ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 1 luglio 2018

Rosario in mano

Pontida, Salvini giura dal palco col rosario fatto da una nigeriana

Salvini fa giurare i leghisti dal palco. In mano il rosario che porta con sé: "È stato confezionato da una donna sfruttata, da una di quelle donne illuse che in Italia c'era il Bengodi"

Dal palco di Pontida Salvini chiede ai leghisti un giuramento. E lo fa mostrando, ancora una volta, il rosario che già aveva estratto in piazza Duomo a Milano pochi giorni prima delle elezioni di marzo.
Dopo un'ora di discorso tra famiglie omosessuali, Europa, immigrazione e "Lega delle Leghe", Salvini ha mostrato alla folla accorsa sul tradizionale pratone e ne ha spiegato l'origine. "Questo rosario -ha detto - è stato confezionato da una donna sfruttata, da una di quelle donne illuse che in Italia c'era il Bengodi. Era una donna nigeriana, ma poteva essere italiana o di qualsiasi altra nazionalità". In pochi, forse, si sarebbero aspettati che quel braccialetto avesse una simile origine. Ma il leader della Lega, dal canto suo, l'ha preso come spunto per giurare che "da ministro farò di tutto per meritare un pizzico del sostegno, vostro e altrui, affinché ciascuno possa nascere, crescere, andare a scuola, curarsi, lavorare e veder nascere i propri figli nel suo Paese, senza essere sradicato e mandato dall'altra parte del mondo. Ognuno felice e orgoglioso del suo paese".

È la risposta leghista all'immigrazione di massa. La via che Salvini ha rivendicato essere scritta nero su bianco nel catechismo della Chiesa cattolica: ognuno ha diritto di crescere bene nel proprio Paese senza dover necessariamente fuggire e "accoglieremo chi fugge dalle guerre, gli altri no". È il "diritto a non migrare" di Benedetto XVI.
Ecco. Benedetto XVI, uno dei personaggi più volte citati dal leghista nei suoi discorsi. Ma oggi, dal palco di Pontida, il segretario ha fatto ricorso a un largo pantheon di personaggi che, a suo dire, possono ispirare il suo movimento di lotta e di governo. Salvini ha citato Simone Weil, Rosario Livatino, Olivetti e, ovviamente, l'immancabile Miglio. Di Simone Weil ("non accusabile di populismo, sovranismo, fascismo, razzismo, nazismo o... marzianismo come accusano noi ogni giorno") il leghista ha ricordato quando scriveva che "è criminale ciò che ha come effetto quello di sradicare un essere umano". Non sono mancati poi ringraziamenti a Rosario Livatino, "un giudice integro, onesto, coraggioso, che - ha sottolineato Salvini - non andava in tv, non faceva interviste sui giornali, non ha fatto milioni di euro grazie all'antimafia delle parole"
L'incontro di Pontida è stato per Salvini anche l'occasione per lanciare la "Lega delle Leghe". Ovvero un movimento europeo che unisca i partiti che vogliono combattere contro le elites. Ed è sull'onda di questa "liberazione" europea che, rosario in mano, il ministro dell'Interno ha aizzato la folla: "Questo lo porto nel cuore perchè mi è stato donato da un parroco e confezionato da donna di strada nigeriana. Avete voglia - ha detto - di giurare di non mollare finché non avremo liberato i popoli di questa Europa?", rilanciando più volte la domanda: "Giurate o no?". E la risposta, convinta ed entusiasta del suo popolo, non si è fatta attendere.
Claudio Cartaldo

Perché ora la Lega sostituirà il verde con il blu?


Un lamento si alzava ieri dalla prima pagina del “Giornale”“Salvini scippa persino il blu a Forza Italia”. Quel “persino” sottintendeva: oltre ai voti e alla leadership del centrodestra.
Ma il blu? Alludeva al raduno di Pontida di quest’anno che – con il passaggio da “Lega Nord” a Lega – segna pure il passaggio cromatico dal verde padano all’azzurro italiano.

