ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 29 marzo 2018

L’ultima cena



 Il cenacolo
Vidi un grande edificio in una zona alberata sul versante meridionale del monte Sion, non lontano dalle rovine del palazzo di Davide. Nel cortile spazioso di questa soli da costruzione vidi altre case,tra le quali quella del maestro di mensa e un’altra dove si radunavano la santa Vergine e le pie donne dopo la morte di Gesù. L’edificio si trovava in pessime condizioni, quando di venne proprietà di due buoni membri del sinedrio, Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea. Essi provvidero a ristrutturare la sala principale allestendola come cenacolo per i banchetti pasquali degli stranieri. In questo locale vi avevano abitato i prodi capitani di Davide.Nel cenacolo non ho visto finestre: la luce scende dai fori praticati nelle alte volte; dal soffitto pendono molte lucerne. Durante le feste le pareti vengono coperte fino a metà altezza da meravigliose stuoie e tappeti e un velo blu viene steso al di sopra di un’apertura nel tetto. Una tenda simile separa la sala principale dei banchetti dal vestibolo, al quale si accede da tre ingressi. Dietro la sala principale si trova un locale interno, ai cui lati vengono deposti gli arredi e gli oggetti del culto, e al centro c’è un focolare che serve per cuocere i pani azzimi e arrostire l’agnello pasquale, ma viene usato anche per bruciare gli incensi e gli avanzi del pasto. La divisione del cenacolo in tre parti — vestibolo, sala centrale e sala interna — è simile alla struttura del tempio: atrio, santuario e santo dei santi. I locali situati nell’altra ala dell’edificio servivano da deposito per le grandi pietre tombali ed edilizie e come officina degli scalpellini, poiché Giuseppe d’Arimatea possedeva al suo paese cave di pietre della miglior qualità; egli commerciava in lapidi, ornamenti architettonici e colonne, e tutto veniva lavorato sotto la sua guida. Nicodemo collaborava con Giuseppe nell’attività commerciale, inoltre si occupava di sculture e lavori d’intaglio. Eccetto i giorni di festa, lo si vedeva spesso in questa sa la intento a scolpire disegni e ornamenti sulla pietra. 

Preparativi dell’ultima cena 
«Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a prepara re per mangiare la Pasqua» (Luca 22,8).(Il giovedì santo, prima dalla sua passione, il 13 Nisan, cioè 29 marzo, Gesù aveva 33 anni e diciotto settimane meno un giorno). A Betania, dopo il pasto in casa di Simone il lebbroso, vidi Maria Maddalena che ungeva il capo di Gesù. Questa scena scandalizzò Giuda a tal punto che corse a Gerusalemme per consegnare il Signore nelle mani dei sacerdoti del tempio. In quella stessa giornata, poco prima dell’aurora, nostro Signore ordinò ai due più fedeli apostoli, Simon Pietro e Giovanni, di recarsi a Gerusalemme onde provvedere al banchetto pasquale nel cenacolo. Gesù disse loro che avrebbero incontrato sul monte Sion un uomo che portava una brocca d’acqua, nella cui casa l’anno precedente avevano già consumato l’agnello pasquale. Essi avrebbero dovuto seguirlo fino a questa casa e dirgli le seguenti parole: «Il Maestro ti manda a dire che il suo tempo si avvicina e desidera consumare il pasto di Pasqua da te». A quelle parole costui avrebbe provveduto a tutto. I due apostoli si recarono a Gerusalemme e salirono a Sion. Essi presero un sentiero alberato che fiancheggiava un profondo ruscello. Giunti in cima al monte, presso il cortile del cenacolo, incontrarono l’uomo descritto da Gesù. Nell’apprendere il messaggio del Maestro, costui disse subito che Nicodemo aveva preparato un banchetto, ma egli non sapeva per chi fosse, adesso se ne rallegrava. L’uomo si chiamava Heli, era cognato di Zaccaria di Ebron, lo stesso che aveva comunicato a Gesù la dolorosa morte di Giovanni Battista. Dopo che Pietro e Giovanni ebbero visitato il cenacolo, presero gli ultimi accordi con Heli e si accomiatarono da lui. I due apostoli attraversarono un ponte e discesero per un sentiero coperto da cespugli, alla fine del quale si trovava l’abitazione del vecchio Simeone, il sacerdote morto dopo la presentazione del Signore al tempio. Adesso la sua casa era abitata dai suoi figli, alcuni dei quali erano segretamente discepoli di Gesù. Qui gli apostoli s’intrattennero con uno di loro che lavorava nel tempio. I tre s’incamminarono insieme verso il mercato del bestiame, situato a nord del tempio. Sul lato meridionale del mercato vidi dei prati recintati nei quali saltellavano dei graziosi agnellini. Dopo averli scelti, il figlio di Simeone entrò nel recinto e ne prese quattro; gli animali si erano strofinati contro di lui come se lo conoscessero assai bene. Tre agnelli furono portati al tempio e uno al cenacolo. Vidi Pietro e Giovanni mentre facevano acquisti e altre commissioni in città. Passarono per la casa di Serafia dalla quale ricevettero degli utensili in ceste coperte e un antico calice chiuso in una borsa. Esso sarebbe servito al Signore per l’istituzione dell’Eucaristia. Da diversi anni Serafia intratteneva ottime relazioni con la beata Vergine e la santa famiglia. 
