ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 28 maggio 2018

Unicuique suum


QUANTE COSE ABBIAMO IMPARATO IN QUESTE ORE


Che  la Giustizia è una necessità radicale scritta nel cuore dell’uomo, non nei codici. Non nelle leggi positive. Sappiamo di aver subito una ingiustizia, qualunque cosa dicano la loro costituzione, i loro codici, le loro invenzioni “legali”  – o le loro tv e giornali.  Diventare coscienti di questa divaricazione, è la prima maturazione  politica: avere sete di giustizia, volontà di riscattare la Giustizia tradita dalle istituzioni.
Abbiamo imparato che “sovranità nazionale” e “libertà politica” sono la stessa cosa, che “populismo” è vera democrazia nel senso forte – potere del popolo  e quella che loro chiamano democrazia è una menzogna dell’oligarchia plutocratica transnazionale. Nell’interesse degli stranieri.
Abbiamo imparato che “Legalità” è priva di Legittimità. Che la “Legalità” vigente è profondamente illegittima,ossia delinquenziale. Spiegare la differenza tra legalità e legittimità, richiederebbe pagine di filosofia politica: ma lo abbiamo imparato sulla nostra carne, in poche ore,  e sappiamo, sentiamo, che oggi viviamo oppressi sotto la loro “legalità”.
Abbiamo imparato che la Libertà è una esigenza umana solenne e severa, che nulla ha a che vedere con le “libertà” che ci hanno regalato loro, con le loro ideologie liberiste e libertarie e “trasgressive”, i “diritti lgbt”,  le nozze gay, la  marijuana libera, la scelta eutanasia. Cominciamo a intuire che la Libertà, quella vera, ci è stata tolta nel mentre ci davano queste false che a loro costavano niente  –  che bisogna lottare per riconquistare la libertà, perché non è gratis. Tutti i libertarismi e liberismi, sono le ideologie del padrone che ci opprime: io loro media, tutti uguali, ci stanno in queste ore predicando che dobbiamo obbedire ai “mercati”, è perché  sono loro che ci prestano i soldi per pagare il debito. Il debito che hanno fatto i nostri kapò.

I tedeschi  hanno sciolto i Dobermann. E i  Kapò.

Abbiamo imparato che la Unione Europea non è una riunione di popoli liberi e uguali, con pari diritti e doveri., E’ un lager tedesco. E appena abbiamo provato a proporci di uscirne, loro hanno elettrificato i reticolati, sciolto i doberman e distribuito i bastoni ai kapò italiani, perché  punissero questi “insolenti”, disciplinassero a bastonate questi “mendicanti scrocconi” che osano ribellarsi.
Abbiamo imparato la Fraternità.  Ritrovato una Fraternità politica  di cui fino a ieri ci credevamo incapaci: “grillini” coi “leghisti”, meridionali insieme ai settentrionali, “giovani” che trovano in un vecchio di 81 anni la loro bandiera, prodromo speriamo di un fraternità fra generazioni. Fraternità politica, consapevole che ci è stata tolta la libertà e che bisogna essere e rimanere uniti per riconquistarla.
Noi “fratelli” non siamo la maggioranza del paese, non ci illudiamo nemmeno un attimo. Ma siamo la minoranza viva  e consapevole fra  la massa di zombi da discoteca e da cocaina. Siamo il Terzo Stato sveglio tra le amorfe masse gelatinose del Quinto Stato senza coscienza, senza capacità di organizzazione perché votato a obbedire ai propri impulsi primari, sesso droga rock,n,roll, esistenze sub-umane e corpuscolari.

Gli “americani” non ci aiuteranno

Qualche stimabile amico complottista aveva dato per certo che l’ascesa di Lega e M5S  avesse “l’imprimatur di Washington e Londra”. Con argomenti e indizi molto interessanti.
Tendo tuttavia a dissentire, almeno in parte. “Washington”  non è più un termine che denota un potere unitario.  Steve Bannon non è alla Casa Bianca, e  l’ambasciatore  Eisenberg (Goldman Sachs) ha ricevuto sì Salvini e Di Maio, ma per metterli in guardia dal pendere verso Putin. La lobby ebraica vuole portare l’Occidente alla guerra contro l’Iran.
Non deve sfuggire l’opposizione feroce, anzi delirante, degli esponenti  italiani dell’ebraismo al progetto di governo Lega-Salvini.
Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio – l’organo dei più faziosi neocon disponibili fra noi – e Premio Menora 2017, ha da ultimo inventato questa menzogna calunniosa:
E’  la stessa mezogna che stano ripetendo in queste ore le radio e i giornali liberisti e libertari, dal Corriere a Radio Radicale. E’  menzogna che un lieve e momentaneo aumento dello spread (che oggi, Draghi farà scendere per mostrare che Cottarelli ci salva) si traduca in un aggravio diretto della spesa pubblica. E’ una menzogna non solo senza fondamento, ma configura i reati di aggiotaggio e manipolazione del mercato.





