ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 2 agosto 2017

Una mentalità catto-fluida


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SENSO DEL PUDORE, MARCO TARQUINIO, DON MARIO MARCHIORI

Due episodi gravi del diffondersi di una mentalità catto-fluida. Il primo riguarda il direttore di ‘Avvenire’ e il caso di Charlie Gard, il secondo don Mario Marchiori, parroco di San Defendente a Ronco di Cossato (Biella). I cattolici si preparino alla resistenza ideologica attiva, in nome della Dottrina sociale, dentro la Chiesa italiana.

E’ ormai passato qualche giorno: e altri hanno già scritto abbondantemente sui temi di questo articolo. Non vorremmo però che quanto successo fosse obliato in fretta, come è d’uso in questa nostra ‘civiltà’ comunicativa che divora in poche ore quanto produce. Su tale voracità  - che induce inevitabilmente a ‘dimenticare’ i singoli episodi - contano naturalmente anche i protagonisti in negativo di fatti che accadono nel mondo ecclesiale e che oggettivamente suscitano grande dolore e grave scandalo tra un numero crescente di fedeli che si rifiutano di picconare i valori non negoziabili della dottrina sociale cattolica.

IL DIRETTORE DI ‘AVVENIRE’: SEMPRE PEGGIO. UN ‘FORSE’ CHE INDIGNA.

Il primo di tali fatti riguarda Marco Tarquinio, direttore dell’Avvenire, un quotidiano con contenuti consolidati di buon livello (specie in politica estera e in cultura), ma la cui svolta galantina – nota propaggine di Casa Santa Marta - in materia di priorità dei valori sconcerta e indigna ogni giorno di più una fetta consistente di lettori. Di tale rivolta (che esplode ogni volta anche su Facebook ) si dà poco conto nella pagina dei lettori, riservata di solito a scritti edificanti e/o in linea con i parametri della ‘svolta’. Al massimo, nello spazio riservato alle risposte del direttore si pubblica  - un omaggio da sepolcri imbiancati alla tanto conclamata ‘parresia’ - l’una o l’altra lettera di critica (di solito scelta tra le più inoffensive o magari tagliata nelle frasi più incisive), bilanciandola però subito con una lettera di parere opposto.
Certo non sono mancate le reazioni cattoliche giustamente sdegnate alle righe, poche ma pesanti, con cui sabato 29 luglio Marco Tarquinio ha commentato – da catto-fluido qual è diventato - la morte di Charlie Gard. Ha scritto in apertura di prima pagina il direttore galantino che “Charlie è stato ucciso da un male inesorabile, e né la scienza né la legge hanno saputo e potuto e forse voluto salvarlo”. La frase suona tanto orrenda quanto cinica a orecchie cattoliche e quel ‘forse’ assurge a simbolo della resa di Tarquinio e dunque di Avvenire e dunque della Cei al potere dominante. ‘Forse’ ovvero la negazione della realtà (per compiacenza, in malafede?).
Ha scritto bene a tale proposito su LaVerità dello stesso 29 luglio il neurochirurgo Massimo Gandolfini, portavoce del movimento ‘Difendiamo i nostri figli’: “Esistono condizioni per cui si può autorizzare per legge la morte di un innocente? Una volta che si sono messe in atto le cure di sostegno vitale, è lecito (o addirittura etico) interromperle, procurando la morte al paziente? E ancora: può un tribunale emettere una sentenza di morte ‘per il miglior interesse’ (che formula mostruosa) di un bimbo?”. Conclude Gandolfini: ciò che è accaduto a Charlie Gard “è il degrado inesorabile di una civiltà che, negando una verità oggettiva cui riferirsi, s’inebria di diritti inesistenti e folli, malata di un delirio di onnipotenza che la porterà all’autodistruzione”. Sono considerazioni queste di un cattolico, che all’orecchio di un catto-fluido suonano probabilmente come ‘integraliste’ e ‘reazionarie’.

