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martedì 8 maggio 2018

Un’eterna promessa

MADONNA DI POMPEI
Dalle tenebre alla luce: il Rosario che fa miracoli

Ricorre oggi la festa della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Una devozione che muove orde di pellegrini e vanta milioni di fedeli nel mondo. Tutto nacque da una miracolosa conversione che strappò un’anima dalle mani di Satana per consegnarla nella schiera dei Santi di Cristo. Un fatto che dal passato risuona oggi, per noi, come un’eterna promessa.



                                     La Madonna del Rosario di Pompei

Ricorre oggi la festa della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Una devozione che sin dall’8 maggio del 1876 - giorno in cui venne posata la prima pietra del Santuario mariano - spinge orde di pellegrini nella cittadella dell’entroterra napoletano e vanta milioni di fedeli in tutto il mondo. C’è un fatto però che forse non tutti conoscono, ma che fornisce la vera chiave di lettura all’origine di questo culto mariano: è la storia di una miracolosa conversione che strappò un’anima dalle mani di Satana per consegnarla alla schiera dei Santi e dei Beati di Cristo. Un fatto che dal passato risuona oggi, come un’eterna promessa: chi segue Maria su questa terra, non solo condivide con Lei il potere di schiacciare la testa al Serpente, ma guadagna con Ella la sicurezza di camminare sulla via della santità.


La storia è quella del Beato Bartolo Longo: è a lui che si deve la costruzione del Santuario di Pompei (1876-1891), fu sua la stesura della Supplica alla Vergine che la Chiesa cattolica recita ancor'oggi due volte l’anno (l’8 maggio e la prima domenica di ottobre) e, sempre a lui, si deve l’enorme opera di diffusione del Santo Rosario. Senonché, fu lo stesso Beato che - prima di diventare uno dei più ferventi apostoli di Maria - attraversò prove durissime. E dovette passare dentro un male così grande da renderne impensabile la liberazione, se non attraverso l’intercessione della Madonna per la maggior Gloria di Dio.

DALLE TENEBRE ALLA LUCE: COL ROSARIO IN MANO

Nato a Latiano (Brindisi) nel 1841 in una famiglia agiata e rinomata, Bartolo ricevette una formazione cattolica con ottimi risultati dal punto di vista scolastico e spirituale, tanto che sviluppò sin da piccolo una potente devozione mariana. Terminate le scuole però, il giovane Longo si reca a Napoli per avviarsi agli studi di giurisprudenza e fu proprio nella città campana che inizia ad entrare in contatto con ambienti massonici ed anticlericali. Negli anni del liberalismo risorgimentale e dell’Unità d’Italia, imperava infatti un forte anticlericalismo, supportato da una pressante cultura positivista. Sempre in quegli anni poi, si diffondeva con gran successo la corrente dello spiritismo.

Longo, affascinato dall’uno e dall’altro ambiente, iniziò a frequentare alcuni circoli dediti a queste pericolosissime pratiche: dalle riunioni in cui si invocavano gli spiriti dei defunti, all’ingresso nel mondo satanico il passo fu breve. Fino al punto in cui – racconterà lui stesso – ne rimase talmente invischiato da diventare a tutti gli effetti un “sacerdote di satana”. Quella tragica scelta fece precipitare il giovane Bartolo in una crisi spaventosa che lo distrusse fisicamente e psichicamente, tanto da portarlo più volte sull’orlo del suicidio. Ma fu proprio a questo punto che la Beata Vergine - Colei che da piccolo aveva tanto amato - arrivò a salvarlo.

Fu nel mezzo della disperazione e del buio totale che Bartolo, un bel giorno, sentì una voce: “Se cerchi salvezza, propaga il Rosario. È promessa di Maria”. All’improvviso, nel cuore coperto di tenebre, scese una grande pace e il giovane d’impeto alzò le braccia al Cielo e fece una solenne promessa: “Non uscirò da questa terra di Pompei senza aver qui propagato il tuo Rosario!”. Fu esattamente quello che accadde: con la guida spirituale del domenicano padre Alberto Radente, che la Madonna si premurò di mettergli al fianco, Bartolo cambiò radicalmente vita.

