ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 24 marzo 2018

L'occhio limpido

LE PENTOLE DEL DIAVOLO


Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Un concetto non solo religioso, ma anche logico pressoché evidente: chi è nella luce vede le opere della luce; chi è immerso nelle tenebre vede e giudica ogni cosa secondo le tenebre 
di Francesco Lamendola   

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Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, dice un antico proverbio scaturito dalla saggezza popolare: il diavolo è molto bravo a escogitare i suoi inganni, ma, naturalmente, essendo un mentitore, padre di tutte le menzogne, arriva sempre il momento in cui tutti hanno la possibilità di vedere, se possiedono gli occhi e una mente sgombra da errori, ciò che, al principio, poteva anche sfuggire agli sguardi dei più: vale a dire che di volgarissimi inganni si trattava, talmente enormi, talmente grossolani, anche se, in apparenza, confezionati con una certa abilità, che non si può fare a meno di domandarsi come sia stato possibile che non siano stati riconosciuti subito per ciò che realmente erano. Eppure, si tratta di un concetto non solo religioso, ma anche logico, pressoché evidente: chi è nella luce, vede le opere della luce; chi è immerso nelle tenebre, vede e giudica ogni cosa secondo le tenebre. 

Ora, per il cristiano, Gesù è la luce del mondo: lo ha detto Lui stesso. Pertanto, chi rimane strettamente unito a Gesù, è nella luce a sua volta, e le tenebre non possono avvolgerlo; ma chi si allontana da Lui, si smarrisce nelle tenebre, e lì può accadere che le cose non appaiano per ciò che sono, ma che si presentino in maniera ingannevole e illusoria, e che siano, per l'uomo, causa di turbamento, di confusione e di errore. Il problema non sono le cose in se stesse, ma lo sguardo che le giudica; e, per avere uno sguardo limpido, bisogna avere l'anima pura. Quando l'anima è intorbidata dalle passioni disordinate, la lussuria, la superbia, l'avarizia, con tutto ciò che ne consegue,  anche lo sguardo s'intorbida e non sa più giudicare le cose per quello che sono, cioè secondo il loro valore, ma le vede e le giudica secondo ciò che i suoi appetiti disordinati le suggeriscono. 
Gesù diceva anche che l'albero buono non può dare frutti cattivi, né frutti buoni, l'albero cattivo. Se l'anima non è pura, nemmeno lo sguardo dell'uomo sarà puro; e se lo sguardo non è puro, l'uomo finisce per insozzare anche quelle cose le quali, rettamente usate, sarebbero buone. Quasi tutte le cose, se rettamente usate, sono buone: sono ben poche quelle intrinsecamente cattive. Perfino una droga, un veleno, sono buoni, se usati con saggezza e con perizia dal medico, in quelle precise circostanze che lo richiedono; diventano cattive quando sono usate per servire il vizio o, peggio, il crimine. In pratica, nessuna cosa di questo mondo è realmente cattiva in se stessa; tutte le cose di quaggiù possono rivelarsi buone o cattive, a seconda dell'uso che se ne fa e a seconda della volontà di chi le adopera. Certo vi sono delle cose le quali, potenzialmente buone, diventano quasi sempre cattive se cadono nelle mani di anime basse, sprofondate nei vizi; cose che solamente le anime pure possono