ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 12 marzo 2019

Trasformare Dio in un relativista

Come trasformare Dio in un relativista e fingere che nulla sia successo

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    “Come può Dio volere religioni che neghino la divinità e la resurrezione di Cristo?”
È la domanda che il filosofo Josef Seifert si pone in un articolo a commento della discussa e discutibile dichiarazione di Abu Dhabi, sottoscritta da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, nella quale si afferma che “il pluralismo e le diversità di religione”, così come quelle di colore, di sesso, di razza e di lingua, “sono una sapiente volontà divina”.

Molte verità su Dio e la legge morale naturale, argomenta Seifert, possono certamente essere conosciute dai pagani e trovarsi in religioni diverse da quella cattolica, ma la dichiarazione di Abu Dhabi, attribuendo alla sapiente volontà divina la diversità tra le religioni, va molto più in là ed è incompatibile con la nostra fede e con la logica stessa. Infatti, come può Dio volere religioni che negano la divinità di Cristo? Come può Dio volere che gli uomini sostengano convinzioni contraddittorie od opposte riguardo a Gesù Cristo e a Dio stesso? Come può Dio  volere che gli uomini cadano nel peccato, adorino falsi dei, diventino vittime di errori e superstizioni e aderiscano a religioni atee o panteiste? Come può Dio, in opposizione alla richiesta di predicare il Vangelo a tutte le creature, volere qualsiasi tipo di eresia cristiana, per non parlare delle religioni che negano la fede in base alla quale Gesù dice a Nicodemo che chi crede in lui sarà salvato e chi non lo farà sarà dannato (Gv 3,18)?
Inoltre, scrive Seifert, attribuendo a Dio la volontà che ci siano religioni che contraddicono la sua divina rivelazione, invece di attribuirgli la volontà che tutte le nazioni credano nell’unico vero Dio e nel suo figlio redentore, Dio si trasforma in un relativista che non sa che esiste una sola verità e che il suo opposto non può essere vero. Dio diventa così un relativista al quale non importa nulla che gli uomini credano nella verità o nella falsità.
E poi c’è un’altra conseguenza, non meno devastante. Se davvero Dio vuole tutte le religioni nella loro diversità, significa implicitamente che non vuole la Chiesa cattolica con la sua pretesa di essere la Chiesa unica, al di fuori della quale non c’è salvezza. Significa che respinge la Chiesa cattolica con i suoi dogmi e il magistero che nel corso dei secoli ha combattuto qualunque tipo di relativizzazione del cristianesimo.
In  breve, dice il professor Seifert, ogni cattolico dovrebbe pregare perché il papa si converta e rigetti l’orribile concetto contenuto nel documento sulla fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi. “Se non lo farà, temo che possa applicarsi il diritto canonico, secondo il quale un papa perde automaticamente il suo ufficio petrino quando professa un’eresia e specialmente quando professa la somma totale di tutte le eresie” perché trasforma Dio in un relativista.
Sulla dichiarazione di Abu Dhabi, che secondo Seifert implica “la fine della cristianità”,  giorni fa, a poco meno di un mese dalla firma, è intervenuto lo stesso Francesco, il quale, conversando con il vescovo Athanasius Schneider, si è giustificato sostenendo che quando ha parlato di volontà divina intendeva la volontà permissiva di Dio (“Dio permette”) e non la volontà positiva (“Dio vuole”).
Seifert tuttavia definisce questa spiegazione “insufficiente” sia sul piano formale, perché una conversazione privata non può correggere una solenne dichiarazione pubblica, sia sul piano sostanziale, perché è evidente che nulla esiste se non è “permesso” da Dio e comunque nella dichiarazione sottoscritta con il grande imam non si dice che Dio permette la diversità di religione, ma si dice che la vuole in base alla sua sapienza.
Che cosa sarebbe successo, si chiede Seifert, se il papa, ricorrendo all’idea della volontà divina permissiva, avesse detto che fin dalla creazione Dio ha voluto l’uccisione di milioni di persone ad Auschwitz? Il mondo intero si sarebbe scandalizzato e il pontefice si sarebbe dovuto scusare per una dichiarazione così terribile.
Monsignor Schneider, in un’intervista, ha poi raccontato: “Quando nella mia risposta a lui [al papa] ho sottolineato che la diversità dei sessi non è volontà permissiva di Dio, ma è positivamente voluta da Dio, il Santo Padre lo ha riconosciuto e ha convenuto con me che la diversità dei sessi non è una questione di volontà permissiva di Dio. Ma quando menzioniamo entrambe queste diversità [quella fra i sessi e quella fra le religioni] nella stessa frase, allora la diversità delle religioni viene interpretata come volontà positiva di Dio, come la diversità dei sessi. La frase porta quindi a dubbi e interpretazioni erronee. Da qui il mio desiderio, e la mia richiesta, che il Santo Padre rettificasse. Ma egli ha detto a noi vescovi: potete dire che la frase in questione sulla diversità delle religioni significa la volontà permissiva di Dio”.
Domanda (nostra) finale: questo modo di concepire il munus docendi da parte del papa non è un tantino, diciamo così, disinvolto?
Aldo Maria Valli
Sulla dichiarazione di Abu Dhabi, la sua portata e le sue conseguenze si veda anche la mia intervista a monsignor Nicola Bux : Ma se togliamo la Croce di Cristo non ci resta che il deismo (massonico). 

