ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 16 ottobre 2017

Smoke in his eyes

Papa Francesco: "Serve un patto mondiale sui migranti"

Alla Fao il monito del Pontefice: "Fame colpa di guerre e cambiamento climatico"

C'è un'accusa ai potenti del mondo nelle parole di papa Francesco, che invita a non considera la fame "come una malattia incurabile", sostenendo che "è chiaro che le guerre e i cambiamenti climatici" sono la causa per cui milioni di persone non hanno di che cibarsi.


Un dito puntato durante il discorso alla Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite che proprio di nutrizione e agricoltura si occupa, durante il quale il Pontefice non tralascia neppure di parlare di immigrazione.
Bisogna "elaborare un patto mondiale per una migrazione sicura e regolare", dice Bergoglio, secondo il quale la sfida a cui ci troviamo di fronte deve avere una risposta che sia "ordinata e giusta". Un commento a tema con la Giornata mondiale della alimentazione, che quest'anno è intitolata proprio Cambiare il futuro della migrazione. Oggi è stata anche inaugurata una statua dell'italiano Luigi Prevedel che rappresenta Aylan Kurdi, il bimbo siriano trovato senza vita sulla costa del Mediterraneo nel 2015.
Nel discorso del Papa anche una critica a chi, come gli Stati Uniti dell'amministrazione Trump, si tirano indietro di fronte a impegni internazionali, in primis quell'accordo sul clima di Parigi a cui la Casa Bianca ha detto "no".
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-francesco-serve-patto-mondiale-sui-migranti-1452949.html
   
AFORISMA: "L’INTEGRAZIONE"        

L'integrazione dei tuttologi buonisti e politologi progressisti? Si fa presto a dire "integrazione" e il razzismo non c'entra affatto; agitare questa parola come uno spauracchio, è un ricatto che non dovrebbe intimidire chi ha a cuore il nostro Paese  



AFORISMA: "L’INTEGRAZIONE"

di Francesco Lamendola




" Quando adoperano questa parola i tuttologi buonisti, i politologi progressisti, gli antropologi di sinistra e i filosofi da strapazzo che infestano i salotti televisivi a un tanto l’ora, non sanno letteralmente di che cosa stanno parlando. La verità è che l’integrazione è una parola senza senso, perché i migranti/invasori (chiamiamoli con il loro nome, per piacere) non hanno la benché minima intenzione d’integrarsi ".

 Francesco Lamendola "Si fa presto a dire integrazione" del 21 Agosto 2016
http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/esoterismo-e-focus/aforismi/1792-aforisma-l-integrazione
Austria, vince la destra forte ma non estremista. Un messaggio per Salvini          
Ebbene sì, esiste un’altra Europa, ben diversa da quella di Macron e molto lontana dagli interessi di Bruxelles. Ed è un’Europa che ieri si è manifestata con forza in Austria.  In testa arriva il Partito popolare del giovane prodigio Kurz ma con un risultato un po’ inferiore rispetto ai pronostici, al 31%. L’Fpöe di Strache ottiene un risultato storico, al 27%, in crescita di sei punti percentuali. Tiene meglio del previsto la sinistra moderata dell’Spoe, che  giunge terza per un soffio (26.4%).
Il dato fondamentale, però, è che il democristiano Kurz ha vinto cavalcando i temi della destra di Strache, in particolare sugli immigrati e che anche la Spd ha dovuto cambiare un po’ rotta, diventando meno “buonista”. 


