ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 16 giugno 2018

Cosa è questo “antipapismo” ?


Unità nella Chiesa, scismi e Papi ambigui: come dobbiamo comportarci oggi?



“Chiunque mente antepone alla verità i vantaggi temporali, o propri o di qualche altro: ma ci può essere qualcosa più perversa di questa? Può anche darsi che uno ricorrendo alla menzogna intenda condurre un altro all’acquisto della verità; costui però nello stesso tempo gl’impedisce il raggiungimento della verità.” (Sant’Agostino – La menzogna)
Qui potrete seguire l’articolo anche con l’audio.
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Cari Amici, ci scrivono chiedendoci chiarimenti su alcuni aspetti vitali per poterci dire veramente “cattolici”. Ci chiedono che cosa è questo “antipapismo” che oggi viene così facilmente attribuito a chi non fosse d’accordo con il “magistero di papa Francesco”; ci chiedono quando un cattolico è davvero scismatico. Come possiamo vedere la confusione regna, è pressoché totale, dilagante, e funge per altro da dissuasore contro coloro che, ben comprendendo la grave crisi della Fede e della apostasia interna alla Chiesa, temono di diventare “scismatici” se osassero affermare – per esempio – che la pastorale di oggi è eretica su molti punti della Dottrina.

Occorre rilevare subito che, come insegnano i Padri e lo stesso san Tommaso d’Aquino, non ci sono sconti per nessuno, e quando non si fosse d’accordo su uno solo degli articoli della nostra Fede, portando avanti l’errore con la superbia di avere ragione, si è già iniziato uno scisma. Perché noi vogliamo attingere dai Padri della Chiesa, dai Santi, dai Dottori? Perché non solo i loro testi ed insegnamenti furono davvero ispirati e hanno un valore PERMANENTE nel Deposito della Fede, ma anche per il fatto che – queste risposte perenni – sono oggi per noi i punti cardini per non scadere davvero nell’eresia, nell’apostasia e così nello scisma.
Chiariamo subito il problema, dilagato, di Francesco “papa o non papa”, insomma Bergoglio è il Papa? Sì! Chiariamolo una volta per tutte: la sua elezione a sommo Pontefice è – attualmente – legittima ed è stata confermata anche dagli atteggiamenti assunti da Benedetto XVI nei confronti del suo successore, riconoscendolo, appunto, come tale. Ora, al di la del fatto che poi sarà la storia ed altri pontefici a chiarire tutta questa situazione ANOMALA, dal momento che non esiste nella Sacra Scrittura la figura o il ruolo del “papa emerito”, o della presenza di due Papi – uno orante e l’altro regnante – ciò che vale al momento è questo riconoscimento avvenuto più volte e in forma pubblica ed ufficiale. NOI viviamo nel PRESENTE non nel passato o nel futuro, e in questo “presente” dobbiamo ragionare, vivere ed operare.
Quindi Bergoglio è “il Papa”. Bene! Ma poi ci chiedono: e riguardo alla sua dottrina non è forse vero che è eretico?
Qui la risposta si complica perché, sia ben chiaro a tutti, NESSUNO può giudicare un Pontefice! E questo non lo dice “solo” il Diritto Canonico, ma ce lo dice anche la ragione stessa in virtù della dottrina stessa sul ruolo e sulla istituzione DIVINA del papato. Deve essere infatti chiarito che, l’istituzione dell’ufficio del Papa non è umano, ma divino, perché il Papa NON è il CAPO ma il Vicario di Cristo che è Capo della Sua Chiesa. E’ per questo motivo che un Papa NON può essere giudicato da nessuno.
