ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 29 settembre 2018

Ecclesia output

Cattolici su Marte (prima puntata)
https://www.ilgazzettino.it/photos/HIGH/53/82/725382_0141129_c5_uomomarte.jpg (immagine aggiunta)

Non fu facile per il Vaticano organizzare il sinodo del 2068, che voleva fare il punto sulla Chiesa (ex cattolica e ora Rahneriana) a mezzo secolo di distanza dal sinodo dedicato ai giovani. Già dal titolo ci fu qualche problema. L’idea in generale era di rifarsi a quello del 2018 (I giovani, la fede e il discernimento vocazionale) e di dedicare dunque il sinodo a Gli anziani, la fede e il discernimento vocazionale. Sarebbe stata anche l’occasione per ufficializzare alcuni opportuni e non più rinviabili cambiamenti. In campo dottrinale, per esempio, l’idea che le creature morte in stato di peccato non sono punite ma, semplicemente, scompaiono; e in campo morale il via libera alla poligamia anche per i preti.

Senonché c’erano problemi linguistici da risolvere. Alcune parole, infatti, erano ormai diventate impronunciabili. “Anziani” non si poteva più dire, perché, in base alla Legge Universale sulla Lingua Ripulita (comunemente detta la Ripulita), il termine era stato bandito in quanto discriminante. Neanche “fede” si poteva più dire, perché, in base alla Legge Universale sull’obbligatorietà  del Pluralismo Multiculturale e Multireligioso (comunemente detta la Multi), di fedi si poteva parlare solo al plurale. Infine era impossibile usare il termine “vocazionale”, perché la Chiesa, in base al Catechismo Rahneriano Aggiornato e Corretto (comunemente detto il Crac), preferiva ormai parlare di “scelta consapevole maturata alla luce di un responsabile cammino di discernimento” e, di conseguenza, aveva reso obsoleto ogni riferimento alla chiamata divina. Insomma, poiché di tutte le parole utilizzate cinquant’anni prima era in uso soltanto “discernimento”, e poiché il Vaticano era affezionato a una formula, la Chiesa in Uscita, che resisteva da anni ed era ormai un marchio registrato, alla fine il titolo fu: Discernimento per una Chiesa in Uscita.
Circa la preparazione del sinodo, il pontefice, appellandosi a pluralismo, sinodalità, decentramento e parresia, non aveva ammesso discussioni. Facendo ricorso all’esortazione apostolica Letalis Amor sul dovere della tenerezza, aveva detto: “Esigo che per la fase preparatoria siano rintracciati gli ex giovani che parteciparono agli analoghi lavori in vista del sinodo 2018. Tutti. Voglio vedere che fine hanno fatto, come hanno vissuto, come hanno messo in pratica le indicazioni del sinodo di mezzo secolo fa, che cosa pensano oggi e in che cosa credono. È un ordine! Le loro testimonianze forniranno ai vescovi l’indispensabile background conoscitivo per affrontare al meglio il sinodo. Noi siamo la Chiesa dell’ascolto!”.
Così gli organizzatori si erano messi alla ricerca. Per fortuna, grazie alle nuove tecnologie (prima fra tutte l’installazione, ormai obbligatoria, del chip di identificazione automatica personale, che permetteva di mappare la vita di umani, cyborg e androidi in ogni parte del mondo, colonie marziane incluse), il lavoro fu meno improbo di quanto lo sarebbe stato mezzo secolo prima, in quell’ormai lontano 2018, quando al massimo ci si affidava al web. Ma l’impresa si rivelò comunque faticosa. Rispettare tutte le norme della Ripulita e della Multi era infatti una lavoraccio. Per non parlare del Crac.
