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giovedì 7 giugno 2018

Credono in un Potere Superiore..

I DATI
Un'Europa cristiana c'è, ma non è praticante

Dalla ricerca del Pew Research Center in tema di religione emerge che la secolarizzazione è ampiamente diffusa in Europa, ma la maggior parte delle persone continua a identificarsi come cristiana. Ma questo non ha niente a he fare con la pratica religiosa. Pochi vanno in chiesa, e in ogni Paese, con l’eccezione dell’Italia, il numero dei cristiani non praticanti supera quello dei cristiani che frequentano la chiesa.



Il Pew Research Center ha compiuto un’indagine in quindici Paesi europei in tema di appartenenza cristiana, identità nazionale, immigrazione e pluralismo, e i rapporti di questi temi con la religione. 

Dalla ricerca emerge che la secolarizzazione è ampiamente diffusa, ma la maggior parte delle persone continua a identificarsi come cristiana. Delle quote crescenti di adulti in Europa occidentale affermano di non avere un’affiliazione religiosa, circa la metà della popolazione dice di non avere interessi religiosi o spirituali. Tuttavia, alla domanda “Quale è la sua religione attuale, se ne ha una?”, confrontati con una lista di opzioni la maggior parte di essi si identifica come cristiana; addirittura il 71 per cento in Germania, e il 64 per cento nella laicissima Francia. 

Ma questo non ha niente a he fare con la pratica religiosa. Pochi vanno in chiesa, e in ogni Paese, con l’eccezione dell’Italia, il numero dei cristiani non praticanti supera quello dei cristiani che frequentano la chiesa. Nel Regno Unito, per esempio i praticanti sono il 18 per cento, contro il 55 per cento dei non praticanti. E nella maggior parte dei Paesi coinvolti i cristiani non praticanti sono più numerosi di quelli che dichiarano di non avere una fede.

Comunque tutti i cristiani in Europa occidentale, praticanti o no, credono in un Potere Superiore. Magari non credono in Dio “come lo descrive la Bibbia”, ma tendono però a pensare a una forza spirituale superiore. I praticanti, ovviamente, pensano a un Dio biblico. Altrettanto ovviamente chi non ha una fede in genere dice di non credere né in un dio, né in una forza spirituale universale. 

La maggioranza degli intervistati dicono di essere disposti ad accettare musulmani nelle loro famiglie, o nel vicinato. Ma sono evidenti segni di disagio per quanto riguarda il multiculturalismo in Europa occidentale. Molti hanno dubbi sulla compatibilità dell’Islam con i loro valori culturali e nazionali, e la maggioranza è favorevole a restrizioni sull’abbigliamento imposto dalla cultura islamica alle donne. Non solo. Più della metà degli intervistati sostiene che è importante essere nati, e avere radici ancestrali in un Paese per condividere realmente la sua identità nazionale. Per esempio, il 51 dei finlandesi sostiene che è importante essere nati e avere radici in Finlandia per essere realmente finlandesi. 

Secondo il Pew, l’identità cristiana in Europa è legata a livelli più elevati di nazionalismo e a sentimenti negativi verso gli immigranti e le minoranze religiose. È più facile che siano cristiani praticanti a sostenere, rispetto a chi non ha una fede, che “l’islam è fondamentalmente incompatibile con i valori e la cultura del nostro Paese”. In Germania, come in molti altri luoghi, l’opinione pubblica generale è divisa su questo tema, e il 55 per cento dei cristiani praticanti sostiene l’incompatibilità, insieme al 45 per cento dei non praticanti, e al 32 per cento dei “senza fede”. Nello stesso modo sia i praticanti che i non praticanti pensano che la loro civiltà sia superiore alle altre, e sono a favore di una riduzione dell’immigrazione rispetto ai livelli attuali.

Secondo il Pew Research Center, l’attitudine verso gli ebrei e i musulmani sono altamente correlate. Anche se il dibattito attuale in Europa si focalizza ampiamente su islam e musulmani, quelli che dicono di non volere musulmani in famiglia sono più pronti di altri a dire la stessa cosa ne riguardi degli ebrei. E quelli che sono d’accordo nel ritenere giusta questa frase: “In cuor loro i musulmani vogliono imporre la legge religiosa su chiunque nel nostro Paese” sono più pronti di altri a pensare che “Gli ebrei seguono i loro interessi e non gli interessi del Paese in cui vivono”. Anche se la maggioranza dei cristiani dice che sarebbe disposta ad accettare ebrei nella famiglia, è più facile però che esprimano sensazioni negative verso gli ebrei dei “senza fede”. 

La maggioranza degli intervistati, e fra di loro molti cristiani, sono d’accordo sull’unione fra persone dello stesso sesso e sull’aborto. Questo posizioni sono meno condivise fra i cristiani praticanti, ma in Belgio, Danimarca, Regno Unito, Francia, Svezia e Svizzera c’è una maggioranza di praticanti che è a favore delle nozze omo e dell’aborto legale.

L’opinione prevalente in Europa occidentale vuole che la religione sia separata dalle politiche governative. In Svezia, per esempio, sono a favore l’80 per cento intervistati, in Belgio il 72 per cento. Ma minoranze sostanziali in diversi Paesi, fra cui il 38 per cento nel Regno Unito e il 45 per cento in Svizzera, affermano che le politiche dello Stato dovrebbero sostenere valori e credenze religiose. Sono posizioni più presenti fra i praticanti che fra i non praticanti, e ovviamente ancora di meno fra chi non professa nessuna fede.

Un’ultimo dato, curioso, riguarda proprio quelli che non professano una religione. Se i dati generali in Europa sono analoghi a quelli presenti negli Stati Uniti, è interessante notare che i “non affiliati” americani sono più religiosi dei loro omologhi europei. Il 23 per cento negli USA afferma di essere ateo, agnostico o comunque non credente, e lo stesso vale per il Regno Unito o la Germania. Ma i “nessuna religione” americani sono più disposti degli europei a pregare e a credere in un dio, proprio come i cristiani negli USA sono più religiosi degli europei.

Marco Tosatti

http://www.lanuovabq.it/it/uneuropa-cristiana-ce-ma-non-e-praticante