Tuttavia attenzione al fatto che – un Papa – può RICEVERE moniti, avvisi, preoccupazioni suscitate dal suo modo di regnare sia a riguardo della politica, quanto nella pastorale per il Gregge. Deve essere chiaro per tutti che – la questione della INFALLIBILITA’ – riguarda SOLO quando il Pontefice si esprime da Maestro, ufficialmente “ex-cathedra”, che non significa “fuori” ma esattamente il contrario: un Papa è infallibile quando esprime ragioni della Fede DALLA CATTEDRA. I Documenti ufficiali papali come la tanto discussa Amoris Laetitia sono l’esempio più eclatante nel momento in cui, i suoi contenuti ambigui per alcune questioni dottrinali di enorme importanza, suscitarono a suo tempo l’intervento di alcuni cardinali con la famosa richiesta dei “DUBIA”. Ossia, chiesero al Papa di chiarire i dubbi che alcuni contenuti del testo papale, avevano suscitato.
Domandare è lecito, persino ad un Papa, che se poi il papa non vuole rispondere, questo apre un altro grave problema che accenneremo più avanti. Ma non per questo si può avanzare una accusa esplicita e diretta che il “papa è eretico”. E allora, quando un Papa è eretico? Il Signore Gesù aveva talmente chiara tutta la storia della Sua Chiesa MILITANTE, dal suo sorgere, al suo essere glorificata poi in quella che chiamiamo “la Chiesa TRIONFANTE”, già VIVA ed operante in Cristo nei SANTI, che il dichiarare “eretico” un Pontefice NON RIENTRA affatto nel suo progetto su La Chiesa. La promessa di Gesù di pregare per Pietro (il famoso non praevalebunt), non valeva solo per Simon Pietro il pescatore, ma anche per TUTTI i suoi successori tanto è vero che, nella storia della Chiesa, assistiamo ad alcuni periodi critici in cui si riconosceva l’usurpatore, comunemente definito: ANTIPAPA!
Ma l’antipapa non è automaticamente un “eretico”! Spesso infatti, queste figure, si scatenavano da interessi politici e di potere, per questioni mondane e non dottrinali. Per farla breve, allora, visto che non è neppure “antipapa”, perché papa Francesco viene definito da molti “eretico”?
Il 19 dicembre del 2016 a Catholic World Report, il Card. Raimond Burke, nel chiarire  che con i famosi “Dubia” non si dava affatto dell’eretico al Papa, al tempo stesso chiariva però che esiste l’ipotesi teologica, alla quale lui aderisce, per cui il Papa, qualora dovesse professare un’eresia, cesserebbe automaticamente di essere Papa. Ma ATTENZIONE, è una IPOTESI TEOLOGICA…. Così la conseguente “depositus seu deponendus” (deposto – deponendo), riguardo ad un Pontefice, è stata studiata da sempre da parte dei Dottori della Chiesa solo come soluzione pratica di ciò che occorrerebbe fare davanti  all’ipotesi (antecedente: “ammesso e non concesso che il Papa possa cadere in eresia”), ritenuta possibile da loro più che probabile e mai certa, che da altri. Insomma, la discussione resta aperta, il tutto discusso qui in un libro prezioso  con la Prefazione del prof. Roberto de Mattei.
Questo per la parte più attinente agli esperti, diremo, e per quanto riguarda noi, piccolo gregge? Le cose non cambiano. Se non sono riusciti a trovare una soluzione al problema i più grandi Dottori della Chiesa, cosa pensiamo di poter fare noi? Quindi non avrete da noi una risposta perché al momento non c’è. TUTTAVIA attenzione, noi possiamo e dobbiamo fare DISCERNIMENTO SUI FATTI che stanno accadendo. Questi fatti NON devono farci trarre delle conclusioni definitive, ma comprendere piuttosto che siamo all’interno di UNA BUONA BATTAGLIA – senza precedenti nella storia della Chiesa a parte la questione ariana come vedremo – la cui vittoria finale sarà ed è del trionfo del Cuore Immacolato di Maria, vedi qui.
In una interessante intervista al professore Roberto de Mattei, l’11 dicembre 2017, sull’attuale crisi dottrinale nella Chiesa – vedi qui – disse queste parole che facciamo nostre:
“L’attuale crisi nella Chiesa non nasce con papa Francesco e non si concentra in una sola persona, ma risale al Concilio Vaticano II e, più indietro ancora, agli anni del modernismo. Oggi larga parte del collegio cardinalizio, del corpo episcopale e, in generale, del clero, è infetto di modernismo. I pochi cardinali, vescovi e sacerdoti che resistono devono tener conto di questa situazione e il nostro compito è di aiutarli.”
