ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 8 dicembre 2017

Queste cose ci erano state predette

MANDA LA TUA VERITA' E LUCE


 La rivoluzione della neochiesa è "l’assoluto di questo mondo" ma il rischio grave è che quando una rivoluzione entra in una istituzione crea una situazione di "non-ritorno": perciò la rivoluzione vince sempre, anche se fallisce
di Francesco Lamendola  


L’animo oppresso dai fatti e misfatti di questa neochiesa, che non teme di trascinare nel fango le cose più sacre e di trasformare la casa di Dio in una sinagoga del demonio, con orribili bestemmie e profanazioni spacciate per preghiere e sovrapposte oscenamente alla vera liturgia, prendiamo in mano il Libro dei Salmi e soffermiamoci a rileggerlo e meditarlo (42, 6; 43, 2-5; traduzione dalla Bibbia di Gerusalemme):

Perché ti rattristi, anima mia, / perché su di me gemi? / Spera in Dio; ancora potrò lodarlo, / lui, salvezza del mio volto e mio Dio. // Tu sei il Dio della mia difesa; / perché mi respingi, / perché triste me ne vado, / oppresso dal nemico? / Manda la tua verità e la tua luce; / siamo esse a guidarmi, / mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore. / Verrò all’altare di Dio, / al Dio della mia gioia, del mio giubilo. / A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio. / Perché ti rattristi, anima mia, / perché su di me gemi? / Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, / lui, salvezza del mio volto e mio Dio.


