ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 3 febbraio 2017

Scaramucce tra tradizionalisti e progressisti?

Amoris Laetitia, la parola all’opposizione

Piergiorgio Seveso: "è l’aspetto dottrinale e sociale di Amoris Laetitia quello che spaventa di più"




Dopo più di tre anni dalla sua nomina, si può ben dire che Papa Francesco non abbia deluso le aspettative di chi si aspettava un pontefice ‘rivoluzionario’. L’ultimo scontro tra la Chiesa più ortodossa e il Papa idolo dei progressisti di tutto il mondo riguarda l’esortazione apostolica Amoris Laetitia’, pubblicata in Marzo 2016 ma che continua a far discutere. Sotto attacco è soprattutto il paragrafo 305 del documento, che tra note e ambiguità suggerirebbe l’apertura ufficiale della Chiesa ai sacramenti ai divorziati e risposati.

Tentativo di ‘regolarizzare’ una situazione che di fatto, magari in sordina, già esiste o vero e proprio cambio di rotta nella dottrina della Chiesa? Se lo chiedono anche Walter BrandmullerCarlo CaffarraJoachim Meisner e Raymond Burke, i quattro cardinali che a settembre si sono fatti portavoce, con una lettera a Bergoglio, della porzione di Chiesa che vuole vederci chiaro. Il Papa, in ogni caso, non pare abbia ufficialmente risposto ai ‘dubia’ dei cardinali, e non ha certo aiutato a calmare le acque il caso del commissariamento del (teoricamente) Sovrano Ordine di Malta, istituzione di cui proprio Burke venne nominato patrono da Bergoglio.
Scaramucce tra tradizionalisti e progressisti? Vero e proprio scivolone dogmatico da parte di Francesco? O addirittura, come suggerisce Burke, caso di eresia e possibile scisma all’orizzonte? Ne abbiamo parlato con Piergiorgio Seveso, redattore di ‘Radio Spada’, blog cattolico di controinformazione che ha seguito e riportato puntualmente le varie tappe nella lunga – e ancora irrisolta – vicenda dei ‘dubia’. 
Quali sono i punti più controversi di Amoris Laetitia e quanto di essa può invece essere ‘salvato’? Visti i pareri contrastanti al riguardo, è possibile stabilire se essa sia ‘esercizio di magistero’, o è necessaria una palese conferma del Pontefice?

“Amoris laetitia” è un puro distillato di modernismo teologico applicato alla morale e alla disciplina matrimoniale: l’aria che si respira leggendo l’intero documento è quella. Se uno ha davanti a sé un barile di acqua, anche apparentemente chiara ma avvelenata, non si domanda cosa possa essere salvato di quel barile. E qui l’acqua ha l’apparenza di essere addirittura putrida: si tratta di assecondare lo stato di degradazione dell’istituto matrimoniale e un certo spirito del mondo, ammettendo ai “sacramenti del Novus Ordo” (attraverso una normativa lassista e pressoché lasciata al caso per caso), chi ha rotto o forzato il vincolo matrimoniale, attraverso le leggi civili, e vive more uxorio, creando strutture parentali irregolari. Questo è il punto nodale del documento. Il resto è corollario, direi una sintesi pittoresca delle dottrine conciliari su matrimonio e famiglia (da Gaudium et spes a Familiaris consortio di Giovanni Paolo II) e in questo Bergoglio è abbastanza di continuità coi suoi immediati predecessori.
Oggigiorno poi si fa un gran parlare dei gradi di magistero negli ambienti tradizionalisti ma son definizioni più per addetti ai lavori che per gli altri. L’unica questione vera e concreta è che questo documento, certamente disciplinare ma con un forte substrato teologico, sanzionato dall’autorità papale (o presunta tale), è entrato nel corpo vivo della Chiesa, nel sangue della Chiesa. Al di là dell’aspetto sacramentale su cui andrebbe fatto un altro discorso, è l’aspetto dottrinale e sociale quello che spaventa di più. Della dottrina dell’indissolubilità del matrimonio non rimane in piedi quasi più nulla. Questi sono danni, umanamente parlando, irreversibili. La domanda che pongo è: è così che custodiscono le pecore? e’ così che custodisce l’ovile? Oppure così si fa entrare in pompa magna il Lupo?

Alcuni hanno paragonato, per gravità, le posizioni di Bergoglio a quelle dell’eretico Ario: esagerazione o ci si può effettivamente aspettare una simile condanna, o addirittura – come ha ipotizzato il Cardinale Burke – un vero e proprio “scisma formale”?

