ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 29 luglio 2017

Un generalato più che un pontificato


Non è più il Santo Curato d’Ars il modello di prete della “nuova Chiesa”

È più che mai evidente che a papa Francesco — il cui governo della Chiesa assomiglia più ad un generalato che ad un pontificato — piace come modello di sacerdote quello che viene chiamato il “prete scomodo”, ovvero quel prete politicamente corretto che non ama la Chiesa cattolica così com’è, ma vuole cambiarla. Eppure i pontefici degli ultimi 150 anni, immediati predecessori di Francesco, hanno indicato in San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, il modello del sacerdote cattolico, fedele a Cristo e innamorato della Chiesa.

Non siamo stati gli unici a condividere chi, molto saggiamente e umilmente, supplicava al santo Padre Francesco, di non “canonizzare” modelli di prete come Mazzolari e Milani, clicca quiqui una testimonianza ben documentata sul caso Don Milani, e anche qui. Sia ben chiaro che non abbiamo nulla contro il “prete di strada”, o contro quei sacerdoti che si sono battuti per i diritti sociali degli uomini. Il problema non è la giusta battaglia sociale di questi ed altri sacerdoti, ma – come abbiamo ripetuto e provato spesso – quando alla “Dottrina sociale della Chiesa” si toglie “la dottrina” e si avanza esclusivamente sul socialeabbiamo il catto-marxismo quale fondamento della dottrina della nuova chiesa, per altro sponsorizzato proprio da quel gesuitismo modernista di cui, Bergoglio, è l’assoluto propagatore, vedi qui.
Naturalmente Papa Francesco non ascolta nessuno, o peggio, ascolta solo i malvagi consiglieri (perché così vuole) e accantona, umilia e penalizza i saggi consiglieri, vedi qui, per avanzare nel suo personale progetto di chiesa il quale, infatti, anche sulla nuova immagine del prete, ha letteralmente cestinato l’Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI 2009-2010 (mai citato in quattro anni da Bergoglio), con tutto il suo ricco patrimonio magisteriale, vedi qui, attraverso il quale egli riproponeva quale modello del Sacerdote di oggi il Santo Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney.



Per carità, il Curato d’Ars non è certo l’unico modello giacché lo Spirito Santo suscita diversi Carismi per l’azione pastorale, ma senza dubbio è l’unico modello che sta alla base dell’autentico sacerdote. E’ curioso constatare che anche san Giovanni XXIII ebbe da ridire su Don Milani tanto da portare anche lui, il Santo Curato d’Ars, quale modello di sacerdote per i tempi moderni della Chiesa, quando parlava di felice coincidenza per i sacerdoti – vedi quiEd è corretto ricordare che tutti i Pontefici, da Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, tutti loro hanno mantenuto una costante prudenza e costanza nel non usare questi sacerdoti quali nuovi modelli per i preti moderni, tutti loro hanno sempre ricordato che l’esempio e il modello più saggio e veritiero è San Giovanni Maria Vianney, ma per Papa Francesco no, eppure ha ammesso anche lui che non è tutto oro ciò che luccica, ha ammesso che: “Ciò non cancella le amarezze che hanno accompagnato la vita di don Milani – non si tratta di cancellare la storia o di negarla, bensì di comprenderne circostanze e umanità in gioco–, ma dice che la Chiesa riconosce in quella vita un modo esemplare di servire il Vangelo, i poveri e la Chiesa stessa…” vedi qui.
Questo metodo di ammettere l’esistenza di un problema o di un errore e di superarlo NON correggendolo ma scavalcandolo, è tipico proprio del Modernismo, la piaga purulenta, la “sintesi di tutte le eresie” attraverso le quali sdoganare il peccato, sdoganare l’errore (“non si tratta di cancellare la storia o di negarla, bensì di comprenderne circostanze“, afferma Bergoglio) penalizzando, piuttosto, quei Sacerdoti davvero perseguitati e Santi quali, ad esempio, Don Dolindo Ruotolo del quale, questo Papa, in tutti questi anni non ha mai avuto una sola parola di affetto, di gratitudine e di esemplarità. “Le circostanze” diventano la giustificazione dell’errore, così la pensa Bergoglio.