Gesù si reca a Gerusalemme 
Giuda Iscariota preparò con i farisei il piano per la cattura di Gesù; a Gerusalemme conobbe perfino le guardie della spedizione e ogni minimo dettaglio. Il traditore era posseduto interamente dalle sue passioni, in modo particolare dall’invidia, dalla cupidigia e dall’ambizione, nonostante avesse operato guarigioni e miracoli nel nome del Signore. Intanto a Betania Gesù diede l’addio alla Madre. Egli parlò con la santa Vergine, informandola che aveva inviato Simon Pietro, l’apostolo della fede, e Giovanni, l’apostolo del l’amore, a preparare la Pasqua. Di Maria Maddalena disse: «Lei soffre molto per il suo amore indicibile, talvolta esce fuori di sé perché il dolore è ancora carnale». Quando Gesù annunziò alla Madre santissima il compi mento della sua missione terrena e i prossimi avvenimenti, ella lo pregò teneramente di farla morire con lui. Dopo aver la ascoltata attentamente, il Redentore la esortò a restare calma nel suo dolore e le preannunciò che sarebbe risorto e poi apparso a lei e agli apostoli. Le precisò perfino il luogo dove le sarebbe apparso. La santa Madre non pianse più, ma era molto triste e si raccolse nella sua desolazione. Gesù la strinse al cuore con tenerezza e le promise di celebrare spiritualmente con lei la Pasqua e il santo Sacramento. Il Redentore accennò anche al prossimo tradimento di Giuda. La Vergine Maria pregò compassionevolmente per il miserabile. Il Signore si congedò amorosamente da tutti, dando gli ultimi insegnamenti. Verso mezzogiorno Gesù si recò a Gerusalemme con nove apostoli e sette discepoli; all’infuori di Natanaele e Sila, erano tutti di Gerusalemme e dintorni. Durante il cammino, con un’espressione pietosa sul viso, il Redentore parlò agli apostoli e disse che finora aveva dato loro il pane e il vino, ma da quel giorno in poi avrebbe dato anche la sua carne, il suo sangue e tutto quel lo che aveva. Purtroppo i discepoli e gli apostoli, non essendo in grado di comprendere l’alto valore spirituale di questo insegnamento, credettero che egli parlasse dell’agnello pasquale. Giunti presso un bivio, i discepoli si separarono dagli apostoli giungendo prima al cenacolo, dove, nell’atrio, lasciarono dei fardelli con le vesti cerimoniali di Pasqua; poi si recarono a casa di Maria, madre di Marco. Pietro e Giovanni s’incontrarono con Gesù e gli apostoli nella valle di Giosafat. Le pie donne furono le ultime a raggiungere il cenacolo. 
