ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 25 maggio 2018

«Ma gli uomini hanno preferito le tenebre»

SARAH: L’OCCIDENTE, UNA BARCA UBRIACA NELLA NOTTE. PERCHÉ È SENZA LA LUCE DI DIO.

L’amico Miguel Cuartero, titolare del blog “La testa del serpente”, e autore del bel libro“Nostra Signora che scioglie i nodi. Storia di una devozione mariana”, ci ha inviato il testo integrale dell’omelia che il cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, ha pronunciato in occasione del pellegrinaggio di Pentecoste, di Notre Dame de Paris e della cattedrale di Chartres. Ve lo offriamo, perché ci sembra un testo di grande spessore e importanza, e degno di essere letto, soprattutto dai giovani. Giustamente temiamo che al prossimo Sinodo i giovani avranno poche occasioni di sentire interventi di questo livello, e densità.

36° Pellegrinaggio di Pentecoste (Parigi – Chartres)
L’omelia del Card. Robert Sarah 
Si è concluso il 36° pellegrinaggio di Pentecosteorganizzato dall’associazione laicaleNotre-Dame de Chrétienté. Un appuntamento annuale che prevede tre giorni di cammino, un percorso di 100 km, dalla cattedrale Notre-Dame di Parigi a quella di Chartres. Più di 10mila pellegrini sono partiti alla Vigilia di Pentecoste per concludere il loro pellegrinaggio lunedì 21 maggio con un’ Eucaristia celebrata nella Forma Straordinaria del Rito Romano[1]. Una partecipazione straordinaria secondo gli organizzatori che parlano di un incremento di 10% rispetto allo scorso anno e di una età media in continuo calo assestata attorno ai 21 anni. La solenne celebrazione è stata presieduta da il cardinale guineano Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e ha visto la partecipazione straordinaria di circa 15mila pellegrini, provenienti da tutto il Paese e dall’estero, molti dei quali costretti ad accamparsi fuori dalla cattedrale. Numerosi i sacerdoti, i religiosi e le religiose. Moltissimi i giovanie intere famiglie con bambini (come si può osservare nelle immagini dei servizi della televisione francese qui sotto e in fondo all’articolo). La processione è stata affidata alla protezione di San Giuseppe, “padre, sposo e servitore”. In processione anche la teca con una straordinaria reliquia: il cuore di San Pio da Pietrelcina.
L’omelia del cardinale ha preso le mosse dal Vangelo di Giovanni proclamato durante la liturgia(Gv. 3,16-21). A partire da questo testo, ed in particolare dal versetto 19 («La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce») il cardinale Sarah ha affrontato diversi temi come la scelta radicale per Dio e la secolarizzazione dell’Occidente che ha rifiutato la Luce.
Il card. Sarah si è rivolto ai sacerdoti parlando dell’importanza dell’Eucaristia – celebrata nel silenzio e nel raccoglimento – come fulcro del ministero presbiterale. Parlando del celibato e dell’idea di ammettere al sacerdozio uomini sposati, il cardinale ha denunciato la tentazione di creare «un sacerdozio a misura umana» promuovendo una pratica che violerebbe la tradizione apostolica. Ai genitoriha ricordato il fondamentale ruolo di educare i propri figli alla Luce di Cristo, sapendo che sarà necessario «lottare contro il vento dominante»; a loro ha anche parlato del «ruolo profetico» affidatogli dall’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI: quello di essere «guardiani intelligenti dell’ordine naturale». Il cardinale si è rivolto in modo particolare ai giovani– accorsi numerosi all’evento – invitandoli ad avere il coraggio di rinunciare al mondo, di andare controcorrente, senza paura scegliendo la Luce di Dio che non delude mai («Gesù vi darà tutto! […] non perderete nulla, guadagnerete l’unica gioia che non delude mai»). Ai giovani ha chiesto di opporsi alle leggi “contro natura” e “contro la vita” e ha rivolto, infine, un particolare appello a rispondere alla chiamata di Dio, rinunciando a tutto per seguire radicalmente Lui, scegliendo la strada del sacerdozio o della vita consacrata.
Di seguito il testo tradotto dall’originale francese:
***
Permettetemi innanzitutto di ringraziare calorosamente Sua Eccellenza il vescovo Philippe Christory, Vescovo di Chartres, per il suo fraterno benvenuto in questa splendida Cattedrale.
Cari Pellegrini di Chartres,
«La luce è venuta nel mondo» ci dice Gesù nel Vangelo di oggi (Gv 3,16-21) «ma gli uomini hanno preferito le tenebre».
