ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 11 giugno 2018

I cristiani sono venuti meno alla loro vocazione

NEOCRISTIANI E PAZIENZA DI DIO


Si sono forgiati un cristianesimo secondo i desideri del loro cuore impuro. Questa è una profanazione inaudita: la commedia è durata anche troppo, fino a quando vorranno stancare la pazienza non del popolo cristiano, ma di Dio? 
di Francesco Lamendola  

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Fa impressione rileggere ciò che scrisse e ciò che disse, in più occasioni, anche alla radio, l’ultimo grande e vero pontefice del XX secolo, Pio XII, ricollegandosi sovente a concetti già espressi, in una perfetta, ideale continuità di Magistero, da san Pio X, mezzo secolo prima  di lui (tutte le citazioni sono tratte da Stefano Lamera, Gesù Maestro. Via, verità, e Vita, Alba, Edizioni Paoline, 1949, pp. 111-119):
Non il cristianesimo è venuto meno alla sua missione nel mondo, missione di redenzione, di elevazione, di pace, ma i cristiani sono venuti meno alla loro vocazione e quindi ai loro impegni, ai loro doveri di vita cristiana.
Gli uomini si sono ribellati al cristianesimo vero e fedele a Cristo ed alla sua dottrina; si sono forgiati un cristianesimo a loro talento; un nuovo idolo che non salva, che non ripugna alla passione della concupiscenza e della carne, all’avidità dell’oro e dell’argento che affascina l’occhio, alla superbia della vita; una nuova religione senza anima e un’anima senza religione, una maschera di morto cristianesimo senza lo spirito di Cristo; ed hanno proclamato che il cristianesimo è venuto meno alla sua missione! (Pio XII, Radiomessaggio Natale 1941).

In questo mondo posto nel maligno della concupiscenza; dove gli uomini vanno errando come in un deserto, fra allucinazioni e miraggi che sono tenebre in cui si urtano, la Chiesa cammina, alta tenendo la fiaccola divina della verità, della via e della vita, perché: “Senza via non si arriva alla meta, senza verità non si illumina l’intelletto, senza vita non si anima il volere e l’opera” (Pio XII, 12 marzo 1940). […]
È doloroso il vedere anche non pochi cattolici, i quali vivono come se il loro solo fine fosse di formarsi un paradiso sulla terra, senza alcun pensiero ai novissimi, all’al di là, all’eternità” (Pio XII, 24 marzo 1949). […]
Voi stessi ben conoscete quanto profonda sia l’ignoranza religiosa, come molteplici e spesso grossolani siano gli errori e gli equivoci sulle verità più elementari della fede, e ciò non soltanto in mezzo al semplice popolo, ma altresì tra coloro che si lusingano di esser intellettuali (Pio XII ai Parroci, 1941). […]
Il mondo soffre di mali gravissimi, però pochi di così gravi come la ignoranza religiosa, in tutte le sue classi; la società ha bisogno urgente di energici rimedi, ma di pochi casi urgentemente come della diffusione del catechismo (Pio XII, 8 aprile 1946). […]
In quest’ora decisiva della storia…è necessario un cattolicesimo illuminato, convinto, ardito, di fede e di precetti., di sentimenti e di opere, in pubblico ed in privato, secondo il motto proclamato quattro anni fa a Fatima dalla generosa gioventù cattolica: “Cattolici al cento per cento” (Pio XII, 15 maggio 1946). […]
Dovunque l’intelligenza è avvolta dalle oscure tenebre della ignoranza, è impossibile che vi siano o retta volontà o buoni costumi” (Pio X, “Acerbo Nimis”, 15 aprile 1905).

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Papa Eugenio Pacelli Pio XII: l’ultimo grande e vero pontefice del XX secolo