ma abbiamo imparato che la “legalità” non viene opposta a chi fa parte della Ingiustizia. A loro è permesso tutto.
Ancor più rivelatrice  la sprezzante contrarietà di Gad Lerner:
Al posto di #Mattarella prenderei in considerazione l’idea di rassegnare le dimissioni, affinché la nuova maggioranza penta-fascio-leghista possa eleggere al Quirinale il papà di Di Battista o Calderoli o chissà chi. Ma si rende conto #PaoloSavona della compagnia in cui è finito?
Poiché non è intelligente  (è la smentita incarnata al mito che gli ebrei siano tutti intelligenti; lui è solo ben ammanicato, tanto che gli danno programmi in prima serata sulla Rai di Stato), Gad Lerner – fa qui in pieno il “difensore della razza”. Sua.  Esibisce  in tre righe, senza vergogna e senza scrupoli, il suo razzismo ebraico e genocida: spregio e sputi sui goym e gli animali parlanti della maggioranza “penta-fascio-leghista”, e l’invito a Paolo Savona: come hai fatto tu, ebreo, a metterti dalla parte degli italiani esseri inferiori alla nostra razza? Hai mancato  alla solidarietà razziale.
Anche questo abbiamo imparato.


Stavo dimenticando: Federico Fubini, sul Corriere, il più deciso a diffondere il panico e fake news sul governo 5Stelle-Lega, “Faremo la fine dell’Argentina”, pagheremo  di più il muto,  eccetera:
Il prozio Renzo Fubini, andato in Usa  con una borsa della Rockefeller Foundation,  ha lavorato a Wall Street…
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     8 commenti
https://www.maurizioblondet.it/quante-cose-abbiamo-imparato-in-queste-ore/

CHIAMATELO TRADIMENTO


Quel che è successo ieri 27 maggio 2018 passerà alla storia come un "tradimento inaudito": il tradimento dei massimi vertici dello Stato italiano nei confronti del popolo sovrano. D'ora in poi si vedrà chi è italiano, e chi no! 
di Francesco Lamendola  

