ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 11 febbraio 2018

Il peggior nemico

IL NEMICO E' GIUNTO



Neovangelo gnostico-massonico "buonista"? Il nemico è giunto e noi stessi lo facciamo entrare. Noi abbiamo tutto il diritto di restare quello che siamo: italiani di "tradizione cattolica" e non c’è niente di sbagliato in questo 
di Francesco Lamendola  

  

Il nemico è arrivato: sapevamo che sarebbe arrivato, prima o poi; o, almeno, lo sapevano tutte le generazioni che ci hanno preceduti: solo la nostra pare essersi scordata di una semplicissima verità: che chi non ama se stesso e non è disposto a battersi per difendere ciò che è e ciò che possiede, o almeno ciò che ha ricevuto in eredità dai suoi padri, evoca le forze che lo spazzeranno via: e così si è lasciata sorprendere completamente. Le guardie dormivano; alcune hanno aperto le porte all’invasore: in parte perché lo hanno scambiato per amico, in parte perché avevano già deciso di tradire la città e abbandonarla nelle mani del primo venuto, tale è l’odio che hanno lasciato crescere nei loro cuori verso colei che è stata madre di tutti, e che, nel bene e nel male, ha fatto di noi quello che ora siamo, mentre senza di lei ora saremmo nulla, numeri, bestiame. Costoro, codesti traditori, non amano veramente il nemico, quanto detestano i propri concittadini e tutto ciò che la loro civiltà rappresenta: pur di veder distrutti gli uni e rasa al suolo l’altra, si sarebbero affrettati a spalancare le porte a chiunque, anche al più barbaro e crudele occupante.

Per preparare adeguatamente il terreno, questa razza di traditori ha seminato, per anni, per decenni, il veleno di un falso filantropismo e d’un ancor più falso umanitarismo; tanto che a forza di battere e ribattere, una menzogna dopo l’atra, un anno dopo l’altro, conquistando via via tutto l’establishment dell’informazione, quello scolastico e quello pseudo culturale, siamo arrivati al punto di aver contratto il morbo micidiale dell’auto-razzismo: un razzismo alla rovescia, che noi rivolgiamo contro noi stessi. In qualunque contenzioso o in qualsiasi situazione veda coinvolti degli italiani o dei cattolici, con degli stranieri e dei non cattolici (luterani, giudei, islamici, ecc.), si parte dall’assunto aprioristico che le ragioni dei primi devono valere meno di quelle dei secondi; che i torti e i danni e le beffe subiti dai primi sono immaginari, o, tutt’al più, decisamente trascurabili, mentre quelli patiti dei secondi sono delle forme di sopraffazione, d’ingiustizia, di vera e propria malvagità a sfondo razzista; che gli italiani, specialmente se cattolici, non si saranno mai scusati a sufficienza per tutte le colpe innominabili e per i crimini veri e propri che hanno inflitto, nella loro inescusabile protervia e nel loro spirito di prevaricazione, all’universo mondo: e che, pertanto, devono gettarsi in ginocchio, con il capo cosparso di cenere, e chiedere umilmente perdono agli ebrei per la Shoah, agli islamici per le “stragi del mare”, le quali, notoriamente, sono colpa loro (e, prima ancora, per le atrocità del nostro colonialismo, per non parlare del neocolonialismo economico e finanziario; e, più indietro ancora, delle Crociate), ai protestanti per la notte di san Bartolomeo e per il sacro macello della Valtellina, ma anche per la scomunica di Lutero e per la scarsa misericordia mostrata dai padri del Concilio tridentino, ovviamente senza scordare le vittime dell’Inquisizione. La Chiesa, da parte sua, deve chiedere scusa per i preti pedofili, per i vescovi tradizionalisti, per i missionari che hanno fatto violenza alle culture indigene, nonché per gli infami Patti Lateranensi con il bieco dittatore Benito Mussolini, e anche per i cappellani militari che hanno avuto la sfrontatezza di benedire le bandiere (forse con l’eccezione di quelli che si sono schierati con i partigiani e si sono macchiati le mani con il sangue dei fratelli nella guerra civile, ma tanto era sangue fascista; e non certo per quelli che hanno consumato l’estrema infamia di restar fedeli alla Repubblica Sociale, pessimi soggetti i quali, da soli, bastano e avanzano a gettare immensi strati di fango sulla onorabilità della Chiesa stessa, in saecula saeculorum).

