ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 10 aprile 2018

Conciliabolo Santamarta?

I demoni, dopo l'Incarnazione, tengono un Conciliabolo all'Inferno contro Maria Santissima


Tratto da:
"La Mistica Città di Dio", Vita della Madonna rivelata alla
 Venerabile Madre Maria de Jesus d'Agreda, suora Concezionista spagnola († 1665).
Libro Terzo
Capitolo 26


322. Come ho già detto nel capitolo undicesimo, nell'istante in cui si compì l'ineffabile mistero dell'incarnazione, Lucifero e tutto l'inferno sperimentarono la virtù del braccio onnipotente dell'Altissimo, il quale li precipitò nel più profondo delle caverne infernali. Là dimorarono ridotti all'impotenza per alcuni giorni, sino a che lo stesso Signore, nella sua ammirabile provvidenza, concesse loro di sollevarsi da quell'abbattimento, di cui essi ignoravano la causa. Il grande drago dunque si rialzò e si recò nel mondo per girare la terra in lungo e in largo, al fine di indagare se vi fosse qualche novità che potesse essere la causa di ciò che egli e tutti i suoi seguaci avevano sperimentato in se stessi. Il superbo principe delle tenebre non volle affidare tale ricerca solo ai suoi compagni, ma uscì egli medesimo con loro e, percorrendo la sfera terrestre con somma astuzia e malignità, la esplorò e scrutò ripetutamente per scoprire ciò che bramava. Spese in queste ricerche tre mesi e alla fine ritornò all'inferno del tutto ignaro della verità così come ne era uscito, perché tali misteri divini non avvenivano in modo che egli potesse comprenderli. La sua malignità era così tenebrosa che non poteva godere dei loro ammirabili effetti, né per essi avrebbe glorificato e benedetto il loro Creatore, come facciamo noi, per i quali fu compiuta la redenzione.

323. Il nemico di Dio era estremamente confuso ed abbattuto, senza sapere a che cosa dovesse attribuire la sua nuova disavventura. Per discutere il caso convocò tutte le squadre infernali, senza eccettuare alcun demonio. Postosi in alto in quel conciliabolo, fece questo discorso: « Sapete bene, sudditi miei, la sollecitudine grande che, da quando Dio ci precipitò dalla sua casa e distrusse il nostro potere, ho impiegato a vendicarmi, facendo in modo di annientare la sua potenza. Sebbene non possa toccare lui direttamente, quanto agli uomini che egli ama non ho perduto tempo né occasione per sottometterli al mio dominio. Con le mie forze ho popolato il mio regno, e ho tante genti e nazioni che mi seguono e mi ubbidiscono. Ogni giorno, poi, guadagno innumerevoli anime, allontanandole dalla conoscenza di Dio e dall'obbedienza a lui, perché non giungano a godere ciò che noi perdemmo. Anzi, devo condurle in queste pene eterne che noi soffriamo, perché hanno seguito la mia dottrina e le mie orme; su di loro scaricherò l'ira che ho concepito contro il loro Creatore. Quanto ho detto, però, mi sembra poco, e sono sempre sbalordito per la novità che abbiamo sperimentato, perché non ci era ancora capitata cosa simile da quando fummo precipitati dal cielo, né mai tanta forza ci ha oppressi e schiacciati, e riconosco che le vostre forze e le mie si sono molto indebolite. Questo effetto così nuovo e straordinario senza dubbio deriva da nuove cause, e in questa fiacchezza ho un gran timore che il nostro impero venga distrutto».

