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mercoledì 8 agosto 2018

Senza tregua

Quella rete che andrebbe sradicata


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Per combattere davvero il fenomeno degli abusi sessuali occorre sradicare le reti gay esistenti all’interno della Chiesa.
Questa la tesi sostenuta dalla professoressa Janet E. Smith, teologa morale Al Sacred Hearth Major Seminary di Detroit, in seguito all’ennesimo scandalo che sta travolgendo la Chiesa cattolica negli Stati Uniti dopo che il cardinale Theodore McCarrick si è dimesso a causa della sua condotta sessuale e degli abusi su seminaristi.



Secondo Janet Smith (https://www.facebook.com/janet.e.smith.73/posts/10214929625212700) a questo punto occorre dire chiaramente che lo scandalo non sta solo nelle coperture da parte dei vescovi, né si può pensare che tutto possa essere risolto con provvedimenti disciplinari verso i responsabili e il perfezionamento di meccanismi per la segnalazione dei pastori viziosi. In profondità, sostiene la teologa americana, il problema sta nella presenza di reti omosessuali all’interno della Chiesa, probabilmente nelle diocesi di tutto il mondo e certamente nella curia romana.
L’omosessualità attiva, spiega Janet Smith, https://www.lifesitenews.com/news/we-must-eradicate-churchs-gay-networks-to-fight-sex-abuse-moral-theologian) non è l’unica condotta immorale che vede protagonisti esponenti del clero. C’è anche l’uso di sostanze, c’è l’amore per il lusso, c’è l’avidità, c’è il clericalismo, ma “sradicare le reti omosessuali sarebbe di grande importanza per liberare la Chiesa dai sacerdoti immorali”.
La vicenda MacCarrick ha dimostrato che la lobby gay opera senza tregua da lungo tempo e che le reti omosessuali sono in grado di condizionare le scelte della gerarchia, attraverso protezioni reciproche e avanzamenti di carriera.
“Stiamo ricevendo segnalazioni di seminaristi e giovani sacerdoti che sono stati predati da preti omosessuali attivi e che non hanno ricevuto alcun aiuto dai loro vescovi e sono stati a volte messi a tacere”, spiega Janet Smith, sottolineando le conseguenze che tali comportamenti hanno anche per le vocazioni: “Quanti bravi giovani non sono sopravvissuti al seminario o al sacerdozio per queste ragioni? Quanti giovani non prenderanno nemmeno in considerazione il sacerdozio per paura di entrare in un simile ambiente?”.
Occorre quindi affermare, dice la teologa, che è scorretto parlare di pedofilia quando invece si tratta nella maggioranza dei casi di abusi omosessuali nei confronti di adolescenti.
Le statistiche al riguardo parlano chiaro e lo studio più approfondito in materia, quello del John Jay College of Criminal Justice sulle denunce di abusi sessuali commissionato dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti nel 2004 (The Nature and Scope of the Problem of Sexual Abuse of Minors by Catholic Priests and Deacons in the United States), ha rilevato che su un totale di oltre cinquemila casi l’81 per cento riguardava rapporti di preti con giovani vittime di sesso maschile e il 90 per cento di tali giovani vittime era composto da adolescenti.
Il rapporto afferma inoltre che “una percentuale molto piccola di sacerdoti accusati di abusi erano motivati da patologie come la pedofilia”.
Già all’epoca il National Review Board della Conferenza episcopale Usa aveva affermato che, sebbene la crisi degli abusi sessuali non abbia una sola causa, non è possibile comprendere la crisi senza prendere in considerazione la presenza di sacerdoti con orientati omosessuali.
Nel 2006 il dottor Paul McHugh, psichiatra al Johns Hopkins Hospital e membro del National Review Board, in un editoriale del National Catholic Register scrisse che lo studio del John Jay aveva messo in luce nella Chiesa cattolica una crisi dovuta alla “predazione omosessuale sui giovani cattolici americani”.
Tuttavia, nonostante i dati in suo possesso, la Chiesa degli Stati Uniti non ha affrontato la questione del clero omosessuale né ha smantellato le reti di protezione. La stessa lettera della Conferenza episcopale Usa sulla protezione dei bambini e dei giovani, prodotta nel 2002 in seguito all’esplodere dello scandalo degli abusi, si è concentrata sulla pedofilia, senza affrontare il problema della condotta omosessuale dei preti che hanno rapporti con adolescenti e adulti.
Come riferisce LifeSiteNews, già dieci anni fa il giornalista Phil Lawler nel suo libro The Faithful Departeddimostrava che la componente omosessuale ha un ruolo decisivo nella questione degli abusi, ma quelle conclusioni non sono mai state veramente prese in considerazione dai vescovi. Anzi, spesso chi osa affrontare il problema è messo ai margini.
Il padre Regis Scanlon, direttore spirituale e cappellano dei Missionari della Carità di Madre Teresa di Calcutta a Denver, ha spiegato che l’errata interpretazione dello studio del John Jay College, tutta concentrata sulla pedofilia, mettendo l’accento sulla protezione dei bambini in età prepuberale ha consentito al problema dell’omosessualità di sfuggire quasi completamente all’analisi.
Don Dariusz Oko, prete dell’arcidiocesi di Cracovia, docente dell’Università pontificia Giovanni Paolo II della stessa città, nel suo saggio Con il Papa contro l’omoeresia nella Chiesa (https://www.riscossacristiana.it/con-il-papa-contro-lomoeresia-di-don-dariusz-oko/) già alcuni anni fa denunciò il diffondersi nella gerarchia ecclesiastica di una rete di omosessualità. E adesso, intervistato da Lifesitenews (https://www.lifesitenews.com/news/mccarrick-is-tip-of-the-iceberg-polish-priest-who-warned-of-gay-bishops-5-y) sostiene che un caso come quello di McCarrick rappresenta solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più esteso.
Sulla stessa linea sono don Davide Cito, docente alla Pontificia università della Santa Croce, secondo il quale su quattrocento casi che giungono a Roma ogni anno il 90 per cento riguarda abusi omosessuali su adolescenti, dai 15 ai 17 anni, e Christine Vollmer, già membro del Pontificio consiglio per la famiglia (dal 1994 al 2016), che in un saggio pubblicato un anno fa (https://www.thecatholicthing.org/2017/07/15/when-waves-break-over-the-barque-of-peter/) ha spiegato come il problema degli abusi nella Chiesa, anche se viene sempre presentato come pedofilia, è in realtà questione di efebofilia, o pederastia: ovvero si tratta di preti omosessuali che predano adolescenti.