Il peggior nemico è dentro di noi: ed è l’odio rabbioso che nutriamo per noi stessi

Per fare ammenda di tutto questo, ora gli italiani sono esortati, incitati, precettati e sequestrati affinché forniscano tutta l’accoglienza e l’assistenza possibili a orde strabocchevoli di africani ed asiatici, quasi tutti di fede islamica, più o meno fanaticamente professata; e ricevono l’ordine di non fiatare, di non lamentarsi, di non protestare davanti a nessuno sconcio, fosse pure la rapina in casa, le percosse ai vecchi genitori e lo stupro delle proprie figlie, pena esser biasimati e apostrofati come razzisti e come cattivi cristiani. Devono spalancare le loro case, cedere la sovranità sui quartieri, sulle stazioni ferroviarie, consegnarli a spacciatori e prostitute/i africani, devono farli entrare nelle chiese, se occorre anche farveli dormire, allestire loro il pranzo nelle basiliche, invitarli alla santa Messa, specialmente all’indomani dello sgozzamento dei preti cattolici, mentre sono frequentissimi gli atti sacrileghi contro crocifissi e altri simboli religiosi; devono far sparire i simboli cristiani dalle cappelle e rimpiazzarli con quelli islamici, a cominciare dal Corano e dal tappeto di preghiera; devono allestire dei presepi popolati da pastori islamici, e con il canto del muezzin per sottofondo; devono indossare la kippah, baciare il Corano, rivalutare le 95 Tesi di Lutero e  prendere esempio, in ciò, dal falso papa Bergoglio e dai suoi falsi vescovi e cardinali.
Insomma, gli italiani devono fare per questi sedicenti profughi, e reali invasori, tutto ciò che non si sono neppur sognati di fare quando i profughi erano i loro fratelli della Venezia Giulia, in fuga dagli orrori delle foibe, attuati dalle belve comuniste iugoslave, con la complicità del compagno Togliatti e degli altri leader della sinistra nostrana. Allora quei poveretti, 350.000 persone circa, vennero accolti con sputi e insulti, o, nel migliore dei casi, con malcelato disprezzo o sovrana indifferenza. Altro che aprir loro le chiese e le case private, altro che sistemarli in albergo: baracche di legno senza riscaldamento e un piatto di cattiva minestra al giorno, un po’ di paglia per giaciglio, in terra, come le bestie, e nient’altro: quasi fossero stati dei lebbrosi, o peggio, quasi fossero stati dei pericolosi criminali. E avevano subito, loro sì, a pochi passi dagli altri italiani, un calvario inenarrabile, per la sola ed unica colpa di essere italiani: non facevano finta di essere perseguitati perché omosessuali, o per altre ragioni del genere; e non chiedevano accoglienza per delinquere, ma per rifarsi una vita e cercar di lasciarsi dietro le spalle le atrocità che hanno subito o che avevano visto perpetrare ai danni dei loro congiunti. Ma allora i preti si sinistra, muti; gli intellettuali progressisti, più muti di loro; i partiti di sinistra, invece, li chiamavano banditi giuliani, ironizzando sul gioco di parole col bandito siciliano Salvatore Giuliano: ed erano vecchi, donne e bambini terrorizzati, non baldi giovanotti pieni di ormoni, come questi nigeriani e ghanesi e senegalesi che sbarcano sulle nostre coste con l’aria dei conquistatori, e dopo ventiquattr’ore già cominciano a inscenare proteste e manifestazioni perché l’accoglienza non è all’altezza delle loro aspettative, e dopo quarantott’ore cominciano sciamare nelle città, a spacciare droga, delinquere e assediare gli onesti cittadini. E se qualcuno domanda perché gli italiani sono tenuti a tale accoglienza all’ingrosso, perché hanno il dovere di farsi in quattro e sobbarcarsi qualsiasi disagio per quella gente, che fa irruzione nel nostro Paese illegalmente, e che pretende di restarci comunque vada a finire con le richieste di rifugiati, non ricevono neppure una risposta, ma solo sguardi carichi di stupore, smorfie di disprezzo, labbra contratte nella mimica di chi prova disgusto di fronte a tanta insensibilità, a un così smaccato egoismo e un siffatto cuore di pietra.