Ma attenti alle parole del Cristo: “può un cieco guidare un’altro cieco?” ecco perché dobbiamo documentarci, dobbiamo approfondire.  Bene! Concentriamoci ora su alcuni punti fondamentali per non disperderci troppo.
1) Il Modernismo. Detto in due parole è il termine attraverso il quale il grande San Pio X nel 1907 seppe individuare il cuore perverso di un pensiero anticristico, anticattolico che definì “la sintesi di tutte le eresie” e che troviamo ben descritto nella famosa Pascendi Dominici gregis, vedi qui. Il perché è presto detto. Non è facile, in effetti, cogliere esattamente l’eresia modernista, dal momento che essa non si oppone affatto a questa o a quella verità rivelata, e dunque non si oppone ad una qualche dottrina esplicitamente. Ma il grande San Pio X intuì e comprese il punto centrale che è: nel mutamento della nozione stessa di «verità», che per il modernismo è in evoluzione mentre, per la Dottrina cattolica – LA VERITA’ –  non si evolve, ricordiamo infatti quando diciamo “Cristo ieri, oggi, sempre“; così quindi anche i dogmi mutano, per il Modernismo. In tal modo la coscienza diventa il centro di tutto, la regola universale, l’autorità suprema…. indipendentemente, è ovvio, da come è formata questa coscienza mentre, la dottrina cattolica che parla sì di libertà della coscienza, ma di una coscienza “retta e FORMATA” NELLA VERITA’. Da qui si comprende quanto sia subdola e ingannevole questa “nuova teologia”.
2) Karl Rahner. E’ un gesuita, che definiamo – appunto secondo retta coscienza – eretico. E’ lui il precursore dell’applicazione del nuovo Modernismo. Tutto ciò che vediamo di strano oggi dentro le nostre parrocchie, nelle comunità ed anche nei Movimenti; tutto ciò che udiamo di strano proferire da preti, vescovi ed oggi anche dal Papa, purtroppo, a riguardo dell’essere, del “non è più peccato”, stravaganze dottrinali e pure etiche e morali, provengono da Karl Rahner. Per aiutarvi a capire di cosa parliamo, consigliamo di leggere il comodo e fruibile tascabile del professor Stefano Fontana, vedi qui, La Chiesa di Karl Rahner. Qui ora non abbiamo spazio e tempo per dilungarci, ma voi potete approfondire l’argomento, se avrete a cuore di capire contro cosa dobbiamo davvero combattere. Stefano Fontana denuncia come  il rahnerismo vive parassitariamente nella Chiesa la cui identità pretende però sostituire liquefacendola dall’interno…“. Volete qualche esempio pratico? Quando oggi vediamo tutti quei video in cui i preti celebrano delle messe assurde con balli, con innovazioni, canti variopinti, preti mascherati da pagliacci, fedeli che ballano nei presbiteri, e quant’altro, è tutto frutto della teologia di Rahner; quando assistiamo a Chiese adibite, trasformate in osterie, pizzerie, piste ciclabili o di danza, tutto proviene dalla teologia di Rahner… Sul gesuitismo Modernista si legga qui nei Dossier.