L’ultima cena 
«Venuta la sera, si mise a tavola insieme ai dodici apostoli» (Matteo 26,20). Nel cenacolo, dopo aver indossato gli abiti rituali, Gesù e i suoi commensali si prepararono a consumare l’agnello pasquale. Tre agnelli furono sacrificati e macellati nel tempio, secondo l’uso ebraico; un quarto fu immolato e macellato nel vestibolo del cenacolo: era quello destinato alla tavola di Gesù e dei suoi apostoli. L’uccisione di quest’agnello suscitò un’immane commozione. Il Signore fece presente che stava per aprirsi una nuova epoca e che il sacrificio di Mosè e dell’agnello pasqua le stavano per trovare compimento. Disse inoltre che l’agnello era stato immolato come fu un tempo in Egitto, «paese dal quale egli stava per condurli fuori». Il sangue dell’agnello fu raccolto in una bacinella, in cui Gesù immerse un ramo d’issopo e tinse la serratura e i due stipiti della porta del cenacolo, infine fissò al di sopra di essa il ramoscello bagnato di sangue. A questo punto gli apostoli e i discepoli intonarono un salmo: «Beati coloro la cui via è immacolata, che camminano nella legge di Dio. Beati quelli che osservano i suoi precetti e lo cercano di tutto il cuore; che non commettono iniquità, ma camminano nelle sue vie… » Il Signore dichiarò che l’angelo sterminatore non sarebbe entrato là e che lui stesso era il vero Agnello pasquale. Aggiunse che stava per compiersi un nuovo sacrificio e che iniziava una nuova epoca, la quale sarebbe durata sino alla fine del mondo. Così dicendo, Gesù, seguito dagli apostoli, versò il sangue dell’agnello sul focolare, consacrandolo come altare, indi l’intero cenacolo fu consacrato quale nuovo tempio. Subito dopo gli apostoli e i discepoli si divisero in tre gruppi, ciascuno formato da dodici persone più un capo tavola avente funzioni di capofamiglia. Gesù prese posto con i dodici apostoli nella sala centrale del cenacolo. Nelle due sale laterali, divise da portici, si disposero rispettivamente i due gruppi di discepoli: uno con Natanaele a capotavola e l’altro con Eliachimo, figlio di Cleofa e di Maria Heli. Quest’ultimo era stato discepolo di Giovanni Battista. Dopo la preghiera, il maestro della mensa pose dinanzi al Redentore il coltello d’osso per tagliare l’agnello pasquale. L’animale, preparato dal figlio di Simeone, era stato infilzato in uno spiedo; le zampe anteriori erano state legate a un pezzo di legno posto trasversalmente e quelle posteriori erano distese lungo lo spiedo. L’agnello, così servito, mi ricordò nostro Signore sulla croce! Ogni commensale ne ebbe una parte su un pezzo di focaccia. Staccarono la carne servendosi di un coltello d’osso; più tardi le ossa dell’agnello furono bruciate. Il Signore fece a pezzi un altro agnello, che fu servito a Maria santissima e alle pie donne riunite in un’altra sala; la santa Vergine infondeva serenità a tutte. La tavola principale era a semicerchio: alla destra di Gesù erano seduti Giovanni, Giacomo il Minore e Giacomo il Maggiore, all’estremità del tavolo c’era Bartolomeo e, dall’altra parte, Tommaso e Giuda Iscariota. Alla sinistra del Signore si trovavano Pietro, Andrea e Taddeo, dall’altro lato Simeone, Matteo e Filippo. Giuda era appena arrivato, non aveva assistito alla cerimonia di consacrazione perché si era attardato a complottare con i farisei. Il Salvatore spezzò un pane azzimo e lo distribuì, tenendone per sé una parte, quindi benedisse per la seconda volta il vino e disse: «prendete e bevete il frutto della vite, poiché io non ne berrò più finché non sarà venuto il regno di Dio». Durante il pasto Gesù parlò con lieta tenerezza, ma ad un tratto si oscurò in volto, la sua voce si fece grave e, rivolto agli apostoli, disse: «Uno di voi sta per tradirmi. Costui è oggi a mensa con me!». Gli apostoli furono sconvolti e a turno domandarono a Gesù: «Signore, sono forse io?». Guardando Giuda mentre inzuppava il pane nel piatto, come facevano gli altri apostoli, il Signore soggiunse: «Ora, come è stato scritto, il Figlio dell’uomo sta per andarsene, ma guai all’uomo che lo tradirà! Sarebbe meglio per lui se non fosse mai nato!». Pietro e Giovanni gli chiesero preoccupati: «Chi è costui?». Giovanni, che sedeva alla destra di Gesù, appoggiò spontaneamente il capo sul petto del Signore e ne udì la voce dentro di sé: «Quello a cui porgerò questo boccone di pane intinto». Subito dopo Gesù intinse il pane nella lattuga e lo porse a Giuda con grande amore Giovanni rassicurò Pietro con uno sguardo. Giuda era completamente posseduto da un demonio; per tutto il tempo della cena vidi un piccolo mostro giacere ai suoi piedi, talvolta gli si allungava fino al suo cuore. 
