ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 7 gennaio 2018

Effetto tracollo?

EFFETTO BERGOGLIO, EFFETTO RIGOGLIO, O EFFETTO TRACO(GLIO)LLO? SUPER EX COMMENTA I DATI FORNITI DA REPUBBLICA SULL’AUDIENCE PAPALE.




Super Ex (ex Movimento per la Vita, ex Scienza & Vita, ex giornalista di Avvenire, ex docente di scuola cattolica, ma per grazia di Dio non ex cattolico) ci ha scritto per toccare un tema veramente delicato, a seguito dell’articolo scritto dal collega e sacerdote Filippo Di Giacomo, sul Venerdì di Repubblica, una testata che tutto si può definire ma non antibergogliana. Effetto Bergoglio o effetto tracollo? Aggiungiamo noi che in questi tempi natalizi a Roma si è parlato di Spelacchio, l’albero di Natale della giunta trasparente del M5S, trasparente nel senso che non se ne percepisce l’esistenza. E si è vantato Rigoglio, l’abete in piazza San Pietro. Ma dopo l’articolo di Di Giacomo ci si può chiedere, come fa Super Ex, se c’è un Effetto Bergoglio, un Effetto Rigoglio o un Effetto Traco(glio)llo…Facile fare gli smargiassi con la Raggi, è quando entrano in gioco i veri duri, come Benedetto, che si vede quanto vali…

“In principio fu l’ “effetto Bergoglio”, oggi non rimane più neppure l’effetto farfalla.
Qualcuno ricorderà, fu il sociologo Massimo Introvigne a coniare l’espressione “effetto Bergoglio” per designare un presunto ritorno al confessionale ed alla fede grazie all’elezione dell’argentino. Allora Introvigne faceva parte della famiglia del mensile conservatore il Timone e scriveva sul quotidiano on line La Bussola, molto vicino, idealmente, al cardinal Carlo Caffarra e in generale al mondo dei Dubia. Introvigne era altresì la guida di Alleanza cattolica e di un gruppo di associazioni denominate “Sì alla famiglia”, molto attive contro il gender. Per precauzione aveva registrato anche una sorta di Partito della Famiglia, prima ancora di quello di Adinolfi.
Politicamente, in tempi più lontani, si era schierato a difesa di entrambe le guerre in Irak promosse dall’amministrazione Bush. Insomma, così a occhio, non un fan del papa argentino, nè sulla bioetica, né sulle questioni di politica internazionale. Come potesse parlare di “effetto Bergoglio”, tanto presto, e come abbia potuto poi finire così fieramente avverso al mondo che frequentava, è, se non si vuole dar retta ai maligni, un mistero.
Fatto si è che l’effetto Bergoglio è stato sin dal principio un effetto soprattutto mediatico.
Bergoglio ha cercato subito quella strada, convinto che il marketing è l’anima del commercio: gli stretti rapporti intrecciati sin dal principio con giornalisti ben introdotti come Andrea Tornielli, sul fronte cattolico, e con Eugenio Scalfari, su fronte della sinistra nichilista ed anticlericale, lo dimostrano.
Per un po’ il giochetto ha funzionato: nessuno in più, nei confessionali e alla messa. Anzi, solo in meno. Perché andare a confessarsi, se non c’è più peccato? Se esiste solo la Misericordia ed è stata abolita la Giustizia? Se gli unici peccatori, sono i “dottrinari”, coloro che credono ancora nei Dieci Comandamenti? Perché andare a messa, se Allah e Gesù Cristo uguali sono?
Meno fedeli, ma più audience: un audience cercata ad arte con telefonate, gesti mediatici forse costruiti a tavolino da qualche abile gesuita. In verità, un papa non solo dei cattolici, ma anche degli atei, dei musulmani, dei radicali, dei comunisti… può contare su un pubblico più ampio. Così sembra. Ma la realtà è diversa. Perché con il tempo radicali, musulmani comunisti… si stancano di ascoltare qualcuno che hanno ormai annoverato tra le loro fila.
E se anche i cattolici si stufano e si disamorano, ecco che anche l’effetto mediatico, alla fine, si sgonfia. E l’effetto Bergoglio fa… flooop…
Non rimane quasi più nessuno a godersi le performance televisive, per quanto ben costruite. I dati parlano chiaro, e li lasciamo raccontare a Filippo Di Giacomo, vaticanista di un giornale amico, Repubblica.
Il 5 gennaio, nell’inserto Venerdì di Repubblica, scriveva: “Papa Francesco è stato protagonista
di un programma in onda ogni mercoledì, dal 25 ottobre in poi, su Tv 2000, la cosiddetta Tv dei vescovi, intitolato Padre nostro e condotto da don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova. Il programma è stato accompagnato da un grande e lungo battage pubblicitario con lancio su ogni possibile organo di comunicazione, dalla carta stampata alla radio e alla presenza di don Pozza sui principali canali televisivi nazionali. Ma nonostante l’impegno ha registrato ascolti così bassi da risultare imbarazzanti. Confermando, oltretutto, ciò che i dati di ascolto attestano da almeno 3 anni: papa Francesco, in televisione, vale la metà di Papa Benedetto XVI: se il secondo aveva una audience media intorno al 20 per cento, il suo successore si attesta tra il 9 e il 12 per cento degli spettatori”.
Verrebbe da concludere con un semplice “amen”, se non destasse una certa repulsione l’idea che un papa decida di diventare ospite abituale di un salotto televisivo, come un don Mazzi qualsiasi; e se non destasse una acuta tristezza, in un cattolico, sapere che ormai la voce della Chiesa non interessa più a nessuno.
Oppure, per essere un po’ ottimisti, si può vedere la vicenda sotto un’altra luce: non è che non interessa più a nessuno, proprio perchè non è la voce della Chiesa, e le pecore non riconoscono la voce del loro pastore?”.
MARCO TOSATTI
Il cardinale Janis Pujats aderisce alla Professione delle verita’ immutabili sul matrimonio sacramentale


