ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 4 giugno 2018

La sola via che porta al Cielo

L'EROISMO "CRISTIANO"

L’eroismo cristiano ha cessato di essere una virtù ? I nostri nonni, fino a non molti anni fa, erano convinti che lo fosse e che il cristiano può ottenere questa virtù "necessaria", rivolgendosi a Dio con suppliche e preghiere 
di Francesco Lamendola  
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L’eroismo cristiano ha cessato di essere una virtù? I nostri avi, i nostri nonni, fino a non molti anni fa, erano convinti che lo fosse; non solo: erano convinti che l’eroismo fosse assolutamente necessario, per affrontare degnamente i cimenti della vita. Inoltre, erano persuasi che l’eroismo non è una virtù puramente umana; che il cristiano può ottenere questa virtù necessaria, rivolgendosi a Dio con suppliche e preghiere, ma certo non se la può dare da se stesso. E, di fatto, non li abbiamo visti vivere in maniera eroica, chi accanto a una moglie o a un marito paralizzati, a un padre o a una madre affetti da demenza senile, e assisterli con dedizione, con premura, con pazienza inesauribile, per anni ed anni, apparentemente senza stancarsi? Non li abbiamo visti dedicarsi anima e corpo a un figlio nato con una grave malformazione o con un grave ritardo cognitivo, senza lamentarsi, anzi, con una serenità che aveva qualcosa di sovrumano? E, in realtà, era qualcosa di sovrumano: veniva dal Cielo, non era un prodotto della volontà umana.

In un discorso tenuto il 29 ottobre 1951 alle partecipanti al congresso della Unione Cattolica Ostetriche, Pio XII, fra le altre cose, aveva affermato:
Perciò non lasciatevi confondere nella pratica della vostra professione e nel vostro apostolato da questo gran parlare d'impossibilità, nè per ciò che riguarda il vostro giudizio interno, né per ciò che si riferisce alla vostra condotta esterna. Non prestatevi mai a qualsiasi cosa contraria alla legge di Dio e alla vostra coscienza cristiana! È fare torto agli uomini ed alle donne del nostro tempo il crederli incapaci di un eroismo continuo. Oggi, per molti motivi (forse sotto la stretta della dura necessità od anche alle volte al servizio dell’ingiustizia) l’eroismo è esercitato in un grado ed in una misura che, nei tempi passati, si sarebbe creduto impossibile. Perché dunque questo eroismo, se veramente lo esigono le circostanze, dovrebbe essere ristretto nei limiti segnato dalle passioni e dalle inclinazioni della natura? È chiaro; colui che non vuole dominarsi non lo potrà fare; e chi crede di potersi dominare, contando unicamente sulle sue forze, senza cercare sinceramente e con perseveranza il soccorso divino, resterà miseramente deluso.

