ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 27 settembre 2017

Forse che la morale cattolica è a geometria variabile?

Correzione al Papa, la verità che i lettori meritano

Caro direttore,
immagino che i lettori (ma anche alcuni tuoi collaboratori), vedendo la mia firma in calce alla Correctio filialis” , si siano domandati se questa mia iniziativa sia in linea con quanto vado scrivendo da anni nei miei libri, negli articoli di riviste scientifiche e anche in tanti articoli che tu mi hai chiesto e hai pubblicato nella NBQ. So peraltro che molte interpretazioni giornalistiche dell’evento lo caricano di connotazioni negative: si parla di un «affronto al Papa», di un «gesto di ribellione» eccetera. Soprattutto, da parte di chi non ha alcun reale interesse per ciò che concerne la fede cattolica, si trascura il contenuto propriamente dottrinale del documento, limitandosi a inquadrarlo nella lotta intra-ecclesiale tra conservatori e progressisti. Io avrei partecipato dunque a un atto eversivo, gravemente lesivo dell’unità della Chiesa sotto la guida del supremo Pastore. Le cose non stanno affatto così, e i lettori della NBQ meritano un’informazione più veritiera, sia riguardo al documento in sé che riguardo al fatto che io lo abbia firmato. Cerco di chiarire tutto per ordine.