NOBILE. I GALOPPINI DEL RELATIVISMO. LE MILLE MASCHERE DELLA MENZOGNA.


Cari amici di Stilum Curiae, Agostino Nobile ci ha inviato una riflessione molto amara sul clima culturale in cui siamo immersi, e sul lavaggio del cervello che i mezzi di comunicazione e di intrattenimento esercitano ogni giorno che Dio mette in terra su milioni e milioni di concittadini che spesso non si accorgono neanche di questa subdola operazione da Ministero della Cultura Popolare (Minculpop). Spegnere la televisione, e usarla il meno possibile sembra che sia il primo passo per diminuire l’effetto dell’avvelenamento. Il secondo, evitare di leggere certi giornali, e, soprattutto, i commentatori “intelligenti” per contratto, quelli che fingono di essere trasgressivi per ribadire le coercizioni del politically correct mascherato da libertà. Ma leggiamo Nobile.
 I galoppini del relativismo
Vedo molto poco la tv, tranne il tg e qualche film la sera per rilassarmi. Ma da qualche anno evito quei film dove, attori italiani e anglosassoni, fuori scena o meno, promuovono in maniera plateale tutto ciò che offende la natura dell’essere umano. Mi irritano, e dovrebbero disturbare chiunque abbia un minimo di dignità.
Quasi tutto lo star system americano odia Trump, il presidente più antiabortista della storia moderna. Al contrario sostengono, anche con la violenza verbale e fisica, i politici promotori dell’aborto fino al nono mese e poco dopo la nascita.
Ai premi annuali, pur con capacità professionali opinabili, vincono sempre più spesso gli attori e i cantanti che più di altri sostengono le politiche cosiddette progressiste, solo di nome perché, in realtà, riportano nella preistoria.
Nonostante siano i personaggi più coccolati d’America e le ostentate  ricchezze, molti di loro sopravvivono in un tunnel di alcol, droga, di promiscuità e di depressione di vario tipo, dal bipolarismo all’ergofobia, fino alla tanatofobia che non di rado li portano a curarsi in cliniche specializzate, se non al suicidio.
Veniamo in Italia. Gli organizzatori del festival di Sanremo, che propongono testi sulla droga come fosse una ventata di aria fresca, o signorini con la barba, i tacchi a spillo, vestiti e truccati da starlet, non fanno un servizio all’Italia, pongono le basi del suo funerale umano e sociale.
Raramente un personaggio pubblico ha puntando il dito contro l’aborto, l’eutanasia,  l’omosessismo nelle scuole. Tra i tanti relativisti del mondo dello spettacolo, mi tornano in mente la signora Raffaella Carrà con la canzone Satana, che è tutto un programma, e Virginia Raffaele che a San Remo, tra un “mamma son tanto felice” ed altre frasi affettuose, canticchiava Satana, Satana. Per niente offeso da tali prestazioni, dovremmo chiederci il motivo che ha spinto le due signore a evocare la scimmia di Dio. Dato che le due professioniste, atee o meno, non sembrano sprovvedute, la loro uscita è stata molto probabilmente provocatoria. La trasgressione paga quasi sempre: tutti ne parlano e garantisce pagine sui giornali. Diciamo che si sono dimostrate particolarmente insensibili e pronte a vendere l’anima al diavolo (se non ci credono le invitiamo ad assistere a un esorcismo) pur di fare soldi.
