ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 8 giugno 2017

Transchurch

Cardinale Kasper: la Chiesa cattolica deve diventare protestante


L'ultra liberale cardinale Walter Kasper, uno fra i più ascoltati consiglieri di papa Francesco, scrive su L'Osservatore Romano che "il programma ecumenico dovrebbe essere formulato nei seguenti termini: un cattolicesimo evangelico e un protestantesimo cattolico".
Secondo lui, protestanti e cattolici appartengono al "solo e unico corpo di Cristo, cioè la Chiesa". Kasper conclude: "Se non vogliamo che le Chiese si svuotino ancora di più, dobbiamo concentrarci sul nucleo". Non ha specificato ciò che ritiene essere "il nucleo".

L'esperienza mostra che i suggerimenti di Kasper sono una ricetta per le congregazioni che scompaiono, che si riducono o che invecchiano troppo.

Foto: Walter Kasper, © Mazur/catholicchurch.org.uk, CC BY-NC-SA#newsSdsrsnkzln

Comunione ai divorziati risposati: la possibilità arriva dal futuro Vescovo di Fidenza


“Presentazione del documento con particolare attenzione all’amore nel matrimonio e nella famiglia”. Questo il titolo della serata di presentazione dell'Esortazione Apostolica di Papa Francesco Amoris Laetitia tenuta presso la parrocchia San Giovanni Battista a Carpenedolo da Don Ovidio Vezzoli, sacerdote bresciano e futuro Vescovo di Fidenza. Da marito e padre di tre figli ho partecipato all’incontro pensando che lo stesso fosse finalizzato a mettere in luce la bellezza e la verità del matrimonio cristiano, inteso come unione indissolubile tra un uomo e una donna.

Purtroppo, per larghi tratti della serata, ho come percepito che l’incontro non mi riguardasse, che la preoccupazione fosse un’altra, cioè quella di trattare, “i casi più complessi”, evidenziando la netta differenza tra l’approccio di Amoris Laetitia rispetto a molte altre occasioni in cui il magistero della Chiesa ha approfondito il tema della famiglia e del matrimonio.
Su questo aspetto Don Vezzoli ha citato il Decreto Tametsi approvato dal Concilio di Trento che sanciva l’invalidità del matrimonio celebrato senza la presenza di una prete cattolico. Don Vezzoli ha ribadito il tono “legalistico, formale” del Decreto che “rimaneva all’esterno”, “preoccupandosi solo di stabilire se il matrimonio era valido o non valido, se corrispondeva alle leggi della Chiesa o meno”. Subito dopo Don Vezzoli ha citato la Casti Connubii di Pio XI affermando che “…il problema era mettere in evidenza che il rapporto coniugale, sessuale, all’interno del matrimonio deve essere sempre aperto alla vita e deve avere una connotazione di cooperazione al disegno di Dio, all’opera della creazione di Dio, mettendo bene in evidenza situazioni che andavano contro la morale cattolica, cristiana, situazioni non conformi alla tradizione della Chiesa. Un modo di procedere, potremmo dire, negativo, che mette in evidenza tutti gli aspetti contrari. E’ come se io leggessi un documento e mi sentissi soffocare e mi sentissi costantemente in colpa. Se tu leggi Amoris Laetitia la percezione non è certo quella legalistica, di chi si sente soffocare”. 

Personalmente non ho mai percepito come soffocante il magistero della Chiesa sulla famiglia e sul matrimonio (l’unica cosa veramente soffocante era il caldo della serata…), al contrario penso che il nostro infinito desiderio di felicità, bellezza e verità possa compiersi solamente nella sequela di Cristo, della Chiesa e del suo bimillenario magistero che non è fatto di regole, come molti dicono, ma di insegnamenti per la nostra salvezza. Il respiro diventa più affannoso, l’aria comincia a mancare non in presenza di certezze, ma, al contrario, quando regna la confusione e tutto diventa relativo.

Durante tutta la serata ho percepito come se vi fosse l’intenzione di distinguere il passato della Chiesa, fatto di regole, pregiudizi e chiusura mentale da un presente, inaugurato con Amoris Laetitia, più umano e aderente alla realtà. Questo raffronto non l’ho condiviso in quanto, a mio avviso, non rende il giusto onore alla tradizione, alla immutabile dottrina della Chiesa, nonché al grande magistero dei Pontefici che hanno preceduto Papa Francesco (in primis San Papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) che, proprio in tema di famiglia e matrimonio, hanno dedicato parole di una chiarezza che oggi, invece, manca. 

Verso il termine dell’incontro Don Vezzoli ha affrontato il tema dei divorziati risposati, chiarendo quale dovrebbe essere l’approccio cristiano con persone che vivono queste situazioni. Don Vezzoli ha precisato che queste persone “non sono dei lebbrosi, non sono dei proscritti. Non è gente dalla quale bisogna starsene alla larga. Spesso diciamo: hai sentito di quello? E’ infestata l’aria da questa gente! Vedete come siamo sprezzanti nei giudizi!”. Confesso di aver provato molta amarezza davanti a queste parole, perché nei miei quarant’anni di vita nella Chiesa non ho mai assistito a situazioni in cui queste persone siano state escluse dalla comunità cristiana, additate per il loro peccato e trattate male. La Chiesa che conosco ha sempre dimostrato accoglienza, comprensione e inclusione, qualsiasi fosse il percorso di vita di ognuno.

Al termine dell’incontro, non essendo emerso in modo chiaro quale fosse il possibile approdo del percorso di discernimento che ha rappresentato il filo conduttore di tutta la serata il sottoscritto e un’altra persona hanno posto alcune domande finalizzate a fare chiarezza sull’ammissione all’Eucaristia per i divorziati risposati. La domanda che ho posto è se al termine di questo percorso di discernimento possa essere prevista la riammissione ai Sacramenti. Don Vezzoli, pur ribadendo la gravità del peccato di adulterio e l’immutabilità della dottrina al riguardo, ha risposto: “Amoris Laetitia lascia aperta, dopo il discernimento, che non è da un giorno all’altro, immediatamente applicabile, fatte salve le condizioni di giustizia e di gravità di quanto accaduto, la possibilità di accedere ai Sacramenti. Ma questo chi lo decide? Lo decide chi fa il discernimento. Lo decide il confessore.(…) Accompagnare, discernere, in vista di reintegrare”.

L’incontro termina, torno a casa senza nascondere la mia amarezza. Apro la porta, incrocio lo sguardo di mia moglie, vedo i miei figli dormire e mi chiedo cosa mi venga chiesto in questo momento di confusione. Innanzitutto di non disperare e di continuare a testimoniare, pur in mezzo a mille difficoltà, errori e debolezze, la straordinaria bellezza del matrimonio cristiano. Certo, perché ce lo ha assicurato Gesù Cristo, che le porte degli inferi non prevarranno.

di Paolo Spaziani

http://www.campariedemaistre.com/2017/06/comunione-ai-divorziati-risposati-la.html