ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 2 agosto 2017

Se ne infischiano allegramente

Il Foglio in croce tra l’osservanza sionista e l’ateismo devoto-cristiano.
28 aprile 2017: un incontro storico.
Non riesco a spiegarmi se non con una prestazione di carattere commerciale i toni sionisti sfegatati da parte di una serie di testate e giornalisti italiani, fra cui certamente primeggia Il Foglio prima di Giuliano Ferrara e ora di Cerasa. Una volta Brunetta disse del Foglio che non fa una lira di utile, e quindi non è certo dalla vendita in edicola che trae i suoi proventi. Il giornalista tedesco Udo Ulfkotte, morte di salute a 56 anni, ha detto cose tanti terribili quanto documentate su quello che è la condizione della stampa europea, tedesca, italiana. Un lettore un poco appena accorto lo sa bene, ma averne conferme dall'interno dello stesso mondo giornalistico, delle vere e proprie confessioni, ha la sua indubbia importanza. Un mio amico giornalista, grande giornalista che conosceva bene i deserti mediorientali, mi aveva già rivelato i retroscena del mondo giornalistico e le tecniche in uso per la corruzione degli operatori dell'informazione. Non solo Noi lo sappiamo, ma Loro sanno che Noi lo sappiamo e se ne infischiano allegramente. Ciò che a Loro interessa è che l'Unica Narrazione resta la Loro e nessuna voce contro possa sentirsi o leggersi.
Non ho seguito molto il viaggio del Papa, ma mi è bastato vedere in una tv l'abbraccio fra il Grande Imam e il Papa Cattolico per capire che con quel solo gesto è stata mandata a rotoli tutta la strategia dello “scontro di civiltà”, progettata, architettata e messa in opera dal Sionismo Religioso rappresentato dallo «Stato ebraico di Israele», e che nel Foglio ha uno dei suoi agenti. Adesso però dovra scegliere tra Roma o Tel Aviv. Ho detto intenzionalmente Tel Aviv, perché anche secondo il progetto originario dell'ONU Gerusalemme avrebbe dovuto essere una città internazionalizzata, dove potesse convivere con un'Amministrazione sovrana autonoma le tre religione monoteistiche, di cui la terza è tanto infinitamente minoritaria sul piano religioso quanto immensamente potente per le sue penetrazioni lobbistiche che tengono in ginocchio l'intera classe politica statunitense e ne condizionano interamente la politica estera. Se nei secoli passati, oltre 1000 anni fa, la Chiesa Romana aveva potuto disporre della spada di Costantino, di Carlo Magno, di Carlo V, dei sovrani cristiani e cattolici, oggi l'ebraismo sionista (ben distinto e antitetico a quello che io ritengo il solo ebraismo autenticamente religioso: quello dei rabbini di Neturei Karta) dispone di tutto l'arsenale militare statunitense.

Il mondo cristiano è ormai ampiamente secolarizzato, e di “Fede” credo ve ne sia assai poca in giro, ma proprio per questo è un pensiero religioso immune dalla trappola in cui l’ebraismo tenta di farlo cadere: le crociate del terzo millennio contro il mondo islamico. L’infiltrazione dell’ebraismo nel cristianesimo, o se si vuole nel cattolicesimo, attraverso il Concilio Vaticani II ha creato problemi al corpo dottrinale bimillenario della chiesa cattolica. I fedeli cattolici non sono tutti bigotti e privi di cultura storico-filosofica-religiosa. Quanto poi all’«educazione» si tratta di vedere di cosa si tratta: se è educazione al catechismo della fede cattolica, passi pure, anche se ci si deve spiegare nella nuova versione di che morte è morto Gesù Cristo sulla croce, chissà forse di un banale raffeddore. Ma se si tratta di storia, politica, geopolitica forse i preti dovrebbero loro venire educati dai loro laici, dai loro parrocchiani, sempre che vogliano ascoltarli e non perderli come clienti. Il gioco e la manovra è chiara. Se il disegno era quello di spingere a un’alleanza ebraismo-cattolicesimo contro la religione islamica, il buon senso e la realpolitik, a lungo termine, dice che vi sono tutte le ragioni per un’alleanza islamo-cattolica contro l'ebraismo sionista, che da oltre cento anni alimenta un focolaio permanente di guerra non solo nel Vicino Oriente, ma in tutto il mondo.