E voi, cari pellegrini, avete accolto l’unica luce che non delude: quella di Dio?Avete camminato per tre giorni, pregato, cantato, avete sofferto sotto il sole e sotto la pioggia: avete accolto la luce nei vostri cuori? Avete davvero abbandonato l’oscurità? Avete scelto di percorrere la Via seguendo Gesù, che è la Luce del mondo? Cari amici, permettetemi di porvi questa domanda radicale, perché se Dio non è la nostra luce, tutto il resto diventa inutile. Senza Dio tutto è buio!
Dio è venuto a noi, si è fatto uomo.Ci ha rivelato l’unica verità che salva, è morto per redimerci dal peccato, e a Pentecoste ci ha donato lo Spirito Santo, ci ha donato la luce della fede… Ma noi preferiamo le tenebre!
Guardiamo intorno a noi, la società occidentale: ha scelto di organizzarsi senza Dio, e ora è abbandonata alle luci appariscenti e ingannevoli della società dei consumi, del profitto a tutti i costi e dell’individualismo frenetico. Un mondo senza Dio è un mondo di tenebre, bugie ed egoismo.
Senza la luce di Dio, la società occidentale è diventata come una barca ubriaca nella notte.Non c’è abbastanza amore per accogliere i bambini, proteggerli nell’utero della madre, proteggerli dall’aggressione della pornografia. Priva della luce di Dio, la società occidentale non sa più rispettare i suoi anziani, accompagnare i malati alla morte, dare spazio ai più poveri e ai più deboli. È abbandonata all’oscurità della paura, della tristezza e dell’isolamento. Non ha altro da offrire che il vuoto e il nulla.
Permette di proliferare le ideologie più pazze. Una società occidentale senza Dio può diventare la culla di un terrorismo etico e morale più virulento e più distruttivo del terrorismo islamista.Ricorda che Gesù ci ha detto: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10,28).
Cari amici, perdonatemi questa descrizione, ma bisogna essere lucidi e realisti.Se vi parlo in questo modo è perché nel mio cuore di sacerdote e di pastore provo compassione per tante anime disorientate, perdute, tristi, preoccupate e sole.
Chi li condurrà alla luce?Chi mostrerà loro la via della Verità, l’unica vera via della libertà che è quella della Croce? Li lasceremo cadere nell’errore, nel nichilismo senza speranza o nell’islamismo aggressivo senza fare nulla? Dobbiamo proclamare al mondo che la nostra speranza ha un nome: Gesù Cristo,l’unico salvatore del mondo e dell’umanità.
Cari pellegrini di Francia, guardate questa cattedrale,i vostri antenati la costruirono per proclamare la loro fede. Tutto nella sua architettura, nella sua struttura, nelle sue vetrate proclama la gioia di essere salvato e amato da Dio. I vostri antenati non erano perfetti, non erano senza peccato, ma volevano lasciare che la luce della fede illuminasse la loro oscurità.
Anche oggi, popolo di Francia, svegliati, scegli la Luce, rinuncia alle tenebre!
Come si fa? Il Vangelo ci risponde: chi agisce secondo la verità viene alla luce. Lasciamo che la luce dello Spirito Santo illumini concretamente le nostre vite, semplicemente e anche nelle aree più intime del nostro essere più profondo. Agire secondo la verità è innanzitutto mettere Dio al centro della nostra vita così come la croce è il centro di questa cattedrale.
Fratelli miei, scegliete di rivolgervi a Lui ogni giorno. In questo momento, prendiamo l’impegno di prendere qualche minuto di silenzio ogni giorno per rivolgersi a Dio e dirgli: Signore, regna in me, ti offro tutta la mia vita.
Cari pellegrini, senza silenzio non c’è luce. Le tenebre si nutrono del rumore incessante di questo mondo che ci impedisce di rivolgerci verso Dio. Prendiamo, per esempio, la liturgia della Messa di oggi. Ci porta all’adorazione, al timore filiale e amoroso innanzi alla grandezza di Dio. Essa culmina nella consacrazione dove tutti insieme rivolti verso l’altare, lo sguardo puntato verso l’Ostia, verso la Croce, ci comunichiamo in silenzio, nel raccoglimento e nell’adorazione.
Fratelli, amiamo queste liturgie che ci fanno assaporare la presenza silenziosa e trascendente di Dio e ci fanno rivolgere verso il Signore.
Cari fratelli sacerdoti, ora mi dirigo a voi in maniera speciale.
Il Santo Sacrificio della Messa è il luogo dove troverete la luce per il vostro ministero.Il mondo in cui viviamo ci sollecita incessantemente. Siamo costantemente in movimento. Corriamo il grande pericolo di considerarci degli “assistenti sociali”. Non porteremo più al mondo la Luce di Dio bensì la nostra propria luce che non è quella che gli uomini attendono.