adoperare senza correre pericolo alcuno, perché omnia munda mundis. Bisogna saper giudicare le proprie forze: e come un principiante non si dovrebbe avventurare in alta montagna, da solo, senza equipaggiamento adatto, senza un addestramento adeguato, senza una guida sicura al suo fianco, così le anime deboli, incerte, paurose, non dovrebbero presumere di poter scherzare col fuoco, e addentrarsi lungo sentieri pericolosi e difficili, anche se in fondo ad essi si trova un tesoro. Questo, restando su un livello di ragionamento puramente umano. Ma quando si parla della morale, si parla della volontà; e la volontà consiste nel saper discernere fra il bene e il male, cosa che eccede la dimensione puramente umana. Se Adamo ed Eva fossero stati esseri spirituali, avrebbero potuto mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male; ma erano uomini, e non potevano farlo: Dio li aveva ammoniti con precise parole; nondimeno, essi vollero farlo ugualmente, e sappiamo quali furono le conseguenze. Ciascuno di noi dovrebbe sempre ricordare quanto sia piccola l'intelligenza umana, quanto sia debole la volontà umana, quanto siano fragili le forze umane, ogni qualvolta si trovano a dover compiere un atto della volontà. La volontà umana, da sola, non sa, non capisce, non vede neppure quale sia la meta degna di essere perseguita, si svia dietro mete secondarie, illusorie, non di rado pericolose. Amo, ma non ciò che vorrei amare; amo, ma ciò che vorrei odiare; amo, ma con tristezza, mio Dio, perché sono lontano da Te, dice sant'Agostino: e non a caso nasce con lui un nuovo genere letterario, che prima non esisteva, la confessione interiore; perché prima del cristianesimo gli uomini non avevano ancora imparato a guardarsi dentro sino in fondo. 
Come possiamo affermare una cosa simile: che, prima del cristianesimo, gli uomini non erano capaci di guardarsi dentro sino in fondo all'anima? Per una ragione molto semplice: a stento sapevano di avere un'anima immortale; non conoscevano, però, il mezzo per guardare le cose, e quindi anche se stessi, con lo sguardo perfettamente limpido, così da vederle in maniera assolutamente veritiera. Questo mezzo ancora non esisteva. Ma poi Gesù Cristo è venuto nel mondo, e ha portato la sua luce nel mondo, e Lui stesso si è fatto, per noi uomini, specchio di luce e di verità. Guardare in Lui, significa assumere, almeno in parte, la sua trasparenza; e solo allora le cose si rivelano nella loro vera essenza, perché solo attraverso la sguardo di amore di Dio è dato vederle per quel che sono: tasselli di un unico mosaico, singole note di una grande polifonia che canta le lodi del Signore. Prima di Cristo, gli uomini vedevano le cose come avvolte in un velo di nebbia: la nebbia delle passioni, dell'ego, del narcisismo. Riferivano tutto a se stessi e niente, o poco, a Dio: perché non lo conoscevano, e adoravano, al suo posto, false divinità, costruite secondo le illusioni del loro cuore e le farneticazioni della loro mente. Ma la venuta di Cristo ha cambiato radicalmente la prospettiva: è incominciata un'età nuova, un'età di pienezza e di speranza; è cominciata l'attesa del Regno di Dio. Come scrive san Paolo (1 Corinzi, 9-12):
La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.

