ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 30 marzo 2018

Se il giorno del Giudizio fosse domani

IL GIUDIZIO FINALE


Il Giudizio finale è un dogma o una opinione? Dopo le parole del Cristo non può sussistere dubbio alcuno:"il Giudizio avrà luogo": chi è dunque il signor Bergoglio per negare questa sacra verità di fede e perchè tutti tacciono? 
di Francesco Lamendola  

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Nella udienza generale del 23 agosto 2017, il signor Bergoglio ha detto, fra l’altro:
Le pagine finali della Bibbia ci mostrano l’orizzonte ultimo del cammino del credente: la Gerusalemme del cielo, la Gerusalemme celeste. Essa è immaginata anzitutto come una immensa tenda, ove Dio accoglierà tutti gli uomini per abitare definitivamente con loro (Ap 21,3). E questa è la nostra speranza. E cosa farà Dio, quando finalmente saremo con Lui? Userà una tenerezza infinita nei nostri confronti, come un padre che accoglie i suoi figli che hanno a lungo faticato e sofferto. Giovanni, nell’Apocalisse, profetizza: “Ecco la tenda di Dio con gli uomini! [Egli…] asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate. […] Ecco io faccio nuove tutte le cose!” (21,3-5). Il Dio della novità!

Si è trattato di un discorso molto grave, nel quale egli ha deliberatamente alterato e falsificato la Parola di Dio. E se monsignor Galantino, rovesciando le parole del libro della Genesi, aveva affermato, a suo tempo, che Dio non distrusse Sodoma a causa del gravissimo peccato dei suoi abitanti, ma la risparmiò, qui il signor Bergoglio ha intenzionalmente falsificato e parole del libro dell’Apocalisse, citando solo quei passi che gli convenivano e omettendo quelli che lo smentivano, perché nell’Apocalisse si legge (21,5-8) non già che Dio chiamerà a Sé tutti gli uomini, come ha detto lui, bensì:
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gl'increduli, gli abietti e gli omicidi, gl'immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte».

Dunque, l’autore del libro dell’Apocalisse dice chiaramente l’esatto contrario di ciò che il signor Bergoglio ha tentato di fargli dire: afferma, cioè, nella maniera più esplicita, che vi sarà un Giudizio finale e che non tutte le anime saranno chiamate da Dio in paradiso, ma che i peccatori impenitenti verranno gettati nel fuoco dell’inferno; in linea, del resto, con quanto detto più volte da Gesù stesso, e riportato puntualmente nei Vangeli – sempre con licenza di padre Sosa Abascal, secondo il quale noi non sappiamo con certezza quel che disse Gesù Cristo, data l’assenza di registratori a quell’epoca, e dato, inoltre, che ogni suo discorso deve essere rigorosamente storicizzato e contestualizzato, e non preso in via di principio.
Andiamo dunque a vedere cosa dice il Catechismo degli Adulti redatto a cura della Conferenza Episcopale Italiana (Roma, 2004, §§ 1215-1216):
… Nel corso dei secoli il magistero della Chiesa ha proclamato molte volte la fede nella risurrezione dei morti e nel giudizio universale. Così si esprime il concilio Lateranense IV: “Gesù Cristo… verrà alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti e renderà a ciascuno secondo le proprie opere, sia ai reprobi che agli eletti. Tutti risorgeranno con i propri corpi, gli stessi di adesso, per ricevere ciascuno secondo le loro opere, cattive o buone, gli uni la pena eterna con il diavolo, gli altri con Cristo la gloria eterna” (cost. “De fide cath., DS 801).
A ben riflettere, risurrezione di vita e risurrezione di condanna sembrano coincidere con il giudizio universale, in quanto significano la salvezza e la perdizione dell’uomo nella sua totalità, comprese le dimensioni comunitaria e cosmica. Si tratta di un solo avvenimento, conclusivo della storia umana, l’ora della messe. Il corpo è capacità di presenza agli altri e al mondo; risurrezione dei morti nel proprio corpo significa dunque suprema attuazione di questa capacità, per i giusti a loro maggiore perfezione e felicità, per i reprobi a loro maggiore umiliazione. Questi si sentiranno lacerati e oppressi in tutta la loro personalità; quelli, nella comunione con Dio e tra loro, dispiegheranno una murabile creatività, senza più ansia, fatica e lotta. La vittoria di Dio sarà la completa attuazione del suo disegno di amore.
Che significa questo? Il signor Bergoglio non ha mai letto il Catechismo della Chiesa cattolica? Non conosce il Magistero? Non ha familiarità con il Vangelo? La Chiesa ha sempre creduto e ha sempre insegnato che il Giudizio finale esiste; che l’inferno e il paradiso esistono; che l’eterna beatitudine e l’eterna dannazione sono il destino finale dell’uomo. Con quale diritto, con quale inaudita arroganza, con quale incoscienza e temerarietà egli proclama una dottrina diversa, impartisce alle anime un insegnamento diametralmente opposto? Con quale intenzione egli fuorvia le pecore del gregge di Cristo e le illude sul fatto che tutti gli uomini verranno salvati e chiamati da Dio presso di Sé, che nessuno sarà dannato, che non ci sarà il castigo per i peccatori impenitenti? E  con quale finalità, con quale improntitudine, si permette di manipolare la lettera e il significato delle Sacre Scritture, citando i testi della Bibbia per piegarli al servizio del suo disegno, a supportare la sua falsa dottrina? E infine, domanda ancora più scomoda di tutte le altre: come si spiega il fatto che nessuno, nel clero, ma appena qualche osservatore laico, abbia colto la gravità del suo falso insegnamento, abbia denunciato l’illiceità del suo magistero arbitrario, fuorviante, e, quindi, pericolosissimo per le anime che il vicario di Cristo sulla terra dovrebbe custodire come la cosa più preziosa, come la luce dei suoi stessi occhi?