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Papa Pacelli Pio XII

Il discorso di Pio XII era specificamente rivolto agli sposi e verteva intorno all’etica sessuale cristiana, che considera la riproduzione come il fine supremo dell’unione coniugale; pure, ci sembra che le parole di quel grande pontefice possano e debbano essere intese anche in un senso molto più ampio, e cioè riferite a tutto l’insieme della vita morale della persona. Del resto, sarebbe un grave errore pensare che l’eroismo è una virtù che veniva richiesta ai cristiani solo in lontane epoche storiche, ad esempio durante le persecuzioni degli imperatori romani; oppure che riguardi solo certe categorie di persone e certe specialissime situazioni, ad esempio i missionari o gli asceti che vogliono praticare integralmente la ricerca costante d Dio, isolandosi dal modo. A parte il fatto che il tempo delle persecuzioni non è mai finito, come ben sanno i cristiani che vivono, oggi, in Paesi come la Siria o l’Iraq, l’eroismo non è solo quello dei missionari e non è solo quello degli asceti, bensì è una virtù caratteristica della vita cristiana in quanto tale: perché dire cristianesimo significa dire anche eroismo, necessariamente e ordinariamente. Tutti i cristiani sono chiamati all’eroismo, perché tutti sono chiamati alla santità: opinare diversamente, sarebbe ricadere in una forma di gnosticismo, in un manicheismo come quello dei catari, con una piccola élite di “perfetti” che vogliono vivere integralmente la dimensione cristiana, e una massa di fedeli di seconda scelta che si accontentano di seguirli da lontano, ma guardandosi bene dal sobbarcarsi gli stessi sacrifici e le medesime prove.L'eroismo, al contrario, è sempre necessario e tutti sono chiamati a essere eroi, con l'aiuto di Dio, perché la vita è una guerra fra il bene e il male e quindi c'è bisogno, come in tutte le guerre, che i soldati possiedano spirito d'abnegazione, tenacia, perseveranza, sobrietà, coraggio... ed eroismo, appunto. Qualcuno ha osservato che sono beati quei popoli i quali non hanno bisogno di eroi. Noi non siamo d'accordo, perché sarebbe come dire che la guerra è finita: ma ciò non è vero, perché il male non disarma, non disarmerà mai, e chi vuol far credere il contrario è un imbecille o un traditore. Finché ci troviamo nella condizione terrena, nulla è mai definitivamente acquisto, nulla è conquistato senza pericolo: esistono le tentazioni, perché esiste il male; e, se vi sono le tentazioni, vi è anche la possibilità della caduta. Per ciascuno, in qualsiasi momento; nessuno è al riparo, nessuno può ritenersi fuori pericolo. Valga per tutti, e sempre, il terribile ammonimento del Peccato originale: cosa mancava, ad Adamo ed Eva, nel Giardino dell’Eden, per essere pienamente felici e per godersi, in perfetta serenità, il dono inestimabile della familiarità e dell’amicizia con Dio? Eppure, si direbbe che il clero dei nostri giorni, sulla scia dei teologi della "svolta antropologica", Karl Rahner in testa (il quale, appunto, ha trasformato il cristianesimo in una specie di gnosticismo heideggeriano) la pensi in tutt'altra maniera. Si direbbe che, per i pastori del terzo millennio, non solo non ci sia più bisogno della virtù dell'eroismo, ma che l'eroismo non sia più nemmeno desiderabile: che non sia più nemmeno una virtù, ma una specie di anticaglia, un pezzo da museo tanto inutile quanto ingombrante. Roba dell'Ottocento, insomma; roba da libro Cuore, da Piccola vedetta lombarda o da Piccolo scrivano fiorentino.  Si prenda, a titolo di esempio e dopo aver riletto e meditato le parole di Pio XII: non lasciatevi confondere da questo gran parlare d'impossibilità, il § 303 della esortazione apostolica Amoris laetitia, in cui si parla della condizione dei divorziati risposati, o passati a una nuova convivenza, e che, nondimeno, desiderano ricevere la santa Eucarestia:
A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo. In ogni caso, ricordiamo che questo discernimento è dinamico e deve restare sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo più pieno.
Sì, avete capito bene: ciò che dice il signor Bergoglio, in questa pretesa esortazione apostolica, è che ciascuno può prendere la propria coscienza come garante della propria assoluzione, dopo aver violato la santità del sacramento matrimoniale; che tale violazione è ciò che un simile "cristiano" può offrire a Dio, con onestà e sincerità (guarda dove si vanno a mettere l'onestà e la sincerità...). Ma c'è di più ancora, e di peggio: si chiama Dio a testimone ed assolutore del peccato, cioè lo si chiama ad abolire la legge che Lui stesso ha stabilito, quella della indissolubilità del vincolo matrimoniale. In altre parole, si dice che Dio è pago di chiederci di restare nel peccato, e più non ci domanda. Dio, infatti, in questa prospettiva, è ben cosciente della complessità delle situazioni nelle quali ci troviamo invischiati, nonché dei “condizionamenti concreti” (perché, se fossero solo teorici, allora, forse…) che limitano la nostra libertà di scegliere. E così, di fatto, non c'è più il peccato, non c'è più il peccatore: c'è una "complessità" nella quale, chi sa come (vallo a sapere!), le persone vengono a trovarsi; e siccome la situazione è complessa, e i condizionamenti concreti sono tali e tanti, allora anche la legge morale bisogna che divenga elastica, finché svanisce, si dissolve: resta solo la coscienza soggettiva, la quale dice sì al peccato, anzi, si rifiuta di chiamarlo peccato, cosa che, del resto, fa anche il buon Dio. E tutti vissero felici, peccatori e contenti.

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Teologi della "svolta antropologica": Karl Rahner, il capofila degli eretici ha trasformato il cristianesimo in una specie di gnosticismo heideggeriano

Oppure si prenda ciò che ha detto don Paolo Cugini, parroco di una chiesa di Reggio Emilia e ormai famoso per le sue "veglie di preghiera" contro quell'orribile peccato che è l'omofobia (qui il peccato torna a far capolino nella dottrina di un certo neoclero, ma, guarda caso, a diventar peccato è l'orrore del peccato...), il quale, intervistato dai suoi amici omosessualisti di Gay News, ha testualmente dichiarato: Già facciamo fatica noi preti a vivere la castità. Immaginarsi se la si può imporre a persone laiche, pur credenti. Come dire che, per duemila anni, abbiamo scherzato, ma ora è venuto il tempo di parlar sul serio. Con queste parole, si prendono duemila anni di dottrina morale cristiana e li si butta nel cesso. La castità, che razza di fatica improba: non ce la facciamo noi preti a osservarla, e come potremmo imporla ai laici, quantunque notoriamente peccatori? Il tutto con la pretesa di non essere ipocriti, quindi con l'intenzione di far colpo per la "franchezza", per la "sincerità". Peccato soltanto che questo non sia più cristianesimo. Questa è immondizia, allo stato puro. 

L’eroismo cristiano non è più una virtù?

di Francesco Lamendola

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Fonte: Tele Maria - Pubblicato il 10 maggio 2018