Sì; cose terribili stanno avvenendo; gesti e parole terribili dobbiamo vedere e udire proprio da parte di quei pastori cui era stata affidata la custodia del gregge, la nostra custodia, la salvezza della nostra anima immortale. Ma perché dovremmo sgomentarci, perché il nostro piede dovrebbe vacillare, la nostra fede dovrebbe incrinarsi? Queste cose ci erano state predette; lui stesso, il nostro Signore Gesù Cristo, ce ne aveva parlato, mettendoci in guardia e prevenendoci contro ogni possibile crisi di sconforto; così come ne hanno parlato gli altri autori divinamente ispirati, fino all’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse di Giovanni. Allo stesso tempo, Gesù ci ha promesso la sua presenza, il suo sostegno, il suo aiuto; ci ha promesso l’assistenza dello Spirito Santo, che è Spirito di Verità e che procede da Lui e dal Padre: che altro potremmo desiderare? In chi altro potremmo sperare? Su cos’altro potremmo fondare con maggior sicurezza la nostra vita, orientare il nostro cammino, indirizzare i nostri passi?
La Bibbia, ce n’eravamo forse dimenticati, non è un romanzo a lieto fine: è un libro drammatico, dal principio alla fine: dal Peccato di Adamo ed Eva alla grande battaglia di Armagheddon, è la storia della lotta continua, incessante, fra il Bene e il Male: la vittoria del Bene ci sarà, immancabile, ma solo dopo molte tribolazioni, patimenti e cadute. Nessuno è al sicuro, se confida in se stesso. Anche san Pietro è caduto: ha rinnegato il suo Maestro per tre volte, con fervore, quasi con rabbia: e solo poche ore prima aveva giurato di voler morire con lui. Perché non dovremmo essere vagliati anche noi, come sono stati vagliati i dodici, uno dei quali è caduto in potere di satana? Vagliati e battuti come il grano, perché tale è la sorte di chi si mette alla sequela di Gesù. Lui stesso è stato perseguitato a morte, circondato dall’odio, disprezzato e maledetto perfino sulla croce; perché noi, servi inutili, dovremmo ricevere dal mondo un trattamento migliore di quello che fu riservato a Lui? Certo: sorprende e scandalizza, in modo particolare, il voltafaccia del clero, l’apostasia dei pastori, l’eresia di quanti dovevano esserci guide. Ma anche questo, non era stato predetto? Rileggiamo la Bibbia e vi troveremo tutto: anche questo. Sono parecchi i passi, specie del Nuovo Testamento, che ne parlano: verranno dei falsi profeti e dei falsi pastori, verrà perfino un falso messia, e le folle li accoglieranno, li ascolteranno, rivolgeranno ad essi grandi onori, addirittura gli onori dovuti a Dio… Sì, ogni cosa era stata predetta: siamo stati noi a scordarcene. Ci eravamo impigriti, imborghesiti e semi-addormentati. Il cristianesimo, per noi, era diventato una sorta di gradevole ninna-nanna. Ci eravamo abituati a procedere sempre col favore dei vnti e della corrente; non ci era venuto in mente che, un giorno, avremmo potuto averli contro. Ebbene: quel giorno è arrivato; è questo: è ora.
Le profanazioni dei falsi pastori, le bestemmie dei falsi teologi, gli sghignazzi degli eretici modernisti sfrontatamente travestiti da cattolici, ma ben decisi a distruggere il cattolicesimo, e neanche più preoccupati di nasconderlo, al punto che – come dice san Paolo nella Lettera ai Romani - si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi: tutto questo può turbarci, ma non deve confonderci; sapevamo che sarebbe accaduto, solo che non sapevamo quando. Quante volte Gesù ha raccomandato ai suoi seguaci di vegliare e vigilare? O, se non possono vegliare, di serbare almeno le candele con l’olio di riserva, per accenderle quando verrà il momento, e non rimanere al buio, come è accaduto alle vergini stolte e imprevidenti? Sapevamo che sarebbe venuta l’ora, ignoravamo il giorno; e pensavamo, un po’ tutti, come le vergini sciocche, che, se quel momento fosse arrivato, avremmo saputo riconoscerlo, avremmo saputo che fare. Invece quel momento è arrivato, ma non come ce l’aspettavamo; è arrivato in punta di piedi, come un ladro nella notte, e, senza clamori, senza schiamazzi, si è intrufolato nella Chiesa, e ha incominciato a seminarvi lo spirito di zizzania, lo spirito d’invidia, lo spirito d’irrequietezza. La zizzania che spinge a prendere i propri fratelli come nemici da abbattere, se non la pensano come noi; l’invidia verso Dio, al quale, inconfessabilmente, vorremmo essere pari; e l’irrequietezza di chi va qua e là, senza pace, perché ha scordato l’essenziale: la Parola di Dio, che dona serenità e pace. I teologi neomodernisti si son fatti banditori di una parola tutta umana: han voluto cavillare, spiegare, scavare, verificare, confrontare, discettare, pontificare, arzigogolare, con una tale acribia, con una specie di furore così dissennato, come se la Bibbia fosse un libro qualsiasi, prodotto dalla storia, come tanti altri, e nutrito di sapienza umana, come tanti altri; un libro, di conseguenza, che si può leggere senza il benché minimo spirito di umiltà e riverenza, il che è il modo più sicuro per non capirlo affatto e