100 papa michelangelo
Chi è il signor Bergoglio per poter manipolare la sacra parola di Gesù ?

Ci piace riportare qui di seguito una pagina di un grande uomo di Chiesa, il vescovo di Veszprem, in Ungheria, Tóth Tihamér (1889-1939), che fu un celebre predicatore e insegnante, specialmente distintosi nella pastorale dei giovani e degli studenti, dopo aver fatto la dura esperienza di cappellano militare durante la Prima guerra mondiale, nell’esercito austro-ungarico, sul fronte serbo e su quello russo; la cui vasta opera conobbe molta fortuna anche fuori del suo Paese e venne tradotta e studiata con profitto anche in Italia (da: T. Thiamér, Il Simbolo degli Apostoli, vol. V, La Resurrezione, l’Ascensione, la Vergine Maria, edizione italiana a cura di mons. Ugo Camozzo, Padova, Editrice Gregoriana, 1940, pp. 66-69):
La nostra prima questione d’oggi è dunque questa: A qual titolo il cristianesimo ha inserito fra i suoi dogmi questa dottrina, che un giorno, in un istante, Dio, per la forza della sua parola creatrice, richiamerà alla vita ogni uomo che ha vissuto, vive e vivrà sulla terra: ed in seguito Nostro Signore terrà un ultimo grande giudizio sugli uomini risorti, e un giudizio definitivo che metterà un punto fermo alla storia del mondo?
La dottrina cristiana del giudizio universale consiste precisamente in questo. E ne abbiamo la certezza per l’insegnamento di Cristo.