Rivolgiamoci a Dio, in una celebrazione liturgica di raccoglimento, piena di rispetto, silenzio e sacralità. Non inventiamo nulla nella liturgia, riceviamo tutto da Dio e dalla Chiesa. Non cerchiamo lo spettacolo o il successo. La liturgia ci insegna che essere prete non significa innanzitutto fare molte cose. È stare con il Signore sulla Croce. La liturgia è il luogo in cui l’uomo incontra Dio faccia a faccia. È il momento più sublime in cui Dio ci insegna ad essere «conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29). Non è, non deve essere un occasione di lacerazione, di lotta e di contese.
Nella forma ordinaria del rito romano come nella forma straordinaria, l’essenziale è volgere lo sguardo verso la croce, verso Cristo, il nostro Oriente, il nostro tutto, il nostro unico orizzonte. Sia nella forma ordinaria, sia nella forma straordinaria, celebriamo sempre, come in questo giorno, secondo quanto insegna il Concilio Vaticano II, con una nobile semplicità, senza inutili sovraccarichi, senza estetica fattiva e teatrale ma con senso del sacro, avendo come prima preoccupazione la gloria di Dio e con un vero spirito di figli della Chiesa di oggi e per sempre.
Cari fratelli sacerdoti, abbiate sempre questa certezza: stare con Cristo sulla Croce è ciò che il celibato sacerdotale proclama al mondo.Il nuovo progetto che alcuni hanno suggerito di separare il celibato dal sacerdozio per conferire il sacramento dell’ordine a degli uomini sposati, i “viri probati”, adducendo delle ragioni o delle necessità pastorali, produrrà in realtà la grave conseguenza di rompere definitivamente con la tradizione apostolica.
Si vorrebbe fabbricare un sacerdozio su misura umana, ma così non si sta perpetuando, non si sta estendendo il sacerdozio di Cristo, obbediente, povero e casto. Perché in effetti il ​​sacerdote non è solo un Alter Christus, un altro Cristo. È davveroIpse Christus, Cristo stesso. Ed è per questo che, seguendo Cristo e la Chiesa, il sacerdote sarà sempre un segno di contraddizione.
E voi cari cristiani, laici impegnati nella vita della città,a voi dico con forza: “non abbiate paura!” Non abbiate paura di portare in questo mondo la Luce di Cristo. La vostra prima testimonianza dev’essere la vostra vita, il vostro esempio. Non nascondete la fonte della vostra speranza, al contrario, proclamate, testimoniate, evangelizzate. La Chiesa ha bisogno di voi. Ricordate a tutti ciò che solo «Cristo crocifisso rivela il senso autentico della libertà» (Veritatis Splendor85).
A voi, cari genitori, vorrei rivolgere un messaggio del tutto particolare. Essere padre e madre di famiglia, nel mondo di oggi, è un’avventura difficile, piena di sofferenze, di ostacoli e di preoccupazioni. La chiesa vi ringrazia. Si, grazie per il dono generoso di voi stessi. Abbiate il coraggio di crescere i vostri figli alla Luce di Cristo. A volte bisognerà lottare contro il vento dominante, sopportare il disprezzo e le prese in giro del mondo, ma non siamo qui per compiacere il mondo. Noi proclamiamo Cristo crocifisso, «scandalo per gli ebrei e pazzia per i gentili» (1 Cor. 1, 23-24). Non abbiate paura, non arrendetevi.
La Chiesa, attraverso la voce dei papi, specialmente dall’enciclica Humanae Vitae, vi affida una missione profetica: testimoniare davanti a tutti la vostra gioiosa fiducia in Dio che ci ha resi guardiani intelligenti dell’ordine naturale. Voi annunciate ciò che Gesù ci ha rivelato attraverso la sua vita. Cari padri e madri, la Chiesa vi ama, amate la Chiesa. Amate vostra madre.
In fine, mi rivolgo a voi, a voi i più giovaniche siete qui molto numerosi. Vi prego di ascoltare soprattutto un anziano che ha più autorità di me. Si tratta dell’evangelista San Giovanni. Oltre all’esempio della sua vita, San Giovanni ha anche lasciato un messaggio scritto ai giovani. Nella sua prima lettera, leggiamo queste commoventi parole di un anziano ai giovani delle chiese che egli aveva fondato. Ascoltate questa voce forte di un anziano: «Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno. Non amate né il mondo, né le cose del mondo!» (1Gv 2, 14-15).
Il mondo che noi non dobbiamo amare, commenta il padre Cantalamessa nella sua omelia del Venerdì Santo, e al quale non dobbiamo conformarci, non è – lo sappiamo bene – il mondo creato e amato da Dio. Non sono le persone del mondo, verso le quali, al contrario dobbiamo sempre andare, soprattutto i poveri e i più fragili, per amarli e servirli umilmente.
