ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 13 giugno 2018

Nell’Era dell’Acquario

“VOMITEVOLI”: LA CRISI DELL’AQUARIUS 
– Controrassegna Blu #14





Ecco la nuova edizione della Controrassegna Blu, la rassegna stampa di Byoblu: le notizie che i radar dell’informazione mainstream non rilevano. 
Dovevamo entrare nell’Era dell’Acquario, l’apoteosi della solidarietà. E invece siamo in quella della crisi dell’Aquarius, la nave dell’ONG che da tre giorni ospita centinaia di migranti raccolti ai confini con la Libia. Una crisi che si trasforma nella resa dei conti con l’Europa, troppo a lungo distratta, troppo a lungo ipocrita. La Spagna parla di profili penali per l’Italia, e il portavoce di En Marche, il partito di Macron, ci definisce “vomitevoli“.
Senti chi parla, ha commentato Di Maio. E in effetti, corre l’obbligo di ricordare cosa fanno gli spagnoli ai migranti che dal Marocco tentano di raggiungere le loro coste a nuoto: eccoli mentre nel 2014 gli sparano contro proiettili di gomma e di piombo, ferendoli e lasciandoli affogare. Così come ci corre l’obbligo di ricordare come la Francia respinga i migranti a Ventimiglia, con la polizia in assetto antisommossa, a suon di manganello, e di come trascini fuori dai treni le donne incinte, a Mentone.

