ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 14 giugno 2018

Il Cardinalese

Il politichese del Cardinale




Come è ormai di moda, non pochi gruppi dall’etichetta cattolica si interessano delle cose più varie, tranne che della religione cattolica. Quest’ultima rimane relegata tra le cose scontate e quasi nessuno ne parla più… c’è altro di cui occuparsi.

Uno di questi gruppi è la Comunità Sant’Egidio, che organizza pranzi e convegni, simposii e dibattiti, in chiesa, per trattare temi relativi alla fraternità mondiale, contrassegnati dall’etichetta ormai logora della “pace”.

Lo scorso 7 giugno, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma, la detta Comunità ha pensato bene di tenere una “Veglia di preghiera per l’Italia”, ovviamente perché ritiene che “oggi” l’Italia avrebbe bisogno di speciali preghiere, visto quello che è accaduto con le elezioni del 4 marzo, che a questi della Sant’Egidio non piace.
A presiedere questa “veglia” è giunto il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e vi ha apportato un luminoso contributo che ci è parso parecchio esplicativo delle vere intenzioni dei vescovi italiani.

Diamo un’occhiata all’intervento del Cardinale, pubblicato su Avvenire, il giornale della CEI.

Avvenire introduce l’intervento del Cardinale Bassetti citando la stessa Comunità Sant’Egidio:
negli ultimi mesi, dopo le elezioni del 4 marzo, l’Italia è stata attraversata da un clima di tensione e di conflittualità che ha fatto perdere in più occasioni l’obiettivo principale della politica, come di ogni responsabilità sociale e civile, che è quello del bene comune e della protezione delle fasce più deboli della popolazione. Come cristiani e, al tempo stesso, cittadini di un Paese che significa ancora tanto per il mondo in termini di cultura, simpatia umana, solidarietà e impegno per la pace, invitiamo ad unirsi alla veglia”. [il neretto è nel testo].


Dal canto suo, il Cardinale Bassetti, facendo riferimento alla parabola dei talenti (Mt. 25, 14-29), ha affermato:
Vorrei oggi leggere il dono dei talenti in un altro senso. Essi sono il dono di una patria, di una comunità nazionale. Ognuno riceve il dono di una patria: forse c’è chi lo riceve con più opportunità chi con meno, ma tutti hanno una patria.” […] “Forse non abbiamo riflettuto al gran dono di Dio rappresentato dall’avere una patria. È scontato. Ma coloro che l’hanno persa o che ne sono stati scacciati o l’hanno dovuta abbandonare, sanno bene quale valore essa abbia. ” 
[…] 
In questi mesi, dopo le elezioni politiche, abbiamo vissuto momenti di seria preoccupazione, non solo per la composizione del governo che tardava a venire. Oggi, finalmente arrivata, facciamo i migliori auguri di buon lavoro al nuovo governo al servizio del bene comune del Paese. Ma non possiamo dimenticare che c’è stato un clima di tensione e attimi di conflittualità che sono emersi dalle viscere profonde del Paese. 

Soprattutto su internet, il cui uso talvolta irresponsabile è da biasimare, ho visto montare una rabbia sociale persino contro la persona del Presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini.” 
[…] 
Ci vuole una svolta nella vita del Paese per cominciare a lavorare insieme: è, infatti, eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale. Che tutte le forze politiche, gli operatori della comunicazione, i responsabili a qualunque titolo non badino all’interesse immediato e di parte!” 
[…] 
La Chiesa italiana è impegnata nel rammendo nella società italiana, perché essa è e vuole essere segno di unità e di pace del popolo italiano. Il mondo intero ha bisogno di un’Italia in pace, perché siamo tutti interdipendenti. L’Italia dà all’Europa, al Mediterraneo, al mondo un grande contributo di servizio alla pace, di cultura, di lavoro, di sviluppo. Non possiamo mancare alle nostre responsabilità, che hanno reso il nostro Paese conosciuto e simpatico nel mondo intero. C’è un’umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli.”

Abbiamo riportato questi ampi brani perché ci è parso che il Cardinale Bassetti, nonostante vanti “che la Chiesa italiana è impegnata nel rammendo della società italiana” in questa occasione si sia sbracciato per lanciare accuse e rimproveri a questo e quello.
Uno strano modo per rammendare, che in realtà non fa altro che inasprire gli animi e creare forti divisioni.
Lui che si propone di difendere “il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità”, in realtà parla da partigiano, senza carità, e dimostrando una irresponsabilità che finisce col “soffiare sul fuoco” delle contrapposizioni politiche, cosa che ci sembra non rientri tra i suoi compiti istituzionali.

Il partigiano Cardinale Bassetti non nasconde la sua simpatia per l’agire del Presidente della Repubblica di cui non esita ad elogiare “la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini”… come se i concittadini designati da tutti i concittadini per governare, e tuttavia contrastati dal Presidente della Repubblica, non fossero concittadini.
Invero uno strano senso della responsabilità, che permette al Cardinale Bassetti di affermare: “Ci vuole una svolta nella vita del Paese per cominciare a lavorare insieme: è, infatti, eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale.”

