ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 16 gennaio 2019

Dicendo di aver dimenticato..

Il cardinale Wuerl si scusa con i sacerdoti, vittime di McCarrick, dice di aver dimenticato di conoscere le accuse di molestie.

Wuerl, sotto tiro negli ultimi giorni per dichiarazioni non veritiere su ciò che sapeva della presunta cattiva condotta sessuale del suo predecessore, Theodore McCarrick, si è scusato nella serata di ieri, martedì, dicendo di aver dimenticato di conoscere le accuse e che “non era mai stata l’intenzione di fornire false informazioni”.


di Sabino Paciolla
Ieri avevo scritto un articolo (leggi qui) sul cardinale Wuerl riguardo la sua curiosa giustificazione che aveva dato a chi lo aveva rimproverato di aver mentito sulla sua conoscenza delle accuse di abusi sessuali perpetrati dall’ex card. McCarrick. Si era infatti giustificato dicendo che quando aveva detto di non saper nulla, si riferiva agli abusi su minori, visto che il caso scoppiato era quello di un minore, un chierichetto, abusato da McCarrick.
La giustificazione non teneva poiché si parlava di abusi e lui era perfettamente a conoscenza degli abusi di McCarrick proprio perché un caso, quello dell’ex seminarista Ciolek, gli era stato consegnato nel 2004 e lui lo aveva comunicato alle autorità competenti ecclesiali, al Nunzio apostolico negli USA, cioè al rappresentante del Papa negli Stati Uniti.
Quindi lui sapeva. E sapeva da ben 14 anni.
Se Ciolek non avesse reso pubblico il suo caso, e lo ha fatto perché disturbato dal fatto di sentire Wuerl dire pubblicamente di non essere a conoscenza degli abusi, noi non avremmo mai saputo nulla della questione.
Chiudevo l’articolo osservando che il card. Wuerl, non solo aveva dato una giustificazione francamente poco credibile di fronte al forte sconcerto da lui causato con il suo comportamento, ma non aveva colto neanche l’occasione per scusarsi dell’accaduto.
Ora apprendiamo dal Washington Post (leggere quiche Wuerl, sotto tiro negli ultimi giorni per dichiarazioni non veritiere su ciò che sapeva della presunta cattiva condotta sessuale del suo predecessore, Theodore McCarrick, si è scusato nella serata di ieri, martedì, dicendo di aver dimenticato di conoscere le accuse e che “non era mai stata l’intenzione di fornire false informazioni”.
Apprendiamo pure che Wuerl si è scusato anche con l’ex seminarista Ciolek ed ha inviato subito dopo una lettera ai suoi sacerdoti.
Ricordiamo che il card. Wuerl è tuttora l’amministratore ad interim della importante diocesi di Washington in attesa che il Papa nomini il suo sostituto. Infatti, in seguito al clamore suscitato nei mesi scorsi dalla sua gestione dei casi di abusi venuta fuori con il rapporto della Grande Giuria della Pennsylvania, chiese al Papa di accettare le sue dimissioni che aveva dato qualche anno prima per i raggiunti limiti di età. Dopo un successivo incontro con i suoi sacerdoti, Wuer si era reso conto che la fiducia si era incrinata almeno in una parte degli stessi.
Il Washington Post riporta che “Nella lettera, Wuerl ha detto di aver dimenticato di essere stato informato nel 2004 della denuncia di Ciolek contro McCarrick”.
Tuttavia, è importante per me accettare la responsabilità personale e scusarmi per questa mancanza di memoria. Non c’è mai stata l’intenzione di fornire informazioni false”, ha detto la lettera.

Si è scusato anche di non aver incontrato Ciolek nonostante le sue ripetute richieste, e nonostante che si fosse raggiunto un accordo con il legale della Arcidiocesi che imponeva serie limitazioni a Ciolek, come: non poter fare domande, non poter registrare, non poter prendere appunti.
Volevo scusarmi per ogni ulteriore dolore che il mio fallimento potrebbe aver causato anche al sopravvissuto“, ha scritto.
Le scuse di Wuerl giungono in un momento molto delicato per il Vaticano che sta portando a termine una indagine nei confronti di McCarrick che potrebbe portare quest’ultimo alla riduzione allo stato laicale.
Poiché Wuerl ha varie volte smentito di aver sentito persino dei rumors su McCarrick, anche dopo che Ciolek ha reso pubblico a luglio scorso il suo dramma, la CBS ad agosto scorso chiese a Wuerl: “Era a conoscenza delle voci secondo le quali il cardinale McCarrick aveva rapporti con altri sacerdoti?”  La sua risposta fu: “No, no, no“.