Del resto, viene da chiedersi chi sia davvero vomitevole: chi decide di chiudere la porta di casa sua, o chi, senza nessun mandato popolare, organizza e pianifica l’arrivo di milioni di persone, sfruttando i cosiddetti taxi del mare pagati da Soros in pieno accordo con l’ex ministro degli Esteri, mettendo così la vita di milioni di persone a rischio? Sentite infatti cosa diceva Emma Bonino l’anno scorso (*):
Il fatto che nel 2014 e 2016 abbiamo chiesto che il coordinatore a Roma alla Guardia costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia l’abbiamo chiesto noi! L’accordo lo abbiamo fatto noi! Violando, peraltro, Dublino, ma quello sarà un altro discorso.
Parole che affondano la loro legittimazione in una stagione politica non molto lontana. Ricorderete tutti quando era D’Alema a dire che abbiamo bisogno di 30 milioni di immigrati in quindici anni… (*)
Nei prossimi quindici anni l’Europa, se vuole mantenere un livello demografico ragionevole, sostenere i suoi sistemi di protezione sociale e avere un decente sviluppo economico ha bisogno di almeno 30 milioni d’immigrati. Proprio una necessità!
E un rapporto delle Nazioni Unite ipotizzava uno scenario in cui entro il 2050 avremmo avuto bisogno di 150 milioni di nuovi italiani.
E mentre i giornali tuonano contro il nuovo Governo, il sondaggio di oggi lanciato da Byoblu sembra più che altro un plebiscito, perché il 96% di voi, sulla gestione del caso Aquarius, avrebbe fatto esattamente come ha fatto Salvini, senza nessun differenza tra simpatizzanti del Movimento 5 Stelle o della Lega, né tra uomini e donne. (qui i risultati)
Va però ricordato, che questa non è una partita di calcio. In questa terribile finale, il tabellone segna vite umane. Un pensiero va quindi alle prime vittime di questa lunga, insensata follia: le persone che ancora oggi sono in mare, soprattutto quelle che non ce l’hanno fatta o che non ce la faranno.
Aquarius: uno strumento politico contro il governo italiano?
• Venerdì 8 giugno: la nave Aquarius dell’organizzazione non governativa “SOS Mediterranee” lascia tempestivamente il porto di Catania
• Sabato notte: a seguito di numerose segnalazioni di soccorso, l’Aquarius imbarca 629 migranti.
• Domenica: è l’alba quando l’Aquarius punta la prua verso l’Italia, che tuttavia non ha dato nessuna autorizzazione allo sbarco
• Alle 4 il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in accordo con quello dei Trasporti Danilo Toninelli, chiude i porti italiani e passa la palla a Malta.
• Quattro ore dopo Malta nega sia il soccorso sia l’autorizzazione allo sbarco
• Alle 7 iniziano le pressioni delle Nazioni Unite, che chiedono che l’Aquarius approdi in Italia
• Sono le dieci e mezza di sera, quando il Centro Coordinamenti Soccorsi Marittimi di Roma ordina alla Aquarius di fermarsi e di aspettare istruzioni, e dispone l’invio di due motovedette della Guardia Costiera con personale medico.
• Mezz’ora dopo il Premier maltese Joseph Muscat si dichiara preoccupato e accusa le autorità italiane di andare contro le regole”.
• Lunedì all’alba, la Aquarius è ancora lì, in attesa di istruzioni, mentre arriva il personale medico italiano.
• Alle 10:00 del mattino Salvini avverte anche la Sea Watch che i porti italiani sono chiusi.
• 11:20: Toninelli dice che l’Italia non può essere abbandonata a se stessa, e che l’Europa deve fare la sua parte
• Subito dopo arriva anche la Chiesa: Il Cardinale Ravasi twetta: “Ero straniero e non mi avete accolto”.
• Non è ancora mezzogiorno quando scoppia il caso politico: Filippo Nogarin, sindaco a Cinque Stelle di Livorno, apre il porto di Livorno alla Aquarius. Poco dopo, si rimangia tutto.
• All’una arriva la dichiarazione della Commissione Europea, ma solo per confermare che, in effetti, in questi casi… i regolamenti non chiariscono.
• Verso le tre entra in gioco la Spagna: il nuovo Premier Pedro Sanchez offre alla Aquarius il porto di Valencia.
• Sono le 4: Salvini offre di far sbarcare donne e bambini:, ma dalla ONG nessuna risposta.
• Alle 19:40, Medici Senza Frontiere, a bordo dell’Aquarius, conferma di avere ricevuto la disponibilità dell’Italia allo sbarco delle donne e dei minori.
• Intanto è in corso un vertice a Palazzo Chigi, alla fine del quale Salvini annuncia la sua visita in Libia entro un mese, e la chiusura dei porti a tutte le navi ONG.
• Nello stesso momento: la Aquarius rifiuta l’offerta di Sanchez con un tweet: il viaggio fino a Valencia non è sicuro”.
• Alle 9 di sera: la Aquarius è ancora lì… ferma al largo di Malta. Le trattative fervono..
• Verso mezzanotte, l’Italia chiede alla Sea Watch di coadiuvare l’Aquarius nel trasporto dei migranti a Valencia. Ma la ONG rifiuta collaborazione.
• Martedì, 06:00: Salvini e Toninelli dispongono la scorta e il trasferimento di una parte dei migranti a bordo dell’Aquarius a Valencia, grazie a navi italiane della Guardia Costiera e della Marina Militare. Intanto, la Aquarius viene rifornita di generi alimentari
• Sono passati quasi due giorni da quando 629 persone sono in mezzo al mare. E forse, finalmente, si intravede una soluzione.
Sono in molti a chiedersi cosa sia successo, come mai questa crisi senza precedenti sia scoppiata proprio adesso. All’improvviso sembra di essere tornati al 2017, prima del “codice Minniti”, ai taxi del mare, alle partenze in massa dalla Libia e alle ONG padrone dei porti. Da tempo non si assisteva a così tanti imbarchi sui gommoni dalle coste libiche. Perché? Azzardiamo qualche risposta.
Pochi sanno che negli ultimi tre mesi, il governo Gentiloni ha tagliato tutti i fondi alla Guardia Costiera libica, in barba agli impegni presi con Al-Serraj, ed ora le motovedette non hanno più neppure il carburante per intervenire. La UE ha stanziato fondi per Tripoli, ma chissà se e quando arriveranno. Poi c’è l’altro dato, un vero e proprio terremoto: la nomina del Governo Conte, e soprattutto di Matteo Salvini al Viminale, che hanno scatenato un’ondata di proteste da parte delle ONG sia a livello nazionale che internazionale, per il timore di un giro di vite al business dell’immigrazione. E se il Corriere parla dell’Aquarius come “un segnale al nuovo governo”, se Gino Strada dichiara di prevedere nuove ondate di arrivi, e se persino Saviano incita “gli uomini delle istituzioni” a disobbedire al Ministro dell’Interno, è realistico pensare che l’ondata di partenze di questi giorni, e quindi gli stessi migranti, siano un modo cinico e spietato di fare opposizione.
Nel frattempo, la Bild riferisce che in seguito ad una lite tra la Merkel e il suo Ministro degli Esteri, anche in Germania salta il Piano Migranti. L’impressione è che l’Italia stia mandando in ebollizione il business migratorio europeo, facendo saltare il coperchio umanitario sotto al quale si nascondeva.
Russia e Cina: l’altro summit
Quello appena trascorso è stato il weekend dei due summit. In Canada al tradizionale G7, paludato meeting dove da sempre le 7 nazioni più potenti del mondo si fanno i complimenti a vicenda, sono volati gli stracci: Trump arriva in ritardo, parte in anticipo, e poi si rifiuta di firmare il consueto documento congiunto. Le foto, ormai passate alla storia, testimoniano come il fronte unico si sia rotto, l’Italia sia passata improvvisamente al centro della scena, e gli equilibri mondiali stiano rapidamente cambiando. Tutt’altra aria invece al secondo summit, quello dello SCO a Qingdao in Cina, che ha visto russi e cinesi degustare serenamente pasticcini mentre Xi Jonping dichiarava “Il Presidente Putin e io pensiamo che il partenariato strategico globale tra Cina e Russia sia maturo, fermo e stabile”. Gli accordi tra i due Paesi si estendono ora come mai prima: scambi sull’energia nucleare, il gas, i corridoi energetici, i porti, arrivando a 100 miliardi di dollari. Presenti anche rappresentanti di Iran ed India, Putin ha dichiarato che lo SCO è ormai una grande forza globale. Insomma, tutto lascia presumere che il G7 sia oggi un “morto che cammina”, e qualcuno ipotizza che nel futuro, più che un G8, vedremo un G3 tra USA, Russia e Cina: le tre vere superpotenze del ventunesimo secolo.
Gli hacker cinesi beffano la Marina USA
Mentre aspettiamo che si verifichi l’ipotesi del G3, le superpotenze non se ne stanno con le mani in mano. Pochi giorni fa la Reuters ha infatti battuto questa notizia: Hacker cinesi hanno rubato documenti segreti USA sulla guerra sottomarina. Le informazioni rubate, 614 giga in tutto, riguardano un progetto riservato chiamato “Drago del Mare” che sarebbe dovuti entrare in servizio nel 2020 e che si occupa di sviluppo di missili antinave ipersonici. D’altronde, la capacità di “cyber war” o guerra cibernetica cinese preoccupa da tempo gli Stati Uniti: dagli attacchi hacker generici si è passati oggi ad attacchi mirati che spesso arrivano a destinazione, malgrado gli accordi firmati a suo tempo da Obama e Xi. Insomma, se il G3 si dovesse mai verificare, le superpotenze avranno molto da discutere. Ci auguriamo però che non finiscano anche loro a far volare stracci, perché sarebbe un pochino più pericoloso per tutti.
Fa flop la legge “psicopolizia” di Macron
Macron è universalmente considerato dai media come l’ultimo baluardo della civiltà europea, contro la barbarie populista che avanza. Come spesso accade, però, i media sono molto attenti a non diffondere le notizie che potrebbero disturbare la narrazione: come ad esempio la legge contro le fake news che Macron ha portato al Parlamento. Questa legge è stata accolta con tale raccapriccio dall’assemblea francese, da rinviarne la discussione a data da destinarsi. “Un grezzo tentativo di controllare l’informazione”, commenta Melenchon, mentre altri politici la definiscono “psicopolizia”, “legge liberticida”, “attacco alla libertà di espressione”. Ma cosa prevede la norma? Potere assoluto ai giudici di decidere, nel giro di appena 48 ore, se una notizia è falsa o vera, e persino se è stata scritta o meno “in malafede”. Possono quindi chiudere il sito che l’ha pubblicata o chiederne l’oscuramento ai social; e inoltre la possibilità, per l’autorità preposta, di chiudere emittenti straniere che trasmettono sul territorio nazionale. Tale riforma dovrebbe entrare in vigore tre mesi prima di ogni elezione nazionale, il suo scopo è quindi proprio quello di non influenzare il voto con le tanto temute “fake news”. Insomma, la diffusione delle informazioni in Rete fa paura, ma ancora più paura fa la democrazia.
Free Tommy Robinson
La storia è di quelle terribili, e ha scioccato l’opinione pubblica inglese. E’ partito tutto quando sono stati arrestati a Newcastle 29 uomini, ritenuti responsabili di aver stuprato oltre 700 bambine. Ma il fenomeno delle cosiddette “grooming gang” si è poi rivelato esteso a tutta la Gran Bretagna: ad esempio a Rothernam si ipotizza che le vittime siano più di 1500, altre mille a Telford, e la Polizia riporta nuove scoperte ogni giorno, oltre a casi di omicidio. L’efferatezza di tali bande, che drogano le bambine e poi le vendono come oggetti sessuali, ha destato l’indignazione popolare, anche perché molti membri delle gang sono stranieri e inoltre perché le autorità locali per molto tempo avevano sottovalutato le moltissime denunce, sembrando quasi complici.
Un giornalista indipendente, Tommy Robinson, aveva deciso di riportare in diretta le notizie dal tribunale dove i primi responsabili sono sotto processo. Ma non ha potuto farlo: è stato arrestato, processato in appena 5 ore e condannato a 13 mesi di reclusione, per aver violato la proibizione rivolta ai media di trasmettere immagini all’opinione pubblica. In un contesto del genere, è stato come gettare benzina sul fuoco: i cittadini, già sdegnati per le atrocità, le connivenze delle autorità, e il silenzio dei media, ieri si sono riversati in strada in migliaia chiedendo l’immediata liberazione di Tommy Robinson. E mentre a Londra si verificavano scontri con la Polizia, nelle ore successive giornalisti e commentatori inglesi e internazionali hanno chiesto la liberazione di un giornalista che voleva solo documentare un evento. Un evento che, forse, i cittadini non devono conoscere.
Servono vigili urbani? Si fa la colletta
Una piccola notizia dall’Italia. Piccola, ma significativa: rende molto bene l’idea del punto in cui si arriva quando “non ci sono i soldi”, quando i comuni sono vincolati al pareggio di bilancio, quando i servizi pubblici subiscono le conseguenze di tagli e riduzioni. Sono i cittadini a pagare… e in questo caso, pagano proprio usando il loro portafoglio. Siamo a Forte dei Marmi, la bella e prestigiosa città della Versilia famosa in tutto il mondo per le sue spiagge e la sua vita estiva. D’estate al Forte i cittadini aumentano, ma non aumenta la sicurezza: mancano infatti i vigili urbani. Così, cittadini, commercianti, albergatori si sono autotassati e hanno raggiunto la cifra di 160 mila euro, sufficienti per assumere venti vigili per la stagione.
Vigili urbani, cioè dipendenti pubblici, pagati grazie a una colletta tra cittadini: ci auguriamo di non dover arrivare mai a tanto per i vigili del fuoco.