A tutto sovrintendeva il Consigliere Speciale del papa, uomo determinatissimo, Rahneriano della prima ora. A lui il papa aveva raccomandato: “Niente ologrammi!”. I partecipanti, gli ex giovani ex cattolici, ora anziani Rahneriani, il pontefice li voleva in carne e ossa. E li voleva per ascoltarli (“la Chiesa sia sempre in ascolto!”), perché era convinto che l’ascolto fosse più importante dell’insegnamento e la conoscenza più preziosa della grazia (parola in realtà abolita, ma non ancora sostituita da una di significato equivalente).
Alla fine delle ricerche, venne fuori che sui 250 mila giovani che avevano risposto alle domande inviate in vista del sinodo 2018 (il famoso questionario al quale all’epoca il Vaticano aveva dato tanta importanza), quelli in vita erano circa centottantamila e ventimila quelli conservati in azoto liquido. In maggioranza si consideravano credenti, ma gli ex cattolici, ora Rahneriani, erano ridotti a una sparuta minoranza (fra l’altro divisa in due fazioni: Rahneriani Radicali e Rahneriani Discernenti). Grazie ai portentosi risultati del dialogo interreligioso, moltissimi ex cattolici avevano in effetti cambiato religione: alcuni erano diventati musulmani, altri buddisti, altri induisti, altri ancora confuciani, ma non mancavano bahai, umbandisti, macumbisti, pastafariani e adoratori della Realtà Aumentata.
Più complesso fu mettersi in contatto con gli ex giovani che si erano trasferiti nelle colonie marziane. Ma alla fine anche loro furono raggiunti. Data la distanza dalla Terra, fu stabilito che essi non avrebbero partecipato fisicamente, ma avrebbero contribuito alla discussione inviando messaggi tramite Spirit, il più aggiornato sistema di comunicazione Marte – Terra, che consentiva di convogliare i segnali verso una rete di antenne (di proprietà della Specola Vaticana)  posizionate in punti strategici del nostro pianeta.
“È un bene – disse il Consigliere Speciale – che i cattolici siano ormai una minoranza. Il confronto con gli altri sarà più ricco e stimolante. La Chiesa in Uscita esige il dialogo, altrimenti sarebbe autoreferenziale, e noi non vogliamo una Chiesa autoreferenziale. Vogliamo una Chiesa dialogante. Meglio una Chiesa incidentata che una Chiesa autoreferenziale. Meglio una Chiesa in ascolto…”.
I collaboratori, sottoposti ogni giorno a quel trattamento, lasciarono lo studio del Consigliere Speciale sospirando e si avviarono mestamente verso i loro uffici.
Dopo qualche mese, la fase preparatoria del sinodo poté finalmente prendere il via. Fu il papa in persona a dare l’impronta con una catechesi (Essere Chiesa in uscita oggi, domani e sempre) non proprio innovativa ma rassicurante. Poi i lavori entrarono nel vivo con i quattro workshop: 1. Chiesa in Uscita e Periferie, 2. Chiesa in Uscita e Poveri3. Chiesa in Uscita e Migranti4. Chiesa in Uscita è bello.
A proposito di uscite: alla porta montavano la guardia gli svizzeri armati di alabarde laser. Pare infatti che i partecipanti non avessero una gran voglia di partecipare ai workshop, invero piuttosto noiosi e dai temi scontati. Ma il papa, noto per la misericordia che sapeva esercitare, era stato più che chiaro: frequenza obbligatoria!
Alla fine i risultati dei quattro gruppi di studio confluirono in un sobrio Instrumentum laboris di ottocentoquarantadue pagine, intitolato Ecclesia output, del quale i vescovi si sarebbero serviti come documento orientativo nel corso del sinodo.
Fine prima puntata. Appuntamento a domani!
https://www.aldomariavalli.it/2018/09/29/cattolici-su-marte-prima-puntata/ 