Se vogliamo essere chiari, le posizioni di Bergoglio sono di un modernismo coerente ed adamantino e mi stupisco fortemente che i quattro abbiano atteso “Amoris laetitia” per accorgersene. Ora Burke si è infilato però in un ‘cul de sac’ o recede e si coprirebbe di ridicolo o prosegue nel tortuoso percorso delle “monizioni canoniche” a Bergoglio e allora dovrebbe dichiarare Bergoglio scismatico e la sede vacante. E, con altri d’accordo con lui, indire un nuovo Conclave. Le domande sono qui molteplici e complesse: Ne avrebbe il coraggio e la forza? Chi lo seguirebbe? Su quali basi canonistiche e ancor più dottrinali avverrebbe questo pronunciamento di deposizione? Come si organizzerebbe il Conclave? Inutile dire che siamo ancora su un terreno più immaginario che concreto: in ogni caso attendo Burke alla prova dei fatti.

I media e giornali che scrivono della questione tendono spesso a minimizzare la parte meno modernista della Chiesa, sostenendo che Bergoglio possa permettersi di ignorare le richieste dei 4 cardinali e non debba curarsi di rispondere alla lettera. E’ effettivamente così?

Devo essere molto franco sull’argomento: Bergoglio oggi ha in mano tutte le chiavi del potere perché si trova ad essere seduto (almeno fisicamente) sul trono di Pietro e perché, attraverso un uso massivo e abilissimo dei mezzi di comunicazione, ha saputo costruire un’immagine di sé forte e vincente, al contrario del suo tremebondo predecessore. Dal più piccolo selfie, dal più sfuggente bacio dato ad un neonato sino alle Esortazioni apostoliche, alle Encicliche e ai Concistori, tutto è strumento finalizzato alla costruzione di una nuova tappa del percorso rivoluzionario conciliare: la trasformazione definitiva del cattolicesimo romano in una mera opzione religiosa, soggettiva e privatistica, che insieme ad altre “opzioni” religiose o sociali concorra alla creazione di una società pacificata, armonica, policentrica ed…ecologica ma totalmente antropocentrica, in una parola la negazione della societas christiana. Egli ricorda da vicino molto il protagonista del “Padrone del Mondo” di Robert Hugh Benson. Con un tale potere può permettersi di ignorare i suoi nemici e i documenti che producono, di farli sbertucciare da media compiacenti, di demolirne credibilità e seguito, o semplicemente di accantonarli. Il grave limite dei piccoli blog e dei mezzi di comunicazione “tradizionalisti”, salvo lodevoli eccezioni, oggi è quello di farsi prendere da infantili entusiasmi e da commoventi attese messianiche mentre invece il nemico avvelena i pozzi e taglia i viveri per farli morire di fame. La sindrome de “Arrivano i nostri” ha sempre mietuto molte vittime.

Il passo indietro da parte di Bergoglio che Brandmuller, Caffarra, Meisner e Burke si aspettano è plausibile? Ci sono mai stati casi di Pontefici costretti a rinnegare parte della loro dottrina? 



Mi pare che ormai sia codificata l’interpretazione “larga” dell’Amoris laetitia sia attraverso i pronunciamenti di alcuni episcopati, sia attraverso (ed è ancora più importante) l’interpretazione popolare che lo “spirito del mondo” ha dato di quel nefasto documento. Qualunque passo indietro (reale), non parlo di chiacchiericcio da Angelus, è impossibile. La ricerca dei precedenti storici per fatti come questi, quando non diventa un’oziosa raccolta di aneddoti antiromani, non aiuta i “tradizionalisti” perché la storia ci parla in qualche caso di papi fragili, male informati, prudenti o negligenti, con qualche posizione privata eterodossa (è il caso di Giovanni XXII) ma mai di papi eretici. Lo si dica con buona pace di tutti: l’unica via dovrebbe essere invece il rovesciamento completo dell’intero impianto dottrinale, canonistico e liturgico uscito dal concilio vaticano secondo, anche a costo di trasformare il cattolicesimo romano in una “turbolenta e sediziosa” minoranza, un pugno di “vinti vittoriosi”, pronti a gridare l’infamia e l’apostasia del mondo contemporaneo.

In generale, dopo questi anni di pontificato, si può affermare che la nomina di un papa così rivoluzionario abbia completamente spostato, per così dire, ‘a sinistra’ la Chiesa, o è invece stata la scintilla che ha provocato una reazione da parte di clero e fedeli?