La lavanda dei piedi 
«Se dunque vi ho lavato i piedi io, Signore e Maestro, dovete anche voi lavarvi i piedi l’un l’altro» (Giovanni 13,14). Consumato l’agnello pasquale, essi recitarono la preghiera solenne. Subito dopo, il maestro della mensa con due servi sparecchiarono la tavola; Gesù li pregò di por tare dell’acqua nel vestibolo. Rimasto solo con gli apostoli, il Signore riprese a istruirli amorevolmente, parlò del suo regno, del suo ritorno al Padre e disse che lasciava a loro tutto quanto aveva. Poi parlò della penitenza, dell’esame di coscienza e della confessione dei peccati, del dolore e della purificazione. Compresi che questo insegnamento aveva qualche relazione con la lavanda dei piedi. Vidi che tutti si erano profondamente pentiti dei loro peccati, tranne Giuda. Quando ebbe finito di parlare, il Signore inviò Giovanni e Giacomo il Minore a prendere i catini d’acqua che i servitori avevano deposto nel vestibolo. Allorché i due apostoli gli portarono i catini, Gesù si cinse alla vita un asciugatoio e comandò agli apostoli che si ponessero a sedere in modo che egli potesse lavare loro i piedi. Obbedienti, essi sedettero, dopo aver disposto le sedie a semicerchio secondo l’ordine in cui erano seduti a tavola. Mentre Gesù si cingeva con l’asciugatoio, gli apostoli si chiedevano quale fra loro sarebbe stato il più grande, per ché il Maestro era prossimo a lasciarli. Gesù li riprese, dicendo che egli stesso era il loro servo e nessuno era più grande di un altro; poi li esortò a restare tranquilli. Durante la lavanda dei piedi il cuore del Signore traboccava di amore e di carità verso i suoi apostoli. Quando giunse a Pietro, questi sobbalzò esclamando: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se io non te li lavo, non sarai di me partecipe; più tardi capirai meglio quello che sto facendo!». Sottovoce, mi sembrò che gli dicesse: «Simone, tu hai meritato che il mio Padre celeste ti rivelasse chi veramente io sono e dove vado, tu solo lo hai professato e dichiarato; perciò io voglio edificare la mia Chiesa su di te e le porte dell’inferno non prevarranno mai su di essa. La mia forza resterà nei tuoi successori fino al la fine dei tempi». Allora il Signore lo indicò agli apostoli come suo successore quando lui non ci sarebbe più stato. A questo punto Pietro replicò: «Signore, lavami i piedi, non solo, ma le mani e il capo» Gesù aveva parlato della lavanda dei piedi quale purificazione dai peccati quotidiani, perché i piedi sono a con tatto continuo con la terra e soggetti a sporcarsi, se si cammina senza fare attenzione. Questo gesto del Signore, come tutti gli altri, aveva un profondo significato spirituale e valeva come assoluzione generale dei peccati. Ma Pietro vide nell’azione del Maestro un’umiliazione troppo grande; egli ignorava che entro breve Gesù si sarebbe umiliato perfino alla morte in croce. Lavando i piedi a Simon Pietro, il Signore disse: «Chi ha fatto il bagno, è già del tutto puro, e ha bisogno solo di lavarsi i piedi. Voi siete puri, ma non tutti!». Pronunciate queste parole, il Redentore passò a lavare i piedi a Giuda. Oltremodo commosso, Gesù fece l’ultimo tentativo di salvarlo: abbassando il suo volto sui piedi del l’Iscariota, gli sussurrò di riflettere bene che cosa stesse per fare, perché già da un anno concepiva il tradimento. Giuda fingeva di non sentire e continuava a discutere con Giovanni; Pietro ne fu scandalizzato e lo richiamò: «Giuda, il Maestro ti parla! » E l’iscariota rispose evasivo: «Signore, lungi da me ciò che pensi!». Gli altri non avevano udito le parole di Gesù, perché ave va parlato sottovoce. Il tradimento di Giuda fu il motivo del dolore più grande provato dal Signore nella sua passione. Quando il Salvatore lavò i piedi a Giovanni e a Giacomo parlò dell’umiltà, disse che chi è servo di tutti è il grande, e che essi dovevano seguire il suo esempio e lavarsi i piedi reciprocamente. 
