ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 28 luglio 2017

La verità tende ad affiorare

Il “tallone d’Achille” del pontificato di Francesco


 

Un cafè con Galat” è il nome del programma trasmesso dalla tv Teleamiga,  emittente di orientamento cattolico di Bogotà, che sta procurando qualche mal di testa all’episcopato colombiano.

Il programma prende nome dal suo conduttore, José Galat, accademico e presidente del canale televisivo e dell’Università La Gran Colombia, il quale ha deciso di mettersi contro il pontificato di Francesco.

Galat sostiene che il Papa argentino non sarebbe stato eletto legittimamente e che favorirebbe apertamente l’eresia nella Chiesa cattolica. E fin qui, nulla di nuovo.

Si viene a sapere che la Conferenza Episcopale Colombiana ha emesso un “Comunicato” in cui afferma che, “rifiutando la sottomissione al Papa e ferendo gravemente la comunione della Chiesa, egli incorre in uno scisma”, e in cui sollecita “coloro che dirigono altri programmi dello stesso canale, anche se con l’intenzione di servire l’evangelizzazione, di porre fine a questa collaborazione” ed esorta “i sacerdoti e i religiosi a negare ogni tipo di sostegno a questo canale”. Inoltre, il comunicato vieta all’emittente la trasmissione della Santa Messa e chiede ai fedeli di non assistervi.

Come se non bastasse, Mons. Pedro Mercado Cepeda, Vicario Giudiziale dell’Arcidiocesi di Bogotà e Presidente del Tribunale Ecclesiastico, traendo le conseguenze della dichiarazione dei vescovi, ha detto all’agenzia di stampa Aciprensa che “con la sua irata risposta all’episcopato e il suo ostinato rifiuto di Papa Francesco, il Dr. José Galat si trova fuori dalla comunione della Chiesa cattolica”, e pertanto è “scomunicato” e non deve “essere ammesso ai sacramenti finché non darà chiari segni  di pentimento”.

Di fronte ad una tale reazione così clamorosa, si impongono alcune considerazioni.

Perché i vescovi non hanno difeso i papi precedenti, Benedetto XVI, Giovanni Paolo II e persino Paolo VI? Non s’è mai visto una Conferenza Episcopale prendere provvedimenti così drastici contro un canale televisivo o addirittura contro un teologo, riguardo all’obbedienza che si deve al Successore di Pietro. In Brasile, Leonardo Boff è rimasto sempre il beniamino dei vescovi. E chi può mai dimenticare la ribellione promossa da intere diocesi (si pensi all’infame dichiarazione di Winnipeg della Conferenza Episcopale del Canada) contro Paolo VI a causa dell’Humanae vitae, o le dure critiche di Benhard Häring o del cardinale Martini a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI al termine della loro vita? ...
Nessun episcopato si pronunciò allora. Nessuno!

Coloro che a suo tempo hanno criticato apertamente i papi precedenti, oggi sono coccolati dai difensori di Francesco e anche da lui stesso. Alla XXXVI Congregazione Generale della Compagnia di Gesù, il primo Papa gesuita ha lodato apertamente Bernhard Häring, così riporta la rivista La Civiltà Cattolica. Nel suo primo Angelus, Francesco elogiò pubblicamente il cardinale Kasper, grande manipolatore per la sua elezione e suo stretto collaboratore nella stesura di Amoris Laetitia. Lo stesso Kasper che a suo tempo sfidò palesemente l’autorità di Giovanni Paolo II e dell’allora Cardinale Ratzinger, criticando pesantemente la dichiarazione Dominus Iesus.
Francesco non ha neanche risparmiato elogi per il maggior antagonista di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI: il Cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano e suo confratello gesuita.
Ultimamente, corre voce che Francesco avrebbe convocato Leonardo Boff, uno dei suoi collaboratori nella stesura della Laudato Si’, per riparare alle “ingiustizie” che a suo tempo il Cardinale Joseph Ratzinger avrebbe commesso contro di lui.

Sembra che attaccare il Papa non sia una cosa così riprovevole, basta che non si tratti di Francesco.

Coloro che hanno difeso i papi precedenti, e per questo hanno perso la fama, l’onore, il prestigio e i beni, sono ormai considerati scismatici per il semplice fatto che criticano i critici di quegli stessi papi, che oggi sono in posti di responsabilità nella Sede Apostolica. Come è tradizione, i progressisti predicano la libertà e la fraternità come pretesto per perseguitare tutti i loro avversari, praticando una misericordia selettiva che esclude decisamente chiunque osi pensare in modo diverso da loro.
In tempi in cui gli adulteri sono pubblicamente ammessi alla comunione eucaristica, in una cerimonia tenutasi in esclusiva per questo, il direttore di una televisione cattolica è stato escluso dai sacramenti per aver criticato Francesco. In altre parole, Papa Francesco sarebbe più importante di Cristo eucaristico! Ci troveremmo di fronte ad una idolatria?

