ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 7 agosto 2018

Da casa di Dio ad agenzia di lavoro?

LA CHIESA DI SAN BERNARDINO


XXIV - Omaggio alle chiese natie: San Bernardino. Seminascosta da un maestoso "Cedrus deodara", la chiesa di San Bernardino da Siena, è la chiesa del seminario arcivescovile, e quindi non ha mai avuto una funzione parrocchiale 
di Francesco Lamendola  

Il discorso sulla crisi delle vocazioni è molto complesso e ci porterebbe lontano; pure, è giusto e doveroso dedicarvi almeno qualche riflessione. Tanto per cominciare, parlar di crisi delle vocazioni, come si faceva quaranta o cinquant’anni fa, è decisamente riduttivo: non ci troviamo di fronte a una semplice crisi, perché la crisi è un evento drammatico ma temporaneo; ci troviamo di fronte, molto probabilmente a una tendenza strutturale della società moderna, a una tendenza costante e, forse, irreversibile, la quale sta raccogliendo quel che ha sempre seminato: incredulità, materialismo, irreligiosità, consumismo, idolatria del mondo, dei suoi miti (anche politici), dei suoi pseudo valori.

 Se è chiaro, da un lato, che nella società secolarizzata non esistono più le condizioni perché un giovane sia incoraggiato a seguire la sua vocazione religiosa, e le famiglie siano indotte a sostenerlo nella sua scelta, dall’altro ci sembra si possa dire che la peggior risposta possibile a questo stato di cose consiste nell’inaugurare la stagione dei saldi di fine stagione, vendere a prezzi stracciati la merce della fede e reagire al distacco degli uomini dal sacro, togliendo il sacro e laicizzandolo perfino più di quanto non pretendano di fare i nemici della Chiesa. Mettiamoci nei panni di un giovane dei nostri giorni. Per il tipo di società in cui vive, per la famiglia da cui proveniente, per l’educazione che ha ricevuto, per gli amici ha frequentato, per i film che ha visto e per i libri che ha letto, i casi sono due: o è diventato un perfetto deficiente, un prono adoratore del consumismo, un individualista di massa che biascica le giaculatorie del politicamente corretto, sì all’accoglienza, no al razzismo, Vade retro Salvini, eccetera (e il merito di averlo ridotto così va tutto, o quasi tutto, alla generazione degli adulti, insulsi e banali come lui), oppure, caso ovviamente più raro, anzi quasi miracoloso, ma non infrequente, ha sviluppato gli anticorpi contro l’idiozia sociale programmata, si è formato una propria coscienza, ha difeso la propria anima, e allora potrà essere e diventare qualsiasi cosa, ma non l’ennesimo cagnolino scodinzolante del sistema di menzogne in cui viviamo. Sarà generoso, appassionato, affamato e assetato di verità, di giustizia, di Parole di vita terna. Forse sarà arrivato a Gesù Cristo per una strada tutta sua; ma se pure avesse avuto un’educazione cattolica, l’avrà ripensata, si sarà guardato intorno, avrà fatto le sue deduzioni e si sarà accorto che qualcosa non torna, che i conti sono tutt’altro che in ordine e che, per dirla tutta, la Chiesa non è affatto quel che dovrebbe essere, quello che era ed è sempre stata, ma che è diventata una cosa nuova, ibrida, indefinibile, una gelatina che chiunque può stirare o accorciare secondo i propridesiderata, ma che, nel complesso, si trova in ostaggio di un clero eretico e apostata, che ha tradito, scientemente o meno, la propria vocazione, per farsi servitore e annunciatore di questo mondo (bella novità: lo fanno già, da almeno tre secoli, i laicisti e i nemici dichiarati dalla Chiesa: non si sentiva proprio la mancanza di questi adulatori tardivi, che si presentano festanti a tempo scaduto e a tavola ormai da anni sparecchiata). In lui vi è un fortissimo bisogno di raccoglimento, interiorità, spiritualità: non gl’interessa, né sa che farsene, di una chiesa che sia una brutta scimmiottatura del mondo, di una Messa che somiglia una kermesse, di un catechismo che si può cambiare in qualsiasi momento, di una pastorale che si riduce ad approvare tutto, a benedire tutto, anche il peccato, anche il male. Un giovane come quello che abbiamo delineato non sa che farsene di un monsignor Sosa che dice di non sapere cosa disse Gesù, perché all’epoca non c’erano i registratori: sono discorsi storicisti e razionalisti vecchi di tre secoli, sanno di muffa, altro che novità; via, nella spazzatura! E non sa cosa farsene di monsignor Paglia, che ha affrescare il duomo di Terni con una apoteosi del peccato e dei peccatori, tutti portati in Cielo senza conversione, né pentimento, né riparazione: via, robaccia di bassa lega, merce avariata, ammuffita e rosa dai vermi! Né sa cosa farsene di monsignor Galantino, che parla sempre e solo dei migranti, del loro diritto all’accoglienza, e che definisce lo scisma protestante un dono dello Spirito Santo: anche lui è in ritardo di cinque secoli, tanto valeva farsi luterani nel 1500; oggi è ridicolo, per non dir penoso. E meno di tutto sa che farsene di un papa che non fa il papa, che fa l’antipapa; che non incoraggia e non rafforza la fede, ma la mina e la mette in crisi; che non dà certezze ai fedeli, ma instilla continuamente dubbi; che passa il tempo a dir male dei cattolici, a insultare le loro credenze, e a cambiare a suo talento la dottrina, e intanto si profonde in lodi, dichiarazioni di stima e genuflessioni per tutti i peggiori nemici della Chiesa e della morale cristiana: per una signora che ha procurato personalmente migliaia di aborti, per un giornalista che da sempre capeggia il partito massonico, per gli imam che non sanno neppure cosa sia il terrorismo islamico, tanto sono pacifici e bene intenzionati verso i cristiani, si vede che li milioni di cristiani perseguitati a morte e costretti a fuggire dalla Siria, dall’Iraq e da altri Paesi sono un’invenzione dei fondamentalisti cattolici, una fisima dei conservatori.