0 repressione e civilta 16  

Non bisogna aver paura delle parole, non bisogna autocensurarsi per il timore di evocare fantasmi: la verità comincia dal linguaggio e, se siamo arrivati fino a questo punto, è accaduto perché da tanto, da troppo tempo, ci eravamo abituati ad accontentarci delle mezze verità, delle verità taroccate che il regime totalitario in cui viviamo, dominato dai poteri della finanza internazionale e spacciato per democrazia, ci ha rifilato per moneta buona, con perfetta ipocrisia.
Dunque, quel che è successo domenica, 27 maggio 2018, passerà alla storia, se e quando sarà possibile studiare veramente la storia (quella del 1943-45, ad esempio, non è ancora stata studiata seriamente, e dopo settant’anni continuiamo a tramandarci una versione mitologica di essa, quella creata dai vincitori e dai servi dei vincitori), come un tradimento inaudito: il tradimento dei massimi vertici dello Stato italiano nei confronti del popolo cosiddetto “sovrano”. Diciamo cosiddetto e lo scriviamo fra virgolette perché, in quel giorno, è apparso con cristallina evidenza, a chi ancora non lo avesse capito, che il popolo non è sovrano di un bel nulla; che il suo voto, liberamente espresso, non conta nulla; che la sua volontà può essere manipolata, anestetizzata, annullata, con un atto d’imperio, in qualsiasi momento, dai veri padroni della situazione. Che non sono di certo, diciamolo subito, i Mattarella; no: costoro sono solo gli esecutori di una volontà superiore. La volontà della grande finanza. I nomi e i cognomi? Draghi, Juncker, Soros; e solo in seconda battuta Merkel e Macron. Oggi non comandano più gli Stati, ma la finanza: e la finanza, sia chiaro, non è denaro, ma speculazione pura, cioè carta straccia. Gli stessi che tengono stretti alla gola gli Stati per mezzo del debito pubblico e dei relativi interessi, sono così forti da imporre la loro volontà ai popoli attuando anche, se necessario, dei golpe bianchi, senza clamore e senza spargimento di sangue. Non c’è bisogno di mandare nelle strade i carri armati, questi scenari appartengono al passato, almeno nella fase preliminare. Oggi, per fare un colpo di Stato,  basta fare quel che il 27 maggio il signor Mattarella ha fatto, negando di apporre la sua firma in calce alla lista dei ministri del governo che era stata redatta dal professor Conte, grazie a settimane di sforzi e di duro lavoro dei due partiti che hanno vinto, sino a prova contraria, le elezioni politiche del 4 marzo 2018: Movimento Cinque Stelle e Lega. Negando quella firma, e negandola a causa di uno di quei nomi, quello del ministro designato per l’Economia, Paolo Savona, il presidente della Repubblica ha attuato un incruento colpo di Stato. Non ci si lasci ingannare dalla narrazione falsificatadegli eventi che subito i mass media di regime hanno cominciato a distribuire al pubblico: quel che egli ha fatto non rientra nelle sue facoltà. Non è vero che ne aveva il diritto, perché il suo rifiuto sarebbe stato giustificato solo da ragioni procedurali di carattere tecnico. Invece, nel suo drammatico messaggio agli italiani, Mattarella si è diffuso a spiegare che le sue ragioni erano di ordine politico, e si è ingolfato a descriverle dettagliatamente: la sfiducia dei mercati e il possibile danno per i risparmiatori; la vistosa e rapida risalita dello spread; perfino l’assenza dell’uscita dall’euro dal programma delle forze politiche del futuro governo.