Perché sdoganare Don Milani e Don Mazzolari?
 Semplice (si fa per dire), per giustificare la fusione tra cristianesimo e marxismo di cui i Gesuiti modernisti da Pedro Arrupe si sono fatti promotori e divulgatori. Riabilitare questi due sacerdoti è come un voler superare quell’ostacolo della Teologia della Liberazione, prima, e del Popolo dopo che se è vero che non giunse in Italia come nell’America latina, è vero che in Italia fu sempre combattuta, osteggiata il cui ostacolo principale – a tale sdoganamento – era proprio l’allora cardinale Ratzinger prima, durante il pontificato di Giovanni Paolo II e da Papa poi, Benedetto XVI.


L'oscena lettera attestante le pulsioni pederastiche di "don" Milani
(cliccare per ingrandire)

Come possiamo ben vedere non è necessario avanzare dei processi a taluni sacerdoti dottrinalmente eretici, la Chiesa lo ha fatto senza scomunicare i preti, ma condannando almeno le loro dottrine, questo atteggiamento “misericordioso” però ha permesso a Papa Francesco di spingersi ben oltre la tolleranza del prete dottrinalmente errante, gli ha permesso di sdoganare anche l’errore perché lui di dottrina NON vuole sentirne parlare, a lui interessa solo l’azione pastorale dimenticando che se la pastorale non fonda le proprie radici sulla VERITA’, ciò che si semina sarà la carità senza verità!
Papa Francesco non insegna nulla, ma IMPONE la sua propria immagine di Chiesa
, una chiesa senza dottrine, senza catechismo, ma fatta solo di gesti umanitari. Basta leggere i suoi discorsi durante la visita a questi due sacerdoti, per scorgervi il vuoto, il nulla dottrinale, il nulla magisteriale. Discorsi che vogliono IMPORRE la sua visione della fusione tra dottrine marxiste e il cristianesimo attraverso le azioni e i gesti di questi due sacerdoti che, per lui, sono la prova di questa nuova forma di santità in orizzontale.


Ed è paradossale quando poi, invece, Bergoglio IMPONGA
 ai cattolici “conservatori” della sana dottrina il silenzio, o peggio, quando scatena fiumi di parole per umiliarli, condannarli, sminuirne l’esempio, offuscarne l’insegnamento. Ed è paradossale, e di presa in giro, che il cardinale Betori dica alla stampa circa la beatificazione di Don Milani: «Assolutamente no, almeno fino a quando ci sarò io. Dopo non tocca a me dirlo… ma io non credo alla santità di don Lorenzo: qui non ci farò un santuario», nel mentre ha taciuto durante la visita del Papa, anzi, assumendo l’atteggiamento supino e servile di chi ha confuso la castità, il celibato sacerdotale con la perdita della virilità….
Amici cari: una “nuova chiesa”, come si va millantando da oltre cinquant’anni, necessita di nuove dottrine, nuove liturgie, nuove forme di sacerdote, nuovi culti, nuove immagini, nuovi sdoganamenti, nuovi esempi, nuovi modelli…. Noi non siamo contro il Concilio, non c’è bisogno di essere “contro” il Papa o “qualcuno” per denunciare gli errori, non siamo “contro” dei sacerdoti, si è contro certe “novità” quando queste sdoganano l’errore e lo assurgono quale fondamento della “nuova chiesa”!

Concludiamo con le parole profetiche di San Pio X che descrivono bene la situazione e ci confermano nella Veritas, parole oscurate dal sito Vaticano, che non troverete lì dentro:
«…che cos’è diventato il cattolicesimo… una tale fiume limpido e impetuoso è stato captato, nel suo corso, dai moderni nemici della Chiesa e d’ora innanzi forma solo un misero affluente del grande movimento di apostasia , organizzato, in tutti i paesi, per l’instaurazione di una Chiesa universale, che non avrà né dogmi, né regole per lo spirito, né freno per le passioni, e che, con il pretesto della libertà e della dignità umana, ristabilirebbe nel mondo, qualora potesse trionfare, il regno legale dell’astuzia e della forza…
Abbiamo la convinzione che la questione sociale e la scienza sociale non sono nate ieri; che in ogni tempo la Chiesa e lo Stato, felicemente concertati, hanno suscitato a questo scopo organizzazioni feconde; che la Chiesa, che non ha mai tradito la felicità del popolo con alleanze compromissorie, non deve distaccarsi dal passato e che le basta riprendere con la collaborazione dei veri operai della restaurazione sociale, gli organismi infranti dalla Rivoluzione e adattarli, nel medesimo spirito cristiano che li ha ispirati, al nuovo ambiente creato dall’evoluzione materiale della società contemporanea: infatti i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti…»
 (San Pio X – Lettera Notre charge apostolique – 25 agosto 1910)

(San Pio X – )


Nessun commento:

Posta un commento