3) Il neoarianesimo. Tutto ciò ci conduce ad un solo paragone possibile, quando la Chiesa dovette combattere contro l’eresia del presbitero Ario, da cui deriva l’eresia ariana, l’arianesmo. Oggi parliamo di NEO arianesimo, perché seppur l’eresia è apparentemente nuova, di fatto il cuore è sempre lo stesso: attaccare, annientare L’IDENTITA’ DIVINA DI GESU’ CRISTOIL GURU IN QUESTIONE E’ IL LAICO ENZO BIANCHI. Naturalmente anche lui si è abbeverato e nutrito dell’eresia rahneriana, trascinandola alle estreme conseguenze che sono, in questo caso, IL SINCRETISMO RELIGIOSO. Gesù è sì “figlio di Dio”…. se poi è “anche Dio”, questo non ha importanza, anzi, si può ri-discutere.  Facciamo un esempio pratico. State attenti quando sentite preti o vescovi che affermano una enfasi accentuata sulla Risurrezione di Gesù e poca dimestichezza nel parlarvi DELLA MORTE… Essi vi dicono che: certo che Gesù, figlio di Dio, è morto in Croce, ma ciò che conta è che “DIO LO HA RESUSCITATO”… capite l’inganno? E’ vero che noi leggiamo nella Scrittura che il Padre AVREBBE GLORIFICATO IL FIGLIO, ma qui loro intendono far passare che sulla Croce è morto UN UOMO QUALUNQUE, SEPARANDO LA  NATURA DIVINA DALLA NATURA UMANA DEL CRISTO…. e dunque dicendo che “Dio lo ha resuscitato”, ecco che il concetto di DIO non è più quello rivelato IN CRISTO, ma in una idea di Dio più generica, AL DI FUORI DEL CRISTO, astratta, SINCRETISTA. Ma questo è neoarianesimo!! Se come diciamo nel Credo: “Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create…. il terzo giorno è resuscitato…“, loro non lo negano con formulazioni eretiche, state bene attenti, ma inficiano la sana dottrina INTERPRETANDO i fatti in modo diverso e “secondo coscienza” – DIO HA RISUSCITATO CRISTO – capite? Si arriva così ad affermare che la Dottrina è interpretabile a seconda della comprensione del momento storico che si vive!
4) Cosa sta accadendo oggi nella Chiesa? In sostanza lo abbiamo sintetizzato nei tre punti appena analizzati. Jorge Mario Bergoglio, diventato Pontefice nel 2013 con il nome di Francesco, è discepolo del Modernismo. Ma attenzione. La difficoltà sta in due punti fondamentali. Il primo è che Bergoglio non è discepolo di nessuno perché non ama avere qualcuno sopra il suo pensiero.Egli è sì modernista, ma a modo suo, nel senso che ama queste aperture e cerca di portarle avanti secondo le sue idee personali. In che modo? Semplice, la tecnica è quella ideata da Karl Rahner: APRIRE PROCESSI senza chiuderli. Lo stesso Bergoglio afferma nell’Amoris Laetita: “Si tratta di generare processi più che dominare spazi” (n.261), se studierete Rahner, troverete questa espressione nei suoi scritti e pensieri. Generare PROCESSI significa, per loro, RIMETTERE IN DISCUSSIONE LE DOTTRINE! A differenza di Rahner, Bergoglio, lo fa in un modo più pernicioso, ossia, cercando CONSENSI NELLA COLLEGIALITA’ TRA I VESCOVI e chi non fosse d’accordo con lui, viene defenestrato, tagliato fuori. Il secondo punto di difficoltà è che, papa Francesco appunto, non intende rispondere ad alcun DUBBIO da lui stesso sollevato. Cosa significa questo? Che da una parte, Bergoglio, sta facendo in modo di non fare alcuna AFFERMAZIONE UFFICIALMENTE ERETICA, il ché lo renderebbe immediatamente discutibile a tutti i livelli della gerarchia e facilmente scopribile nel suo intento…. dall’altra parte, ciò che dice infatti all’amico Eugenio Scalfari in privato – vedi qui è, di fatto, la VIA che ha scelto per far sapere al mondo come la pensa davvero.
