ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 11 giugno 2018

Il Barcone dei Gentili

Migranti e caso Aquarius, Ravasi: «Ero straniero e non mi avete accolto»
            
La voce del Vaticano sul caso della nave Aquarius con oltre 600 migranti a bordo arriva tramite Twitter con un messaggio del cardinale Gianfranco Ravasi: «Ero straniero e non mi avete accolto (Mt 25,43) #Aquarius». Una frase dal Vangelo di Matteo cambiata in negativo. Ravasi è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.
https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/migranti_aquarius_tweet_ravasi_ero_straniero_non_mi_avete_accolto-3790353.html

La vicenda Acquarius svela più sull’immigrazione di quanto abbiano fatto anni di propaganda


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La vicenda del blocco navale italiano deciso ieri dal Ministro degli Interni Matteo Salvini sta tenendo molti con il  fiato sospeso.
L’azione del Governo Italiano sta mettendo a nudo in poche ore molto più di quello che i media ci hanno voluto mostrare in anni.
L’Acquarius non rischia l’ammaraggio, è perfettamente in grado di raggiungere in meno di 48 ore qualsiasi porto del Mediterraneo. Il governo italiano ha inviato due motovedette per fornire viveri e personale medico. La nave è dotata finanche di giornalisti a seguito.
Secondo le dichiarazioni dell’ambasciatore maltese in Italia, il capitano dell’imbarcazione ha deciso di non attraccare a Malta, nonostante gli fosse stato autorizzato l’accesso e piuttosto che mettere in salvo 629 naufraghi raggiungendo altri porti, preferisce restare in mare facendo zig zag tra Malta e Sicilia “in attesa di ordini” ,come verificabile https://www.marinetraffic.com/en/ais/home/centerx:15.1/centery:35.9/zoom:9
I giornali stanno dando il meglio citando Fonti del diritto toalmente a caso, che vanno dalla Costituzione, alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, al codice della navigazione, al diritto internazionale. Usate per inquadrare fattispecie specifiche imprecisate.
Va detto poi che in una cornice di incentivazione delle vittime, salta qualsiasi schema giuridico, poichè una emergenza non è più tale se viene creata sistematicamente con una impalcatura logistica e mediatica in un lungo arco temporale, è piuttosto un’agenda politica a spese di esseri umani. Il tutto condito dall’abuso di convenzioni internazionali a scopo elusivo delle leggi sull’immigrazione.
A chi si è chiesto se si possono chiudere i porti, ricordiamo che Francia e Spagna lo hanno fatto quasi un anno fa, insieme al sigillamento dei confini austriaci e nessuno ha evocato scenari apocalittici o lo ha messo in discussione. Ancora una volta, anche i regolamenti UE sull’immigrazione forniscono regole che valgono solo per la Repubblica Italiana, e dispensano tutti gli altri.
Lo scopo di un blocco navale è di sfavorire a monte le partenze con destinazione predeterminata “Italia”. Nonostante fosse stato annunciato, alcuni prevedono sbarchi copiosi. Il che significa che c’è una volontà di fondo di usare le tragedie umane a scopo strumentale e politico.
Il mistero dei misteri rimane lo stesso: chi e perchè ha stabilito che l’Italia dovesse essere l’unico hub mediterraneo di arrivo dei migranti, anche al di fuori dell’area si soccorso di competenza italiana?
Sulpicia Scenari Economici Sa Defenza