Viene da sorridere per i malumori berlusconiani. Ci si chiede infatti se il colore blu appartenga al partito del Cavaliere. Anche se andiamo alla variante dell’azzurro – i forzisti si chiamano appunto “azzurri” – il copyright berlusconiano non regge.
Non solo perché “gli azzurri” sono – per definizione – i nostri atleti (e specialmente la nazionale italiana di calcio), ma anche perché il sostantivo “Azzurro” è inevitabilmente da decenni il titolo della canzone scritta da Paolo Conte per Adriano Celentano.

Gli psicologi fanno sapere che l’azzurro dà sensazioni di serenità, sicurezza, fiducia. Richiama infatti il cielo senza nubi.
È probabilmente per questo che il blu – o l’azzurro – era stato voluto da Berlusconi per simboleggiare Forza Italia e, prima di lui, era il colore scelto dalla Democrazia Cristiana come cornice cromatica del suo scudo crociato.
Potremmo dire che le sensazioni psicologiche dell’azzurro sono quelle tipiche di un partito che voglia presentarsi come moderato, affidabile e rassicurante, rappresentativo della pace sociale, cioè interclassista.
Ma è evidente che la scelta di Salvini è anche – e innanzitutto – un richiamo al nostro colore nazionale, perché l’azzurro nella storia italiana è un simbolo forte, che attraversa i secoli.


Amedeo VI di Savoia

IL VESSILLO DI MARIA
Tutto comincia il 21 giugno 1366 quando Amedeo VI di Savoia salpa da Venezia diretto verso la Terra Santa, per la crociata voluta da papa Urbano V. Sulla sua nave ammiraglia fa sventolare il vessillo dei Savoia insieme a uno stendardo azzurro con una corona di stelle attorno all’immagine della Madonna. Che reca un’invocazione: “Maria Santissima, aiuto dei cristiani”.

Ecco perché lo storico Luigi Cibrario – a cui si deve tutta questa ricostruzione – afferma: “Quel colore di cielo consacrato a Maria è, per quanto a me pare, l’origine del nostro color nazionale”.
Infatti quel vessillo mariano, dopo la sua prima comparsa sulla nave di Amedeo VI, fu ripreso da alcuni cavalieri sabaudi che cominciarono a cingersi di sciarpe azzurre in onore della Madonna.

Diventò la tradizione degli ufficiali e il 10 gennaio 1572, per volontà di Emanuele Filiberto, la sciarpa azzurra diventò solennemente parte dell’uniforme sabauda e in seguito dell’araldica del Regno d’Italia.
L’azzurro ha quindi contrassegnato l’Italia unita nelle uniformi militari, poi anche nelle competizioni sportive a partire dal 6 gennaio 1911quando fu indossato dalla nostra nazionale di calcio nella partita con l’Ungheria a Milano.
Dunque, se si considera la provenienza di quell’azzurro dal vessillo della Madonna, si potrebbe cogliere anche un significativo richiamo al Matteo Salvini che ha concluso l’ultima campagna elettorale a Milano, in piazza del Duomo, sotto “la Madunina”, mostrando dal palco la corona del Rosario e il Vangelo.


Emanuele Filiberto di Savoia

LA BANDIERA EUROPEA


Curiosamente l’iconografia del vessillo mariano di Amedeo VI di Savoia, che vedeva la Vergine circondata di dodici stelle, è proprio la stessa che nel 1955 ispirò il pittore Arsène Heitznel creare la bandiera europea: dodici stelle d’oro in campo azzurro.
Arsène, cattolico, portava al collo la nota “Medaglia miracolosa” di santa Caterina Labouré dove c’è appunto quell’immagine della Madonna che si richiamava al XII capitolo dell’Apocalisse“Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.
In seguito, dopo l’adozione della sua bandiera da parte del Consiglio d’Europa (fra più di cento proposte), il pittore rivelò cosa significava il suo disegno e il richiamo mariano.


L'Ordine Supremo della Santissima Annunziata è la massima onorificenza di Casa Savoia.

Ma quel simbolismo non doveva proprio essere ignoto alla leadership dell’Europa di allora, che non era quella laicista e tecnocratica di oggi, ma era l’Europa profondamente cristiana di De Gasperi, Adenauer e Schumann (non a caso i Trattati di Roma, atto di nascita dell’Europa unita, furono firmati appunto a Roma il 25 marzo 1957, festa dell’Annunciazione e dell’Incarnazione).

