ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 13 maggio 2018

Chi ha paura della Madonna di Fatima?

DISPACCI DALLA CINA. FATIMA E LA CINA COMUNISTA. MATTEO RICCI FACEVA PROSELITISMO? EH GIÀ…

Cari Stilumcuriali, Aurelio Porfiri ci invita a leggere anche questa domenica i suoi Dispacci dalla Cina. Domenica 13 maggio, una data importante nella storia della Chiesa e nella storia di questi cento anni appena conclusi dalle apparizioni della Madonna alla Cova de Iria. Una presenza e un ricordo, quello della Vergine che si è manifestata in Portogallo, ben vivi e attuali. Come potete vedere dal primo, breve ma significativo, dei dispacci di oggi.
La Madonna di Fatima e i comunisti
Mi diceva tempo fa il Cardinal Zen che il governo cinese ha paura della Madonna di Fatima perché è anticomunista. Le “altre” vanno pure bene, ma non quella di Fatima.

Impenetrabile
Uno dei termini che più si usa quando ci si riferisce alla Cina è impenetrabilità. È veramente così? Io penso che nei pregiudizi almeno un poco di verità esiste sempre. Quello cinese è un sistema sociale chiuso sull’interno, introverso (come mi diceva un economista esperto di Cina). È difficile capirlo con il nostro metro ed è difficile penetrare il loro. Anche la cattolicità non rende più semplice la comprensione perché non riduce la distanza.
Matteo Ricci: faceva proselitismo, altroché…
È interessante il destino di Matteo Ricci che più che un esempio di santità di vita è divenuto un esempio di metodo evangelizzatore. Come spesso accade, sul padre Ricci sono state costruite anche delle sovrastrutture, facendolo divenire quello che probabilmente non è mai stato. Egli voleva portare Cristo ai cinesi, cercando la loro amicizia ma con sullo sfondo sempre lo scopo primario: convertire, fare proseliti. Cosa può esserci per noi di più prezioso che Cristo? E certamente era proprio quello che lo aveva spinto a lasciare tutto per avventurarsi per terre lontane.
I comunisti difendono la Messa tridentina?
Una notizia che mi è arrivata da fonti cinesi anonime ma credibili, poi confermata anche da alcuni articoli, dice che negli anni ‘80 e ‘90, quando fu introdotta la Messa rinnovata in Cina, visto che si celebrava ancora la Messa tridentina per la chiusura in cui si era trovato quel paese, il governo non la prese bene in quanto considerava questo cambiamento come una “ingerenza straniera”. Questo concetto dell’ingerenza straniera, chi frequenta la Cina, capisce che non è semplicemente un elemento in più di comprensione, ma un’autentica ossessione, qualcosa con cui bisogna fare i conti volenti o nolenti e, alla fin fine, probabilmente uno degli ostacoli più grandi per un rapporti autentico con questo popolo.
Un motivo per l’insoddisfazione verso la nuova Messa era che il governo preferiva quella celebrata in latino in modo che la gente non capiva, mentre le lingue volgari, secondo la loro concezione, sarebbero state ben più pericolose.
Libertà di parola. Accordo Cina-Vaticano. Fermarsi in tempo…
È uscito l’otto maggio su UCA News un articolo dal titolo “Bishop’s speech ignored Chinese religious repression”. Si da conto di una conferenza in Taiwan del vescovo Gan Junqiu di Guanzhou, che incalzato da domande sulla sinicizzazione del Cattolicesimo (che significa in pratica rendere la religione inoffensiva e totalmente sotto il controllo del Partito Comunista) avrebbe praticamente svicolato, mai criticando il governo e il suo operato repressivo, come per esempio nell’Henan.
In marzo, ad una conferenza alla Gregoriana, il vescovo Yang Xiaoting del Seminario Cattolico Nazionale di Pechino aveva parlato per quasi 40 minuti (ero presente) magnificando l’armonia esistente tra la Chiesa Cattolica e il governo cinese e, quando incalzato da domande sui rifugiati cinesi a motivo di persecuzione religiosa, aveva praticamente negato l’esistenza di tali persecuzioni.
Se questi saranno un modello per i vescovi cattolici della Cina, praticamente privi della libertà di parola o conniventi con il regime (non dico questi due in particolare siano conniventi, ma ce ne sono) quale sarà il bene che verrà ai fedeli Cattolici cinesi da un accordo fra la Cina e il Vaticano? Io insisto sempre su questo punto perché sento che in coscienza non posso tacere. Poi sarò dalla parte sbagliata della storia, e non sarebbe l’unico caso, ma spero che chi potrà prendere decisioni importanti che influiranno pesantemente sulle vite di persone lontano da loro, sia in grado di potersi fermare in tempo.
Tre uomini
Ho riflettuto su quali sono gli uomini che hanno segnato la storia della Cina. Questo grande paese ha avuto uomini (e donne) di straordinario valore, ma se penso a quelli che ne hanno segnato il destino, mi viene da circoscrivere a tre. Il primo è senz’altro Confucio, il cui influsso sulla civiltà cinese è vivo ancora fino ad oggi. Il secondo è Sun Yat-sen, colui che all’inizio del XX secolo ha contribuito in maniera determinante alla caduta del millenario impero cinese. Il terzo è Mao Za-dong, il “grande timoniere” che ha segnato e ancora segna il destino della Cina nel XX e nel XXI secolo. Ovviamente possiamo avere tutte le nostre giuste riserve su Mao, ma non si può negare che il suo influsso sulla storia cinese sia stato enorme.
Civiltà
Se si va in Cina si è all’inizio colpiti, non positivamente, da un capitalismo arrembante, uno spirito competitivo spinto all’estremo, un senso di solitutudine nei volti. Se si resiste a questo poi si vede anche altro, si vedono i barlumi di una delle più grandi civiltà che abbiano abitato la terra, essi vengono fuori ma bisogna saper guardare. Li vedi in certi gesti, dettagli, colori. Ci sono ma aspettano occhi che li sappiano guardare.
Una questione di scelte
Una scrittrice cinese di nome Xinran, nel suo libro “What the Chinese don’t Eat” ha detto: “Una bambina non vi chiederà un gelato se non lo ha mai gustato. La gente non sente sofferenza nella loro vita se non hanno nulla con cui paragonarla” (mia traduzione). Già, meglio uno stato che decide per te cosa è la felicità o la possibilità per i popoli di autodeterminare il proprio destino? Le conseguenze di questa risposta sono importanti, ma penso che se Dio stesso rispetta la nostra libertà, di essa non possiamo fare a meno.


Marco Tosatti


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