Il senso complessivo del voto in Austria è evidente: il Paese, in coro, si oppone a un’immigrazione fuori controllo, denuncia le ambiguità dell’Unione europea in materia e, almeno i Popolari e l’Fpöe, si dimostrano ostili a ulteriori integrazioni comunitarie, non solo in ambito migratorio. E’ un voto tendenzialmente sovranista e identitario che potrebbe allontanare Vienna da Bruxelles e avvicinarla all’Ungheria di Orban e in genere al quartetto di Visegrad.
Ed è, evidentemente, un segnale d’avvertimento per l’élite europeista, strettamente correlata a quella globalista, che negli ultimi mesi – dopo le sconfitte rappresentate dalla Brexit e dal ciclone, effimero, di Trump – si era illusa, grazie al trionfo di Macron, di aver spezzato l'”onda populista”. Il risultato austriaco dimostra che il malessere di molti europei non è affatto risolto, anche perché arriva a pochi giorni dal successo dell’Ad e dei liberali in Germania. Quella era un’avvisaglia, sottovalutata dalla maggior parte degli osservatori; questa di Vienna è una scossa di maggiore intensità.
A quanto si legge sulla stampa austriaca, sono possibili due coalizioni, Fpöe-Popolari o Fpöe-socialdemocratici, a meno che Kurz – sospettato di essere un Macron di destra sotto mentite spoglie e dunque di perseguire, a urne chiuse, politiche diverse da quelle annunciate in campagna  – non riabbracci la sinistra, contro ogni pronostico. Sarebbe la soluzione più impopolare, ma non può essere esclusa, magari dietro alle pressioni dell’establishment europeo. Vedremo.
La Germania della Merkel esce indebolita, e dunque anche la Francia di Macron. Berlino più Vienna:  le forze sovraniste rialzano la testa e  i due voti dimostrano che i tentativi di etichettarle come populiste non bastano a fermarle.
Accadrà lo stesso in Italia? Il Belpaese non è l’Austria ma questo voto rinforza il vento della destra. Il messaggio per Salvini è chiaro. Il Partito popolare, considerato moderato,  ha dovuto darsi un’identità marcata per risalire; mentre l’Fpöe oggi non può più essere liquidato come un partito estremista, impresentabile, perché ha saputo darsi una linea e dei toni da forte partito conservatore. Entrambi i partiti convergono nella stessa direzione politica, quella in cui sta andando il leader della Lega dall’inizio dell’estate, peraltro con un certo successo. Anche in Italia gli elettori cercano un leader giovane in cui credere, deciso ma affidabile,  che sappia capire le loro paure e offrire nuove speranze. Salvini saprà essere all’altezza?
Anche il messaggio per Berlusconi è chiaro: un elettorato disincantato e preoccupato non apprezza le alchimie e le ambiguità. Vuole una rotta chiara e una leadership su cui costruire il futuro. Vuole l’unione delle forze. Il Cavaliere avrà la forza di andare fino in fondo per il bene del Paese?
Quella che si profila è un’occasione per il centrodestra italiano. Riuscirà a coglierla?
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Sei austriaci su 10 non vogliono immigrati, punto. E se anche il Wall Street Journal apre gli occhi…

Di Mauro Bottarelli , il 103 Comment 
Sono andato a letto cosciente e preparato, quindi stamattina ho affrontato la rassegna stampa con l’animo di chi sapeva che sarebbe stata una sorta di allarme rosso per la democrazia mondiale a causa delle scelte politiche sovrane, libere e indipendenti di uno Stato con 8,7 milioni di abitanti. Ma si sa, mai farsi cogliere con la guardia abbassata. Ad “Omnibus”, su La7, si è verificato il salto di qualità: non potendo più mettere in campo il solito allarme da “no pasaran” generico e ad ampio spettro, come quegli antibiotici che vanno bene un po’ per tutto, ecco che un Metternich dei giorni nostri come Marco Follini, suggeriva la nuova chiave di lettura critica: Kurz è troppo giovane e senza esperienza, quindi le sue politiche sono dettate, di fatto, dall’immaturità. Dunque, non solo uno che è diventato ministro degli Esteri austriaco a 27 anni è diventato stronzo di colpo solo perché ha vinto le elezioni con una piattaforma di destra e anti-immigrazione.
Ma, soprattutto, indietro tutta sul concetto di ricambio generazionale: insomma, stanno raschiando il fondo. E con i denti, nemmeno più con le unghie. Non c’è niente da fare: ancora stamattina c’era chi aveva il coraggio di chiamare l’FPO forza neonazista, andando a frugare nell’adolescenza di HC Strache e dimenticando che tre quarti dell’attuale leadership italiana di sinistra in gioventù sosteneva Stalin e Ho Chi Minh. La cosa grave non è questa patetica deriva accusatoria ma, bensì, il fatto che in base a questi ragionamenti chi ha votato Sebastian Kurz, il 31% degli aventi diritto, si ritrova per proprietà transitiva a fare la figura dell’allocco credulone che si è fatto abbagliare da un lattante della politica che adotta tesi di destra per convenienza. Chiedo scusa: perché negli ultimi quattro anni, in sede UE, nessuno ha fatto notare che l’Austria era rappresentata nella sua politica diplomatica da un incapace senza competenza ed esperienza, oltretutto anche un po’ nazista? Forse perché non era così, che ne dite?
O forse da fastidio altro? Ovvero che, con l”alleanza più che probabile con la FPO, il governo austriaco potrebbe porre con più convinzione l’attenzione su un tasto molto sensibile: la neutralità austriaca in politica estera e il suo non essere membro NATO come prodromo per un riavvicinamento ad Est della vecchia Mitteleuropa che non passi solo dal rapporto con il Gruppo di Visegrad ma direttamente con la Russia di Vladimir Putin, con Viktor Orban a fare da pontiere tra Vienna e Mosca? Si sa, se metà dei Balcani entrano a far parte dell’Alleanza Atlantica, tutti a sventolare bandierine per festeggiare la crescita del fronte anti-russo ma, se per caso, le dinamiche volgono in senso opposto, apriti cielo: i cosacchi sono pronti ad abbeverarsi ai McDonald’s nel frattempo aperti a Graz come a Salisburgo, quindi scatta la quarantena.