UPDATES.
Mai più guerre di religione.
Al “Foglio”, ed ai suoi committenti, proprio non piace l'idea che i due massimi rappresentanti dottrinali del Cristianesimo e dell’Islam,  abbiano capito il gioco che di loro si vuol fare e non intendono andare allo “scontro di civiltà”, perché abbia a goderne il Terzo, cioè l'Ebraismo sionistizzato. Seguono perciò sul Foglio una serie di articoli, che “analizzano” le conseguenze e le implicazioni di un atto gravissimo, che mai doveva verificarsi, l’abbraccio e il bacio fra il Papa e l’Imam di Al-Azar. Di questi articoli facciamo una rassegna stampa senza ulteriore commento. Sono utili non per capire le questioni inter-religiose, ma gli intrecci del sionismo e le sue collusioni con i media occidentali, in particolare con “Il Foglio”, il cui fanatismo sionista ha del prodigioso e manca del senso minimo del pudore. Tralasciamo la titolazione originale e indichiamo solo la testata e la data. Riprendiamo i testi da una rassegna stampa sionista, che è già un sicuro indizio, anche se vi è anche il rischio di far loro un’indebita pubblicità, o dare occasione a nuovi scontri polemici. Con l'occasione del commento alla storica visita del 28 aprile, pare utile ricostruire gli antefatti nella politica mediatica precedente l'incontro che sembra segnare una svolta decisiva.

Links:
1. Il Foglio, 2 agosto 2016. - Il papa con Rohani. Ho personale ricordo di quando Giuliano Ferrara organizzava manifestazioni davanti all’Ambasciata iraniana. È sempre rimasto un orientamento anti-iraniano nella linea editoriale del Foglio.
2. Il Foglio, 29 aprile 2017.
3. Il Foglio, 10 maggio 2017.
4. Libero, 10 maggio 2017


https://civiumlibertas.blogspot.it/2017/04/il-foglio-in-croce-tra-losservanza.html

Caro Giuliano Ferrara, ecco perché l’incontro cattolici-protestanti resta impossibile

di Alfredo Incollingo

Giuliano Ferrara elogia, sul “Foglio” del 25 luglio scorso, una possibile intesa tra cattolici e protestanti, recensendo l’ultimo volume del vescovo di Chieti – Vasto, Bruno Forte. Al di là dei propositi e delle buone intenzioni, al lettore più attento non possono non sfuggire le incolmabili differenze tra il cristianesimo cattolico e quello protestante. Ci sono punti dottrinali e interpretazioni contrapposte, che difficilmente posso trovare un punto di conciliazione. E’ bene quindi ricapitolare brevemente le differenze maggiori per capire la totale contrapposizione tra il cattolicesimo e Martin Lutero.

Il papa è l’Anticristo?

La Chiesa Cattolica fonda se stessa sul “Primato Romano” e sulla “Successione apostolica”, oltreché prima di tutto su Cristo. Da Gesù discende non solo la “Parola”, ma anche il “papa”, che è il Suo vicario terreno, che regge e guida la comunità dei fedeli. San Pietro fu il primo “romano pontefice”, come volle Cristo, e per due millenni gli uomini hanno tramandato questo ufficio sacerdotale. Il papa è la guida spirituale dei cattolici, colui che “ex cathedra” proclama dogmi, o insegna e difende il Magistero e la Tradizione: vuol dire che dà l’esatta lettura del Vangelo, seguendo pedissequamente le parole di Gesù. Martin Lutero al contrario, riscontrando l’oggettiva corruzione nella Roma del Cinquecento, definisce il papato un’impostura, nonostante il mandato di Cristo. Il papa è l’Anticristo o, quanto meno, un prodotto umano che turba l’esatta lettura delle Scritture. Il fedele deve leggere da sé i testi e incontrare così, da solo, Dio. Di conseguenza la Chiesa e la dottrina cattolica (Sacramenti, teologia…) sono meri prodotti umani, da riformare completamente. La Riforma protestante ebbe una ricaduta gravosa per le sorti europee: si perse l’unità spirituale, quella culturale e politica (tra alti e bassi). Fu una tragedia per il Continente e per il cattolicesimo. Oggi, nonostante la volontà di vincere il secolarismo, la conciliazione è ancora difficile, se non impossibile, per via di questa sostanziale divergenza tra la Chiesa cattolica e quelle protestanti.