È già evidente come la vicenda dell’Aquarius, la nave attrezzata con 629 migranti soccorsi in mare e in attesa di un approdo certo, rappresenti il primo episodio di una nuova importante fase politica in materia di gestione dei flussi migratori. Il caso Aquarius sta spingendo tutti a posizionarsi e a dipingere lo scenario con toni molto forti, accuse durissime, appelli perentori su fronti opposti.
Per parte mia so che dietro al caso Aquarius ci sono sì quelle 629 vite in viaggio e in ansia, ma c’è anche una questione enorme, complessa, di fronte alla quale non ci sono soluzioni semplici. Non si mettono le brache al mondo, neanche in questa materia. Però si possono costruire punti di riferimento molto laici e ridurre i decibel delle grida, guardando avanti e calcolando il tempo che abbiamo per fare qualcosa.
Partiamo ad esempio dalla cosa più urgente, la vita delle persone coinvolte in questo specifico caso. Se ne parla con i toni del pericolo imminente, come se si trattasse di una carretta del mare pronta a rovesciarsi dopo un S.O.S., mentre invece si tratta di un mezzo sicuro, con viveri e medicinali, in costante contatto con le autorità e con gli operatori sanitari per urgenti rifornimenti. Non è sicuramente un posto invidiabile dove trascorrere l’esistenza, ma non è peggiore di un centro di prima accoglienza sulla terraferma. Quel che è in atto è “solo” un braccio di ferro politico sulla destinazione di questo segmento del viaggio. Come ogni questione politica, la decisione è da ritenersi un argomento controverso, ma quel che è certo è che non sussiste una minaccia diretta e grave all’esistenza delle persone che stanno dentro l’Aquarius. Chi definisce la decisione del governo (che nega l’approdo in porti italiani della nave proveniente dalle acque libiche) come un’operazione spietata di gente “senza cuore”, e invita nel frattempo a guardare in faccia “gli occhi dei bambini”, punta a un importante lato emotivo che tuttavia è fuorviante se si considera che non è affatto in questione il loro salvataggio, bensì la forma che assumerà la loro accoglienza e le decisioni su chi abbia diritto a restare.
Le forze politiche che hanno composto la maggioranza parlamentare e firmato il “Contratto di governo” condividono questi elementi essenziali in materia di migrazioni: il sistema di accoglienza deve essere autenticamente europeo, non nazionale; chi richiede asilo deve farlo direttamente dai Paesi di provenienza o transito e chi ne ha diritto, direttamente da lì, deve essere già ripartito obbligatoriamente presso i 27 Stati membri dell’Unione europea e quindi integrato negli stessi.
Un problema gigantesco come le migrazioni contemporanee, in particolare nelle sue forme irregolari e illegali, non deve essere gestito solo dalla Repubblica Italiana intanto che gli altri membri della UE blindano da decenni le frontiere e i porti, inclusi quelli retti da governi sedicenti “progressisti”.
Veltroni in questi giorni ha paventato un ritorno agli anni trenta, ma ha dimenticato cosa faceva il suo governo negli anni novanta. Proprio mentre dal centrosinistra si urla alla disumanità del caso Aquarius, possiamo compulsare pagine ancora non sbiadite delle azioni di governo di quella parte, come il blocco navale anti immigrazione deciso dal governo Prodi, con “disposizioni rigide sul respingimento” in mare degli albanesi. Nell’album di famiglia della sinistra italiana c’è un’iniziativa molto più drastica di quel che accade oggi.
Certo, non lo ricorda il solito Roberto Saviano, quando intima al ministro dei trasporti di aprire i porti e twitta: «#umanitàperta #apriteiporti #Aquarius». È lo stesso Saviano che non fa una piega su come Israele gestisce le questioni di #umanitàaperta alle sue frontiere e su come bombarda i porticcioli dei pescatori palestinesi. Omissioni umanitarie.