Il discutibile tweet del sig. Ravasi ed il Vangelo


Il sig. Ravasi, da sempre molto attivo su Twitter, pubblica ieri questo tweet discutibile, evocando la vicenda della nave Aquarius, a cui il Governo italiano - giustamente - ha impedito l'attracco nei porti italiani.
la discutibilità del twit sta nel fatto che il nostro cerca di piegare il Vangelo alle sue finalità ideologiche, proprie della neo-pseudo-chiesa "della misericordia".
In effetti, il versetto appare ictu oculi citato fuori contesto ed estrapolato dal testo. Tale manovra estrapolativa è funzionale al suo scopo: accreditare l'idea che il rifiuto opposto dal Governo italiano alla nave Aquarius non fosse cristiano ed etico.
Ma è così????
Per far questo, rimettiamo il versetto nel suo contesto. A chi si stava riferendo Gesù????
Nel testo - versione CEI - leggiamo: "Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna" (Mt. 25, 41-46).
A chi si riferisce il Signore??? A chi si riferisce con l'espressione "QUESTI MIEI FRATELLI PIU' PICCOLI"??? chi sono i "fratelli più piccoli", minori, del Signore???
Sono evidentemente i suoi discepoli. Egli a loro si stava riferendo. In quella parabola, Egli voleva sottolineare la solidarietà e la carità tra i discepoli del Signore: l'appartenenza alla vera fede fa venir meno la divisione tra straniero e cittadino, visto che tutti discepoli sono affratellati dalla vera ed unica fede e da uno stesso Battesimo, che ci rende fratelli. Gesù stesso, del resto, lo indica sempre nel Vangelo di Matteo: "Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. ... E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa" (Mt 10, 40.42).
Quindi è Gesù stesso a fornire la chiave di lettura.
Dov'è dunque la mistificazione del sig. Ravasi??? Beh .... lo stesso per poter dire che il governo avrebbe mancato di carità, dovrebbe dar prova, prima di tutto, che i "migranti" presenti sull'Aquarius fossero "fratelli minori", cioè discepoli del Signore, in altre parole cristiani, e non invece musulmani, nel qual caso varrebbe l'esempio dei Santi come quello di S. Giovanni Ribera, che abbiamo evidenziato.
Del resto, questa chiave di lettura è avallata dalla circostanza che, nell'ottica di Cristo, tutto ruota intorno a Lui ed al Nuovo Israele, che è la Chiesa. Ecco perché torna spesso sul tema dell'accoglienza (o più esattamente dovrebbe tradursi ospitalità) del discepolo, fratello più piccolo del Signore.
I piccoli sono i discepoli a cui sono stati rivelati i misteri del Regno di Dio (Mt 11,25-27. Cfr. Lc 10,21-22). E chi fu maggior interprete di questa "piccolezza" nel discepolato, cioè dell'infanzia spirituale, se non S. Teresa di Lisieux???
Diciamola, pertanto, tutta: il sig. Ravasi ha perso un'occasione per tacere. Il passo del Vangelo citato non ha attinenza con la vicenda evocata.