L’elezione di Bergoglio è semmai il coronamento (temporaneo perché la Rivoluzione per natura deve sempre fare passi in avanti anche quando li fa…all’indietro) e il superamento di un percorso teologico iniziato con il Concilio vaticano secondo. E non sono gli aspetti più politici o folclorici (lotta all’inquinamento, affettazione pauperistica, aiuto agli immigrati, mistica latino-americana degli oppressi) che dovrebbero turbare l’opinione pubblica ma quelli più strettamente teologici ed ecclesiali. Se questa nuova “resistenza” sarà una specie di “Vandea” wojtiliano-ratzingeriana è già per natura destinata a perire perché poggia i piedi sul terreno friabile di una teologia aberrante (ad esempio quella di ‘Redemptor hominis‘ di Giovanni Paolo II). Soprattutto un movimento del genere avrebbe bisogno di guide solide e di veri maestri formati alla verità della teologia romana: al momento vedo più l’agitarsi frenetico (e preoccupato) intorno a banderuole d’occasione piuttosto che qualcosa di più concreto.
Divorziati risposati, lo strappo tedesco: "Sì a comunione". Così il caos è servito
Con una sorprendente tempestività la Conferenza episcopale tedesca esce allo scoperto e risponde a stretto giro di posta al Prefetto Muller: "Sì alla comunione ai divorziati risposati". Il caos tra il clero è sempre più marcato. Mentre per i fedeli ce n’è abbastanza per scardinare la fede o trasformarla in qualcosa d’altro. Intanto un migliaio di sacerdoti anglofoni sostengono i dubia: "E' minacciata la salvezza delle anime".
Lo stesso giorno in cui usciva l’intervista concessa al mensile Il Timone dal prefetto della congregazione vaticana per la Dottrina della fede, i vescovi tedeschi hanno pubblicato un documento in cui dettano la linea per «una rinnovata pastorale delle nozze e della famiglia alla luce dell’Amoris laetitia».

Tedesco è il prefetto, cardinale Gerhard Ludwig Müller, tedeschi i vescovi, ma la pastorale degli ultimi non corrisponde troppo con quanto dichiarato dal porporato nell’intervista a proposito dell’interpretazione di Amoris laetitia. Secondo la conferenza episcopale tedesca, in certi casi, anche due conviventi more uxorio potrebbero accedere all’eucaristia, secondo Muller, invece, la necessità di impegnarsi a vivere in continenza, come indicato da Familiaris consortio n°84, resta valido e «non è superabile».
Peraltro, se le linee guida dei vescovi tedeschi sono molto simili a quelle pubblicate dai vescovi di Malta e di Gozo, nonché, in ultima analisi, a quelle dei vescovi argentini della regione di Buenos Aires, sulla posizione indicata dal cardinale prefetto ci sono, ad esempio, quella pubblicate dalla diocesi di Philadelphia, o dal vescovo argentino monsignor Hector Aguer, oppure dai vescovi di Alberta (Canada), o dal vescovo di Phoenix in Usa.
Sull’accesso all’eucaristia dei divorziati risposati, di fatto, c’è caos nell’orbe cattolico. E’ forse una questione marginale, di fredda (e inutile) dottrina? Con onestà non si può rispondere superficialmente. Per i fedeli sono coinvolti tre sacramenti (matrimonio, confessione e eucaristia), la realtà del peccato, il rapporto tra coscienza e legge. C’è n’è abbastanza per scardinare la fede o trasformarla in qualcosa d’altro.
Secondo il cardinale Muller è vero che «non è Amoris laetitia che ha provocato una confusa interpretazione, ma alcuni confusi interpreti di essa» e ha anche consigliato di «non entrare in alcuna casuistica che può facilmente generare malintesi». Poi ha ribadito in modo chiaro che l’impegno a vivere in continenza per le coppie di divorziati risposati, così come espresso da Familiaris consortio n°84, «non è superabile perché non è solo una legge positiva di Giovanni Paolo II, ma lui [il papa polacco, nda] ha espresso ciò che è costitutivamente elemento della teologia morale e della teologia dei sacramenti. La confusione su questo punto riguarda anche la mancata accettazione dell’enciclica Veritatis splendor con la dottrina dell’intrinsece malum».
I vescovi tedeschi, basandosi sulle note 351 e 336 del testo di Amoris laetitia, scrivono, invece, che «il sacerdote [in discernimento con la coppia nel loro singolo caso] rispetterà il giudizio individuale, che quella persona ha raggiunto dopo aver esaminato la propria coscienza convincendosi che il suo accesso alla Santa Eucaristia può essere giustificato davanti a Dio». Quindi, in certi casi, il sacerdote deve andare oltre l’impegno oggettivo del penitente e limitarsi a prendere atto della convinzione che scaturisce dalla sua coscienza. E così aprire la strada all’eucaristia.
«Noi siamo chiamati», ha detto il cardinale Muller, «ad aiutare le persone, poco a poco, per raggiungere la pienezza del loro rapporto con Dio, ma non possiamo fare sconti». Anche i vescovi tedeschi dicono che non c’è nessun automatismo, ma solo una visione più misericordiosa, tuttavia sembra che al centro di tutto ci sia una interpretazione della coscienza soggettiva che finisce per fare sconti. Anzi, accedere o non accedere ai sacramenti sarebbe sostanzialmente una decisione soggettiva che viene posta sullo stesso piano.
«La decisione individuale, secondo le singole circostanze, di non essere ancora in grado di ricevere i sacramenti merita rispetto e stima. Ma», si legge nel documento tedesco, «si deve anche rispettare una decisione [individuale] a favore della ricezione dei sacramenti». Tutto ciò assomiglia molto a quella logica del “ma anche” che molti osservatori attribuiscono all’esortazione Amoris laetitia. In questo modo però spariscono i criteri oggettivi e tutto rimane sospeso alla personale convinzione del penitente.
Non si può dire che ci sia chiarezza su di un tema che, come abbiamo rilevato, è di fondamentale importanza per i fedeli. Più che unità si manifesta divisione. Il problema è stato espresso anche da mille sacerdoti del mondo anglofono appartenenti alle Confraternite del Clero Cattolico negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Irlanda. In un comunicato scrivono che proprio la loro esperienza pastorale con famiglie e coppie in difficoltà richiederebbe che la Chiesa esprimesse «il suo insegnamento chiaramente e francamente». Perché «l’unità della Chiesa» e «la salvezza delle anime» sono minacciate dalle interpretazioni ambigue e diverse dell’esortazione apostolica. «Quindi noi ringraziamo i quattro eminenti cardinali che hanno di recente sottoposto i loro dubia alla Santa Sede».
di Lorenzo Bertocchi03-02-2017

