ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 5 dicembre 2018

Vatican Compact

Il cardinale sul Global Compact: "Dispiace assenza dell'Italia"

Il segretario di Stato della Santa Sede si è detto dispiaciuto per la mancata partecipazione dell'Italia al Global Compact: "Non si lascino le persone in strada"

Il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, si è detto dispiaciuto per la mancata sottoscrizione del Global compact da parte dell'Italia.
Il cardinale Parolin e Papa Francesco
Il Vaticano aveva già fatto conoscere il suo pensiero poche ore dopo la notizia relativa alla non adesione. Sono dichiarazioni che assumono pure una valenza politica: si parla con sempre maggiore insistenza della creazione di un partito formato da cattolici e supportato sia dalla Cei sia dalla segreteria di Stato.


Il ministro degli Esteri della Santa Sede sarà a capo della delegazione vaticana che si recherà in Marocco per firmare ufficialmente il patto non vincolante promosso dall'Onu su migranti e gestione dei fenomeni migratori: "Da parte nostra - ha dichiarato il porporato italiano, durante la giornata di ieri - il discorso è molto chiaro. Prima di tutto deve prevalere un senso profondo di solidarietà. Non si possono mettere le persone in queste situazioni". Non è possibile, in sintesi, abbandonare alla sorte coloro che tentano di raggiungere le coste del Vecchio Continente.
Le istituzioni della Chiesa cattolica hanno partecipato alla composizione del Global compact, promuovendo venti punti da tenere in considerazione. Il governo gialloverde è in buon compagnia. Non firmeranno neppure Stati Uniti, Australia e buona parte dei paesi che appartengono al gruppo di Visegrad. Ma cosa pensano in Vaticano della mancata partecipazione del Belpaese? "Non giudico nessuno - ha specificato Parolin - , posso esprimere soltanto il mio dispiacere, proprio perché pensiamo che il Global compact possa essere uno strumento utile". E ancora: "Non solo l’Italia ha deciso di non partecipare, ci sono altri Stati… Speriamo che questo non faccia venire meno l’impegno della comunità internazionale. Questo tema ha bisogno di essere affrontato in maniera comune e globale".
Dalle parti di piazza San Pietro, insomma, sembrano preoccupati per la possibile non riuscita di un disegno volto alla regolarizzazione e al coordinamento delle politiche messe in campo sull'immigrazione. Il cardinale ha infine operato un paragone tra l'oggetto del Global compact e le conferenze multilaterali inerenti ai cambiamenti climatici.
La Santa Sede vorrebbe una dialettica continuativa, in grado di poter fornire risposte condivise a problematiche non risolvibili altrimenti.

E no! Questa proprio no caro Monsignor Bassetti!!




02:25

..E no! Questa proprio no caro Monsignor Bassetti!!

Bergoglio vende chiesa a Islamici che la trasformano in moschea

SYRACUSE, NY – Due campanili resistono alti, sui tetti della città, lungo Park Street. Ma uno lo è solo in apparenza.

Lo skyline è lo stesso di un secolo fa, fino a quando non si guarda più da vicino quella che era la Chiesa della Santissima Trinità: ora ci sono mezzelune di rame sottili dove, da 100 anni, c’erano croci.

Le sei croci esterne sono state rimosse e sostituite a fine giugno. Quattro di loro erano pesanti, 600 chili di cemento e alte quasi due metri: pensate per essere eterne.
Era l’ultimo passo, e il più visibile, nella trasformazione della chiesa in moschea. Partito dalla vendita nel 2014. Non ostante l’appello dei fedeli locali al Vaticano di bloccarla.

La trasformazione segue il cambiamento demografico del quartiere (capito vescovi? illusi di fare proseliti tra i nuovi arrivai), il North Side, una volta abitato da italiani e tedeschi, è sempre più zona di immigrati islamici da Africa e Asia.



Inutile la bella battaglia di Anna Giannantonio, residente e fedele italiana di Syracuse, per impedire al Vaticano (la Diocesi locale che dipende da Roma) di vendere la chiesa agli islamici perché la trasformassero in moschea.




Mentre le croci sono state rimosse dalle guglie della chiesa sul lato esterno, le 10.006 croci dipinte all’interno sono state invece cancellate con la vernice, i nuovi arrivati stanno cancellando il cristianesimo dal quartiere, con il beneplacito di Bergoglio: perché le religioni si muovono con i popoli.

voxnews.info/…/bergoglio-vende…
https://gloria.tv/article/XgPx8hDc28gQ4HnXr8trLZqHH

Il Vaticano scrive a don Biancalani: "Continuate ad accogliere"

Don Biancalani ha ricevuto una missiva dal Vaticano. Il testo, che invita il sacerdote a continuare ad accogliere, è stato condiviso da Papa Francesco