5) Quali le conclusioni? Francamente non c’è una “conclusione”, c’è una battaglia in atto e questa cesserà, come abbiamo ricordato, solo con il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.Nel frattempo cosa possiamo e dobbiamo fare? Quando parliamo di RESISTENZA  non si intende MAI una battaglia contro qualcuno in particolare, come ci rammenta l’Apostolo… la battaglia in atto è contro le tenebre che avanzano, contro Satana che inganna e ci spinge verso un sincretismo religioso attraverso il quale, LA VITTIMA è GESU’ CRISTO, Gesù Cristo è messo sullo stesso piano delle altre presunte divinità; dove l’idea di Dio è IMPERSONALE, ma umanitaria, un dio che si può trovare in un qualsiasi supermarket o discount della fede… dove nella messa moderna il protagonista non è più Gesù Cristo ma il popolo che balla e canta e il sacerdote che INTRATTIENE lo spettacolo…. dove le messe non sono più “il Sacrificio di Cristo per l’espiazione dei nostri peccati e l’impetrazione della Grazia…” no! ma dove queste messe sono il ricettacolo dell’aggregazione in nome DELL’UOMO. Infine dove l’uomo non è più “creato ad immagine di Dio”, ma dove dio è creato a seconda dell’immagine dell’uomo, a seconda della sua coscienza e perciò non abbiamo più “LA VERITA'”. Per dirla con espressione ancora più facile, Bergoglio è IDEALISTA, più che cattolico!! Infatti qui subentra il concetto DI UNITA’ che non è quello espresso dai Padri della Chiesa.
Per i Padri della Chiesa come sant’Agostino, ma specialmente san Cipriano nel suo testo sull’Unità nella Chiesa proprio contro le eresie, vedi qui, pongono l’accento SULL’UNITA’ NELLA VERITA’ DOTTRINALE. Ossia è la Dottrina che unisce e, i Vescovi devono difenderla nell’unità di cui il Papa è il garante. E’ un discorso lungo e affascinante che riprenderemo, ma tenetelo a mente. L’unità a cui assistiamo oggi è FALSA, SINCRETISTA E SI NUTRE DI IPOCRISIAè a discapito di Gesù Cristo. Oggi si afferma che l’unità è nella carità, cancellando diplomaticamente che la prima vera forma della carità E’ LA VERITA’ che è stata invece bandita dai “processi aperti”… da quel rimettere in discussione le dottrine, i Sacramenti, il senso stesso del peccato. Tutti elementi che Martin Lutero mise in discussione. E mentre all’epoca il concilio di Trento mise degli argini potenti contro l’eresia luterana, oggi – con la canonizzazione pastorale di Lutero – ci troviamo davanti a dei veri ribaltamenti dottrinali per i quali si IMPONE L’UNITA’ e chi non fosse d’accordo ecco che si trova etichettato di essere lui l’eretico o l’antipapista, o l’anticattolico, nemico della Chiesa. Ecco perché sembra impossibile poter discutere sulle affermazioni dottrinalmente ambigue ed eretiche di papa Francesco. Ma noi abbiamo il dovere e il diritto di parlare e di esternare quanto sta accadendo oggi nella Chiesa, ce lo dice il Diritto Canonico al n. 212.3: §3. “In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi [i fedeli] hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità delle persone”.
E cosa c’è di più alto e dignitoso che lo zelo, la Verità per la salvezza delle Anime, nostre ed altrui, all’interno del sacrosanto diritto di avere LA VERITA’ per la quale Gesù stesso ha fondato la Sua Chiesa, donandole grazie su grazie, dal quel costato squarciato?
Laudetur Jesus Christus
AGGIORNAMENTO: visti i recenti fatti – vergognosi – su Avvenire che accusa il cardinale Burke di essere antipapista, vedi qui, pubblichiamo allora anche la famosa intervista di cui si parla mentre, a riguardo del Convegno del 7 aprile si legga qui, perché “noi c’eravamo” e non è come la racconta Avvenire.