In questo quadro mi colpisce un’osservazione del giornalista Sebastiano Caputo, che chiama in causa una delle critiche rivolte alla chiusura dei porti, ossia il fatto che si concentri sui soggetti più deboli. Dice Caputo che chiudere i porti «è un atto politico, non razzista, che mira a fermare questa orrenda tratta di esseri umani. Ora però aspettiamo da Matteo Salvini, e dai suoi colleghi al governo, un gesto altrettanto forte quando i vertici della NATO ci chiederanno di utilizzare le nostre basi militari per bombardare Paesi sovrani e appoggiare guerre “umanitarie” che alimentano quella stessa orrenda tratta di essere umani. Forti coi forti, senza doppi standard.»
Le risposte sono scritte nel futuro, e dovranno contrastare le pressioni di quelle stesse parti politiche che oggi ci accusano di razzismo ma si sono schierate con tutte le guerre imperialistiche che hanno devastato Africa e Asia negli ultimi venticinque anni.
Non mi è congeniale la postura mediatica di Salvini su questa materia, troppo attenta al possibile risvolto elettorale, come d’altro canto, sul fronte opposto, lo è quella del sindaco di Napoli De Magistris. Tuttavia le cose vanno viste nell’insieme, senza pregiudizi, e senza sconti per i signori delle pagliuzze e delle travi. Faccio un esempio che sconcerterà qualche lettore. Ricordo di aver assistito a un dibattito in TV del 2011, quando si stava per fare la guerra alla Libia. Sino a quel giorno Salvini lo conoscevo solo di viso, non lo avevo mai seguito in un confronto. Praticamente vinse a mani basse su esponenti della sinistra che si spendevano per la guerra a Gheddafi, ai quali diceva in sostanza: “ma vi rendete conto che devastando questo paese, oltre a fare decine di migliaia di morti, causerete una catastrofe migratoria dai costi umani esagerati?” E concluse con “Povera sinistra, come si è ridotta, povera sinistra”. Mi colpì moltissimo perché aveva ragionato e concluso con lucidità prevedendo gli esiti di quel disastro criminale, al quale la sinistra si consegnò totalmente, in parte complicemente e in parte stupidamente. Ricordo l’odio sparso dagli organi di informazione vicini alla sinistra: una totale demonizzazione di Gheddafi, una campagna isterica e guerrafondaia, un delirio che accompagnava le stragi, lo sterminio dei dirigenti dello stato libico, la distruzione dei potabilizzatori e delle infrastrutture, e infine l’espulsione di due milioni di africani che lavoravano in Libia. Non mi piace il frasario del Salvini di oggi, lo ribadisco, ma la sinistra è ancora incapace di un’autocritica sulle sue grandi colpe storiche di anni recenti, non imputabili a Salvini.
Le classi dirigenti francesi e britanniche negli ultimi sette anni hanno scatenato guerre che oltre ai lutti e oltre alla distruzione di interi Stati con cui noi avevamo relazioni convenienti, hanno provocato un drastico peggioramento nella gestione dei flussi migratori, e ora dicono che gestirli non è affar loro ma solo affar nostro. Non siamo di fronte a casuale o banale egoismo. Stanno invece ridisegnando la gerarchia europea, trasformando il fianco sud dell’Europa in un mondo troppo debole per farsi valere, troppo ripiegato sui suoi problemi per esigere che più a nord si paghi il prezzo delle spietate politiche di potenza.
Le classi dirigenti di Parigi e Londra hanno scelto cosa voler fare dell’Italia: il paraurti per le tragedie della globalizzazione; così come a Francoforte, Bruxelles e Berlino avevano deciso cosa fare della Grecia: il laboratorio dove sperimentare la futura ‘mezzogiornificazione’ di mezza Europa. È l’autodemolizione del sogno europeo in vista di un ordine che toglie già, ancora una volta, il velo che nascondeva ciò che non è mai venuto meno: i soliti brutali rapporti di forza guidati dalle grandi capitali dei grandi capitali.
In questa particolare congiuntura è giusto richiamare l’Europa ai suoi doveri, in tempi rapidi. L’estate è lunga. 
Pino Cabtras
Fonte: http://megachip.globalist.it