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L'imponente ingresso del seminario (o piuttosto ex seminario) di Udine.

No, di tutta questa gente, di questi discorsi, di questi esempi, un giovane che si senta spinto a entrare in semiario, oggi, per amore di Gesù, per servite il Vangelo e diffonderlo nel mondo, non sa  cosa farsene: anzi, li detesta addirittura. Di questo sentimento abbiamo le prove, avendone parlato con numerose persone. A un giovane prete abbiamo chiesto che ne pensa di Bergoglio; ha risposto: Quando lo vedo alla televisione, provo un fastidio fisico e devo spegnere o cambiar canale. Anche se i mass media ci dipingono una realtà completamente diversa, anche se per L’Avvenire e Famiglia Cristiana questo è il papa migliore della storia, e vorrebbero farlo santo subito, ancora in vita, e già gli tributano un culto come se lo fosse, la realtà è che moltissimi cattolici, e anche un certo numero di sacerdoti, non lo sopportano più: non sopportano di vedere la sua faccia, di udire i suoi discorsi, quel suo tono di provocazione e di sfida, quel suo perverso gusto di scandalizzare, di turbare, di confondere. Non lo percepiscono come il buon pastore, ma come un lupo travestito da pastore. Sanno perché è stato eletto e da chi è stato eletto, e per fare cosa; vedono che sta facendo quel che gli è stato prescritto di fare, e ne sono inorriditi. Vedono chiaramente che costui sta distruggendo la Chiesa, sta polverizzando l’opera di duemila anni di storia, e che è stata scritto col sangue e coi sacrifici di generazioni e generazioni di santi, di vergini, di mistici e di martiri. Certo, non sta facendo tutto da solo: la situazione era matura per vibrare il colpo.

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Come un divo del cinema? A molti cattolici ormai la sua faccia dà solo fastidio.

Ora possiamo riconoscere almeno tre forze che concorrono a distruggere la Chiesa. La prima è la forza della secolarizzazione, che è passata dalla società profana al clero e soprattutto ai teologi, e che, attraverso i teologi, e facendo leva sulla loro superbia intellettuale, ha gettato la confusione e lo sconforto dentro il popolo cristiano, abbassando la prospettiva dell’altro mondo alle dimensioni di questo mondo, riducendo le verità eterne a verità storiche, la fede nella vita eterna in una fede nella vita presente. La seconda forza è la massoneria ecclesiastica, una cui importante diramazione è la lobby gay del Vaticano: un piccolo ma potentissimo gruppo di cardinali, vescovi e superiori di ordini religiosi, che hanno il compito di distrugger dall’interno la morale e la dottrina. La terza forza è data dal conformismo, dall’insipienza, l’opportunismo e l’ambizione di tutti quei personaggi, grandi e piccoli, consacrati e laici, che assecondano il colpo di mano dei gesuiti, per conservare le loro poltrone, le posizioni di potere e le carriere. Tuttavia il nostro giovane si chiede che senso abbia seguire Gesù, per imitare le cose più discutibili di quaggiù. Edonismo per edonismo, non è meglio la discoteca del seminario?...
estsratto da:

                             XXIV - Omaggio alle chiese natie: San Bernardino

di Francesco Lamendola


Vaticano, ufficio di collocamento anti-suicidi. Vademecum per Bergoglio

Il Papa: “Suicidi, dipendenze e uscita verso la guerriglia sono le tre opzioni che i giovani hanno oggi, quando non c’è lavoro”

