ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 22 giugno 2019

Ai teologi l’ardua sentenza!?

Bergoglio e il Corpus Domini


Giovedì 20 giugno 2019, solennità del Corpus Domini, l’infaticabile Papa Francesco ha pubblicato due messaggi su twitter. Da un papa ci si aspetterebbe che ricordi a chi legge i suoi interventi l’importanza della Comunione sacramentale per la salvezza della propria anima; e invece no: nel primo messaggio egli tiene a ridimensionare l’insegnamento di Nostro Signore:
«Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.» (Mt. XXII, 36-39).





Gesù si è fatto pane spezzato per noi, e ci chiede di donarci agli altri, di non vivere più per noi stessi, ma l’uno per l’altro. ‪#CorpusDomini
02:30 - 20 giu 2019  

Quindi: “amare il prossimo come se stessi” non varrebbe più, per Bergoglio vale “non vivere più per noi stessi”; cosa che è doppiamente scomposta: primo perché non si può vivere “per l’altro” se prima non si ha cura di se stessi; secondo perché non si deve vivere in vista della vita in questo mondo, ma della vita nell’altro mondo.
Quando Gesù insegna che bisogna amare il prossimo come se stessi, ricorda all’uomo che deve innanzi tutto amare se stesso, e questo amore per se stesso è costituito dal perseguire in terra i meriti atti a salvare la propria anima in Cielo. Ed è di questo amore per la vita eterna che bisogna amare anche il prossimo. Ciò non esclude l’uso della carità per venire incontro ai terreni bisogni essenziali dell’uomo, ma questo non è primario, è secondario, perché il bisogno primario del prossimo, come per se stessi, è il perseguimento della salvezza eterna.
Gesù si è fatto carne e ci ha insegnato che: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda: chi mangia la mia carne  e beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Gv. VI, 55-56); dove il “dimora in me e io in lui” corrisponde a «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv. VI, 54).

Come si vede, Bergoglio esorta a vivere in una prospettiva terrena e non si cura più di confermare i fratelli nella fede perché vivano in una prospettiva celeste. La sua preoccupazione per il prossimo scaturisce quindi dalla uguale preoccupazione per se stesso: vivere bene qui e adesso, vivere “l’uno per l’altro”. Non vivere più per Dio, ma per l’altro. E quando non ci saranno più né io né l’altro, che succederà? Che ne sarà di me e dell’altro dopo la morte? Che ne sarà di chi ha vissuto non più per Dio, ma per l’altro?
Questa è cosa che a Bergoglio pare non interessi.

Quello che interessa a Bergoglio è ben altro, e lo chiarisce in un altro messaggio su twitter scritto due ore dopo il primo, sempre nello stesso giorno del Corpus Domini.

https://mobile.twitter.com/Pontifex_it/status/1141669525362003969?p=v

Con i rifugiati la Provvidenza ci offre un’occasione per costruire una società più solidale, più fraterna, e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo. ‪#WithRefugees
04:30 - 20 giu 2019    

Ci si chiede: cosa c’entrano i “rifugiati” col Corpus Domini?
Ovviamente: niente! E ancora ovviamente si potrebbe farceli entrare se si ricordasse loro che debbono convertirsi al Vero Dio. Ma nel messaggio di Bergoglio non v’é nulla di questo. C’è invece tutto per stravolgere ancora una volta il Vangelo.

Dove sta scritto, nel Vangelo, che bisogna “costruire una società più solidale, più fraterna, e una comunità cristiana più aperta”? In nessun posto!
Nel Vangelo, invece, sta scritto:
«Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.» (Mt. VI, 25-33).

Cosa che significa che “costruire una società più solidale, più fraterna, e una comunità cristiana più aperta”, è da stolti. Soprattutto è da stolti non cercare prima il Regno di Dio e la Sua giustizia.

Anche qui, quindi, troviamo la visione terrena di Bergoglio, priva della prospettiva del Cielo; e con l’aggravante che questo insistente richiamo ai “rifugiati”, stravolge perfino la preoccupazione per il prossimo, dal momento che induce a non curarsi delle sorti del nostro prossimo più prossimo: le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri compaesani; e non si cura neanche delle sorti della nostra stessa religione, avviata, con i “rifugiati”, alla sua mutazione: da religione di Dio a religione del mondo, poliedrica, polivalente, inclusiva e quindi senza Dio.
“Una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo” non è quella sollecitata da Bergoglio… aperta a chiunque, credente o miscredente, entri in casa nostra per stravolgerne usi, costumi e religione…; ma è una comunità pronta ad accogliere chiunque voglia abbracciare la vera religione, diventare seguace di Nostro Signore, e, una volta diventato cristiano, lavorare con i confratelli per aiutarsi “l’un l’altro” a conseguire la vita eterna.

Bergoglio, in quanto successore di San Pietro, almeno nominalmente, non “conferma i fratelli nella fede”, ma li distoglie dalla fede.  Come si chiama questo? Eresia? Ai teologi l’ardua sentenza!

di Giovanni Servodio

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV3029_Servodio_Bergoglio_e_Corpus_Domini.html


L’odio dei trinariciuti per il crocifisso

Attacco alla giornalista rai che osa andare in onda con il crocifisso
 


di Mario Giordano


Pubblicato sul quotidiano La Verità del 19 giugno 2019




Ma come si permette? Condurre un telegiornale con un crocifisso al collo? Mostrare in tv un simbolo religioso? Per di più cattolico? È un’offesa alla «civile convivenza». Una cosa «inconcepibile». Da «evitare». Non ancora un «reato», ecco, ma in attesa che lo diventi, un gesto assolutamente da proibire. Insomma, giornalista del tg: nasconda in fretta quella croce dentro la camicetta. E la prossima volta che deve tirare fuori qualcosa da là sotto, provi con una tetta. Vedrà che darà meno scandalo.