#Europeiapriteiporti e soprattutto #Europeibastabombe

di Pino Cabras*


L'entourage del Presidente francese Macron, l'ultimo erede di un'autorità che da molto tempo tiene sigillati i porti verso qualsiasi nave che presti soccorso ai migranti, osa dare lezioni di umanitarismo alle autorità italiane, dando copertura ideologica a molte nostrane improvvisate cattedre di antifascismo, alcune in buona fede, altre ipocrite. 

Ci sono quelli che ci descrivono al rimorchio di Salvini. Sono gli stessi che ci dicevano che Mr Felpa ci aveva fregato e che voleva solo le elezioni. I fini analisti "no borders" non si accorgono che il vero rimorchio sono loro, sia delle posizioni verbalmente più oltranziste del segretario della Lega, sia del cinico gioco di Macron e altri che scaricano sull'Italia tutto l'onere della frontiera mediterranea.

Non accetto lezioni di antifascismo né inviti a "scegliersi la parte". Non siete Fenoglio. Non vi ho visti scegliere la parte delle vittime ma quella dei carnefici, quando milizie naziste di Kiev bombardavano il Donbass in anni recenti, causando infiniti lutti e un milione di profughi totalmente invisibili ai nostri media. Non vi ho visti scegliere il diritto internazionale quando Libia, Siria e Yemen venivano aggrediti e trasformati in epicentri di vasti terremoti migratori, devastazioni e pulizie etniche spietate, sotto le macabre risate di Hillary-we-came-we-saw-he-died.

Non mi piacciono i tweet di Salvini. Non mi piacciono per la verità i tweet di nessuno, nemmeno i miei. 

Ma se proprio devo usarli, il punto non è #chiudiamoiporti né #apriteiporti, bensì #europeiapriteiporti.

E io aggiungo anche #europeibastabombe. Nonché #bastaFrancoCFA

Ma possiamo pensare a un obiettivo più concreto, che sarà posto con forza dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte in occasione del Consiglio europeo che si terrà il 28 e il 29 giugno prossimi.

Lì i consiglieri di Macron dovrebbero aver smesso di vomitare, dovrebbero aver recuperato la memoria sui porti francesi, e l'Europa tutta si confronterà con una nostra sacrosanta esigenza: rivedere seriamente il trattato di Dublino, in pochi punti:
A. ripartizione presso i 27 Paesi europei, con quote obbligatorie, di tutti i migranti anche prima che chiedano asilo (il che comporta assumersi costi sociali ed economici, cioè per la prima volta dare corpo a una vera solidarietà conforme ai Trattati);

B. Stabilimento di vie d'accesso legale in modo che chi arriva non sia in mano ai trafficanti e alle mafie;

C. Istituzione di un'agenzia internazionale con il compito di valutare le richieste direttamente nei territori dove transitano i migranti, così da spostare la profondità strategica del confine sud dell'Unione Europea nel Maghreb e impedire la tratta disumana;

D. Ripartizione della spesa totale europea per la gestione dei migranti.

Finora i partner europei ci hanno proposto una soluzione insostenibile chiudendo i porti. Una soluzione insostenibile per definizione non può durare sempre. 
I porti e le porte da aprire sono in vista.


*Deputato del Movimento 5 Stelle. Post Facebook del 12 giugno 2018


Lotta all’immigrazione di massa, la storia sbugiarda la retorica dei globalisti
di Roberto Vivaldelli
Nelle scorse ore vi abbiamo raccontato come l’allora Presidente del Consiglio italiano Romano Prodi adottò, in accordo con il Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, un blocco navale nel Mar Adriatico per bloccare l’immigrazione di massa proveniente dall’Albania. Correva l’anno 1997. I giornali di allora , La Repubblica compresa, plaudirono tale decisione poiché «non sono più profughi, ma immigrati non in regola. E quindi vanno respinti».
La recente storia europea ci conferma che gli stati, indipendentemente dal colore e dalla formazione del governo e dalle dichiarazioni dei loro leader, hanno adottato una politica realista nella lotta all’immigrazione illegale. Sia stata essa di aperto contrasto e quindi di intervento diretto – con relativo controllo alle frontiere – o di scaricabile (strategia messa in atto dagli stati europei ai danni dell’Italia, a cominciare dalla Primavera libica e dalla caduta di Gheddafi con l’esplosione dell’immigrazione proveniente dall’africa subsahariana).
Molti ricorderanno il socialista José Luis Rodríguez Zapatero, primo ministro della Spagna dal 2004 al 2011. Per contrastare il fenomeno dell’emergenza flussi migranti dall’Africa sub-sahariana, nel 2006, come riporta Vita, il governo spagnolo corse ai ripari: «Di fronte al flusso continuo di immigrati clandestini dall’Africa che sta invadendo la Spagna, riversandosi sulle coste delle Canarie, il governo Zapatero ha deciso di lanciare un piano – il ”Piano Africa” – per contrastare un fenomeno ormai fuori controllo e che, secondo il governo spagnolo, non colpisce solo la Spagna, ma tutta l’Europa».

