ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 8 maggio 2018

Senza alcuna scusante

LA CRISI DEI PASTORI



La crisi della Chiesa è "la crisi dei suoi pastori". Qual è il compito affidato ai pastori del "gregge di Cristo", ai vescovi e agli arcivescovi che svolgono le loro funzioni all’interno delle rispettive diocesi e arcidiocesi ? di Francesco Lamendola  

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Qual è il compito affidato ai pastori del gregge di Cristo, ai vescovi e agli arcivescovi che svolgono le loro funzioni all’interno delle rispettive diocesi e arcidiocesi? In primissimo luogo, quello di insegnare la Buona Novella e istruire le pecorelle affinché ricevano tutti gli strumenti atti alla salvezza dell’anima. Dunque, la cosa più importante di tutte non è rilasciare interviste, apparire in televisione, esprimere pareri e opinioni su tutto e di più, magari in ambito politico, o culturale, o comunque diverso da quello della fede; non è guadagnare le copertine dei giornali, e meno ancora far sì che il loro nome corra sulle bocche della gente, magari per le loro stranezze, ad esempio per le loro esibizioni canore dall’ambone della chiesa, o per la loro propensione a parlar male della Chiesa, della dottrina cattolica e della morale cattolica: al contrario, la cosa più importante di tutte è che essi custodiscano fedelmente, intatto e immacolato, il Deposito della fede, così come lo hanno ricevuto dalle mani dei loro predecessori, e, risalendo indietro, da quelle degli Apostoli, nonché di Gesù stesso. 

Lo dice san Paolo, nella Prima lettera a Timoteo; ma lo aveva detto, ancor meglio, Gesù Cristo, rivolgendosi a Simon Pietro, dopo la Resurrezione: Pasci le mie pecorelle! (Giovanni, 21, 17). Difficilmente si può dire, di un pastore, cosa più bella di questa: ha custodito il Deposito. Sono anche le parole con le quali Giuseppe Siri ha riassunto il significato complessivo del pontificato del defunto Pio XII (cfr. il nostro articolo: “Depositum custodi”: custodisci il deposito della fede, pubblicato sul sito dell’Accademia Nuova Italia  il 24/07/2017):
La dimensione di custode della tradizione è sottolineata anche dal cardinale Siri: “Questa opera magisteriale si volse in più direzioni tra loro collegate. La prima fu quella della verità rivelata. Essa è intoccabile. Quando Pio fu gravemente ammalato, nel 1954, ricevendo per brevi istanti un prelato e stringendogli le mani, disse: “Depositum custodi” [“Custodisci il deposito della fede”], Paolo, Prima lettera a Timoteo, 6, 20; n.d.a.]. Lui era la scolta vigilante. Della Rivelazione toccò in maniera decisa i punti fondamentali, intaccati i quali, tutto poteva essere intaccato. Questa opera magisteriale fu disegno e non pura casualità”.

Più precisamente, san Paolo esorta Timoteo a custodire il Deposito, a evitare le chiacchiere profane e a non lasciarsi ricattare dalle obiezioni della cosiddetta scienza. Non si poteva dire di più e meglio, con così poche parole: è una sintesi perfetta del magistero episcopale e, nello stesso tempo, pare una profezia degli errori in cui sono andati a cacciarsi, e a smarrirsi, tanti pastori – o sarebbe più giusto dire ex pastori – dei nostri giorni. Quanti vescovi hanno rinunciato a custodire il Deposito della fede, smaniosi di sempre più sconcertanti novità! Quel cardinale De Kesel, arcivescovo di Bruxelles, ad esempio, il quale, parlando con esponenti del mondo LGBT, ha detto loro che la Chiesa dovrebbe smetterla di condannare gli atti sessuali omofili, e che dovrebbe semmai pensare ad una qualche forma di riconoscimento per le unioni di persone dello stesso sesso. Insomma, una sorta di “sacramento” per celebrare le inversioni sodomitiche. E questo sarebbe custodire il Deposito della fede? Leggiamo ancora san Paolo (1 Corinzi, 6, 9-10):
O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. E ancora (Romani, 1, 24-27): Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. 

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Ma siamo proprio sicuri, che il "Gregge di Cristo" oggi, sia in buone mani ?