Non staremo qui a polemizzare punto per punto con tali argomenti addotti dal presidente Mattarella. Sarebbe troppo facile ironizzare sul fatto che lo spread, l’abbiamo imparato dopo il 2011, è un cane che abbaia, ma non morde, e serve solo a spaventare chi ha un cuore di coniglio; che l’Italia non corre alcun rischio di default, tra l’altro perché l’Europa si guarda bene dal desiderare una cosa del genere, che manderebbe l’euro a catafascio; e che gli italiani sono commossi dalla sua sollecitudine verso i loro risparmi, ma non si erano accorti che il presidente si fosse preso tanto a cuore i loro interessi mentre il Monte dei Paschi di Siena o la Banca Popolare di Vicenza o le altre banche gestite in maniera criminale volatilizzavano risparmi di migliaia e migliaia di italiani. Il punto veramente grave è l’altro, quello relativo all’uscita dall’euro e al programma elettorale. Adducendo quelle motivazioni, Mattarella si è messo a far politica e ha lasciato cadere la maschera dell’arbitro imparziale per mostrare apertamente la sua vera natura di uomo politico che non ha, e non ha mai avuto, alcuna intenzione di fare l’arbitro, ma di scendere in campo alla prima occasione, come ora sta facendo, con un intervento scandaloso e incostituzionale, a gamba tesa. Non era mai successo che un presidente della Repubblica si spingesse fino a questo punto, o, se si preferisce, che scendesse così in basso: che si mettesse a far politica, a entrare nel merito delle questioni politiche, quando il suo mandato e le sue funzioni sono di tutt’altro genere. Egli deve semplicemente vigilare affinché i processi della democrazia si svolgano nel rispetto della volontà popolare: questo è il suo compito. E lui ha fatto esattamente il contrario: ha preso la volontà popolare e l’ha calpestata con la massima disinvoltura, assumendosene tutta intera la responsabilità. Nessuno gli chiedeva una valutazione politica sulle conseguenze della nomina del ministro Paolo Savona; nessuno gli chiedeva di vigilare affinché il programma elettorale delle forze politiche che hanno vinto le elezioni del 4 marzo fosse rispettato: senza contare che quel governo doveva ancora nascere e lui l’ha strangolato, non nella culla, ma ancora nel ventre di sua madre. Il che significa che ha fatto un processo alle intenzioni: ha “deciso” che la nomina di Paolo Savona, di per sé, avrebbe significato una sfida all’Europa e una minaccia intollerabile contro l’euro. Ha fatto tutto lui, ha deciso tutto lui, e poi se n’è vantato. Si è presentato ai microfoni e ha detto a milioni di italiani: voi avete votato in un certo modo il 4 marzo scorso; avete mandato a casa il Partito democratico, avete bastonato le forze europeiste, avete espresso la volontà di un cambiamento radicale: e io, per usare l’espressione del guardacaccia del principe di Salina, ho preso la vostra volontà, l’ho masticata e ruminata, e alla fine l’ho cacata fuori, trasformata come pareva giusto a me. Io ho deciso che l’Italia non può, e non deve, non diciamo uscire dall’euro, ma neppure essere sospettata di voler uscire dall’euro. Io ho deciso che, per tutelare anche le intenzioni del futuro governo, quel ministro non poteva essere approvato. E l’ho fatto per tranquillizzare i mercati: cioè, per dir le cose chiaramente e per chiamare i fatti con i loro nomi, l’ho fatto per dar soddisfazione alla Banca centrale europea. Si è pubblicamente assunto la responsabilità di aver ignorato e calpestato la volontà del popolo sovrano, per essere ligio ai desiderata di Bruxelles. Ha lasciato intravedere di aver subito pressioni; e, del resto, le dichiarazioni provenienti da Bruxelles, da Berlino e da Parigi, negli ultimi giorni, erano fin troppo chiare. L’Italia è stata minacciata, insultata, ricattata con toni da malavita organizzata; gli italiani sono stati offesi e ammoniti come un popolo d’incapaci, di buoni a nulla, di disonesti e di pasticcioni; e il futuro governo, non ancora nato, è stato avvertito di stare bene attento a quel che avrebbe fatto. Gli Juncker, i Moscovici e tutta quell’altra spazzatura degli euroburocrati hanno osato rivolgersi al popolo italiano con gli stessi toni già adoperati verso il popolo greco. Quei signori non hanno imparato niente, nemmeno la virtù della decenza. E Mattarella si è spaventato al solo udire il suono di quelle minacce, di quelle intimidazioni.