TARQUINIO 2009, TARQUINIO 2017: NEANCHE LONTANI PARENTI

Tra coloro che sarebbero certo d’accordo con Gandolfini si ritrova anche l’editorialista dell’ Avvenire che il 10 febbraio 2009 vergò uno scritto (giustamente) di fuoco dopo la morte di Eluana Englaro (ricordate le grida di ‘Assassini!’ in Senato e l’accusa di complicità rivolta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per non avere firmato il decreto ‘salva-Eluana’ voluto dal governo Berlusconi?). Si legge nell’editoriale:  “Eluana è stata uccisa. Davanti alla morte le parole tornano nude. Non consentono menzogne, non tollerano mistificazioni. E se noi – oggi – non le scrivessimo, queste parole nude e vere, se noi – oggi – non chiamassimo le cose con il loro nome, se noi – oggi – non gridassimo questa tristissima verità, non avremmo più titolo morale per parlare ai nostri lettori, ai nostri concittadini, ai nostri figli. Non saremmo cronisti, e non saremmo nemmeno uomini. Eluana è stata uccisa.”. Invocava poi l’editorialista: “Ci sia una legge, che la politica ci dia subito una legge. E che nessuno, almeno nel nostro Paese, sia più ucciso così: di fame e di sete.Ma che si faccia, ora, davvero giustizia. Che s’indaghi fino in fondo, adesso che il «protocollo» è compiuto e il mistero di questa fine mortalmente c’inquieta. Non ci si risparmi nessuna domanda, signori giudici. Ci sia trasparenza finalmente, dopo l’opacità che ci è stata imposta fino a colmare la misura della sopportazione. E si risponda presto, si risponda subito, si risponda totalmente. Come è stata uccisa Eluana?”.

Sono le considerazioni appassionate di un cattolico ardente, giustamente intollerante davanti alla pretesa dello Stato di stabilire se e quando una persona deve morire. Vediamo la firma dell’editoriale: Marco Tarquinio. Oibò! Che sia un omonimo del Tarquinio catto-fluido? Oppure più probabilmente il ‘vecchio’ Tarquinio è morto e dalle sue ceneri è rinato un Tarquinio ‘nuovo’, al passo con i tempi, rassegnato a un cattolicesimo insipido assorbito da una vaga Fratellanza Universale fondata paradossalmente anche sull’eugenetica di trista memoria nazionalsocialista? Certo è legittimo cambiare opinione sull’uno o l’altro avvenimento, ma non su ciò che riguarda i fondamenti della vita umana. Altrimenti da cattolici si diventa catto-fluidi.
Si può osservare che nel 2009 c’erano Papa Ratzinger, il cardinal Bagnasco, monsignor Crociata successore dell’odierno cardinale Betori come segretario generale della Cei, Dino Boffo quale direttore di Avvenire. Nel 2017 ci ritroviamo invece con Papa Bergoglio, il cardinal Bassetti, monsignor Galantino e lo stesso ma ‘nuovo’ Marco Tarquinio come direttore di Avvenire. Il quale non sappiamo se abbia  conservato una sia pur minima capacità di arrossire. Ne dubitiamo, perché di solito nei catto-fluidi il senso del pudore latita.
Notiamo ancora che fino al momento in cui scriviamo (martedì 1 agosto) il direttore galantino non ha trovato modo di dare spazio in pagina ad almeno qualcuna delle tante proteste che gli sono giunte. E’ vero che è in vacanza, ma nel ‘congedo’ di domenica ha preannunciato lui stesso che avrebbe comunque risposto a qualche lettera meritevole. In attesa che lo faccia (ne avrà il coraggio l’antico boy-scout? O magari si ritrova a corto di argomenti?) e in ogni caso per aiutarlo nella risposta, gli abbiamo ricordato qui sopra quel che il ‘vecchio’ Tarquinio aveva scritto in materia di ‘fine vita’ nel febbraio 2009.