A) Per poco che uno conosca il Vangelo, sa che Nostro Signore ha parlato spesso e in varie maniere dell’ultimo Giudizio. Ne ha parlato nel Sermone della Montagna (S. Matteo, VII, 22) e in numerose parabole, quali quella della zizzania, della pesca miracolosa, delle dieci vergini, del fattore infedele, dei talenti, del festino nuziale. Una volta disse che la sorte di Sodoma nel giorno del giudizio sarà più sopportabile di quella spettante alla città che respinse gli Apostoli (S. Matteo, X, 15). Ma particolarmente l’uomo si turba per le parole di Nostro Signore, con le quali Egli descrive il futuro Giudizio Universale fino ai più piccoli particolari, Noi tutti abbiamo letto nel Vangelo tali parole, e ogni volta che ci cadono sott’occhio, rabbrividiamo ancora. “Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze tutte dell’Universo saranno scosse. E allora apparirà nel Cielo il segno del Figlio dell’Uomo, e tutte le tribù della terra si picchieranno il petto, ed esse vedranno il Figlio dell’Uomo arrivare sulle nuvole del Cielo con grande potenza e maestà” (S. Matteo XXIV, 29-30).
E quando avverrà tutto ciò? Nessuno può dirlo. Visionari e stravaganti, sette religiose si sono sforzate di calcolare l’ora e il minuto del giudizio ultimo, obliando le parole di Nostro Signore: “Quanto al giorno e all’ora nessuno lo sa, e non lo sanno neppure gli Angeli del Cielo, ma il Padre solo” (S. Matteo, XXIV, 3).
Nostro Signore non ci ha edotti sul tempo preciso del Giudizio finale, evidentemente perché non è necessario che noi lo sappiamo. Questo afferma anche S. Agostino, il quale aggiunge: “Agite come agireste se il giorno del Giudizio fosse domani, e così non avrete a temere la venuta del Signore”.

Il Giudizio finale è un dogma o una opinione?

di Francesco Lamendola

continua su:

“VI HO TRASMESSO DUNQUE, ANZITUTTO , QUELLO CHE ANCH’IO HO RICEVUTO : CHE CIOE’ CRISTO MORI’ PER I NOSTRI PECCATI SECONDO LE SCRITTURE ” dalla lettera di San Paolo ai Corinzi 15:3-8…. MA NON SECONDO L’INTERPRETAZIONE DEL BIBLISTA MAGGI IL QUALE AFFERMA…

“Gesù non è morto per i nostri peccati e tantomeno perché questa fosse la volontà di Dio, ma per l’avidità dell’istituzione religiosa, capace di eliminare chiunque intralci i suoi interessi, fosse pure il Figlio di Dio…”. In occasione della Settimana Santa, su ilLibraio.it la riflessione del biblista Alberto Maggi
Gesù Cristo è morto per i nostri peccati. È questa la risposta che si dà normalmente a quanti chiedono come mai il Figlio di Dio abbia finito i suoi giorni nella forma più infamante per un ebreo, il patibolo della croce, la morte dei maledetti da Dio (Gal 3,13).
“Gesù non è morto per i nostri peccati e tantomeno perché questa fosse la volontà di Dio, ma per l’avidità dell’istituzione religiosa, capace di eliminare chiunque intralci i suoi interessi, fosse pure il Figlio di Dio…”. In occasione della Settimana Santa, su ilLibraio.it la riflessione del biblista Alberto Maggi

