ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 21 ottobre 2017

Superciuck studia da papalcol

 

IL VESCOVO GALANTINO, IL MONACO LUTERO E IL VESCOVO ZAMBITO

Le esternazioni del segretario generale della Cei (quo usque tandem?) in occasione di un Convegno su Martin Lutero – Le valutazioni sull’ attualità (non solo ecclesiale) da parte di un vescovo con la schiena diritta, monsignor Ignazio Zambito, dal 1989 a quest’anno pastore della diocesi siciliana di Patti. Che “da tempo" non legge più ‘Avvenire’.
Mercoledì 18 e giovedì 19 ottobre la Pontificia Università Lateranense ha promosso un Convegno dal titolo “Passione per Dio. Spiritualità e teologia della Riforma a cinquecento anni dal suo albeggiare” (poetico quell’ albeggiare…). Giovedì mattina in particolare è stato il segretario generale (quo usque tandem?) della Cei a introdurre e moderare i lavori, incentrati su “La spiritualità della Riforma nell’agire ecclesiale”.

GALANTINO: LA RIFORMA AVVIATA DA LUTERO E’ STATA UN EVENTO DELLO SPIRITO SANTO
Monsignor Galantino nel suo intervento – come al solito contrassegnato da un senso della misura ineguagliabile -  ha inneggiato alla Riforma che “avviata da Martin Lutero 500 anni fa, è stata un evento dello Spirito Santo” e ha citato lo stesso ex-monaco agostiniano: “Io mi sono schierato contro tutti i papisti, mi sono costituito opposizione implacabile del papa e delle indulgenze. Ma io non ho fatto appello alla forza, alla persecuzione, alla ribellione. Io non ho fatto altro che diffondere, predicare, inculcare la parola di Dio: altro non ho fatto. Di modo che quando io dormivo e quando bevevo la birra a Wittenberg (…) la parola di Dio ha operato di cotali cose che il papato è caduto, come nessun principe e nessun imperatore avrebbero potuto farlo cadere. Nulla io feci: la parola di Dio ha determinato il successo della mia predicazione”.  
LUTERO: UNA STRANA ‘PAROLA DI DIO’
 Lo stesso, mite Martin Lutero, “predicando la Parola di Dio” e guidato dallo Spirito Santo, esortava nel 1525 (libello “Contro le bande brigantesche ed assassine dei contadini”) in tal modo i principi tedeschi: “I tempi sono così straordinari, che un principe spargendo sangue può guadagnare il cielo meglio che pregando. Perciò cari signori, liberate, salvate, aiutate e abbiate misericordia della povera gente quando potete; ma ammazzate, scannate, strangolate quando dovete; e se ciò facendo sopraggiungerà la morte, buon per voi, non potreste incontrare mai morte più beata, perché morire che in obbedienza alla parola ed al comando di Dio (Rom. 13,5) ed in servizio della carità, per salvare il vostro prossimo dall’ inferno e dai lacci del demonio. E se alcuno, puoi, proseguendo nell’ opera santa, giudicherà tutto ciò troppo duro, pensi che la sedizione è cosa insopportabile e che in ogni momento c’  é da attendere la fine del mondo”.