ANCORA SU CHARLIE GARD, IL PAPA E ANDREA TORNIELLI

Breve excursus a proposito di pudore. Leggiamo su ‘Vatican Insider’ la polemica a firma di Andrea Tornielli contro Riccardo Cascioli (direttore de La Nuova Bussola quotidiana e del Timone) accusato con veemenza di aver indicato tra le righe il Papa come complice (per il suo ‘silenzio’) della tragica fine di Charlie Gard. Il Turiferario Maggiore ce la mette tutta per valorizzare gli interventi di Francesco, che in materia avrebbe seguito “una via inedita” . Prima c’è stato il tweet di venerdì 30 giugno, poi la dichiarazione del portavoce Greg Burke di domenica sera 2 luglio, ecc….
E tuttavia lo stesso Turiferario Maggiore ‘dimentica’ (senza un minimo di pudore) il silenzio di Papa Bergoglio negli Angelus di domenica 25 giugno e di giovedì 29 (santi Pietro e Paolo). Costretto dalle reazioni cattoliche ‘di base’, il Papa mette allora la firma a un tweet in cui Charlie non è citato, uscito la sera di venerdì 30 giugno. Chiaramente insufficiente. Viene poi l’Angelus di domenica 2 luglio: silenzio. Nel primo pomeriggio le proteste diventano bufera (vedi anche in questo stesso sito (www.rossoporpora.orgIl caso Charlie Gard: dolore e indignazione plurimi, rubrica Vaticano), interviene con fermezza presumibilmente la Segreteria di Stato… e la sera ecco la dichiarazione rilasciata da Greg Burke. Poi è seguita la sensibilizzazione dell’ospedale del Bambin Gesù…
Ciò per ricordare al Turiferario Maggiore che oggettivamente Papa Bergoglio non ha dato l’impressione di interessarsi più di quel tanto del ‘caso’ Charlie Gard – qui non c’entrano i migranti… - ed è perciò intervenuto in ritardo, spintovi solo dalla grande pressione esercitata da parti consistenti del mondo cattolico. Tirare in ballo l’atteggiamento di Benedetto XVI a proposito del ‘caso’ Englaro è pura demagogia: nel 2009 i ‘valori non negoziabili’ erano patrimonio comune della Chiesa, a partire dal Sommo Pontefice e anche nella Chiesa italiana, mentre oggi per la Cattedra di Pietro e per i vertici della Chiesa italiana essi non sembrano più una priorità. 

LA BONINO NELLA CHIESA DI SAN DEFENDENTE A RONCO DI COSSATO (BIELLA)

Passiamo allora al secondo fatto, altrettanto grave del ‘forse’ tarquinico. Come hanno riferito ampiamente diversi colleghi il 26 luglio la chiesa di San Defendente a Ronco di Cossato (Biella) ha ospitato - nell’ambito di un ciclo cattosinistro di incontri denominato ‘Chiesa a più voci’ – la radicale Emma Bonino sul tema dell’accoglienza. L’esponente radicale – indicata da Jorge Mario Bergoglio, papa, tra ‘ i grandi italiani’ e salutata conseguentemente dal parroco don Mario Marchiori come “papabile” purtroppo sfortunata per la presidenza della Repubblica italiana – ha parlato sul tema dell’accoglienza, facendo propaganda per un’iniziativa popolare radicale (sostenuta da diverse sigle cattoliche) intesa ad ampliare i diritti degli immigrati.
La prima domanda che ci si è posti è di quale parte di Chiesa  mai sia esponente Emma Bonino (il ciclo è denominato infatti, come già detto, ‘Chiesa a più voci’): certo, se il partito radicale fa parte della Chiesa cattolica apostolica romana, la questione è risolta. Nulla si può escludere con questo Pontificato, ma (almeno per il momento) non è così.
Poi che la Bonino parli in una chiesa - considerate le sue decennali, attivissime, mai rinnegate battaglie contro i valori cattolici, contro la dottrina sociale della Chiesa, contro i principi non negoziabili – appare francamente come una profanazione del luogo sacro.
Che poi la Bonino venga a deplorare “il declino demografico impressionante”, tale da (secondo lei) richiedere la presenza di un gran numero di immigrati, ha dello sfrontato, oltre che del grottesco. Proprio lei che si è sempre vantata di aver praticato migliaia di aborti. E l’altra sera ci ha addirittura riso sopra, declassando la discussione in materia a “vecchia polemica, di gioventù, discussioni che pensavo antiche”. Il cinismo non ha limiti.