Aldo Maria Valli
GERMANIA
Il silenzio del vescovo sulla falange cattolica al Gay pride

Si chiamano Katholische junge Gemeinde (KjG), ossia Giovani Cattolici Parrocchiani e vengono da Stoccarda. Hanno deciso di partecipare, quasi in un centinaio, al Gay Pride della loro cittadina e di parteciparvi proprio come gruppo cattolico. E il vescovo? In silenzio, per paura o codardia. I gay pride assomigliano sempre più alle marce di propaganda dei regimi politici totalitari del passato. 


Si chiamano Katholische junge Gemeinde (KjG), ossia Giovani Cattolici Parrocchiani e vengono da Stoccarda in Germania. Questi giovani parrocchiani hanno sfatato un luogo comune: le popolazione latine sono più fantasiose di quelle sassoni. Infatti i membri del KjG hanno deciso di partecipare, quasi in un centinaio, al Gay Pride della loro cittadina e di parteciparvi proprio come gruppo cattolico. Gli slogan che urlavano appartengono ormai allo stereotipato repertorio drammatico dell’omoeresia: “Dio ti ha fatto così e ti ama così”, “Il Papa ti ama così come sei”, “Devi essere felice così come sei”, “Non dovresti preoccuparti di ciò che gli altri pensano di te”. Poi un cartello tentava di trovare un appiglio teologico all’omogenitorialità: “Gesù aveva ... due padri".

Katholisch.de, il sito dei vescovi tedeschi, ha plaudito all’iniziativa e ha dato spazio a Miriam Lay, membro della direzione diocesana del KjG. La Lay ha dichiarato: "Dio ama tutti indipendentemente dal proprio sesso o orientamento sessuale. Molti conoscono solo la posizione conservatrice della Chiesa, Vogliamo cambiarla".

Gli organizzatori del Gay Pride hanno dato pure un premio al gruppo KjG, che conta circa 3.000 membri. Le motivazioni si riferivano al fatto che il gruppo ha dato un significativo contributo ai temi della "diversità, dell’accettazione e dell’uguaglianza".

Il vescovo di Stoccarda ovviamente tace. Codardia? Silenzio assenso? Desiderio di allinearsi al nuovo che avanza? Oppure addirittura indifferenza dato che ormai di gruppi cattolici che in materia di omosessualità sposano idee non cattoliche se ne contano a bizzeffe? Non è dato di saperlo. A questo proposito però cade a fagiolo una dichiarazione che il vescovo del Kazakistan Athanasius Schneider ha rilasciato il 28 luglio scorso. Mons Schneider ha affermato che "c'è un diffuso clima di silenzio, passività e paura tra coloro che nella Chiesa devono affrontare senza ambiguità questa situazione e proteggere la vita del Chiesa dall'infiltrazione del veleno dell'ideologia dell'omosessualità e del gender, e proclamare la verità della creazione di Dio e dei suoi santi comandamenti”. 

Ha poi aggiunto che le “cosiddette manifestazioni dei Gay pride assomigliano inequivocabilmente alle marce di propaganda dei regimi politici totalitari del passato”. Il paragone è in effetti azzeccato. Le marce dei regimi nazista e comunista erano una esibizione di forza e nello stesso tempo una sintesi simbolica dell’universo ideologico a cui si ispiravano. Parimenti i Gay Pride, dove “l’orgoglio gay” viene sbandierato come atto di sfida e dove i carri, l’abbigliamento (scarno), i cartelli tenuti in mano dai partecipanti condensano tutto il portato culturale del mondo omosessualista. Cambia solo il tono della marcia: austera quelle del passato, fintamente ilare quelle omosessuali. Una ilarità che sappiamo bene è rivolta unicamente a chi si mostra gay friendly. Gli altri sono solo oggetto di dileggio, insulti e attacchi rabbiosi.

Torniamo ai giovani KjG i quali hanno riproposto una ormai frustra strategia per sostituire il Credo apostolico con quello gaio: affermare che occorre accogliere la persona omosessuale e così facendo accogliere l’omosessualità e che Dio ti ama così come sei, dimentichi del fatto che Dio non ama né il peccato, né il peccatore, bensì la persona nonostante pecchi e dunque sia peccatrice. 

Ce ne rendiamo conto: oggi queste riflessioni appaiono sottigliezze teologiche e morali, ma ciò è avvenuto perché il peso dell’ideologia arcobaleno ha schiacciato queste verità imponenti come montagne assottigliandone lo spessore nel percepito comune che le considera ormai irrilevanti se non addirittura “contrarie allo spirito del Vangelo”, come si suol dire.

Tommaso Scandroglio 
http://www.lanuovabq.it/it/il-silenzio-del-vescovo-sulla-falange-cattolica-al-gay-pride

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