Link: http://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/articolo/2018/06/11/l-era-dell-aquarius-2025951.html
LA VOCE DELL’ESPERTO





james Henry Hammond (1807 – 1864) governatore del South Carolina (1842_1844)
“Credo fermamente”; disse, “che la schiavitù Americana non solo non è peccato, ma è espressamente comandata da Dio per bocca di Mosé, e approvata da Cristo attraverso i suoi apostoli”.
Un giorno si s coprì che Hammond aveva violentato quattro nipotine, minorenni. E alcune schiave, una delle quali poteva essere sua figlia.
Hammond was also known to have repeatedly raped two female slaves, one of whom may have been his own daughter. He raped the first slave, Sally Johnson, when she was 18 years old.[2] Such behavior was not uncommon among white men of power at the time; their mixed-race children were born into slavery and remained there unless the fathers took action to free them.[13] Later, Hammond raped Sally Johnson’s daughter, Louisa, who was a year old baby when he bought her mother; the first rape apparently occurred when Louisa was 12; she also bore several of his children.



https://www.maurizioblondet.it/19162-2/

L'appello di Ferrara ai giuristi: "Il bullo Salvini va denunciato"

Botta e risposta al vetriolo. Ferrara: "Ora bisogna fermare il bullo di Stato". E Salvini: "Che tristezza, gli serve un Maalox"


Il blocco navale fa litigare Giuliano Ferrara e Matteo Salvini.
"Avvocati e giuristi, non dormite. Denunciare Salvini: le questioni politiche vengono dopo, ora bisogna fermare il bullo di Stato", ha scritto in mattinata l'ex direttore del Foglio su Twitter sotto l'hashtag "Italia alla deriva con la nave""Che tristezza - ha replicato il ministro dell'Interno su Twitter - un Maalox anche per Ferrara".
Un durissimo botta e risposta al vetriolo. Al centro del contendere lo scontro sul blocco navale imposto ieri da Salvini al termine dell'ennesimo fine settimana segnato dai continui sbarchi di immigrati clandestini sulle coste italiane. La chiusura dei porti si è resa necessaria dopo che sabato era stati trasbordati oltre 400 immigrati e che altri 600 stavano facendo rotta dalla Libia all'Italia senza che Malta, come suo solito, prestasse aiuto. Dall'ex presidente della Camera Laura Boldrini al numero uno di Emergency Gino Strada si sono subito schierato contro il leader della Lega. Tra i detrattori del blocco navale, anche Giuliano Ferrara si è messo ad attaccare duramente lanciando su Twitter un appello ad "avvocati e giuristi" affinché denuncino Salvini. "Le questioni politiche vengono dopo - ha cinguettato - ora bisogna fermare il bullo di Stato".

Avvocagi e giuristi, non dormite. Denunciare Salvini: le questioni politiche vengono dopo, ora bisogna fermare il bullo di stato


A stretto giro Salvini ha replicato al tweet dell'ex direttore del Foglio con un altro tweet. Durissimo anche quest'ultimo. "Che tristezza - ha scritto - un Maalox anche per Ferrara".



“DENUNCIARE Salvini, fermare il bullo di Stato”.
Che tristezza.
Un Maalox anche per Ferrara.
Sergio Rame
http://www.ilgiornale.it/news/politica/lappello-ferrara-ai-giuristi-bullo-salvini-va-denunciato-1539495.html#/comunali/tempo-reale/1


