ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 24 giugno 2018

Le strade son sempre due..

La chiesa che cambia idea e insegna cose nuove

Ma come, per secoli ci hanno insegnato che ortodossi e protestanti (cioè scismatici ed eretici) dovevano far rientro nel seno della Chiesa Cattolica perché altrimenti non avrebbero ottenuto la salvezza (extra Ecclesiam nulla salus) e adesso ci vengono a raccontare il contrario, cioè che non è assolutamente necessario tale rientro, che anche loro possono raggiungere la salvezza rimanendo con il loro credo, dentro la loro chiesa. Adesso ci dicono che siamo tutti in cammino verso la casa celeste, che la verità tutta intera non sta dentro la Chiesa Cattolica, ma che in parte è posseduta anche dalle altre confessioni cristiane, anzi, che in qualche misura sta anche dentro le religioni non cristiane, in specie ebraismo e islam.



Quindi oggi la chiesa non chiede più ad ortodossi e protestanti di ritornare dentro la cattolicità, di fare ammenda dei loro errori, delle accuse mosse per secoli alla Chiesa Cattolica. Analogamente, non chiede più alle genti che professano altre religioni di abbracciare la fede cristiana perché, dice, esse possono salvarsi anche rimanendo nel loro credo religioso.

Ma allora perché per secoli i nostri antenati sono andati missionari nel mondo? perché hanno dato la vita per convertire intere popolazioni, in Asia, Africa, America latina? Forse che prima bisognava convertire, e adesso non è più necessario? Forse quello che valeva prima oggi non vale più? Ma il Signore Gesù ha detto “andate, e annunciate il Vangelo a tutte le genti, fino all’estremità della terra, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Questo il compito che Nostro Signore Gesù Cristo ha lasciato agli Apostoli al momento della Sua Ascesa al Cielo. Com’è che per la Chiesa di oggi questo comando non ha più valore?

Ricordo che Mons. Roncalli, quando era Nunzio in Bulgaria, sconsigliò un prete ortodosso dal convertirsi al Cattolicesimo, dicendogli che non era assolutamente necessario, perché entrambi si sarebbero ritrovati in Cielo, anche se appartenenti a fedi diverse.

Ma allora chi aveva ragione, la Chiesa di sempre o Roncalli e tutti quelli che dopo di lui hanno seguito il suo esempio, tanto che oggi la presenza dei missionari nel mondo è assimilabile a quella delle ONG, di una qualsiasi agenzia sociale umanitaria. Infatti oggi anche nei confronti delle popolazioni non cristiane del c.d. “terzo mondo” non si svolge più opera di conversione al Cattolicesimo, limitandosi a fornire un aiuto materiale, a “curare le ferite”, secondo la terminologia tanto cara a Papa Bergoglio. Ci si giustifica dicendo che una volta la conversione si imponeva e che oggi non si può e non si deve più fare così. Ma questa, a mio parere, è solo una scusa per giustificare la rinuncia ad adempiere l’incarico lasciatoci da Nostro Signore Gesù Cristo. Forse che la Chiesa oggi (missionari inclusi) non crede più che Cristo è la Via, la Verità e la Vita, e che fuori di lui non c’è salvezza che tenga? O forse la salvezza ce la dobbiamo aspettare da Maometto, da Budda, da Zoroastro, ecc.?

Ricordo qui le parole di San Pio X, un grande Papa, difensore della Tradizione Cattolica “I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari né novatori, ma tradizionalisti”. La sua battaglia contro il Modernismo all’interno della Chiesa Cattolica è stata meritoria, anche se non definitiva. Egli considerava il modernismo “la sintesi di tutte le eresie”; una sua riflessione in proposito, rivelatasi profetica, è la seguente: “A trasformare la Chiesa in senso modernista si rischia che chi è fuori non entri e che chi è dentro esca fuori”.

