ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 16 novembre 2017

“Il tempo della Vergine”


                        PROSPETTIVE SULL’AVVENIRE 

Proponiamo ai nostri lettori un articolo del filosofo francese Jean Guitton del 1976, che ci sembra di straordinaria attualità per la tematica trattata: l’intervento della Vergine Santissima nella storia dell’umanità; allora come oggi, nel centenario delle apparizioni di Fatima, appare chiaro come la Madre di Dio non faccia mai mancare la Sua intercessione per ricondurre l’umanità tra le braccia salvifiche del Redentore. 

L’attuale incertezza sull’avvenire dell’umanità proietta la sua speranza e la sua ombra anche sul pensiero cristiano. Agli inizi della Chiesa, la fine dei tempi era sembrata molto prossima. Il secolo XIX, pieno di speranza nel progresso umano, credeva in un avvenire indefinito, sempre perfettibile. L’idea della fine dei tempi sembrava una paura infantile. Le ultime guerre, la bomba atomica, l’accelerazione e la convergenza dei processi distruttivi hanno mutato le nostre prospettive. Non sappiamo più se la fine dei tempi è tanto lontana, come la si riteneva all’inizio del secolo scorso. Non sappiamo se il progresso accelerato delle tecniche non avvicinerà la fine, invece di allontanarla quasi indefinitivamente. Questa ambivalenza costituisce il fondo della nostra attuale inquietudine; essa colora i nostri pensieri nascosti, è tanto più forte quanto più la respingiamo. Essa colora anche la coscienza che noi prendiamo dalla fede. Questa fede, ormai, la pensiamo e la viviamo in una prospettiva che si è soliti chiamare escatologica; siamo più attenti di una volta all’idea che le cose del tempo sono ombre e figure, e che un avvenimento finale potrebbe essere assai prossimo.
         Se nel 1975, dopo il Vaticano II, si riflette sulla “medaglia”, sulla “rue du Bac”, sul posto dell’intercessione della Vergine nell’economia della fede, non ci si trova nella identica situazione spirituale del 1940. Ho fatto un’ esperienza curiosa. Ho riletto l’opera sulla Vergine Maria da me scritta tra il 1940 e il 1945 che presentava alcune considerazioni sul rapporto della Vergine Maria con la fine dei tempi: queste pagine erano scritte prima di Hiroshima. Sono alquanto invecchiate. Ora accentuerò ancor di più la visione allora esposta (insieme a molti mistici) sul rapporto della
Vergine con l’escatologia.
         Uno dei temi di Grignion de Montfort era che la devozione alla Vergine sarebbe cresciuta verso la fine dei tempi, che il progresso di questo culto sarebbe un segno dell’avvicinarsi della conclusione della storia umana.
Fino al 1945 questa “fine dei tempi” era proiettata così lontano da sembrare mitica. La scienza, d’altronde, ci abituava ad un progresso indefinito. Prima dell’era atomica non si poteva prevedere quale meccanismo di cause seconde avrebbe potuto condurre ad una quasi distruzione dell’umanità. Questa minaccia, ormai, è sospesa sui nostri destini, in modo che l’umanità, presa nel suo insieme, somiglia all’uomo individuale: è diventata mortale, sa di essere mortale. In questa umanità nuova la religione è in crisi, in particolare il cristianesimo. Indubbiamente, nella storia si possono trovare diverse “figure” di questa attuale crisi della religione, ad esempio al momento del pericolo corso dalla cristianità al tempo dell’Islam. Ma l’Islam stesso era una religione, lo stesso Impero romano supponeva una religione; tutti i popoli sono stati dei popoli religiosi, fin dalle caverne. Ormai è l’idea stessa della religione che viene messa in dubbio, quella del legame degli uomini con una sfera divina. Per molti dei nostri contemporanei questa teosfera nella quale fin qui tutta l’umanità era immersa sembra inesistente, inutile o, peggio, senza significato. E la lotta non è più tra la religione cristiana e un’altra forma inferiore di religione, e neppure tra i credenti e gli “atei” propriamente detti, ma tra i credenti da un lato, e dall’altro gli adoratori dell’”uomo” e del “mondo”. Non è impossibile prevedere una nuova organizzazione del nostro pianeta senza credenza, senza fede in un al di là. Sembra perfino che secondo un processo assai frequente nella storia, tutto operi in suo favore, anche gli sforzi fatti per contrastarla. L’umanità, intorno al secondo millennio dopo Cristo, sta per varcare una soglia. Le cose non possono più continuare nello stesso senso.