IL CARRO DI LETAME E LA PIOGGIA DI MIRACOLI

Fu così che Bartolo Longo decise di trasformare la Valle di Pompei, povera e dimenticata da tutti, nella Valle da cui lanciare la grande devozione al Santo Rosario in tutto il mondo. Al suo fianco nell’impresa, la Vergine non lo lasciò mai solo e gli mise, ancora una volta, un sostegno concreto: la Contessa Marianna De Fusco, proprietaria dell’intera vallata di Pompei, divenne sua infaticabile collaboratrice nonché amata sposa.

Come guidata dall’Alto, la devozione a Maria cominciò subito a crescere e si rese subito necessaria al culto un’immagine della Madonna da esporre nella vecchia chiesa parrocchiale della Valle ormai gremita dai fedeli. La storia narra così che il 13 novembre 1875, Longo fece arrivare un quadro, rintracciato grazie a padre Radente come dono di una religiosa, suor Maria Concetta De Litala. Era un quadro malconcio, in pessimo stato di conservazione, con le tarme e pezzi di colore mancanti, ma l’uomo decise di acquistarlo lo stesso e lo fece trasportare a Pompei sull’unico mezzo disponibile: un carrettiere che stava trasportando del letame.

Il quadro raffigurava la Madonna in trono, con Gesù Bambino in braccio, che porgeva la corona del Rosario a san Domenico e a santa Caterina da Siena. Tanto poco bastò alla Vergine: con l’avvento dell’immagine sacra, Ella iniziò ad elargire grazie e miracoli in abbondanza. Da quel momento la folla di pellegrini aumentò a tal punto che fu indispensabile la costruizione di una chiesa più grande. Con il benestare del vescovo di Nola, monsignor Giuseppe Formisano, l’8 maggio 1876 ebbero inizio i lavori per l'edificazione del nuovo tempio mariano, che terminò nel 1887.

Il quadro della Madonna, dopo essere stato opportunamente restaurato, venne sistemato su uno splendido trono. L’immagine venne poi incoronata con un diadema d’oro, ornato da più di 700 pietre preziose e ricevette la solenne benedizione di papa Leone XIII. In brevissimo tempo il luogo venne elevato al grado di Santuario e di Basilica Pontificia e confermato da milioni di pellegrini come Tempio dello Spirito, luogo di conversione e di riconciliazione, spazio di misericordia e di preghiera, rocca sicura nelle prove della fede.

PREGHIERE E SUPPLICHE, LA DEVOZIONE POPOLARE

Insieme alla recita quotidiana del Santo Rosario, la devozione alla Madonna di Pompei fornisce la compagnia e il supporto di altre forme di preghiera. La Novena d’Impetrazione alla Santa Vergine del Rosario di Pompei è stata composta, sempre ad opera del Bartolo Longo, a beneficio dei casi più disperati. Colpito da febbre tifoidea, si dice infatti che il Beato dopo la recita della Novena in devota contemplazione dell’icona della Madonna di Pompei, guarì improvvisamente e miracolosamente. Dopo di lui, altri e numerosi miracoli furono testimoniati e certificati in relazione alla Novena, non solo in Italia, ma anche in Europa, America, Cina, Africa e India; molti dei quali approvati da Vescovi con regolari processi canonici.

Vi è infine la nota Supplica alla Beata Vergine del Rosario di Pompei composta e recitata solennemente per la prima volta dal Beato Longo il 14 ottobre del 1883 con il titolo "Atto di Amore alla Vergine". Da quel momento in poi, per due volte all’anno (l’8 maggio e la prima domenica di ottobre) a mezzogiorno scatta la suggestiva “Ora del Mondo” in cui pompeiani e i fedeli del mondo partecipano alla recita corale davanti alla facciata del santuario. Ognuno per chiedere la propria grazia, la propria supplica, la propria invocazione, già certi della risposta di quella Madre che è pozzo di infinito amore e che, instancabilmente e inesorabilmente, ci vuole portare tutti al Vero Amore.

Costanza Signorelli
http://www.lanuovabq.it/it/dalle-tenebre-alla-luce-il-rosario-che-fa-miracoli