Purtroppo dopo la morte di San Pio X il fuoco ha ripreso vigore, sotto la cenere, e alcuni decenni più tardi è nuovamente scoppiato l’incendio. Fuor di metafora, i modernisti, divenuti neomodernisti o progressisti (hanno cambiato nome ma non sostanza) hanno riguadagnato posizioni fino a conquistare il ponte di comando della barca di Pietro con il Concilio Vaticano II.

Così la profezia di Papa Sarto si è avverata: è sotto gli occhi di tutti cosa è successo dopo il CV II, quali sono stati i suoi frutti:

le chiese si sono svuotate, i seminari si sono svuotati, i conventi si sono svuotati, un’intera generazione ha perduto completamente la fede: i giovani non si sposano più, non mettono più al mondo figli, pretendono di vedere riconosciuto come comportamento virtuoso l’omosessualità e addirittura di veder attribuito valore legale alle unioni omosessuali, che dovrebbero divenire matrimoni a tutti gli effetti, con possibilità di adottare bambini. Vogliono veder riconosciuta per legge la giustezza di questo loro comportamento, comminando il carcere a chiunque osi dissentire o manifestare comunque un pensiero diverso dal loro. A tale scopo stanno già cercando di indottrinare i bambini fin dalla scuola materna, violando la loro innocenza e creando in loro gravi turbe psichiche, foriere di alterazioni irreversibili della loro personalità; ciò oltre a voler indottrinare, minacciando, gli insegnanti, i genitori, i giornalisti, i sacerdoti, i medici, insomma, la società nel suo complesso. Altri frutti del glorioso CV II: quei pochi che vanno ancora in chiesa non si confessano più e accedono al sacramento della Comunione in stato di peccato (la Comunione viene data perfino a pubblici peccatori impenitenti, addirittura dal Presidente dei Vescovi italiani); eminenti teologi ed intere chiese nazionali premono affinché siano ufficialmente ammesse alla Comunione le persone divorziate e risposate, cosa impensabile in passato, quando la Chiesa condannava apertamente il divorzio.

Quelli che continuano a frequentare la chiesa non sanno quasi più niente del catechismo, non si ricordano, o non sono mai state insegnate loro, le verità fondamentali della fede (i dieci comandamenti, le virtù cardinali e teologali, i vizi capitali, i doni dello Spirito Santo, le opere di misericordia corporale e spirituale, ecc.), e questo perché i preti postconciliari gli hanno imbottito la testa con discorsi fumosi ed astrusi, cervellotici e incomprensibili (in genere a carattere socio-umanitario, contestatario, sessantottino), dei quali non è rimasto niente nella loro memoria.

La chiesa conciliare, infatti, è maestra negli sproloqui chilometrici, cervellotici, incomprensibili ai più, testi che nessuno legge; ha abbandonato definitivamente lo stile sintetico ed apodittico del catechismo di San Pio X, l’apologetica, l’agiografia (non si può far a meno, qui, di rinviare il lettore al bellissimo libro di Gnocchi e Palmaro “La bella addormentata”). Così le cose che noi anziani, catechizzati prima del CV II con il Catechismo di San Pio X, ancora ricordiamo a memoria, le generazioni successive non le hanno mai udite; niente di tutto quello che molti di noi ancor oggi ricordano con chiarezza è stato loro insegnato. L’analfabetismo religioso è dilagante, anche ai livelli più alti dell’istruzione civile.

E con tutto questo disastro, con chi se la prende il Papa misericordioso? ma con i cattolici tradizionalisti, ovviamente, amanti della Chiesa dei tempi andati, con l’unica congregazione religiosa che stava andando contro corrente, con grande successo di vocazioni, e per ridurli al silenzio non usa mezzi termini: se non basta il dileggio, la derisione, il disprezzo pubblico, allora arrivano i commissariamenti, le epurazioni, le emarginazioni dal mondo della cultura e del dibattito religioso.

“Non so più a chi credere...” canta Biagio Antonacci in una sua canzone, ma noi sì che sappiamo a chi credere, a tutto quello che ha detto e testimoniato, ad esempio, Mons. Marcel Léfebvre, pagandolo a caro prezzo in prima persona, a quello che ci hanno insegnato Papi Come Pio XII, Pio X, , Leone XIII, Pio IX, Pio V e tanti Santi del passato (San Giovanni Bosco, la beata Katerina Emmerick, San Luigi Maria Grignon de Monfort, ecc.).

