ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 23 giugno 2017

Mestolate di nouvelle cuisine/nouvelle theologie


Topo di gomma in piatto di lenticchie


(OVVERO IL CRISTIANESIMO SECONDARIO NELLE RICETTE DEL GRANDE INQUISITORE)
« La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù ».
(Gen 27,22)


Non solo non sarei abbastanza santo da riuscire a pregare se attorno a me piovessero pietre, ma non sono proprio in grado di pregare nemmeno quando intorno a me si fa una non esattamente involontaria parodia della liturgia. Un qualsiasi rito celebrato senza osservarne le regole infatti non è un rito. E non è neppure una novità. Perciò, per continuare a scrivere (e leggere) certe cose abbiamo bisogno di una discreta dose di ingenuità. Quindi ce ne stiamo qui al caldo seduti, con un’espressione fissa come la facciata di un penitenziario texano. Se non per altro, almeno perché la nostra esistenza spirituale, regnante Francesco, ha preso ormai la magra silhouette di una condanna a vita.

Poi c’è ancora chi si scandalizza perché, durante una confessione (probabilmente troppo pia), il nostro don Ariano ha fatto schizzar fuori un topolino di gomma, mettendo così in fuga la povera fedele terrorizzata. E non assolta. Ormai, dall’anarchismo ermeneutico in materia di teologia e dalla spettacolarizzazione della liturgia, siamo mestamente giunti alla ridicolizzazione dei sacramenti.

Inutile farsi le budella di stagnola, a me pare del tutto coerente. D’altra parte è anche vero il fatto che, se cotanta cattolicità continua a partecipare a Messe sacrileghe in cui si nega ontologicamente ogni Sacrificio, vuol dire che cotanta cattolicità non era poi tanto cattolica nemmeno prima.
L’estrazione del topo di gomma in confessionale, infatti, è solamente la pistola fumantela prova materiale che si sono spiritualmente ingollati il piatto di lenticchie con tutta la primogenitura. La minestra fumante è il piatto preparato dai vari gastroteologi à la page preoccupati di far prevalere i poveri bisogni della carne su quelli dello spirito. Compagni di banco di quelli che Cornelio Fabro chiamava pornoteologi, a me piace individuarli semplicemente come teologi da minestra, alla Esaù: «Ecco, sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?» (Gen 25:32). Sono i deleteri teorici del cristianesimo secondario, o sociologico. Cercano la salvezza in una minestra, cercano la vita eterna nel fare e non nella fede, cercano il Paradiso nel mondo, ignorando o fingendo di ignorare che il Paradiso Terrestre non è nel futuro, ma nel passato.

Nel passato rischia così di finire l’intera Chiesa cattolica, soppiantata a mestolate di nouvelle cuisine/nouvelle theologie dalla neochiesa o anti-chiesa, esito di quel grande movimento di apostasia che si sta organizzando da circa un secolo in ogni paese al fine d’istituire un’unica chiesa mondiale che non abbia dogmi, né freni, fino al ritorno a un paganesimo diabolico (a rischio d’antropofagia), e il cui primo stadio è quello della confusione generalizzata. Il cristianesimo secondario è invero la confusione fra religione e civiltà.

Il cristianesimo secondario è oggi elevato a ideologia, secondo cui la Chiesa (nella fattispecie postconciliare) viene orientata all’immanenza tendendo ad includere i valori “umani” nella religione e costretta a trascurare il proprio compito, primariamente trascendente, che è la salvezza delle anime. Così, mentre non si scomunica più nessuno per eresia, lo si vorrebbe fare per corruzione – oh che cruditè –, e, per quanto riguarda la “charcuterie”, da decenni siamo costretti ad assistere a sproloqui come ”la Chiesa che ha per centro l’uomo” o “la religione fa diventare l’uomo più uomo” che è un’affermazione impropria perché non si danno gradi a un sostantivo (essere uomo non è condizione quantitativa, ma al limite qualitativa).