Sono parole impressionanti, angosciose, profetiche, le quali paiono fotografare la situazione che oggi, a settant’anni di distanza, si è determinata in seno alla cristianità e alla stessa Chiesa cattolica, per una precisa e inescusabile responsabilità del clero e perfino del romano pontefice: Gli uomini si sono ribellati al cristianesimo vero e fedele a Cristo ed alla sua dottrina; si sono forgiati un cristianesimo a loro talento; un nuovo idolo che non salva, che non ripugna alla passione della concupiscenza e della carne, all’avidità dell’oro e dell’argento che affascina l’occhio, alla superbia della vita; una nuova religione senza anima e un’anima senza religione, una maschera di morto cristianesimo senza lo spirito di Cristo.
Come è possibile che, leggendo queste terribili parole, i neopreti della neochiesa non si rendano conto dell’apostasia in cui sono caduti, e, cosa ancor peggiore, in cui hanno sospinto la massa dei fedeli che a loro erano stati affidati per mandato divino; come è possibile che non si sentano tremare le vene e i polsi, che non siano agghiacciati dal terrore, che non corrano a nascondersi agli occhi di Dio? Che non misurino, con raccapriccio, con spavento, con disperazione, il tragico abbaglio in cui sono caduti, e nel quale, con colpevole malizia, hanno perseverato, travisando il Vangelo e fabbricandosi una religione ad uso e consumo del mondo, dalla quale è stato espunto tutto ciò che è sacrificio, riconciliazione con Dio, offerta di sé, desiderio di vita eterna, superamento della concupiscenza e di ciò che piace al mondo e alla carne? Questi neopreti che si mostrano indulgenti verso il divorzio, l’aborto e l’eutanasia, che sono propensi a offrire il Corpo e il Sangue di Cristo anche ai peccatori impenitenti, che non si vergognano di celebrare i peggiori disordini, contro le leggi della natura e quelle di Dio, fino ad approvare le orride, abominevoli unioni sodomitiche, chiamandole perfino “matrimonio” e auspicando un apposito sacramento per celebrarle in chiesa: è mai possibile che non misurino, meditando su ciò che disse, profeticamente, Pio XII settanta anni fa, l’abisso di depravazione, di blasfemia in cui sono caduti? In questo mondo posto nel maligno della concupiscenza; dove gli uomini vanno errando come in un deserto, fra allucinazioni e miraggi che sono tenebre in cui si urtano, essi hanno tradito la loro missione, hanno tradito il giuramento fatto a Cristo, hanno tradito l’impegno preso con  le pecorelle del suo gregge, e invece di  tenere alta la fiaccola divina della verità, della via e della vita, l’hanno trascinata nella melma, l’hanno lasciata spegnersi, e adesso vanno a tentoni anch’essi, più ciechi dei ciechi, più impazziti dei pazzi, più lontani che mai dal Signore Iddio, tutti presi dalla tristissima smania di piacere al mondo, di strappare l’applauso dei peccatori e degli eretici, di incontrare l’approvazione dei nemici dichiarati ed aperti della Chiesa e del Vangelo.

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Monsignor Vincenzo Paglia e Marco Pannella

Ma via, di che stiamo parlando? Di un monsignor Paglia che celebra iperbolicamente le qualità morali di Marco Pannella, che lo dice uomo di altissima spiritualità, che lo addita quale luminoso esempio di vita per tutti i cristiani! O costui è un folle, oppure è un lupo travestito da pastore, che ha deciso scientemente e lucidamente di stravolgere la Parola di Dio e l’esempio di Gesù Cristo, per trascinare nel fango del peccato le pecorelle del gregge cristiano. Di un monsignor Galantino, che definisce la “riforma”, cioè l’eresia e lo scisma di Lutero, un “dono dello Spirito Santo”, e che afferma che Dio non distrusse, ma risparmiò Sodoma, la città dei peccatori contro natura! Di un cardinale De Kesel, di un arcivescovo Bonny, i quali chiedono un riconoscimento della Chiesa alle unioni dei sodomiti; che chiedono, cioè, la benedizione di Dio sul peccato impuro contro natura, che per essi non è più peccato, mentre “peccato” è diventato il dire che è un peccato, quello sì è ora un peccato, per loro, e lo chiamano “omofobia”, e chiedono che ci siano veglie di preghiera contro di esso! Potremmo continuare a lungo, passando per il generale dei gesuiti, Sosa Abascal, quello che nega l’esistenza del diavolo, quello che dice di non sapere cosa disse esattamente Gesù Cristo; e arrivando fino all’inquilino di Santa Marta, a colui che è stato eletto dopo le strane dimissioni di Benedetto XVI, ed è stato eletto violando tutte le regole del diritto canonico, a cominciare dal fatto che un gesuita, per statuto, non può essere fatto papa, e infatti mai un gesuita era stato fatto papa, nell’arco di oltre quattro secoli! Di quel che costui sta facendo, dal primo istante in cui si è affacciato al balcone di Piazza San Pietro, salutando la folla con un buonasera, invece che con un sia lodato Gesù Cristo; di quel che sta facendo ogni giorno per spingere alla confusione, all’amarezza e alla disperazione milioni e milioni di buoni cattolici e spegnere in essi la fiammella della fede, per consegnarli alle tenebre del relativismo e del nichilismo, con parole, con atti e con omissioni intenzionali, non vale la pena di parlare: del resto, lo abbiamo fatto tante e tante volte, prendendo atto, con dolore, ma con doverosa lucidità, che egli è stato messo sul soglio di san Pietro per distruggere quel che resta della Sposa di Cristo, e non certo per guidarla.
E allora torniamo alle fonti della Rivelazione, torniamo a leggere quei versetti di san Paolo che paiono stati scritti per illuminarci in quest’ora tenebrosa (2 Cor. 4, 1-4 e 16-17):
Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d'animo. Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio. E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio. […]
Per questo non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne.

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Come mai dopo le strane dimissioni di Benedetto XVI è stato eletto un "Gesuita sud-americano", violando tutte le regole del diritto canonico, a cominciare dal fatto che un gesuita, per statuto, non può essere fatto papa?


Si sono forgiati un cristianesimo secondo i desideri del loro cuore impuro

di Francesco Lamendola

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