Sola fede, e le opere?

L’uomo si salva per la sola fede o anche grazie alle opere? Martin Lutero era un monaco agostiniano e un attento studioso del vescovo di Ippona. Naturalmente rimase fortemente influenzato dalla prospettiva "fideista" di questo Dottore della Chiesa Cattolica. Si sa però che la lettura di un solo Dottore o Padre della Chiesa Cattolica potrebbe sviare la piena comprensione del cattolicesimo: ogni grande teologo ha affrontato singoli problemi dottrinali (soprattutto in occasione di sconti teologici con eretici a lui coevi); pochi, come San Tommaso d’Aquino, hanno tentato una visione sistemica nella loro indagine. Martin Lutero rintracciò nelle Sacre Scritture alcuni passi evangelici che dimostravano come le opere fossero insignificanti ai fini della salvezza. San Paolo e Sant’Agostino parlano della salvezza per fede, ma lo stesso Gesù, nel Vangelo secondo Matteo (25, 31-46), ricorda che solo chi ha ben agito potrà entrare nel Regno di Dio. Se l’uomo non può salvarsi con le opere, è naturalmente in mano al volere divino e solo Lui può decidere chi salvare. La bellezza del cattolicesimo sta nell’aver saputo conciliare l’umano e il divino, nell’essere paradossale, come affermava G.K. Chesterton, nell’unire gli opposti (apparenti): fede e ragione, anima e corpo… E’ stato fatto senza “finzioni”, ma dando chiarezza agli stessi insegnamenti di Gesù.

Sola Scriptura?

Un altro punto di profonda divergenza tra protestanti e cattolici è il ruolo della Sacra Scrittura. Nessuna confessione cristiana osa dimenticarla, ma ci sono i luterani, che la considerano come l’unico punto di riferimento della fede, e i cattolici, che l’affiancano alla Tradizione. Si intende con questa l’insegnamento dei Padri della Chiesa, dei Dottori e dei santi che hanno predicano e vissuto in Cristo. Non si può prescindere dal valore incommensurabile del patrimonio spirituale di quegli uomini e di quelle donne che si sono dati a Dio. Di conseguenza, anche il Magistero, ovvero, banalmente, l'insegnamento della Chiesa, è un altro pilastro del cattolicesimo, che trae comunque origine dalla Bibbia e non la rinnega. Entrambe dimostrano al contrario la sua veridicità.

Questi tre punti sostanziali delle enormi differenze tra cattolici e protestanti ci permettono di capire che un’intesa è impossibile. E’ vero che lo scopo è quello di combattere il secolarismo occidentale, ma ci dimentichiamo che sono gli stessi protestanti ad aver aperto alle “innovazioni” bioetiche moderne. Una riconciliazione è lontana a venire.
Un attacco a Putin (di un neocon de’ noantri)

  1. Un lettore ci rimbalza un articolo apparso su Il Foglio nel settembre 2016 –  Che resta molto interessante, per molti versi)
La settimana scorsa il New York Times ha raccontato l’operazione finanziaria e culturale che ha portato il presidente russo, Vladimir Putin, fresco di una nuova conferma elettorale alla Duma, a mettere gli occhi e le mani su una chiesa nel cuore di Parigi. Si tratta di “Mosca sulla Senna”, la grande cattedrale ortodossa che sorgerà vicino alla Torre Eiffel, nel Quai Branly. “Questa chiesa è un avamposto dell’altra Europa, conservatrice e antimoderna, nel cuore del paese del libertinismo e del secolarismo”, ha detto al New York Times Michel Eltchaninoff, studioso francese e autore del libro “Dans la tête de Vladimir Poutine”, sul pensiero del presidente russo.



