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giovedì 11 aprile 2019

Un disturbo narcisistico della personalità


Per suggellare le discussioni sul saggio dedicato ai Neocatecumenali offriamo una “perizia” illuminante di un luminare della psichiatria, che fu letta a suo tempo da San Giovanni Paolo II nel 1998



«formulai sui Sig.ri Kiko Argüello e Carmen Hernández una diagnosi in cui focalizzai in entrambi la presenza di un disturbo narcisistico della personalità di tipo grave e particolarmente acuto nel Sig. Argüello, mentre la Sig.ra Hernández ne era affetta di riflesso per sottomissione alla personalità dell’Argüello. Quella relazione fu letta personalmente e apprezzata nel 1998 da San Giovanni Paolo II»
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Dopo la pubblicazione sulle colonne della nostra rivista del saggio sul Cammino Neocatecumenale [cf. testo QUIho avuto un lungo colloquio con un amico psichiatra di riconosciuta fama. Sul finire di quel colloquio gli ho domandato se poteva scrivere un resoconto che avrei pubblicato assumendomene io tutta la responsabilità in prima persona. Non avremmo potuto fare diversamente, trattandosi di un studioso riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale e specie considerando il possibile rischio — per non dire il rischio garantito — che anziché focalizzarsi sui contenuti, non pochi soggetti finissero col polemizzare sulla sua persona e sulla psichiatria in generale con argomentazioni risibili, proprio com’è accaduto per il mio saggio e come chiunque può verificare scorrendo alla fine di quel mio testo i commenti giunti da diversi aderenti al Cammino Neocatecumenale, che interloquiscono negando i dati di fatto e tentando di manipolare la realtà in maniera a volte anche irritante [cf. vedere QUI].
Segue sotto il testo dell’insigne psichiatra …
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dall’Isola di Patmos, 10 aprile 2019
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LETTERA DI UN EMINENTE PSICHIATRA
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Non intervengo mai sui forum, di qualunque genere siano, faccio però eccezione per l’amicizia la stima che mi lega a Padre Ariel S. Levi di Gualdo, della cui collaborazione io e altri psichiatri ci siamo più volte avvalsi, per esempio quando alcuni gruppi laicali cattolici o anche alcuni preti non istruiti e non autorizzati dai vescovi, si sono cimentati in esorcismi, causando il peggioramento dello stato psicofisico di soggetti affetti da disturbi mentali, e al tempo stesso confermando nei familiari, incapaci di accettare la realtà della malattia mentale del loro congiunto, che la colpa era del Demonio.
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In diversi di questi casi, egli è stato più volte di grande aiuto a me ed a diversi miei colleghi. Infatti, dove sussiste un disturbo od una malattia mentale, una delle peggiori cose da farsi è trasferire altrove le cause, al fine di non accettare la malattia mentale stessa, quindi legittimando il paziente ed i suoi familiari nel rifiuto del disturbo psichiatrico. Così, Padre Ariel, che a suo tempo ebbe pure una formazione come esorcista e che reputa certi casi eccezionalmente rari, anzi rarissimi, più volte ha aiutato vari psichiatri richiamando severamente sia gruppi di laici cattolici che inscenavano preghiere liberatorie, sia taluni preti esorcista-fai-da-teo cosiddetti freelance, ma soprattutto ha richiesto più volte l’intervento dei vescovi, dinanzi ai danni recati da dette persone a soggetti affetti da psicopatologie a volte anche di tipo grave, e non pochi miei colleghi gli sono per questo tutt’oggi molto grati per il prezioso aiuto.
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Il Padre Ariel, sacerdote e studioso di riconosciuta serietà, è garante della mia “reale esistenza”, giacché per questioni professionali e istituzionali sono obbligato a scegliere la formula della Lettera Firmata. Va da sé comunque che, Padre Ariel, ha la mia lettera autografa assieme alla copia protocollata della relazione da me consegnata alla Santa Sede nel 1998 e sulla quale di seguito dettaglierò.