Due personaggi che trovano favori tra i giovani, Fedez e J-Ax, nel marzo 2017 alla Rai tv insultano pubblicamente chi si oppone alla deriva antropologica. Questa volta il dito l’hanno puntato, ma per mandare a quel paese milioni di italiani che ancora credono nella dignità. Vabbè, si dirà, uno di loro ha ammesso di essere stato un cocainomane, mentre l’altro si presenta con tatuaggi che sembrano un pigiamino a girocollo per neonati. Persone rispettabili, forse, ma per favore non diano lezioni di vita.
Prendendo per scontato che privatamente uno s’incocaina quando e come vuole, si veste di pizzi e se la spassa con qualsiasi forma di essere vivente, il personaggio mediatico, invece di ridicolizzare chi si oppone all’antiumanesimo, dovrebbe rispettare, se non essere grato, chi l’ha arricchito.
Gli attori, come i cantanti pop, rap, trap, bim-bum-bam, sposano tutte le ideologie, anche quelle a venire. È un dato di fatto che finito il fascismo gli intellettuali, giornalisti e i personaggi dello spettacolo hanno cambiato la casacca nera con quella rossa. Caduto il Muro di Berlino sono diventati tutti, o quasi, relativisti, abortisti, immigrazionisti, omosessualisti, ecc. Chi sorprende più tra gli attori sono quelli che, pur avendo interpretato un santo o personaggi di spessore cristiano, continuano imperterriti sulla strada del relativismo. Un attore serio, prima di affrontare l’interpretazione di un santo o di un cristiano di una certa caratura, dovrebbe studiarne a fondo la vita. E, eventualmente, davanti a giganti dello spirito, avere qualche ripensamento. No, niente di tutto questo. Il che fa pensare che vivono perennemente in una fiction, sia nella vita che dietro la telecamera. Voltaire a proposito di chi non si pone domande sull’esistenza di Dio, o vivono come se Dio non esistesse, nel Dictionnaire Philosophique, scrive: «sono come bambini; un bambino non è né ateo né teista, non è nulla».
Ancora meno giustificabili i governanti e i mezzi di comunicazione che promuovono le deviazioni relativiste con i soldi dei contribuenti. Da esperti della comunicazione, prima corrompono i fruitori, poi dicono che per vendere devono trasgredire. Ma i governi hanno il dovere irrinunciabile di educare, magari divertendo, invece, anche qui, devastano la vita di chi li arricchisce. Se si pensa solo a fare cassa col numero degli ascoltatori, si crea un perverso mercato della truffa, comportandosi come gli spacciatori di droghe: io ti faccio divertire, in cambio tu mi dai la borsa e la vita. Figli inclusi.
Come sappiamo il 99% degli artistoidi, bravi, meno bravi e sciatti, sostengono i partiti che nel programma promuovono tutto, ma proprio tutto ciò che fa dell’uomo un essere inferiore all’animale. Partendo dal fatto che le eccezioni non fanno la regola, raramente si vedrà una cagnetta uccidere metodicamente i propri cuccioletti, o darli a due cagnoloni in cambio di un gustoso osso da addentare. Nemmeno vedremo animali drogarsi o, tranne casi eccezionali, sodomizzare metodicamente altri maschietti. Loro annusano, sentono odore di femmina e corteggiano.