La Libia nelle mani dei trafficanti 
ora guarda all’Italia per una svolta

Le migrazioni per la Libia e dalla Libia sono ancora un problema e, a farne le spese, è la stessa popolazione locale. “I libici vogliono che il fenomeno immigrazione venga fermato”, ci dice Jamal Adel, un ragazzo che fa parte della tribù Tebu a Kufra nel sud-est del Paese.
“Sarebbe un’ottima cosa se il nuovo ministro dell’interno  Matteo Salvini riuscisse a fermare il problema migratorio”, ci dice un altro ragazzo che ha chiesto l’anonimato per motivi di sicurezza e che lavora per un organizzazione che monitora i conflitti a Sebha, una cittadina distrutta dal traffico di persone.
Il ragazzo aggiunge poi che “pochi giornali si interessano di quello che pensano i libici sul fenomeno migratorio ma, in realtà, noi vogliamo che questo fenomeno smetta perché sta danneggiando fortemente il nostro Paese”.
Mac K. B. Simpson, ganese ed esperto di migrazioni che vive a Tripoli, ci dice: “È importante che questo traffico sia fermato prima ancora che i migranti entrino in Libia”.
Per molti libici il problema è da ricercare soprattutto nelle Ong che operano nel Mediterraneo: “I trafficanti contano sulle ong, è già stato provato che collaborano. Inoltre alimentano le mafie libiche e italiane”, dice Adel.
“Le ong sono un’attrazione per i migranti”, aggiunge il ragazzo di Sebha: “Spesso chi fugge è disposto a rischiare la propria pelle solo perché sa che ci sono le ong nel Mediterraneo. Per quest’ultime, però, si tratta solamente di un business”.
Uno dei timori dei libici è che le Nazioni unite creino altri campi per migranti in Libia, continuando questi ultimi a rimanere nel Paese. “Tante di queste organizzazioni internazionali per i diritti umani, come l’Organizzazione internazionale per le Migrazioni (Iom) e il Centro internazionale per lo sviluppo delle politiche migratorie (Icmpd), entrambe organizzazioni che lavorano con l’Ue, vengono nel nostro Paese per dirci di abrogare ala legge che stabilisce che l’immigrazione venga considerata un reato. Pensano di potere cambiare le nostre leggi senza il nostro consenso”, ci spiega il ragazzo di Sebha, che prosegue: “Pensano di poterci dare lezioni di diritti umani quando sono loro che causano le violazioni di questi diritti fomentano il traffico illegale di persone”.

La Libia del dopo Gheddafi

La Libia, dopo la caduta di Gheddafi, è diventata un Paese in preda all’anarchia, sotto il controllo di vari governi, milizie e tribù. Dopo la seconda guerra civile del 2014, il Paese è ufficialmente controllato da due governi: quello di accordo nazionale (Gna) a Tripoli e quello dell’Est, sotto l’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar.
Il governo di Tripoli è controllato da Fayez al-Serraj, salito al potere grazie al sostegno della comunità internazionale, ovvero le Nazioni unite e l’Unione europea. Anche l’Italia, per cercare di risolvere il problema immigrazione, si è rivolta a Serraj, che però non riesce a controllare con forza i territori sotto il suo dominio: “Senza il finanziamento dell’Italia e l’Unione europea, probabilmente il governo di Tripoli non esisterebbe nemmeno”, ci racconta il ragazzo di Sebha.
Grazie ai soldi che riceve dal governo italiano e dall’Ue, il governo di Tripoli è in grado di pagare alcune milizie in cambio della loro lealtà. Tuttavia, il governo non ha un vero e proprio esercito e  non riesce a controllare le rotte dei trafficanti che si trovano nell’ovest del Paese.
Nell’est della Libia, invece, il traffico di persone è quasi inesistente perché il generale Haftar controlla militarmente e col pugno di ferro i territori in suo possesso. “Haftar ha già detto ai migranti che devono andare via dalla Libia: userà misure drastiche per fermare il traffico di persone”, ci dice il ganese Simpson.
Il generale libico punta a controllare più zone nel sud della Libia, proprio dove il traffico inizia. Ma è difficile che riesca a conquistare la lealtà delle tribù che governano l’area del Fezzan.
“Le tribù sono leali solamente a loro stesse”, ci dice Jamal. In più, grazie ai confini aperti, in Libia sono entrati molti mercenari del Ciad che ora stanno prendendo il sopravvento in alcune tribù, specialmente in quella Tebu.
La soluzione, secondo diversi libici, sarebbe quella di collaborare con i municipi libici nell’area del sud del Fezzan affinché abbiano più risorse per fermare il fenomeno migratorio.
L’accordo tra il governo italiano e quello di Tripoli dello scorso agosto è servito a tamponare i migranti via mare, ma non quelli che arrivano in Libia. “L’accordo tra il governo di Tripoli e quello italiano per fermare gli sbarchi è stato fatto in maniera davvero poco professionale – dice Adel. Il problema risiede nel controllo dei confini tra la Libia e i Paesi africani dove i migranti entrano, non fermarli sulle coste”.
La soluzione sta quindi nel controllare i confini libici. Questo perché, una volta che i trafficanti entrano in Libia, dove regna il caos, hanno il via libera per spostarsi a proprio piacimento.
In questo si inserisce la missione italiana in Niger, ora arenata. Secondo Adel, la Francia si è opposta all’iniziativa perché vuole mantenere il controllo territoriale nel Paese. Ma non solo. Le truppe francesi, secondo il ragazzo libico, lasciano operare liberamente i trafficanti sul confine con la Libia.
“Alla Francia non interessa controllare questa crisi migratoria perché non è lei a pagarne direttamente le conseguenze, motivo per cui i militari francesi spesso lasciano passare camion pieni di migranti senza controlli sul confine libico”. La Libia continua ad essere un Paese di transito per i trafficanti, e i libici stessi sembrano ormai averne abbastanza.


