ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 25 agosto 2017

Dove sarà padre Sosa?


Affittasi inferno: è vuoto


Roberto Righetto su Avvenire verga un rispettabile pezzullo sul Paradiso dilungandosi su che aspetto avremo, se ci entreranno gli amati animali o meno, cosa ci troveremo di bello. Cita soprattutto Maritain e di volata San Tommaso: il Dottore Angelico è come l’aceto balsamico, si sposa con qualunque pietanza. Tutto molto erudito e piacevole se non che verso la fine, evocando Hans Urs Von Balthasar, con sussiego pretestuoso riciccia la favola (indicibile per antonomasia) dell’inferno vuoto.

Pazienza se Von Balthasar non ha mai detto una pinzillacchera simile, anzi ne abbia preso le distanze in tono vigoroso. Il fatto è che nell’84 partecipò sì a Roma come relatore ad un convegno che metteva a tema la figura della mistica Adrienne Von Speyr, ma tale pensiero appartiene appunto alla Von Speyr. Di ciò tuttavia non faccio una colpa all’ottimo Righetto: è vulgata ormai che l’inferno sia vuoto perché l’ha detto Von Balthasar. Mi interessa però esaminare alcune implicazioni di questa desolazione.
La prima: se l’inferno è vuoto non è un luogo spirituale perché lo spirito non ammette vuoti – non intendo “spirituale” nel senso di “immateriale”, semmai il contrario: la materia è una sorta di ombra dello spirito – quindi non esiste se non, come maliziosamente asserisce il generale dei gesuiti Sosa Abascal, come metafora simbolica. A suffragio dobbiamo convincerci che esiste una pienezza del male, non uguale ma certamente contraria al bene. Occorre dedurre che se il diavolo è metaforico, metaforico è giocoforza il luogo in cui alberga. Un babau, il lupo cattivo di Cappuccetto Rosso nella caverna dei quaranta ladroni. In conclusione dal momento che l’inferno non esiste, che sia vuoto o stipato come il passante ferroviario di Milano alle sette del mattino poco cale a chiunque, credo.
La seconda: Gesù Cristo ha provato l’ebbrezza atletica della crocifissione per niente. Sacrificio – da sacrum facere – del tutto sciocco, inutile, financo dissacrante. In un dialogo prandiale tra Gesù e Peter Griffin, l’obeso pater familias del cartone animato Family Guy, il primo descrive la sua Passione dal Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua. Alla fine del racconto il secondo chiosa: “Cacchio, che schifo di week-end”. A questo si deve ridurre la Passione di Nostro Signore: un week-end mal riuscito. Se alla fine perfino il diavolo, l’Anticristo per eccellenza, si convertirà e ritornerà all’ovile e con lui tutti i dannati in virtù delle suppliche dei beati, il cristianesimo cattolico è una solenne presa in giro e il suo fondatore è stato ingannato dal Padre, di cui peraltro condivide la natura. A meno di non pensare, ergo presto o tardi sostenere pubblicamente, che anche il sacrificio supremo di Cristo è stato “metaforico”. E la transustanziazione, e la moltiplicazione dei pani e dei pesci – anche quella simbolica, solo che a dirlo non è Righetto ma qualcuno più su – pure. Questo è il cristianesimo, una favoletta morale degna di Esopo o La Fontaine, solo più truculenta e svampita.
La terza, in forma di riflessione intima: tutta questa misericordia, questa vanità inaudita che si spinge a presumere un Dio ridotto ad un vecchio nonno rimbecillito che brontola un po’ ma alla fine ti affibbia una pacca sulla spalla e i soldi per le caramelle, come adombra mestamente Dominique Barthélemy, suggerisce che la nostra epoca sia pervasa da un peccato mortale incommensurabile che ci porterà alla follia: la rimozione di Dio nella pretesa della salvezza. Il salvarci da soli, in sostanza, la peste peggiore che possa infettare l’animo umano. Solo dei pazzi quali siamo possono pensare di sfidare così la pazienza di Dio e la furia del Nemico. Sia che uno ci creda sia che non ci creda, perché le metafore che piacciono tanto ai nuovi credenti come agli increduli hanno questo di tipico: ti fanno a pezzi, ti ardono già in questa vita (si veda il mito della razza ariana, o quello della falce e martello: metafore lastricate di cadaveri).
Ma se questo peccato, il nostro peccato è tanto grande, non vale la pena convertirsi e confessarsi e comunicarsi e fare penitenza e pregare e tutte quelle care vecchie pratiche al macero, invece dell’ebbro farfugliare di un inferno simile ad un monolocale sfitto vista ferrovia?
di Mattia Spanò
http://www.campariedemaistre.com/2017/08/affittasi-inferno-e-vuoto.html
Pubblicato il 10 feb 2012
Dal suo diario 20-X-1936. (II° Quaderno)

Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'inferno. E un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi di coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. 

Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle orribIli torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c'è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Ora non posso parlare di questo. Ho l'ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la Misericordia di Dio per loro. O mio Gesù, preferisco agonizzare fino alla fine del mondo nelle più grandi torture, piuttosto che offenderTi col più piccolo peccato.

Suor Faustina Kowalska

1) La perdita di Dio

Via, lontano da me, maledetti (Mt 25,41). Costoro saranno castigati con una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza (2 Ts 1,9).

2) Il rimorso di coscienza

Il loro verme non muore (Mc 9,48).

3) La propria condizione non cambierà mai

E se ne andranno questi al supplizio eterno (Mt 25,46).

4) Il fuoco

Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno (Mt 25,41).

5) L'oscurità

Gettatelo fuori nelle tenebre (Mt 22,13; Mt 25,30).