Per autoassolversi, un ipotetico signor Pinco Relativus potrebbe obiettare che l’animale è istintivo mentre l’umano è un essere intelligente. Cos’è l’intelligenza? Un genio matematico potrebbe non avere un’automobile propria, poiché  incapace di ottenere la patente guida. Grandi letterati e filosofi del secolo scorso hanno sostenuto le ideologie più nefaste della storia. Più che pensatori si sono rivelati sgherri. E se i filosofi hanno preso spesso lucciole per lanterne, cosa ci possiamo aspettare da cantanti e attori che si sentono maestri di vita?
L’intelligenza non è solo capacità di riflessione, tanto più che, come abbiamo detto, le filosofie di tutti i tempi hanno prodotto, se non sofferenze, molti dubbi e poche certezze. L’ideologia del razzismo, per esempio, è stata codificata da atei, non dai cristiani, che hanno abolito il mercato di schiavi.
Solo il buon senso, guidato dal messaggio evangelico, è riuscito a prendere il meglio delle filosofie e a mitigare il male che affligge la storia umana.
Intelligenza significa anche capacità di adattamento. Un umano con l’IQ superiore alla media nella foresta amazzonica, se è fortunato, dura pochi giorni, mentre migliaia di specie animali ci vivono regolarmente. Un intellettuale che si ritrovasse in una foresta tropicale col motore del suo fuoristrada fuso, molto probabilmente limiterebbe le sue elucubrazioni a epiteti indicibili. E non sarà la sua intelligenza astratta a salvarlo.
L’intelligenza è anche esperienza. Primo Levi ebbe a dire “Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo”. Noi aggiungiamo che una società alla quale è stato inculcato un passato astorico e un’ideologia relativista anti-identitaria è destinata a scomparire per far posto a una ideologia disumana.
Dunque non si tratta di sola intelligenza, è più semplicemente un fatto di natura e di dignità (che a loro modo posseggono anche gli animali). Possiamo dire che le bestie, a parte quelle indifese della giungla, vivono una vita naturale relativamente serena, mentre il comportamento di molti umani relativisti vive in una innaturale irrequietezza.
Il signor Pinco Relativus potrebbe obiettare che naturale non significa niente. Coerente con la sua irrazionalità non potrebbe dire diversamente. È difficile fargli capire che naturale è qualcosa che garantisce il futuro. Se uno decide di dormire sempre a testa in giù, perché così gli piace e ci trova gusto, è certo che il suo futuro sarà breve e doloroso. Se poi ha i mezzi e il carisma per diffondere le sue fisime, le autorità hanno il dovere di internarlo. A meno che non si voglia una società costituita da individui che dormono a testa in giù.
Intelligenza significa soprattutto sensibilità. Le persone che ignorano i sentimenti e le necessità altrui, in particolar modo dei bambini e dei più deboli, sono potenzialmente dei mostri. E da quello che accade sembra che le reti tv e i media siano nelle loro mani. Questi personaggi condizionano milioni di sprovveduti che, mentre vanno in piazza a protestare contro tutto, fanno politica sostenendo partiti che dell’assassinio di creature nel grembo materno, dell’eutanasia e dell’ideologia omosessualista hanno fatto un dogma.  Cosa che mi confermò poche decine di anni fa un professore universitario brasiliano. Quando mi disse che nella vita tutto è relativo, lo provocai: ne è sicuro?  Con aria di chi la sa lunga, esclamò: Assolutamente!
Agostino Nobile
Marco Tosatti
12 Marzo 2019 Pubblicato da wp_7512482 29 Commenti --

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