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venerdì 4 maggio 2018

Dove ci portano “i padroni del Discorso”?

Putin pronto ad annunciare la costituzione della “Stavka”, un Consiglio di Guerra
Guerra USA Russia
Mentre in Occidente cresce l’ostilità contro la Russia e si predispongono nuove provocazioni dopo quelle degli Skripal ( Salibury) ed il finto attacco chimico orchestrato a Douma, in Siria, i russi si predispongono a reagire colpo su colpo con una strategia che prevede una risposta devastante delle forze russe, qualora gli USA ed i loro alleati debbano superare quelle che sono le “linee rosse” di Mosca .
Appare certo che la Russia si sente sotto attacco e l’intelligence russa dispone di “informazioni riservate” sulle nuove provocazioni che Washington e Londra stanno predisponendo per giustificare nuovi attacchi in Siria, in Ucraina e nuove restrizioni sanzionatorie contro gli interessi russi. Per questo motivo Putin sta per annunciare la costituzione della “Stavka”, il Consiglio di Guerra che guiderà tutte le decsioni  strategiche di Mosca in questo periodo. Vedi: Global research

Le “linee rosse” considerate invalicabili per Mosca sono le seguenti: l’Ucraina, la Georgia, il fronte nord per le eventuali “azioni ostili di Lituania e Polonia” o della NATO contro l’enclave di Kaliningrad e la navigazione nel Baltico e, da ultimo ma non meno importante, l’Artico, ” la zona l’ideale di tutte le basi disponibili per il lancio di un primo attacco, sia con armi nucleari che con armi strategiche non nucleari di alta precisione”. Si tratta della sicurezza nazionale russa che, se violata, farebbe scattare immediatamente la reazione massiccia di tutto il possente apparato militare russo con conseguenze inimmaginabili.

Mappa nord Europa con Kalingrad

Oltre a queste, che sono considerate le frontiere strategiche della Russiala nuova linea rossa assoluta è la Siria, come recentemente delineata dal Ministero della Difesa russo: qualsiasi attacco a risorse o personale russi sarà affrontato con una risposta distruttiva contro obiettivi della coalizione USA.
Sarà fondamentale per la Russia l’utilizzo della sua nuova tecnologia missilistica all’avanguardia , quella annunciata da Putin nel suo importante discorso del 1 marzo , che era stata snobbata dai media occidentali ma attentamente analizzata dalgi esperti militari occidentali.
Mosca ha acquisito una netta superiorità rispetto agli USA nei missili ipersonici che hanno la capacità di colpire obiettivi precisi su lunghe distanze e non sono intercettabili dalle difese antimissile. Vedi: Sputnik News
Questa nuova tecnologia studiata dai russi, efficace ed economica, crea seri interrogativi per le forze navali degli Stati Uniti, in particolare per le portaerei che diventano imrovvisamente vulnerabili in un conflitto allargato.
Gli analisti russi hanno confermato ad alcune fonti indipendenti che la “Stavka”, il Consiglio di Guerra, è in divenire – tradotto come un collettivo d’equipe di specialisti militari che studiano soluzioni pragmatiche per affrontare un’economia di guerra, su tutti i fronti. Questo implica un coordinamento estremamente stretto tra il Cremlino, il Ministero della Difesa, lo Stato Maggiore, tutte le agenzie dell’apparato di sicurezza e il complesso militare-industriale russo.