La crisi attuale della Chiesa cattolica: domande e risposte/1

di Don Matthias Gaudron - Riportiamo dal testo Catechismo della crisi nella Chiesa un estratto di domande e risposte utili a comprendere il tempo attuale. Consigliamo vivamente la lettura del testo per intero, poichè oltre a spiegare in maniera semplice e precisa temi complessi e scottanti, rappresenta un utile ripasso dei fondamenti della dottrina cattolica. Per acquistare il testo collegarsi ⇒qui.
Iniziamo con la prima puntata.  Esiste davvero, oggi, una crisi nella Chiesa? A meno di chiudersi gli occhi, non si può non riconoscere che la Chiesa cattolica soffre oggi di una grave crisi. Negli anni '60, in occasione del Concilio Vaticano II, si sperava in una nuova primavera della Chiesa, ma è successo il contrario. Migliaia di sacerdoti hanno abbandonato il proprio sacerdozio, migliaia di religiosi e religiose sono tornati alla vita secolare. In Europa ed in America del Nord le vocazioni si fanno rare e ormai non si contano più i seminari, i conventi e le case religiose che hanno dovuto chiudere.

Sulla medicina per i peccatori, le opposte ricette di Ratzinger e Bergoglio

duepapi

Viste le istruzioni dei vescovi della regione di Buenos Aires – approvate per iscritto da papa Francesco –, dei vescovi di Malta, di altri vescovi ancora e da ultimo della conferenza episcopale della Germania, è ormai evidente che l'argomento principe sul quale i novatori fanno leva per giustificare la comunione ai divorziati risposati è quello adombrato in questa frase suggestiva di "Amoris laetitia", a sua volta ripresa da "Evangelii gaudium", il documento programmatico dell'attuale pontificato:
"L’Eucaristia non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli".
È un'asserzione, questa, che è frequentemente associata – anche nella predicazione di Jorge Mario Bergoglio – ai pasti che Gesù consumava con i peccatori.
Ma è anche un'asserzione che è stata messa a nudo e criticata a fondo da Benedetto XVI.
Basta porre a confronto i testi dell'uno e dell'altro papa per verificare quanto siano tra loro in contrasto.
*
In papa Francesco l'associazione tra l'Eucaristia e i pasti di Gesù con i peccatori è postulata in forma allusiva e con lo studiato ausilio di note a piè di pagina:
In "Amoris laetitia" il passaggio chiave è nel paragrafo 305:
"A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa".
Al quale è agganciata la nota 351:
"In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, 'ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore' (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia 'non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli' (ibid., 47: 1039)".
Se poi si risale a "Evangelii gaudium", ecco che cosa si legge nel paragrafo 47:
"Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. […] L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli".
Anche qui con un rimando a una nota, la 51:
"Cfr Sant’Ambrogio, De Sacramentis, IV, vi, 28: PL 16, 464: 'Devo riceverlo sempre, perché sempre perdoni i miei peccati. Se pecco continuamente, devo avere sempre un rimedio'; ibid., IV, v, 24: PL 16, 463: 'Colui che mangiò la manna, morì; colui che mangia di questo corpo, otterrà il perdono dei suoi peccati'; San Cirillo di Alessandria, In Joh. Evang. IV, 2: PG 73, 584-585: 'Mi sono esaminato e mi sono riconosciuto indegno. A coloro che parlano così dico: e quando sarete degni? Quando vi presenterete allora davanti a Cristo? E se i vostri peccati vi impediscono di avvicinarvi e se non smettete mai di cadere – chi conosce i suoi delitti?, dice il salmo – voi rimarrete senza prender parte della santificazione che vivifica per l’eternità?'".