Tutta la dottrina cattolica può crollare, ma sembra che l’unico dogma nella Chiesa odierna sia: non contrariare Papa Bergoglio!

Ma la domanda di prima rimane: perché una reazione così sproporzionata?
La risposta sembra risiedere nel fatto che Galat abbia toccato l’argomento tabù, quello di cui non si deve parlare: l’elezione di Francesco.

Senza parlare delle strane dimissioni di un Papa che non ha rinunciato al titolo, alla veste bianca, al nome, alla residenza in Vaticano, che ha affermato di voler desistere solo dall’“esercizio attivo del ministero” (affermazione tanto misteriosa che probabilmente nemmeno lui ha capito), e il cui segretario ha detto che “c’è un ministero ampliato” e che Benedetto resta il Papa regnante insieme all’altro, e tutto ciò in circostanze enigmatiche nelle quali sembra siano intervenuti poteri extraecclesiali.

Ma torniamo a fissare la nostra attenzione brevemente sull’elezione di Francesco.

Nella biografia autorizzata di Papa Bergoglio, la giornalista argentina Elisabetta Piqué racconta che egli è stato eletto al quinto scrutinio del 13 marzo 2013, in quanto che il quarto scrutinio sarebbe stato annullato perché nel conteggio dei voti era risultata una scheda bianca in più, che qualcuno degli elettori avrebbe messa per errore, così che i cardinali hanno chiesto immediatamente una nuova elezione (la quinta del giorno e la terza del pomeriggio).

Si scopre che la Costituzione Universi Dominici Gregis, che regola il Conclave, afferma che “se per caso, nel conteggio dei voti, gli scrutatori trovassero due schede piegate in modo tale che sembrano compilate da un solo elettore, ed entrambi portanti lo stesso nome, esse vanno considerate come un unico voto; se invece le schede portano due nomi diversi, entrambi i voti saranno invalidi; in entrambi i casi, tuttavia, la votazione verrà annullata” (n. 69).

La Costituzione stabilisce inoltre, che nel primo giorno del Conclave vi “sarà un solo scrutinio; nei giorni successivi, se l’elezione non avverrà al primo scrutinio, ci dovranno essere due votazioni, la mattina e il pomeriggio”(n. 63).
Il quinto scrutinio, quindi, sarebbe illegale ...?

Queste norme non sono senza importanza, perché, come afferma categoricamente lo stesso documento, “nel caso che l’elezione avvenga in una forma diversa da quella prescritta nella presente Costituzione o senza che siano state osservate le condizioni in essa stabilite, tale elezione, per ciò stesso, è nulla, senza necessità di una qualche dichiarazione e, pertanto, non conferisce diritto alcuno alla persona eletta” (n° 73).
Nel suo libro Non è Francesco, Antonio Socci esamina a lungo il problema.

Non parliamo poi della mafia di San Gallo, e cioè del gruppo di cardinali che costituì un blocco di resistenza a BenedettoXVI e che dal 2005 lavorò per l’elezione di Bergoglio, la cui dirigenza è stata orgogliosamente rivendicata in piena televisione dal cardinale belga Danneels.

Rinuncia misteriosa? Conclave irregolare? Perché tanta paura per le critiche? Perché un silenzio tanto energico?
Questa dimostrazione di forza, in fondo, può rivelarsi una debolezza. Non sarebbe che il punto debole di questo pontificato consisterebbe nella legittimità? Forse José Galat non sogna con quello che smuove…

Il fatto è che la verità tende ad affiorare. Serve a poco nascondere il cadavere sul fondo del fiume: una bella mattina, il cadavere affiora.




di Catarina Maria B. de Almeida

Articolo pubblicato sul sito Fratres in unum



1 commento:

  1. E allora!!!
    Se anche venissimo scomunicati da questi,quale sarebbe il problema?
    Se fossero veri ministri della Chiesa noi ci salveremmo lo stesso visto che per loro Dio è misericordioso cosi tanto da salvare tutti, eretici, protestanti, atei, gnostici, omosessuali,adulteri ecc.ecc.impenitenti fino all'ultimo respiro.
    Se invece non fossero veri ministri della Chiesa Cattolica non avrebbero minimamente importanza le loro minacce di scomunica o di considerarci eretici.
    Oltretutto seguendo la propria coscienza su ciò che noi consideriamo "bene", stando al ragionamento del loro "capo supremo" saremmo in regola e in pace con Dio e sulla strada giusta.
    Amen

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