Lo stesso, mite Martin Lutero nel 1543 scriveva (libello “Contro gli ebrei e le loro menzogne”), sempre rivolgendosi ai principi tedeschi: “Ai nostri governanti - se hanno ebrei sotto di sé - io auguro, e [anzi] li prego, di volere esercitare un'aspra misericordia verso questa gente miserabile, come sopra si è detto; e se volessero in qualche modo aiutarli (per quanto ciò sia difficile), dovrebbero fare come i bravi medici: quando la cancrena è arrivata nelle ossa, essi agiscono senza misericordia e tagliano, amputano, bruciano la carne, le vene, le ossa e il midollo. Così si faccia anche in questo caso. Si brucino le loro sinagoghe, si proibisca tutto ciò che ho elencato prima, li si costringa a lavorare, ci si comporti con loro senza alcuna misericordia. Se questo non dovesse servire, allora dovremmo cacciarli come cani rabbiosi, per non essere partecipi delle loro orribili empietà e di tutti i loro vizi, e per non meritare, insieme a loro, l'ira di Dio e la dannazione.”
E poi: quante guerre, quanti massacri, protrattisi lungo i secoli, sono derivati dalla divisione nella Chiesa, cui ha dato concretezza storica la Riforma protestante!
L’AVVENIRE :  LUTERO SPINTO DALL’AMORE DI DIO
 Ma, secondo Galantino e la sua progenie mediatica (vedi Avvenire di venerdì 20 ottobre, pagina 22), Lutero - “spinto dall’amore per Dio” e con lo strumento di una predicazione tanto appassionata quanto misericordiosa - divise tragicamente, luttuosamente la Chiesa su ispirazione dello Spirito Santo. Per un tale uomo di pace - un impareggiabile esempio di mitezza evangelica - come minimo si dovrebbe avviare la causa di canonizzazione. Circonvallazione Aurelia 65 (laddove siede il vescovo emerito di Cassano all’Jonio) un pensierino in tale direzione lo potrebbe ben fare… e via, un po' di coerenza...tana liberi tutti!
Certo Lutero secondo Galantino non aveva “la testa malata” (ipse dixit il 14 ottobre 2017 a Bergamo, in occasione del G7 dell’agricoltura) come quella dei politici preoccupati per la questione immigrazione e per il disegno di legge sullo ius soli/ius culturae… no, Lutero era un’altra cosa, era molto diverso…ci sapeva fare, ispirato com’era dallo Spirito Santo… I Salvini e le Meloni ne prendano buona nota e si conformino alla saggezza del Gran Martino, fiore di carità.   
UN VESCOVO CON LA SCHIENA DIRITTA, MONSIGNOR IGNAZIO ZAMBITO
 Nella Conferenza episcopale italiana c’è però anche chi non la pensa come Galantino. Sono in tanti che frenano a malapena (per timore di ritorsioni ‘misericordiose’) i loro malumori. Però ogni tanto qualcuno non ne può proprio più e allora rende pubblico con coraggio il suo dissenso. Come ha fatto, nell’intervista apparsa su La Verità del 19 ottobre monsignor Ignazio Zambito.
Chi è monsignor Zambito? Nato il 25 gennaio 1942, dal 1989 al primo febbraio di quest’anno è stato vescovo di Patti, città siciliana situata sulla fascia tirrenica messinese, la cui storia si lega alla decadenza dell’antica città greco-romana di Tindari (vedi anche il celebre santuario).
Che ha detto monsignor Zambito (le cui parole, secondo una tecnica collaudata sempre in auge, verranno – fin quando sarà possibile – passate sotto silenzio dai turiferari in servizio, in obbedienza crassa e supina ai ‘consigli’ dei sepolcri imbiancati catto-fluidi)? Di seguito una selezione significativa.