PEGGIO ANCORA DELLA BONINO IL PARROCO DON MARIO MARCHIORI

Ma c’è di peggio della BoninoIncominciamo dal parroco, don Mario Marchiori (ordinato nel duomo di Biella nel 1975, collaboratore di don Ciotti per il ‘Gruppo Abele’, parroco a Ronco di Cossato dal 1994). Ha invitato la pluri-abortista rea confessa Bonino, l’ha fatta parlare – dentro la chiesa - di accoglienza (non quella nel grembo materno, ma quella dei migranti, in tante occasioni un grande e losco business che si sviluppa con la benedizione di una parte della Chiesa), ha rimosso il Santissimo dal Tabernacolo, mentre per quanto riguarda il Crocifisso da tempo Gesù è separato dalla sua Croce. E don Marchiori ha non solo tollerato il comportamento vergognoso di gran parte del pubblico verso le persone che avevano osato porre domande scottanti alla relatrice, ma addirittura avrebbe voluto lui stesso cacciarle dalla chiesa.
In sintesi: don Mario Marchiori ha dato scandalo alla comunità non solo della sua parrocchia, ma dell’intero mondo cattolico (che ha potuto seguire le sue ‘gesta’ indegne attraverso ad esempio il video presente su Radio Radicale). Ci si chiede se abbia ancora la legittimità morale di fare il parroco a Ronco di Cossato o da qualche altra parte o non si debba piuttosto ritirare in qualche eremo ad approfondire la dottrina cattolica. Per quanto riguarda i cattolici della sua comunità attuale, persistendo la sua presenza, sarebbe il caso magari che frequentassero le messe domenicali in un’altra parrocchia con un sacerdote non catto-fluido. 
Complice dello scempio anche il direttore della Caritas della diocesi di Biella (e della Caritas regionale), don Giovanni Perini (che ha porto un saluto di sostegno all’iniziativa radicale, annotando tra l’altro che “non abbiamo nessun diritto di rendere la vita difficile agli altri”. Don Perini, salvo che ai concepiti?).
Grave però pure il comportamento del vescovo diocesano Gabriele Mana, che ha voluto seguire l’esempio pilatesco (e molto diseducativo) dato dall’arcivescovo di Gorizia Carlo Maria Roberto Redaelli nel caso del capo-scout di Staranzano, ‘unito’civilmente e pubblicamente (con tanto di ‘benedizione’ del vice-parroco Eugenio Biasiol) con il suo compagno, consigliere comunale del Pd. Mana ha dichiarato al sito online In terris: “E’ un’iniziativa autonoma del parroco, ritengo inopportuno il luogo, i contenuti possono essere positivi a forse era meglio farla in un luogo pubblico di carattere civile. Comunque si lavora non tanto con l’imposizione, ma con la persuasione”.  Insomma: un vescovo che non ha neanche il coraggio di riprendere il parroco, tantomeno di vietargli la profanazione della chiesa; e un vescovo che è talmente cauto che, sì, ha ritenuto “inopportuno il luogo” (ma non i contenuti della conferenza) e poi ha ribadito di non voler imporre, ma persuadere. Con vescovi così, l’avvenire della Chiesa di Biella è assicurato.