Il cardinale  Janis Pujats è il sesto vescovo che aderisce alla Professione delle verità immutabili riguardo al matrimonio sacramentale del 31 dicembre 2017.
Il card. Pujats è stato ordinato sacerdote il 29 marzo 1951. L’8 maggio 1991 è stato nominato arcivescovo di Riga e  nel 1998 presidente della Conferenza Episcopale Lettone. Giovanni Paolo II lo ha innalzato a cardinale in pectore nel concistoro del 21 febbraio 1998, pubblicandone la nomina nel  concistoro del 21 febbraio 2001. Nel 2010 ha rinunciato al governo pastorale dell’arcidiocesi e all’incarico di presidente della CEL.
La Professione delle verità immutabili è stata firmata da Tomash Peta, Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi di Maria Santissima in Astana, Jan Pawel Lenga, Arcivescovo-Vescovo emerito di Karaganda, Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maria Santissima in Astana, e gli arcivescovi Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio e  Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America. Mons. Schneider in un’intervista a Rorate Coeli, ha approfondito il significato del documento dei sei vescovi (https://rorate-caeli.blogspot.com/2018/01/important-bishop-athanasius-schneider.html#more).
UN ALTRO VESCOVO FIRMA LA PROFESSIONE DI FEDELTA’ ALLE VERITA’ DELLA CHIESA SU MATRIMONIO ED EUCARESTIA. MONS. ANDREAS LAUN, DI SALISBURGO.
Oggi pomeriggio abbiamo ricevuto questa mail, che condividiamo con voi:
“Oggi Sua Eccellenza Mons. Andreas Laun, già Vescovo Ausiliare di Salzburg, ha dato il suo nome come firmatario della Professione delle verità. Lei può diffondere questa notizia”.
Andreas Laun, secondo Wikipedia, “Nasce a Vienna il 13 ottobre 1942 ed entra a far parte degli Oblati di San Francesco di Sales, in seno a cui professa i voti solenni. Il 29 giugno del 1967 è ordinato presbitero per tale congregazione clericale. Il 25 gennaio 1995 viene nominato da papa Giovanni Paolo II vescovo titolare di Libertina ed ausiliare di Salisburgo. La consacrazione episcopale avviene il 25 marzo dello stesso anno per mano dell’arcivescovo Georg Eder, co-consacranti i vescovi Jakob Mayr e Josef Koukl”. L’anno scorso il 17 ottobre quattro giorni dopo aver compiuto i 75 anni, viene rapidamente congedato. Una fretta che potrebbe apparire singolare (in genere si concedono mesi, se non anni, di proroga) a chi non sappia che mons. Laun aveva una posizione critica su Amoris Laetitia e la comunione ai divorziati risposati.
MARCO TOSATTI

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