Ius soli/ius culturae: (tale legge) “è inopportuna anche per il momento in cui viene proposta. Ci sono cose molto più urgenti. La reputo una scelta sciagurata. Non possiamo regalare la cittadinanza (…) Inoltre, con lo ius soli, rischiamo di lanciare un messaggio errato, quello dell’ avanti c’è posto”.
Accoglienza degli immigrati“Abbiamo esagerato con l’accoglienza e penso alla insensatezza di togliere i crocifissi dalle aule o alla cancellazione dei concerti di Natale per non urtare l’altrui sensibilità religiosa. Ritengo che occorra non chiedere, ma pretendere reciprocità. I musulmani vogliono, con ragione, professare la loro fede. Bene, ma questo diritto sia assicurato ai cristiani nelle loro terre”.
Carità prudente e ordinata“Un padre di famiglia, se ha un piatto di minestra, ha il dovere di sfamare prima di tutto i suoi figli, dopo gli altri. Ho la sensazione che da noi i migranti siano trattati meglio dei poveri italiani. Eppure questi ospiti, in talune circostanze, si mostrano arroganti e ingrati. Buttano il cibo offerto loro dai volontari perché secondo loro è mal cotto o non confacente al loro credo. O vogliono il wifi. Non mi risulta che nelle loro terre avessero questi benefit. Chi scappa veramente dalla fame mangia di tutto. Io sono contrario ai menù particolari. Sono loro che devono adattarsi alle nostre consuetudini, anche alimentari”.
Emigranti italiani“I nostri emigrati si cibavano delle cose che trovavano e non facevano storie. Ritengo, e questo va detto, che gli immigrati in molte occasioni facciano comodo in Italia a chi vuole lucrarci. E ho il timore che tra meno di trent’anni l’Italia sarà islamizzata, specialmente per via demografica”.
Avvenire e Civiltà CattolicaNon leggo Avvenire da tempo e sta per scadermi l’abbonamento alla Civiltà Cattolica: non so se lo rinnoverò”.
Papa Francesco“Papa Francesco è divisivo. Basti pensare al problema interpretativo sull’esortazione apostolica Amoris laetitia e alla relativa confusione. Questa crea certamente divisione nella Chiesa e tra i fedeli”. (…) Oggi la Chiesa è in confusione pastorale e dottrinale e penso che i vescovi polacchi, dissociandosi da Amoris laetitia, abbiano semplicemente ragionato da vescovi. (…) A chi mi risponde che il papa la pensa diversamente, replico. Andate da lui, scrivete a lui, io resto fermo nella mia idea, se volete vi do anche l’indirizzo”.
I rischi dell’esporsi“Non ho paura. Il parlare dei cristiani è ‘sì sì’ e ‘no no’, come è scritto nel Vangelo. Il resto si sa da dove viene. Mi dicano pure che sono reazionario. Nella Chiesa sono in tanti a pensarla in modo simile, ma per prudenza, forse, non parlano”.
Avete letto bene? Non c’è dubbio: monsignor Zambito è un vescovo con la schiena diritta. Comprendiamo che lo si voglia ‘silenziare’. Ce n’è abbastanza per far venire un’orticaria gigante a Galantino (avrà una ‘testa malata’ anche monsignor Zambito?) e alle sue propaggini mediatiche, ai catto-fluidi e ai turiferari d’ogni provenienza, ai coinvolti nel business redditizio dell’immigrazione. E, ça va sans dire, anche a Santa Marta e dintorni.
IL VESCOVO GALANTINO, IL MONACO LUTERO E IL VESCOVO ZAMBITO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 20 ottobre 2017