C’è chi accusa di disobbedienza quanti hanno espresso dubbi, domande e critiche all’operato del Papa, ma «la correzione della confusione o dell’errore non è un atto di disobbedienza, bensì un atto di obbedienza a Cristo e perciò al Suo Vicario sulla terra». Così il cardinale Raymond Leo Burke in questa intervista a La Nuova BQ, alla vigilia di un importante convegno che ci sarà a Roma sabato 7 aprile sul tema “Dove va la Chiesa”.
di Riccardo Cascioli

Il cardinale Raymond L. Burke
C’è chi accusa di disobbedienza quanti hanno espresso dubbi, domande e critiche all’operato del Papa, ma «la correzione della confusione o dell’errore non è un atto di disobbedienza, ma un atto di obbedienza a Cristo e perciò al Suo Vicario sulla terra». Così si esprime il cardinale Raymond Leo Burke in questa intervista a La Nuova BQ, alla vigilia di un importante convegno che ci sarà a Roma sabato 7 aprile sul tema “Dove va la Chiesa” (clicca qui), di cui lo stesso cardinale Burke sarà uno dei relatori. Il convegno di Roma si svolgerà nel ricordo del cardinale Carlo Caffarra, scomparso lo scorso settembre, uno dei firmatari dei Dubia. Come si ricorderà si tratta di 5 domande a papa Francesco volte ad avere una dichiarazione chiara di continuità con il Magistero precedente in seguito alla confusione creatasi con le diverse e a volte opposte interpretazioni dell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. A quei Dubia, di cui anche il cardinale Burke è un firmatario, mai è stata data risposta né papa Francesco ha mai risposto alla ripetuta richiesta di un’udienza da parte dei cardinali firmatari.
Eminenza, lei sarà uno dei principali relatori al convegno del 7 aprile, che nel nome del cardinal Caffarra si interrogherà sulla direzione della Chiesa. Già dal titolo del convegno si percepisce la preoccupazione per la direzione presa. Quali sono i motivi di tale preoccupazione?
La confusione e la divisione nella Chiesa, sulle questioni fondamentali e più importanti – il matrimonio e la famiglia, i Sacramenti e la giusta disposizione per accedervi, gli atti intrinsecamente cattivi, la vita eterna ed i Novissimi – diventano sempre più diffuse. E il Papa non soltanto rifiuta di chiarire le cose con l’annuncio della costante dottrina e sana disciplina della Chiesa, una responsabilità che è inerente al suo ministero quale Successore di san Pietro, ma aumenta anche la confusione.
Si riferisce anche al moltiplicarsi di dichiarazioni private che vengono riportate da coloro che lo incontrano?
Quello che è successo con l’ultima intervista concessa ad Eugenio Scalfari durante la Settimana Santa e resa pubblica il Giovedì Santo è andato oltre il tollerabile. Che un noto ateo pretenda di annunciare una rivoluzione nell’insegnamento della Chiesa Cattolica, ritenendo di parlare nel nome del Papa, negando l’immortalità dell’anima umana e l’esistenza dell’Inferno, è stata fonte di profondo scandalo non solo per tanti cattolici ma anche per tanti laici che hanno rispetto per la Chiesa Cattolica ed i suoi insegnamenti, anche se non li condividono. Oltretutto il Giovedì Santo è uno dei giorni più santi dell’anno, il giorno in cui il Signore ha istituito il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia e il Sacerdozio, affinché Egli possa offrirci sempre il frutto della Sua redentiva Passione e Morte per la nostra salvezza eterna. Inoltre la risposta della Santa Sede alle reazioni scandalizzate arrivate da tutto il mondo, è stata fortemente inadeguata. Invece di riannunciare chiaramente la verità sulla immortalità della anima umana e sull’Inferno, nella smentita c’è scritto solo che alcune parole citate non sono del Papa. Non dice che le idee erronee, perfino eretiche, espresse da queste parole non sono condivise dal Papa e che il Papa ripudia tali idee quali contrarie alla fede cattolica. Questo giocare con la fede e la dottrina, al livello più alto della Chiesa, giustamente lascia pastori e fedeli scandalizzati.
Se queste cose sono molto gravi, e fonte di imbarazzo, stupisce però anche il silenzio di tantissimi Pastori.