Nè i vescovi, né i preti e nè il (falso) papa Bergoglio hanno alcun diritto di esigere da noi che collaboriamo al suicidio della nostra identità e della nostra civiltà

I fatti di Macerata, in questi ultimi giorni, hanno fornito la prova provata di questa situazione paradossale, assurda, inverosimile: di questo razzismo alla rovescia, di questo auto-razzismo degli italiani contro se stessi. Lacrime e frasi indignate contro l’autore della sparatoria, sgomenta esecrazione (per l’ennesima volta) del fascismo che ritorna: scrittori come Saviano e monsignori come Galantino che agitano gli spettri del passato e si stracciano le vesti davanti a tanta malvagità; e ministri della Repubblica che si recano a visitare le vittime straniere, manifestando solidarietà, cordoglio, costernazione, vergogna e promesse di punizioni esemplari. Per la mamma della povera ragazza, il cui corpo è stato trovato a pezzi dentro due valigie, non si è scomodato nessunonon si è indignato nessuno, non ha pianto nessuno: in fondo era una tossica, una sbandata. E poi era bianca: vuoi mettere! Per la sua famiglia, nessun ministro si è incomodato, nessun intellettuale ha avuto parole di solidarietà, nessun politico progressista ha trovato qualcosa da dire, o un fiore da mandare: niente, silenzio totale. Bisogna capirli, poveretti, con tutto il daffare che hanno: star dietro alle vittime del razzismo, promuovere la legge sullo ius soli, rivendicare ulteriori diritti per i gay discriminati, e, naturalmente, da parte dei preti di sinistra, il matrimonio in chiesa per lesbiche e sodomiti: queste sono le loro priorità, che li tengono occupati a tutte le ore. Bisogna capirli, anzi, bisogna ringraziarli: si stano affaticando per trasformare l’Italia in un Paese migliore, più moderno, più accogliente, più civile. La civiltà di un Paese si giudica da come le minoranze esercitano la dittatura del rancore, del ricatto e del senso di colpa sulla maggioranza: e l’Italia è ormai in buona posizione. Ma non lo è abbastanza, e quindi, come dice la signora Bonino, bisogna che ci sia più Europa, perché solo allora i diritti delle minoranze saranno realmente rispettati.
Ed ecco la situazione attuale: il nemico è arrivato, e noi lo stiamo facendo entrare. Tempo un paio di generazioni, e gli italiani non ci saranno più, l’Italia non ci sarà più, la sua millenaria civiltà sarà cosa del passato: ci saranno le moschee, gli islamici che pregano verso la Mecca, le donne con il velo, e la cantilena del muezzin sui minareti; allora le nostre signore Boldrini e i nostri monsignori Paglia saranno finalmente contenti, avranno realizzato la meta dei loro sogni. Peccato che loro non ci saranno: ci saranno i loro figli e nipoti: e le conseguenze dell’invasione e della sostituzione dei popoli, il conquistato e il conquistatore, non se le beccheranno loro, ma le vivranno le generazioni incolpevoliquelle il cui destino è stato ipotecato dai nostri cari progressisti, filantropi e buonisti (con gli stranieri), e che già ora son costrette ad andarsene all’estero per trovare una professione all’altezza dei loro studi. I nostri giovani se ne vanno, perché un ottuagenario come Berlusconi possa restare e decidere ancora le sorti della Patria (svendendone anticipatamente gli interessi, nazionali ai poteri forti dell’Unione Europea, gli stessi che nel 2011 organizzarono la sua caduta); e intanto bambini ne nascono sempre di meno, in compenso gli aborti si contano a decine di migliaia e aumenta a vista d’occhio l’acquisto di cani e gatti per tener compagnia alle giovani coppie desiderose di vedersi attorno un po’ di movimento, ma senza troppo impegno e senza sacrifici terrificanti, come quello di alzarsi la notte per cambiare il pannolino del bebè. Aumentano pure le unioni e i cosiddetti matrimoni omosessuali, e anche le richieste di adozioni di bambini da parte di questo tipo di coppie, a riprova del fatto che l’amore non conosce ostacoli e che le famiglie arcobaleno finiranno per cacciare anche nella testa dei più retrogradi la giusta convinzione che è ora di finirla con questa inciviltà della famiglia tradizionale, formata da un uomo e una donna: che sono mai questi oscurantismi, queste assurde prevenzioni?

Il nemico è giunto, e noi stessi lo facciamo entrare

di Francesco Lamendola
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