Missili russi di medio raggio, Iskander M, in Siria

Questo “Consiglio di Guerra”, voluto da Putin, deve elaborare la risposta russa alle sanzioni dell’Occidente contro la Russia e questa prevede l’incremento della produzione industriale ed agricola nel prossimo periodo, prevede di bypassare il dollaro USA nelle negoziazioni bilaterali (sta già avvenendo); si calcola di rafforzare la “Shanghai Cooperation Organization” dove la Russia coopera strettamente con la Cina, il Pakistan e gli altri paesi asiatici.
Inoltre viene previsto un rafforzamento della cooperazione militare strategica ed economica con un altro importante partner della Russia: l’Iran.
Sia l’Iran che la Russia stanno combattendo contro le sanzioni statunitensi. Nonostante i vecchi atriti storici, l’Iran e la Russia si stanno avvicinando sempre di più . Teheran fornisce una profondità strategica cruciale per la presenza di Mosca nell’Asia sud-occidentale e collabora strettamente con la Russia per contrastare l’aggressione occidentale-saudita contro la Siria.
Così Mosca contraccambia sostenendo fermamente il trattato sul nucleare, il JCPOA e difendendo le buone ragioni di Teheran di fronte alla tracotanza ed alle menzogne propagandistiche del trio USA-Israele-ArabiaSaudita. L’asse Mosca-Teheran si sta muovendo in modo simile al partenariato strategico che lega Mosca e Pechino.
Secondo il ministro dell’Energia russo Alexander Novak, l’ accordo Mosca-Teheran per il petrolio nel 2014 , bypassando il dollaro USA, è entrato finalmente in vigore, con la Russia che inizialmente compra 100.000 barili di greggio iraniano al giorno.
La Russia e l’Iran stanno coordinando strettamente la loro politica energetica. Risulta infatti che Mosca e Teheran hanno firmato sei accordi per contratti energetici strategici del valore di $ 30 miliardi. Secondo l’aiutante del presidente Putin, Yuri Ushakov, gli investimenti russi nello sviluppo dei giacimenti petroliferi e di gas dell’Iran potrebbero superare i 50 miliardi di dollari.
Inoltre è previsto che l’Iran diventerà membro ufficiale dell’Unione economica Eurasia(EAEU) guidata dalla Russia entro la fine dell’anno. E, con un solido sostegno russo, l’Iran sarà integrato come membro a pieno titolo nella Shanghai Cooperation Organization (SCO) entro il 2019. L’Iran inoltre, come paese ponte fra Europa e Asia, è destinatario di grandi investimenti da parte della Cina per la costruzione della nuova “via della Seta”.
Tutto questo procurerà un forte mal di testa nella triade USA-Israele-Arabia Saudita che stanno operando in ogni modo per isolare l’Iran e far recedere gli altri firmatari dall’accordo sul nucleare. La Russia e la Cina si oppongono fermamente a qualsiasi revisione dell’accordo. L’Iran risulta un partner strategico tanto per Mosca che per Pechino.
L’Occidente ha inaugurato la Nuvoa Guerra Fredda contro la Russia e i circoli neocon si preparano ad un conflitto a breve scadenza, prima previsto con l’Iran e poi con la Russia.Non è escluso che i loro calcoli siano del tutto sbagliati e che debbano affrontare non un solo contendente ma una alleanza cementata tra Russia e Iran con la Cina che si prepara dalla sponda asiatica.
La Stavka è già predisposta a Mosca per affrontare le minacce dell’Occidente trainato dai guerrafondai di Washington e Tel Aviv.
di Luciano Lago

I SERVIZI DI INTELLIGENCE DEGLI STATI UNITI PREPARANO UNA NUOVA PROVOCAZIONE DI “ARMI CHIMICHE” IN SIRIA
Truppe USA in Siria