Ora, per quanto la religione abbia per effetto, fra gli altri, la civiltà, il modo contemporaneo afferma tuttavia una posizione di indipendenza – soprattutto da Dio –, di “aseità”, con la pretesa di autoporsi. Per questo motivo, durante il post-concilio, è avvenuta una modifica sostanziale della Chiesa Cattolica, come spiega in “ Iota Unum” Romano Amerio: «La Chiesa sembra paventare di esserne rigettata, come positivamente è rigettata da una frazione grande del genere umano. Allora essa viene decolorando la propria peculiarità assiologica e colorando viceversa i tratti che essa ha comuni col mondo: tutte le cause del mondo diventano cause della Chiesa. Essa porge al mondo il proprio servizio e tenta di capeggiare il progresso del genere umano». In ciò il filosofo fu profetico. Il vertice di questo movimento è oggi Bergoglio, ormai unico punto di riferimento del progressismo mondiale (o perlomeno chiunque sia l’autore dell’Enciclica “Laudato sì”), la grande tavolata dove si rinnova l’opzione per il piatto di lenticchie.

Nel nostro tempo la filosofia ha raggiunto il livello più basso di irrazionalismo con il quale guarda con disprezzo assoluto a Dio e alle Verità eterne, ma chi voglia negare il soprannaturale del cristianesimo, cioè l’azione concreta di Dio nelle anime tramite la Grazia, e il fine soprannaturale dell’uomo (e quindi della Chiesa stessa), ne nega l’essenza, tolta la quale, riduce la religione a strumento nel mondo, del mondo e per il mondo. Questa inversione della prospettiva finale è la dimostrazione di non aver capito niente dell’intero millenario, benedetto, piano di Dio (il cattolicesimo non è una religione hegeliana del divenire storico!). Già Romano Amerio individuava il doppio errore: 1. Errore teologico: epocazione del trascendente. «Quindi: prospettiva finale puramente terrena, riduzione del Cristianesimo a mezzo, apoteosi della civiltà». 2. Errore eudemonologico (per la verità non inferiore), che pretenderebbe il godimento dei beni terreni, quelli onesti ( scilicet), sia maggiore e più fermamente sicuro nella religione che altrove, dimenticando che «il concetto di una Chiesa felicitante il genere umano nella vita del tempo è opposto al Vangelo che non armonizza, ma contrappone cielo e terra o, più esattamente, riguarda questa sotto un aspetto meramente relativo a quello e il cielo sotto una spetto meramente assoluto riguardo alla terra e relativo soltanto riguardo a Dio».

Tramite generici pretesti tipo di libertà e dignità umana, di una fantomatica pace mondiale, questi organismi proteiformi, nipotini dei modernisti, galleggiano come topi di gomma in un paiolo di minestra nella crisi della Chiesa, derivata dalla mancanza di un insegnamento chiaro e dal persistere del vecchio dissenso intestino fra i preti (e fra laici), che, se li spremi, spruzzano modernismo bollente. Smascherati, ma tollerati per troppi anni, hanno continuato a covare sotto pressione e sviluppare pseudo ideali camuffati da diritti umani e dottrine aliene alla Chiesa Cattolica. Così il Modernismo, troppo a lungo incubato all’interno della Chiesa Cattolica, è come cotto al vapore e poi esploso, creando un’anti-chiesa.

Come è noto, già Paolo VI parlò del “fumo di Satana” nella Chiesa e Suor Lucia di Fatima disse che l’apostasia nella Chiesa sarebbe cominciata dai vertici, confermando le rivelazioni di La Salette. Meno conosciuta, forse, una profezia di mons. Fulton Sheen: «Il Falso Profeta avrà una religione senza croce. Una religione senza un mondo a venire. Una religione per distruggere le religioni. Ci sarà una chiesa contraffatta. La Chiesa di Cristo [la Chiesa cattolica] sarà una. E il falso profeta ne creerà un'altra. La falsa chiesa sarà mondana, ecumenica e globale. Sarà una federazione di chiese. E le religioni formeranno un certo tipo di associazione globale. Un parlamento mondiale delle chiese. Sarà svuotato di ogni contenuto divino e sarà il corpo mistico dell'Anticristo. Il corpo mistico sulla terra oggi avrà il suo Giuda Iscariota, e sarà il falso profeta. Satana lo assumerà tra i nostri vescovi».

