ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 12 maggio 2018

Il copione recitato dai novatori

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Sentir cattolico, pregar cattolico


Hanno sintetizzato in laboratorio una nuova religione spacciandola per aggiornamento pastorale, poi ce l’hanno inculcata con ogni tipo di indottrinamento e con forme di terrorismo psicologico da regime sovietico: chi osasse pensare con la sua testa di fedele cattolico, dotato del sensus fidei e dei doni dello Spirito Santo, è stato ridicolizzato, isolato, ostracizzato o calunniato. Ma chi, per grazia, ha resistito al lavaggio del cervello è sempre più confermato nel suo orientamento dall’indecente spettacolo di ciò che osserva nella Chiesa, frutto maturo di quel nuovo regime che, pur avendo mantenuto il nome e qualche sparuto elemento del precedente (giusto per confondere le idee), è tutt’altra cosa, in quanto non riconosce più alcuna autorità divina, ma solo l’arbitrio umano, che si è arrogato il potere di stravolgere anche ciò che è più sacro.

Il Signore della storia sta permettendo le atrocità e le ignominie di cui siamo testimoni per mostrare a cosa si riduce uno Stato che non pone più Dio a proprio fondamento e una Chiesa che non crede più in Lui, bensì nell’uomo. L’aborto, l’infanticidio e le manipolazioni genetiche sono la cifra più espressiva e drammatica di quanto è stato compiuto nella società e nelle anime: il senso religioso è stato crudamente espulso dai cuori ed evacuato come un escremento, così da trasformare le persone umane in automi incoscienti che producono e consumano, senza ulteriori prospettive. Per arrivare a questo, hanno divelto gli altari da quel mistico utero in cui nelle chiese, per essere formati all’eterna beatitudine, riceviamo la vita celeste; hanno strappato la Scrittura a quel grembo della Tradizione che l’ha generata, per poi sezionarla come un cadavere e amputarne quanto contraddiceva alle loro tesi prefabbricate; hanno estratto l’immutabile essenza dell’identità sacerdotale, tutta centrata sul Sacrificio redentore, per sostituirla con un nucleo estraneo e mutante, così da produrre un organismo adattabile a tutti i terreni.

Il copione recitato dai novatori riproduce in realtà uno schema vecchio di almeno mezzo millennio: il percorso seguito dall’anglicanesimo è molto simile per ciò che riguarda liturgia, insegnamento e ministero. Ciò che ancora manca alla realizzazione del loro nefasto programma è l’invalidazione del sacerdozio (con quella della Messa, di conseguenza) e l’orrenda, interminabile carneficina con cui i fedeli sudditi di Sua Maestà, capo della loro nuova religione, stritolarono i cattolici ricorrendo ai più crudeli e spaventosi supplizi. Ciò che succede oggi in Gran Bretagna è discendente diretto di quegli avvenimenti, soltanto moltiplicato dallo strapotere di una società segreta fondata, non a caso, da due pastori anglicani; ma che anche la gerarchia cattolica di quel Paese si sia infine allineata ad essa grida vendetta contro il Cielo e contro gli innumerevoli martiri.

Nel disperato tentativo di fornire una spiegazione plausibile a tale ignominiosa acquiescenza, mi è perfino venuto in mente che, forse, la magistratura britannica è in possesso di uno scottante dossier sul clero inglese con cui tiene i vescovi in pugno, visto quanto successo in Irlanda per annullare l’opposizione della Chiesa all’aborto. Non è da escludere, ma per cedere a un ricatto sarebbe bastato un vile silenzio. Invece la plateale, incondizionata approvazione del barbaro assassinio di Liverpool, scevra dal benché minimo dubbio morale, induce a pensare che la gerarchia cattolica sia passata armi e bagagli al nemico. D’altronde il giudice dell’Alta Corte ha potuto motivare la sentenza di morte citando il Romano Pontefice, che non ha fiatato contro la presunta strumentalizzazione delle sue parole, mentre il suo portavoce nel settore (che non nominiamo più per ragioni di decenza) si è profuso in dichiarazioni a favore. Per capire a fondo il balletto vaticano sulla vicenda, basta vedere la bizzarra maniera in cui monsignor Bergoglio e la dottoressa Enoc si sono stretti la mano; è chiaro che la massoneria prende molto sul serio le pari opportunità.

Capisco che gli animi evirati dall’ecclesialmente corretto provino disagio rispetto a certi inviti, ma chi ha la grazia di sentir cattolico – grazie a una lettura onesta, non addomesticata, di Scrittura e Tradizione non purgate – sa perfettamente che ad esso corrisponde pure un pregar cattolico. Fino a cinquant’anni fa, si è sempre invocato Dio contro i nemici reclamando il Suo intervento. Se Egli si è acquistato la Chiesa a prezzo del proprio sangue (cf. At 20, 28), essa ha tutto il diritto di pretendere di essere da Lui difesa da quanti la attaccano sia dall’esterno che dall’interno, sia fisicamente che spiritualmente. I salmi imprecatori sono testi ispirati dallo Spirito Santo e sono stati recitati da Gesù stesso durante la Sua vita terrena. Noi non siamo di quelli che si credono più perfetti della Trinità santissima; pertanto li usiamo per pregare prendendoli così come sono, senza espungerne nemmeno una parola. Noi non ci sentiamo padroni della Scrittura e della Liturgia, come certi luminari che starebbero meglio appesi al soffitto.