Lo specchio di Cristo è, in se stesso, limpidissimo, ma proprio per il suo fulgore, coloro che vi guardano attraverso non riescono a vedere con perfetta chiarezza: se lo potessero, sarebbero come Lui, ma nessun uomo è simile a Lui. Dunque, lo specchio di Cristo ci aiuta a vedere, ma, nello stesso tempo, ci aiuta a comprendere come nulla di ciò che esiste nella dimensione terrena possa soddisfare interamente la nostra fame e sete di eternità e di assoluto. Si pensi alla bellezza, uno dei doni più meravigliosi che la vita ci offre quotidianamente. L'anima sprofondata nei bassi appetiti non sa vederla nella sua purezza, ma la degrada e la sporca, inseguendo le sue passioni disordinate, i suoi vizi e i suoi peccati. L'anima ridestata e capace di specchiarsi nel modello di Cristo, comincia a vedere la bellezza per quello che realmente è: una scala verso il Cielo, una prefigurazione della Bellezza eterna di Dio. Nessun uomo, però, in questa vita terrena, nemmeno i Santi e le Sante più grandi, sono mai arrivati, né mai arriveranno, a vedere la bellezza delle cose terrene con lo stesso sguardo di Dio, con la stessa purezza, innocenza e tenerezza con le quali le guarda Dio. Facciamo un esempio: un padre che guarda sua figlia piccola, la sua figlia adolescente: nessun altri che lui la saprà vedere con altrettanta  innocenza e pulizia, non per quel che il suo corpo promette, ma per quel che della sua anima è racchiuso in quel corpo. Qualche cosa di simile avviene per il vero artista: egli non guarda le cose con la lente deformante della concupiscenza, ma con l'occhio limpido e trasparente di chi vuol coglierne l'essenza e rappresentarla, sul piano della pura bellezza, contemplativa e disinteressata. Ebbene, così ci guarda e ci vede Dio: non per come appariamo esteriormente, ma per ciò che siamo davvero, per ciò che vi è nella nostra anima; e, soprattutto, per ciò che può esserci, che potrà esserci, se il buon seme attecchisce in essa e poi si sviluppa in una pianta adulta, grande e armoniosa.
Ora, il diavolo fa le pentole, cioè soffia sul fuoco delle nostre passioni, con le quali si sforza di portarci fuori di noi stessi e di allontanarci così da Dio, che è l'Amore; ma non sa fare i coperchi, per cui non può impedire che la sua opera malvagia ci si riveli, se noi, restando nell'amicizia con Dio e sforzandoci di vivere la vita buona, la guardiamo con l'occhio limpido. L'occhio limpido riconosce le opere del diavolo, perché le passioni disordinate e l'assuefazione al male non fanno velo alla sua facoltà visiva: davanti allo sguardo limpido dei Santi, infatti, il diavolio si vede messo a nudo, si vede scoperto e sa che i suoi inganni appaiono per ciò che realmente sono, spogliati della loro apparenza gradevole e seducente. Le opere del male, frutto della lussuria, della superbia e dell'avarizia, appaiono invitanti e desiderabili solo allo sguardo intorbidato dai peccati; allo sguardo limpido che si specchia in Dio, si rivelano per ciò che sono realmente: qualcosa di schifoso, di repellente, qualcosa che somiglia ad un pezzo di carne marcia, invaso dai vermi e circondato dalle mosche. In fondo, tutto ciò è molto semplice. La ragione per cui tendiamo a scordarci di questa semplice verità è che tutto l'insieme  della vita moderna, i meccanismi del diabolico consumismo, la fretta efficientistica e l'edonismo esasperato, la stessa tecnologia sempre più invasiva e raffinata, ci spingono a vedere le cose con l'occhio deformato delle passioni più torbide, evocate, accarezzate ed esasperate ad arte dalla cultura dominante, dal cinema, dalla televisione, dalla letteratura, della pubblicità onnipresente. Per questo diciamo, e abbiamo sempre detto, che la civiltà moderna è una anti-civiltà, una civiltà di morte, la "civiltà" del diavolo: perché è stata pensata, voluta, costruita, al preciso scopo di allontanare l'uomo da se stesso, dalla sua parte migliore, e, nello stesso tempo, da Dio, che è l'Amore, il vero amore, non la sua grottesca caricatura: una realtà di cui tutti parlano senza averla, forse, mai conosciuta, e neppure intravista. Tornare a Dio equivale a riscoprire il vero amore; e riscoprire il vero amore equivale a tornare a volersi bene, ma nella maniera giusta, e a voler bene anche agli altri, vedendoli con l'occhio limpido di una benevolenza disinteressata, e non più con l'occhio torbido e pesante, carico di sospetto e gelosia, di brame e appetiti inconfessabili, di chi vede e considera ogni cosa riferita sempre e solo al proprio io, a ciò che può ricavare da essa, a quel che gli può fruttare, al piacere che ne può ottenere, magari con la menzogna e l'inganno. Proprio come fa il diavolo con noi, che si serve di menzogne ed inganni per fare di noi i suoi zimbelli e per pascersi, poi, con lo spettacolo della nostra angoscia, del nostro smarrimento e della nostra disperazione.


Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi

di Francesco Lamendola

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