Fu così per l’FPO di Joerg Haider, sarà così anche per quella di Kurz, se si andrà oltre. Più che altro, se Washington alzerà il telefono e farà squillare l’apparecchio a Bruxelles, mandando nel panico SuperCiuk. Insomma, il dialogo Ovest-Est fra Europa ed ex mondo sovietico va bene ma soltanto se mediato dallo spettrometro NATO: ovvero, atlantizzando Balcani ed ex-URSS prima di permettere un rapporto mediato di collaborazione e diplomazia fra i Paesi coinvolti. E siccome esiste già la rogna balcanica rappresentata dall’intransigente Serbia, ci manca soltanto un’Austria che rafforza la sua natura di indipendenza e neutralità nei rapporti con i vari Stati: Kurz cederà in politica estera a quella che è l’agenda dell’FPO? La scelta del ministro ad hoc ci dirà molto al riguardo.
Ma è anche e soprattutto altro ancora a far arricciare certi nasini all’insù, ovvero la politica nei confronti dell’immigrazione. Kurz ha di fatto vinto mutuando quella della FPO, a cui ha anche drenato voti in tal senso tra l’elettorato della destra più moderata, quello tentato dal voto all’FPO che mai aveva messo in conto e che poi, stante la svolta a destra, ha trovato invece riparo sotto il più borghese e presentabile ombrello dell’OVP, soprattutto nelle grandi città. Ma poco cambia, come ha fatto notare a scrutini conclusi proprio il leader dell’FPO, HC Strache: l’Austria è al 60% di destra. Ed è vero, perché chi ha votato OVP, spostando in alto l’asticella dei consensi negli ultimi sei mesi, ha di fatto votato l’FPO dal volto umano ma cercando la medesima rassicurazione politica: basta con le porte aperte. Ora e per sempre.

O, quantomeno, per un bel po’. E non sono biechi skinheads ruttanti birra quelli che hanno avanzato questa proposta ma normali cittadini, per la gran parte politicamente moderati e centristi, stufi di vedere le proprie città e i propri Paesi trasformati non solo in suk di nullafacenti a carico dello Stato con la scusa dello status di profugo ma anche di stranieri, da tempo su territorio austriaco, che hanno preso talmente alla lettera la questione dell’integrazione da voler loro integrare l’austriaco medio, trasformandolo nella migliore delle ipotesi in un apolide a casa propria e nella peggiore – ma non più peregrina – in un meticcio senza identità con tendenze etno-suicide.
E a dirlo non sono io, bieco razzista ma bensì il “Wall Street Journal” in questo straordinario reportage nella sorella maggiore dell’Austria,