Suicidi, dipendenze e uscita verso la guerriglia sono le tre opzioni che i giovani hanno oggi, quando non c’è lavoro”. La frase, non è uscita dalla bocca di un indefesso marxista  antagonista del turbocapitalismo, da un discepolo di Sigmund Freud o da un operatore del Sert, bensì da papa Francesco. Mercoledì 1 agosto scorso durante un discorso a braccio tenuto in occasione dell’incontro con i partecipanti al corso European Jesuits in Formation, Bergoglio ha precisato che "i giovani senza lavoro hanno solo tre opzioni: suicidio, cocaina o arruolamento nell'isis".
Prima della clamorosa rivelazione del capo della chiesa, ci avevano fatto credere che il suicidio è il gesto autolesionistico più estremo tipico delle persone affette da  disturbi mentali e psichiatrici; che il tossicodipendente si droga per inquietudine, smarrimento, solitudine, noia e incapacità di dare un senso alla vita; che i giovani che si arruolano nel califfato lo fanno per servire la causa di Allah, sconfiggere gli infedeli e soprattutto, in caso di morte, per accompagnarsi nell'aldilà con 72 vogliose vergini.
Generalmente si dice che alle parole devono seguire i fatti. Se come ha detto il capo della chiesa, la radice di tutti i mali è la disoccupazione, non sarebbe cosa buona e giusta che trasformasse il vaticano da ufficio catechistico a ufficio di collocamento e le chiese da casa di Dio ad agenzia di lavoro? Drogati e suicidi cesserebbe, lo stato islamico sparirebbe, e la terra troverebbe pace. Grazie papa Francesco.

 di Gianni Toffali
http://www.affaritaliani.it/cronache/vaticano-ufficio-di-collocamento-anti-suicidi-vademecum-per-bergoglio-554746.html?ref=rss

Le parole di Bergoglio e il sogno di don Bosco... Il futuro della Chiesa è nell'Eucaristia e in Maria!

Amici, un articolo di qualche mese fa che non conoscevo e che, penso, valga la pena riproporre perchè assolutamente attuale...

Il portale canadese di lingua francese Radio-Canada.ca riporta un'intervista con il vescovo di Rouyn-Noranda, mons. Dorylas Moreau, il quale riferisce nei termini che seguono la risposta che gli sarebbe stata data da papa Francesco a una sua preoccupazione circa la mancanza di sacerdoti nelle piccole comunità: «Senta, Lei dimentica due cose: il futuro della Chiesa è più attorno alla parola di Dio che attorno all'Eucaristia"». Per la parola di Dio, prosegue l’arcivescovo riportando il pensiero del Papa, «non c'è necessariamente bisogno di sacerdoti per esprimerla e metterla in opera nei nostri ambienti». Il Papa, secondo mons. Moreau, avrebbe «insistito molto sulle opere di misericordia. Ma questo è nuovo, è fare il bene, prendersi cura dei poveri, essere aperto sul piano della giustizia, ecc. E questo che darà la testimonianza della Chiesa».

Questa è una notizia per la quale attendiamo con viva ansia un'immediata smentita o una precisazione da parte di chi di dovere. Da queste parole, infatti, potrebbe sembrare che il Papa veda, nel futuro della Chiesa, l’Eucaristia passare in secondo piano per mettere al centro incontri di preghiera per ascoltare la parola di Dio. Il sacrificio eucaristico, vale a dire la Messa, finirebbe poi per scomparire del tutto, poiché molti penserebbero che ciò favorisce un cammino comune con i protestanti. Questo è del resto ciò che fanno non pochi cattolici in Germania, che vanno a domeniche alterne alla Santa Messa e alla funzione luterana, quasi che una valesse l’altra. In entrambe, così essi pensano, i fedeli cristiani si riuniscono per ascoltare la parola di Dio.

Non è buona cosa che dalla bocca del Papa escano tali “profezie”, quasi che tutto questo fosse ineluttabile, e dopo tutto quasi accettabile.

Vale la pena quindi ribadire che la Santa Messa, riproposizione incruenta della Passione e della morte in Croce di Nostro Signore Gesù Cristo, è il centro della vita del cristiano, e non è sostituibile, quanto a valore, da un ascolto qualsiasi della Parola di Dio o incontro di preghiera, e ciò vale e varrà sempre, indipendentemente dal numero di sacerdoti che operano tra i fedeli.

Per una completa e vera testimonianza cristiana non è sufficiente neppure la sola carità verso il prossimo - sarebbe solo ed esclusivamente una testimonianza umana - giacché essa deve essere compiuta in comunione con il sacrificio redentivo di Cristo.