Cardinale svedese "molto triste" perché i partiti bloccano immigrazione di massa






In Europa c'è un movimento [presunto] "nazionalista" sempre più influente che si oppone all'immigrazione [di massa], ha affermato il cardinale di Stoccolma, Anders Arborelius, davanti a VaticanNews.va (10 giugno).

Per Arborelius, ciò è "molto triste" dato che, secondo lui, "la Chiesa" [si presume] avrebbe "sempre" voluto accogliere l'immigrazione di massa.

Di tutta l'Europa, la patria di Arborelius, la Svezia, è considerata un esempio di politiche fallite per l'immigrazione di massa, che hanno portato il paese sull'orlo di "una guerra civile", termine usato nel giugno 2017 dall'allora Commissario Nazionale di Polizia Svedese, Dan Eliasson.

Foto: Anders Arborelius, © Frankie Fouganthin , CC BY-SA#newsVbgwirdylk
https://gloia.tv/article/Zh9kkDympAn41g2EgrchkhUGb

Chi vuole il bene dei migranti?


Sulla vicenda delle 629 persone imbarcate dall’Aquarius, il cui approdo sulle coste italiane è stato finora impedito, è divampata una polemica dalla quale, scusate, intendo chiamarmi fuori. Non per nulla, è che fra le accuse di razzismo, l’indignazione un tanto al chilo e le citazioni evangeliche a casaccio non mi sento a mio agio. Capitemi. Inoltre, non ho alcun commento valido da offrire ma solo, per quel che valgono, delle domande. Per esempio: posto che il bene di quelle 629 persone certamente sembra non desiderarlo chi appoggia la chiusura dei porti italiani, allora chi lo vuole? Si può sapere?
Chi li ha allontanati dalle coste dietro compensi stellari ma con imbarcazioni per modo di dire, oltretutto con il concreto rischio di farli annegare? O forse chi, contattato da questi filantropi, i 629 e andato a prelevarli in prossimità delle coste libiche e anziché riportali indietro – mica all’inferno, eh, ma solo alle coste più vicine –, tenta di condurli neppure all’isola più vicina (Malta), ma in Italia? Chi, come fa Sos Mediterranée, spende 11.000 euro al giorno in mare, quando con quegli stessi soldi – alle stesse 629 persone – garantirebbe pasti quotidiani per oltre 17 euro, dieci volte tanto quello con cui si sopravvive in Africa subsahariana, fa dunque del bene?
Ancora, in chi urla «accogliamoli!», ma per favove non pvopvio a Capalbio, gvazie, c’è dell’altruismo? Anche se non sembra, non provoco affatto: chiedo. Esattamente come chiedo se non sussista un legame, a dir poco esecrabile, tra il flusso di questi disperati e chi vede in essi l’esercito industriale di riserva, gente disposta a farsi ingiustamente sfruttare, cosa che giustamente gli italiani non vogliono più accettare. Ripeto: non ho alcun commento valido da offrire, proprio nessuno, solo delle domande. Domande di chi sa poco, ma è consapevole che ci si può abbruttire – e tanto – pure dietro a belle parole, e che talvolta è meglio tenersi alla larga, da ciò che è lastricato di buone intenzioni.