Un piano che, nei fatti, prevedeva di migliorare le condizioni di vita nei Paesi d’origine ma che contemplava un controllo serrato delle frontiere spagnole: «Dall’inizio del 2006, oltre 7mila clandestini sono riusciti a sbarcare sull’arcipelago spagnolo, mentre altre centinaia sono morti durante l’odissea nell’Atlantico. Se dovesse proseguire con la stessa intensità, il fenomeno rischia di sbriciolare fra poche settimane il record assoluto di 9.929 sbarchi clandestini dell’intero 2002. Finora, tutte le misure di controllo e di sicurezza prese dalle autorità spagnole e quelle mauritane sono risultate insufficienti per limitare partenze e sbarchi. Una volta sbarcati, i clandestini, reduci da una fortunosa navigazione in mare per 1.500 chilometri sul mare, o vengono espulsi o fermati per 40 giorni, trascorsi i quali vengono rilasciati nella Spagna continentale, senza documenti ma liberi di circolare».
Va ricordata inoltre cosa avvenne nel 2005 Ceuta, la piccola enclave spagnola in Marocco, quando cinquecento clandestini tentarono di passare la frontiera per entrare nel territorio spagnolo. Morirono quattro persone e 45 sono rimasero feriti. La politica di contenimento nei confronti dell’immigrazione proveniente dal Marocco è tuttavia proseguita con il successore di Zapatero, Mariano Rajoy.

Passiamo poi alla Francia. Nell’estate del 2015, in barba al Trattato di Schengen, Parigi decise di chiudere la frontiera a Ventimiglia. Il Presidente, al tempo, era il socialista François Hollande. La Francia – promotrice della destabilizzazione della Libia – decise di adottare la tecnica dello scaricabarile contro l’Italia, che secondo Parigi doveva assumersi il fardello di bloccare l’immigrazione di massa. Conoscendo le difficoltà degli italiani nel gestire tale situazione, la Francia aveva colto la palla al balzo per ripristinare la frontiera e accusare al contempo l’Italia di non fare il proprio dovere e di non rispettare l’Accordo di Schengen.
Un accordo che prevede la libera circolazione all’interno dei Paesi che vi aderiscono ma l’obbligo di vigilare sui confini esterni. Per l’Italia significa, letteralmente, bloccare l’immigrazione illegale proveniente dal Mediterraneo. Non è un caso che la stessa UE abbia più volte «bacchettato» il nostro Paese.Nulla è cambiato con l’insediamento del nuovo Presidente Emmanuel Macron, che ha continuato a perseguire la tecnica dello scaricabarile contro l’Italia. Come spiegò lo stesso Macron nel luglio 2017, «per affrontare le crisi migratorie bisogna condurre in maniera coordinata in Europa un’azione efficace e umana che ci permetta di accogliere i rifugiati politici che corrono un rischio reale perché fa parte dei nostri valori, senza però confonderli con i migranti economici e senza abbandonare l’indispensabile mantenimento delle nostre frontiere».
Medesima strategia nei confronti del nostro Paese è stata adottata dalla Germania, come ammesso di recente la stessa cancelliera Angela Merkel. «Parte dell’insicurezza in Italia ha la sua origine proprio dal fatto che gli italiani, dopo il crollo della Libia, si sono sentiti lasciati soli, nel compito di accogliere così tanti migranti».
Dopo aver aperto le porte a quasi un milione di profughi altamente qualificati, la stessa Germania, potenza egemonica commerciale europea, decise nel 2015 di chiudere i propri confini. Nella formazione dell’ultimo governo tedesco, inoltre, si è trovato un accordo che prevede un tetto massimo di 200mila richiedenti asilo accolti ogni anno per motivi umanitari. Inoltre i profughi potranno in futuro essere alloggiati in centri ad hoc in attesa che le pratiche vengano completate (mentre oggi vengono suddivisi in diversi punti d’appoggio in tutto il Paese).
La scelta iniziale di aprire i confini fu comunque una scelta precisa e consapevole scelta di Angela Merkel e non, come nel caso del nostro Paese, una costrizione dettata dall’emergenza e dalle contingenze.
Nonostante la ferocia propaganda liberal della sinistra italiana sulle ultime vicende inerenti l’Aquarius, anche il Pd, quando è stato al governo, ha adottato una sua politica di contenimento dell’immigrazione di massa. Sicuramente meno efficace di quella che potrebbe essere la strategia di Salvini poiché frenata dagli impulsi faslamente moralisti e «umanitari» di quell’elettorato. Ma è comunque un fatto che l’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti abbia tentato di frenare l’immigrazione. Con minacce anche molto dure, come questa:
Come spiega l’Ansa del 29 giugno 2017: «Negare l’accesso ai porti del nostro Paese alle navi cariche di migranti che battono bandiera non italiana. Il governo alza la voce con l’Europa, al culmine di un esodo infinito dalla Libia che negli ultimi giorni ha riversato sulle nostre coste oltre 12mila uomini, donne e bambini: “I Paesi Ue la smettano di girare la faccia dall’altra parte, perché questo non è più sostenibile – attacca il premier Paolo Gentiloni -. Possiamo parlare delle soluzioni, delle preoccupazioni, ma voglio ricordare che c’è un Paese intero che si sta mobilitando per gestire questa emergenza, per governare i flussi, per contrastare i trafficanti».
Da questa breve cronistoria possiamo giungere a una serie di conclusioni:
La retorica liberal non coincide con il comportamento realista degli Stati
I governi, siano stati essi di destra o di sinistra, hanno adottato una politica di contenimento dei flussi nel corso degli anni, con strategie più o meno efficaci
I Paesi europei, come la Francia e la Germania, hanno adottato la strategia dello scaricabile contro l’Italia
Chi lancia ogni tipo di accuse contro l’attuale governo o tenta di modificarne la politica migratoria dimentica ciò che è stato fatto dalla stragrande maggioranza degli stati europei.

