ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 15 maggio 2018

Contra legem

Alfie, il paradosso di una morte senza autori
L'impossibilità di conoscere le cause vere della morte di Alfie Evans impedisce di accertare le reali responsabilità di medici e giudici. Anche se una cosa è chiara: si è agito contro la legge, che vieta l'eutanasia.
Torniamo a parlare della decisione dei giudici inglesi in merito al caso Alfie. Pare banale dirlo, ma  dal punto di vista giurisprudenziale la morte di Alfie non è reato: come infatti un giudice potrebbe ordinare di commettere un illecito? Detto questo però, come abbiamo già avuto modo di evidenziare (clicca qui), l’ordinamento giuridico inglese non legittima l’eutanasia, bensì la considera reato.

Dunque i giudici hanno preso una decisione contra legemforti però di un certo orientamento giurisprudenziale ormai consolidato e forti dell’applicazione diffusa nelle strutture ospedaliere del Liverpool Care Pathway for the Dying Patient, concepito in principio come strumento per l’assistenza dei pazienti terminali, ma diventato presto arma per uccidere chi non era in grado di raggiungere uno standard di vita accettabile (clicca qui). I medici e gli infermieri sono consapevoli che ormai l’orientamento giurisprudenziale è favorevole all’eutanasia e che le linee guida Liverpool Care Pathway for the Dying Patient sono tenute in considerazione anche nelle aule di tribunale e dunque, anche privi di ordinanza del giudice, interrompono alimentazione, idratazione e ventilazione assistita, nonché altri presidi vitali, certi che non finiranno davanti ad un giudice. Ed anche quando, come nel caso di Alfie, ci finiscono sanno che il diritto declamato nelle aule di giustizia è dalla loro parte.

Questo scarto tra ciò che dice la legge e pronunce dei giudici deve essere anche addebitato al fatto che il sistema giuridico inglese è basato sulla common lawe non sulla civil law. Grazie a questa struttura dell’ordinamento giuridico inglese, i giudici hanno maggior spazio nell’interpretazione delle leggi, quasi arrivando ad una giurisprudenza creativa, e i precedenti giurisprudenziali possono orientare efficacemente i giudizi dei magistrati. Ciò detto rimane il paradosso.
Se invece volessimo dare un giudizio sull’operato dei magistrati prescindendo dai precedenti giurisprudenziali e della prassi medica, il giudizio non può che ricalcare quello espresso dal diritto codificato inglese: la morte di Alfie configura omicidio e omicidio con dolo. Infatti l’evento morte è stato voluto. In altri termini i giudici hanno ordinato il distacco del respiratore al fine di provocare la morte di Alfie. Ma poi abbiamo visto che Alfie non voleva saperne di morire, seppur non più assistito nella ventilazione.
Da qui l’interrogativo: i medici, secondo l’ordinanza del giudice, dovevano comunque adoperarsi con qualsiasi mezzo per provocare la morte del piccolo paziente oppure dovevano astenersi da altri interventi lesivi perché l’ordinanza riguardava solo il distacco del respiratore? Noi sappiamo che Alfie non è stato idratato e alimentato: in molti altri casi analoghi la morte di pazienti disabili nelle cliniche inglesi è avvenuta legittimamente con modalità identiche, quindi potremmo concludere che, forse, la decisione dei giudici, ordinando la morte di Alfie, doveva essere adempiuta in qualsiasi modo, così come è stato.
Su altro fronte, se invece l’operato dei medici doveva essere limitato al distacco del respiratore e la morte di Alfie è da addebitarsi anche ad altri fattori, come la mancanza di nutrizione e idratazione, l’illecito dei medici dovrebbe essere derubricato a mero illecito amministrativo perché non hanno attuato fedelmente il protocollo clinico, oppure ad omissione di atti d’ufficio. Di certo non sarebbero colpevoli di omicidio colposo perché, lo ripetiamo, la morte di Alfie era l’oggetto dell’ordinanza del giudice.
La difficoltà nell’emettere un corretto giudizio sulla responsabilità dei medici – che appare ormai e tristemente come un mero esercizio intellettuale – è data soprattutto dal fatto che le cause della morte di Alfie ad oggi non si conoscono con precisione e temiamo che mai potranno essere conosciute.
Tommaso Scandroglio
Alfie, addio con promessa: la tua luce non si spegnerà
Grande partecipazione emotiva ai funerali di Alfie Evans nella cattedrale di Liverpool. Al termine della messa è stato ricordato tra l'altro che Alfie è diventato un eroe nazionale. Presente il console italiano. Centinaia di persone hanno salutato il corteo funebre lungo la strada verso il cimitero, come a dire: noi non ce ne andiamo perché Alfie ha appena risvegliato tante coscienze che non hanno intenzione di ritornare nel letargo. 