A partire da Papa Roncalli e dal Concilio Vaticano II la Chiesa Cattolica , o meglio, i modernisti che se ne sono impadroniti, occupando tutti i gradi della gerarchia ecclesiastica, i seminari, gli ordini religiosi, ha mutato atteggiamento verso i peccatori, le altre confessioni cristiane, le religioni non cristiane (in particolare ebraismo ed islam): non più condanne, anatemi, ammonimenti, inviti al pentimento ed alla conversione (con relativo cambiamento di vita), ma accoglienza “misericordiosa”, apertura al mondo ed a tutti i suoi errori, come se avesse dimenticato che la prima opera di carità verso il prossimo è quella della verità tutta intera, cioè dell’annuncio del Risorto, Salvatore del mondo, e dell’invito alla conversione, oppure, nei riguardi di scismatici ed eretici, al ritorno nel seno della Chiesa Cattolica Romana o, infine, nei confronti dei cattolici peccatori, al pentimento, con conseguente ravvedimento e cambiamento di vita. E’ da presumere che tale mutamento non sia imputabile a perdita di memoria, ma a decisioni scientemente meditate ed attuate, cioè a quella corrente di pensiero che va sotto il nome di “modernismo”, iniziata nella seconda metà del XIX secolo, all’epoca di Pio IX, fortemente combattuta da San Pio X e poi riapparsa dopo la seconda guerra mondiale sotto il nome di neomodernismo o progressismo.

Pur accordando ai modernisti l’attenuante della buona fede, bisogna però rilevare che essi non si sono resi conto che il condannare è legato indissolubilmente al difendere, al proteggere. Si condanna, o si ammonisce, l’ingiusto per tutelare il giusto, affinché quest’ultimo non corra il rischio di rimanere vittima del primo o di finire per comportarsi come lui (appuratane l’impunità). Se non lo si fa, limitandosi ad accogliere misericordiosamente l’ingiusto (oltre a non invitarlo alla conversione) si finisce per aprire le porte dell’ovile ai lupi, che così possono far scempio delle pecore. Ed è quello che sta avvenendo, dal momento che la gerarchia ecclesiastica progressista vuol limitarsi al solo aiuto materiale, sociale, economico, trasformando così la Chiesa di Cristo in una pura e semplice Onlus ed il Salvatore del mondo in un semplice profeta, seppur virtuoso e misericordioso. A questo si riduce, infatti, il concetto di Chiesa come “ospedale da campo”, tanto caro all’attuale pontefice, che ci esorta ad andare fuori, nelle periferie esistenziali del mondo, ad incontrare i nostri fratelli, senza però portare loro il fardello della fede, dei precetti, dei comandamenti. “La conversione? NO, NO, NO, è una solenne sciocchezza”, ha detto testualmente ad Eugenio Scalfari, suo grande amico (mica ha amici dello stampo di quel criptolebfevrista di Padre Manelli, fondatore dei Francescani dell’Immacolata? eh no, quei tipi lì li bastona sonoramente, li esautora, li mette agli arresti domiciliari, ed i loro discepoli li disperde ai quattro angoli del mondo).

Comportandosi in tal modo, i pastori progressisti omettono di proteggere le pecore loro affidate dal Signore, interessandosi solamente dei lupi, anzi, finendo per andare a braccetto con questi ultimi (vedi la loro “joint venture” con le sinistre anticlericali, laiciste e comuniste), disinteressandosi totalmente (o addirittura combattendo) delle proprie pecorelle. In tal modo, però, questi signori si rendono colpevoli, oltre che della mancata difesa del gregge loro affidato da Gesù Cristo, anche della custodia del “depositum fidei” e del rifiuto di adempiere al compito loro affidato dal Redentore all’atto della sua Ascensione al Cielo “andate ed annunziate la Buona Novella a tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Chi crederà sarà salvo, chi non crederà sarà condannato”, cioè del rifiuto di svolgere attività missionaria (convertire tutte le genti), compito precipuo della Chiesa sino alla fine dei tempi.