AQUARIUS/INTERVISTA AL GIUDICE
"Questa non è immigrazione, ma traffico di esseri umani"

“Il tweet da fare non era sullo straniero da accogliere, ma sul criminale da fermare”. Per il giudice Mantovano la posta in gioco con il caso Aquarius non è quella dell'immigrazione, ma della tratta dei clandestini. Una risposta ai ricatti morali del cardinal Ravasi e di un certo mondo cattolico: "Prendano contatto con la realtà e spieghino perché centinaia di migliaia di stranieri sono qui senza averne titolo". Salvini? "Coraggioso, ora bisogna fare accordi per centri di richiedenti asilo in Africa". Le critiche al governo? "Minniti ha trattato col capo di un'organizzazione che l'Onu ora ha messo nella black list dei trafficanti. Questo invece va bene?". 


“Il tweet da fare non era quello evangelico sullo straniero da accogliere, ma doveva essere più o meno così: eri criminale e adesso ti ho fermato”. Per il giudice Alfredo Mantovano, già sottosegretario agli Interni, la vera posta in gioco con il caso Aquarius non è quella che la stampa e la politica stanno strombazzando attraverso fasulli sensi di colpa e retoriche del ricatto morale di un occidente opulento e un sud del mondo povero.

“C’è un equivoco preliminare in questa faccenda nel quale ci stiamo avvitando tutti: il tema corretto non è quello dell’immigrazione, ma quello dello sfruttamento criminale dei viaggi dei migranti da parte di organizzazioni che si basano su questo business”. Mantovano nella sua lunga esperienza di politico parla con cognizione di causa. Nel 2002 quando era nel governo Berlusconi, fu protagonista di un accordo con l’Egitto per impedire l’arrivo in Italia di migranti dallo Sri Lanka che si servivano del Canale di Suez come porta per il Mediterraneo. E’ dunque un giudice che sa di che cosa parla ed è ormai lontano dalla ritualistica parlamentare che nel parlare deve bilanciare le cose da dire. Come emerge da questa intervista con la Nuova BQ.

Giudice, si è provato a “fermare” Salvini rimproverandogli la violazione del diritto del mare. E in queste ore si ritorna all’attacco: Madrid sostiene che l’Italia potrebbe avere rischi penali. La Francia addirittura ci accusa di essere cinici e vomitevoli.
Dal punto di vista della copertura giuridica non c’è nulla da dire. La decisione italiana è assolutamente legale.

Qual è il problema?
Rispetto a tutto ciò che è stato detto ci sono due aspetti che meritano di essere sottolineati.

Il primo…
L’Aquarius non è un gommone che rischia di rovesciarsi da un momento all’altro, ma è una nave sicura, occupata da più persone rispetto a quelle che può ospitare. Viaggia con assistenza costante, ergo evocare le immagini drammatiche di gente in assenza dell’approdo in un porto italiano è fuori misura.

Il secondo?
Nessuno tiene in considerazione che ogni Stato sul Mediterraneo ha una zona SAR, di search and rescue. Ebbene: la zona SAR di Malta è amplissima e quella maggiore o minore ampiezza non è irrilevante, perché in proporzione all’ampiezza della zona SAR arrivano i fondi per provvedere al soccorso.

Malta dice di avere fatto a sufficienza viste le sue dimensioni…
Certo, Malta è un’isola piccola e non può accogliere tutti, ma se ha contrattato in sede europea una zona così ampia di soccorso non può con una mano incamerare il sostegno finanziario e poi chiudersi con la scusa che è un Paese piccolo.

Il fatto di essere piccolo però è un falso problema. Piccolo rispetto a cosa? Anche l’Italia se confrontata all’Africa intera è piccola.
Appunto. Ma è chiaro che almeno allestire un centro di prima accoglienza potrebbe essere una soluzione. Malta, per l’Europa, dovrebbe diventare quello che è Lampedusa per l’Italia. Un luogo di stazionamento per la prima accoglienza, ma attivo per il tempo strettamente necessario per permettere il primo screening sanitario dei migranti.

Ma teme che al terzo sbarco consecutivo la situazione possa collassare.
E qui veniamo al problema dei problemi, il vero equivoco di questa vicenda.

Quale?
Il tema non è l’immigrazione, ma lo sfruttamento criminale dei viaggi dei migranti da parte di organizzazioni che sfruttano questo business. Il vero tweet da fare non era “Ero straniero e mi avete ospitato” ma “eri criminale e adesso ti ho fermato”.

Si riferisce alle parole del cardinale Gianfranco Ravasi? In effetti una parte del mondo cattolico vede la crisi da questa prospettiva. Intellò come Alberto Melloni non hanno mancato di citare il brano evangelico di Gesù che nasce in una mangiatoia perché non c’era posto nell’albergo.
Sì ma questo mondo per qualche minuto al giorno deve prendere contatto con la realtà e spiegare come mai centinaia di migliaia di persone di origine straniera sono presenti nel territorio nazionale senza averne alcun titolo. Larga parte di loro riceve anche assistenza e mantenimento, siamo nell’ordine di mezzo milione di persone, mettiamo al centro il tema. Se il tema è quello dell’immigrazione allora affrontiamolo come il Magistero ha sempre insegnato.