324. «Questa faccenda richiede una grande attenzione: il mio furore è costante e l'ira della mia vendetta non è placata. Sono uscito, ho girato tutta la terra, ho esaminato accuratamente tutti i suoi abitanti, ma non ho trovato nulla di particolare. Quanto alle donne virtuose e perfette del genere di quella nostra nemica che conoscemmo in cielo, tutte le ho considerate attentamente per incontrarla fra esse, ma non trovo indizi che sia già nata, perché non ne scopro una con le qualità che sembra debba avere colei che deve essere madre del Messia. Una giovane che temevo per le sue grandi virtù e che perseguitai nel tempio, è già maritata, perciò non può essere quella che cerchiamo, perché Isaia ha detto che sarebbe stata vergine. Tuttavia la temo e la detesto, perché è possibile che, essendo tanto virtuosa, stia per nascere da lei la madre del Messia o di qualche grande profeta. Finora non ho potuto assoggettarla in cosa alcuna, e deJla sua vita conosco meno di quella delle altre. Sempre mi ha opposto un'invincibile resistenza e facilmente mi si cancella dalla memoria; quando poi me ne ricordo, non posso avvicinarmi a lei. Non so se questa difficoltà e questa dimenticanza siano misteriose, o dipendano dal disprezzo che nutro per una donnicciola; ma rientrerò in me stesso, perché in due occasioni in questi giorni, mi ha dato ordini e noi non abbiamo potuto resistere alla sua autorità ed alla magnanimità con la quale ci ha tolto il possesso delle persone dalle quali ci ha scacciati. Questa cosa è davvero degna di riflessione, e la donna, solo per quello che ci ha mostrato in queste occasioni, merita il mio sdegno. Perciò sono determinato a perseguitarla e a sottometterla e voglio che voi mi aiutiate in questa impresa con tutte le vostre forze e con ogni malizia, perché colui che più si distinguerà in questa vittoria, riceverà grandi premi dal mio grande potere».

325. Tutta la canaglia infernale, in attento ascolto di Lucifero, lodò e approvò le sue mire e gli disse di non affliggersi per il fatto che a causa di quella donna venissero annullati o diminuiti i suoi trionfi, poiché il suo potere era tanto consolidato e sotto di esso teneva quasi tutto il mondo. Subito si misero a discutere sui mezzi che avrebbero scelto per perseguitare Maria santissima come donna di eccezionale santità e virtù, e non come madre del Verbo incarnato, poiché allora, come ho già detto, i demoni ignoravano il mistero nascosto. Da questo accordo risultò immediatamente, alla Principessa celeste, una lunga contesa con Lucifero e con i suoi ministri di malvagità, nella quale avrebbe dovuto fracassare più volte la testa al drago infernale. Questa fu una decisiva e memorabile battaglia nella vita della grande Signora, ma in seguito, dopo la salita al cielo del suo santissimo Figlio, ne sostenne un'altra maggiore, come riferirò più avanti, assai misteriosa, nella quale era già conosciuta da Lucifero come madre di Dio. San Giovanni ne parla nel capitolo dodicesimo dell'Apocalisse.

326. La provvidenza dell'Altissimo fu ammirabile nella preparazione dei misteri incomparabili dell'incarnazione ed essa è tuttora alla guida della Chiesa cattolica. Senza dubbio a questa forte e soave Provvidenza conveniva nascondere ai demoni molte cose che non è bene che essi penetrino, sia perché sono indegni di conoscere i santi misteri, sia perché in questi nemici si deve manifestare di più il potere divino, affinché ad esso stiano sottomessi. Inoltre, con l'ignoranza da parte loro delle opere di Dio, l'ordine della Chiesa e l'esecuzione di tutti i misteri che egli ha operato in essa hanno un corso più agevole, e così l'ira smisurata del demonio viene meglio tenuta a freno in ciò che sua Maestà non vuole permettergli. Certamente Dio può e potrebbe sempre opprimerlo e trattenerlo, ma egli dispone tutto nel modo più conveniente alla sua bontà infinita. Perciò l'Altissimo nascose a questi nemici la dignità di Maria santissima, il modo miracoloso della sua gravidanza e la sua integrità verginale prima e dopo il parto, cosa che, avendole dato uno sposo, rimaneva ancor più nascosta. Neppure conobbero la divinità di Cristo nostro Signore, con infallibile sicurezza, sino all'ora della sua morte. A quel punto furono loro rivelati molti misteri della redenzione, nei quali si erano ingannati e sbagliati. Se avessero conosciuto ciò prima, avrebbero procurato di impedire la morte di Gesù, come dice l'Apostolo, invece di incitare i Giudei a crocifiggerlo, come diremo a suo tempo. Inoltre, avrebbero preteso di impedire la redenzione, e di manifestare al mondo che Cristo era vero Dio. Perciò, quando san Pietro lo riconobbe e confessò, egli comandò a lui e agli altri Apostoli di non dirlo a nessuno. Anche se per i miracoli che il Salvatore faceva e per i demoni che egli scacciava dai corpi, come riferisce san Luca, essi si insospettivano che egli fosse il Messia e lo chiamavano Figlio di Dio altissimo, sua Maestà non consentiva che lo dicessero. Tuttavia, neppure lo affermavano, per quanto ne fossero certi, perché subito svanivano in loro tali sospetti nel vedere Cristo nostro Signore povero, disprezzato e affaticato, dato che non compresero mai il mistero dell'umiltà del Salvatore. La loro stolta superbia li accecava.