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Non ci risulta che Mattarella al momento di essere eletto, abbia giurato sulla Costituzione dell’Unione europea

Dice di aver agito come ha agito, di aver negato di apporre la sua firma sotto il nome di Savona, per il bene del popolo italiano. Si è dimenticato che il presidente della Repubblica, in Italia, non è un autocrate, come lo era lo zar di tutte le Russie. Nessuno gli ha mai chiesto, e nessuno gli avrebbe mai chiesto di rendere conto, di vigilare sui contenuti della politica italiana. Soprattutto, non ci risulta che egli, al momento di essere eletto, abbia giurato sulla Costituzione dell’Unione europea, e che si sia così impegnato a far sì che nulla, mai, mettesse in discussione l’adesione dell’Italia ad essa, nonché alla sua moneta. Queste sono decisioni politiche, che spettano alla politica; cioè spettano ai partiti, al parlamento e, in ultima analisi, al popolo sovrano. Noi viviamo in una Repubblica parlamentare, non in una monarchia assoluta. Quel che è il bene e quel che è il male per il popolo italiano, lo decide il popolo stesso. Non lo decidono Juncker e Moscovici; non lo decide la B.C.E.; e non lo decide nemmeno il signor Mattarella. Questi ha giurato sulla Costituzione della Repubblica italiana, e si è impegnato a difenderla, ma non lo ha fatto; al contrario, ha fatto e sta facendo qualcosa di completamente diverso. Sta servendo gli interessi della B.C.E., a scapito della volontà del popolo sovrano. Dovrà renderne conto, per intanto sul piano morale, e poi, forse, anche su quello politico e giuridico. Moralmente, ha tradito il suo mandato, ha infranto il patto di fiducia esistente fra il Quirinale e i cittadini. I cittadini, dal 27 maggio 2018, sanno che l’inquilino del Colle non è l’arbitro della politica italiana, ma è sceso in campo per giocare una partita tutta sua. Pertanto gli italiani sanno di non avere in lui un difensore, un attento custode della loro volontà, ma una superbalia che si riserva di trattarli come tanti fanciulli incapaci di capire quel che stanno facendo e di valutare le conseguenze delle loro scelte. È come se avesse detto che il popolo italiano è formato da una massa d’immaturi e che, quindi, non è degno della democrazia.
Del resto, chi voleva capire, aveva già capito di che pasta fosse fatto il presidente Mattarella e cosa ci si potesse, o non ci si potesse, aspettare da lui. La prima cosa che avrebbe dovuto fare sarebbe stata quella di affidare ai vincitori delle elezioni del 4 marzo l’incarico di formare, o di provare a formare, un nuovo governo: e i vincitori delle elezioni sono stati i partiti della coalizione di centro-destra. Questa non è una opinione, ma un fatto. Capiamo bene che al signor Mattarella, organico al centro-sinistra per la sua formazione, la sua storia personale, la sua cultura, la sua sensibilità, e per la sua stesa nomina, una tale soluzione non piacesse: ma il presidente della Repubblica non è chiamato a fare quel che gli piace, ma quel che gli compete sotto il profilo istituzionale. Il centro-destra ha vinto le elezioni; e il centro-destra doveva avere la possibilità di formare un proprio governo, andando a cercarsi il sostegno in Parlamento. Il fatto che Mattarella non abbia seguito questa strada, avrebbe già dovuto far capire quali fossero i suoi veri sentimenti e soprattutto le sue intenzioni. La sua ricostruzione della vicenda che lo ha portato a rifiutare di approvare la nomina di Paolo Savona al dicastero dell’Economia è falsa e tendenziosa. Non è vero che egli ha sfoggiato il massimo della buona volontà, e persino dell’arrendevolezza; e l’argomento che aveva offerto quello stesso ministero a Giancarlo Giorgetti è non solo inconsistente, ma prova il contrario di quel che dovrebbe provare secondo lui e secondo i suoi numerosi paladini e sostenitori. Non spetta al presidente decidere chi è degno e chi non è degno di fare il ministro, o, almeno, non sulla base di considerazioni politiche: mentre il suo “no” nei confronti di Savona era solo ed esclusivamente di ordine politico. Egli ha preteso di dire ai partiti che hanno vinto le elezioni chi può e chi non può fare il ministro; una cosa inaudita, e che infatti non era mai accaduta. È inutile che i soliti signori, più realisti del re, ci vengano a spiegare che, in realtà, era già accaduta, perché è falso: non era mai accaduta in questi termini, cioè sulla base di una valutazione strettamente politica. Mattarella ha detto “no” a Savona perché Savona è critico nei confronti dell’euro: e non gli è bastata nemmeno una dichiarazione di quest’ultimo, relativa al fatto che l’uscita dall’euro non è un punto all’ordine del giorno del futuro ministero. Ma l’assoluta mancanza di imparzialità di Mattarella si era già vista anche nei suoi numerosi interventi, durante questi tre mesi di non-governo, tutti improntati al “dovere”, per l’Italia, di restare nell’Unione europea e di tenersi l’euro come moneta: interventi intollerabili, scandalosi, perché, con essi, egli ha mostrato di non considerarsi il presidente del Repubblica italiana, ma l’avvocato difensore dell’Unione europea. Ha dimostrato di avere a cuore altri interessi, di voler garantire altri assetti, che non quelli del popolo sovrano.
Del resto, è un bene che il bubbone sia scoppiato e che finalmente tutti vedano come stanno le cose. È venuto al pettine, dopo settant’anni di ipocrisia, il nodo della sovranità italiana: ora si vedrà se l’Italia ha o no il diritto di essere uno Stato sovrano, padrone di se stesso e delle sue scelte. La Repubblica italiana nasce nel 1946, ma le sue origini sono nella sconfitta del 1945 e nella guerra civile del 1943-45. Il vergognoso articolo 16 del trattato di pace di Parigi impose al governo italiano di non perseguire gli italiani che hanno tradito la Patria, servendo il nemico fin dal 10 giugno del 1940, cioè quelli che hanno sabotato lo sforzo bellico dell’Italia e pugnalato alle spalle le forze armate e il popolo italiano. Come si vede, siamo rimasti fermi allo stesso punto: l’Italia è tuttora governata da un classe politica di servitori dei vincitori della Seconda guerra mondiale, i quali si limitano a vigilare sui loro interessi, mentre si sforzano di far digerire al popolo italiano una serie di decisioni che non tutelano il suo interesse e il suo bene, ma l’interesse e il bene di poteri stranieri. Ogni volta che i dirigenti italiani hanno fatto qualche tentativo per sottrarsi alla servitù, è partita una reazione: si ricordi come sono finiti Mattei, Moro e Craxi, i quali avevano una cosa in comune: l’idea che l’Italia dovesse riprendersi almeno una parte della sua sovranità effettiva, innanzitutto in campo economico, e poi anche in ambito politico. Che gli Juncker e i Moscovici dipingano Salvini e Di Maio come due pericolosi sovversivi, rientra nella logica delle cose. Ma che altri italiani, per i loro giochi di partito, si mettano al loro seguito, è ripugnante. Ora si vedrà chi è italiano, e chi no…

Chiamatelo tradimento

di Francesco Lamendola 


Antonio Socci: "NON POSSONO ESSERE LA UE O ALTRI GOVERNI STRANIERI A DECIDERE QUALI MINISTRI DEBBA AVERE L'ITALIA"


Il film che va in onda in questi giorni ha dell’incredibile. La Germania lamenta le intollerabili interferenze degli elettori italiani (tramite Lega e M5S) nella formazione del nuovo governo di Roma a cui – a quanto pare – provvedono da Berlino, come si fa con una colonia.
Infatti da Berlino fanno sapere che non tollerano ministri a loro sgraditi. È tutto alla luce del sole, basta leggere i giornali.

