelta di Roma non fu senza una speciale provvidenza divina […] (Franzelin, Palmieri, Billot …). Pertanto nessuno può mutare tale scelta, neppure il Papa; in qualunque luogo risieda (ad es. ad Avignone) egli è sempre il Vescovo di Roma» (A. Piolanti, Primato di S. Pietro e del Romano Pontefice, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1953, vol. X, coll. 17-18).
2 La professoressa Margherita Guarducci ha studiato profondamente la questione, lavorando a partire dal 1952 nei sotterranei della Basilica Vaticana, riuscendo a decifrare gli antichi graffiti sotto l’Altare della Confessione nel 1958 ed infine a identificare le reliquie di S. Pietro nel 1964 (cfr. M. GuarducciLa tomba di Pietro. Una straordinaria vicenda, Rusconi, Milano, 1989; Id., Le reliquie di Pietro in Vaticano, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1995; Id., Le chiavi sulla pietra, Piemme Casale Monferrato 1995; Id., Il primato della Chiesa romana, Rusconi Milano 1991).
3 Sermo IV de natali ipsius, cap. II; PL 54, 150 B.
4 PL 15, 1942 AB.
5 Cfr. R. Garcia-Villoslada2 voll., Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1985.
6 Lutero esalta l’eroismo del popolo germanico e lo contrappone alle popolazioni ellenistico/latine mediterranee e specialmente all’antica Grecia e a Roma. Il medesimo spirito lo si ritrova nel Gallicanesimo con l’esaltazione della Francia al di sopra della Chiesa e di tutte le altre Nazioni. Da qui deriva la “de-ellenizzazione” del Cristianesimo “riformato” e l’antimetafisica del Luteranesimo. Non ci si deve stupire se il Protestantesimo ha attecchito nei popoli anglosassoni dell’Europa del nord e non in quelli mediterranei e latini dell’Europa centrale e meridionale.