Galantino accelera su Lutero: "Opera dello Spirito Santo"

Galantino parla della riforma di Lutero come di "un'opera dello Spirito Santo". Le parole del segretario Cei che faranno discutere

Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ha esaltato Lutero e la sua riforma intervendo alla Pontificia Università Lateranense in un convegno, "Passione per Dio. 




Spiritualità e teologia della Riforma a 500 anni dal suo albeggiare", promosso dall'ateneo vaticano, citando, per mezzo della lettura di un passo, l'autore della riforma: "Mi sono schierato contro tutti i papisti, contro il Papa e le indulgenze ma solo predicando la Parola di Dio. E quando io dormivo la parola di Dio operava tali cose che il Papa è caduto". Una frase storicamente considerata come offensiva nei confronti del Papa.
Galantino si è poi soffermato sulla figura e sull'opera del riformatore: "La Riforma avviata da Martin Lutero 500 anni fa è stata un evento dello Spirito Santo", ha sottolineato il segretario della Cei. Una novità quasi assoluta per la Chiesa cattolica, dato che il solco generato dalla riforma luterana è durato per 500 anni. Aggiunge, ancora, Monsignor Galantino: "Ecclesia semper reformanda numquam deformanda" (la Chiesa è sempre da riformare mai da deformare). Tuttavia, i contrari a questa tesi, potrebbero far notare che Lutero non ha riformato la Chiesa, ma ne ha creata una diversa e, in qualche modo, alternativa a quella cattolica.
Frasi storiche, dunque, probabilmente tese ad alleggerire le differenze tra la Chiesa cattolica e quella protestante. Quelle stesse differenze che il Concilio di Trento, proprio in funzione della riforma di Lutero, aveva rimarcato con decisione. Il Vaticano II, com'è noto, ha poi ridotto le distanze soprattuto riguardo al tema della salvezza per giustificazione per sola fede, mantenendo intatti però i distinguo sui sacramenti, sulla gerarchia ecclesiastica (tra cui il primato stesso del Papa che i luterani non riconoscono) sulla successione apostolica e, ancora, sulla salvezza delle anime, che per il cattolicesimo passa anche per mezzo delle opere.
Galantino, poi, ha ricordato il gesto di Papa Francesco a Lund, quando, nel pellegrinaggio in Svezia per i 500 anni della Riforma: "...ha firmato dichiarazione congiunta per superare i pregiudizi vicendevoli che ancora dividono cattolici e protestanti". Sempre Bergoglio, poi, ha riconosciuto a Lutero il merito di "voler rinnovare la Chiesa, non dividerla". E sul foglietto pubblicato dalle paoline per la messa dello scorso primo ottobre, inoltre, era apparso "un elogio a Martin Lutero e alla sua apertura allo straniero", scrive Claudio Cartaldo in questo pezzo.
Dopo l'accelerata sullo Ius soli, insomma, Galantino sembra aver messo il piede sull'acceleratore anche per Lutero e la riqualificazione della sua riforma. Secondo gli accusatori di questa nuova visione sul luteranesimo, si starebbero minando le fondamenta dottrinali della Chiesa. Benedetto XVI, venerdì 23 settembre 2011, all'interno di un incontro con i rappresentanti del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania, ad Erfurt, si era così espresso su Lutero: "Ciò che non gli dava pace, era la questione su Dio, che fu la passione profonda e la molla della sua vita e dell’intero suo cammino. "Come posso avere un Dio misericordioso?": questa domanda gli penetrava nel cuore e stava dietro ogni sua ricerca teologica e ogni lotta interiore". E ancora: "Per Lutero la teologia non era una questione accademica, ma la lotta interiore con se stesso, e questo, poi, era una lotta riguardo a Dio e con Dio". Nel discorso di Ratzinger, emergeva quindi la tensione cristocentrica di Lutero. Ma Benedetto XVI sottolineava anche che la diffusione di un cristianesimo "con un immenso dinamismo missionario, a volte preoccupante nelle sue forme" e l'assenza di Dio nella società contemporanea, la secolarizzazione e l'annacquamento della fede potevano minare le basi della comunione tra fede cattolica e fede protestante.
Due visioni diverse dunque, quella di Papa Benedetto XVI e di Monsignor Galantino, seppure in continuità sotto il punto di vista della necessità del dialogo interreligioso. Il primo risulta essere più attento ai rischi derivanti da quel proselitismo che tanto opera in Sud America e che Papa Francesco ha definito una "solenne sciocchezza", più aperturista e conciliante quello di Galantino, che è arrivato a definire la riforma luterana: "Opera dello Spirito Santo".
 