1) Io personalmente ho firmato quel documento per un motivo esclusivamente teologico-pastorale, ossia per quell’impegno apostolico che san Giovanni Paolo II chiedeva a tutti i cattolici nel motu proprio Ad tuendam fidem  (18 maggio 1998). Altri lo avranno fatto per altri motivi e in rappresentanza di ambienti e schieramenti ecclesiali che si autodefiniscono “tradizionalisti”. Io invece parlo e scrivo a nome della Chiesa, se si tratta di comunicare la fede nella catechesi e nell’insegnamento della teologia; se poi si tratta di esporre, non il dogma ma delle ipotesi di interpretazione del dogma (ossia, delle opinioni), parlo a nome mio personale, senza mescolare la certezza assoluta della fede con le certezze relative delle ideologie.
Per questo, io non sono mai stato e continuo a non essere un conservatore e nemmeno un tradizionalista. Rispetto chi ama etichettarsi ed essere etichettato così ma a me basta e avanza la qualifica di cattolico. Sono semplicemente un cattolico che studia da tutta una vita la verità della fede cristiana, la trasmette attraverso il suo ministero sacerdotale, ne mostra il mirabile progresso storico (giustamente denominato «evoluzione omogenea del dogma»), allo stesso tempo che ne combatte le adulterazioni secolaristiche e anche i riduzionismi ideologico-politici , non importa se di stampo conservatore o di stampo progressista (lo sanno bene i molti lettori del mio trattato su Vera e falsa teologia. Come distinguere l’autentica “scienza della fede” da un’equivoca filosofia religiosa, ormai giunto alla terza edizione).
2) Quel documento io l’ho attentamente letto in bozza prima di apporre la mia firma, e l'ho anche corretto in alcune espressioni che ritenevo improprie. Alla fine mi è sembrato opportuno, nel momento presente, rivolgere questo accorato appello al Papa affinché metta un freno, per quanto è in suo potere, alla deriva antidogmatica di certa teologia tendenzialmente eterodossa (da Karl Rahner e Teilhard de Chardin a Hans Küng e Walter Kasper), che è diventata egemone nei centri di formazione ecclesiastica, nell’episcopato cattolico, e persino nei dicasteri pontifici, arrivando a inquinare il linguaggio e i riferimenti teologici di taluni documenti del magistero pontificio, come è avvenuto con l’esortazione apostolica Amoris laetitia.
3) E’ lecito un appello del genere, sia pure nei termini rispettosi con cui è stato redatto e consegnato al Papa? Certamente è moralmente lecito e canonicamente legittimo. Esso, infatti, contrariamente a come è stato presentato da commentatori poco attenti o inclini al sensazionalismo, non intende accusare il Papa di eresiama lo richiama rispettosamente a non favorire ulteriormente la deriva chiaramente ereticale che inquina la vita della Chiesa. Il che significa, in pratica, chiedergli rispettosamente la rettifica di alcuni suoi indirizzi pastorali che sono risultati ambigui o fuorvianti, soprattutto perché contrari a una tradizione dogmatica e morale ormai consolidata, fatta propria dal magistero solenne e ordinario dei suoi immediati predecessori.
Insomma, la “Correctio filialis” non afferma che il Papa sia incorso in eresia con atti interpretabili come vero e proprio magistero pontificio (quello che viene denominato «magistero ordinario e universale»); non afferma cioè che nelle sue encicliche e nell’esortazione apostolica post-sinodale sia rilevabile qualche eresia propriamente detta, ossia un insegnamento dogmatico materialmente incompatibile con la fede già definita dalla Chiesa. Se la “Correctio filialis” contenesse siffatta accusa, io non l’avrei certamente sottoscritta. Io l’ipotesi di un Papa eretico l’ho energicamente respinta in un libro pubblicato di recente (Teologia e Magistero, oggi, Leonardo da Vinci, Roma 2017), adducendo argomenti che ritengo teologicamente inoppugnabili, anche in polemica con alcuni studiosi che pure sono firmatari della “Correctio filialis” (ad esempio, Roberto de Mattei).  
La “Correctio filialis” afferma invece che la prassi pastorale del Papa sta contribuendo alla diffusione delle eresie, sia per gli argomenti che adopera nei suoi discorsi e documenti (argomenti chiaramente desunti da consiglieri ben noti per la loro cattiva dottrina), sia per le sue decisioni di governo (nomine di alcuni e dimissioni o allontanamento di altri) che finiscono per conferire potere e prestigio nella Chiesa ai teologi che tali eresie da tempo insegnano, mentre allontana da sé e dai dicasteri della Santa Sede i teologi di retto criterio.
4) Chi dà a me e tutti gli altri firmatari il diritto di rivolgere questo appello al Papa? Non sarà eretico proprio il fatto di contraddire l’insegnamento di un Papa o negare la sua autorità dottrinale? No, non è un atto eretico, perché c’è eresia solo dove si contraddice formalmente un dogma, e con quelle osservazioni critiche della “Correctio filialis” non si contraddice alcun dogma formulato da papa Francesco né alcuna dottrina morale da lui proposta come verità che obblighi tutti i cattolici a ritenerla irreformabile. La “Correctio filialis” denuncia proprio il contrario, cioè il fatto che alcune indicazioni pastorali di papa Francesco rimettono in discussione la dottrina che i suoi predecessori avevano proposto come verità ormai definita.
5) Ora, richiamare l’attenzione del Papa sull’effetto nocivo che questa prassi – anche se probabilmente dettata da buone intenzioni pastorali – sta producendo nell’opinione pubblica cattolica non è offensivo nei riguardi del Papa e non nasce da presunzione o spirito di polemica o di divisione. Si tenga presente che la prassi dell’autorità ecclesiastica è fatta di decisioni prudenziali, che possono essere giudicate (da Dio) più o meno sagge e opportune, ma si possono sempre rettificare alla vista dei loro effetti. Ho detto che solo Dio è giudice di queste azioni dei suoi ministri. Ma anche ai fedeli può essere concesso di avere un’opinione (non la certezza assoluta, che in questa materia gli uomini non possono avere) sull’opportunità o l’utilità di tali scelte prudenziali dell’autorità ecclesiastica.
Io sono arrivato alla certezza (solo relativa, s’intende) che questa prassi di un magistero non dogmatico, “liquido”, riformista, anzi addirittura rivoluzionario non sia utile al vero bene delle anime, ossia al progresso della vita cristiana di tutti fedeli della Chiesa cattolica. La mia è un’opinione che mi sono formato innanzitutto sulla scorta della mia personale esperienza di amministrazione dei sacramenti, e poi raccogliendo anche le esperienze di quei miei confratelli sacerdoti che sono in crisi di coscienza su come intendere e come applicare le nuove direttive pastorali dellaAmoris laetitia.
6) L’iniziativa della “Correctio” è contraria al sensus ecclesiaeLa correzione fraterna tra i discepoli di Cristo è comandata da Cristo stesso nel Vangelo. Io, come ogni cristiano, intendo il sensus ecclesiae come responsabilità nei confronti del Vangelo, che deve essere vissuto personalmente e professato comunitariamente. Inoltre, come sacerdote, sono e mi sento partecipe della missione apostolica del collegio episcopale (la «sollicitudo omnium ecclesiarum»), che vivo mantenendomi sempre in comunione di fede e di disciplina ecclesiastica con il mio ordinario diocesano, che è il Papa stesso, Vescovo di Roma (io appartengo infatti al clero romano). L’applicazione pratica di questa partecipazione, affettiva ed effettiva, alla missione apostolica del collegio episcopale è la preoccupazione per come gli insegnamenti e le direttive pastorali della Chiesa sono recepiti e vissuti, contribuendo positivamente all’edificazione del Popolo di Dio nella fede e nella carità.
Tale preoccupazione è oggi acuita dal gravissimo disorientamento pastorale provocato dall’interpretazione ideologica dei documenti del Vaticano II e anche del magistero post-conciliare secondo quella «ermeneutica della rottura» che fu denunciata a suo tempo da papa Benedetto e che consiste nella diffusa percezione che non c’è più una «dottrina della fede» ma solo programmi di riforma della Chiesa cattolica per omologarla alle altre religioni sulla base di una «etica  mondiale» patrocinata anche dalle ideologie politiche dominanti nel mondo (vedi la mia Introduzione teologica al libro di Danilo Quinto, Disorientamento pastorale, Leonardo da Vinci, Roma 2016). In tali circostanze ecclesiali, ho scritto recentemente sulla NBQ, ciascuno dei fedeli cattolici deve fare ciò che è alla sua portata, e quindi io faccio ciò che posso, per quello che mi sembra utile.
Antonio Livi               