Giulio Meotti

Redattore capo di Philosophie Magazine e autore di saggi su Dostoevskij, Eltchaninoff adesso è a colloquio con il Foglio per capire la “rivoluzione conservatrice” del presidente russo, che si basa sulla rinascita della cultura ortodossa isolata per secoli dalla civiltà europea e non scalfita dal soffio del Rinascimento e dell’Illuminismo.

“Ne sono appena state vittime Pornhub e YouPorn, i più grandi siti pornografici al mondo, appena bloccati in Russia da una legge di Putin contro la pornografia. “Se diamo a voi ragazzi un abbonamento premium, ci toglierete il blocco in Russia?”, avevano domandato i dirigenti di YouPorn al Roskomnadzor, il servizio federale per la supervisione delle comunicazioni russo. “Ci spiace, non siamo sul mercato e la demografia non è un bene di scambio”, è stata la risposta del servizio federale.
(Cattivo cattivo governo federale!Priva del porno i bambini russi))

“Al fine di stabilire la sua autorità sulla società russa, Putin, soprattutto dal 2013, ha plasmato una dottrina destinata a mobilitare l’intera società russa contro un occidente percepito come decadente”, dice Michel Eltchaninoff al Foglio. “Il Cremlino ha seguito da vicino il movimento di opposizione al ‘matrimonio per tutti’ in Francia e ha osservato le tensioni nell’Unione europea, con le crescenti preoccupazioni in materia di immigrazione non europea. Ha seguito la rivolta di molti intellettuali europei contro lo ‘spirito del ’68’ responsabile dei problemi attuali. Putin ha lanciato una offensiva conservatrice rivolta sia ai russi sia agli europei. Contro il presunto ‘politically correct’ occidentale, il presidente russo ‘chiama le cose con il loro nome’, a malapena nasconde la propria omofobia (sic) e il disprezzo contro la ‘debolezza’ occidentale.
Contro la presunta amnesia europea rispetto al suo passato, Putin ha difeso le radici cristiane dell’Europa.
(Vedete che scandalo!)
Contro lo spirito modernista, Putin riafferma i valori tradizionali della famiglia, il patriottismo, l’obbedienza alla gerarchia.
(Decisamente, un malvagio dittatore)
Con la costruzione di una immagine in gran parte fantastica di un’Europa dominata da minoranze attive ed entrata in decadenza, Putin offre il modello russo di stabilità politica e il conservatorismo sociale e morale. Da quando è tornato alla presidenza nel 2012, Putin ha detto che molti dei paesi euro-atlantici rigettano le loro radici, tra cui i valori cristiani che costituiscono la base della civiltà occidentale, lamentandosi del fatto che, secondo lui, per citare un suo discorso a Novgorod, questi paesi ‘stanno negando i princìpi morali e le identità nazionali, culturali, religiose e anche sessuali. Essi stanno attuando politiche che equiparano le famiglie a partner dello stesso sesso, la fede in Dio con la fede in Satana.
(orrore orrore!)
La gente in molti paesi europei è in imbarazzo o ha paura di parlare delle proprie affiliazioni religiose. In opposizione al relativismo, al declino culturale, all’invasione di Internet, alla correttezza politica, all’amnesia, al masochismo democratico e alla debolezza di fronte delle minoranze, Vladimir Putin promuove una educazione morale basata sui valori cristiani, una cultura classica e libresca, il patriottismo, il militarismo e la rispetto della gerarchia. Secondo lui, in sostanza, l’Europa è entrata in una fase di decadenza, mentre la Russia è in una fase ascendente della sua storia”.