I servizi segreti statunitensi stanno preparando una nuova provocazione con l’uso di armi chimiche in Siria, l’agenzia di stampa russa RIA Novosti ha riferito di aver citato una “fonte informata” nei servizi di sicurezza siriani.
“L’operazione è guidata da un ex militante dell’ISIS, Mishan Idris Hamash. L’obiettivo è di organizzare un attacco chimico contro i civili per essere poi ulteriormente diffusi nei media occidentali”, ha riferito la fonte.
Secondo il rapporto, i preparativi per la provocazione sono iniziati il ​​23 aprile. I civili vengono sospinti in un territorio vicino al giacimento petrolifero di Jafra, sulla sponda orientale dell’Eufrate [controllato dalle forze sostenute dagli Stati Uniti] per partecipare a una messa in scena di un video di una presunto attacco con i gas. Recentemente, la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha installato una guarnigione militare in questa zona.
Le tensioni sul conflitto in Siria sono degenerate in seguito all’incidente del 7 aprile nella città di Douma dove si è verificato un presunto attacco chimico. Il blocco guidato dagli Stati Uniti ha accusato il governo siriano di condurre un attacco chimico contro civili e ha usato queste accuse per giustificare il suo attacco missilistico del 14 aprile sul paese. La Siria ha respinto tutte le accuse e afferma che il presunto attacco è stato una provocazione (false flag).
Rappresentanti russi in seguito hanno trovato le presunte “vittime” del presunto attacco, i quali, portati come testimoni, hanno dichiarato di essere stati costretti a partecipare alle riprese.
È importante notare che la principale fonte delle accuse di attacco chimico utilizzate dagli Stati Uniti e dai suoi alleati erano i cosiddetti elmetti bianchi (White Elmets). Un’infame organizzazione di propaganda pro-miliziani jihadisti finanziata dagli Stati Uniti e dai loro alleati.  Vedi: Conferenza stampa a l’Aia sull’attacco chimico. Testimonianze e reazioni.
A seguito della storia di attacco chimico di Douma, il Dipartimento di Stato americano ha riferito di aver interrotto i finanziamenti ai Caschi bianchi. Tuttavia, il Dipartimento di Stato non è l’unica fonte di finanziamento di questa organizzazione da parte del blocco guidato dagli Stati Uniti.
Fonte: South Front
Traduzione: ALejandro Sanchez

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MIA INTERVISTA A SPUTNIK NEWS Nell’armadio della crisi siriana c’è un elefante che non osano nemmeno nominare



Daniele Pozzati
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Il conflitto siriano è entrato nell’ottavo anno. Un conflitto che più volte è sembrato prossimo a concludersi, grazie ai negoziati di pace di Astana condotti da Russia, Turchia e Iran, per poi riaccendersi ogni volta.
Il conflitto si riaccendeva tramite operazioni false flag, dirette a sabotare il processo di pace e a giustificare interventi “umanitari” di dubbia legittimità. O tramite attacchi proditori contro la Siria, di cui quello israeliano nella notte tra il 29 e il 30 aprile è solo il più recente. O ancora con attentanti terroristici contro la sua popolazione da parte di “ribelli” di sospetta fede jihadista.
Chi spingeva per un regime change, USA, Israele, monarchie del Golfo e alleati europei, tende ormai ad ammettere la vittoria di Assad. Ma nel campo opposto c’è chi teme che la presenza americana a Est dell’Eufrate sia il preludio a una partizione della Siria.