Commenti
beatoangelico
Sab, 21/10/2017 - 09:52
Opera dello Spirito Santo, è sempre la stessa scusa che i lupi travestiti da agnelli usano per giustificare le loro malefatte, vedi Concilio Vaticano II, il lento processo di protestantizzazione della Chiesa Cattolica. Galantino e i suoi confeatelli se ne tornino nella Loggia dalla quale sono usciti.
giovanni235
Sab, 21/10/2017 - 09:54
Mi era rimasto qualche dubbio sulla stupidità di Galantino.Ora non ho più dubbi.
Ritratto di Memphis35
Memphis35
Sab, 21/10/2017 - 10:45
Siamo ancora qui a discettare sulle farneticazioni di questa banda di frustrati sessuali e pedofili?
ilpassatore
Sab, 21/10/2017 - 11:11
Questa affermazione del monsignore la trovo sconcertante - in 4 parole demolisce secoli di cattolicesimo - forse si e'accorto che la cosidetta "santa chiesa" e andata molto, ma molto piu'in la' da cio' che era la figura di Cristo.saluti
catullo7
Sab, 21/10/2017 - 11:13
Ha capito da che parte gira il vento e deve salvarsi la poltrona
giolio
Sab, 21/10/2017 - 11:19
a Galantino consiglio il T.A.C al cervello !!!!!!!
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/galantino-accelera-su-lutero-opera-dello-spirito-santo-1454696.html
I vaneggiamenti di Mons. Galantino: la riforma protestante dono dello Spirito Santo” di Fra Cristoforo
Ieri Mons. Galantino durante una conferenza alla Pontificia Università Lateranense è arrivato ad affermare: “La Riforma è stata, è e sarà in futuro un evento dello Spirito” (https://agensir.it/quotidiano/2017/10/19/riforma-500-anni-convegno-alla-lateranense-mons-galantino-la-chiesa-da-riformare-e-una-chiesa-crocifissa/).
Lutero praticamente beatificato. E’ vero che Galantino non è nuovo a queste espressioni vaneggianti. Tipo l’anno scorso quando affermò che Sodoma si era salvata (https://www.riscossacristiana.it/la-sodoma-del-galantino/), segno dunque di scarsa conoscenza anche della Sacra Scrittura. Ma questa della “riforma” come dono dello Spirito è troppo.
Leggete chi era Lutero:
Il 13 giugno 1521, scrisse a Melantone: Io mi trovo qui insensato e indurito, sprofondato nell’ozio, pregando poco e senza più gemere per la Chiesa di Dio, perché nelle mie carni indomite ardo di grandi fiamme. Insomma, io che dovrei avere il fervore dello spirito, ho il fervore della carne, della libidine, della pigrizia, dell’ozio e della sonnolenza .
In un’altro scritto, Lutero è altrettanto chiaro: Sono un uomo esposto e coinvolto nella vita di società, nella crapula, nelle passioni carnali, nella negligenza ed in altre molestie” .

Lutero rapì dal convento una monaca cistercense, Caterina Bora, e la prese per amante. Nel 1525, “per chiudere le cattive lingue”, secondo quanto dichiarava, l’ha sposata, nonostante tutte e due avessero fatto voto di castità. Lutero aveva una chiara nozione della riprovevole azione che aveva compiuto. Egli scrisse al riguardo: “Con il mio matrimonio sono diventato così spregevole che gli angeli rideranno di me e i demoni piangeranno” .

Ma Caterina non fu l’unica donna nella sua vita. Egli aveva la brutta abitudine di avere rapporti carnali con monache apostate, che egli stesso addescava dai conventi. Su di lui scrive il suo seguace Melantone: “Lutero è un uomo estremamente perverso. Le suore che egli ha tirato fuori dal convento lo hanno sedotto con grande astuzia ed hanno finito col prenderlo. Egli ha con loro frequenti rapporti carnali” .

Lutero non faceva segreto della sua immoralità. In una lettera all’amico Spalatino leggiamo infatti: “Io sono palesemente un’uomo depravato. Ho tanto a che fare con le donne, che da un po’ di tempo sono diventato un donnaiolo. (…) Ho avuto tre mogli allo stesso tempo, e le ho amate così ardentemente che ne ho perse due, andate a vivere con altri uomini” .