È scandalizzata la “Frankfurter Allgemeine Zeitung” per l’insubordinazione degli italiani verso i tedeschi: “L’Italia vuole un nemico della Germania al governo”.
Dove per “nemico della Germania” s’intende semplicemente un economista che vuole difendere l’interesse nazionale italiano ed è critico con la prepotenza tedesca. Dobbiamo stare, da sudditi, sotto lo stivale teutonico e baciarlo pure?

La “Sueddeustche Zeitung” esalta esplicitamente Mattarella che – a loro dire – starebbe subendo l’assedio degli elettori italiani: “mai prima d’ora un presidente della Repubblica è stato messo così sotto pressione come in questi giorni dai due partiti” i quali “si ostinano sul nome dell’eurocritico radicale Paolo Savona”.

A sentire loro non è la UE, specie i tedeschi, a esercitare una intollerabile pressione su un Capo di Stato italiano, ma a premere indebitamente sarebbero i partiti più votati dagli italiani che semplicemente fanno il governo in base alla Costituzione. Come se Mattarella fosse al Quirinale per rappresentare la UE (cioè la Germania).
Ma è possibile che Mattarella invece di riconoscere la volontà degli elettori italiani si faccia portavoce dei diktat che arrivano da Berlino?
Si spera che non sia così. Ma si capisce bene quello che sta accadendo quando si legge il quirinalista della “Stampa” Ugo Magri – molto mattarelliano – il quale scrive: “è certo che Mattarella abbia sollevato il caso del nuovo libro di Savona che dà fondo a tuti i sentimenti anti-germanici del suo autore, e accusa i tedeschi di mire egemoniche paragonabili a quelle hitleriane”.

E c’è da riflettere quando Matteo Salvini dice: “È pazzia, è pura follia far saltare tutto perché Paolo Savona non piace alla Merkel, perché ha osato criticare la Germania in un suo libro”.

Col pieno e significativo sostegno di Giorgia Meloni, in questa battaglia per l’indipendenza nazionale, Salvini ha giustamente tuonato: “Giornali e politici tedeschi insultano: italiani mendicanti, fannulloni, evasori fiscali, scrocconi e ingrati. E noi dovremmo scegliere un ministro dell’Economia che vada bene a loro? No, grazie! Prima gli italiani”.

Salvini ragiona col buon senso e con la dignità che dovrebbe avere ogni leader politico, come se fossimo in un Paese dove il popolo italiano è ancora sovrano, secondo l’articolo 1 della Costituzione.

Ma evidentemente in questi anni in Italia si è silenziosamente dimenticato il pilastro della Costituzione – definendolo sprezzantemente sovranismo – e si è lasciato che gli stranieri spadroneggiassero.
Così ora la Germania si sente in diritto darci ordini. E la tecnocrazia della UE, nei giorni scorsi, si è sentita in diritto di lanciare all’Italia i suoi avvertimenti preventivi.
Senza che le più alte cariche dello Stato si siano sentite in dovere di difendere la dignità e l’indipendenza dell’Italia che fra l’altro è una delle maggiori potenze industriali del mondo.
Per nessun paese europeo si è vista una tale interferenza straniera(per non dire delle insolenze che la stampa tedesca rovescia su di noi).
Anzi, Mattarella, invece di insorgere per queste intollerabili ingerenze di UE e Germania, sembra farsi loro portavoce e – rovesciando la frittata – accusa di imporre “diktat” non le potenze straniere e l’UE, ma la Lega che semplicemente – in base al voto ricevuto dagli italiani – ha indicato Paolo Savona per il ministero del Tesoro.
Sembra la situazione descritta dal Manzoni nei “Promessi sposi”. Dopo il prepotente diktat di don Rodrigo – che tramite due bravi aveva ordinato: “questo matrimonio non s’ha da fare” – don Abbondio cominciò a inventare scuse, rifiutandosi di sposare Renzo e Lucia per obbedire all’arrogante signorotto.
I due giovani escogitarono così un modo per aggirare l’incomprensibile veto del pretino pauroso, ma don Abbondio scatenò il finimondo accusando di prepotenza Renzo e Lucia.