quella Germania che ha visto ieri la Merkel e la sua CDU battuta nettamente dalla moribonda SPD in Bassa Sassonia, il Land che ospita gli stabilimenti della Volkswagen. E cosa ci dice quell’articolo, che vi consiglio caldamente di leggere? Due cose. Primo, la Germania della porte aperte voluta dalla Cancelliera comincia a chiedersi seriamente e con preoccupazione, anche in strati sociali che si pensavano esenti da certe tendenze, chi stia integrando chi nel Paese: ovvero, son gli stranieri ospitati a diventare u po’ tedeschi o i tedeschi che ospitano a diventare, ogni giorno di più, un po’ stranieri a casa propria, sempre con meno radici e tradizioni? Domanda non da poco e tutt’altro che retorica, perché porta con sé un ragionamento da pelle d’oca per le anime belle e in tempi in cui Leoluca Orlando, con sprezzo del ridicolo, intende denunciare l’UE per genocidio relativamente ai naufragi nel Mediterraneo: voglio un Paese in cui, quando camino per strada, non mi riconosco più etnicamente?

Voglio uno sradicamento che il mondialismo imperante declina in progresso multiculturale e, invece, è soltanto azzeramento della mia tradizione, della mia patria, del mio modo d’essere e, infine, della mia razza (perché se esiste il razzismo, ontologicamente esistono le razze)? Insomma, se sono cresciuto in un Paese dove vedere un africano era un evento, voglio davvero invecchiare nello stesso Paese ma con il paradigma invertito, ovvero stupirmi di vedere un austriaco autoctono? Secondo e non meno importante. Attenti, perché inconsapevolmente Kurz ha fatto in campagna elettorale il lavoro sporco per la Merkel in vista della creazione della coalizione di governo, tramutando l’Austria del patto di centrodestra a trazione FPO in un proxy potenziale di quello che potrebbe essere la Germania del prossimo futuro, stante le spinte immigrazioniste. E se ha muovere certe pedine, da qui a mesi, sarà la Germania con i suoi 82 milioni di abitanti e non l’Austria con i suoi 8,7 milioni, allora ci sarà da ridere. Per me, sicuramente. Meno per Bruxelles.
Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli


IL POPULISMO NON E' MORTO
 La questione è l’identità il populismo non è morto nuovi successi in arrivo. La Chiesa non è più in grado di imporre i suoi valori che in Europa sono residuali e ha grandissime difficoltà ad apparire come una religione identitaria di Alain de Benoist  

Il populismo non è morto: nuovi successi in arrivo

di Alain de Benoist
Arianna Editrice - Gli occhi della guerra

 