327. Lucifero dunque ignorava che Maria santissima fosse madre di Dio, quando le preparò la suddetta persecuzione. Perciò, anche se questa fu terribile, fu più crudele l'altra che ella patì in seguito, quando egli seppe chi era. Se in questa occasione avesse compreso che ella era la stessa che aveva visto in cielo vestita di sole e che gli avrebbe schiacciato la testa, si sarebbe infuriato e consumato nella sua rabbia, trasformandosi in lampi d'ira. Se soltanto considerandola donna santa e perfetta si sdegnarono tutti così tanto, è certo che, se avessero conosciuto la sua eccellenza, avrebbero posto sottosopra tutta la natura, per quanto avessero potuto, per perseguitarla e toglierle la vita. Se da una parte il drago e la sua masnada ignoravano il mistero nascosto della divina Signora, dall'altra però sperimentavano in lei una virtù così potente e vedevano una santità così singolare, che, agitati e confusi, cercavano di fare congetture, domandandosi a vicenda chi mai potesse essere quella donna, contro la quale essi riconoscevano così deboli le loro forze e se, per caso, fosse quella destinata ad occupare il primo posto fra le creature.

328. Altri rispondevano che non era possibile che quella donna fosse la Madre del Messia che attendevano i fedeli, perché, oltre ad aver marito, entrambi erano molto poveri ed umili, poco apprezzati dal mondo e non si manifestavano con miracoli e prodigi, né si lasciavano stimare né temere dagli uomini. Essendo Lucifero e i suoi seguaci tanto superbi, non sapevano persuadersi che un così estremo disprezzo di se stessa e una così rara umiltà fossero compatibili con la grandezza e dignità di Madre di Dio. Poiché gli era dispiaciuto tanto vedere in se stesso un'eccellenza minore, Lucifero riteneva che chi era onnipotente non avrebbe potuto scegliere per sé una cosa del genere. Alla fine lo ingannarono la sua stessa arroganza e folle superbia, che sono i vizi più tenebrosi per accecare l'intelletto e per corrompere la volontà. Perciò Salomone ha detto che la loro malizia li aveva accecati, perché non potessero comprendere che il Verbo eterno avrebbe scelto proprio tali mezzi per abbattere l'alterigia di questo drago, i cui pensieri erano distanti dai giudizi dell'altissimo Signore più che il cielo dalla terra. Infatti era convinto che Dio sarebbe sceso nel mondo contro di lui con grande spiegamento di forze e strepitosa ostentazione, umiliando con potenza i superbi, i principi e i monarchi che il demonio teneva schiavi dell'orgoglio. Ciò fu evidente in tanti che precedettero la venuta di Cristo nostro Signore, così pieni di superbia e presunzione, che sembravano aver perso il senno e la cognizione di essere mortali e terreni. Lucifero misurava tutto ciò col suo giudizio e pensava che Dio dovesse procedere in questa venuta nel modo in cui egli stesso aveva agito col suo furore contro le opere di nostro Signore.

329. Ma sua Maestà, che è sapienza infinita, operò tutto contrariamente alle supposizioni di Lucifero, perché, per vincerlo, venne non con la sola sua onnipotenza, ma con l'umiltà, la mansuetudine, la povertà e l'ubbidienza, che sono le armi della sua milizia, e non con ostentazione, sfarzo e vanità mondana, che si alimentano con le ricchezze terrene. Entrò nel mondo senza clamore e di nascosto; si scelse una madre povera, venne a disprezzare tutto ciò che il mondo apprezza e ad insegnare la scienza della vita con la parola e con l'esempio. Così il demonio si trovò ingannato e vinto proprio con i mezzi che più l'opprimono e lo tormentano.

330. Lucifero, ignorando tutti questi misteri, per alcuni giorni osservò la condizione naturale di Maria santissima, la sua costituzione, il temperamento, le inclinazioni, la pacatezza delle sue azioni tanto uguali e misurate, dal momento che queste cose non gli venivano nascoste. Vedendo che tutto ciò era così perfetto, che la sua natura era così dolce, che il tutto insieme era un muro invincibile, tornò a consultare i demoni, proponendo loro la difficoltà che sperimentava nel tentare quella donna, poiché questa impresa richiedeva la massima cura. Essi macchinarono allora grandi e diverse tentazioni per attaccarla, aiutandosi gli uni gli altri a questo scopo. Nei seguenti capitoli parlerò del modo in cui realizzarono ciò, del trionfo che la Regina del cielo riportò su tutti questi nemici e delle loro perverse e maligne trame escogitate con iniquità.