Gesù Cristo è morto per i nostri peccati. È questa la risposta che si dà normalmente a quanti chiedono come mai il Figlio di Dio abbia finito i suoi giorni nella forma più infamante per un ebreo, il patibolo della croce, la morte dei maledetti da Dio (Gal 3,13).
Gesù è morto per i nostri peccati. Non solo per i nostri, ma anche per quegli uomini e donne che lo hanno preceduto e quindi non lo hanno conosciuto, e perfino per tutta l’umanità che verrà. Se è così, è inevitabile che guardando il crocefisso, con quel corpo che è stato torturato, piagato, rigato da fiotti e grumi di sangue, quei chiodi che squarciano la carne, quelle spine infilzate nella testa di Gesù, chiunque si senta in colpa… il Figlio di Dio è finito sul patibolo per i nostri peccati! Sensi di colpa che rischiano di infiltrarsi come un tossico nel profondo della psiche umana, diventare irreversibili al punto da condizionare per sempre l’esistenza dell’individuo, come ben sanno psicologi e psichiatri ai quali non manca il lavoro con persone religiose devastate da scrupoli e turbamenti.
Eppure basta leggere i vangeli per vedere che le cose stanno diversamente. Gesù è stato assassinato per gli interessi della casta sacerdotale al potere, terrorizzata dall’idea di perdere il dominio sul popolo, e soprattutto di vedere svanire la ricchezza accumulata a spese della credulità delle persone.
La morte di Gesù non è dovuta soltanto a un problema teologico, ma economico. Il Cristo non era un pericolo per la teologia (nell’ebraismo erano molte le correnti spirituali che competevano tra esse ma che erano tollerate dalle autorità), ma per l’economia.Il delitto per il quale Gesù sarà eliminato è l’aver presentato un Dio completamente diverso da quello imposto dai capi religiosi, un Padre che ai suoi figlioli non chiede, mai, ma che dona, sempre. La florida economia del tempio di Gerusalemme, che ne faceva la banca più sicura di tutto il Medio Oriente, si reggeva sulle imposte, sulle offerte, e soprattutto, sui rituali per ottenere – a pagamento – il perdono di Dio. Era tutto un commercio di animali, di pelli, di offerte in denaro, frutta, grano, tutto per l’onore di Dio e le tasche mai sature dei sacerdoti, “cani avidi, che non sano saziarsi” (Is 56,11).
Quando gli scribi, le massime autorità teologiche del paese, ritenute il magistero infallibile della Legge, vedono Gesù perdonare i peccati a un paralitico, immediatamente sentenziano: “Costui bestemmia!” (Mt 9,3). E i bestemmiatori dovevano essere subito uccisi (Lv 24,11-14). L’indignazione degli scribi può sembrare una difesa dell’ortodossia, in realtà è volta a salvaguardare l’economia. Per il perdono dei peccati, infatti, il peccatore doveva andare al tempio e offrire quel che il tariffario delle colpe prescriveva, secondo l’entità del peccato, elencando dettagliatamente quante capre, galline, piccioni o altro offrire in riparazione dell’offesa al Signore. E Gesù invece perdona, gratuitamente, senza invitare il perdonato a salire al tempio per portare la sua offerta.
“Perdonate e sarete perdonati” (Lc 6,37) è infatti lo sconvolgente annuncio di Gesù: appena due parole che però rischiano di destabilizzare tutta l’economia di Gerusalemme. Per ottenere il perdono da Dio non c’è più bisogno di andare al tempio, di portare delle offerte, di sottostare a riti di purificazione, nulla di tutto questo. No, basta perdonare e si viene immediatamente perdonati… E l’allarme cresce, i sommi sacerdoti e gli scribi, i farisei e i sadducei sono tutti inquieti, sentono franare il terreno sotto i piedi, finché, in una drammatica riunione del sinedrio, il massimo organo giuridico del paese, il sommo sacerdote Caifa prende la decisione. Gesù va ammazzato, e non solo lui, ma anche tutti i discepoli perché non è pericoloso solo il Nazareno, ma la sua dottrina, e fintanto ci sarà un solo seguace capace di propagarla, le autorità non dormiranno sonni tranquilli (“Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui…”, Gv 11,47). E Caifa per convincere il sinedrio dell’urgenza di eliminare Gesù non si rifà a temi teologici, spirituali, no, il sommo sacerdote conosce bene i suoi, quindi brutalmente tira in ballo quel che sta a loro più a cuore, l’interesse: “Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo…” (Gv 11,50). Gesù non è morto per i nostri peccati e tantomeno perché questa fosse la volontà di Dio, ma per l’avidità dell’istituzione religiosa, capace di eliminare chiunque intralci i suoi interessi, fosse pure il Figlio di Dio: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità” (Mt 21,38). Il vero nemico di Dio non è il peccato, che il Signore nella sua misericordia riesce sempre a cancellare, ma l’interesse, la convenienza, l’avidità, che rendono gli uomini completamente refrattari all’azione divina.