Una delle più suggestive personalità della Russia del secolo scorso, Konstantin Leont’ev, il “Nietzsche russo”
(definizione diffamatoria) 
nonché autore di riferimento di Putin, osservava che Bisanzio sopravvisse alla caduta dell’impero romano d’occidente per mille anni. “Quasi tutti gli scrittori occidentali ebbero e mostrarono a lungo predilezione o per il repubblicanesimo, o per il feudalismo, o per il cattolicesimo e il protestantesimo”, scriveva Leont’ev. “Perciò Bisanzio, autocratica, ortodossa e per nulla feudale, non poteva ispirare loro la minima simpatia”. Caduta Roma nel 476, la “seconda Roma”, Bisanzio, estese di diritto, nel nome di Dio, la sua insindacabile sovranità su tutti i popoli. L’impero bizantino conobbe nei secoli espansioni e ripiegamenti: il suo asse si spostò dal Mediterraneo all’Eurasia, e divenne un impero soltanto greco, che si restrinse alla città di Costantinopoli e al Peloponneso. La Russia di Putin oggi si immagina come la “terza Roma”.

“Putin si basa sul modello pseudo-scientifico di Konstantin Leont’ev, e su uno dei concetti più famosi di cui Vladimir Putin è appassionato: quello della ‘complessità fiorente’. Secondo il filosofo russo, che aveva una posizione anti-europea e anti-borghese, ogni civiltà, dopo un periodo di semplicità originale, raggiunge il suo apice in un’epoca di fiorente complessità, per poi diminuire in un periodo di semplificazione e confusione. Per Leont’ev, sempre a partire dal Rinascimento, l’Europa ha cessato di far nascere santi e geni, e ha generato solo ingegneri, parlamentari, professori. Ha reso tutto uniforme, attraverso la sua modalità di sviluppo e il suo conformismo. Ma è anche confuso. I suoi abitanti sono persi, non sanno più come dare senso alla loro vita. Essi si dimostrano incapaci di percepire un principio superiore ispiratore. Ma per lo stesso Putin, la ‘complessità fiorente’ può essere possibile solo sotto la direzione attenta di uno stato che mobilita e unifica forze potenti”.

Come fa la Russia a configurarsi come alternativa al liberalismo dopo la caduta del comunismo? “In Russia, ‘liberale’ è usato in senso peggiorativo, nei media ufficiali, per designare l’opposizione all’autoritarismo del Cremlino”, dice Eltchaninoff al Foglio. “Putin ha anche usato il termine esplicito ‘quinta colonna’ per mettere sotto accusa i seguaci politici della democrazia occidentale. Boris Nemtsov, assassinato nel febbraio 2015, era nella lista di quelli considerati ‘nemici della Russia’. Per capire come la Russia di Putin sia diventata un’alternativa alla democrazia occidentale ‘liberale’, dobbiamo tornare alla lotta, che non è mai cessata, anche durante il periodo sovietico, tra un ‘partito russo’ contrario all’occidente e un movimento più aperto a Europa e Stati Uniti. Gli slavofili sovietici e post-sovietici ritenevano che lo sviluppo della Russia dovesse seguire un percorso specifico”.

Nel 1941, Stalin riuscì a eliminare la chiesa come istituzione pubblica. Ogni monastero e seminario venne chiuso. Con la caduta del comunismo, la chiesa ha iniziato a ricostruire la sua vita istituzionale devastata. Il numero delle parrocchie è cresciuto dalle settemila di vent’anni fa alle trentamila di oggi. La Russia di Putin sta tornando al vecchio concetto bizantino di “symphonia”, un approccio in cui chiesa e stato collaborano. “La chiesa ortodossa russa, sottoposta al potere durante il periodo sovietico ufficialmente ateo, ha sperimentato una ripresa impressionante dalla Perestroika. Le cerimonie del millesimo anniversario del ‘Battesimo della Russia’ nel 1988 sono state accompagnate da una riscoperta religiosa dei giovani. Negli anni Duemila, il Patriarcato di Mosca poteva considerarsi la vera autorità morale del paese. Ma l’irrigidimento del Cremlino nel 2004, e la concentrazione del potere nelle mani di Putin, ha cambiato questo. Oggi, il Patriarcato di Mosca professa la dottrina ufficiale dello stato russo. Mentre la chiesa ortodossa esprime una teologia mistica, il patriarcato è diventato un ausiliario del putinismo”.