DA LIVERPOOL. É buia, circolare, con le luci al neon colorate. Eppure fuori c'è un sole splendente. Non una nuvola, cosa non comune - dice chi ci vive - per il cielo di Liverpool. Ma la cattedrale cattolica di Cristo Re é costruita in modo che non ne entri nemmeno un raggio. Si preferiscono gli artifici umani. Solo una cappella ospita una vetrata bianca e gialla che, inondata di luce, fa apparire ancora più scuro il buio circostante, ma nello stesso tempo allarga il cuore alla speranza.
É lì che si sono celebrati i funerali di Alfie James Evans, celebrati da un canonico della cattedrale alla presenza di circa 130 invitati, in lacrime ma testimonianza di una grande dignità. Tra i presenti anche il console italiano. Il papà di Alfie,Thomas, regge la bara con gli uomini di famiglia, piange e stringe gli occhi mordendosi il labbro per trattenere il pianto. Il padre di Thomas, al suo fianco come in ogni momento difficile, gli dà forza stringendo la mano sulla spalla che regge il feretro. Il dolore assale, il male sembra aver vinto, pare che tanti sforzi, preghiere e orazioni non siano serviti a vincere il mostro dalle parvenze democratiche che cerca di strappare da Cristo i suoi preferiti, i senza macchia, gli innocenti. 
Ma nel Vangelo scelto, il Signore dice di lasciare «che i piccoli vengano a me perché di essi è il regno dei cieli». Un Regno che Alfie ha portato là dove le tenebre regnavano da anni, sotto la tranquilla apparenza dell'efficienza e del progresso che invece si é dimostrato essere non meno spietato del nazismo mai debellato. Per questo il mostro fa così paura, perché la luce di Alfie lo ha mostrato nelle sue fatture terrificanti. L'abbiamo visto in faccia e fa davvero tremare. Ma la luce resta nonostante tutti cerchino di soffocarla in nome del rispetto. La mamma e il papà di Alfie, pur addolorati e stretti insieme in un dolore profondo, lo sanno. Sanno e spiegano che la missione di Alfie è solo all'inizio e sanno di averne una anche loro. 
Perciò, nel grande strazio dovuto all'ingiustizia subita da uno Stato padrone che uccide i suoi figli più bisognosi con ferocia e presunzione, la famiglia di Alfie non é disperata. Numerosa e unita, resta compatta. Sa perfino sorridere, abbracciare, ringraziare, come ha sempre fatto, tutti coloro che hanno combattuto la buona battaglia. Una battaglia che continua. Che si vuole continuare, tanto che nonostante il silenzio e le parole di circostanza di una Chiesa inglese che si é messa dalla parte dei potenti, alla fine del funerale i familiari leggono delle lettere, in cui ripercorrono la lotta di Alfie, in cui si dice tra l'altro: Alfie, «ci hai uniti dietro a te, sei un'eroe nazionale».
Al rinfresco seguito al funerale, c'è una scritta luminosa con il nome del piccolo, una sua foto e i palloncini azzurri, bianchi e lilla del suo esercito (l'Alfie's Army). Il clima è di un dolore capace di accogliere l'amore. Quindi fecondo. Ai lati della strada che accompagnava il piccolo alla sepoltura in centinaia hanno lanciato fiori, come a dire: noi non ce ne andiamo perché Alfie ha appena risvegliato dopo anni di sonno tante coscienze che non hanno intenzione di ritornare nel letargo.
Ora il delitto più grande sarebbe quello di spegnere, per illuderci che il buio non sia poi così oscuro, la luce di Alfie. Alfie va seguito fino alla fine. Fino a dare tutto.
Benedetta Frigerio
Innocéntes pro Christo infántes occísi sunt,
ipsum sequúntur Agnum sine mácula,
et dicunt semper: Glória tibi, Dómine.
I Santi Innocenti
furono uccisi per Cristo,
e in cielo lo seguono, Agnello senza macchia,
cantando sempre: «Gloria a te, o Signore».
NON PARLANO ANCORA E GIÀ CONFESSANO CRISTO
“Sui Santi Innocenti” dai Discorsi di San Quodvultdeus, vescovo
Il grande Re nasce piccolo bambino. I magi vengono da lontano, guidati dalla stella e giungono a Betlemme, per adorare colui che giace ancora nel presepio, ma regna in cielo e sulla terra. Quando i magi annunziano ad Erode che è nato il Re, egli si turba, e per non perdere il regno, cerca di ucciderlo, mentre, credendo in lui, sarebbe stato sicuro in questa vita e avrebbe regnato eternamente nell’altra.
Che cosa temi, o Erode, ora che hai sentito che è nato il Re? Cristo non è venuto per detronizzarti, ma per vincere il demonio. Tu, questo non lo comprendi, perciò ti turbi e infierisci; anzi, per togliere di mezzo quel solo che cerchi, diventi crudele facendo morire tanti bambini.
Le madri che piangono non ti fanno tornare sui tuoi passi, non ti commuove il lamento dei padri per l’uccisione dei loro figli, non ti arresta il gemito straziante dei bambini. La paura che ti serra il cuore ti spinge ad uccidere i bambini e, mentre cerchi di uccidere la Vita stessa, pensi di poter vivere a lungo, se riuscirai a condurre a termine ciò che brami. Ma egli, fonte della grazia, piccolo e grande nello stesso tempo, pur giacendo nel presepio, fa tremare il tuo trono; si serve di te che non conosci i suoi disegni e libera le anime dalla schiavitù del demonio. Ha accolto i figli dei nemici e li ha fatti suoi figli adottivi.
I bambini, senza saperlo, muoiono per Cristo, mentre i genitori piangono i martiri che muoiono. Cristo rende suoi testimoni quelli che non parlano ancora. Colui che era venuto per regnare, regna in questo modo. Il liberatore incomincia già a liberare e il salvatore concede già la sua salvezza.
Ma tu, o Erode, che tutto questo non sai, ti turbi e incrudelisci e mentre macchini ai danni di questo bambino, senza saperlo, già gli rendi omaggio. O meraviglioso dono della grazia! Quali meriti hanno avuto questi bambini per vincere in questo modo? Non parlano ancora e già confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta, perché non muovono ancora le membra e tuttavia già portano trionfanti la palma della vittoria.