ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 15 gennaio 2018

Ciò che però non si riesce a capire

Una domanda ai liturgisti “essenzialisti”: si farebbero operare da un chirurgo non attento ai dettagli?

Sappiamo che chi pretende difendere a spada tratta il Novus Ordo Missae, cioè il Nuovo Rito della Messa, pur di sorvolare sulle significative e per certi versi gravi questioni teologiche che pone questo Rito, si sofferma sulla questione dei gesti affermando che la riforma liturgica avrebbe giustamente semplificato.


Ciò che però non si riesce a capire -e che invece se si ha un animo semplice si capisce eccome- è che c’è una differenza tra forma e formalismo. Quest’ultimo si giudica da sé, ma quest’ultimo non è dato dal numero dei gesti o dei dettagli, quanto dallo spirito con cui si compiono i gesti e si rispettano i dettagli. Se si è privi della giusta fede, se si pensa di mettersi in pace con il Signore rispettando certe forme e non convertendo realmente il cuore e conservando in grazia l’anima, è evidente che si cade nel fariseismo e quindi si cade in un colpevole formalismo.

Ma se i gesti formali e i dettagli sono espressione di una fede vera e sincera e sono collocati e considerati nella giusta maniera, essi rimangono forma. Anzi è una forma che diventa sostanza.

D’altronde se ci si fa caso -e si è onesti intellettualmente- sui dettagli si regge la Storia, sui dettagli si regge il mondo, sui dettagli si regge la vita. Sì, la vita. Dice giustamente sant’Alfonso in una sua meditazione che non ci vuole nulla a morire: basta una goccia di sangue che cade sul cuore. Lasciando perdere l’esattezza o meno del dato medico, non si può negare che è così: la salute si può perdere in un batter d’occhio e per un nonnulla.

Vorremmo tanto dire a certi liturgisti essenzialisti: perché vogliono togliere a Dio ciò che invece si loda in altri campi?

L’artista non lavora sui dettagli? E l’artigiano non fa lo stesso quando costruisce ciò che deve costruire? E quando ammiriamo delle manifatture fatte come si deve, pensiamo appunto a come sono precise e -appunto- come sono “dettagliate”.

Per non parlare della chirurgia. Cosa pensereste di un chirurgo che non fosse attento ai dettagli? Basta fare un errore di pochissimo, anche di pochi millimetri… e il danno diventa irreparabile!

Chesterton nel suo Ortodossia così scrive a proposito dei dettagli nelle dispute teologiche. Leggiamo.

Le discussioni teologiche sono sottili ma non magre. In tutta la confusione della spensieratezza moderna, che vuol chiamarsi pensiero moderno, non c’è nulla forse di così stupendamente stupido quanto il detto comune: “La religione non può mai dipendere da minuziose dispute di dottrina”. Sarebbe lo stesso affermare che la vita umana non può mai dipendere da minuziose dispute di medicina.
L’uomo che si compiace dicendo: “Non vogliamo teologi che spacchino capelli in quattro”, sarebbe forse d’avviso di aggiungere: “e non vogliamo dei chirurghi che dividano filamenti ancora più sottili”.
È un fatto che molti individui oggi sarebbero morti se i loro medici non si fossero soffermati sulle minime sfumature della propria scienza: ed è altrettanto un fatto che la civiltà europea oggi sarebbe morta se i suoi dottori di teologia non avessero argomentato sulle più sottili distinzioni di dottrina.

http://itresentieri.it/una-domanda-ai-liturgisti-essenzialisti-si-farebbero-operare-da-un-chirurgo-non-attento-ai-dettagli/

In questo tempo di crisi, cerchiamo di capire cosa non può e cosa può cambiare di un dogma


Una delle caratteristiche tipiche della crisi del cattolicesimo oggi è quella di ritenere (di fatto anche se non teoricamente, perché si continua poi ad affermare che nulla si vuole mutare) la verità modificabile, ovvero una sorta di storicismo teologico o di teologia storicista, per la serie: è la storia che giudica la verità e la può modificare come vuole, per cui ciò che era vero ieri non necessariamente deve essere considerato vero oggi e ciò che era sbagliato ieri non necessariamente deve essere ritenuto sbagliato oggi.

L’eresia modernista arrivò ad affermare che il dogma non avrebbe nulla di definito, ma sarebbe una semplice “smagliatura” del tempo, modificabile ed elasticizzabile come si vuole. Alla fine è il singolo credente che sarebbe chiamato ad un’interpretazione del dogma stesso confacente alla propria storia e alla propria psicologia. Eresia modernista che il grande san Pio X condannò immediatamente definendola “sintesi di tutte le eresie”, ma che, a mo’ di fiume carsico, è andata sottoterra per poi riemergere negli ultimi decenni in maniera spaventosa e di fatto trionfando su tutti i fronti.

Pertanto è giusto porsi la domanda: ma è legittimo modificare il dogma?

Ovviamente la risposta è più che ovvia: il dogma è immutabile di suo e non lo si può affatto modificare. Ciò però non vuol dire che in merito al dogma qualcosa non possa cambiare nel tempo. Vediamo cosa.

Per essere precisi possiamo dire così: le formule dogmatiche sono immutabili quanto all’essenza, cioè al loro contenuto sostanziale, ma possono essere approfondite per una maggiore penetrazione delle stesse.

Il grande maestro è san Vincenzo da Lerino (V secolo) che si occupò proprio di questa questione nel suo celebre Communitorium. Egli afferma che il dogma può essere penetrato, cioè approfondito, da parte della Chiesa come Magistero e anche da parte dei singoli fedeli, ma a condizione che questa penetrazione (approfondimento) avvenga nel rispetto del genere, del senso e del contenuto del dogma stesso. Concetto, questo, che fu fatto proprio anche dal Concilio Vaticano I.

Ma cosa significa che il dogma può essere “penetrato” solo nel rispetto del suo genere, senso e contenuto? Che il dogma non può cambiare intrinsecamente ma solo approfondito estrinsecamente. Per essere più precisi possiamo dire che il dogma non può cambiare né in sé (cioè non può subire mutamenti intrinseci) né sostanzialmente (non può passare da una verità ad un’altra che sia sostanzialmente diversa dalla prima), ma può essere approfondito estrinsecamente da parte del soggetto che conosce, soggetto che, come abbiamo detto prima,  può essere il Magistero della Chiesa, ma anche il singolo fedele, ovviamente sottomettendosi sempre al giudizio della Chiesa docente. Approfondimento che può riguardare anche la ricerca di espressioni che lo rendano più comprensibile.

Insomma, il dogma non può affatto cambiare. Non c’è né teologo, né storia, né mondo … e nemmeno Papa che tenga. Sì, nemmeno Papa perché Pietro e i suoi successori non sono stati investiti da Cristo per essere “padroni”, ma “custodi” della Verità. L’unico progresso legittimo che si può ammettere per il dogma non è né in sé né nella sostanza, ma solo in merito alla sua conoscenza e alla sua espressione.

Facciamo un esempio.

Nel caso della verginità della Madonna, non potrebbe esserci ovviamente la negazione della verginità, ma potrebbero esserci degli approfondimenti sui motivi per i quali Dio ha voluto che Sua Madre rimanesse sempre vergine.
http://itresentieri.it/in-questo-tempo-di-crisi-cerchiamo-di-capire-cosa-non-puo-e-cosa-puo-cambiare-di-un-dogma/

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