per travisarne il significato. I neopastori della neochiesa, poi, si son fatti avidi di novità: hanno sposato la filosofia del progresso, hanno voluto mostrarsi tanto buoni cittadini del mondo, quanto lo sono i nemici della Chiesa e di Cristo; hanno fatto finta di credere che i nemici della Chiesa non sono anche, per ciò stesso, i nemici di Cristo: si sono gloriati di andare a braccetto coi massoni, coi radicali, con i materialisti, con gli edonisti, con i banditori dei diritti umani a senso unico, senza spiritualità, senza timor di Dio, senza senso del limite, come se il mondo fosse loro e loro del mondo; e come se tutto fosse dovuto all’uomo. Hanno trasformato il cattolicesimo in una vaga dottrina sincretista, in un credo umanitario e ambientalista, pacifista e buonista, dove tutto va bene purché sia politicamente corretto; dove tutto fa brodo, dove niente è falso perché tutto è vero, e dove la via di Buddha, Maometto, Mosè o Confucio vale la via di Gesù Cristo.
Dunque, la domanda è questa: per quale ragione, a un certo punto, i cattolici si sono fatti avidi di novità? Per qual motivo, a un certo punto, hanno trovato stretto il vestito che indossavano, scomodi i banchi sui quali sedevano, oscure le parole che leggevano, insopportabili le leggi cui obbedivano, umilianti le condizioni del loro patto con Dio? Come, quando e perché, a un determinato momento, dopo duemila anni, lo spirito liberale, prima, e lo spirito rivoluzionario, subito dopo, hanno fatto capolino nella Chiesa di Cristo, così come il serpente fece capolino nel Giardino dell’Eden? Oh, lo sappiamo: lo spirito di superbia, di novità, d’irrequietezza, è congenito all’uomo, dopo il Peccato originale: fa parte della concupiscenza; pure, per un tempo lunghissimo, la Chiesa, nella sua azione pedagogico-morale e nel suo sacro Magistero, ha saputo tenerlo a bada, ha saputo imbrigliarlo, ha saputo contrastarlo con l’aiuto dello Spirito di Verità. Poi, a un certo punto, qualche cosa s’è rotto, un equilibrio millenario si è spezzato. Come è potuto accadere? Il serpente è entrato nel giardino della Chiesa a poco a poco. Come aveva visto Pio IX, la testa del serpente è il liberalismo: dove esso arriva, il Vangelo non può esserci; o l’uno o l’altro. Il liberalismo esalta l’uomo, i diritti dell’uomo, la libertà dell’uomo: l’uomo nella sua dimensione individuale. La società, lo Stato sono solo strumenti per tutelare i diritti e la libertà del singolo uomo; se poi si tratta di un cittadino benestante, che paga molte tasse, i suoi diritti sono ancora più sacri e la sua libertà è ancora più preziosa di quella di un poveraccio. Il liberalismo esalta le potenzialità dell’uomo, la sua capacità imprenditoriale; dell’uomo neghittoso, senza ambizioni, non sa che farsene: non gli riconosce dei pieni diritti, semmai gli accorda una certa “compassione” da parte dei ricchi. Esso, infatti, è figlio della mentalità protestante: impossibile immaginarsi Locke senza, prima, Lutero: le due cose vanno insieme. E come Lutero è stato un rivoluzionario religioso, e non un riformatore, come oggi proprio i cattolici vorrebbero far credere, così anche Locke è stato un pensatore rivoluzionario, perché il suo “diritto alla resistenza” del cittadino verso un governo che non lo rappresenti, cioè che non rappresenti i suoi interessi, è, in realtà, un “diritto alla rivoluzione”. Come accadde nel 1688. La differenza con la democrazia è più di quantità che di qualità: la democrazia è costretta, dalla sua stessa natura, ad essere permanentemente rivoluzionaria: è ben per questo che, da settant’anni, la Repubblica democratica italiana ha bisogno di tuonare e inveire contro un orrendo e subdolo nemico, il fascismo: perché deve giustificare una mobilitazione permanente delle coscienze, non importa se dietro a delle bandiere del tutto fittizie: se smobilita, se si ferma, diventa liberalismo, ritorna da dove era partita. La democrazia non è che un liberalismo che ha scoperto la sovranità popolare; il liberalismo non è che una democrazia che s’è imborghesita. L’uno e l’altra sono incompatibili con il vero spirito cattolico, che è incentrato sulla sottomissione dell’uomo a Dio. Un cattolico può anche essere liberale o democratico, basta che non lo sia nell’ambito del cattolicesimo, e, soprattutto, in quello della Chiesa. Un cattolicesimo liberale, o un cattolicesimo democratico, sono dei controsensi: il liberale rivendica i suoi diritti individuali e li assolutizza; il democratico rivendica i diritti del “popolo” e li assolutizza: né l’uno, né l’altro si piegheranno mai a riconoscere la priorità dei diritti di Dio. Ecco perché quando il liberalismo è entrato nella teologia, per il cattolicesimo è incominciata la fine. Dopo il liberalismo è arrivata la democrazia, e poi, naturalmente, anche il comunismo; e hanno trovato un terreno così favorevole, così pronto a riceverli, che non se ne sono più andati. 

Manda la Tua verità e la Tua luce

di  Francesco Lamendola
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