Infine, con il loro comportamento, questi signori si rendono colpevoli anche di un altro grave peccato: la perdizione delle anime che avrebbero potuto salvare se le avessero ammonite, incoraggiandole a pentirsi ed a cambiare vita (anziché confermarle nei loro errori, come ha fatto Bergoglio con Scalfari e Pannella). Questi pastori neomodernisti o progressisti (al confronto del progressismo, il modernismo delle origini era un banale raffreddore, affermò negli anni ’70 Jean Guitton) si rifiutano ostinatamente di usare la più importante forma di carità, che è quella di portare ai fratelli la Verità tutta intera, cioè la Buona Novella, l’invito alla conversione, i dieci comandamenti, i precetti della Chiesa Cattolica bimillenaria, le opere di misericordia spirituale, le virtù cardinali e teologali, i vizi capitali (da rifuggire), i peccati veniali (anch’essi da evitare), cioè tutto quanto si trova in quella mirabile opera che è il Catechismo di San Pio X. L’impegno per il sociale, per l’aiuto materiale, la salvaguardia della natura (ecologismo), la raccolta differenziata, vengono dopo, molto dopo, e possono tranquillamente essere delegate ai laici (non fecero così anche gli Apostoli?). Se per colpa mia un fratello si perderà, il Signore chiederà conto anche a me della perdita di quell’anima, me ne riterrà responsabile; se questo vale per quelle poche persone che posso incontrare nel corso della mia vita (con una certa continuità e vicinanza di rapporti amichevoli), cosa succederà allora per le gerarchie cattoliche, che hanno influenza su milioni di persone? in particolare per il Papa ?

Infine, come possono pensare, i neomodernisti, di coniugare il loro concetto di ecumenismo (rifiuto di annunciare Cristo a tutte le genti, invitandole alla conversione) con l’esplicita affermazione di NSGC, quando ci dice che “nessuno va al Padre, se non per mezzo del Figlio”, e con l’insegnamento della Chiesa ante CV II, sintetizzato nelle parole “extra Ecclesiam nulla salus”?

La strade son sempre due: una è ampia e scorrevole, lastricata di (sole) buone intenzioni, dove si corre all’impazzata, che però conduce dritti dritti all’abisso infernale; l’altra è stretta, impervia, infestata di rovi spinosi e di sassi aguzzi e taglienti, apparentemente interminabile, percorrerla costa sofferenze e sacrifici, ma alla fine conduce alle porte del Paradiso.

Da alcuni decenni a questa parte, però, agenti del nemico, infiltratisi nella Chiesa di Cristo e presone possesso, hanno invertito i cartelli indicatori, predicando una nuova dottrina, maldestramente mascherata da aggiornamento pastorale, cercando di confondere la mente ed il cuore dei fedeli con astruserie cervellotiche, cosicché oggi chi crede di andare alla destra di Nostro Signore finisce invece alla sua sinistra, dove si sentirà dire “non vi conosco, andate lontani da Me, nel fuoco eterno, operatori di iniquità”. L’inganno si fa sempre più subdolo, sottile, difficilmente riconoscibile, quasi non si riesce a scorgerlo, a smascherarlo, anche perché coloro che lo attuano si nascondono dietro le loro alte cariche ecclesiastiche, richiamando i fedeli ad una falsa obbedienza: l’obbedienza alla menzogna, anziché alla Verità, l’obbedienza a dittatori arroganti ed intolleranti, anziché al Salvatore del mondo. Ricordiamo, perciò, che è la Verità che ci rende liberi, non la menzogna, che invece ci lascia nella schiavitù del peccato e del principe di questo mondo.


Guai a coloro che chiamano

bene il male e male il bene,

che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre,

che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro.

Isaia 5,20

Catholicus

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