 Istituzione dell’Eucaristia.
Un antico rito d’accoglienza «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Giovanni 6,51). Dopo la lavanda dei piedi, il maestro di mensa, eseguendo l’ordine del Signore, coprì la tavola con un panno su cui distese una tovaglia rossa, sopra ne mise una bianca traforata e quindi vi posò due anfore, una colma d’acqua e l’altra di vino. Pietro e Giovanni presero la borsa contenente il calice di Serafia e la posero sulla tavola davanti a Gesù. Quasi mi sembrò che avessero trasportato un tabernacolo. Sulla tavola vidi anche un piatto ovale con tre pani azzimi, bianchi e sottili, striati a righe regolari. Leggermente incisi da Gesù, essi erano stati coperti e posti accanto al resto del pane del banchetto pasquale. Vidi anche due vasetti, uno d’acqua e l’altro di vino, e tre piccoli contenitori, uno vuoto, uno contenente olio grasso e l’altro olio liquido. Compresi che Gesù stava per istituire il santo sacramento dell’Eucaristia, prendendo spunto da un antico rito simbolico di amore fraterno. Più tardi, fra i numerosi capi d’accusa, il Signore fu imputato dinanzi a Caifa di eresia per aver introdotto un nuovo rituale nelle celebrazioni pasquali. Ma Nicodemo, con le Scritture alla mano, provò che dividere il pane e bere allo stesso calice faceva parte di un’antica cerimonia d’accoglienza. Era un segno d’amore e di massimo riguardo verso gli ospiti; infatti la cerimonia, in uso nella tradizione giudaica, aveva luogo all’arrivo e alla partenza di questi ultimi. Il posto del Signore a tavola era fra Giovanni e Pietro. Le porte erano state ben chiuse e l’atmosfera si fece intima e solenne; allora Gesù disse agli apostoli: «Ho ardentemente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi prima di soffrire…». Tolto il velo dal calice, il Signore pregò e parlò solennemente, spiegando il significato e lo svolgimento della celebrazione. Poi benedisse il pane e gli oli ed elevò al cielo la patena con i pani azzimi, quale sublime offerta al Padre celeste. Deposta la patena sull’altare, la ricoprì e prese il calice, nel quale Pietro versò il vino e Giovanni l’acqua, indi Gesù Io benedisse aggiungendovi dell’acqua con il cucchiaino. Con indicibile amore, donando tutto se stesso, il Signore pregò e sollevò il calice per istituire il santissimo Sacramento. Subito dopo, deposto il calice sull’altare, Gesù spezzò il pane che aveva segnato, pregò e mise i pezzettini sulla patena, lasciandone cadere uno nel calice. Nello stesso istante vidi la santa Vergine che riceveva spiritualmente il Sacramento. Il Signore mi apparve trasfigurato, pregò e parlò di nuovo. Mi parve che ogni parola da lui pronunciata penetrasse come un fuoco spirituale nel cuore degli apostoli. Li vidi tutti estasiati nell’udire le parole del suo insegnamento, eccetto l’Iscariota. Gesù prese la patena con i frammenti del pane e pronunziò le parole della consacrazione: «Prendete e mangiate: questo è il mio corpo che dono a voi». Quando mise il pane sulla lingua degli apostoli, che si avvicinavano a due a due, vidi il volto di Giuda oscurarsi. Egli era stato il terzo a prendere il corpo di Cristo. Il Signore, posandogli il bocconcino sulla lingua, gli aveva sussurrato: «Fai presto ciò che vuoi fare! » Ogni cosa era circonfusa di luce, il pane scese nella bocca degli apostoli come un bocconcino luminoso, riempiendoli di gioia. Solo Giuda restava nella sala come un’ombra oscura e torbida. Mentre Gesù proferiva le parole del la consacrazione e Giovanni versava il sangue divino nelle sei coppe, una per ogni coppia di apostoli, il traditore uscì dal cenacolo e corse via. Vidi tre demoni che lo guidavano.