Insegnamento che mi diede la Regina del cielo

331. Figlia mia, ti desidero molto cauta ed attenta, perché tu non sia posseduta dall'ignoranza e dalle tenebre, dalle quali comunemente restano accecati i mortali dimenticandosi della loro salvezza eterna, senza considerare il pericolo in cui sono, a causa della incessante persecuzione di cui i demoni li fanno oggetto per rovinarli. Gli uomini dormono, riposano e si trascurano, come se non avessero nemici forti e vigilanti. Questa spaventosa sconsideratezza dipende da due cause. La prima è che gli uomini sono così immersi in ciò che è terreno, animale e sensibile, che avvertono solo le ferite che toccano i loro sensi, mentre tutto ciò che avviene nel loro interno, a loro giudizio non li danneggia. L'altra ragione è che i principi delle tenebre sono invisibili e sfuggono ai sensi e, poiché gli uomini carnali non li toccano, né li vedono o sentono, si dimenticano di temerli, mentre proprio per questo dovrebbero essere più attenti e solleciti, dato che i nemici invisibili sono più astuti e abili nel colpire a tradimento. Perciò il pericolo è tanto più certo, quanto è meno manifesto, e le ferite tanto più mortali, quanto meno sensibili e percettibili.

332. Ascolta, figlia, le verità più importanti per la vita vera ed eterna. Fa' attenzione ai miei consigli, metti in pratica il mio insegnamento e custodisci i miei avvertimenti, perché se li trascuri, non ti parlerò. Considera quello che finora non hai conosciuto circa la natura di questi nemici. Sappi dunque che nessun intelletto, né lingua di uomini o di angeli può esprimere l'ira e la rabbia furiosa che Lucifero e i suoi demoni nutrono per i mortali, per il fatto che sono immagini di Dio e capaci di goderlo eternamente. Solamente lo stesso Signore comprende l'iniquità e la malvagità di quello spirito superbo che si è ribellato al suo santo nome e al suo culto. Se col suo onnipotente braccio non tenesse oppressi questi nemici, essi in un momento distruggerebbero il mondo e, più feroci di leoni famelici, draghi e fiere, farebbero a pezzi tutti gli uomini riducendo in brandelli le loro carni. Ma il pietosissimo Padre delle misericordie frena questa ira e custodisce tra le braccia i suoi figli, perché non cadano vittime del furore di questi lupi infernali.
333. Considera dunque ora, e medita attentamente, per quanto ti è possibile, se vi è un dolore così penoso, come il vedere che tanti uomini sono ottenebrati e dimentichi di tale pericolo e che, alcuni per leggerezza, per futili motivi, per un piacere breve e momentaneo, altri per negligenza ed altri ancora per i loro desideri sregolati, si sottraggono volontariamente alla protezione dell'Altissimo. Essi si mettono nelle mani furenti di nemici così empi e crudeli, i quali non riversano su di loro il furore per un'ora, un giorno, un mese o un anno, ma lo fanno eternamente con indicibili ed inimmaginabili tormenti. Stupisci, figlia mia, e trema, vedendo quanto sia spaventosa la stoltezza dei mortali impenitenti e come i fedeli, che conoscono ciò per fede, abbiano perso il senno, fuorviati ed accecati dal demonio pur in mezzo alla luce che la vera fede cattolica che professano offre loro, al punto di non rendersi conto del pericolo e di non sapersene allontanare!

334. Perché poi tu maggiormente te ne guardi con timore, sappi che questo drago ti sta esaminando e spiando dal momento in cui sei stata creata. Notte e giorno ti si aggira intorno senza riposare, attendendo l'occasione opportuna per avventarsi su di te. Egli osserva le tue naturali inclinazioni ed anche le grazie del Signore, per muoverti guerra con le tue stesse armi. Si consulta con altri demoni sulla tua rovina e promette premi a quelli che più si impegneranno a tal fine. Perciò essi pesano le tue azioni con grande accuratezza, misurano i tuoi passi, e tutti si affannano a lanciarti lacci e a tenderti insidie in qualunque opera ed azione che tu cerchi di fare. Voglio che mediti tutte queste verità nel Signore, in cui conoscerai fin dove arrivano e dopo confrontale con la tua esperienza, così comprenderai, se è assennato dormire fra tanti pericoli. Anche se questa vigilanza deve stare a cuore a tutti, a te deve importare ancor più che a chiunque altro per ragioni speciali, che ora non sto a rivelarti interamente. Sappi comunque, e di ciò non devi dubitare, che ti conviene vivere vigilantissima ed attenta e che ti basta conoscere la tua indole condiscendente e fragile, perché i tuoi nemici se ne approfitteranno.