Carlos Eduardo Cossermelli, nel libro “La bandiera europea”, rivela che – una volta selezionata la proposta di Heitz – ci fu una diatriba sul numero delle stelle perché c’era il precedente della bandiera americana dove il numero delle stelle è quello degli Stati. Il continente europeo era a quel tempo diviso fra Est comunista e Ovest democratico, così il numero delle stelle diventò un problema.
Fu risolto dal Segretario Generale Léon Marchal il quale propose che fossero e rimanessero sempre dodici. Lo propose pensando proprio alla figura di Maria nel dodicesimo capitolo dell’Apocalisse.

UN’ALTRA EUROPA
Il belga Paul Lévy, presidente della commissione giudicatrice (che, essendo ebreo, ricordava il simbolismo biblico del numero 12 e che ebbe un ruolo decisivo nella scelta) racconta cosa accadde dopo l’approvazione della bandiera: “In quel momento, Léon Marchal, il Segretario Generale che lasciò la sala, passando la soglia mi ha detto piano: ‘Abbiamo ritrovata la questua della messa dell’Assunzione!’. Era vero e non ci avevo pensato” (la pagina dell’Apocalisse sulla Donna circondata da dodici stelle è appunto la lettura della Messa dell’Assunta).
Per capire quale orizzonte spirituale avessero gli uomini che fecero l’Europa, va detto che Paul Michel Gabriel Lévy, nato un 27 novembre, giorno della festa di Nostra Signora della Medaglia miracolosa, fu un importante intellettuale ebreo che fu deportato dai nazistinel lager di Braendonk, da dove fuggì nel 1942. Arrivato in Inghilterra egli ebbe un ruolo fondamentale per la liberazione dei prigionieridai campi di sterminio nazisti.
Lévy – secondo padre Caillon – diventato cattolico presiedette anche la commissione per la “vetrata dell’Europa”, nella cattedrale di Strasburgo. Vi è rappresenta la Vergine che allontana le mani per separare i popoli europei che si sono fatti la guerra. In alto la vetrata ha le dodici stelle della medaglia miracolosa e dell’Apocalisse.
Il 13 dicembre 1955, il ministro irlandese che presiedeva il Consiglio d’Europa, pronunciò queste solenni parole per inaugurare il vessillo d’Europa: “signori, ho l’onore di presentarvi questa bandiera… che sventoli a lungo, liberamente e in pace con la benedizione di Dio”.
Insomma l’azzurro della Lega di Salvini, che riprende l’azzurro italiano, ha la stessa origine dell’azzurro della bandiera europea, ma di un’Europa dalle solide radici cristiane, non dell’Europa di Maastricht che ha rifiutato il richiamo alle “radici cristiane”.

ANCHE I LAICI…

In quell’Europa del dopoguerra anche i laici si riconoscevano nelle radici cristiane. Erano gli anni in cui Benedetto Croce scriveva “Perché non possiamo non dirci cristiani”.
Un intellettuale laico, un giurista che fu tra i più importanti padri costituentiPiero Calamandrei, nel suo celebre discorso a Londra del 1951 in difesa dell’Italia devastata dalla guerra e delle sue opere d’arte distrutte o depredate, che considerava l’anima della nostra identità, pronunciò parole toccanti sulla “Madonna del parto” di Piero della Francesca: “io la amo per la sua semplicità e la sua dignità… più nobile in questa sua veste casalinga di qualsiasi figura vestita in manto regale”.


Piero della Francesca: Madonna del Parto

La dottoressa Silvia Bartolotti, studiosa di Calamandrei, ha spiegato che egli “era affascinato dalla sua somiglianza con le giovinette del luogo. Piero ne era talmente attratto da chiedere alla moglie Ada di realizzare un vestito di velluto blu uguale a quello del dipinto”.
L’azzurro è il colore di Maria. Chissà se Calamandrei, che era un patriota, sapeva che proprio da lì veniva l’azzurro italiano.
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Antonio Socci
Da “Libero”, 30 giugno 2018

antoniosocci.com