ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 9 agosto 2017

Da quel momento, i fedeli hanno disertato le chiese

Papa Francesco: «L’avvenire della Chiesa è più intorno alla parola di Dio che intorno all’eucarestia».




Quest’anno che ha visto celebrare il triste 500° anniversario della nascita della Riforma protestante, vedrà anche la definitiva consumazione della vittoria del protestantesimo, dello spirito protestante, sullo spirito cattolico, in seno alla Roma attuale che Mons. Lefebvre qualificava già a suo tempo come «neo-modernista e neo-protestante»?

Infiltrare la Chiesa cattolica è stato il principale obiettivo del protestantesimo fin dalla sua creazione nel XVI secolo. Se la Santa Sede ha saputo neutralizzare la sua influenza fino alla metà del XX secolo, il concilio Vaticano II ha spalancato le porte della Chiesa romana. Si sarebbe potuto sperare, come nella parabola del Vangelo, nel ritorno del figliuol prodigo pentito, ed invece fin troppi padri conciliari hanno finito col piegarsi alle rivendicazioni di questo figliastro emancipato e liberale; con le terribili conseguenze di un aggiornamento alla moda protestante e di una riforma liturgica post-conciliare che fecero dire trionfalmente al noto teologo protestante Roger Mehl:

«Se si tiene conto della decisa evoluzione della liturgia eucaristica cattolica, (…) non c’è più ragione per le Chiese della Riforma di interdire ai loro fedeli di prendere parte all’Eucarestia nella Chiesa romana».

Da quel momento, i fedeli hanno disertato le chiese, i seminari si sono svuotati, le vocazioni si sono inaridite, nei conventi e nei monasteri sono rimasti solo dei vegliardi religiosi solitari sopravvissuti allo sconvolgimento conciliare, la scristianizzazione della società continua inesorabilmente a muovere le anime verso il materialismo e il suo insito nichilismo interiore, «la civiltà moderna» diceva Malraux «è una permanente cospirazione contro la vita interiore».
Ma tutti questi mali mortiferi non risvegliano la coscienza dei gerarchi conciliari, i quali, come ciechi orgogliosi, camminano senza pentimento in questo mondo moderno in decomposizione; senza curarsi di considerare seriamente l’unico rimedio necessario: un ritorno a ciò che hanno devastato per compiacere il mondo apostata, una conversione alla Tradizione bi-millenaria della Chiesa cattolica.

Al contrario, con Papa Francesco sul Soglio petrino, la deriva protestante e modernista del mondo cattolico si aggrava ogni giorno di più. Al cospetto dei disordini derivati da questa protestantizzazione della società e della Chiesa, El Papa argentino attua delle soluzioni nello spirito protestante. E’ il serpente che si morde la coda!

Ultimamente, si è potuto leggere su Radio-Canada che «dei vescovi del Quebec» sono stati a Roma in «visita ad limina» nel maggio 2017.

«In occasione di questi incontri – spiega il giornalista – Mons. Dorylas Moreau ha manifestato le sue preoccupazioni sulla penuria di preti nelle piccole comunità.
«Il Papa mi ha detto, sentite, non dimenticate due cose: l’avvenire della Chiesa è più intorno alla parola di Dio che intorno all’eucarestia». E il vescovo ha parafrasato: «La parola di Dio non necessita necessariamente dei preti per essere espressa e messa in opera nei nostri ambienti. Il Papa ha insistito molto sulla misericordia. Ciò che importa è fare del bene, prendersi cura dei poveri, essere aperti sul piano della giustizia, ecc. E’ questo che costituisce la testimonianza della Chiesa».

Lutero, Calvino e gli altri riformatori sarebbero i mentori di Francesco? Sostanzialmente, nelle sette protestanti la stessa idea del Sacrificio della Messa è rigettata e di conseguenza l’importanza della Comunione eucaristica per la salvezza delle anime viene disprezzata. Di contro, tutti i riformatori protestanti danno il primato alla Parola di Dio. Don Guéranger, nel suo Le istituzioni liturgiche, ne sottolinea tutta la pericolosità:

«la preferenza data da tutti gli eretici alla Sacre Scritture sulle definizioni ecclesiastiche, non ha altra ragione che la facilità per loro di far dire alla Parola di Dio quello che vogliono, presentandola o tacendola a proposito».

L’attuale detentore del trono petrino, dedito alla prassi atta a capovolgere i pochi fondamenti che ancora sussistono dell’antico ordine cattolico, sostenendo che l’avvenire della Chiesa è nella Parola e minimizzando così l’importanza della Comunione sacramentale, sembra proprio che si sia ispirato a tali principi rivoluzionari protestanti. E considerati questi suoi principi ispiratori ed altri ancora, ci si può chiedere: per meglio fare avanzare la sua rivoluzione? Per finire col trasformare questa nuova Chiesa conciliare in una setta protestante nemica?

Nel sistema dottrinale protestante il prete è bello che rigettato, poiché non vi è più l’altare: per dispensare la Parola di Dio sono sufficienti i laici. Questo ha segnato la fine del sacerdozio presso i protestanti. Ora questo dramma tocca anche la Chiesa cattolica con la mancanza di preti, ma non turba oltre misura il riformatore Francesco, poiché «la parola di Dio non necessita necessariamente dei preti per essere espressa e messa in opera… »

Infine, scrive Robert Beauvais nel suo Saremo tutti protestanti: «Secondo Lutero, la meditazione, la vita contemplativa dei conventi sottraggono l’uomo ai doveri di questo mondo; esse gli appaiono come il prodotto dell’egoismo e della sterilità…».

E’ in questo modo che il protestantesimo definisce il primato dell’azione sulla contemplazione, il che si ritrova sostanzialmente nelle parole di Papa Francesco citate prima. Secondo i vescovi canadesi egli ha insistito non sulla preghiera come prima opera di misericordia, ma sul lavoro per la giustizia e per la carità, che egli concepisce – non bisogna dimenticarlo – come valori sociali derivati da un Vangelo rivisitato alla luce dei Diritti dell’Uomo, anch’essi frutto dell’egualitarismo protestante.

L’anno 2017, V centenario della Riforma protestante esaltata in Vaticano con l’insediamento della statua del monaco eresiarca Lutero, vedrà, grazie a questo pontificato bergogliano, la vittoria totale dello spirito protestante sul cattolicesimo?
Difficile dirlo, ma in ogni caso sembra che Jorge Mario Bergoglio, deviato da un pensiero conciliare che ha riabilitato il protestantesimo, vi si impegni assiduamente e solo Dio sa se volontariamente o involontariamente. 


di
 Francesca de Villasmundo

Pubblicato sul sito francese Medias presse info

Le immagini sono nostre

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2088_De-Villasmundo_Avvenire_Chiesa_sulla_parola.html