http://www.lanuovabq.it/it/correzione-al-papa-la-verita-che-i-lettori-meritano

Intervista di Mons. Bernard Fellay
Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Perché ho firmato la Correctio filialis 
del 26 settembre 2017



Pubblicata sul FSSPX.Actualités
sito di informazioni della Fraternità San Pio X




Dopo la pubblicazione, Domenica 24 settembre 2017, della Correctio filialis redatta da 62 chierici e universitari laici che rilevano sette proposizioni eretiche nell’esortazione apostolica Amoris laetitia
il servizio FSSPX.Attualités ha chiesto a Mons. Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità San Pio X, per quale ragione ha firmato questo documento.


FSSPX.Actualités: Perché ha dato il suo sostegno alla Correctio filialis ?

Mons. Fellay: Questa iniziativa filiale da parte di chierici e universitari laici, turbati dalle proposizioni eterodosse di Amoris laetitia, è importante. L’insegnamento di Cristo sul matrimonio non può essere surrettiziamente cambiato, col pretesto che i tempi cambiano e che la pastorale vi si deve adattare, fornendo i mezzi per aggirare la dottrina.
Io comprendo che gli autori della Correctio filialis possano essere sconvolti da tutte le divisioni causate da Amoris laetitia, dalle spiegazioni che il Papa ha fornito su questo documento in dichiarazioni recenti, dalle sue dichiarazioni sulla figura di Lutero… Ormai in certi paesi i vescovi accettano la comunione dei divorziati civilmente risposati, in altri la rifiutano. Forse che la morale cattolica è a geometria variabile? La si può sottomettere ad interpretazioni contraddittorie?
Nel settembre 2016, quattro cardinali hanno chiesto rispettosamente al Papa di «fare chiarezza»; quest’anno essi hanno sollecitato un’udienza. In risposta, essi hanno avuto diritto solo al silenzio, ma il silenzio non è una risposta. Su una questione così grave e a fronte delle divisioni presenti, è necessario che il Santo Padre risponda chiaramente sul merito.
In questa triste situazione di confusione, è molto importante che il dibattito su queste questioni maggiore si amplifichi, affinché la verità venga ristabilita e l’errore condannato.
Ecco perché ho dato il mio sostegno a questa iniziativa, ma quello che deve essere preso in considerazione non sono tanto i nomi dei firmatari della Correctio filialis, quanto l’oggettivo valore degli argomento esposti.
FSSPX.Actualités: Questo rimette in ballo i rapporti della Fraternità San Pio X con Roma?