«Se si potesse vedere con gli occhi del corpo quanti demoni hanno invaso la terra, non si vedrebbe più il sole!»


Una breve ed illuminante meditazione sul demonio del Padre Stefano Manelli, Fondatore dei Francescani dell'Immacolata

Il demonio è il grande nemico dell’uomo. È il «nemico numero uno» dice il papa Paolo VI.
Satana appare agli inizi del genere umano, e si presenta «fin da principio omicida, mentitore e padre della menzogna» (Gv 8,44-5). Riesce a far cadere i nostri progenitori Adamo ed Eva, e diventa «il principe di questo mondo» (2 Cor 4,4), «l’accusatore dei nostri fratelli» (Ap 12,10).
Con il peccato originale, quindi, «tutto il mondo è stato posto sotto il maligno» (1 Gv 5,19) e i demoni sono «i dominatori di questo mondo tenebroso» (Ef 6,12).
Come appaiono tenebrosi i primi eventi dell’uma-
nità novella, a causa di questo infernale assassino, che ha «l’impero delle tenebre» (Lc 22,53)!
Il beato Pio da Pietrelcina, in una lettera al suo Padre spirituale ha accennato alla figura mostruosa di satana, visto in una visione come un essere orrendo e gigantesco, alto come una montagna nera...
San Pietro ce lo presenta con l’immagine di un leone ruggente sempre pronto a sbranarci (1 Pt 5,8-9). Come lo tortura l’invidia, perché noi possiamo salvarci! Egli ci vuole tutti con sé all’Inferno.

«L’aurora che sorge... »

Anche una scena stupenda, però, ci appare agli inizi dell’umanità soggiogata da satana e oppressa dal peccato. Una Donna sublime, con il suo Figlio, «schiaccia la testa» (Gn 3,15) al serpente tentatore. L’Immacolata, vincitrice di satana, splende nelle tenebre del peccato, con il suo divin Figlio. L’Immacolata è la disfatta di satana.
La pagina del Genesi in cui Dio stesso presenta l’Immacolata è simile a un’aurora che si alza meravigliosa sulla notte dell’umanità peccatrice. L’autore ispirato del Cantico dei cantici così esclama, rapito: «Chi è costei che s’avanza come l’aurora, bella come la luna, eletta come il sole, tremenda come esercito schierato?» (Ct 6,9).
Questa è l’Immacolata, la Guerriera invincibile, la Signora delle Vittorie, il terrore dei demoni.
Ci basti qui ricordare un particolare narrato da santa Bernadetta Soubirous dell’Immacolata a Lourdes. La piccola veggente vide da un lato della grotta una torma di demoni scalmanati che le urlavano grida infernali. Spaventata, santa Bernadetta alzò subito gli occhi all’Immacolata. E bastò che l’Immacolata volgesse un solo sguardo severo verso i demoni, perché questi si dessero a precipitosa fuga.
Cosi il demonio, di fronte all’Immacolata, dimostra di essere davvero ciò che significa il suo nome Beelzebul: un «dio delle mosche»!

Tentatori in guanti gialli

La tattica del demonio è quella di allettare i sensi e l’immaginazione dell’uomo per far prevaricare lo spirito. Si presenta come un consigliere e un servitore in guanti gialli, con offerte di beni e piaceri seducenti da guadagnare. Così fece con Eva (Gn 3,1-7). Così tentò anche con Gesù nel deserto (Mt 4,1-11) e con tanti santi di ogni tempo: san Benedetto, san Francesco d’Assisi, santa Teresa d’Avila, il santo Curato d’Ars, san Giovanni Bosco, il beato Pio da Pietrelcina.
Abilissimo e scaltro com’è, egli sa servirsi di tutto per rovinarci: gli basta un’occhiata immodesta di David che guarda Betsabea (2 Sam 11,2-26), una golosità di Esaù che vuole un piatto di lenticchie (Gn 25,29-34), un attaccamento al denaro di Anania e Saffira che nascondono dei soldi (At 5,1-10).
Egli tenta persino di proporre cose apparentemente utili per le anime. Si sa che il santo Curato d’Ars predicava in maniera semplicissima, feconda di grazie per le anime. Ebbene, il demonio andò da lui tutto premuroso e lo esortò a predicare in maniera dotta e difficile, assicurandogli la fama di grande predicatore.
Il Santo avvertì l’inganno, respinse l’insidia e continuò con la sua predicazione facile ed efficace. Dovette pagarla, però, con molti dispetti furiosi che il demonio gli fece di giorno e di notte.