         Si avvicina il momento in cui l’eccesso stesso del progresso va contro l’essenza di ciò che il progresso vorrebbe raggiungere. Tutto ciò è visibile nel campo dell’energia atomica, che può risolvere tutto o distruggere tutto, della concentrazione urbana e dell’inquinamento ambientale. Anche se meno visibile della minaccia sulle esistenze, ancora più terribile è la minaccia sulle essenze, ossia sulla concezione stessa dell’amore, della famiglia, della natura e della cultura. Si avvicina un limite in cui l’umanità dovrà scegliere tra la sovversione e la conversione, non potendo più mantenere l’equilibrio in cui crede di potersi sistemare in consumazione felice. Un limite si avvicina. Un muro (e il muro del suono ne è soltanto la pallida immagine) dovrà essere superato. L’accelerazione della storia può rendere questo momento più prossimo di quanto noi pensiamo. Forse sarà per la cristianità un’ora splendida: infatti essa soltanto può aiutare la specie umana a convertirsi. Ma per far questo è necessario che la cristianità, e in essa il cattolicesimo, siano vivi. Per la cristianità si tratta di un pericolo senza precedenti. Né si può sapere come reagirà la Chiesa a questo pericolo; anche se possiede promesse di durata eterna, nulla ci dice sotto quale forma, sotto quale modo, con quale numero di fedeli Dio vorrà farla durare. Counot ha previsto come possibile uno stato in cui la civiltà, meravigliando il mondo per la sua ingratitudine, divorzierebbe dal cristianesimo, e ciò equivarrebbe, soggiunge, a divorziare al tempo stesso da qualsiasi religione. La Chiesa vivrebbe, allora, una vita germinale oscura, in attesa della fine o di un nuovo inizio. Ma, sia che ci si accosti ad una crisi senza precedenti, sia, invece, come penso, che ci troviamo alle soglie di una nuova fase della crescita della Chiesa, in entrambi i casi è possibile che “il tempo della Vergine” sia prossimo. Questa ipotesi è fondata sull’idea, già presente alle origini della Chiesa, che nelle grandi necessità l’intervento e l’intercessione della “Donna eterna” fa parte del piano divino della “ricapitolazione di tutte le cose” in Cristo Gesù.
         All’aumento dei bisogni deve corrispondere un aumento di aiuto, una più precisa rispondenza del genere di aiuto alle necessità. Era proprio questa l’idea (nascosta) di uno dei testi più profondi che mai siano stati scritti, certamente il più bello per il suo oggetto e per la sua penetrazione: il Vangelo di Giovanni. In esso è descritta la realtà della Madre di Gesù, la Quale tutto abbraccia, essendo presente in quei due momenti plenari dell’inizio e della fine: Cana e il Calvario. A Cana la Madre di Gesù interviene con potenza e ancor più con la certezza della sua potenza malgrado le pur forti apparenze contrarie (il rifiuto di Gesù): Maria è Colei che affretta l’ora fissata («non è giunta la mia ora»); Colei che si preoccupa delle necessità e perfino delle superfluità umane (il vino delle nozze); Colei che è la causa provocatrice della prima manifestazione del Messia, all’origine della fede di Giovanni e degli Apostoli. Certamente questi fatti sarebbero potuti accadere senza di Lei. Ma, di fatto, sono accaduti grazie a Lei. Ed i gesti del Vangelo sono, in qualche modo, gesti ripresi e ricominciati misteriosamente in quel vangelo continuato che è la Chiesa visibile. Similmente, al crepuscolo, quando si fa tardi, la Vergine riceve da Gesù un nuovo figlio da amare, il discepolo, figura della Chiesa, di cui è costituita “madre”. Non ci si può impedire di pensare, seguendo linee del Vangelo, che in tutti i periodi della storia in cui si produrranno situazioni analoghe, l’intercessione della Vergine sarà più manifesta. Ai giorni nostri, in cui Dio sembra tacere e “morire”, la grazia si nasconde agli occhi degli uomini. Ma quanto più non si eclissa “la natura”, senza la quale “la grazia” non può agire! Ora a Cana, la Vergine sembra vegliare sulla natura delle cose: il matrimonio, la vita del villaggio, le prime comunità, il vino della gioia umana. Le cose più semplici sono diventate così difficili, la vita quotidiana è a tal punto scomoda e minacciata, che sentiamo più che mai il bisogno di venire addestrati a fare difficilmente il facile e facilmente il difficile. Dirò volentieri che ciò che risulta oscuro per l’intelligenza del nostro tempo, non sono tanto le cose in se stesse, quanto il rapporto delle cose tra loro: ossia la struttura, l’ambiente, il legame tra l’anima e il corpo, il legame tra l’uomo e la città, il legame tra la natura e la grazia, il legame tra la coscienza e l’inconscio, il legame della vita morale e sociale con le sue infrastrutture. Questa oscurità deriva da un eccesso di analisi. Se la crisi d’angoscia che tormenta il nostro tempo dev’essere superata, sarà necessaria una grazia di natura penetrante, intima, proporzionata allo stato ipersensibile e dissociato delle nostre coscienze e del nostro sapere. La Vergine è altresì l’immagine di quell’atteggiamento spirituale necessario nei periodi di semina, quale il nostro, quando bisogna guardare all’avvenire, considerare se stessi come un inizio. Non c’è dubbio che la Vergine sia la prima delle creature glorificate ad intercedere per l’unità dei cristiani nel Cristo. L’analogia della maternità è eloquente: la madre vuole che i suoi figli siano radunati e uniti nel legame di uno stesso amore.

di Jean Guitton

http://www.presenzadivina.it/291-11.pdf

Nessun commento:

Posta un commento