Il Vaticano rilascia nuovi particolari sul prossimo summit di febbraio sugli abusi sessuali

di Sabino Paciolla 
Il Comitato organizzativo dell’Incontro mondiale sugli abusi, “La protezione dei minori nella Chiesa”, che si terrà in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019 nell’Aula nuova del Sinodo, si è riunito a Roma giovedì 10 gennaio.
Il comitato è formato dal Cardinale Blasé Cupich di Chicago; dal Cardinale Oswald Gracias di Bombay, India: dall’Arcivescovo Charles Scicluna di Malta; e dal gesuita padre Hans Zollner, Presidente del Centro per la Protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana di Roma.
Al termine dei lavori, il Santo Padre ha ricevuto in Udienza i membri del Comitato, che hanno provveduto ad aggiornarlo sulla preparazione dell’Incontro. Esso prevede sessioni plenarie, gruppi di lavoro, momenti di preghiera comuni con ascolto di testimonianze, una liturgia penitenziale e una celebrazione eucaristica finale. Papa Francesco ha assicurato la Sua presenza per l’intera durata del meeting.
Papa Francesco ha affidato al Padre Federico Lombardi, il compito di moderare le sessioni plenarie dell’Incontro.
In una comunicazione, Alessandro Gisotti, direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, precisa che l’appuntamento “ha uno scopo concreto: il fine è che tutti i vescovi abbiano assolutamente chiaro che cosa bisogna fare per prevenire e combattere il dramma mondiale degli abusi sui minori”. Papa Francesco, infatti, si legge ancora, “sa che un problema globale si può affrontare solo con una risposta globale. E vuole che l’Incontro sia una riunione di Pastori, non un convegno di studi. Un incontro di preghiera e discernimento, catechetico e operativo”. In tal modo, tornando nei propri Paesi, “i vescovi venuti a Roma” saranno “consapevoli delle regole da applicare”, compiendo “i passi necessari per prevenire gli abusi, per tutelare le vittime, e per far sì che nessun caso venga coperto o insabbiato”. “Rispetto alle grandi aspettative che si sono create intorno all’Incontro – conclude Alessandro Gisotti – è bene sottolineare che la Chiesa non è al punto di partenza nella lotta agli abusi. L’Incontro è la tappa di un cammino doloroso, ma senza battute d’arresto, che la Chiesa sta percorrendo con decisione da oltre quindici anni”.
Gisotti ha precisato che vi saranno dei briefing giornalieri tradotti nelle principali lingue.
Una notevole omissione
Dal titolo del summit “La protezione dei minori nella Chiesa”, e da quello che ha detto il direttore ad interim della Sala Stampa Vaticana, Alessandro Gisotti, e cioè che il fine del meeting mondiale di febbraio sarà quello che ogni vescovo avrà perfettamente chiaro “cosa bisogna fare per prevenire e combattere il dramma mondiale degli abusi sui minori”, risulta evidente una omissione: la questione della omosessualità nella Chiesa.
Infatti, tanti sono i casi venuti alla luce di chierici e appartenenti agli ordini religiosi che hanno molestato maggiorenni. Inoltre, e solo per prendere un esempio eclatante, poiché il card. McCarrick è accusato di aver molestato non solo tre minori ma anche otto seminaristinon si capisce il perché si continui a parlare solo di minori. Se l’ex card. McCarrick, facendo leva sulla sua posizione di potere nella Chiesa, ha abusato un seminarista maggiorenne, vuol dire che ha espresso la sua omosessualità. Non si può far scomparire la piaga dell’omosessualità nel problema del clericalismo, pur presente.
Infatti, il card. Gerhard L. Müller in proposito ha scritto:
Quando un adulto o un superiore abusa sessualmente di chi è affidato alla sua cura, il suo ‘potere’ è solo il mezzo e non la causa del suo atto cattivo. Si tratta effettivamente di un doppio abuso, ma non si deve confondere la causa del misfatto con i mezzi e le occasioni per compierlo, col risultato di scaricare la colpa assolutamente personale di chi abusa sulle circostanze oppure su ‘la’ società o su ‘la’ Chiesa… È la volontà di chi abusa per la propria gratificazione sessuale la causa della violazione dell’intimità fisica e spirituale della persona a lui affidata. Parlare a vanvera del clericalismo o delle strutture della Chiesa come causa dell’abuso sessuale è anche un insulto alle molte vittime di abuso al di fuori della Chiesa cattolica, ad opera di persone che non hanno niente a che fare con la Chiesa e i chierici”.
Se dunque fosse questa l’impostazione del prossimo importante Summit mondiale dei Presidenti delle Conferenze episcopali del mondo per affrontare la piaga degli abusi sessuali nella Chiesa, sarebbe lecito avanzare qualche riserva.
Ma vedremo.
https://www.sabinopaciolla.com/il-vaticano-rilascia-nuovi-particolari-sul-prossimo-summit-di-febbraio-sugli-abusi-sessuali/


Francesco mette prelati compromessi in posizioni in cui possano ricattare altri


Il caso del vescovo Gustavo Zanchetta e di monsignor Battista Ricca dimostra che Papa Francesco protegge i suoi amici a prescindere dal suo impegno professato per l'affidabilità, ha notato Phil Lawler su CatholicCulture.org (11 gennaio).

Zanchetta e Ricca sono stati entrambi accusati di gravi comportamenti inappropriati omosessuali. Tuttavia, Francesco ha trovato per loro un lavoro in Vaticano, dove hanno la responsabilità di scoprire condotte inappropriate di altri:

"Erano entrambi ovviamente potenziali bersagli di ricatto. Sono stati messi in posizioni in cui avrebbero avuto ampie opportunità di ricattare altri."

Secondo Lawler, con Francesco il Vaticano è tornato indietro su due fronti cruciali: nella lotta contro le molestie omosessuali e nella ricerca della trasparenza finanziaria.

Lawler conclude che, in questo pontificato, "la causa della riforma è defunta, a meno che la riforma non cominci con lo stesso Pontefice."

Foto: Battista Ricca, Gustavo Zanchetta, #newsGvpwmoptis
it.news 

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