*
In Joseph Ratzinger teologo e papa, invece, ci troviamo in presenza di un'argomentazione serrata, mirata a provare l'insostenibilità dell'associazione tra l'Eucaristia e i pasti di Gesù con i peccatori, con le conseguenze che ne derivano.
Ecco come egli sviluppa tale argomentazione nelle pagine 422-424 del volume XI dei suoi Opera Omnia, "Teologia della Liturgia", pubblicato nel 2008 a cura dell'attuale prefetto della congregazione per la dottrina della fede, cardinale Gerhard L. Müller:
"La tesi secondo cui l'Eucaristia apostolica si ricollega alla quotidiana comunità conviviale di Gesù con i suoi discepoli […] viene in ampi circoli radicalizzata nel senso che […[ si fa derivare l'Eucaristia più o meno esclusivamente dai pasti che Gesù consumava con i peccatori.
"In tali posizioni si fa coincidere l'Eucaristia secondo l'intenzione di Gesù con una dottrina della giustificazione rigidamente luterana, come dottrina della grazia concessa al peccatore. Se infine i pasti con i peccatori vengono ammessi come unico elemento sicuro della tradizione del Gesù storico, si ha per risultato una riduzione dell'intera cristologia e teologia su questo punto.
"Ma da ciò segue poi un'idea dell'Eucaristia che non ha più nulla in comune con la tradizione della Chiesa primitiva. Mentre Paolo definisce l'accostarsi all'Eucaristia in stato di peccato come un mangiare e bere "la propria condanna" (cf. 1 Cor 11, 29) e protegge l'Eucaristia dall'abuso mediante l'anatema (cf. 1 Cor 16, 22), appare qui addirittura come essenza dell'Eucaristia che essa venga offerta a tutti senza alcuna distinzione e condizione preliminare. Essa viene interpretata come il segno della grazia incondizionata di Dio, che come tale viene offerta immediatamente anche ai peccatori, anzi, anche ai non credenti, una posizione che, comunque, ha ormai ben poco in comune anche con la concezione che Lutero aveva dell'Eucaristia.
"Il contrasto con l'intera tradizione eucaristica neotestamentaria in cui cade la tesi radicalizzata ne confuta il punto di partenza: l'Eucaristia cristiana non è stata compresa partendo dai pasti che Gesù ebbe con i peccatori. […] Un indizio contro la derivazione dell'Eucaristia dai pasti con i peccatori è il suo carattere chiuso, che in questo segue il rituale pasquale: come la cena pasquale viene celebrata nella comunità domestica rigorosamente circoscritta, così esistevano anche per l'Eucaristia fin dall'inizio condizioni d'accesso ben stabilite; essa veniva celebrata fin dall'inizio, per così dire, nella comunità domestica di Gesù Cristo, e in questo modo ha costruito la 'Chiesa'".
*
È evidente che da questa argomentazione di Ratzinger deriva il divieto della comunione ai divorziati risposati, e non solo ad essi: divieto che ha trovato chiara espressione nel suo magistero da papa, come già nel magistero dei suoi predecessori.
Così come non sorprende che dalle asserzioni allusive di papa Francesco derivino interpretazioni favorevoli alla comunione ai divorziati risposati: interpretazioni da lui stesso non solo consentite, ma esplicitamente approvate.
Il contrasto c'è. E a giudicare dagli argomenti di Ratzinger non è solo pratico, "pastorale", ma tocca i pilastri della fede cristiana.

Settimo Cielo di Sandro Magister03 feb

1 commento:

  1. Era previsto cardinali contro cardiali etc ....Il Signore ripristinerà la verità nella chiesa!Stiamo fiduciosi in attesa...Sia Lodato Gesù Cristo!

    RispondiElimina