Da Dostoevskij a Solzenitsyn, c’è una lunga tradizione russa di conservatorismo. Nei “Fratelli Karamazov”, Dostoevskij fa negare proprio a Ivan Karamazov, l’intellettuale rivoluzionario e laico, il principio della separazione fra stato e chiesa. “Oggi il ritorno al conservatorismo in Russia è in gran parte funzionale”, ci dice Eltchaninoff. “I grandi pensatori e scrittori citati da Vladimir Putin durante i suoi discorsi sono usati per fini ideologici. Dostoevskij è un pubblicista anti-occidentale nel suo ‘Diario di uno scrittore’ e il primo romanziere russo del caos della modernità. Putin cita anche Nicolas Berdjaev. Il conservatorismo attuale eredita parte di una tradizione intellettuale russa. Ma è più lo sfondo ideologico a una politica anti-occidentale”.
(Colpa imperdonabile:   Putin è anche colto.  Nessun politico occidentale sarebbe in grado di citare Dostojewski o Solzenitsyn. Forse le ministre Fedeli e Lorenzin hanno letto  Berdjaev?  )
Quali sono oggi i rapporti fra la Russia e l’islam? “L’islam in Russia è endogeno dall’occupazione del paese da parte dei Mongoli del XIII secolo. I musulmani in Russia sono ben radicati. L’islam è ufficialmente considerato una ‘religione tradizionale’ russa (a differenza del cattolicesimo). Putin ama così vantare un ‘islam russo’. Egli suggerisce che spesso la chiesa ortodossa è più vicina nei suoi valori – sottomissione a Dio, obbedienza all’autorità, etica tradizionale, anti-consumismo e anti-decadenza – a un musulmano che a un modernista occidentale. Ricordiamo la grande manifestazione anti-Charlie Hebdo organizzata dal presidente ceceno Kadyrov in accordo con Putin dopo gli attacchi di Parigi. Tuttavia, Putin condanna con forza l’islamismo che equivale sistematicamente al wahabismo venuto dall’Arabia Saudita. Qualsiasi manifestazione islamica che si oppone a Mosca (ad esempio, tra i ribelli ceceni) è trattata come un prodotto estero pericoloso. Quindi per il Cremlino c’è un ‘buon islam’, nazionale, conservatore e fedele a Mosca, e un ‘cattivo islam’ che viene dall’estero”.