Il populismo è in crisi? Le ultime competizioni elettorali sembrano contribuire ad affermare questa tesi. Alain de Benoist, saggista, giornalista e filosofo francese, ha più volte teorizzato il legame tra la rivolta della classe media ed il proliferare del populismo in occidente. Lo abbiamo intervistato sul futuro di questa categoria politica, soffermandoci anche sull’Alt-Right e sul futuro della Chiesa cattolica, entrambe equiparate al  “populismo” di questi tempi.  
Marine Le Pen, dopo aver perso le elezioni, perde anche Florian Philippot, la Brexit sembra un processo complesso e malriuscito, Donald Trump ha rinunciato a Steve Bannon. Alain de Benoist, sono mesi di crisi per il populismo e per i sovranisti? 
Non si può valutare un fenomeno politico che sulla lunga durata. I movimenti populisti registrano sia successi che sconfitte, ma globalmente parlando il fenomeno si accentua più che marcare il passo. In Francia, Marine Le Pen ha condotto una pessima campagna elettorale. Ma in ogni caso ha ben figurato al secondo turno raccogliendo undici milioni di voti. Ci sono molti partiti che sarebbero soddisfatti di ottenere delle tali “disfatte”! 
Le elezioni tedesche hanno evidenziato la forza dell’Afd. Alternative fur Deutschland rappresenta la classe media tedesca? Ha possibilità di crescere in futuro o si sgonfierà? 
Grazie al sistema proporzionale, Alternativa per la Germania è riuscita ad ottenere più di 90 deputati al Bundestag, che è molto significativo. Se si considerano, contemporaneamente, le difficoltà che sta incontrando la Merkel per formare una coalizione di governo, si può dire che il dopo Merkel è già iniziato. Penso che l’ Afd otterrà nuovi successi. All’origine, rappresentava soprattutto le classi medie, ma oggi raggiunge sempre di più le classi popolari. La sua principale debolezza consiste in una linea conservatrice liberale che non è del tutto chiara. Si potrebbe parlare, al proposito, di “populismo di mercato”. 
Tra poco si vota in Austria. I sondaggi danno in vantaggio Sebastian Kurz, l’enfant prodige del conservatorismo sociale, ma anche il Partito della Libertà dovrebbe fare un risultato importante. Che il populismo risorga dalle nazioni del centro Europa? 
L’avanzata del populismo in Europa centrale non è limitata all’Austria. Bisogna fare attenzione a quel che accade nell’Ungheria di Viktor Orban. Le ostilità delle antiche componenti dell’impero austro-ungarico nei confronti delle direttive europee, particolarmente a proposito dei migranti, sono rivelatrici.
Negli Stati Uniti si parla molto, dopo i fatti di Charlottesville, del legame tra l’Alt-Right (SOSTIENI IL NOSTRO REPORTAGE SULLA DESTRA ALTERNATIVA AMERICANA) e le frange del suprematismo bianco. Quale ruolo nella storia degli Stati Uniti può assumere l’Alt-Right? Il candidato di Bannon ha vinto le primarie in Alabama contro il candidato istituzionale del GOP…. 
Non conosco molto bene l’Alt-Right, ma mi pare che raggruppi correnti di pensiero molto differenti, andando dal “paleo-conservatorismo” classico fino a forme di “suprematismo bianco” assolutamente deliranti.
Crede che Donald Trump riuscirà a mantenere il consenso che si era assicurato? Quella del tycoon è davvero una presidenza sovranista? Oppure ha ragione Bannon, quando dichiara che la presidenza Trump per cui l’Alt-Right ha lottato è finita? 
Donald Trump è un personaggio a volte stravagante ed imprevedibile, che moltiplica dichiarazioni contraddittorie, alcune molto simpatiche, altre sconfortanti. È evidentemente oggetto di pressioni enormi, alle quali si aggiungono  campagne di stampa particolarmente violente. Nessuno sa veramente cosa pensi, e non si sa neppure se lo sappia lui! È la ragione per la quale non bisogna interessarsi al personaggio Trump, ma al “fenomeno Trump”, cioè alle forme particolari che assume il populismo negli Stati Uniti
L’ondata elettorale che con Trump, Brexit, No al referendum di Renzi in Italia, Marine Le Pen al ballottaggio francese è terminata? L’impressione è che la classe media, dopo aver dato dei segnali, sia tornata sui suoi passi. Specie con le scelte di Macron e Merkel e con la sconfitta di Wilders in Olanda...
Non credo. Gli avvenimenti debbono essere valutati, ancora una volta, in una prospettiva di lunga durata. L’opposizione verticale tra “coloro che stanno in alto” e “coloro che stanno in basso”, che tende a sostituirsi all’opposizione orizzontale tra destra e sinistra è chiamata a svilupparsi. Mentre si assiste alla progressiva scomparsa delle classi medie, oggi in corso di declassamento e di proletarizzazione, ciò che le avvicina alle classi popolari. Credo peraltro che sia un grave errore ridurre la spinta populista alle fluttuazioni degli apparati politici. Bisogna considerare anche ciò che Vincent Coussedière ha chiamato il “populismo del popolo”, che può prendere forme differenti dall’elettoralismo partitistico. 
Alcuni professori universitari d’Italia hanno definito Papa Bergoglio “un populista”, specialmente per lo stile comunicativo. Lei ritiene che sia così? 
Papa Francesco viene dall’America Latina, che è stata per molto tempo una terra d’elezione del populismo. Ne è stato certamente segnato.
Qui in Italia, come saprà, c’è un grosso dibattito attorno al futuro della Chiesa. Molti pensatori conservatori, anche laici, sentono la mancanza di Joseph Ratzinger. Lei, che ha scritto “L’eclisse del sacro”, da un punto di vista molto diverso da quello cattolico, ritiene che la Chiesa sia in crisi e se sì, perché? 
La Chiesa è in crisi dai tempi del Vaticano II, ma non è certo un ritorno alla “linea Ratzinger” che risolverà questa crisi. A causa dell’industrializzazione e della privatizzazione della fede, la Chiesa non è più in grado di imporre i suoi valori, che in Europa stanno diventando progressivamente residuali. L’immensa maggioranza dei cristiani ormai si colloca nel Terzo mondo. Come tutte le religioni monoteiste, il Cristianesimo ha grandissime difficoltà ad apparire come una religione identitaria. Questo è un problema serio in un’epoca in cui la questione dell’identità spunta da tutte le parti. 
  