«Quattro stupidi... »

Il capolavoro dell’arte di satana è arrivare a convincere gli uomini che egli non esiste. A questo punto, è chiaro, il demonio può trattare gli uomini da veri burattini.
Una volta il beato Pio da Pietrelcina ascoltò una predica in cui l’oratore non faceva che chiedersi se veramente il demonio non esiste, come dicono alcuni. Soltanto alla fine, l’oratore concluse affermando l’esistenza del demonio.
Dopo la predica, il beato Pio ammonì il predicatore dicendogli che quando si parla del demonio bisogna parlare subito della sua esistenza e della sua azione nefasta nel mondo; soltanto alla fine si può aggiungere: «Ci sono, poi, quattro stupidi che osano negare l’esistenza del demonio... ».
Questi «quattro stupidi» oggi sono diventati molti, persino nella Chiesa. Tanto è vero che il papa Paolo VI è dovuto intervenire espressamente con un discorso (il 15-11-1972) per ribadire la verità di Fede sull’esistenza di Satana come persona e per costatare amaramente come il «fumo di Satana» stia affumicando la Chiesa. Come insegna il Catechismo, il diavolo è «una persona: Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio. Il “diavolo” è colui che “vuole ostacolare” il Disegno di Dio e la sua “opera di salvezza” compiuta in Cristo» (n. 2851).
Un’altra volta, il beato Pio da Pietrelcina disse a una figlia spirituale: «Se si potesse vedere con gli occhi del corpo quanti demoni hanno invaso la terra, non si vedrebbe più il sole!». Contro questi «impuri apostati», come li chiamava lo stesso beato Pio, quale non deve essere la nostra difesa?

«Vigilate e pregate»

Gesù ci ha messo in guardia contro le insidie del diavolo. Egli ci ha insegnato le parole del Padre nostro: «...non ci indurre in tentazione» (Lc 11,4). Egli ci ha raccomandato con cura: «Vigilate e pregate per non cadere nella tentazione» (Mc 14,38).
La vigilanza e la preghiera sono le due grandi forze dell’uomo contro il demonio. Facciamo nostra questa raccomandazione paterna del beato Pio da Pietrelcina: «Figlio mio, il nemico non dorme; all’erta con la vigilanza e la preghiera. Con la prima lo avvistiamo, con la seconda abbiamo l’arma per difenderci».
La vigilanza ci fa avvistare le occasioni pericolose (una lettura, uno spettacolo, una persona, un luogo, una voglia...); la preghiera ci dà la forza di evitare i pericoli, di fuggire le occasioni, come raccomandava san Filippo Neri.
Anche sant’Agostino insegna che il demonio è solo un cane legato, e può mordere solo chi si avvicina a lui. Alla larga, quindi! Se il demonio si fa insolente, ascoltiamo la parola di san Giovanni Bosco che diceva ai suoi giovani: «Rompete le corna al demonio con la Confessione e la Comunione».

Gli schiaccia la testa

San Massimiliano M. Kolbe ha scritto che oggi «il serpente alza la testa in tutto il mondo, ma l’Immacolata gliela schiaccia in vittorie strepitose».
Per battere il demonio nel modo più umiliante bisogna ricorrere all’Immacolata. Il demonio ha letteralmente terrore di Colei, che, da sola, «è terribile come un esercito schierato» (Ct 6,9).
Quando santa Veronica Giuliani veniva assalita fisicamente dal demonio, non appena riusciva ad invocare la Madonna, il demonio, fuggiva precipitosamente urlando: «Non invocare la mia nemica».
La preghiera mariana più forte contro il demonio è il Rosario. Una volta gli fu chiesto durante un esorcismo, quale preghiera egli temesse di più. Rispose. «Il Rosario è il mio flagello!».
Se i cristiani portassero addosso e usassero spesso questo «flagello dei demoni», quante rovine, sventure e peccati in meno sulla terra!