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lunedì 11 giugno 2018

Il pianeta Amazzonikus B 31

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Cronache dal Sinodo del 3019

    Il sinodo panamazzonico dedicato dalla Chiesa ai popoli che abitano il pianeta Amazzonikus B 31, vero polmone verde dell’universo, porterà numerose novità.
Nel Documento Preparatorio dell’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi, presentato in Intergalactic Conference Call dal Vaticano ai presuli di tutte le galassie, si fa capire che ci saranno passi avanti circa le annose questioni dei viri probati e del sacerdozio femminile.
Nel testo si fa aperto riferimento al «gemito», così è definito, proveniente dal pianeta Amazzonikus B 31: è quello di milioni di comunità private per anni luce della comunione, a causa della mancanza di preti. Ecco allora la necessità, si legge nel documento, di «progettare nuovi cammini» affinché la santa comunione sia portata a tutti e con maggiore frequenza.

A tal fine si sottolinea quanto sia prioritario «proporre nuovi ministeri e servizi per i diversi agenti pastorali, che rispondano ai compiti e alle responsabilità della comunità» e anche «individuare quale tipo di ministero ufficiale possa essere conferito alla donna».
In altre parole, poiché i preti sono pochi e il pianeta Amazzonikus B 31 grandissimo, per poter celebrare l’eucaristia con una frequenza almeno accettabile occorrerà ammettere al sacerdozio ministeriale uomini sposati e di provata fede, i viri probati appunto, ed affiancare gradualmente ad essi le diaconesse, che potrebbero fungere da apripista verso il sacerdozio femminile.
Sebbene la Congregazione intergalattica per la dottrina della fede abbia detto di nuovo no, anche in tempi recenti, alle donne prete, tutto fa supporre che proprio il Sinodo panamazzonico dell’anno 3019 sarà l’occasione per aprire una breccia in questa direzione. Allo stesso modo, spiegano i ben informati, l’istituzionalizzazione dei viri probati servirà a dare inizio al cammino che porterà all’introduzione in tutto l’universo dei preti sposati.
In un primo tempo, riferiscono fonti riservate, le due nuove figure saranno introdotte ad experimentum, ma è ormai chiaro che il dado è tratto e che in un  prossimo futuro tutte le realtà ecclesiali sparse per le galassie potranno seguire questo itinerario.
Autorevoli storici della Chiesa sostengono che un primo esempio in tal senso venne fornito, circa un millennio fa, dalla Chiesa della Germania (una porzione dell’Europa, a sua volta una porzione del pianeta Terra) dove un cardinale dell’epoca (pare si chiamasse Marz o Marx) sostenne che per ovviare alla carenza di sacerdoti, particolarmente tragica in quella regione, donne prete e preti sposati sarebbero stati necessari. Dello stesso avviso un altro cardinale terrestre (Uhm o Hummes era il suo nome) che si pronunciò a favore dei cosiddetti viri probati.
Presentando il nuovo documento il cardinale segretario intergalattico del Sinodo ha spiegato che «sebbene il tema si riferisca ad un territorio specifico, come il pianeta Amazzonikus B 31, le riflessioni che lo riguardano superano l’ambito planetario, perché esse toccano la Chiesa in tutte le galassie e anche il futuro dell’universo».
Il «nobile sforzo» per evangelizzare il pianeta Amazzonikus B 31, con tutte le sue «peculiarità territoriali e sociali», è ripetutamente espresso nel documento, dove si parla della pressante necessità di edificare una Chiesa «dal volto amazzonico». Tuttavia alcuni osservatori si chiedono: l’evangelizzazione del pianeta Amazzonikus B 31 non sarà forse tutta una scusa per «amazzonizzare» la Chiesa intera?