Non avranno il voto degli italiani, ma il loro disprezzo


Paralizzato da anni per un incidente e cieco, Loris Bertocco , dopo aver affrontato molte difficoltà, a 59 anni è arrivato a prendere la decisione più tragica: andare a morire in una clinica svizzera.
Non perché fosse un malato terminale (non lo era affatto), né perché lui desiderasse morire, tutt’altro (“amo la vita”, ha scritto), ma perché è stato lasciato solo: “se avessi potuto usufruire di assistenza adeguata” ha spiegato “avrei vissuto meglio la mia vita, soprattutto questi ultimi anni, e forse avrei magari rinviato di un po’ la scelta di mettere volontariamente fine alle mie sofferenze”.
Ha anche scritto: “il muro contro il quale ho continuato per anni a battermi è più alto che mai e continua a negarmi il diritto ad una assistenza adeguata… Perché è così difficile capire i bisogni di tante persone in situazioni di gravità?”. Il fatto che Bertocco fosse una persona molto impegnata e conosciuta (fra i fondatori dei Verdi, candidato a varie elezioni, animatore di iniziative e programmi culturali) e che ciononostante non sia riuscito ad abbattere quel “muro” di sordità fa capire meglio qual è la situazione dei tantissimi disabili gravi meno noti di lui.Il suo caso ha colpito. Ora è il momento delle geremiadi. Ieri su “Repubblica” si leggeva questo titolo: 
“Dopo il caso Bertocco. La vita a ostacoli dei 4 milioni di disabili gravi. Atto d’accusa: ‘Dallo Stato solo un’elemosina. Per la loro assistenza ricevono appena 500 euro al mese”.
In effetti è così.

Discriminazione
Persone con il 100 per 100 di invalidità 100 per 100 di invalidità 513 euro al mese dovrebbero vivere, nutrirsi, curarsi, vestirsi, pagarsi una casa, le utenze e soprattutto un’assistenza 24 ore su 24 (se sono ricoverati in strutture prendono molto meno, quasi nulla).
Si parla di 4 milioni di italiani, spesso giovani, che sono abbandonati a tal punto da arrivare – in certi casi come questo – a desiderare solo di mettere fine ai propri giorni.Voi obietterete: “ma siamo in periodo di crisi e i soldi sono pochi”. Non è vero. Quello Stato italiano che si disinteressa così dei suoi cittadini più sofferenti e li abbandona, è  che da tutto il mondo vengono portati in Italia (“venghino siòri, qua c’è posto, vitto e alloggio, casa e lavoro per tutti”).
Ebbene lo Stato italiano, governato da queste “illuminate” sinistre, spende ogni giorno per ciascun migrante 35 euro se maggiorenne e 45 se minorenne: il totale mensile è di 1050 euro se maggiorenne e 1350 se minore (c’è dentro pure il cosiddetto “pocket money” per le spese quotidiane del migrante).
Avete capito bene: Soldi nostri. Allora si pone una domanda: chi sono i discriminati? Gli italiani o i migranti? Il quadro è ancora più assurdo se si considera lo stanziamento totale:  (ne aveva promessi 500, ma gli sembravano troppi). Lo stesso governo italiano per i migranti nel 2017 ha stanziato 4,6 miliardi di euro (addirittura un miliardo in più rispetto a quanto si è speso nel 2016). Ci rendiamo conto delle proporzioni? Per gli italiani “non autosufficienti”, che non ce la fanno nemmeno a nutrirsi” da soli, 450 milioni, mentre per i migranti 4,6 miliardi. E teniamo presente che i disabili gravi sono 4 milioni di cittadini, molti di più dei migranti. Com’è possibile non indignarsi di fronte a una classe di governo così? Stanziano per gli stranieri che dall’Africa o dall’Oriente vogliono emigrare – e verso i quali l’Italia non ha alcun obbligo – dieci volte di più di quanto stanziano per gli italiani totalmente disabili? Dieci volte di più! Sono i soldi della tasse degli italiani.
Se questi fondi fossero investiti tutti nell’assistenza dei disabili ognuno di loro potrebbe vivere degnamente a anche fare programmi di riabilitazione.