Sbarchi, ci siamo: Salvini muove guerra alle Ong

La decisione di Salvini di non concedere alla nave Aquarius lo sbarco di oltre 600 migranti ha il merito di trainare l’Europa verso una politica meno accondiscendente e passiva nei confronti dell’immigrazione illegale. L’Italia paga il prezzo della consuetudine. Abbiamo accettato spontaneamente di essere il luogo di sbarco di tutti i migranti salvati in prossimità della Libia, ma anche nella zona di ricerca e soccorso maltese. Ma ora il dado è tratto. 
Il dado è tratto. Dopo il tentativo di Marco Minniti di regolamentare l’ambigua attività delle navi delle Ong, intente a trasportare in Italia il numero più alto possibile di immigrati illegali anche sottraendoli alla Guardia costiera libica (equipaggiata, addestrata e appoggiata da Italia e Ue), il neo ministro degli Interni Matteo Salvini sembra determinato a bloccare i flussi migratori illeciti dalla Libia.
Nel mirino del Viminale vi sono le Ong e Malta. La nave Aquarius di Sos Mediterranee con a bordo 629 migranti soccorsi nelle ultime ore non è stata autorizzata a sbarcarli in un porto italiano dopo che Malta aveva rifiutato l’approdo benchè la Valletta fosse il porto sicuro più vicino (oltre a quelli libici e tunisini) dove secondo il diritto internazionale devono essere sbarcati i naufraghi soccorsi in mare.
Al termine di un vertice a Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte ha spiegato che il suo collega di Malta, Joseph Muscat, che ha contattato di persona in serata, "non ha assicurato alcun intervento, neppure in chiave umanitaria. "Si conferma l'ennesima indisponibilità di Malta, e dunque dell'Europa, a intervenire e a farsi carico dell'emergenza", ha detto Conte, sottolineando che "l'Italia si ritrova ad affrontare in totale solitudine l'emergenza immigrazione”.
Conte ha precisato che “è stato disposto l'invio di due motovedette con medici a bordo pronti a intervenire al fine di garantire la salute di tutti gli occupanti dell'Aquarius che dovessero averne necessità" ma il governo sembra determinato a negare l'ingresso in un porto italiano alla nave che continua comunque a dirigere verso la Sicilia.
Durissime le parole di Muscat, affidate a un Tweet: "Siamo preoccupati per la direzione presa dalle autorità italiane sull'Acquarius, che è in alto mare. Vanno manifestamente contro le leggi internazionali e rischiano di creare una situazione pericolosa per tutti quelli che sono coinvolti".
Di fatto si sta ripetendo quanto avvenuto già nei giorni scorsi, quando La Valletta aveva impedito l'ingresso in porto della nave Seefuchs, con 126 migranti e la nave era poi approdata a Pozzallo. "Malta non può dire di no a qualsiasi richiesta di intervento", aveva attaccato Salvini, che ieri ha rivendicato la linea della fermezza come ha sottolineato l’agenzia Ansa.
"Nel Mediterraneo ci sono navi con bandiera di Olanda, Spagna, Gibilterra e Gran Bretagna, ci sono Ong tedesche e spagnole, c'è Malta che non accoglie nessuno, c'è la Francia che respinge alla frontiera, c'è la Spagna che difende i suoi confini con le armi, insomma tutta l'Europa che si fa gli affari suoi. Da oggi anche l'Italia comincia a dire NO al traffico di esseri umani, NO al business dell'immigrazione clandestina".
In serata Salvini e il collega dei M5S Toninelli, ministro delle Infrastrutture da cui dipende la Guardia Costiera, hanno aggiunto che Malta "non può continuare a voltarsi dall'altra parte quando si tratta di rispettare precise convenzioni internazionali in materia di salvaguardia della vita umana e di cooperazione tra Stati".