Secondo un’altra scuola di pensiero, della quale si sono fatti interpreti alcuni cardinali, le funzioni dei viri probati e delle diaconesse potrebbero essere svolte con uguale efficacia, ma con minori costi, dalla più recente versione di Servus, il robot tuttofare di ultima generazione appena uscito dagli stabilimenti della Blue Star, ditta nella quale la Chiesa cattolica ha una partecipazione come socia di minoranza. Servus Plus 1/A (questo il nome del robot) durante i test di collaudo ha dimostrato di saper evangelizzare con notevole maestria. Opportunamente programmato, grazie ad algoritmi garantiti e sperimentati su alcune popolazioni di pianeti periferici, Servus Plus 1/A ha tenuto omelie piene di pathos, ha celebrato matrimoni e funerali, ha degnamente animato le liturgie (anche cantando e ballando), ha amministrato le parrocchie con perspicacia (più di tanti parroci umani), ha indossato sia la tonaca sia il clergyman e si è dimostrato in grado di distribuire la comunione in quattro varianti: nelle mani, sulla bocca, con fedele in piedi, con fedele inginocchiato (ma la variante in ginocchio e sulla bocca richiede una manovra leggermente più complicata, per la quale la Blue Star non garantisce al momento la piena riuscita dell’operazione).
Nulla è trapelato circa la capacità di Servus Plus 1/A di ascoltare i penitenti, distribuire consigli di contenuto spirituale e morale, incoraggiare, esortare, misericordiare, assolvere e (su richiesta) proporre penitenze adeguate. Pare comunque che anche da questo punto di vista il robot tuttofare si sia dimostrato all’altezza del compito. In particolare, i collaudatori sono rimasti impressionati dalla sua capacità di discernere. Ma naturalmente tutto dipende dalla qualità degli algoritmi.
Un problema riguarda i pezzi di ricambio e i costi della manutenzione, specie considerando i lunghi viaggi intergalattici necessari per trasportare in loco tutto ciò che è necessario per un corretto funzionamento. Tuttavia sono allo studio procedure altamente innovative, in grado di dotare Servus Plus 1/A di peculiarità missionarie che potranno andare al di là di ogni ostacolo.
Un rapporto segreto del Vaticano, del quale siamo in grado di svelare i principali contenuti, sostiene che il robottino tuttofare, grazie a speciali batterie agli ioni di litio sovralimentate, potrebbe funzionare per decenni e potrebbe addirittura essere dotato di un programma per la produzione di cloni. In questo modo, una volta esaurita la carica missionaria del primo soggetto, la comunità potrebbe avere subito a disposizione un nuovo elemento senza costi aggiuntivi.
Alcuni specialisti, di fronte alla versatilità del robot, si chiedono se sia davvero necessario, a questo punto, intavolare lunghe discussioni sui viri probati, in vista della fine del celibato dei preti, e sulle donne prete. Ma tali domande non tengono conto, evidentemente, dei tempi della Chiesa, che sono notoriamente più lunghi di quelli della società nel suo complesso.
Tornando al prossimo Sinodo, ora tutto dipende dalle reazioni degli amazzonici, il cui carattere mostra zone d’ombra rispetto alle quali, a causa della lontananza, non è stato ancora possibile indagare in modo adeguato. In particolare ci si chiede come la prenderà l’ultima tribù scoperta sul suolo del pianeta, quella dei Neo-neolitici Alfa, caratterizzata dall’uso intensivo di un’arma, la lancia laser teleguidata, caratterizzata da tecnologia obsoleta ma capace comunque di abbattere con un solo colpo una stazione spaziale orbitante.
Pare che la Chiesa abbia condotto sondaggi riservati e lanciato verso la misteriosa popolazione radiomessaggi nella lingua locale (decifrata grazie ad opportuni algortimi). Nei messaggi, dopo un doveroso preambolo circa il desiderio di guardare ad Amazzonikus B 312 «non solo come a un deposito di materie prime da depredare e sfruttare», si faceva cenno all’eventualità di inviare viri probati e diaconesse, ma la risposta degli indigeni, una raffica di lance laser teleguidate, è stata interpretata dagli analizzatori, attraverso opportuni algoritmi, come non particolarmente amichevole. Almeno per adesso.
E che gli organizzatori del Sinodo, ancorché fiduciosi, siano pienamente coscienti del problema è dimostrato dal fatto che le tre tappe del cammino sinodale sono riassunte dai seguenti  verbi: vedere, osservare-discernere, agire.
Aldo Maria Valli
ROMA 2019
Sinodo: convertire l'Amazzonia o cambiare la Chiesa?
Nel documento pre sinodale la formula delle diaconesse è praticamente pronta come quella dei viri brobati. Formule che rischiano di estendersi, dato che il sinodo si terrà a Roma. Baldisserri, segretario generale del sinodo, ha spiegato: «Anche se il tema si riferisce ad un territorio, le riflessioni che lo riguardano superano l’ambito regionale, perché attingono tutta la Chiesa». 