Sei vescovi USA promuovono la preghiera a San Michele dopo la messa in risposta alla crisi degli abusi

Foto: Quadro San Michele Arcangelo
Foto: Quadro San Michele Arcangelo
Cinquantaquattro anni dopo la soppressione della preghiera di intercessione all’Arcangelo con il compito principale di combattere Satana, i vescovi cattolici negli Stati Uniti stanno gradualmente ritornando alla tradizione di recitare la preghiera dopo la Messa.
Un numero crescente di vescovi riconosce la necessità di recitare regolarmente la preghiera a San Michele Arcangelo dopo la messa a causa della crisi degli abusi sessuali che sta colpendo la Chiesa.
L’arcivescovo Joseph Naumann di Kansas City, Kansas City, questa settimana ha approvato l’uso regolare della preghiera dopo le Messe nella sua arcidiocesi.
Nelle ultime settimane, alcuni vescovi di tutti gli Stati Uniti, in risposta alle ultime rivelazioni sulla crisi degli abusi del clero, hanno chiesto ai fedeli delle rispettive diocesi di offrire a San Michele Arcangelo l’invocazione per la protezione del clero della Chiesa e dei fedeli dalla disperazione e dallo scoraggiamento, così come dai continui abusi di potere da parte di vescovi e sacerdoti”, afferma una lettera del 24 settembre dall’Ufficio di Liturgia e Vita Sacramentale di Naumann. “Alcune diocesi hanno attuato la recita della tradizionale preghiera a San Michele dopo le Messe a questo scopo“.
Allo stesso modo“, continua la lettera, “l’Arcivescovo Naumann approva questa pratica nelle parrocchie dell’Arcidiocesi di Kansas City in Kansas, a discrezione del pastore“.
La Recita della Preghiera a San Michele Arcangelo e le altre preghiere leonine (composte da Papa Leone XIII) dopo la Messa fu ufficialmente soppressa dal 26 settembre 1964, Istruzione Interecumenici, entrata in vigore il 7 marzo 1965.
Ai cattolici non fu proibito dire la preghiera, ma dopo la fine della recita obbligatoria dopo la Messa, il suo significato – e quindi il suo effetto protettivo – in gran parte è andato dissipato.
San Michele Arcangelo — il cui nome in ebraico significa “Chi è come Dio?” è il principe di tutti gli angeli. Lui e gli angeli buoni gettarono Lucifero e i suoi seguaci all’inferno dopo che si ribellarono contro Dio, ed egli è invocato per protezione contro il diavolo e ogni male.
La Preghiera a San Michele Arcangelo ebbe inizio con Leone XIII nel 1886, quando, secondo la tradizione, Leone ebbe una visione dopo la Messa del grande danno che Satana avrebbe fatto alla Chiesa e al mondo nel XX secolo. Il papa compose la preghiera in risposta e la aggiunse alle Preghiere leonine da pronunciare dopo la Missa lecta (messa tridentina, ndr), che originariamente aveva l’intenzione di difendere la sovranità della Santa Sede.
La preghiera di San Michele Arcangelo fu recitata dopo le Messe dal 1886 fino alla soppressione del 1964.
Trent’anni dopo la rivoluzione liturgica del Vaticano II, Papa San Giovanni Paolo II, nel suo discorso Regina Coeli del 24 aprile 1994, raccomandò la Preghiera a San Michele Arcangelo per l’aiuto che la preghiera poteva dare per combattere il male nel mondo.
Anche se questa preghiera non è più recitata alla fine della Messa”, disse Giovanni Paolo II, “chiedo a tutti di non dimenticarla e di recitarla per ottenere aiuto nella lotta contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo“.
Oltre al vescovo Naumann, altri cinque vescovi statunitensi, tra i quali il card. Timothy Dolan, arcivescovo di New York, hanno invitato i fedeli a recitare la preghiera alla fine della messa, molte volte proprio su richiesta degli fedeli stessi.
Ecco la preghiera che si recitava alla fine della messa:

“San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, contro le malvagità e le insidie del demonio sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! E tu, Principe delle milizie celesti, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime”.
Fone: LifeSiteNews (stralci nella mia traduzione)
Sabino Paciolla
https://www.sabinopaciolla.com/sei-vescovi-usa-promuovono-la-preghiera-a-san-michele-dopo-la-messa-in-risposta-alla-crisi-degli-abusi/

Sia sulla Cina che sulla crisi degli abusi, Papa Francesco fronteggia un deficit di fiducia