Apparizione di San Michele Arcangelo e supplica B.V.Maria della Valle di Pompei


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Il Beato Bartolo Longo ebbe un sincero e filiale amore verso la Vergine Maria, venerata in Pompei con il titolo del SS. Rosario, e nutrì una vera ed autentica devozione verso l’Arcangelo Michele che dichiarò essere “il naturale protettore” della Valle di Pompei e delle opere pompeiane. Il beato Longo volle che 2 volte l’anno si facesse la supplica in modo solenne alla Vergine del Rosario di Pompei: la prima domenica di ottobre che è il mese del rosario e l’8 maggio che è la festa dell’apparizione dell’arcangelo san Michele al Monte Gargano in Puglia, regione dell'italia meridionale di cui il Beato Bartolo Longo era originario. 8 maggio,a Monte Sant'Angelo si festeggia, la prima apparizione di San Michele Arcangelo. Di seguito il racconto delle origini della Festa dell'Apparizione di San Michele Arcangelo.Sul promontorio del Gargano, a 831 metri d'altezza, tra boschi secolari ed un mare cristallino, sorge la città di Monte Sant'Angelo: dalla sua posizione panoramica domina, a ovest, il Tavoliere delle Puglie e, a sud, il Golfo di Manfredonia.

La roccia su cui il paese si adagia è di natura calcarea e, per questo motivo, si aprono al suo interno numerose caverne tra cui notissima è quella di San Michele.

Le vicende di questa Grotta, designata dall'Arcangelo come sua sede terrena, costituiscono il fulcro dell'intera storia della città. Secondo la leggenda, qui San Michele apparve per ben quattro volte.Da questi eventi prodigiosi prese avvio la diffusione del culto micaelico nel mondo occidentale. Già a partire dal IV secolo, il culto dell'Arcangelo era ampiamente diffuso in Egitto, in Asia Minore e a Costantinopoli e si caratterizzava per alcuni elementi che, successivamente, si ritroveranno nella tradizione culturale garganica: lo scenario naturale, l'acqua risanatrice, le apparizioni. In Oriente, con poi anche in Occidente, S. Michele era venerato anzitutto nelle sue funzioni di guerriero: Capo delle Milizie celesti, combatté contro Satana per affermare la supremazia di Dio. Il suo nome infatti significa "Chi come Dio". Ma la sua figura era anche legata alla funzione di taumaturgo e di "psicopompo", cioè di pesatore delle anime.

La tradizione fa risalire l'avvio del culto miacaelico sulla montagna garganica intorno all'ultimo decennio del V sec, fissando al 490 – 492 – 493 le prime Tre Apparizioni. La ricostruzione della storia del Santuario e del culto di San Michele sul Gargano si sostanzia nel "Liber de apparizione Sancti Michaelis in Monte Gargano" (Apparitio), un'operetta agiografica datata tra il V e l'VIII secolo. Il "Liber" narra il racconto della Prima Apparizione, detta del "Toro", avvenuta proprio l'8 maggio.Un giorno un ricco signore di Siponto faceva pascolare gli armenti sulla montagna del Gargano. All'improvviso scomparve il più bel toro. Il padrone lo cercò affannosamente nei luoghi più nascosti e diruti fino a ritrovarlo sulla vetta della montagna, inginocchiato all'apertura di una spelonca. Preso dell'ira, scoccò una freccia contro l'animale ribelle ma, in modo inspiegabile, anziché colpire il toro, il dardo ferì al piede il ricco signore. Turbato per l'accaduto si recò dal vescovo di Siponto, Lorenzo, il quale, dopo aver ascoltato lo straordinario racconto, ordinò tre giorni di preghiera e penitenza. Allo scadere del terzo giorno, al presule apparve l'Angelo che gli disse: «Io sono l'Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta: io stesso ne sono vigile custode. (...) Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini. (...) Quel che sarà qui chiesto nella preghiera, sarà esaudito».

Anche la Seconda Apparizione è attestata, nel 492, all'8 maggio, in coincidenza della Vittoria dei Longobardi sui Bizantini che assediavano il Santuario. Tale Vittoria fu descritta negli ambienti longobardi come voluta e assicurata dallo stesso Arcangelo. Per questo San Michele divenne il loro patrono – protettore e l'8 maggio si attestò come dies festus.
Supplica alla Madonna di Pompei

(da recitarsi l'8 maggio e la prima domenica di ottobre a mezzogiorno)

Risultati immagini per supplica alla madonna di pompei testo originale



I. 
- O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.

Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete,Regina di pace e di perdono.

Salve Regina.

II. 
- È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l'ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiaravaMadre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.

Salve Regina.

III.
 - Che vi costa, o Maria, l'esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all'inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.

Voi siete l'Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.

Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti.Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c'ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.

Salve Regina.

Chiediamo la benedizione a Maria.

Un'ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l'amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.

Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del vostro Santuario.

Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al vostro Santo Rosario.

O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.

Ave Maria 

(vero testo della Supplica scritta dal beato Bartolo Longo)