Il Manzoni commenta:
“In mezzo a questo serra serra, non possiam lasciar di fermarci un momento a fare una riflessione. Renzo, che strepitava di notte in casa altrui,
che vi s’era introdotto di soppiatto, e teneva il padrone stesso assediato in una stanza, ha tutta l’apparenza d’un oppressore; eppure, alla fin de’ fatti, era l’oppresso. Don Abbondio, sorpreso, messo in fuga, spaventato, mentre attendeva tranquillamente a’ fatti suoi, parrebbe la vittima; eppure, in realtà, era lui che faceva un sopruso. Così va spesso il mondo…”.

È ormai chiaro che qui c’è in gioco molto più di un semplice ministero e molto più di una riforma della UE come quella prospettata da Savona (tutti gli esperti, consapevoli della situazione, sanno che occorre cambiare), ma c’è in gioco la nostra stessa sovranità nazionale.
Mattarella rischia di assumersi la gravissima responsabilità non solo di affondare un governo, ma anche di trascinare la presidenza della repubblica nella contesa politica e quindi in una gravissima crisi istituzionale.
Una volta che il Quirinale entra nella contesa politica qualcuno potrebbe perfino sostenere che si sta sottomettendo lo Stato italiano al diktat di potenze straniere.
Come presidente Mattarella ha giurato con queste parole: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione”. Lui sa bene che ciò significa fedele alla Repubblica italiana e non a quella tedesca. Sa bene di dover essere custode della Costituzione italiana non dei voleri della Merkel.
Come ha detto un economista francese (peraltro europeista) la Germania, dopo aver distrutto l’economia in Europa, sta rischiando di distruggere anche la democrazia. Loro “consentono” di cambiare i governi, ma mai le politiche. E questo – lamenta quell’economista – segnerà la fine dell’euro.
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Antonio Socci
Da “Libero”, 27 maggio 2018
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Nella foto: Silvestro Lega, Bersaglieri con prigionieri austriaci nelle guerre d’indipendenza (1861)

antoniosocci.com
Cottarelli (FMI) tranquillizza gli scafisti che ritornano a riversare masse di migranti sull’Italia
di  Luciano Lago
Carlo Cottarelli, il fiduciario del FMI scelto dal presidente Mattarella per avere un incarico di Governo è certamente un personaggio che dovrebbe “tranquillizzare” i mercati, gli investitori internazionali e, soprattutto, i potentati finanziari che sono sempre in agguato sull’Italia per difendere i propri interessi. La nomina di Mattarella li dovrebbe tranquillizzare ed assecondare i piani di coloro che vogliono  evitare che salgano al governo personaggi “populisti” come Salvini, il prof. Savona, Di Maio ed altri della Lega o dei 5 Stelle.
Personaggi come il prof. Savona sono stati ritenuti inaffidabili dal presidente Mattarella o privi di requisiti per essere nominati ministri della Repubblica.
Lo stesso presidente aveva invece ritenuto  pienamente in possesso dei requisiti e nominato senza esitazioni nel precedente governo, un personaggio come la Valeria Fedeli alla Pubblica Istruzione, notoriamente di “alta preparazione culturale”, o la Beatrice Lorenzin alla Sanità, persona di “grandi competenze scientifiche” per ricoprire tale incarico.
Mentre ancora si stanno riaprendo i mercati finanziari, si vedrà presto il potere tranquillizzante di Cottarelli sulla Borsa e sui mercati ma, nel frattempo, si è visto che lo stesso Cottarelli ha l’effetto di un tranquillante anche sugli scafisti che, dopo un periodo di fermo, stanno riversando sulle spiagge italiane migliaia di migranti prelevati dall’Africa ed imbarcati sulle navi delle ONG.