Lutero aveva anche il vizio dell’ubriachezza e della gola. “Nel bere birra — affermava — non c’è nessuno che si possa paragonare a me”. E in una lettera a Caterina, diceva: “Sto mangiando come un boemio e bevendo come un tedesco. Lodato sia Dio!” (26). Verso la fine della vita, l’ubriachezza lo dominava totalmente: “Spendo le mie giornate nell’ozio e nell’ubriachezza” .
Sono tutti aneddoti tratti da W.M.L. de Wette, Luther, M., Briefe, Sendshreiben und Bedenken vollstandig Gesammelt, Berlino, 1825-1828.
Ora come si faccia a dire che la “riforma protestante “ sia un dono dello Spirito, lo sa solo Galantino. Gesù Cristo ha detto che un albero cattivo non può dare frutti buoni. E qui di cattivo c’è sia l’albero e tanto più i frutti.

Fra Cristoforo
https://anonimidellacroceblog.wordpress.com/2017/10/20/i-vaneggiamenti-di-mons-galantino-la-riforma-protestante-dono-dello-spirito-santo-di-fra-cristoforo/


Lo Spirito di Lutero conquista Galantino           


A leggere che secondo il vescovo Galantino la Riforma fu “un evento dello Spirito Santo” viene subito da pensare che lo Spirito Santo allora si contraddice. Siccome questo non è possibile, non rimane che ritenere l’affermazione molto temeraria. Affermazioni simili sono oggi molto frequenti ed è importante chiederci da dove provengano.
L’essenza della posizione di Martin Lutero è la riduzione della fede ad atto di fede. Nella fede non ci sono contenuti, verità cui aderire, ma ciò che conta è l’affidarsi, senza ragioni, a Cristo, fidandosi che lui coprirà con un mantello tutte le nostre colpe. Per la religione cattolica non è così. La fede ha due versanti, quello dell’atto soggettivo del credere e quello oggettivo delle verità cui ai aderisce con la fede per l’autorità di Dio che ce le ha rivelate. E’ la fides qua e la fides quae. Quella cattolica non è una fede cieca, è l’adesione al dogma. La fede di Lutero invece è solo atto senza dogmi.
Perché ricordo questo aspetto? Perché il fatto che Lutero sia stato spinto dall’amore di Dio, o dalla “passione per Dio” - come si intitolava il convegno alla Lateranense ove mons. Galantino ha fatto il suo intervento – dice poco di significativo dal punto di vista cattolico. Passione per quale Dio? La passione è solo il polo soggettivo della fede come atto, manca il polo oggettivo delle verità credute, ossia dei dogmi. Accettare come valida questa impostazione fondata sulla sola “passione per Dio” significa già accettare l’impostazione luterana. E che dialogo ci può essere se si accetta fin da subito la posizione dell’altro con cui si vorrebbe dialogare?
Celebrando questo 500mo anniversario della Riforma luterana, la Chiesa cattolica ha fatto spesso questo errore di impostazione iniziale: spostare l’attenzione dalla dottrina alle “intenzioni” di Lutero, ossia dai contenuti della fede all’atto di fede. Tutti vedono che in questo modo si sposa già fin dall’inizio la posizione luterana e la si fa propria. Nella fede luterana è centrale la coscienza, dato che non interessa tanto Cristo in sé, quanto Cristo per me, il Cristo della fede e non il cristo della Storia. Il Padre Coggi dei domenicani di Bologna ce lo ha spiegato molto bene. La fede per Lutero non è conoscenza ma esperienza soggettiva, fatta in coscienza al cui interno si consuma il rapporto io-Tu tra il credente e Dio. Se, quindi, la Chiesa cattolica si concentra sulla coscienza del monaco Lutero piuttosto che sulla dottrina luterana rinuncia alle proprie esigenze già in partenza, accettando la validità di una fede senza dogmi. Le intenzioni di Lutero non contano se non per una ricostruzione storica o psicologica. Contano le cose da lui scritte e formalizzate nella dottrina della Riforma. Contano le cose da lui scritte contrarie alla verità della fede cattolica.