Lei ha scritto che il punto di svolta per Putin è stato il massacro di Beslan, la scuola in Ossezia presa in ostaggio dai terroristi islamici. “Nel 2004, la cristallizzazione conservatrice di Putin avviene dopo la tragedia di Beslan”, prosegue Eltchaninoff al Foglio. “Putin è un erede del sovietismo. Trascorse i primi quaranta anni della sua vita in Unione Sovietica. Questo lo ha portato a essere fortemente influenzato da certi valori, il patriottismo, il militarismo, il complesso di superiorità di una grande potenza. Ha servito nel corpo d’élite della nazione: il Kgb, che divenne l’Fsb dopo il 1991. Tuttavia, Putin non ha mai creduto al modello comunista di economia di stato o di società senza classi. Egli quindi non intendeva, quando è salito al potere nel 1999, riabilitare il sovietismo. Durante il suo primo mandato presidenziale, dal 2000 al 2004, Putin ha adottato una posizione liberale. Gli piaceva citare Immanuel Kant, e dire che la Russia era parte dell’Europa. Voleva che la Russia vivesse secondo gli ‘standard’ occidentali. Si era presentato come il leader che avrebbe riportato la stabilità e la prosperità, anche a livello nazionale, e ripristinare il prestigio perduto della Russia a livello internazionale. Dal 2004, una serie di eventi ha iniziato a incidere su questo discorso di modernizzazione friendly. Si convinse che la Russia era il bersaglio di una ostilità attiva per conto dell’occidente. I ceceni separatisti a Beslan presero in ostaggio la scuola in una piccola città del Caucaso russo. Dopo un intervento delle forze speciali russe condotto in modo violento e caotico, 344 persone morirono, tra cui 186 bambini. Due settimane dopo, Putin fece un discorso molto conservatore. In primo luogo, Putin invitò le religioni a combattere l’estremismo. Poi Putin fece della chiesa ortodossa russa il suo alleato per ‘moralizzare’ il popolo. Questo ha segnato un primo spostamento verso il conservatorismo. Dopo il periodo di presidenza Medvedev (2008-2012), Vladimir Putin ha intensificato alcune tendenze che erano già visibili nei suoi primi due mandati: il conservatorismo aperto di fronte a un mondo occidentale che ha percepito come decadente e che recideva le sue radici cristiane; l’affermazione di una specificità russa che doveva essere difesa a tutti i costi contro l’ostilità dell’occidente; l’accelerazione del progetto di un’Unione eurasiatica. La profonda convinzione di Putin è infatti, come egli ammetterà anni dopo, che ‘l’uomo non può vivere senza i valori morali’. Dal 2005 a dicembre 2014, Putin ha fatto regolarmente riferimento a Ivan Ilyin (1883-1954), un filosofo russo emigrato in Europa, violentemente anticomunista e antidemocratico. E’ appassionato di Lev Gumilev (1912-1992), che ha difeso le teorie eurasiatiche durante il periodo sovietico. Il risultato è un’ideologia multiforme, i cui fili comuni sono l’idea di impero e l’ostilità verso l’occidente. In termini teorici, Putin ha alternato l’esaltazione della russicità ortodossa del paese e la celebrazione della sua essenza multi-etnica e multi-confessionale. Loda l’armonia che regna tra le popolazioni ortodosse del paese e i suoi quindici milioni di musulmani. I teorici dell’Eurasiatismo sostengono che ci sia un ‘terzo continente’ tra l’Europa e l’Asia, una Eurasia che è un’unità coerente, in termini di clima, vegetazione, lingue e geografia, e che riunisce ortodossi, slavi, musulmani e buddisti. Tuttavia, secondo il presidente russo, questa diversità interna può prosperare solo nel quadro di un forte stato. In queste condizioni, la Russia può anche essere un modello per il mondo. Come diceva Putin già nel 2003, ‘la Russia, come un paese eurasiatico, è un esempio unico di dialogo tra le civiltà culturali’. Putin e alcuni dei suoi più stretti consiglieri ritengono che l’Europa occidentale sia un fallimento. Secondo loro, gli stati europei sono aperti a tutte le migrazioni e non sono in grado di opporre resistenza al veleno dell’islamismo, o quello che vedono come un invasione musulmana. Per quanto riguarda i loro cittadini, sono visti come consumatori senza cervello e superficiali che hanno perso il loro senso di patriottismo e di aspirazione a grandi ideali”.

Chi consiglia più spesso Putin? “A parte i consiglieri che scrivono i suoi discorsi, Putin ha un paio di persone del suo entourage che potrebbe rivendicare il titolo di ideologi. Uno è Vladimir Yakunin. Ha conseguito un dottorato in Scienze politiche, è il presidente della società Ferrovie Russe, è molto vicino al presidente, e organizza convegni intellettuali sul tema del ‘dialogo delle civiltà’. Coltiva un’immagine estremamente religiosa, e va a Gerusalemme ogni anno per il servizio di Pasqua, al fine di riportare la fiamma del ‘fuoco sacro’. Finanzia e organizza ‘tour’ di reliquie in Russia. Guida una rinascita religiosa e morale in Russia. Infine, mentre non sono i politici, altri due uomini influenzano il pensiero del presidente russo. Nikita Mikhalkov, il regista, ha incarnato il rinnovamento di una ‘Russia bianca’ in seguito alla caduta del comunismo. Putin poi ha presumibilmente un confessore, padre Tichon Shevkunov”.
(Ha pure un confessore. Vergogna!)