L’anti-annuncio dell’anti-chiesa in molti casi, uditi in innumerevoli parrocchie, non si distingue affatto dall’ideologia secolare che ha rovesciato la legge naturale e con essa i Dieci Comandamenti, e ormai i sacerdoti si vergognano della legge morale universale, come aveva del resto già amaramente denunciato Benedetto XVI. Ci si vergogna dell’antica Dottrina rifiutando quel paradigma cristiano Sì Sì/No No, che, connesso al principio di non contraddizione, esprime chiarezza e certezza delle cose credute, per rifugiarsi in comodi quanto vacui afflati d’umane consolazioni. La dottrina diviene così un ideale evanescente. Come nel caso del matrimonio cattolico smerciato all’ingrosso col generico possibilismo dell’idioma teologico ambiguo e noioso di Amoris Laetitia. Un linguaggio che, se fosse un brodo, saprebbe di dado.

Ormai, una volta messi insieme tutti gli ingredienti, non si capisce più quale sia la Chiesa di Cristo. 
Tutto sommato, inoltre, questo atteggiamento a me ricorda molto un aspetto del Grande Inquisitore dostoevskiano, una sorta di precursore dell’anticristo che, secondo la convinzione della Russia zarista, verrà sotto le spoglie del Grande Umanitario; un benefattore che parlerà di pace, prosperità e abbondanza non come mezzo per condurci a Dio, ma come fini in sé. Gonfio di tutto il suo amore per l'umanità, avrà un grande segreto che egli non dirà a nessuno: egli non crede in Dio. Non ne difende i diritti, ne storpia la parola, arcuandone la divinità lo vorrebbe abbassare a benevoli quanto fiacchi costumi umanitari, soppiantando l’autentico messaggio evangelico.

La tragica pretesa del Grande Inquisitore è quella di correggere l’opera di Cristo:«Ma io ho aperto gli occhi, e non ho voluto servir la follia. Ho virato di bordo, e mi sono aggregato alla schiera di quelli che hanno corretto le Tue gesta». Ritenendo ormai impraticabile per cristiani la strada indicata da Cristo, mentendo, vuole sostituire la strada impervia, la porta stretta della libertà, con la strada facile del servilismo felice, permettendo anche di peccare: «Diremo che ogni peccato, se commesso col nostro consenso, sarà riscattato, che permettiamo loro di peccare perché li amiamo e che, in quanto al castigo per tali peccati, lo prenderemo su di noi. Così faremo, ed essi ci adoreranno come benefattori che si saranno gravati coi loro peccati dinanzi a Dio».

È il progetto di concedere almeno la felicità terrena ad un’umanità che sarebbe comunque incapace di raggiungere quella eterna: «Sai Tu che passeranno i secoli e l’umanità proclamerà per bocca della sua sapienza e della sua scienza che non esiste il delitto, e quindi nemmeno il peccato, ma che ci sono soltanto degli affamati? “Nutrili e poi chiedi loro la virtú!”, ecco quello che scriveranno sulla bandiera che si leverà contro di Te e che abbatterà il Tuo tempio». E chi avrebbe pensato che questo progetto, che prevede la trasformazione del comandamento evangelico in una morale orizzontale più accessibile all’uomo, sarebbe partito dalla Chiesa stessa? Non più una divina istituzione, ma un’associazione a misura di umanità. Se l’anti-Chiesa dovesse riuscire a requisire tutto lo spazio della vera Chiesa, i diritti dell’uomo soppianteranno i diritti di Dio attraverso la dissacrazione dei sacramenti, il sacrilegio della Messa, la profanazione del santuario e l’abuso del potere apostolico. I cattolici, invece, verranno denigrati, inquisiti, disprezzati e calunniati, marginalizzati e poi, quando ancora non si piegheranno, perseguitati all’interno della Chiesa stessa.