No! Il mondo da non amare è un altro.È il mondo così come è diventato sotto il dominio di Satana e del peccato.È il mondo delle ideologie che negano la natura umana e distruggono le famiglie. È il mondo delle strutture delle Nazioni Unite (“onusiennes”) che impone imperativamente una nuova etica globale a cui tutti dovremmo sottometterci. Ma un grande scrittore britannico del secolo scorso, il T.S. Eliot, ha scritto tre versi che dicono più di interi libri: «Nel mondo dei fuggiaschi, chiunque si muove nella direzione opposta sembrerà un disertore».
Cari giovani, se ad un anziano come lo era san Giovanni è permesso parlare direttamente a voi, vi esorto anche io e vi dico: “Avete sconfitto il maligno”.Combattete ogni legge che vada contro natura e che vogliano imporvi, opponetevi a ogni legge contro la vitae contro la famiglia, siate di quelli che prendono la direzione opposta. Abbiate il coraggio di andare controcorrente. Per noi cristiani, la direzione opposta non è un luogo, è una persona: è Gesù Cristo, nostro amico e nostro redentore.
Un compito è stato assegnato in modo particolare a voi giovani: quello di salvare l’amore umano dalla tragica deriva in cui è caduto: l’amore, che non è più il dono di sé ma solo il possesso dell’altro, un possesso spesso violento e tirannico. Sulla Croce, Dio si è fatto uomo e ci ha rivelato che Lui è “Agape”, ossia l’Amore che si dona fino alla morte. Amare veramente è morire per l’altro, come il giovane poliziotto, il colonnello Arnaud Beltrame!
Cari giovani, senza dubbio sperimentate spesso, nella vostra anima, la lotta dell’oscurità e della luce, a volte siete sedotti dai facili piaceri di questo mondo. Con tutto il mio cuore di sacerdote, vi dico: non esitate, Gesù vi darà tutto. Seguendolo a essere santi, non perderete nulla, guadagnerete l’unica gioia che non delude mai. Cari giovani, se oggi Cristo vi chiama a seguirlo come sacerdote, come religioso o religiosa, non esitate, ditegli «fiat», un sì entusiastico e incondizionato. Dio vuole aver bisogno di voi. Che gioia, che grazia
L’Occidente è stato evangelizzato da santi e martiri. Voi, giovani di oggi, sarete i santi e i martiri che le nazioni attendono per una nuova evangelizzazione. Le vostre terre hanno sete di Cristo, non deludeteli. La Chiesa si fida di voi. Prego che molti di voi rispondano oggi, durante questa Messa, alla chiamata di Dio a seguirlo, a lasciare tutto per Lui, per la sua Luce. Quando Dio chiama è radicale. Egli ci chiama interamente, fino al dono totale, al martirio del corpo o del cuore.
Caro popolo di Francia, sono i monasteri che hanno costruito la civiltàdel vostro paese. Sono le persone, gli uomini e le donne, che hanno accettato di seguire Gesù fino alla fine, radicalmente, coloro che hanno costruito l’Europa cristiana. Questo perché hanno cercato solo Dio, hanno così costruito una civiltà bella e pacifica come questa cattedrale.
Popolo di Francia, popoli dell’Occidente, non troverete la pace e la gioia se non cercando Dio solo. Tornate alle vostre radici, tornate alla fonte, tornate ai monasteri. Sì, tutti voi, abbiate il coraggio di trascorrere qualche giorno in un monastero. In questo mondo di turbolenze, bruttezza e tristezza, i monasteri sono oasi di bellezza e gioia. Sperimenterete che è possibile mettere concretamente Dio al centro della propria vita, sperimenterete l’unica gioia che non passa mai.
Cari pellegrini, rinunciamo all’oscurità. Scegliamo la Luce! Chiediamo alla Beata Vergine Maria di insegnarci a dire fiat, cioè “sì”, pienamente come lo ha detto Lei, di insegnarci ad accogliere la luce dello Spirito Santo, come lo ha fatto lei. In questo giorno in cui, grazie alla sollecitudine del Santo Padre Papa Francesco, celebriamo Maria, Madre della Chiesa, chiediamo a questa santissima madre di avere un cuore come il suo, un cuore che non rifiuta nulla a Dio, un cuore ardente di amore per la gloria di Dio, desideroso di annunciare agli uomini la buona notizia, un cuore generoso, un cuore ampio come il cuore di Maria, dalle dimensioni della Chiesa, dalle dimensioni del cuore di Gesù.
(traduzione Miguel Cuartero Samperi)
[1]    Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi» (Benedetto XVI, Motu ProprioSummorum Pontificum).
Marco Tosatti 
http://www.marcotosatti.com/2018/05/25/sarah-loccidente-una-barca-ubriaca-nella-notte-perche-e-senza-la-luce-di-dio/