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Sono medico specialista in psichiatria, specialista in neurologia, direttore di un centro di ricerca clinica sui disturbi mentali ed ordinario emerito; per le mie competenze ho avuto ed ho collaborazioni con varie istituzioni governative e non governative: con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con diverse associazioni nordamericane per il recupero delle persone psicologicamente danneggiate dalle cosiddette psico-sette, con vari istituti clinici psichiatrici internazionali che mi hanno inviato a tenere vari masters anche per illustrare a colleghi e specializzandi le dinamiche e le tecniche di recupero di questa tipologia di pazienti.
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A Padre Ariel ho esibito un documento a suo tempo protocollato presso la Santa Sede, e assieme a esso una lettera privata giuntami mesi dopo e datata 12 gennaio 1999, a me inviata da un prelato di curia che oggi è un anziano cardinale, il quale mi informava di sua libera iniziativa che quella mia relazione era stata «letta personalmente e apprezzata dal Sommo Pontefice al quale io stesso l’ho consegnata trattenendomi con Sua Santità per un colloquio privato di 25 minuti».
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Premessa:
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  1. previo mio incontro avvenuto nel 1998 con il Sig. Kiko Argüello e la defunta Carmen Hernández, favorito da alcuni prelati che mi presentarono non come psichiatra ma come amico e «studioso di filosofia moderna» e che mi intrattennero a cena con i due e per il resto della serata per un totale di 6 ore;
  1. previo esame di numerosi video-documenti in cui erano registrati pubblici discorsi dei due suddetti fondatori di questa aggregazione laicale cattolica;
  1. previo esame di numerose testimonianze scritte da persone residenti in varie parti del mondo, uscite da questa aggregazione e inviate dalle stesse alla Santa Sede ed a me fornite dai prelati che mi avevano contattato per chiedermi parere specialistico;
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formulai sui Sig.ri Kiko Argüello e Carmen Hernández una diagnosi dove focalizzai in entrambi la sussistenza del disturbo narcisistico della personalità di tipo grave e particolarmente acutizzato nell’Argüello, mentre la Hernández ne era affetta di riflesso per sottomissione alla personalità dominante dell’Argüello.
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Ai non addetti ai lavori preciso in breve che detto disturbo è caratterizzato da idee di grandiosità (la cosiddetta megalomania), con tutte le conseguenze e variabili, ipomania inclusa, presente in forma grave nell’Argüello e connotata da alte punte di autostima ipertrofica e logorrea verbale. In queste tipologie di personalità il narcisismo genera senso di superiorità a tratti smodato, con la ulteriore peculiarità dell’arroganza e del disprezzo, della propensione a mentire e soprattutto ad alterare e ad indurre gli altri all’alterazione della realtà.
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Se queste tipologie di soggetti clinici scelgono come terreno per la loro manifestazione e realizzazione l’ambito religioso possono generare gravi danni, esercitando sui sottoposti un’autorità che trascende l’umano in quanto loro derivante dal divino. I soggetti affetti da queste turbe psicopatologiche finiscono infatti per legittimarsi dinanzi agli altri anteponendo: «Non lo voglio io, lo vuole e lo comanda Dio», producendo in tal modo effetti nocivi persino incalcolabili sulle psicologie fragili, sugli psicolabili, sugli affetti dalle varie sindromi depressive, ma anche su altri soggetti affetti come loro da disturbo narcisistico della personalità.
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Mediante auto-attribuzione d’investitura divina il narcisista patologico giustifica dinanzi ai suoi seguaci il sovvertimento della realtà e di ogni genere di negazione del dato reale concreto attraverso trasmissioni di forti cariche emotive che producono, come effetto negli assoggettati, la inibizione dell’esercizio del senso critico anche più elementare. Ne consegue la pericolosità prodotta dal cosiddetto “effetto plagio” e della relativa manipolazione di personalità deboli, o gravate a loro volta da disturbi lievi o gravi che finiscono col trovare, in questileaders e nelle aggregazioni da loro create, auto-legittimazione e sicurezza. Se distaccati da queste aggregazioni e dal loro assoggettamento alla personalità del leader, questi soggetti perdono auto-legittimazione e ogni genere di sicurezza e, nell’ipotesi “migliore”, cadono in sindrome depressiva endoreattiva, che è tipica della perdita prodotta dal lutto, ma anche da altre situazioni di perdita vissute dal soggetto in modo traumatico come un lutto.