Lei è Marina Nalesso, conduttrice del Tg2. L’altro giorno, lunedì 17 giugno, alle ore 13, si è presentata in video con un crocifisso appeso al collo, come quello che hanno milioni di italiani. Come quello che probabilmente ha sempre portato sua mamma, sua nonna, la mamma di sua nonna, come si usa nelle famiglie cattoliche che, incredibilmente, continuano a considerare il crocifisso il più grande messaggio d’amore che sia mai stato lanciato. E non uno strumento di offesa. Lo vedete come sono strani questi cattolici? Davvero oscurantisti, retrogradi, passatisti. Inutili avanzi di Medioevo.

Nel frattempo che si provveda all’uopo (cioè alla loro eliminazione) bisogna per lo meno cominciare a eliminare i loro simboli. Che almeno non si vedano. Via dagli ospedali (è successo pochi giorni fa a Chivasso), via dalle scuole (succede dappertutto), via dai seggi elettorali (è successo l’altra domenica in provincia di Firenze). E soprattutto via dal collo di chi appare in tv.

In tv, come è noto, ormai si può mostrare tutto: simboli erotici, simboli sessuali, simboli che inneggiano alla droga, tatuaggi di ogni foggia e tipo, specialmente se un po’ hard, mostri, teschi, draghi, cannabis varie, mutandine invisibili, feste transessuali e scritte demenziali. Tutto, ma non il crocifisso. Quest’ultimo (e solo quest’ultimo) infatti turba gli animi sensibili.

Non lo sapevate?
Per fortuna gli animi sensibili hanno trovato il loro paladino nel noto opinionista interista e di sinistra Michele Serra che ieri, steso sulla sua amaca di Repubblica, ha tralasciato per un giorno di attaccare Salvini che mostra il crocifisso in piazza per attaccare Marina Nalesso che mostra il crocifisso al Tg2. Dev’essere un’ossessione per il giornalista, già direttore di Cuore e poi autore preferito di Fabio Fazio.
«In Francia condurre un telegiornale con un crocifisso al collo sarebbe inconcepibile, forse anche un reato», ha scritto. E in nome degli «utenti pagatori di canone» ha invitato la «mezzobusta confessionale» (sic) a «infilare il crocifisso sotto la camicetta badando che non urti il microfono». Ovvio, non deve urtare il microfono. Altrimenti, se urtasse, non si potrebbe tenere nemmeno sotto la camicetta.
Bisognerebbe, come minimo, frantumarlo a martellate. O buttarlo nell’inceneritore.
Stiamo aspettando da ieri reazioni sdegnate di garanti, authority, cdr, articoliventuno, senonoraquando, ordinideigiornalisti e affini per queste parole sprezzanti («mezzobusto confessionale»), allusive («se lo infili sotto la camicetta»), offensive e chiaramente censorie della libertà di culto e di pensiero.
Ma, purtroppo, non abbiamo sentito nulla. Forse ci siamo distratti. Ma osiamo immaginare che cosa sarebbe successo se qualcuno avesse chiesto a una giornalista islamica di togliersi il velo dal capo per poter parlare davanti alle telecamere della Rai tv.

Oso sospettare che il coro delle proteste non sarebbe passato inosservato, neppure ai più disattenti. Invece si tratta di un crocifisso. «Non si potrebbe cortesemente evitare?», domanda Serra. E bisogna pure ringraziarlo che lo domanda cortesemente. Almeno per ora.
Marina Nalesso, del resto, è pure recidiva. Già alcuni anni fa, era al Tg1, cadde nello stesso peccato mortale: non nascondere il crocifisso prima di andare in onda. Per lei, mestrina di nascita, trevigiana di adozione, avvicinatasi alla fede anche attraverso un percorso di sofferenza personale, a questo punto non ci sono che due soluzioni: o abiura, si cosparge il capo di cenere e si inginocchia cinque volte al giorno verso l’amaca di Serra, in segno di pentimento. O la prossima volta, su quella camicetta bianca, ci mette un gigantesco zero. Che oltre a essere un simbolo finalmente all’altezza del commentatore di Repubblica, è anche l’immagine di ciò che diventeremo, a forza di voler cancellare ciò che siamo.

Nel frattempo, per portarci avanti con il lavoro, senza più disturbare gli animi sensibili, gli «utenti pagatori di canone» e il loro portavoce Michele, ci premuriamo di consigliare a Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, di impartire un severo ordine di servizio: vietato indossare croci sopra le camicette, vietato indossare croci anche sotto le camicetta (caso mai urtassero il microfono), vietato indossare reggiseni a croce (potrebbero essere messaggi subliminali), vietato citare la Croce Rossa, la Croce Bianca e soprattutto la Croce Verde (evidentemente sovranista), proibire le espressioni tipo «croce e delizia» oppure «sei la mia croce», non citare mai il filosofo Benedetto Croce, non mostrare mai le bandiera della Svizzera, della Grecia, della Svezia, della Norvegia e della Finlandia, dove compaiono croci, evitare le inquadrature in cui si vedano chiese, cattedrali e campanili, quasi sempre sormontati da croci, e se possibile oscurare dalle immagini dei tg pure le farmacie, incredibilmente simboleggiate anch’esse da una croce. Lo si chieda cortesemente, per ora. In attesa che, come è ovvio, tutto ciò diventi reato.



Marina Nalesso, del resto, è pure recidiva. Già alcuni anni fa, era al Tg1, cadde nello stesso peccato mortale: non nascondere il crocifisso prima di andare in onda. 

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