Mons. Fellay: Il nostro rispetto nei confronti del Papa è intatto, ed è proprio per rispetto alla sua funzione che noi chiediamo filialmente di «confermare i fratelli», rigettando pubblicamente quelle proposizioni apertamente eterodosse che causano tante divisioni nella Chiesa.
Io ho apprezzato la risposta di Ettore Gotti Tedeschi (1), anche lui cofirmatario della Correctiofilialis. Egli afferma con ragione che noi non siamo i nemici del Papa. Al contrario, noi agiamo così perché amiamo la Chiesa.
Questa attitudine fu quella di Mons. Lefebvre e della Fraternità San Pio X fin dall’inizio. Nella sua dichiarazione del 21 novembre 1974, il nostro fondatore diceva: «Noi aderiamo con tutto il cuore e con tutta l'anima alla Roma cattolica custode della fede cattolica e delle tradizioni necessarie al mantenimento della stessa fede, alla Roma eterna, maestra di saggezza e di verità. Noi rifiutiamo, invece, e abbiamo sempre rifiutato di seguire la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante». E sono proprio questi neo-modernisti e questi neo-protestanti che gli autori della Correctio filialis denunciano a giusto titolo come le cause dei cambiamenti operati da Amoris laetitia nella dottrina e nella morale del matrimonio.
Con tutte le fibre del nostro essere noi siamo legati a Roma, Mater et Magistra. Noi non saremmo più romani se rinunciassimo alla sua dottrina millenaria; al contrario, con una morale di circostanza pericolosamente appoggiata su una dottrina ammorbidita, diventeremmo gli artefici della sua demolizione.
La nostra fedeltà alla Tradizione non è ripiegata sul passato, ma una garanzia di perennità per l’avvenire. E’ a questa sola condizione che noi possiamo servire utilmente la Chiesa.

FSSPX.Actualités: Che si aspetta da questa Correctio filialis?

Mons. Fellay: bisogna augurarsi che essa permetta ai chierici e ai fedeli una presa di coscienza più netta della gravità della situazione della Chiesa. Sì, come l’ha riconosciuto Benedetto XVI: «la Barca di Pietro fa acqua da tutte le parti». Questa non era un’immagine poetica, ma una tragica realtà. Nella presente battaglia, sono la fede e la morale che bisogna difendere!
Si può anche sperare che si manifestino altri sostegni da parte di quelli che hanno la cura delle anime. I firmatari della Correctio filialis, esponendo quelle proposizioni oggettivamente eterodosse, non hanno fatto altro che dire a voce alta quello che molti in fondo sanno. Non è tempo per questi pastori di dirlo alto e forte? Ma anche qui, ciò che importa non è tanto il numero dei firmatari, quanto il valore oggettivo degli argomenti. La verità rivelata da Cristo non è quantificabile, essa è prima di tutto immutabile.
Bisogna implorare Dio perché il Vicario di Cristo ristabilisca tutta la chiarezza in un dominio così essenziale: non si può modificare la legge divina del matrimonio senza provocare dei gravi dissidi. Se non si farà niente, la divisione che si delinea nella Chiesa diventerà irreparabile. Ecco perché noi preghiamo affinché, veramente, la parola di Nostro Signore a San Pietro possa applicarsi a Papa Francesco: «E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc. 22, 32).

1 – Ettore Gotti Tedeschi, economista che è stato Presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR) dal 2009 al 2012, ha concesso un’intervista al sino ispanofono infovaticana(24 settembre 2017), ripresa sul suo blog dal vaticanista Marco Tosatti [Stilum Curiae]. NDR. 

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