Continua Eltchaninoff: “Putin ha cercato di risvegliare due emozioni nei suoi concittadini: l’orgoglio in un ritorno alla grande Russia che può annettere la Crimea a dispetto del diritto internazionale; e la sensazione di vivere in una fortezza assediata”. Una riscossa che, secondo i piani del Cremlino, passa anche da una cattedrale nel cuore di Parigi. Ribattezzata, dall’ex ministro della Cultura francese Frederic Mitterrand, “San Vladimir”. Al culmine della Guerra fredda, gli americani erano soliti chiamare l’Unione Sovietica “l’impero ateo” che sarebbe crollato perché aveva eliminato la religione. Dopo vent’anni di putinismo, è il Cremlino occupato da un ex ufficiale del Kgb e battezzato in gran segreto a lanciare la stessa accusa di ateismo all’occidente.
Oggi la chiesa ortodossa russa ha persino un emissario per le relazioni con i cristiani americani, il vescovo Hilarion Alfeyev, che in un suo recente viaggio negli Stati Uniti ha anche incontrato l’ex presidente George W. Bush. E’ questa, conclude Michel Eltchaninoff, la scommessa di Putin: “Far credere che la Russia sia oggi un polo anti-decadente e conservatore in Europa e nel mondo”.
Ma chi è Giulio Meotti? 
Per capire chi sia Giulio Meotti, l’autore di questo testo,  basti ricordare che è stato identificato come un plagiatore da Max Blumenthal,  critico ebreo del sionismo, che l’ha citato così:
“Siccome Kirchick, Stephens e Meotti prendono i loro argomenti dallo stesso magazzino di hasbarà [proganda sionistaa] riciclata  del Likud, i loro editoriali sono praticamente indistinguibili e del tutto intercambiabili. Se qualcuno di loro dovesse scomparire, un qualunque altro militante filoisraeliano potrebbe prendere il loro posto senza che nessuno se ne accorga. Come dimostra Meotti, basta copiare e incollare i comunicati stampa dei gruppi a sostegno di  Israele per ottenere successo nel mondo dei neoconservatori.”
Al che Meotti ha subito replicato a Max Blumenthal:
”Ma questo è un attacco personale alla mia persona e al lavoro di dieci anni, una demonizzazione, una caccia alle streghe contro uno degli ultimi pochi giornalisti filoisraeliani in Europa”.

Nel 2012    del personaggio si è occupato KElebek,che ha “dato  un’occhiata alla prima pagina del blog di Meotti, tutto in lingua inglese. Dove apprendiamo che”: 
gli ebrei vengono espulsi dalle università europee proprio come negli anni Trenta”; il “mondo dell’arte contemporanea è diventato la casa degli odiatori di Israele“; Israele è uno stato di persone felici; la Germania è “marcia” di antisemitismo; la Chiesa cattolica “demonizza Israele”; Rachel Corrie ha avuto quello che si meritava; il Vaticanoè pieno di “odiatori di ebrei”; gli ecologisti sono antisemiti; il mondo “tollera l’assassinio di bambini ebrei“; la Chiesa d’Inghilterra “odia profondamente gli ebrei“; i soldati israeliani che hanno partecipato all’espulsione dei coloni ebrei da Gaza soffrono di “danni psicologici”;  le Chiese statunitensi sono “contro gli ebrei”; “l’Europa non perdonerà mai gli ebrei per Auschwitz“, qualunque cosa possa significare; l’Europa e le Nazioni Unite “finanziano la promozione dell’hitlerismo nel mondo arabo“.”