Certo, la situazione è ulteriormente aggravata dal silenzio di tanti vescovi e cardinali che condividono con il Romano Pontefice la sollecitudine per la Chiesa universale. Alcuni stanno semplicemente zitti. Altri fanno finta che non ci sia nulla di grave. Altri ancora diffondono fantasie di una nuova Chiesa, di una Chiesa che prende una direzione totalmente diversa dal passato, fantasticando ad esempio di un “nuovo paradigma” per la Chiesa o di una conversione radicale della prassi pastorale della Chiesa, rendendola completamente nuova. Poi ci sono quelli che sono entusiasti promotori della cosiddetta rivoluzione nella Chiesa Cattolica. Per i fedeli che capiscono la gravità della situazione, la mancanza di direzione dottrinale e disciplinare da parte dei loro pastori li lascia smarriti. Per i fedeli che non capiscono la gravità della situazione, questa mancanza li lascia in confusione ed eventualmente vittime di errori dannosi alle loro anime. Molti che sono entrati nella piena comunione della Chiesa Cattolica, essendosi battezzati in una comunione ecclesiale protestante, perché le loro comunità ecclesiali hanno abbandonato la fede apostolica, soffrono intensamente la situazione: percependo che la Chiesa Cattolica sta andando nella stessa via dell’abbandono della fede.
Quella che lei dipinge è una situazione apocalittica…
Tutta questa situazione mi porta a riflettere sempre più sul messaggio della Madonna di Fátima che ci ammonisce del male – ancora più grave dei gravissimi mali sofferti a causa della diffusione del comunismo ateistico – che è l’apostasia dalla fede dentro la Chiesa. Il n. 675 del Catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna che “[p]rima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti“, e che “[l]a persecuzione che accompagna il suo [della Chiesa] pellegrinaggio sulla terra svelerà il «mistero di iniquità» sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità”.
In una tale situazione i vescovi e i cardinali hanno il dovere di annunciare la vera dottrina. Allo stesso tempo devono condurre i fedeli a fare riparazione per le offese a Cristo e le ferite inflitte al Suo Corpo Mistico, la Chiesa, quando la fede e la disciplina non sono giustamente salvaguardate e promosse dai pastori. Il grande canonista del XIII secolo, Enrico da Susa o l’Ostiense, affrontando la difficile questione di come correggere un Romano Pontefice che agirebbe in un modo contrario al suo ufficio, afferma che il Collegio dei Cardinali costituisce un controllo de facto contro l’errore papale.
Senza dubbio, oggi è molto discussa la figura di papa Francesco. Si passa facilmente dall’esaltazione acritica di qualsiasi cosa egli faccia alla critica spietata per ogni suo gesto ambiguo. Ma in qualche modo il problema di come rapportarsi al Papa vale per ogni pontefice. Per cui alcune cose necessitano di essere chiarite. Intanto, cosa rappresenta il Papa per la Chiesa?
Secondo il costante insegnamento della Chiesa, il Papa, per la volontà espressa di Cristo, è “il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli” (Costituzione Dommatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II, n. 23). È l’essenziale servizio del Papa di salvaguardare e promuovere il deposito della fede, la vera dottrina e la sana disciplina coerente con le verità credute. Nell’intervista già citata con Eugenio Scalfari, ci si riferisce compiacenti al Papa come “rivoluzionario”. Ma l’Ufficio Petrino non ha niente, assolutamente niente, da fare con la rivoluzione. Al contrario, esiste esclusivamente per la conservazione e propagazione della fede cattolica immutabile che conduce anime alla conversione di cuore e conduce tutta l’umanità alla unità fondata sull’ordine iscritto da Dio nella Sua creazione e soprattutto nel cuore dell’uomo, l’unica creatura terrena fatta ad immagine di Dio. È l’ordine che Cristo ha restaurato per il Mistero Pasquale che stiamo celebrando in questi giorni. La grazia della Redenzione che promana dal Suo Cuore trafitto glorioso nella Chiesa, nei cuori di suoi membri, dà la forza per vivere secondo questo ordine, cioè in comunione con Dio e con il prossimo.
