ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 9 giugno 2017

La vittoria dei prepotenti


“ACCONTENTATELO” 

La vittoria dei prepotenti – Avendo letto ciò che ho scritto contro la Comunione sulla mano, un diacono, che non conosco, mi ha telefonato da una città lontana per ringraziarmi e per dirmi la sua amarezza per quello che sta succedendo nella sua parrocchia.
«Io, pur essendo ministro dell’Eucaristia, – mi ha detto quel diacono – quando mi trovo in chiesa come semplice fedele, non faccio mai la Comunione sulla mano. Da qualche mese però il mio parroco pretende che tutti ricevano in mano il Corpo del Signore. Lo ha detto chiaramente, in tono molto secco, a tutte le Messe. Io ho provato a dirgli che non è in suo potere far questo, perché sarebbe un privare alcuni fedeli di un diritto che la Chiesa riconosce loro. È stato come parlare al vento; anzi si è seccato e mi ha ribattuto che il compito di comandare in parrocchia spetta ai parroci, non ai diaconi e tanto meno ai laici. Anche molti fedeli sono piuttosto infastiditi da questa pretesa del parroco. Alcuni, piuttosto che ricevere il Corpo del Signore in mano, rinunciano a fare la Comunione, altri cambiano chiesa, altri ancora, più remissivi, subiscono e tacciono, se non vogliono sentirsi rispondere in malo modo. Cosa posso fare per difendere questi poveri fedeli “violentati” da tanta arroganza?». 