Guerra contro gli italiani
So già che adesso il solito luogo comunista si mostrerà sdegnato perché – così dicendo – stiamo opponendo, a suo parere, poveri contro poveri.Ma questa è pura demagogia per giustificare l’ingiustizia. Milena Gabanelli ha ragionevolmente fatto notare che la coperta della spesa sociale è quella, se la tiri da una parte (estera) ne scopri un’altra (italiana): “Le anime belle parlano di frontiere aperte, ignorando che la frontiera aperta significa fine del sistema del welfare. E’ questo che vogliamo?”. Sono lorsignori al potere che stanno facendo la guerra contro gli italiani, specie contro quelli più bisognosi e sofferenti.
Ecco perché gli italiani oggi desiderano solo mandare a casa questa banda di devastatori che sono al potere da anni e che sfasciano il Paese senza mai aver avuto la maggioranza dei voti degli elettori e anzi con un surplus di parlamentari che è stato perfino dichiarato “incostituzionale” dalla Corte. E’ proprio quel “surplus” di seggi con cui il Pd, partito di minoranza assoluta, di fatto da anni sta spadroneggiando in Italia imponendo pure provvedimenti limitativi della libertà e soprattutto provvedimenti che sappiamo essere contro la maggioranza del Paese. Come lo Ius soli che adesso cercano di infliggere al Paese a colpi di “fiducia” parlamentare.

Gli “Umanitari” 
Invece di digiunare ridicolmente per lo Ius soli, contro la propria stessa maggioranza, perché un ministro come Del Rio non digiuna per i disabili gravi? Il suo cattocomunismo è sensibile solo per gli stranieri? O sono loro il bacino elettorale che dovrebbe sostituire gli elettori italiani che non li votano più? E quei parlamentari che fanno appelli e partecipano al comico “digiuno a staffetta” sempre per lo Ius soli?
E’ dall’arroganza e dal potere che non digiunano mai, anzi se ne inebriano. E dov’è il demagogo argentino che tutti i giorni da quasi cinque anni ci tartassa le orecchie pretendendo che gli italiani varino lo Ius soli e si sobbarchino tutti i migranti del mondo, senza però che lui – nello stato vaticano di cui è sovrano assoluto – se ne prenda nemmeno uno?
Emma Bonino che cavalcano il migrazionismo, con tutti i salotti del potere globale e i magnati alla Soros. E tutti i soloni del pensiero “illuminato” che pontificano sui giornali pretendendo di dare o negare agli altri patenti di “civiltà” in base ai propri faziosi pregiudizi ideologici? Qual è la soluzione che questo “progressismo” propone per i disabili gravi?
L’eutanasia  per coloro che non hanno familiari, parenti o amici che possono spendere tanti soldi in assistenza? Sarebbe il “suicidio assistito”  la soluzione, che peraltro viene già prospettata in qualche altro paese “illuminato”, così da risparmiare sulla spesa sanitaria?
Purtroppo non ci sarebbe da stupirsi. Sono buoni a nulla, ma capaci di tutto: stanno già distruggendo l’Italia. E hanno pure il coraggio di sentirsi “i migliori”, la “parte sana” del Paese (per autocertificazione). Credo che sempre più italiani – per difendersi – vogliano dare il benservito a questa classe dirigente per mancanza di prove. Meriterebbero di essere licenziati, ma troveranno il modo per blindarsi sulla poltrona e restare con il pallino in mano. Tuttavia a una cosa non possono sfuggire: il disprezzo. 
Antonio Socci
antoniosocci.com

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