Essa infatti non sostituisce né la Santa Messa né la preghiera, poiché il Primo Comandamento è l'amore per Dio, seguito da quello che esige l'amore per il prossimo, il quale rappresenta la naturale e immediata conseguenza - ma solo una conseguenza – del vero amore che abbiamo per Dio con tutto il nostro essere. Così come non c'è amore per Dio se non si amano i fratelli, egualmente non c'è amore per i fratelli se al centro della nostra vita non c'è Dio, e se manca la celebrazione eucaristica che ripropone il supremo atto di amore e di misericordia di Gesù Cristo, Dio fatto uomo. Infatti è proprio dal nutrirsi del Corpo e del Sangue del Signore che riceviamo la forza, tra l’altro, per prenderci cura dei poveri, che non sono solamente le persone che versano in difficoltà di natura economica, bensì anche quelle che non conoscono l’amore di Dio.

Un esempio in questo senso ci viene dato dai martiri cristiani di Abitina, in Africa, che nel III-IV secolo dicevano al giudice che li stava per condannare a morte: «Sine dominico non possumus», intendendo per “domenica” la celebrazione eucaristica che si celebrava il giorno del Signore.

La riforma liturgica postconciliare ha di fatto reso non più evidente, come lo era prima, la totale trascendenza e alterità di Dio rispetto all'uomo, nonostante le quali, per la sua infinita misericordia, il Dio fatto uomo si fa pane e vino per nutrirci del suo Corpo e Sangue.

Tale processo è poi proseguito con la Comunione distribuita sulla mano dei fedeli, e con lo spostamento del tabernacolo dal centro dell'altare in angoli spesso invisibili delle chiese e altre numerose modifiche liturgiche che vanno nella medesima direzione. Ora moltissimi fedeli fanno la Comunione senza confessarsi o confessarsi bene - don Leonardo Maria Pompei, un parroco della Diocesi di Latina noto per le sue catechesi e omelie molto ascoltate sul web, dice che secondo la sua esperienza pastorale l'80% dei fedeli che si recano a fare la Comunione non si sono confessati bene, e farebbero bene a non alzarsi neppure dai banchi.

La situazione è ulteriormente peggiorata dopo Amoris Laetitia. Molti fedeli che vivono situazioni irregolari non sanate, per ricevere la Comunione, dalla decisione di vivere in castità assoluta, vengono accolti a fare la Comunione, e delle coppie che continuano a osservare l’obbligo di castità testimoniano di come ormai moltissimi sacerdoti li invitino a vivere come se fossero sposati in chiesa, poiché con l’esortazione post-sinodale di papa Francesco, asseriscono questi sacerdoti, tutto sarebbe cambiato.

Così come in altri Paesi occidentali, anche in Canada il numero dei sacerdoti è drammaticamente basso rispetto alle esigenze pastorali. Nella diocesi retta da mons. Moreau vi sono parroci che gestiscono contemporaneamente fino a otto parrocchie, e non è stato di grande aiuto neppure l'utilizzo di sacerdoti stranieri, provenienti principalmente dall'Africa francofona. Non è un caso che proprio nella Diocesi di Rouyn-Noranda il vescovo è ricorso a una suora per la “celebrazione” di un matrimonio, e c'è da credere che questa scelta farà scuola anche là dove non sussistono problemi di carenza di sacerdoti e rappresenterà un pretesto per assegnare a donne compiti pastorali quasi sacerdotali, con tutte le conseguenze che possiamo bene immaginare.

La soluzione al problema c'è e non è per nulla complessa. La Chiesa deve tornare alla purezza della dottrina quale essa ha sempre insegnato e che oggi, molto spesso, è stata abbandonata per cedere ai desiderata del mondo, negli ultimi tempi soprattutto con il pretesto della falsa misericordia.

Non è un caso che nelle comunità religiose legate alla Tradizione nascano e crescano moltissime vocazioni religiose e sacerdotali, segno che laddove la dottrina cattolica è sana, i fedeli hanno più possibilità di convertirsi, e percorrendo il cammino della conversione, chi è chiamato sente distintamente e segue l’invito del Signore a una vita di totale consacrazione a lui.

In questo senso ci viene incontro il sogno profetico di san Giovanni Bosco, quello della Chiesa, rappresentata da una nave in tempesta, che il Papa salva facendola ancorare a due colonne, l’Eucarestia e Maria Santissima.

Dobbiamo quindi essere attorno all’Eucaristia con Maria, che ci guida a suo figlio Gesù e salva la Chiesa dalle tempeste.

Fonte:

www.lanuovabq.it/it/il-futuro-della…

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