Bonino e migranti

Gli scafisti erano stati piuttosto preoccupati in questi giorni per la possibilità che venisse nominato un “tipaccio” come Matteo Salvini al Ministero degli’Interni e si sapeva che questi avrebbe dato ordine di bloccare gli sbarchi sulle coste italiane con un effetto di calo degli affari degli scafisti, delle mafie che favoreggiano il fenomeno, delle ONG che gestiscono le traversate e delle Coop che lucrano affari sull’accoglienza. Sarebbe stato un effetto disastroso per tutto il mercato delle migrazioni di massa pianificate. Questo effetto negativo,  il Presidente della Repubblica ed il Governo di Gentiloni, non potevano permetterlo, avrebbe suscitato le proteste anche della Bonino, di George Soros ed i rimbrotti della Commissione Europea.
Di qui la nomina di Cottarelli che agisce come un “Valium” sugli operatori delle migrazioni oltre che sui mercati e sugli investitori della finanza.
Il presidente Mattarella si è assunto il gravoso onere di decidere lui per tutti, in sostituzione dei partiti votati dallla maggioranza degli elettori, certamente influenzato dalle tesi degli intellettuali di riferimento, come Eugenio Scalfari, il quale poco tempo prima aveva dichiarato che sono le elite progressiste quelle che devono decidere in sostituzione del popolo, delle masse incolte e impreparate, che si recano a votare sulla base di stimoli “di pancia”.
La scelta di Mattarella di nominare un governo tecnico di sua fiducia rappresenta bene questa nuova fase della “democrazia” guidata dalle elite finanziarie che operano per “il bene del popolo”. Chi non lo ha ancora compreso è un reazionario e populista e deve essere allontanato dalle Istituzioni. Potrbbe fare danno alle Istituzioni ed ai mercati.


Mattarella si deve dimettere!




Gli Italiani sono arcistufi di misfatti, ingiustizie e abusi su abusi. Abbiamo avuto un vecchio comunista presidente che ci ha affibbiato tre governi "non eletti" di cui due "tecnici" (Monti e Letta). Poi Renzi per altri tre anni. Quando subentrò Mattarella gli riconobbero tutti l'unico pregio che lo differenziava dal suo predecessore: parlava poco. Questo non significa che fosse migliore, ma solo un po' meno insopportabile.
In questi ultimi tempi, duranto "lo stallo" (in larga parte voluto da lui), pare  addirittura, secondo indiscrezioni,  che ci fosse una "staffetta" tra i due laddove Napolitano gli suggeriva dall'ospedale di non mollare "il governo del Presidente".

Mattarella in queste ore dovrà spiegare a 60 milioni di Italiani, perché pur avendogli presentato una lista di ministri non ha voluto conferire l'incarico a questo governo. Perché non ha gradito il nome di Paolo Savona solo perché a sua volta non piace a Draghi e ai tedeschi. Mattarella ha già convocato Cottarelli, uomo del FMI come "tecnico" (lo chiamerà ipocritamente "governo neutrale") creando un gravissimo vulnus alla democrazia.
Mattarella, si deve solo dimettere! Non sono la Sibilla cumana, ma secondo me,  Carlo Cottarelli detto "Mani di Forbice" stava già nel frigorifero personale di Mattarella, fin dall'inizio delle consultazioni. Infatti questa sera dopo il discorso del presidente era già bell'e pronto.

Ecco alcune cosette che Mattarella dovrà spiegare a un popolo italiano stremato da una crisi economica-finanziaria (ma anche di grave mancanza di rappresentatività politica)  lunghissima e brutale, lui che in queste ore ha voluto fare il difensore dei "risparmiatori":

  • Voleva un governo di maggioranza? Fatto, c'era.
  • Voleva un programma di governo? Fatto, c'era.
  • Voleva la convergenza delle due forze politiche su un presidente del consiglio? Fatto, c'era: Giuseppe Conte. 
  • Voleva una lista dei ministri da parte del Presidente del Consiglio? Fatto,  c'era. 
Cosa non voleva Mattarella? Non voleva che le  due forze politiche legittimamente elette dagli Italiani andassero al governo, in quanto "populisti". Il pretesto?

Si chiama Paolo Savona, ovvero "l'uomo che sapeva troppo" su tutti i segreti dell'euro e dell'eurocrazia.  Un insider del mondo bancario non gradito a Draghi. Un uomo non gradito agli ambienti finanziari tedeschi ai quali non ha mai risparmiato critiche. 
Ricordo che Mattarella ha respinto anche Giulio Sapelli per analoghe ragioni. Mattarella se ne deve andare, occorre raccogliere firme per costringerlo a dimettersi. Occorre che gli Italiani facciano dimostrazioni sotto al Colle. Punire i cittadini che hanno votato per il cambiamento, è un atto vile che lascerà un marchio indelebile.
Rimettere in piedi un uomo del FMI (ovvero un supertecnico proveniente dalla peggior macchina da guerra contro i popoli) è un atto ostile contro l'Italia e gli Italiani. Basta tecnici pro tempore che poi non se ne vanno mai! basta elezioni sospese e rinviate ad libitum da chi vuole detenere  con la forza lo scettro del monarca assoluto. 

Mattarella deve soltanto rassegnare le dimissioni, dato che la misura è colma!

Pubblicato da Nessie