BUONA PARTE DEL PUBBLICO (RADICALI, CATTO-FLUIDI) OSANNA LA BONINO E INSULTA I CATTOLICI

Concludiamo con il pubblico che ha gremito la chiesa. C’erano, è vero, alcuni radicali (anche il noto medico abortista Viale), ma non è ragionevole pensare che fossero la maggioranza degli oltre duecento presenti. Purtroppo tendiamo a credere che non pochi fossero i parrocchiani o appartenenti ad altre parrocchie vicine: dal loro comportamento intollerante non pensiamo possano essere definiti cattolici, ma semmai ‘catto-fluidi’. A giudicare dal video lo spettacolo (per modo di dire) offerto da larga parte del pubblico è stato francamente agghiacciante: applausi-ovazioni per quanto diceva la Bonino, zittii, insulti, grida di ‘Vergogna!’ e cori di ‘Fuori, fuori!’ per chi dissentiva.
Particolarmente significativo e ributtante (eravamo in una chiesa cattolica!) quanto successo attorno al minuto 44 del video già ricordato. A chi faceva osservare alla Bonino - che stava parlando di declino demografico - la sua azione abortista di massa, il pubblico ha riservato una caterva di improperi. La Bonino dopo un po’ ha risposto, banalizzando i diecimila aborti procurati con la pompa della bicicletta negli Anni Settanta e rivendicando la sua azione fatta per non “condannare nessuno all’aborto clandestino”. Dal pubblico applausi per 50 secondi (cinquanta) e nel urla continue di  ‘Fuori’ e ‘Vergogna’. La Bonino ha ancora aggiunto di essere una “convinta assertrice della libertà e della responsabilità individuale specie nelle materie dei rapporti personali (…) Ognuno responsabilmente sceglie per sé (…) Quell’ Io non lo farei” non può diventare “Tu non lo puoi fare”, deve rimanere senza predicozzi,  senza impedimenti”. Altri 10 secondi di applausi supplementari.
Negli ultimi dieci minuti c’è stato spazio per qualche domanda, ma anche lì tre minuti buoni se ne sono andati subito per la baraonda scatenata contro i dissenzienti che avevano cercato di prendere la parola. Urla continue (“Basta, vergogna!”), anche isteriche e l’ossessivo ‘Fuori, fuori!”. Il parroco catto-fluido ha provato a cacciare un dissenziente, uno è stato ‘accompagnato’ fuori, le forze dell’ordine hanno richiesto i documenti alla trentina di manifestanti che erano restati a pregare sul sagrato dietro lo striscione “La prima accoglienza avviene nel grembo” portato dall’associazione “Ora et labora in difesa della vita”, presieduta da Giorgio Celsi e già protagonista del sit-in meridiano avvenuto davanti alla Curia diocesana. L’intolleranza catto-fluida e radicale dentro la chiesa si è invece scatenata in particolare contro chi aveva cercato di porre le domande giuste alla Bonino: il ginecologo Leandro Aletti, Roberto Cerutti (uno dei cacciati dalla chiesa), lo stesso Giorgio Celsi. Proteste giustificare e sdegnate per l’accaduto sono venute anche dal presidente del Movimento per la Vita di Biella Giovanni Ceroni e da alcuni cattolici locali che hanno inviato, a firma di Sandro Delmastro delle Vedove, Attilio Orcelletto, Giancarlo Tacca e Raffaella Spaudo, una lettera aperta che incomincia così: “Siamo letteralmente senza parole e francamente con un elevatissimo tasso di indignazione! Quanto è avvenuto (…) è stata un’autentica ‘profanazione’ ed una offesa per i numerosi fedeli serenamente accorsi nella casa di Dio”.
Si può pensare che quanto accaduto nella chiesa di San Defendente a Ronco di Cossato (e taciuto – in nome della completezza di informazione ecclesiale dal catto-fluido 'Avvenire') possa ripetersi in altre chiese. E’ un’ipotesi, ma plausibile. Dunque i cattolici del Belpaese non si facciano cogliere impreparati, ma pronti a reagire anche a casa loro. I don Marchiori allora no pasaran 
SENSO DEL PUDORE, MARCO TARQUINIO, DON MARIO MARCHIORI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 1 agosto 2017