Ne parliamo con il giornalista, scrittore Maurizio Blondet: già inviato speciale per GenteIl GiornaleAvvenire; direttore della testata giornalistica online EFFEDIEFFE.com fino al 2015, anno in cui ha lanciato il fortunato blog Blondet & Friends, oggi tra i più cliccati siti di informazione alternativa in Italia.
Blondet avverte da anni che USA e alleati, soprattutto Israele, non si sono mai veramente rassegnati a una sconfitta in Siria. Una sconfitta per procura, certo. Ma + pur sempre la prima operazione di regime change del dopo-Prima Guerra Fredda a fallire in modo così eclatante.
— È ancora attuale e realistico, oggi, il proclama “Assad must go”? Nemmeno una partizione, del resto invisa a Mosca e Teheran, potrebbe accontentare tutti
 Quanto sia realistico, non so. Di una cosa sono certo: che ci proveranno e riproveranno, a cacciare Assad. Il piano israeliano per smembrare la Siria (come tutti i paesi islamici vicini) per linee di frattura etnico-religiose data almeno dal 1982, quando il progetto fu dichiarato sulla rivista ebraica Kivunim. In tutti gli altri paesi (Afghanistan, Iraq, Libia..) il piano ha avuto successo e quei paesi sono inabissati in una guerra civile senza fine, come voleva Israele.
Nella Siria il successo era a portata di mano, quando l’intervento russo l’ha fatto fallire. Americani e sauditi, francesi e inglesi, ci hanno speso miliardi di dollari per armare la “opposizione democratica”, arruolare, selezionare, stipendiare, (e fornire di Captagon) decine di migliaia di jihadisti, al Nusrah, ISIS, curdi, una immane legione straniera islamista per Sion. Il risultato è che ora Israele si trova il “nemico” che immagina e di cui persegue la distruzione, l’Iran, addirittura ai confini.
“Trattare, negoziare una pace, come suggerisce Mosca? Dalla loro prospettiva messianica non possono.” Quindi continueranno, fino a trascinare nella guerra mondiale gli Usa e l’Europa.
Non capisco la frase nemmeno una spartizione potrebbe accontentare tutti: la spartizione deve accontentare Israele, è quello che conta. Non cercano di arrivare, con una spartizione, ad una qualche fine delle ostilità. Quello di cui hanno bisogno è la guerra perpetua attorno a loro, la destabilizzazione eterna, il caos. Solo così si sentono sicuri.
—  Dicevamo dell’Iran, e del suo ruolo di alleato di Assad nel conflitto siriano. Da dove nasce l’ostilità di Trump, espressa già durante la campagna elettorale del 2016, verso l’accordo nucleare con l’Iran voluto da Obama, e prima ancora dalla stessa Clinton quando era segretario di Stato? Hillary Clinton scrisse addirittura  la sua mail, pubblicata da Wikileaks, è consultabile da chiunque  che un regime change in Siria avrebbe indotto Israele ad accettare un accordo sul nucleare iraniano. Anche la UE difende l’accordo del 2016. Adesso salta tutto così?