La religione è così ridotta a una fantocciata, a un gioco di ruolo pacchiano in cui il sacerdote, sminuito lo spirito evangelizzatore come proselitismo e solenne sciocchezza (“decolorando la propria peculiarità assiologia”) pretende di essere una sorta di venerabile Dungeon’s master, un burattinaio che si occupa della raccolta fondi per il Mato Grosso di turno, ora un moralizzatore proibizionista protestante, ora un calmante ansiolitico di ogni scrupolo teologico legato all’aldilà, e sempre un riduttore al fine ultimo di qua che sono soldi e minestra per tutti, pacche sulle spalle, grandi sorrisi e volemose bene. In ultima drammatica istanza un pastore che non pasce il gregge, proteggendolo dal lupo, ma che inganna le pecore dicendole pastori, o molto più semplicemente negando loro l’esistenza del lupo. Possiamo chiamare questa Chiesa: Chiesa di Giuda, Chiesa di Saruman, Chiesa di Esaù o Chiesa di Bergoglio.

Ma nella prospettiva cristiana prima viene la fede e poi la morale: non si può annunciare la morale cristiana se non si crede in Gesù come Figlio di Dio, risorto da morte e realmente presente nell’Eucaristia fino alla fine del mondo. 
Il fatto è che questi buontemponi parabolici dei modernisti hanno stancato, sinceramente. Dovrebbero almeno sapere, attingendo qualche cucchiaiata dai propri approfondimenti sociologici e storico-critici, che la lealtà è come la verginità: persa una volta, persa per sempre. Ergo, anche se sul piano del successo mondano sembrano trionfare, pure per loro vale il detto «i migliori piani di uomini e topi vanno spesso in rovina…». Infatti, tanto per restare a “I Fratelli Karamazov”, anche per noi come «per i veri Russi il problema dell’esistenza di Dio o dell’immortalità, oppure le stesse questioni da un altro punto di vista, sono le più importanti e urgenti, e così deve essere».

Quindi non scoraggiamoci, perché il lato positivo di tutta la faccenda è che l’avvento di Francesco, il vescovo vestito di bianco autodichiarato, si potrebbe rivelare, nell’ordine divino delle cose, una benedizione. E’ da oltre cent’anni che questo conflitto cuoce in pentola in seno alla Chiesa: fu rivelato a Papa Leone XIII, contenuto da San Pio X, scodellato dal Vaticano II. Se lo spirito ammuffito e stantio degli anni Settanta è risorto, portando con sé altri sette demòni, è anche vero che l’odierno disastro rientra nel piano di salvezza: ora i nemici della Chiesa all’interno della Chiesa si sentono talmente sicuri da essere totalmente esposti. Li vediamo alla luce del sole immersi nei loro capricci gastroteologici, che siano ricette terzomondiste riscaldate, coperchietti sofistici per tutti i pentolini del diavolo, discorsi blasfemi in salsa umanitaria. C’è da chiedersi se non siano davvero questi tempi di cui ha profetizzato San Paolo durante i quali «non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole» (2Tm 4,3).

Noi non ci scoraggiamo, perché i figli delle tenebre sono più scaltri (Luca 16,18), ma solo nel loro genere, nelle cose del mondo, mentre il tempo è di Dio e potrebbe venire un tempo che reca in sé una purificazione, o magari invece che un Papa nero, un Papa russo. O un tempo in cui il Signore non mancherà di suscitare fra noi qualcuno con la voce di Giacobbe benché le mani siano di Esaù, che sbugiarderà i sofismi degli eretici con parole di fuoco, perché: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me» (Mt 10, 37-38). E noi lo seguiremo perché «Il segreto dell’esistenza umana infatti non sta solo nel vivere, ma in ciò per cui si vive. Senza un concetto sicuro del fine per cui deve vivere, l’uomo non acconsentirà a vivere e si sopprimerà piuttosto che restare sulla terra, anche se attorno a lui non ci fossero che pani». 
di Matteo Donadoni
http://www.campariedemaistre.com/2017/06/topo-di-gomma-in-piatto-di-lenticchie.html