6) La compagnia di Satana

Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt 25,41).

7) La disperazione


Là sarà pianto e stridore di denti (Mt 22,13; Mt 24,51; Mt 25,30).


Quel che succede all’anima dopo la morte – di Mons. Marcel Lefebvre

Redazione24/8/2017
Tratto da “Itinerario Spirituale. Seguendo San Tommaso d’Aquino nella sua Somma teologica”, di Mons. Marcel Lefebvre – ed.  Ichthys
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Capitolo X – I fini ultimi – (B)
Proviamo, con l’aiuto di San Tommaso, a precisare un po’ l’insegnamento della Chiesa su ciò che la Provvidenza ha previsto dopo la morte.
È bene per il sacerdote, che ha cura di anime, conoscere bene l’Aldilà, vivere con la mente nell’Aldilà e potere così istruire esattamente i moribondi o i parenti e gli amici di coloro che muoiono. Non è forse uno dei principali doveri vegliare accanto ai fedeli nelle loro ultime ore quaggiù, illuminarli, incoraggiarli, prepararli con gli ultimi sacramenti, con le preghiere degli agonizzanti e poi accompagnare le loro spoglie all’altare del Sacrificio e infine al cimitero? In tali occasioni, quanti insegnamenti preziosi possono esser dati a coloro che attorniano il defunto!
(Le novità conciliari in questo campo sono scandalose per la fede dei fedeli e rasentano l’eresia: le cerimonie lasciano intendere che tutte le anime sono salve, anche i peggiori nemici del cattolicesimo hanno accesso in chiesa, sono ammesse le urne dei corpi cremati, i sacerdoti non accompagnano più i defunti al cimitero. Il Purgatorio è ignorato, rendendo le preghiere e i suffragi per i defunti incomprensibili. Eppure è questa un’altra manifestazione della fede della Chiesa che tocca i fedeli).
Che succede nel momento preciso in cui l’anima è, in un certo qual modo, espulsa da un corpo che non si trova più nelle condizioni di essere animato?
San Tommaso, appoggiandosi del resto sulle parole stesse di Nostro Signore, pensa che le anime, secondo lo stato in cui si trovano, raggiungano da se stesse i luoghi che sono ad esse destinati, alla maniera dei corpi che raggiungono i loro luoghi attratti dalla forza di gravità. Le anime in stato di grazia e delle quali la carità è perfetta, raggiungono il Cielo e vi godono subito la visione beatifica, in attesa del completamento di felicità che loro apporterà la risurrezione dei corpi. Le anime in stato di grazia, ma la cui carità è menomata e imperfetta a causa dei peccati veniali, e che hanno ancora da espiare le pene dovute ai peccati già perdonati, vanno in Purgatorio. Le anime ancora afflitte dal peccato originale, ma senza peccati personali vanno al Limbo e saranno private della visione di Dio, pur godendo di una felicità naturale. Le anime in stato di peccato grave, prive della carità, raggiungono l’inferno per sempre, in attesa della resurrezione dei loro corpi, la qual cosa sarà un motivo supplementare di sofferenza.
Tre luoghi sono definitivi: il Cielo, il Limbo, l’Inferno, e nessun suffragio, nessuna preghiera, nessuna buona azione, nessuna intercessione, può modificare lo stato delle anime che vi si trovano. È perciò chiaro che tutte le preghiere, i suffragi, le indulgenze, le elemosine consigliati e realizzati dalla Chiesa per i defunti non hanno altro scopo che il sollievo e la liberazione delle anime del Purgatorio, le quali non possono far più niente per se stesse. Per questo è necessario insistere sul fatto che l’esistenza del Purgatorio è un articolo di fede. È eretico colui che nega il Purgatorio. Se il Purgatorio non esistesse, tutto ciò che la Chiesa, dalla sua origine, ha fatto o ha chiesto di fare in favore delle anime defunte sarebbe senza fondamento.
Certamente, le anime del Purgatorio si avvicinano progressivamente al Cielo e saranno liberate dopo la loro purificazione, ma i suffragi della Chiesa militante possono aiutarle efficacemente a essere liberate più rapidamente, soprattutto con l’offerta del Santo Sacrificio della Messa. Tuttavia le anime del Purgatorio, animate dalla carità, possono intercedere per noi. Esse lo faranno tanto più ardentemente quanto più noi andremo in loro soccorso.
Se vogliamo conformarci allo spirito della Chiesa cattolica dobbiamo avere una vera devozione verso le anime del Purgatorio, nel quale molto verosimilmente soggiorneremo noi stessi, più o meno a lungo (ce lo auguriamo perché questo sarà il segno della nostra elezione). Se potessimo conoscere la santità e l’incomparabile purezza di Dio, non ci meraviglieremmo del fatto che Egli scopra in noi delle imperfezioni che non sono convenienti alla santità della Santissima Trinità.
Non ci dilungheremo sul Limbo dove si trovano le anime che hanno solo il peccato originale, che sono senza peccato personale. Queste anime sono prive della Visione beatifica, ma, pur sapendosi nell’incapacità assoluta di goderne, non ne soffrono; questa è l’opinione di San Tommaso e della maggioranza dei dottori[1]. È importante poter rispondere ai genitori non colpevoli della morte del loro bambino, avvenuta prima che abbia potuto essere battezzato. Ma, di contro, quale responsabilità per le madri che praticano l’aborto e per coloro che vi contribuiscono! Per questi crimini, come non temere in questo mondo e nell’altro la maledizione di Dio?
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[1] Cfr. P. Lachat, Somme Théologique de Saint Thomas, T. XV, pag. 480, q. XXI.
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fonte: Sito della Fraternità San Pio X


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