 Ovviamente: l‘identificazione dei fini della superpotenza con quelli messianici di Israele è assoluta. Del resto la “religione civica” Usa è imbevuta di eccezionalismo biblico, quasi tutti gli americani sentono profondamente di essere “la sola nazione necessaria”, la “benedetta da Dio”, “God’s most favoured nation”. In più, c’è un vecchio odio che nasce dalla crisi degli ostaggi, quando i giovani islamisti iraniani — commettendo un grave errore — occuparono l’ambasciata USA tenendo in ostaggio il personale per più di un anno (1979-81); un tentativo di liberare quegli ostaggi con un’incursione di forze speciali fallì miseramente nell’aprile 1980, aumentando l’odio (anche gli americani scoprirono di non essere onnipotenti, come sembrano nei film di guerra Made in Hollywood, e questo deve essere lavato col sangue).
Da dopo l’11 settembre 2001, che fu il colpo di Stato con cui la lobby israeliana (neocon) prese veramente e totalmente possesso della politica estera USA per i suoi scopi, l’America rigetta ogni negoziato, tende a usare o minacciare soltanto la forza schiacciante. Siamo un impero ormai, noi creiamo la nostra realtà”, disse nel 2004 un uomo molto vicino al presidente Bush jr, un neocon, allo scrittore Ron Suskind: nella visione neocon un “impero” è un potere che non ha bisogno di tenere conto della realtà oggettiva, perché la crea come gli serve.
Non si creda che sia un discorso teorico. Per niente. Proprio il 2 maggio, un tribunale di New York ha sancito che l’Iran deve risarcire le vittime dellʼ11 settembre.
Ora, mai prima l’Iran era stato accusato di essere colpevole dei mega-attentati dell’11 Settembre, che si sono auto-inflitti i poteri forti Usa ed Israele, allo scopo di trascinare l’opinione pubblica nella lunga guerra al terrorismo globale”, che è il Piano Kivunim. A suo tempo hanno accusato Osama bin Laden, poi hanno accusato Saddam Hussein (per avere la scusa di invadere l’Iraq e smembrarlo); da ultimo Trump ha lasciato intendere che avrebbe chiesto il risarcimento ai sauditi. Poi i sauditi hanno pagato…
Adesso invece, di colpo, un giudice americano ingiunge all’Iran di pagare quei danni. Nemmeno si preoccupano, nemmeno fingono di avere le prove. E‘ evidente che non c’è nulla di vero, ma questo è solo il segno che l’Iran verrà attaccato, è il nuovo nemico da distruggere. Ecco qui un esempio di come loro creano la loro realtà”.
—  La presenza iraniana in Siria, conseguenza dell’appoggio militare di Teheran al governo di Assad, preoccupa Israele. Tel Aviv si sente minacciata.
 Israele, con 200 testate atomiche e la superpotenza al suo fianco, non è minacciata. Solo, la presenza di forze iraniane in Siria, il “corridoio sciita” Iran-Iraq-Hezbollah — che è in fondo la conseguenza delle loro azioni di sovversione, dei loro errori politico-militari — adesso mina il suo senso di onnipotenza.
—  Il premier israeliano Netanyahu continua a denunciare presunte, mai dimostrate, inadempienze iraniane nell’implementazione dell’accordo sul nucleare. L’Iran, secondo Netanyahu, ha mentito. Iran has lied. Di più: avrebbe un piano segreto per sviluppare armi nucleari.
—  Il piano segreto iraniano rivelato da Netanyahu è una ben evidente menzogna, come ha fatto notare la AIEA, l‘ente Onu di controllo della proliferazione nucleare. E‘ un altro modo con cui “creano la realtà”. Serve a preparare qualche tipo di intervento bellico definitivo, grandioso e schiacciante.
—  L’americano Paul Craig Roberts, ex direttore del Wall Street Journal, e sotto-segretario al tesoro USA ai tempi di Ronald Reagan, ha ripetutamente denunciato l’influenza della lobby israeliana negli Stati Uniti. Daltro canto, l’ex ambasciatore Sergio Romano ebbe una volta a definire Israele un utile cane da guardia degli USA nella regione [il Medio Oriente, ndr]. Che tipo di rapporto c’è tra Washington e Tel Aviv?
—  Ovviamente, sono gli USA ad essere l’utile cane da guardia di Israele in quest’area. Si sono rovinati la reputazione in Medio Oriente senza alcuna utilità per i propri interessi geopolitici, come i due importanti politologhi John J.Mearsheimer e Stephen Walt hanno illustrato nel loro The Israel Lobby and the US foreign policy, un saggio apparso ben 10 anni fa. Quando apparve sembrò che dovesse cambiare qualcosa nella politica americana. Non ha cambiato niente.
—  Nelle sue conferenze lei ha parlato di una partita geopolitica in corso da decenni in Medio Oriente tra “Asse sciita”, guidato dall’Iran, con Siria, Yemen e Hezbollah, e Israele, la cui egemonia gli Stati Uniti cercano di puntellare tramite, appunto, le “guerre per Israele”.
 No, in realtà ho detto che è stata Israele a creare un “asse sciita” ostile. Prima non c’era alcun asse sciita, e non ci sarebbe se Israele non avesse aggredito Hezbollah in Libano nel 2006, subendo una sconfitta e facendo di questa componente sciita del Libano una media e temibile potenza militare; poi facendo di tutto per rovesciare Assad e dare il potere in Siria a milizie jihadiste terroriste ed odiose, costringendo l’Iran ad intervenire in aiuto di Damasco; infine minacciando l’Iran di bombardare le sue centrali di arricchimento dell’uranio, di farlo bombardare dagli Usa, di aizzargli contro sauditi e wahabiti in genere. Tutto ciò è frutto sgradito delle loro sovversioni.
—  Che immagine deve farsi il lettore, per capire le lotte per il Medio Oriente, al di là di quanto scrivono i media mainstream sull’ “unica democrazia del Medio Oriente” minacciata dal “regime degli ayatollah”?
—  I lettori intelligenti devono capire questo. Ma ovviamente credono al contrario, agli ayatollah che aggrediscono l’unica democrazia del Medio Oriente, a Putin cattivo che uccide i bambini ad Aleppo eccetera, perché la lobby ebraica è presente in tutti i media occidentali, in tutte le direzioni di giornali e Tv, e controlla a suo vantaggio la “narrativa” mediatica. Israel Shamir li chiama “i padroni del Discorso”: loro dominano il discorso pubblico.
L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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