Dovere di accogliere, ma anche diritto di non emigrare.
E’ il Magistero di sempre, valido anche oggi. Non c’è scritto da nessuna parte che bisogna accogliere tutti quelli che arrivano, ma bisogna vagliare e distinguere. Ci sono i rapporti con la popolazione, i costi e così via. Questo vuol dire affrontare l’immigrazione. Il caso Aquarius è un’altra cosa, non si può liquidare con un tweet.

Cos’è?
Appartiene alla voce conseguenze dello sfruttamento criminale. Vogliamo interessarcene davvero e farcene carico con coraggio o siamo tutti nostalgici dell’epoca di Minniti?

Perché Minniti?
Perché sono amareggiato nel leggere queste rimostranze nei confronti dell’Italia, quando invece l’Italia è in prima fila nell’accoglienza, prima dall’oriente con l’Albania e poi dal sud. Siamo tra i primi Paesi in Europa per domande di asilo, tratteniamo sul nostro suolo per eccesso di garantismo molto di più della media europea.

Eppure Minniti aveva provato a chiudere i rubinetti, ma il ministro Delrio, titolare delle Infrastrutture si era opposto.
Vogliamo tornare agli accordi che i governi precedenti hanno fatto con le organizzazioni libiche?

A cosa si riferisce?
Il Corriere della Sera, sabato scorso, ha riportato la notizia che Ahmad Dabbashi è stato inserito dalle Nazioni Unite nella lista nera dei trafficanti. Eppure con lui abbiamo trattato.

Abbiamo fatto accordi con uno scafista?
Più che uno scafista. Un uomo che l’Onu considera a capo di una organizzazione intera. L’estate scorsa è stato uno dei protagonisti con Minniti degli accordi per fermare le partenze. Ha ricevuto soldi dall’Italia, era un organizzatore di viaggi. E adesso l’Onu lo ha messo al bando.

Eppure non se ne parla…
Fanno più notizia i giornalisti sulle navi delle Ong. Non si può bloccare una nave che trasporta clandestini illegali, ma si possono fare accordi con i capi clan del traffico di migranti?

Ma fare accordi non è illecito. Anzi, per certi versi è indispensabile.
Dipende con chi li fai.

Il Governo di cui lei ha fatto parte li strinse con Gheddafi.
All’epoca della Libia di Gheddafi ci fu un accordo che fu criticato e che contemplava la fornitura di motovedette italiane alla marina libica. Nonostante le critiche la cosa ha funzionato nella piena operatività di questo accordo sulle coste italiane nel 2010. Le persone sbarcate sulle coste italiane erano 4.000. Oggi ne sbarcano altrettante, ma in una notte.

Da ex Sottosegretario agli Interni come valuta l’azione di Salvini?
Ha affrontato una partita molto rischiosa, l’ha fatto con un coraggio politico che gli va riconosciuto e al momento i fatti gli danno ragione. Ma il discorso non finisce con una nave che invece che approdare a Catania arriva a Valencia. Questo è un punto di partenza, il lavoro dovrà proseguire con le difficoltà del caso perché in sede Ue ci si renda conto che dopo l’Aquarius ce ne saranno altre.

Insomma, fare la voce grossa e contemporaneamente stringere accordi bilaterali con la Libia e gli altri Paesi di uscita?
Esatto, il braccio di ferro di Salvini serve per richiamare l’attenzione, ma dopo serve una politica di accordi.

Quale accordo proporrebbe lei?
Vedo che il Belgio si è destato e ha iniziato a proporre quello che noi a suo tempo dicevamo e che oggi dice la Lega.

Che cosa?
Centri di accoglienza per richiedenti asilo già sul suolo africano. L’Italia lo chiede da anni e quando facemmo l’accordo con la Libia questo sarebbe dovuto essere il passaggio successivo. Ma la Francia e gli Usa avevano fretta di rovesciare il regime di Gheddafi…

In questo modo il flusso si interromperebbe alla fonte…
Si eviterebbero lo sfruttamento in mare e i viaggi della speranza.

Andrea Zambrano
http://www.lanuovabq.it/it/questa-non-e-immigrazione-ma-traffico-di-esseri-umani

Visto che uomo, Macron? E visto che Italia? Orgoglio e dignità, finalmente!
  
Ma se il portavoce di En marche!, il partito del presidente francese Macron, giudica l’Italia “vomitevole”, perché non bisogna dirlo? Perché una parte della stampa mainstream sente il bisogno di attenuare, magari anche nascondere, come se si dovesse difendere la reputazione della Francia? Oggi su alcuni siti quel titolo è comparso, poi scomparso, poi riapparso; altri hanno affogato l’epiteto all’interno del pezzo.

Tutto questo, giornalisticamente, non ha senso. L’insulto c’è stato, eccome se c’è stato, pesantissimo. E sebbene poi lo stesso Macron abbia parzialmente corretto il tiro, giudicando il governo italiano “cinico e irresponsabile”, il caso è grave.

A provare imbarazzo non deve essere la stampa italiana, che semmai dovrebbe indignarsi. Dovrebbero essere i francesi perché a essere insostenibile non è la posizione italiana ma la loro. Di quella Francia che i porti li ha chiusi addirittura un anno fa;  che respinge brutalmente gli immigrati al confine di Ventimiglia, senza compassione nemmeno per bambini e donne incinte, e  si permette persino di sconfinare con i suoi gendarmi in territorio italiano.

L’ipocrisia di Macron e del suo partito è flagrante. E il loro macroscopico doppiopesismo dà la cifra di questa Unione Europea, mai solidale nel momento del bisogno e che vede nell’Italia un Paese da sfruttare, da umiliare, da comprare.

Quel Paese, però, grazie a Salvini e al governo Lega- 5 Stelle, ora dice no e rialza la testa con orgoglio. Pretende rispetto, non accetta lezioni da Parigi. E non tornerà indietro.