Francesco ha detto a un omosessuale nel maggio 2018: "Dio ti ha fatto così e ti ama così"


Foto: © gloria.tv, CC BY-ND#newsZbrnrijfdv
Fonte secolare: Francesco destabilizza insegnamento Cattolico su Omosessualità


La recente affermazione di papa Francesco, che Dio crea e ama gli omosessuali per come sono, contraddice l'insegnamento Cattolico, ha notato Damon Linker su theweek.com (23 maggio), una fonte secolare.

Linker comprende che Francesco promulga in effetti "due verità". Egli afferma la dottrina Cattolica ufficiale "mentre sottilmente la destabilizza con un insegnamento pastorale meno stringente."

Per Linker, questa è una "riforma mascherata". Egli è convinto "che il seme [marcio] piantato ora con un conflitto minimo porterà a frutti [marci] nel futuro con ancor meno conflitto".

Linker è convinto che "questo è proprio ciò che ha in mente papa Francesco".

Foto: © Mazur, catholicnews.org.uk, CC BY-NC-ND#newsHnkjxjdjfi

Quello “stilum” nella carne di una Chiesa smarrita

    Il primo papa che ho seguito come cronista è stato Giovanni Paolo II e ricordo bene i miei tentativi, spesso vani, di dipingerlo al di là dei cliché stabiliti dalla grande stampa. Siccome viaggiava moltissimo e i giovani andavano in massa ai suoi incontri, i giornali lanciavano osanna al “papa globetrotter”, al “papa dei giovani”, al “papa moderno”, e ne mettevano in  risalto le qualità di attore e intrattenitore, ma parlavano pochissimo delle proposte, assai controcorrente e per niente “moderne”, che il papa polacco faceva agli uomini e alle donne del suo tempo. In realtà Wojtyła non fu mai, semplicemente, un one man show, un fascinoso affabulatore. E non fu per niente “moderno”. Fu anzi un mistico, un autentico contemplativo di stampo quasi medievale, e proprio dal suo misticismo, dalla sua unione con Dio, che andava ben oltre l’esperienza comune, traeva l’energia che gli permetteva di realizzare le sue imprese.
Più difficile ancora è stato andare in controtendenza rispetto all’immagine appiccicata addosso a Benedetto XVI, quella di “pastore tedesco” della dottrina e di plumbeo inquisitore. Certo, nessuno mette in dubbio che Joseph Ratzinger sia stato caparbio nel difendere la fede, ma nulla fu più lontano da lui, sul piano sia del magistero sia del carattere, della durezza intesa come mancanza di sensibilità e come tetraggine. Per me, anzi, è stato il papa della dolcezza e della gioia. E che dire di chi, dipingendolo come arcigno teologo, lasciava intendere che fosse troppo astruso e lontano dalla gente? In realtà è stato il papa dell’intelligenza cristiana espressa nella forma più limpida, come mi hanno detto tante persone che, pur non essendo particolarmente ferrate in filosofia e teologia, lo hanno capito benissimo, lo hanno apprezzato, gli hanno voluto bene e continuano a sentirlo vicino.
Quanto a papa Francesco, l’operazione di etichettatura compiuta dai mass media è stata velocissima. Erano trascorsi soltanto pochi istanti dalla sua prima apparizione alla loggia centrale della basilica vaticana, quel 13 marzo del 2013, e già avevamo il papa semplice, umile, dialogante, francescano nel senso più superficiale del termine. Un’etichetta che di giorno in giorno non ha fatto altro che appiccicarsi in modo ancora più deciso, grazie ad abbondanti dosi di stucchevole melassa, quel sentimentalismo sdolcinato al quale i mass media ricorrono in dosi massicce, e con gran sprezzo del ridicolo, quando decidono di creare un personaggio che deve essere amato senza se e senza ma.
Ecco perché dico che oggi fare il vaticanista non significa soltanto cercare di spiegare, ma significa anche (forse soprattutto) andare contro i cliché prefabbricati dalla grande macchina dell’informazione. Un’attività che, nel caso del pontificato di Bergoglio, ha coinciso con una vera e propria opera di controinformazione, perché si è trattato di smascherare, svelare, mettere a nudo. Con tutto ciò che comporta.