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Nella mia relazione di vent’anni or sono stilata su espressa richiesta di alcuni prelati della Santa Sede, dettagliai ciò che in queste righe ho solo riassunto molto velocemente a livello esplicativo discorsivo.
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Ritengo che le persone danneggiate, compresi più nuclei familiari, siano una realtà ampiamente documentabile, non false notizie diffuse da quegli “immancabili nemici” che costituiscono figure ad essi sempre necessarie; dei “nemici” delle cui azioni immaginarie di ostilità hanno bisogno certe tipologie di leaders e certe strutture per potersi dichiarare “vittime perseguitate”, imputando ad essi azioni persecutorie nei loro riguardi, il tutto in un contesto chiuso e caratterizzato dall’irrazionale collettivo. Non pochi sono i miei colleghi che hanno preso sotto cura per singole psicoterapie diversi cosiddetti “fuoriusciti”, o intere famiglie trattate con la psicoterapia di gruppo di tutto il nucleo familiare.
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Le autorità ecclesiastiche sono state informate più volte nel corso degli anni, ma pare abbiano scelto di non prestare ascolto, pur avendo dato ragione a me e altri miei colleghi. Infatti mi risulta che chiesero anche i pareri di altri specialistici, compreso un esperto psichiatra spagnolo, membro dell’Opus Dei, con il quale ebbi un lungo colloquio privato nel 1999 e successivi vari scambi.
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In quell’anno 1998 mi dettero anche ragione,quando illustrai il genere di alterazioni e fratture che possono ingenerarsi quando queste aggregazioni, che tendono a ramificarsi attraverso forme di occupazione implicanti la esclusione dei non allineati, prendono piede nelle varie strutture ecclesiastiche che possono variare dalle singole parrocchie alle curie diocesane sino agli uffici della Santa Sede, per seguire con gli ordini e le congregazioni religiose maschili e femminili in seno alle quali, a quanto risulta dalle documentazioni a me fornite, tendono a inserire propri giovani adepti, scopo dei quali è crescere in numero per omologare a sé intere comunità religiose trasformandole o snaturandole dal loro interno. Tra i vari documenti forniti dai prelati della Santa Sede ne cito uno solo risalente al 1992: il consiglio generale di una congregazione, percepito questo rischio, impose ai religiosi di scegliere tra il carisma del loro fondatore e l’appartenenza a questa aggregazione laicale che stava prendendo piede all’interno delle loro comunità. I religiosi entrati nella congregazione su impulso o indicazione dei fondatori di questa aggregazione laicale, appena gli fu fatto comprendere che mai gli sarebbe stato permesso di alterare e trasformare la struttura interna, messi nella condizione di scegliere tra questa aggregazione laicale e la congregazione religiosa, scelsero la prima e non esitarono ad uscire dalla congregazione religiosa.
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Sono lieto d’essere stato convinto a fornire queste spiegazioni, perché così mi è stata data possibilità di rivolgere questo garbato auspicio: spero che nessun ecclesiastico, violaceo o purpureo, tenti domani di sostenere che la Santa Sede non era stata avvisata bene e per tempo da più specialisti competenti nei vari settori del sapere scientifico. Anche per questo, considerata la mia età, ho già lasciata tutta la documentazione in copia originale al caro amico Padre Ariel, e assieme alla mia quella degli altri specialisti, che come me furono interpellati a suo tempo da alcuni alti prelati che richiesero le nostre consulenze informandoci che stavano agendo a nome e per conto di San Giovanni Paolo II.
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Lugano, 5 aprile 2019


— attualità ecclesiale —
PER SUGGELLARE LE DISCUSSIONI SUL SAGGIO DEDICATO AI NEOCATECUMENALI OFFRIAMO UNA “PERIZIA” ILLUMINANTE DI UN LUMINARE DELLA PSICHIATRIA, CHE FU LETTA A SUO TEMPO DA SAN GIOVANNI PAOLO II NEL 1998


Autore
Ariel S. Levi di Gualdo

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