Don Biancalani ha ricevuto la rassicurazione che stava aspettando dallo scorso gennaio.
Da quando, cioè, l'ecclesiastico incaricato a Vicofaro, che si trova in provincia di Pistoia, era arrivato ad appellarsi al pontefice argentino, chiedendo ausilio in seguito alla chiusura di un discusso centro d'accoglienza. Esisteva curiosità, insomma, attorno al pensiero sul caso della Santa Sede e quindi, in qualche modo, attorno a quello del Santo Padre.
La lettera che don Massimo ha trovato nella cassetta della posta sembra voler rafforzare il suo operato: "Esprimiamo vicinanza ad una realtà che si distingue come esempio di accoglienza dei nostri fratelli e sorelle migranti - si trova scritto all'interno della missiva, come riportato da La Nazione - . Papa Francesco - fanno sapere dal Vaticano - ha voluto condividere con la Sezione migranti e rifugiati del dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, la lettera che le ha consegnato".
Il sostegno, insomma, è giunto sì dalla Sezione migranti del dicastero presieduto dal cardinale Peter Turkson, quello deputato a occuparsi di fenomeni migratori, ma è stato approvato pure da Jorge Mario Bergoglio, che ha desiderato avallare il testo inoltrato al sacerdote toscano. Ma ci sono ulteriori dettagli.
Stando a quello che si legge sul quotidiano citato, da Roma avrebbero chiesto al consacrato di continuare a girare informazioni al papa argentino sulle situazioni riguardanti le esperienze finalizzate all'accoglienza che gestisce. Ci sarebbe, insomma, un'assoluta convergenza tra quanto messo in campo da Biancalani e quanto auspicato da Santa Marta. Tutto pare convergere con quanto auspicato relativamente in relazione ai migranti dal cardinale Pietro Parolin poche ore fa. Le alte sfere ecclesiastiche considerano quantomeno inopportuno lasciare le persone in strada e continuano a dichiararsi dispiaciute per la mancata sottoscrizione italiana del Global compact.
Don Biancalani ha dichiarato di sperare che la diocesi di Pistoia, considerata la posizione espressa da Papa Francesco, aiuti le sue comunità a uscire dall'isolamento in cui si troverebbe,

L’ARTEFICE DEL GLOBAL COMPACT? UNA VECCHIA AMICA DI GEORGE SOROS



Louise Arbour è la Rappresentante speciale per le migrazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Lo scorso 27 novembre, presso l’ONU, ha presentato la conferenza internazionale in programma il prossimo 10-11 a Marrakesh, in Marocco, per l’adozione del Global Compact for Migration, rispetto al quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato: «Il Global Compact è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentiti anche dai cittadini. Riteniamo opportuno, pertanto, ‘parlamentarizzare’ il dibattito e rimettere le scelte definitive all’esito di tale discussione». L’Italia, infatti, non parteciperà nemmeno al summit indetto per sottoscrivere l’accordo.
Sui contenuti dell’accordo, ci siamo già soffermati. Ma chi è Louise Arbour, la Rappresentante dell’ONU che sta negoziando con gli Stati l’adesione al tanto discusso trattato di cui si parla tanto in questi giorni? Come spiega Fausto Biloslavo su Il Giornale, «l’inviata speciale delle Nazioni Unite per il Global compact è la canadese Louise Arbour, che nelle ultime ore si è scagliata contro i paesi, come l’Italia, che hanno deciso di soprassedere alla firma del documento trappola dell’Onu.
A fine anni novanta ricopriva il ruolo di procuratore capo del Tribunale internazionale de L’Aja per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia. Proprio lei ha spalleggiato americani e inglesi nella dubbia strage di Racak, utilizzata come grilletto per giustificare la guerra «umanitaria» della Nato contro i serbi per il Kosovo».
Dopo l’11 settembre, prosegue Biloslavo, «ha chiesto la chiusura della prigione di Guantanamo ed è stata indicata come possibile leader dei Liberal in Canada, eterna forza di governo targata centro sinistra. Nel ruolo di rappresentante speciale dell’Onu ha difeso a spada tratta il Global compact sostenendo tesi molto vicine a quelle del discusso filantropo George Soros. «Non c’è dubbio che l’Occidente avrà bisogno di importare risorse umane (i migranti nda) a tutti i livelli» ha sostenuto la damina di ferro dell’Onu. «L’idea che i cosiddetti migranti economici, in contrapposizione ai rifugiati, entrino nei paesi occidentali per rubare posti di lavoro o abusare del sistema di assistenza sociale, è smentito dai fatti» sostiene Arbour.
L’avvocato canadese non solo condivide le idee del finanziere ma è anche un’amica di vecchia data di Soros. Il 23 giugno 2010, a Budapest, presso la sede della Central European University – l’Università fondata dal magnate – la Arbour veniva premiata proprio da Soros in persona, come conferma lo stesso sito ufficiale dell’Università.
Louise Arbour, infatti, è stata presidente dell’International Crisis Group dal 2009 al 2014. Si tratta organizzazione non governativa, no-profit, transnazionale, fondata nel 1995, che «svolge attività di ricerca sul campo in materia di conflitti violenti e avanza politiche per prevenire, mitigare o risolvere tali conflitti» nata grazie a una donazione di George Soros che è presente anche nel Board della ONG insieme al figlio Alexander e all’Ex Ministro degli Esteri Italiano Emma Bonino.
Da Presidente dell’International Crisis Group, Arbour ha partecipato inoltre a numerose iniziative organizzate dall’Open Society Foundations.
Naturalmente, si può ben immaginare quale sia l’orientamento della ONG in fatto di politica estera. Strenui difensori dell’ordine liberale internazionale e promotori di tutte le «guerre umanitarie» che hanno incendiato il Medio Oriente e il Nord Africa. Nel 2011, l’International Crisis Group, all’indomani della Primavera libica, per esempio, chiedeva che «Gheddafi né alcuno dei suoi figli manterranno alcuna posizione nel governo dello stato post-Jamahiriya o nell’amministrazione provvisoria messa in atto per la durata del periodo di transizione».
E noi dovremmo davvero fidarci di queste persone? Ripensino a tutti i loro errori, prima di parlarci di «umanità».
(di Ichabod Crane)
Tratto da Oltre La Linea

Nessun commento:

Posta un commento