     Segnalazioni simili a questa ne ricevo in continuazione da varie parti d’Italia. Quando i Vescovi italiani hanno dato il “permesso” di ricevere la Comunione sulla mano, hanno anche precisato che altre cose non venivano permesse, come ad esempio: imporla a tutti sulla mano, o che i fedeli si prendano l’Ostia da soli e tanto meno che la intingano nel Vino consacrato. La cagnara che sta succedendo dimostra, se ce n’era bisogno, che i nostri Vescovi sono stati degli “illusi”.
     Credevano… pensavano... speravano… che tutto finisse lì, con la possibilità, per chi voleva, di ricevere la Comunione in mano e che non si andasse oltre con delle “autoconcessioni”. Avevano così poca esperienza dell’uomo da non sapere che “l’appetito vien mangiando” e che chi ha fame non di libertà, ma di libertinaggio, quanto più gli si concede, tanto più pretende! Non si sono accorti che eravamo già entrati in un clima di così grave anarchia, per curare la quale non servivano i compromessi e le mezze concessioni, ma il coraggio di usare l’autorità con mano ferma e con proibizioni vincolanti! Che i compromessi e le mezze concessioni, invece di curare il male lo avrebbero aggravato, i nostri Vescovi non hanno saputo o voluto prevederlo. E ora stiamo pagando le conseguenze di tanta inesperienza e di tanta debolezza!
     Ormai i “ribelli” impongono tutto ciò che vogliono a chiunque, sapendo di poter contare sull’immunità che, nella Chiesa, viene concessa ai più prepotenti e arroganti. Chi riesce più a riportarli all’obbedienza delle norme stabilite e al rispetto dei diritti dei fedeli? Nessuno! Non c’è Vescovo che tenga! Non c’è Papa che tenga! Non c’è Gesù Cristo che tenga! Fanno sempre, solo e tutto ciò che vogliono a dispetto di chiunque!!! Davanti alla richiesta di quel diacono: «Cosa posso fare per difendere questi poveri fedeli “violentati” da tanta arroganza?», non potevo non rispondere. Ma che cosa rispondere? La cosa più ovvia: «Chieda udienza al Vescovo e quello che ha detto a me lo dica a lui, pregandolo di intervenire, di chiamare quel parroco e di parlargli per ricordargli il diritto dei fedeli di ricevere l’Eucaristia in bocca. Può darsi che davanti al Vescovo, deposta l’arroganza che ha con i suoi parrocchiani, comprenda e si decida a cambiare». Che altro potevo dirgli? La risposta è stata: «L’ho già fatto, ma non è servito a nulla. Io lavoro in un ufficio della curia ed ho modo di vedere il Vescovo quasi tutti i giorni. Quando gli ho presentato la situazione per filo e per segno, come ho fatto con lei, mi ha risposto: “Accontentatelo. È un po’ originale, ma tutto sommato è un buon prete. Per amor di pace, lasciatelo fare”».
     Confesso che me l’aspettavo. Il consiglio di rivolgersi al Vescovo gliel’ho dato solo perché quel diacono non pensasse a un mio pessimismo preconcetto e perché toccasse con mano a quale livello di rassegnazione e di passività si sono ormai adattati i Vescovi.
Strategia devastante – Evidenziano le buone qualità («tutto sommato è un buon prete») per minimizzare il problema... minimizzano il problema per non sentirsi costretti a intervenire… non vogliono proprio intervenire (e se lo fanno lo fanno solo con blandi consigli e non con ordini precisi e perentori) per non farsi dei nemici. Questo modo di procedere non è più governare il gregge di Cristo fino al sacrificio di sé, ma è un cercare se stessi, il proprio quieto vivere fino all’abbandono del gregge. Nel caso in questione il Vescovo non ha dato torto a chi ha legittimamente protestato (e così ha raccolto un primo brandello di consenso), ma nei confronti del prete ribelle si è rifiutato di intervenire e non gli ha imposto il rispetto delle norme della Chiesa (e così ha raccolto un secondo brandello di consenso) e... due brandelli di consenso fanno un consenso pieno... o quasi... e il gioco è fatto! Quel Vescovo, sottovalutando il “capriccio” di quel parroco: 1°) non garantisce il rispetto dovuto all’Eucaristia, che viene lasciata in balia della fantasia e della “creatività” di ogni prete; 2°) mina l’autorità della Chiesa, le cui norme, in questo e in altri campi, non appaiono più vincolanti; 3°) deforma la coscienza di quel prete, che sarà sempre più portato a credersi in diritto di far tutto ciò che vuole; 4°) pone le premesse per un peggioramento della situazione, in tutti gli altri campi; 5°) genera sfiducia nei laici, che vedono accontentati i prepotenti e ignorati i loro diritti; 6°) favorisce il conflitto tra i laici e i loro preti, a scapito dell’armonia che dovrebbe esserci nella comunità; 7°) fa venir meno la testimonianza dell’amore fraterno anche davanti ai lontani.
     Crisi su tutto il fronte – Se oggi i nostri Vescovi chiudono gli occhi sistematicamente davanti alla violazione delle norme che riguardano l’Eucaristia, che è la “ricchezza” più grande della Chiesa, come possono non chiuderli davanti ad altre cose di “minore” importanza? Visto il dilagare di situazioni gravemente anomale di questo tipo, e il “puntuale” non intervento dei Pastori, non è esagerato affermare che oggi la Chiesa è paralizzata: non reagisce più davanti ad alcun sopruso dei suoi preti. E questo perché ha messo in soffitta il potere del governo. Ai suoi Apostoli e ai loro successori Gesù ha affidato non due, ma tre compiti: 1°) il potere di insegnare la Verità; 2°) il potere di santificare le anime con i Sacramenti; 3°) il potere di governare, imponendo doveri o divieti a tutti i fedeli, preti compresi. Ma oggi, al posto del potere del “governo”, che sembra diventato un “optional”... non necessario… forse nemmeno utile… o addirittura dannoso… è subentrato uno scialbo e “impotente” potere del “consiglio”! Eliminando, di fatto, uno dei tre poteri che Gesù ha dato ai Pastori di anime, si è dato vita a una Chiesa mutilata, che non vede, non sente, non parla e… non interviene neanche davanti alle situazioni più gravi. È la strada giusta che porta all’agonia... altro che “primavera della Chiesa”, preannunciata da falsi profeti interessati! Pertanto non illudetevi che il Vescovo intervenga... se un prete dice che l’inferno o non c’è o se c’è è vuoto; se un prete dice che non crede nella verginità della Madonna o che non crede nei Santi; se un prete dice che gli angeli non esistono; se un prete dà la Comunione ai divorziati risposati; se un prete insegna ai suoi ragazzi che sono leciti i rapporti prematrimoniali; se un prete si dichiara apertamente favorevole all’aborto; se un prete, nella sua sala parrocchiale, proietta pornografia; se un prete lascia rappresentare nel suo teatro una commedia blasfema come “Mistero Buffo” di Dario Fo.
     Qualche domanda – Davanti allo sconquasso che si va allargando ogni giorno di più, causato dal peccato di omissione di chi, dovendo intervenire, non interviene, mi chiedo:
     – C’è oggi un punto fermo nella Chiesa che sia da tutti accettato? No, assolutamente!
     – Questa è ancora la Chiesa di Gesù Cristo? Sì, ma purtroppo in condizioni disastrose.
     – Come sperare di realizzare l’unione con i cristiani separati, se non siamo nemmeno capaci di mantenerci uniti tra noi cattolici nella Verità?
       – E come mantenere l’unione tra di noi se il Vescovo, che è stato scelto da Cristo come centro di comunione tra i fedeli, si rende latitante con una tolleranza che non gli è consentita verso i distruttori di unità?
      – E se non provvede il Vescovo a sanare certe situazioni, chi potrà farlo? In nome di quale autorità?
     – E se il Vescovo non vuole fare.., e nessun altro può fare.., che ne sarà di questa povera Chiesa di Cristo?
      Se non ci fosse la promessa di Gesù a garantirne comunque la sopravvivenza, potremmo già rivolgerci a una ditta di pompe funebri per organizzarne il funerale! Con grande gioia dei suoi nemici.., esterni ed interni che, purtroppo per loro, resteranno a becco asciutto!

di don Enzo Boninsegna*

* tratto da “Combatti la buona battaglia – 2”, pro-manuscripto, Verona 1998

http://www.presenzadivina.it/286.pdf