Per ora non c’è un bando all’accesso delle navi delle Ong dai porti italiani ma gli sviluppi futuri dipenderanno molto dall’esito di questa vicenda. Molti temono che l’Aquarius tenti di forzare le acque territoriali italiani raggiugendo un porto siciliano, ipotesi che avrebbe l’obiettivo di costringere Roma a usare la forza o ad accettare altri 629 immigrati illegali dopo i 750 circa sbarcati dalla Libia dal 2013.
Nel primo caso si scatenerebbe la riprovazione di tutte le lobby legate al business del soccorso e dell’accoglienza dei migranti illegali (che vale oltre 5 miliardi di euro annui), nel secondo il governo perderebbe la faccia subendo l’iniziativa di una società privata quale è una Ong.
Sulla nave di Sos Mediterranee c'è anche il personale di Medici senza frontiere, che sta assistendo i 629 migranti soccorsi in sei operazioni e ci sono anche 123 minorenni non accompagnati (dato da verificare poiché la gran parte dei clandestini che si definiscono tali sono in realtà molto più grandi), 11 bambini e 7 donne incinte. "Non è pensabile", dice il personale della Ong, che la nave possa continuare per giorni la sua peregrinazione per mare” ma non è neppure accettabile che il problema debba continuare a ricadere solo sull’Italia.
“Il salvataggio di vite in mare deve restare una priorità assoluta di ogni governo - ammonisce l'Unhcr - Stati e attori coinvolti trovino soluzioni rapide che consentano ai migranti e rifugiati dell'Aquarius di essere sbarcati in modo sicuro e rapido. Il rallentamento delle operazioni mette a rischio la salute di centinaia di persone con urgente bisogno di assistenza".
Per il governo maltese l'isola "non ha competenza" su questo caso dato che il recupero dell'imbarcazione "è avvenuto nell'area di ricerca e salvataggio libico ed è stato coordinato dal centro di Roma".
Una ragione in più per evitare inutili polemiche tra Italia e Malta puntando decisamente a far riportare tutti i migranti soccorsi in mare in Libia dove le stesse agenzie dell’Onu (Unhcr e Iom) ne curerebbero assistenza e rimpatrio nei paesi di origine. Un’opzione che non solo eviterebbe rischi per i migranti illegali ma sancirebbe in modo chiaro la chiusura dell’Europa ai flussi di clandestini scoraggiando automaticamente nuove partenze.
L’Italia paga anche il prezzo della consuetudine. Come scrive l’ammiraglio Fabio Caffo su Analisi Difesa “è comunque innegabile che l’Italia, sin dall’operazione Mare Nostrum del 2013, ha accettato spontaneamente di essere il luogo di sbarco di tutti i migranti salvati in prossimità della Libia, ma anche nella zona di ricerca e soccorso maltese”.
Secondo l’esperto di diritto del mare “il governo dovrebbe affrontare il problema, giuridico prima che morale, del raggio d’azione delle nostre attività di ricerca e soccorso (SAR) al di fuori dell’area di competenza italiana stabilita dal DPR 662-1994. Non a caso La Valletta, nel negare la propria competenza, ha osservato che Roma ha coordinato i soccorsi attuati dall’Aquarius sin dall’inizio, in prossimità della Libia”.
Per tutte queste ragioni la decisione di Salvini e del governo Conte ha il merito non solo di completare quanto iniziato da Minniti, la cui azione con la Guardia costiera libica ha determinato un crollo dei flussi di oltre il 70%, ma di trainare l’Europa verso una politica meno accondiscendente e passiva nei confronti dell’immigrazione illegale.
Gianandrea Gaiani