Sicuramente il Papa non è un sovrano assoluto, eppure oggi è molto percepito in questo modo. “Se lo dice il Papa…” è il modo comune di troncare qualsiasi domanda o dubbio su alcune affermazioni. C’è una sorta di papolatria. Come vi si risponde?
La nozione della pienezza del potere del Romano Pontefice è stata chiaramente enunciata già da Papa San Leone Magno. I canonisti del Medioevo hanno contributo grandemente all’approfondimento del potere inerente l’Ufficio Petrino. Il loro contributo rimane sempre valido e importante. La nozione è assai semplice. Il Papa, per la volontà divina, gode di tutto il potere necessario per poter salvaguardare e promuovere la vera fede, il vero culto divino, e la richiesta sana disciplina. Questo potere appartiene non alla sua persona ma al suo ufficio di Successore di san Pietro. Nel passato, per lo più, i papi non hanno resi pubblici i loro atti personali o le loro opinioni, proprio per non rischiare che i fedeli siano confusi su quello che fa e pensa il successore di san Pietro. Attualmente, c’è una rischiosa e perfino dannosa confusione della persona del Papa con il suo ufficio che risulta nell’oscuramento dell’Ufficio Petrino e in un concetto mondano e politico del servizio del Romano Pontefice nella Chiesa. La Chiesa esiste per la salvezza delle anime. Qualsiasi atto di un Papa che mina la missione salvifica di Cristo nella Chiesa, sia un atto eretico o sia un atto peccaminoso in se stesso, è semplicemente vuoto dal punto di vista dell’Ufficio petrino. Quindi anche se chiaramente reca gravissimo danno alle anime, non comanda l’obbedienza di pastori e fedeli. Dobbiamo sempre distinguere il corpo dell’uomo che è il Romano Pontefice dal corpo del Romano Pontefice, cioè dell’uomo che esercita l’ufficio di san Pietro nella Chiesa. Non fare la distinzione significa papolatria e finisce con la perdita di fede nell’Ufficio Petrino divinamente fondato e sostenuto.
Nel rapporto con il Papa a cosa un cattolico deve tenere maggiormente?
Il cattolico deve sempre rispettare, in modo assoluto, l’Ufficio Petrino quale parte essenziale dell’istituzione della Chiesa da parte di Cristo. Il momento nel quale il cattolico non rispetta più l’ufficio del Papa si è disposto o allo scisma o alla apostasia dalla fede. Allo stesso tempo, il cattolico deve rispettare l’uomo incaricato con l’ufficio che significa attenzione al suo insegnamento e direzione pastorale. Questo rispetto include anche il dovere di esprimere al Papa il giudizio di una coscienza rettamente formata, quando egli devia o sembra deviare dalla vera dottrina e sana disciplina o abbandona le responsabilità inerenti il suo ufficio. Per il diritto naturale, per i Vangeli, e per la costante tradizione disciplinare della Chiesa, i fedeli sono tenuti ad esprimere ai loro pastori la loro premura per lo stato della Chiesa. Hanno questo dovere al quale corrisponde il diritto di ricevere una risposta dai loro pastori.
Quindi è possibile criticare il Papa? E a quali condizioni?
Se il Papa non adempie il suo ufficio per il bene di tutte le anime, non è soltanto possibile ma anche necessario criticare il Papa. Questa critica deve seguire l’insegnamento di Cristo sulla correzione fraterna nel Vangelo (Mt 18, 15-18). Prima, il fedele o pastore deve esprimere la sua critica in un modo privato, che permetterà al Papa di correggersi. Ma se il Papa rifiuta di correggere il suo modo di insegnare o agire gravemente mancante, la critica deve essere resa pubblica, perché ha da fare con il bene comune nella Chiesa e nel mondo. Alcuni hanno criticato quelli che hanno espresso pubblicamente la critica al Papa quale una manifestazione di ribellione o di disobbedienza, ma domandare – con il rispetto dovuto per il suo ufficio – la correzione di confusione o errore non è un atto di disobbedienza, ma un atto di obbedienza a Cristo e perciò al Suo Vicario sulla terra.