Chiedere insistentemente al Signore di intervenire per ripristinare l’ordine da Lui stabilito e violato da chi serve il diavolo è non soltanto lecito, ma doveroso: è giusto che l’osservanza dei sacrosanti diritti di Dio sia ristabilita, sia per l’onore che Gli spetta, sia per il bene dell’uomo. Esigere il castigo per chi li calpesta risponde a un’insopprimibile esigenza di giustizia che il Creatore stesso, facendolo a Sua immagine e somiglianza, ha posto nella coscienza dell’uomo. Non si tratta certo di augurare la pena eterna a chicchessia, ma di sollecitare dal Cielo una correzione che sarà salutare anche a chi sbaglia, specie se rimane sordo a qualsiasi avviso. Rammentargli il Giudizio e metterlo in guardia dal rischio di dannarsi, poi, è un’opera di misericordia; tutti i Santi lo hanno fatto, spesso con prediche infiammate e severi ammonimenti. Chi sente cattolico, infatti, lo vede sul ciglio del baratro infernale, già avvolto dalle fiamme, e fa quel che può per ritrarlo di là.

Questo non significa certo anticipare una condanna definitiva o mettersi al posto dell’unico Giudice. Un genuino pregar cattolico è esente dall’agitazione dell’ego, dato che, confidando nell’onnipotente Provvidenza divina, si rimette fiducioso alle Sue infallibili disposizioni. Patientes igitur estote, fratres, usque ad adventum Domini […] quoniam adventus Domini appropinquavit. […] Ecce, iudex ante ianuam assistit (Gc 5, 7-9; stavolta lo lascio in latino per costringervi a cercarlo nella Bibbia e a meditarci su). Non c’è nulla di più salutare e consolante che assaporare la Parola divina – anche quando ci turba – piuttosto che frastornarci con tante parole umane che non cambiano i cuori in meglio, a meno che non siano veicolo di verità e di profezia, in quanto ispirate dalla prima. Un sentir cattolico non separa questa meditazione dalla preghiera né dalla grazia sacramentale, che consentono di attuare nella vita le parole del Signore che ne sono oggetto.

Sit autem sermo vester: est, est; non, non ; ut non sub iudicio decidatis (Gc 5, 12). Un autentico cattolico dice la verità con semplicità, senza nasconderla né manipolarla, perché «il di più viene dal maligno» (Mt 5, 37). La perfida Albione ha sancito il pubblico trionfo dei demoni, i quali, dopo il sacrificio umano loro offerto con l’avallo della gerarchia, si son dati a una danza sfrenata. Se questo ci strazia il cuore, ricorriamo ai mezzi che il Signore ci ha lasciato: Tristatur aliquis vestrum? Oret. Aequo animo est? Psallat (Gc 5, 13). Abbiamo a disposizione tutto il necessario per resistere e per portare a termine la missione affidataci. Chi prega cattolico è immancabilmente consolato, istruito, diretto, fino ad essere elevato al godimento della «pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza» (Fil 4, 7), custodendo il suo cuore e i suoi pensieri in Cristo Gesù. Tristitia vestra vertetur in gaudium […] et gaudium vestrum nemo tollet a vobis (Gv 16, 20.22): crediamo o no alle Sue promesse?

Beato l’uomo che tu istruisci, Signore, e che ammaestri nella tua legge, per dargli riposo nei giorni di sventura, finché all’empio non sia scavata la fossa. Perché il Signore non respinge il suo popolo, la sua eredità non la può abbandonare; ma il giudizio si volgerà a giustizia, la seguiranno tutti i retti di cuore. Chi sorgerà per me contro i malvagi? Chi starà con me contro i malfattori? Se il Signore non fosse il mio aiuto, in breve io abiterei nel regno del silenzio. Quando dicevo: «Il mio piede vacilla», la tua grazia, Signore, mi ha sostenuto. Quand’ero oppresso dall’angoscia, il tuo conforto mi ha consolato. Può essere tuo alleato un tribunale iniquo, che fa angherie contro la legge? Si avventano contro la vita del giusto e condannano il sangue innocente. Ma il Signore è la mia difesa, roccia del mio rifugio è il mio Dio. Egli ritorcerà contro di essi la loro malizia, per la loro perfidia li farà perire, li farà perire il Signore, nostro Dio (Sal 93, 12-23).

Pubblicato da Elia
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