Un’attività del genere non può essere svolta in mancanza, almeno, di tre risorse: buone fonti, indipendenza di giudizio e onestà intellettuale. E che Marco Tosatti possieda tutte e tre queste risorse, oltre a molte altre, credo sia fuori discussione. Inoltre, da quando scrive su Stilum Curiae, il suo frequentatissimo blog, ha acquisito un’indole corsara che lo rende ancora più ficcante e convincente.
Un grande vaticanista del passato, il compianto Benny Lai, disse: “Uno scoop vaticano non è anticipare una notizia. È piuttosto dare la giusta lettura di una notizia. Oggi, in pochi sono in grado di capirlo”. È proprio così. E fra quei pochi che sono in grado di capirlo, e di farlo, c’è sicuramente Marco Tosatti, questo gentleman del giornalismo che sotto un aplomb anglosassone, non privo di autoironia, nasconde l’anima dell’incursore, sempre al servizio di sua maestà la Verità.
Da buon 007, Tosatti ama le sfide, e con Stilum Curiae gioca a tutto campo. Che si tratti di un’enciclica o di una nomina vescovile, di un viaggio papale o di un pettegolezzo curiale, di uno scandalo da svelare o di una grande questione culturale da sviscerare, lui è lì, impavido, e fornisce al lettore, assetato di informazioni non asservite, tutte le chiavi di lettura di cui dispone. Mettendoci la faccia.
Una volta, in un’intervista, Marco ha detto: “Un vaticanista è prima di ogni altra cosa un giornalista. Vale a dire che il suo compito è quello di informare, nel modo più veritiero e corretto possibile”. Sembra quasi un’ovvietà, ma oggi non è mica tanto ovvio. Come nella politica, anche nella “vaticanistica” ormai ci si muove in bande e si ragiona in termini partitici: pro o conto il papa, pro o contro una certa linea. Sempre con l’attenzione rivolta al palazzo, al referente di turno. Cercare semplicemente di utilizzare il cervello, per mettersi al servizio del lettore, è diventata quasi una bizzarria.
Aldo Maria Valli
Tratto dalla prefazione al libro di Marco Tosatti Uno stilum nella carne. Diario impietoso di una Chiesa in uscita (e caduta) libera, Chorabooks, 2018

Ecco le 7 eresie di cui è accusato Papa Francesco

Ecco le 7 eresie di cui è accusato Papa Francesco
AFP PHOTO / POOL / Andrew Medichini
"Papa Francesco è eretico". Lo sostengono 62 sacerdoti e studiosi cattolici che, con una lettera di 25 pagine, accusano il Pontefice di aver pronunciato ben 7 eresie. Ad essere presi di mira sono soprattutto alcuni passaggi di Amoris laetitia, l'esortazione apostolica sulla famiglia, con la quale il Pontefice ha sostanzialmente aperto ai divorziati, concedendo ai risposati di accedere ai sacramenti. Quali sono,quindi, le 7 presunte false affermazioni di cui è accusato Papa Francesco? Il testo della lettera le contiene enunciate anche in latino.
1) “Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave”.
2) “I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono more uxorio con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità”.
3) “Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione”.
4) “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”.
5) “La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio”.
6) “I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite”.
7) “Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi”.
"Tutte queste proposizioni - concludono i firmatari - contraddicono verità divinamente rivelate che i cattolici devono credere con assenso di fede divina. Esse sono state già identificate come eresie nella petizione riguardante Amoris laetitia che fu inviata da 45 studiosi cattolici ai Cardinali e ai Patriarchi delle Chiese Orientali. È necessario per il bene delle anime che esse siano ancora una volta condannate dall’autorità della Chiesa". Mediante "parole, atti e omissioni" Papa Francesco avrebbe dunque "causato grande e imminente pericolo per le anime".