Il sinodo Panamazzonico che la Chiesa dedica ai popoli che abitano il cosiddetto polmone verde del pianeta, si preannuncia portatore di novità in campo ecclesiale. Non sono solo temi di carattere ambientale ad essere al cuore del sinodo speciale che si terrà a Roma nell’ottobre 2019, ma si tratteggia un volto ad hoc per la chiesa ammazzonica.
È il numero 14 del Documento Preparatorio dell'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi, presentato ieri in Vaticano, a introdurre una pista che potrebbe portare diritto verso l’ordinazione al sacerdozio dei «viri probati», uomini sposati di provata fede, e anche alla definizione di un ruolo specifico per le donne.
La seconda parte del testo si chiude con la necessità dell’ascolto di un «gemito», quello di migliaia di comunità private dell’Eucaristia domenicale per lunghi periodi», come aveva già rilevato il sempre citato Documento di Aparecida del 2007. È questo «gemito» e la conseguente fame eucaristica che aiutano a comprendere ciò che viene scritto nel n. 14 della terza parte del testo, quella «dell’agire». Occorre, infatti, «progettare nuovi cammini affinché il Popolo di Dio possa avere un accesso migliore e frequente all’Eucaristia, centro della vita cristiana».
Per questo si individua la priorità di «proporre nuovi ministeri e servizi per i diversi agenti pastorali, che rispondano ai compiti e alle responsabilità della comunità» e anche «individuare quale tipo di ministero ufficiale possa essere conferito alla donna». Il tema è chiaro: siccome ci sono pochi sacerdoti e il territorio è enorme, per poter celebrare l’eucaristia sempre e frequentemente si apra al sacerdozio per uomini sposati e di provata fede, i «viri probati» appunto, e poi ad essi si potrebbero affiancare le diaconesse, da tempo allo studio nelle stanze vaticane.
Anche se recentemente il cardinale di fresca nomina monsignor Ladaria Ferrer, prefetto all’ex Sant’Ufficio, ha sbarrato la strada alle donne prete, la formula delle diaconesse, donne con una funzione non ministeriale, ma in qualche modo istituzionalizzata, è praticamente pronta. E il sinodo panamazzonico potrebbe essere l’occasione per lanciarla. Allo stesso modo potrebbe accadere per questa forma di sacerdozio cattolico sposato che andrebbe ad essere attuata ad experimentum, ma che nello medesimo tempo rappresenterebbe una apripista per altre realtà ecclesiali che volessero attuarla. C’è già un esempio anche in Europa costituito dalla chiesa tedesca, come ebbe ad esprimere lo stesso cardinale Rehinard Marx, capo dei vescovi di Germania, in vari interventi a mezzo stampa. La carenza dei sacerdoti sarebbe risolta, dicono i prelati che spingono per questa soluzione, in primis il cardinale brasiliano Claudio Hummes, con i «viri probati», un forma soft di sacerdozio per uomini sposati. Un primo passo che si compirebbe per la «chiesa dal volto amazzonico», ma che potrebbe fare da gancio di traino per molte altre realtà ecclesiali soprattutto del centro nord europa.
Il fatto stesso che il sinodo speciale per l’Amazzonia si tenga a Roma è significativo, innanzitutto per l’enorme eco che qualsiasi decisione potrebbe avere, superando di gran lunga i confini della realtà locale. Lo stesso cardinale Lorenzo Baldisserri, Segretario generale del sinodo, lo ha spiegato presentando il documento. «Anche se il tema si riferisce ad un territorio specifico, come la Panamazzonia – e per questo motivo si parla di “Sinodo Panamazzonico” – le riflessioni che lo riguardano superano l’ambito regionale, perché esse attingono tutta la Chiesa e anche il futuro del pianeta». 
Il nobile sforzo per evangelizzare l’Amazzonia, con tutte le sue peculiarità territoriali e sociali, viene ripetutamente espresso nel documento parlando di edificare una chiesa «dal volto amazzonico», ma si corre il rischio che dall’evangelizzazione dell’Amazzonia si finisca per “amazzonizare” la Chiesa.
Lorenzo Bertocchi