L’idea oggi prevalente è che le intenzioni di Lutero erano buone ed ispirate dallo Spirito Santo, mentre poi la cose presero una strada diversa, complici anche le chiusure della Chiesa cattolica. Bisognerebbe quindi recuperare le buone intenzioni degli inizi e usufruirne anche per una riforma del cattolicesimo stesso. Si è anche detto in questi giorni che Lutero avrebbe addirittura anticipato il Vaticano II, richiamando l’attenzione sul Vangelo. E rieccoci all’atto senza i contenuti. Aver proposto la salvezza per Sola Scriptura è stato un grave errore e non un merito, in quanto l’attenzione al Vangelo, dal punto di vista cattolico, senza la dovuta attenzione alla Tradizione e al Magistero non è cosa da apprezzare. Se il Vaticano II fosse stato influenzato da un’eresia, come si dice in questo caso, ne deriverebbe un inquinamento dello stesso Concilio dalle proporzioni devastanti.
Sia sostenendo che la Riforma è stata un dono dello Spirito Santo, sia dicendo che la valorizzazione luterana del Vangelo ha anticipato il Vaticano II, si insiste solo ed eventualmente sulle “intenzioni” e non sui contenuti. Ma insistendo solo sulle intenzioni di coscienza sparisce completamente il concetto di eresia. Uno non è eretico per le sue intenzioni ma per quanto ha detto di contrario al dogma. E da questo punto di vista Lutero è stato un eretico, quali che fossero le sue intenzioni. Faccio notare che se sparisce il concetto di eresia sparisce anche quello di dogma.
L’altro aspetto della strategia della Chiesa cattolica in questo 500mo anniversario della Riforma protestante è quello di fare un pezzo di strada insieme, cioè di fare delle cose insieme puntando sulla prassi più che sulla dottrina. Anche questo obiettivo lo si persegue meglio non tenendo conto della dottrina luterana ma delle cosiddette buone intenzioni del monaco Lutero. Depurando la fede dai suoi contenuti e soffermandosi sul suo essere un atto personale  si pensa di camminare meglio insieme. Ma per andare dove? Verso quale Cristo? Verso quale salvezza? L’atto di fede preso in se stesso è cieco, sono i contenuti a dargli la luce. Anticipare la prassi rispetto alla dottrina è un’altra concessione fatta in partenza alla posizione luterana.
C’è infine l’aspetto forse più inquietante della questione. Incentrarsi sulla fede come atto, ossia sulla coscienza e sulla prassi piuttosto che sui contenuti e sulla dottrina, potrebbe voler dire maturare insieme una nuova autocoscienza credente (come direbbe Hegel), ossia vedere insieme i contenuti in un modo nuovo. L’eresia sarebbe allora uno stimolo indispensabile all’evoluzione dialettica del dogma. Ma questa sarebbe una concessione all’evoluzione del dogma all’interno dell’autocoscienza dei credenti completamente fuori della visione cattolica, anche se certamente compatibile con la confessione protestante.


Questa sera, 21 ottobre, dalle 16,30 alle 20,00 si terrà a Salerno (Salone dei Marmi, Palazzo di Città, via Roma 76) un Convegno su “2017 – Quattro centenari. La sida della storia, la risposta dell’eterno”. Relazioni di Stefano Fontana, “La pseudo-riforma alle origini del relativismo: la separazione tra fede e ragione”; Arcivescovo mons. Luigi Negri, “La Massoneria: una grande congiura contro la verità”; e Giovanni Formicola, “Il Comunismo all’assalto del Cielo. Fatima la via della resistenza verso il trionfo del Cuore Immacolato di Maria”.
Stefano Fontana

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