John L. Allen Jr. in questo suo articolo va direttamente al punto nevralgico, quello del deficit di fiducia, che il Papa Francesco deve affrontare e risolvere nelle due situazioni critiche attuali, da una parte la crisi degli abusi sessuali nella Chiesa e, dall’altra, l’atteggiamento sospettoso dei fedeli della Chiesa sotterranea cinese dopo l’accordo siglato tra Cina e Vaticano.
Ecco l’articolo nella mia traduzione.
foto: Papa Francesco
foto: Papa Francesco
 Cinque giorni dopo aver annunciato un accordo storico con la Cina sulla nomina dei vescovi, papa Francesco ha pubblicato una lettera ai cattolici cinesi mercoledì. Il succo di tale lettera equivale a: “Fidatevi di me”.
In particolare, Francesco ha chiesto ai circa 13 milioni di cattolici in Cina di “riporre sempre più saldamente la vostra fiducia nel Signore della storia e nel discernimento della sua volontà da parte della Chiesa”. L’idea è quella di chiedere la fiducia nonostante le incertezze che i cattolici cinesi stanno vivendo, specialmente quelli della chiesa “sotterranea” che è stata tenace nella loro opposizione al governo comunista per fedeltà a Roma e ora si sentono come se il tappeto fosse stato tirato da sotto i loro piedi.
Una delle ragioni principali per cui il Papa ha dovuto fare appello alla fiducia è che, mentre un accordo è stato annunciato, pochi dettagli di ciò che esattamente contiene sono noti. Quindi è impossibile dire esattamente in questa fase quanta libertà di movimento ha sacrificato il papa per indurre le autorità cinesi a firmare sulla linea tratteggiata, o quali possano essere le sue implicazioni per il futuro della fede in Cina.
Per certi versi, la situazione non è del tutto dissimile dall’approccio che Francesco ha adottato nei confronti delle accuse mosse un mese fa dall’arcivescovo italiano Carlo Maria Viganò, ex ambasciatore pontificio negli Stati Uniti, secondo cui Francesco era a conoscenza delle accuse di cattiva condotta sessuale contro l’ex cardinale Theodore McCarrick nel 2013 e non ha agito.
Quando queste accuse sono sorte per la prima volta, Francesco si è rifiutato di affrontarle, e sostanzialmente lo ha fatto di nuovo lunedì sera durante una nuova conferenza a bordo del suo aereo di ritorno a Roma da un viaggio di quattro giorni nei Paesi Baltici.
Francesco ha rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda che non fosse specificamente collegata al viaggio, anche se ha fatto volontariamente alcune riflessioni sugli scandali di abuso clericale – tra le altre cose, sostenendo che il rapporto della grande giuria della Pennsylvania pubblicato a metà agosto mostra progressi nella lotta della Chiesa contro gli abusi sui minori, poiché il numero di casi degli ultimi anni  è drammaticamente più basso di quelli degli anni ’60, ’70 e ’80.
Tuttavia, il Papa non ha detto una parola sulle accuse di Viganò, né ha risposto alla domanda ovvia che i giornalisti a bordo dell’aereo volevano davvero porre: il Papa ordinerà la divulgazione di documenti che mostrano ciò che il Vaticano sapeva del caso McCarrick, e da quando lo sapeva?
In altre parole, anche qui il Papa chiede fondamentalmente alla gente di fidarsi di lui.
Per certi versi, è una richiesta comprensibile. Fin dall’inizio del suo pontificato, Francesco si è dimostrato amico delle vittime, degli svantaggiati e dei popoli oppressi ovunque, e di avere un vivo cuore pastorale per coloro che sono spinti alle periferie della vita. Non è quindi forse irragionevole per lui pensare di poter contare su un certo beneficio del dubbio.
Il problema che si trova ad affrontare, tuttavia, è duplice.
In primo luogo, Francesco soffre di un deficit istituzionale di fiducia che non è iniziato con lui, ma lo ha ereditato e fa parte della sua realtà. I cattolici sotterranei in Cina sentono spesso che il Vaticano li ha traditi ripetutamente fin dall’epoca di Paolo VI, mentre i sopravvissuti agli abusi hanno una lunga esperienza di ascolto di dichiarazioni di determinazione dei dirigenti ecclesiastici per poi rimanere delusi quando si tratta di portare a termine le cose.
Inoltre, entrambe le parti (della cristianità, ndr) si sentono un po’ ambivalenti nei confronti di Francesco stesso in questi giorni, domandandosi se, nonostante il nuovo tono, la musica di fondo della Chiesa non sia davvero cambiata così tanto.
In altre parole, Francesco ha a che fare con due gruppi per i quali è particolarmente difficile ingoiare una richiesta del tipo “fidatevi di me” che venga da parte di qualsiasi leader della Chiesa, persino da parte del Papa.
Forse ancora più fondamentalmente, come dice il proverbio, la fiducia è una strada a doppio senso. Se Francesco o qualsiasi leader vuole la fiducia pubblica, di tanto in tanto devono essere preparati a compiere i passi che la meritino.
Se Francesco sta cercando da qualche parte da dove cominciare da subito, potrebbe considerare la trasparenza– una parola che è stata spesso invocata come obiettivo delle sue riforme, ma una pratica che a volte sembra che è più spesso infranta che osservata.
Se Francesco vuole la fiducia dei cattolici cinesi, potrebbe considerare la possibilità di dire loro esattamente a proposito di che cosa gli viene chiesto di fidarsi di lui – in altre parole, il contenuto del nuovo accordo che il pontefice ha stipulato con il governo cinese.
Una volta che i cattolici sapranno come è strutturato l’accordo, cosa è stato dato via e cosa è stato mantenuto, potrebbero essere più inclini a trattenere il giudizio fino a quando non vedranno come funziona sul campo.
Allo stesso modo per i sopravvissuti agli abusi, se vedessero Francesco impegnato ad andare a fondo di ciò che è andato storto in casi come quello di McCarrick, e avendo una fede sufficiente nei membri ordinari cattolici i quali, dicendo la verità, non distruggeranno la loro fede o non frantumeranno le illusioni che rimangono, potrebbero essere disposti a dare al papa un po’ più di respiro mentre egli cerca di trovare una strada da seguire.
La trasparenza, in altre parole, non è appena una “buona pratica” per evitare e porre rimedio agli scandali, anche se certamente è così. E’ anche un acconto sulla fiducia – un pagamento che non può essere effettuato una sola volta, ma regolarmente, come il gas e l’acqua, perché altrimenti il servizio viene disattivato.
Sia sulla Cina che sugli abusi sessuali, fare quel pagamento può essere costoso per Francesco e per la sua squadra vaticana, ma l’esperienza può dimostrare che il fare non è più un lusso ma una necessità.
Fonte: Crux
 Sabino Paciolla 
https://www.sabinopaciolla.com/sia-sulla-cina-che-sulla-crisi-degli-abusi-papa-francesco-fronteggia-un-deficit-di-fiducia/