Diciamolo: era ora!
http://blog.ilgiornale.it/foa/2018/06/12/visto-che-uomo-macron-e-visto-che-italia-orgoglio-e-dignita-era-ora/?repeat=w3tc
La Spagna può fare la buona
perché i migranti li blocca in Marocco

Con il caso Aquarius, l’anima benpensante d’Italia e d’Europa ha trovato di nuovo il suo Paese perfetto: la Spagna. È bastato il gesto del nuovo premier Pedro Sanchez di accogliere la nave a Valencia per scatenare la (ormai tradizionale) gara a trovare un governo migliore di quello italiano. Questa volta l’hanno trovato a Madrid. Ma sia chiaro un fatto: la decisione di Sanchez, nuovo primo ministro dopo la mozione di sfiducia a Mariano Rajoy, non è il simbolo dell’accoglienza spagnola.
Semmai è il simbolo dell’astuzia di un premier che vuole porsi come nuovo personaggio carismatico di una certa sinistra europea in cerca d’identità. Un premier che cerca legittimazione internazionale e interna, che vuole manifestare la sua totale diversità dal predecessore di centrodestra. Ma attenzione a dare patenti di umanitarismo al nuovo governo spagnolo.
In realtà, la politica dei governi spagnoli, di qualunque colore politico, è sempre stata del tutto contraria all’ingresso in massa di persone provenienti dalle rotte africane. E i primi passi di Sanchez muovono esattamente in questa direzione.

Sanchez andrà in Marocco

In Spagna vige ormai una tradizione: il primo viaggio di un premier ha sempre come meta il Marocco. Il motivo è evidente: il confine meridionale della penisola iberica va protetto. Lo ha fatto Felipe González, lo ha fatto José María Aznar, lo ha fatto José Luis Rodríguez Zapatero e così anche Mariano Rajoy. Ora, Pedro Sanchez farà lo stesso. E sarà certamente in primo piano il tema immigrazione.
Per il governo di stampo socialista-populista, il banco di prova marocchino sarà molto interessante. Da una parte stanno facendo vedere all’Europa di essere il Paese dell’accoglienza, in controtendenza rispetto al governo italiano e a Rajoy, che aveva praticamente reso la Spagna impermeabile ai flussi migratori.
Dall’altra parte, devono continuare nella politica di blocco dell’immigrazione con gli accordi con il Marocco se non vogliono cambiare la strategia spagnola. Che è sempre la stessa e che non è mai cambiata: fermar egli immigrati nei Paesi d’origine o, per l’appunto, in Marocco.

Gli accordi bilaterali

Quello che vige tra Madrid e Rabat è un accordo non troppo diverso da quello che vigeva, illo tempore, fra l’Italia e la Libia. In generale, il Marocco si impegna nell’identificazione degli immigrati irregolari e nella loro espulsione al Paese d’origine. In cambio, Madrid offre appoggio politico, sostengo alla polizia e all’intelligence e, evidentemente, molti soldi.
Il Marocco chiaramente sfrutta questa posizione come un’arma. Aprire o chiudere il rubinetto delle persone che si addensano al confine di Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in terra marocchina, è una pistola puntata sul governo di Madrid. Praticamente quanto avvenuto per la rotta dei rifugiati siriani con la Turchia, quando l’Unione europea decise di pagare miliardi di euro a Recep Tayyip Erdogan per bloccare i migranti.
Una forma di accordi che la Spagna ha poi applicato, in maniera più o meno simile, con altri Paesi della costa occidentale africana, dove il rischio di arrivo sulle coste spagnole – in particolare anche alle Canarie – è molto alto. Un esempio di questo tipo di accordi è quello siglato da Spagna e Senegal sul bloccare gli immigrati nel Paese africano.
Ne parlammo questa estate su Il Giornale. Nel 2006, la cosiddetta crisi dei cayucos portò sulle coste delle Canarie 39mila persone. La gente arrivava con barche di fortuna ben peggiori degli stessi barconi che oggi solcano le acque del Mediterraneo. A quei tempi la Spagna non pensò affatto ad aiutare gli immigrati né a sostenere questa tratta. Nel 2009, con Zapatero al potere (Partito socialista), Madrid firmò con il Senegal un accordo bilaterale che azzerò completamente la rotta dei cosiddetti cayucosDa 39mila a zero nell’arco di tre anni. 

La Spagna e l’Italia, due mondi diversi

Il fatto che la Spagna dia una lezione morale all’Italia è del tutto fuorviante. Come ha scritto Domenico Ferrara per Il Giornale,  “nel 2015, la Spagna si disse pronta ad accettare la quota Ue per i rifugiati e ad accoglierne 14.931, salvo poi anni dopo ricontrattare al ribasso le cifre. E alla fine dell’anno scorso, la quota reale di persone accolte nel paese era di 1.279, il 13,7% di quanto inizialmente previsto”.
Oggi la Spagna può permettersi il “lusso” di proclamarsi paladina della giustizia perché non solo non ha accolto praticamente nessun rifugiato nonostante gli accordi con l’Unione europea, ma ha una situazione del tutto diversa rispetto all’Italia, che ha al largo della Sicilia un Paese sostanzialmente fallito come la Libia.
Inutile anche fare un paragone. La Spagna non ha Maltache ha disegnato un’area Sarimmensa per poi negare ogni tipo di soccorso. E soprattutto ha il Marocco, un Paese che non ha alcun interesse ad aprire le porte del suo Paese al flusso di immigrati. Noi abbiamo una Libia nel caos dove è già difficile trovare un interlocutore credibile, fra un governo riconosciuto e senza autorità reale e una serie di clan e tribù che imperversano nel deserto.
A Valencia arriverà l’Aquarius. Ma noi, vera linea di confine tra l’Europa e il caos, non abbiamo le stesse certezze della Spagna., che continua a fermare i migranti fuori dal filo spinato di Ceuta.
 LORENZO VITA