E quei vescovi che si abbandonano a chiacchiere profane, invece di esporre e spiegare la Parola di Dio, sono forse fedeli al mandato ricevuto? Quel vescovo Antonio Staglianò, di Noto, che “spiega” il Vangelo, dall’ambone, durante la santa Messa, cantando canzoni di Noemi e di Mengoni, abbassando la serietà del suo ufficio e la sacralità del rito al livello di uno spettacolo da discoteca, rispetta forse il suo mandato di vescovo, di maestro che insegna dalla cattedra la Parola di Dio? E quell’altro, l’arcivescovo di Palermo,Corrado Lorefice, che se ne va in bicicletta nel presbiterio della sua chiesa, osserva il decoro del suo ufficio e si mostra degno erede dei dodici Apostoli? Quanto alle obiezioni della cosiddetta scienza, quanti vescovi e uomini di Chiesa hanno subito questo ricatto, ai nostri giorni! E non della vera scienza, ma della cosiddetta scienza, cioè di quel sapere che pretende di porsi come assoluto, ma assoluto non è, né potrebbe mai essere, essendo sempre e solo un sapere umano, per giunta impregnato di materialismo, di naturalismo e di scetticismo irreligioso: eppure, come è stata rapida e incondizionata la resa dei falsi pastori! Tralasciando la fretta ingiustificata con cui la Chiesa, a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II, ha “riconosciuto” l’evoluzionismo darwiniano, forse per farsi perdonare (quattro secoli dopo!) il processo di Galilei, una teoria scientifica che nemmeno tutti gli scienziati hanno accettato, e rispetto alla quale Pio XII aveva mantenuto un atteggiamento di giusta e serena prudenza, che dire di tutti quei vescovi, i quali, suggestionati dai loro amici teologi, hanno accolto in pieno il paradigma scientista e laicista che fa loro leggere le Scritture con le lenti deformanti dello storicismo e del naturalismo, e che, di scetticismo in scetticismo, li porta a mettere in dubbio o a rifiutare, uno dopo l’altro, i miracoli di Gesù, poi la risurrezione di Gesù, infine la divinità di Gesù, e, naturalmente, la sua Presenza Reale nell’Eucaristia? Così si fanno contenti i “fratelli” luterani, che alla Presenza Reale non ci credono, e, indirettamente (ma forse è proprio questo il vero scopo!) si fanno contenti anche i giudei e gli islamici: i primi, togliendo di mezzo quel fastidioso Gesù Cristo che essi hanno rifiutato e crocefisso, che per loro è solo un falso profeta e per il cui assassinio non si sono mai sognati di domandare scusa, mentre gli ultimi papi, dopo il Concilio, si sono profusi in mille scuse verso di essi, per delle colpe vere e immaginarie, compreso l’immaginario “silenzio” di Pio XII sull’Olocausto; i secondi, perché non credono che Gesù sia stato un falso profeta, ma comunque lo ritengono solo un uomo, e giudicano sacrilego il culto a Lui tributato dai cristiani. E così, che bellezza, non ci saranno più nemici, la Chiesa avrà solo amici: tutti, protestanti, giudei, musulmani; peccato solo che, a quel punto, essa di cattolico avrà conservato il nome, ma non avrà più, oltre al nome, nient’altro. E a questo punto ci stiamo pericolosamente avvicinando: ad una Chiesa che non è più la vera Chiesa di Cristo, ma un’altra cosa, una contraffazione, una prostituta svergognata che vuol piacere al mondo, che vuole andare d’accordo con tutti, che alla croce preferisce gli applausi; e a un episcopato indegno, fanfarone, vile e apostatico, che non si sognerebbe mai di dare la vita per difendere il gregge che le è stato affidato, ma che, in compenso, non si stanca mai delle luci dei riflettori, della televisione, dalla stampa, delle autorità mondane e dei cosiddetti intellettuali laici che lodano quei pastori, come De Kesel, che parlano la lingua del mondo, ma tradiscono la Parola di Dio, senza alcuna scusante. E che dire del vescovo McMahon e del cardinale Nichols, che hanno abbandonato le loro pecorelle e si sono inginocchiati davanti alla cosiddettascienza medica?

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L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, che se ne va in bicicletta nel presbiterio della sua chiesa
  

La crisi della Chiesa è la crisi dei suoi pastori

di Francesco Lamendola

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