E adesso McCarrick vive dai cappuccini

Dov’è l’ex cardinale Theodore McCarrick? Dopo che è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali e si è dimesso dal collegio cardinalizio, dello “Zio Ted” (ottantotto anni) si erano perse le tracce, ma ora sappiamo che vive nel Kansas, diocesi di Salina.
Alcune settimane fa si era diffusa la notizia che McCarrick vivesse ancora a Washington, in una bella villa, ma la diocesi di Washington
ha provveduto a precisare che non è così.  Nella dichiarazione ufficiale, che porta la data di ieri, si spiega appunto che  McCarrick ora vive nel convento di St. Fidelis a Victoria, nel Kansas, diocesi di Salina, convento gestito dai frati cappuccini.
L’arcidiocesi di Washington specifica che l’ex cardinale si è trasferito “con il permesso del superiore provinciale della comunità francescana dei cappuccini responsabile del convento, il padre Christopher Popravak”.
Padre Popravak, attuale ministro provinciale della provincia cappuccina di San Corrado (America centrale), ha conseguito un dottorato in Teologia presso la St. Louis University ed ha insegnato negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Italia.  Attualmente presta servizio in varie parrocchie e anche in alcune carceri nell’area metropolitana di Denver.
La dichiarazione dell’arcidiocesi di Washington si conclude chiedendo che sia rispettata la privacy del convento di St. Fidelis.
Ieri il vescovo di Salina, Gerald Vincke, in una dichiarazione ha confermato che McCarrick si trova nella sua diocesi per vivere ritirato, in preghiera e penitenza. Tassativamente esclusa, spiega, ogni apparizione pubblica di McCarrick. La diocesi, puntualizza inoltre il vescovo, non sta sostenendo alcun costo per il mantenimento dell’ex cardinale, ma non si capisce se le spese siano a carico della diocesi di Washington o dello stesso McCarrick.
Da notare che la diocesi di Salina
tiene a precisare di aderire alle “procedure di sicurezza ambientale”, per cui “chiunque sia danneggiato dal personale della Chiesa dovrebbe immediatamente riferire la questione all’Ufficio diocesano della sicurezza  (785) 825-0865 o reportabuse@salinadiocese.org, in modo che la diocesi possa offrire assistenza per la guarigione e la riconciliazione”.
Questo è il clima in America attualmente.
Il vescovo di Salina ha precisato che la richiesta di ospitare McCarrick gli è arrivata direttamente da una telefonata dell’arcivescovo di Washington, il cardinale Wuerl. “Mi rendo conto – dice il vescovo Vincke –  che questa decisione di ospitare McCarrick potrà risultare offensiva per molte persone, sappiate comunque che ho accettato con la consapevolezza che l’arcivescovo McCarrick sarà escluso da qualsiasi apparizione pubblica e qualunque tipo di ministero”.
“Questo – prosegue il vescovo  Wincke – è un momento difficile per la Chiesa: la purificazione della Chiesa da parte di Dio è dolorosa, ma molto necessaria. Abbiamo bisogno di vedere con gli occhi della fede mentre soffriamo per ciò che sta avvenendo. Confidiamo che Dio porterà il bene da questa situazione. Per favore, unitevi a me nella preghiera per l’arcivescovo McCarrick, che ora conduce una vita di preghiera e penitenza. Soprattutto, preghiamo per tutte le vittime degli abusi, affinché possano sperimentare la presenza guaritrice di Gesù e la tenerezza e la compassione della nostra Madre”.
Aldo Maria Valli

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