Con chi ce l’ha il Cardinale? Chi lavorerebbe con “partigianeria”, chi soffierebbe “sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale? E cosa sarebbero questa “frustrazione” e questa “rabbia sociale”?
Il Cardinale Bassetti non lo dice, ma non esita ad usare, pari pari, gli slogan della più bieca polemica politica di sinistra, tanto da rivelare che ce l’ha con quei politici di destra che i concittadini, a maggioranza, hanno designato per governare l’Italia.
Sarebbe questo l’esempio per “lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità”?

Ora, non abbiamo difficoltà a concedere che il Cardinale Bassetti si è espresso così in un consesso di gente raccolta dalla Comunità Sant’Egidio, per cui è possibile supporre che abbia voluto ingraziarsi l’uditorio, notoriamente orientato a sinistra; ma se davvero così fosse, altro che di partigianeria si dovrebbe parlare, si dovrebbe rimproverare al Cardinale una palese mancanza di equilibrio e una colpevole mancanza di argomenti, soprattutto nel corso una “Veglia di preghiera per l’Italia”.
L’unica preghiera sollecitata dal Cardinale è quella che si dovrebbe rivolgere allo “Spirito del Signore” perché
soffi nel cuore dei responsabili e degli italiani, affinché s’impegnino per il bene comune, in particolare per le fasce più povere della popolazione, memori che l’Italia – per la sua storia e la sua collocazione geografica in Europa e nel Mediterraneo – ha una particolare vocazione e una sua responsabilità. Possa essere il nostro Paese una vera madre per tutti i suoi cittadini e una presenza di pace e di soccorso nel mondo”; preghiera che andrebbe coniugata con l’idea, espressa dal Cardinale, che “Il mondo intero ha bisogno di un’Italia in pace, perché siamo tutti interdipendenti. L’Italia dà all’Europa, al Mediterraneo, al mondo un grande contributo di servizio alla pace, di cultura, di lavoro, di sviluppo. Non possiamo mancare alle nostre responsabilità, che hanno reso il nostro Paese conosciuto e simpatico nel mondo intero. C’è un’umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli.”

Ed anche qui, il Cardinale naviga spedito verso acque immaginarie, dove si muovono incessanti i flutti degli schiumosi luoghi comuni della “pace”, della “cultura”, dello “sviluppo” e dell’“umanità”, che il Cardinale immagina abbiano reso il nostro paese “conosciuto e simpatico nel mondo intero” e che auspica non vengano persi o lasciati “stravolgere da odi o razzismi”… e cioè da ulteriori flutti di ulteriori schiumosi luoghi comuni.
Ma il Cardinale, che immagina a suo piacimento un’Italia uscita dalle cartoline pubblicitarie delle varie interessate imprese del turismo internazionale, che inneggiano ad un’Italia fatta di vecchi monumenti, di polverose pinacoteche, di assolate spiagge, di canzonette, pizze e mandolini… il Cardinale ha mai sentito l’Inno italiano, non quello sabaudo o borbonico, ma quello della moderna Repubblica?

Ha mai sentito, il Cardinale, quando gli Italiani, militari e civili, cantano: “l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa. Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, ché schiava diRoma Iddio la creò”?
Ha mai sentito, il Cardinale, quando cantano: “Uniamoci, uniamoci, l’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore; giuriamo far libero il suolo natíouniti per Dio chi vincer ci può?

Ha mai riflettuto, il Cardinale, su queste parole e constatato che quelli che lui apostrofa come fomentatori di odio e di razzismo, non sono altro che i convinti interpreti di quello che ufficialmente viene chiamato “Canto degli Italiani”?

Altro che sdolcinate e supine tiritere su “pace”, “sviluppo”, “umanità”, da settant’anni gli Italiani cantano l’orgoglio nazionale per il quale “dall’Alpi a Sicilia ovunque è Legnano”; cantano che ogni Italiano “di Ferruccio ha il core, ha la mano”; cantano che “ i bimbi d’Italiasi chiaman Balilla”; cantano che “il suon d’ogni squilla i Vespri suonò”.

Il Cardinale Bassetti, si ricorda ancora di essere italiano o si è recato alla “Veglia di preghiera per l’Italia”, in Santa Maria in Trastevere, a Roma il 7 giugno, con la mente frastornata dalla preparazione dell’incontro che avrebbe avuto, su sollecitazione di Papa Bergoglio, con i petrolieri e i magnati dell’economia mondiale il successivo 9 giugno?
Incontro con quegli stessi che vogliono che l’Italia sia “calpesta e derisa”, che l’Italia e l’Europa cristiane siano destabilizzate da milioni di falsi migranti e snaturate e schiavizzate dall’invasione barbarica delle false religioni, quelle stesse riabilitate dal Vaticano II e coccolate e propagandate dalla Comunità Sant’Egidio?

Eminente Signor Cardinale Bassetti, l’Italia s’è desta! Ma Lei quando si desterà dal sonno ipnotico indotto da chi vuol male all’Italia, alla Religione di Dio e alla Sua Chiesa?



Roma, 7 giugno 2018. Veglia di preghiera per l'Italia.
Queste sono italiane? Per quale Italia hanno pregato? In quale lingua e quale Dio?

di 
Belvecchio
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2498_Belvecchio_Politichese_del_Cardinale.html